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    Predefinito Fiume: l' urlo del futuro. Quando neri e rossi marciarono insieme ...

    Fiume: l’urlo del futuro. Quando rossi e neri marciarono insieme…, Umberto Bianchi
    di Umberto Bianchi - 02/04/2013

    Fonte: mirorenzaglia [scheda fonte]



    Correva l’anno di grazia 1919, la Grande Guerra era finita da poco lasciando dietro di sé lutti e rovine, non solo esteriori, ma anche, specialmente interiori, nell’animo dei popoli che erano stati travolti dall’onda di quella guerra definita, per l’appunto Grande, perché per la prima volta nella Storia, aveva visto irrompere quella tecnologia, frutto di una spettacolare industrializzazione, sullo scenario di una guerra globale, causando terrificanti devastazioni. Causa scatenante dell’immane conflitto, le tante, troppe, questioni nazionali che la caduta degli Imperi (asburgico, ottomano, germanico e russo), lasciavano ancora irrisolte.

    Nel caso in esame, l’Italia (una delle grandi nazioni d’Europa, assieme alla Germania guglielmina, il cui processo di unificazione si era compiuto da poco tempo!) portava avanti tutta una serie di rivendicazioni territoriali che riguardavano, anzitutto, la presenza di popolazioni di lingua italiana presenti in un contesto che andava dal Trentino Alto Adige alla Venezia-Giulia (con Trento e Trieste), sin quasi all’entroterra balcanico, toccando Lubiana ed i territori della Slavonia, passando dalla fascia costiera istriano-dalmata sino all’Albania ed alle isole greche, Dodecanneso incluso, oltre all’esigenza del controllo strategico di alcune zone della Turchia ed al riaggiustamento delle frontiere dei territori coloniali d’Africa, dalla Libia alla Somalia, dall’Eritrea sino alle rivendicazioni sull’Etiopia.

    Nel primo caso, però, le rivendicazioni italiane erano frutto della storia di un’antica presenza delle popolazioni latine nel contesto mediterraneo, che trovava nella colonizzazione romana il suo principale antefatto storico e successivamente nella plurisecolare presenza delle repubbliche marinare (Venezia in primis), con un massiccio apporto di popolazione in quei territori, la causa scatenante dell’intera questione.

    Nel seguire un quanto mai antico e collaudato copione, le potenze vincitrici del conflitto (Gran Bretagna, Francia, Usa, Italia ed altri ancora) si erano date appuntamento in quel di Parigi per mettere su carta e ratificare quanto promesso in gran segreto ai vari alleati, con gli accordi di Londra del 1915. In quel contesto, però, l’Italia fu trattata come un alleato di serie B. L’americano Wilson, il britannico Lloyd George ed il francese Clemenceau cercarono subito di ridimensionare notevolmente le rivendicazioni italiane, cominciando proprio dalla città di Fiume, incastonata nello stretto istmo tra Istria e Dalmazia, sino ad allora parte del Regno d’Ungheria, ma prevalentemente abitata da italiani e da una minoranza di lingua croata ed ungherese.

    Il presidente americano Wilson, in particolare, aveva manifestato tutta la sua ostilità al ritorno della città all’Italia, perché così facendo, a suo dire, si sarebbe violato il diritto all’autodeterminazione delle minoranze slave ed ungheresi lì presenti ma, in verità, si intendeva garantire uno sbocco al mare al neonato Regno di Jugoslavia, (a sua volta frutto di un accordo tra le tre principali potenze vincitrici, tendente a controllare le istanze nazionaliste degli Slavi del Sud, attraverso la creazione di uno stato a capo del quale era stata messa la dinastia serba dei Karageorgevic, sic!).

    L’idea di una “Vittoria mutilata” percorse come un fulmine l’intera opinione pubblica italiana. L’atteggiamento imbelle del governo italiano davanti all’arroganza dei francesi e degli anglo americani, contribuì ad esacerbare oltre misura quegli animi già provati da anni di guerra e durissime privazioni economiche. Va detto che, già nell’ottobre1918 a Fiume si era costituito un Consiglio nazionale che propugnava l’annessione all’Italia,[a capo del quale era stato nominato Antonio Grossich. Questo, mentre i rappresentanti italiani a Parigi, Vittorio Emanuele Orlando e Sidney Sonnino, dopo aver abbandonato il tavolo delle trattative in polemica con le altre potenze vincitrici e non avendo ottenuto i risultati sperati vi fecero, poco dopo, sommessamente ritorno.

    A rendere più incandescente la situazione, la creazione di una “Legione Fiumana” da parte di Giovanni Horst Venturi e Giovanni Giuriati, in una città sempre più sconvolta dalle manifestazioni nazionaliste della popolazione e dagli incidenti tra i reparti delle potenze vincitrici lì acquartierati, in special modo tra il contingente francese, distintosi tra i più filo-jugoslavi ed i nostrani Granatieri. Fatti questi, che spalancheranno la strada ad una soluzione inaspettata. Difatti, acquartieratisi a Ronchi, sette ufficiali dei Granatieri scriveranno a Gabriele D’Annunzio, chiedendone l’intervento.

    D’Annunzio era il Vate, il poeta, massimo portavoce di un decadentismo intriso di niccianesimo adeguato ai parametri dell’estetica nostrana. Folle, spendaccione, esibizionista, volubile anche nelle scelte politiche (eletto deputato, in un impeto di impazienza, non aveva esitato a trasmigare dagli scranni della destra, ritenuti troppo conservatori, a quelli, a suo dire, più vitali della sinistra), non aveva però esitato a buttarsi anima e corpo nel conflitto. Il protagonista della “Beffa di Buccari” e del volo su Vienna, ora stava per immortalarsi con un’impresa veramente degna del suo nome.

    Difatti, a seguito della missiva di Ronchi, senza alcuna esitazione D’Annunzio lancia la sua offensiva propagandistica, recandosi a Roma per raccogliere adesioni e consensi alla causa fiumana. Poi il grande salto. L’11 Settembre di quello stesso anno, partito da Ronchi, il Vate si mise alla testa di una eterogenea colonna di volontari, formata da reduci rimasti disoccupati, reparti di Granatieri, unità di bersaglieri (lì mandati a fermare D’Annunzio, ma poi entusiasticamente passati dall’altra parte), gli uomini di Horst Venturi e tanti altri entusiasti volontari.

    Quella che, alla storia passò come “La Marcia di Ronchi”, fu in verità un cammino trionfale. Lo stesso Generale Pittaluga messo con le sue truppe, a guardia del confine orientale, accolse con favore il passaggio dei volontari di D’Annunzio. Il 12 Settembre 1919, fu solennemente proclamata l’annessione di Fiume all’Italia assieme alla costituzione, per l’occorrenza, di un “Gabinetto di Comando” a capo del quale il Vate collocò Giovanni Giuriati.

    Il giorno seguente, il contingente anglo fancese dopo alcuni scontri con i legionari (con vari morti da una parte e dall’altra), al fine di evitare uno scontro dagli esiti incerti, preferì ritirarsi dalla città. Nel frattempo, l’iniziativa di D’Annunzio continuava a riscuotere sempre più consensi. Questo, nonostante le scomuniche dell’imbelle ed arrendevole governo Nitti che, per questa ragione, decise di nominare Pietro Badoglio (un oscuro personaggio che aveva già dato prova di pericolosa incapacità e conclamata mala fede, durante la prima fase del terribile conflitto appena terminato, sic!) a Commissario straordinario per la Venezia-Giulia. Come primo atto, il Badoglio fece lanciare dei volantini su Fiume, minacciando accuse di diserzione per tutti i legionari.

    Visto che l’ultimatum di Badoglio rimase lettera morta, il governo Nitti decise di prendere la città per fame, ponendola sotto assedio, bloccando l’afflusso di viveri e generi di prima necessità. Per tutta risposta, il 22 settembre la Nave della Regia Marina “Cortellazzo” si unì ai legionari, mentre il 25 settembre tre battaglioni di bersaglieri mandati ad assediare della città, disertarono per passare con D’Annunzio.

    In preda allo sconforto e con la paura di divenire il capro espiatorio per gli insuccessi della politica estera italiana, Badoglio tentò di rassegnare le dimissioni, che furono però fermamente respinte. Tra una novità e l’altra, la questione fiumana andava pericolosamente montando, finendo con il coinvolgere tutte le componenti della politica nazionale, anche quelle di più recente costituzione, come quella che faceva capo a Benito Mussolini. Questi, pubblicamente accusato da una missiva del Vate, di tenere rispetto all’intera questione un atteggiamento di eccessivo attendismo, (e sotto le spinte della base del movimento fascista), dopo aver organizzato una raccolta di fondi, si recò a Fiume per incontrare D’Annunzio, tentando in qualche modo di mediare tra le esigenze di “realpolitik” connaturate all’ingresso del neonato movimento fascista nel proscenio della politica italiana e le simpatie che andavano montando verso le istanze ribelliste del movimento legionario fiumano.

    Ma a Fiume la “realpolitik” sembrava, in quel momento, non esser proprio di casa, anzi. Il 10 Ottobre, una nave carica di armi e munizioni, fu assaltata dagli uomini di D’Annunzio che, per quell’occasione, avevano costituito un battaglione di “Uscocchi”, che intendeva nel nome richiamarsi agli antichi corsari dell’Adriatico. Gli stessi colloqui tra D’Annunzio e Badoglio, caldeggiati da Nitti al fine di arrivare ad una soluzione diplomatica della crisi, portarono ad un nulla di fatto. Il 26 Ottobre le elezioni di Fiume videro la vittoria schiacciante della lista annessionista guidata da Riccardo Gigante, che divenne sindaco della città, con il 77% dei consensi, contro la lista autonomista di Riccardo Zanella.

    La stessa visita di D’Annunzio a Zara assieme a Guido Keller, Giovanni Giuriati, Giovanni Host-Venturi e Luigi Rizzo all’ammiraglio Luigi Millo, governatore di quei territori, riveste un significato tutt’altro che occasionale. L’incendio fiumano andava rapidamente estendendosi anche all’intera Dalmazia e cominciava a creare dei seri grattacapi alla diplomazia internazionale, intenta al tentativo di edificare un nuovo equilibrio nell’Europa post bellica.

    L’occasione per tentare di porre un freno all’intera vicenda, fu rappresentato dalle elezioni politiche italiane del 16 novembre 1919, che videro la riconferma al governo dell’imbelle Nitti, dal D’Annunzio soprannominato “cagoia”. Il primo atto del neonato governo, fu quello di tentare di sottoporre al Vate un nuovo accordo-compromesso (“modus vivendi”), a seguito del quale il governo italiano si impegnava ad impedire che la città potesse essere annessa allo stato jugoslavo e ad ottenere per essa lo status di ‘città libera‘.

    Il rifiuto di D’Annunzio non si fece attendere ma, contrariamente alle aspettative, con un inaspettato colpo di mano, il 15 Dicembre, il Consiglio nazionale della città di Fiume approvò le proposte del governo italiano, sollevando le proteste di gran parte della popolazione e dei legionari. Per il18 Dicembre, fu indetto dal Vate un plebiscito, immediatamente annullato da questi a causa delle numerose e manifeste irregolarità, che ne stavano vistosamente adulterando il risultato, orientandolo verso il “sì” all’accordo. Le sdegnate dimissioni di Giovanni Giuriati da capo di Gabinetto, imprimono all’intera vicenda fiumana, un’improvvisa accelerazione nella direzione di una soluzione rivoluzionaria, che trovò il proprio coronamento nella successiva nomina nel Gennaio del 1920, a capo di gabinetto, del sindacalista rivoluzionario ed interventista Alceste De Ambris.

    A Roma tale gesto è visto con timore dal governo liberale e dalle forze “moderate”, da esso rappresentate. L’abbandono della città da parte di alcuni ufficiali dei carabinieri e delle forze armate più legati alla monarchia e lo sciopero generale del 22 Aprile proclamato dagli autonomisti e dai socialisti, legati a doppio filo agli interessi delle potenze occupanti, non fermarono il nuovo corso fiumano, anzi.

    Con la proclamazione della Reggenza del Carnaro, il 12 Agosto 1920 e con l’ingresso al governo di personalità come Giovanni Horst-Venturi, Maffeo Pantaleoni e Icilio Bacci, si arriva ad un punto di non ritorno. La proclamazione della Reggenza del Carnaro, lungi dall’essere frutto di una casualità o dell’estemporanea uscita di alcuni “estremisti”, rappresenta il coronamento finale di tutta una serie di istanze eterodosse rappresentate dal sindacalismo rivoluzionario e da un certo nazionalismo, che la “Marcia di Ronchi” intese rappresentare sin dall’inizio.

    La successiva promulgazione dell’avanzatissima Carta del Carnaro, in data 8 Settembre, rappresenta la concreta espressione di quelle istanze. Ben al di là della semplice rivendicazione territoriale, Fiume finisce per l’assumere la valenza di laboratorio per un esperimento rivoluzionario che avrebbe dovuto successivamente essere esportato in tutta Italia e, (perché no?), nell’Occidente intero. Un laboratorio che vede la partecipazione di numerosi intellettuali “creativi” che, inizialmente su posizioni bolsceviche e libertarie, passeranno poi al Fascismo, come nel caso di Mario Carli, fondatore della “Testa di Ferro”, inizialmente tra i fondatori degli “Arditi del Popolo”, firmatario del manifesto futurista, poi passato al PNF, quale fascista “di sinistra”, o il caso del libertario Guido Keller e la sua associazione Yoga, anch’egli in seguito aderente al Fascismo, solo per citarne alcuni.

    Allo stesso modo, personalità come Alceste De Ambris, inizialmente su posizioni di acceso nazionalismo interventista, passeranno in seguito alle fila dell’antifascismo. Interessante, tra l’altro, il riconoscimento della neonata Unione Sovietica, verso la quale l’opinione pubblica di allora nutriva un sentimento ambivalente, diviso, da una parte, tra l’interesse per “il nuovo”, e dall’altra dalla paura dei “sovversivi”. In anni successivi, lo stato sovietico verrà fatto oggetto del medesimo sentimento di simpatia, anche da parte dei nazional bolscevichi tedeschi come E. Niekisch e Karl Paetel.

    La firma del Trattato di Rapallo, tra Italia e Jugoslavia, il 12 Novembre 1920, sancirà, di lì a poco, la fine dell’esperimento fiumano. Questo trattato, approvato dalla gran parte di quell’opinione pubblica legata ai settori più moderati e caldeggiato sulle pagine de “Il Popolo d’Italia” dallo stesso Mussolini, sarà invece osteggiato sia dalla base dei Fasci di Combattimento, impegnati a soccorrere la popolazione fiumana, gravata dalla penuria di alimenti provocata dal blocco in corso da un anno e più, che da settori della sinistra massimalista ed anarchica.

    Il fermo atteggiamento di diniego del Vate e dei suoi uomini, provocherà da parte del nuovo governo di Giovanni Giolitti l’ultimatum e l’attacco di Fiume durante la Vigilia di Natale del 1920, il cosiddetto Natale di Sangue. Il 26 Dicembre il maresciallo Caviglia, darà via alle ostilità con il bombardamento navale della città da parte della Andrea Doria, sino al 27 dicembre. Gli scontri che ne seguiranno, lasceranno sul terreno alcune decine di morti da entrambe le parti. Il 28 dicembre, D’Annunzio accetterà i termini del Trattato di Rapallo, rassegnando contemporaneamente le proprie dimissioni, con una lettera fatta consegnare dal comandante dei legionari Giovanni Host-Venturi e dal sindaco Riccardo Gigante. L’avventura di Fiume si concluderà nel gennaio 1921, con il definitivo abbandono di Fiume da parte dei legionari, mentre il Vate, per ultimo, partirà il 18 gennaio per Venezia.

    Il neonato “Stato libero di Fiume”, dopo appena due anni di vita caratterizzati da profonda instabilità, causata dai contrasti tra annessionisti e scissionisti, verrà definitivamente annesso allo stato italiano da Mussolini, nel 1924. Questi, dunque, i fatti.

    Al di là dell’arida narrazione di cronaca, dell’esperienza fiumana si può dire che essa rappresentò il momento di massima confluenza e sintesi, di tutte le istanze rivoluzionarie del 19° e dell’inizio del 20° secolo; essa darà anche il “la”, per tutte quelle esperienze del Novecento declinate all’insegna della ribellione e dell’anticonformismo più completi.

    Fiume è, al tempo stesso, Nietzsche, Bergson, Dilthey, Stirner, Proudhon, Mazzini, Marx, Sorel, Marinetti e tanti altri. Fiume è Woodstock e tutte le occupazioni non conformi. Fiume è, non solo militari e reduci, ma anche artisti, studenti, avventurieri, anarchici e nazionalisti “doc”, accomunati da un’irrefrenabile voglia di vita e di ribellione. Fiume è, con le rapine dei suoi “Uscocchi”, il primo episodio di autofinanziamento per la lotta armata, praticato nel Novecento. Fiume è amore libero, ballo, teatro sperimentale, lettura poetica, all’insegna di uno stato di perenne e generale mobilitazione che, in D’Annunzio, con i propri continui comizi, vedrà il precursore di quei metodi di comunicazione di massa, in seguito tanto cari ad ambedue i totalitarismi.

    Fiume rappresenta, in definitiva, quell’ invalicabile spartiacque tra coloro che rimarranno per sempre prigionieri delle oramai consolidate logiche ideologiche occidentali destra-sinistra, e coloro che, invece, le vorranno superare nel nome di una inesauribile spinta vitale. Fiume è, da una parte, rossi e neri che marciano assieme, attraverso la solidarietà e la condanna congiunta dei Fasci di Combattimento e dell’Ordine Nuovo di Gramsci, al vigliacco cannoneggiamento del Natale di Sangue. Ma è anche, dall’altra, la faziosità buonista ed ipocrita di interi settori dell’opinione pubblica controllati dai centri di potere politico ed economico internazionali, il compiacente attendismo, di cui Mussolini pagherà il fio in quel tragico 23 Luglio del ’43. Fiume è l’errore di D’Annunzio di non accettare l’incontro con Gramsci, che avrebbe potuto portare sia la sinistra massimalista che la destra nazionalista a convergere su posizioni comuni, determinando così la nascita di un più ampio e micidiale fronte di lotta all’invadenza del capitalismo mondiale.

    Fiume è, pertanto, il simbolo della grandezza e della tragedia di un Occidente che, quando vuole, sa ribellarsi alle proprie soffocanti, plurisecolari logiche, salvo poi ricadervi. Fiume è il simulacro di tutte le rivoluzioni tradite, partendo dalla Comune di Parigi e dal Risorgimento, ma è anche il segnale di una mai sopita rivolta. E’ l’Urlo del Futuro, perchè ci richiama potentemente ad un’idea di “Altra Modernità” che, anche se soppiantata dalla propria adulterata versione “tecno-economica”, cova tuttora sotto le ceneri e, prima o poi, tornerà a far sentire potentemente la propria voce. Anche se le condizioni storiche sono differenti, quello odierno è un altro “momento di rottura” nella trama della Storia.

    La attuale fase di Globalizzazione sta mostrando tutti i propri limiti. Il percorso ideologico nato con certo Illuminismo e poi via via andatosi sviluppando con il Positivismo, il Liberal-Capitalismo, l’Evoluzionismo, il Marxismo e le sue più tarde filiazioni Liberal-Progressiste, sino all’attuale ciclo all’insegna dell’Ultraliberismo, sta ora mostrando tutti i suoi limiti, incapace di dare delle risposte ad un crisi sistemica, oramai senza uscita. Fiume può allora per noi, rappresentare il punto da cui ripartire, per riprendere un percorso all’insegna di un rinnovato senso di volontarismo, di vitalismo, di irrazionalismo, che dovrebbe stare alla base di quell’ inquieto e proficuo ricercare nuovi orizzonti ideologici, verso cui indirizzare un’azione volta ad edificare “ex novo” il presente ed il futuro.
    Ultima modifica di Avanguardia; 02-04-13 alle 21:44
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Fiume: l' urlo del futuro. Quando neri e rossi marciarono insieme ...

    Grazie mille, davvero interessante, molti dettagli non li conoscevo
    QUELLE VECCHIE STORIE ... ,ABBIAMO PROVE CERTE, SON FALSE E NON REALTÀ

  3. #3
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    Thumbs up Re: Fiume: l' urlo del futuro. Quando neri e rossi marciarono insieme ...

    Il 12 Settembre - piuttosto che l'anniversario della pur ardita impresa fiumana di matrice sovversiva e massonica del 1919 con i legionari dannunziani protosessantottini che entrarono a Fiume, tra l'altro quest'anno ricorre il centenario - sinceramente preferisco ricordare e celebrare l'anniversario dell'eroica e molto più essenziale vittoria del 1683 della Cristianità europea a Vienna, Deo Gratias!!!


    12 SETTEMBRE 2019: anniversario della battaglia di Vienna del 12 settembre 1683 (anche quest'anno rendiamo onore al Papa Innocenzo XI, a Padre Marco d'Aviano, al Re Giovanni III Sobieski, al Principe Eugenio di Savoia e a tutti i combattenti per Dio, Uno e Trino, per la Grande Patria dell'Europa cattolica, per la Santa Chiesa e per il Cattolicesimo Romano!); FESTA DEL SANTISSIMO NOME DI MARIA…




    "Il Santo Nome di Maria, 12 settembre"
    "Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria"
    Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria
    http://www.unavoce-ve.it/pg-12set.htm
    «12 SETTEMBRE IL SANTO NOME DI MARIA.»





    "SS. Nome di Maria - Sodalitium"
    SS. Nome di Maria - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/ss-nome-maria/
    «12 settembre, SS. Nome di Maria.
    “Festa del santissimo Nome della beata Maria, che il Sommo Pontefice Innocenzo undecimo ordinò che si celebrasse per l’insigne vittoria riportata a Vienna, in Austria, contro i Turchi, col patrocinio della stessa Vergine”.

    1. O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo Nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità. Ave Maria.
    2. O amabile Gesù, per l’amore con cui pronunziasti tante volte il Nome della tua cara Madre e per la consolazione che a Lei procuravi nel chiamarla per nome, raccomanda alle sue speciali cure questo povero tuo e suo servo. Ave Maria.
    3. O Angeli Santi, per la gioia che vi procurò la rivelazione dei Nome della vostra Regina, per le lodi con cui lo celebraste, svelatene anche a me tutta la bellezza, la potenza e la dolcezza e fate che io lo invochi in ogni mio bisogno e specialmente in punto di morte. Ave Maria.
    4. O cara Sant’Anna, buona mamma della Madre mia, per la gioia da te provata nel pronunciare tante volte con devoto rispetto il Nome della tua piccola Maria o nel parlarne con il tuo buon Gioacchino, fa’ che il dolce nome di Maria sia continuamente anche sulle mie labbra. Ave Maria.
    5. E Tu, o dolcissima Maria, per il favore che Dio Ti fece nel donarti Egli stesso il Nome, come a sua diletta Figlia; per l’amore che Tu sempre ad esso mostrasti concedendo grandi grazie ai suoi devoti, concedi anche a me di rispettare, amare ed invocare questo soavissimo Nome. Fa’ che esso sia il mio respiro, il mio riposo, il mio cibo, la mia difesa, il mio rifugio, il mio scudo, il mio canto, la mia musica, la mia preghiera, il mio pianto, il mio tutto, con quello di Gesù, affinché dopo essere stato pace del mio cuore e dolcezza delle mie labbra durante la vita, sia la mia gioia in Cielo. Così sia. Ave Maria.
    Benedetto sempre sia, il Santo Nome di Maria.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...ia-249x300.jpg






    SANTE MESSE CATTOLICHE IN LATINO CELEBRATE "NON UNA CUM" DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") E DA DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ IN TUTTA ITALIA:


    "Sante Messe - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    "Torino - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/torino/

    "Modena - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/modena/

    "Rimini - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/rimini/

    "Pescara - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/pescara/

    "Potenza - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/potenza/

    "Roma - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/roma/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/


    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”

    http://www.oratoriosantambrogiombc.i...della-madonna/
    «L’omelia tenuta da don Ugolino Giugni domenica 8 settembre 2019, festa della Natività di Maria.
    Nella quale si parla della festa della Natività di Maria e si risponde a qualche obiezione sulla posizione dell’Istituto, la Tesi di Cassiciacum come “ma voi giudicate il papa…” – è disponibile per l’ascolto ->»


    "L’omelia tenuta da don Ugolino Giugni domenica 1 settembre 2019 – XII domenica dopo la Pentecoste. Nella quale si parla del commento all’epistola e al Vangelo del giorno, la parabola del buon samaritano."


    «Omelia del Rev. Don Piero Fraschetti del 01.09.2019, 12° d. Pentecoste
    https://www.youtube.com/watch?v=Ri5MzOBNjWw

    Omelia del Rev. Don Francesco Ricossa del 25.08.2019, 11° d. Pentecoste
    https://www.youtube.com/watch?v=U6oFre7S15Y »

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/tag/omelie/




    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    Natività B.V. Maria (XIII domenica d. Pentecoste)- (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=5Z9v7udCG6U
    Natività B.V. Maria (XIII domenica d. Pentecoste)- (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=Y93dn88ORpk
    XII domenica d. Pentecoste (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=nIk0skekqQI
    XII domenica d. Pentecoste (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=ewDURGc0UNA
    XI domenica d. Pentecoste (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=NNOE3X7h7kc
    XI domenica d. Pentecoste (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=hk75pIqAtog
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.».








    “12 settembre - SS. Nome di Maria Vergine.”
    https://forum.termometropolitico.it/...a-vergine.html
    https://forum.termometropolitico.it/...vergine-3.html







    Padre Marco d?Aviano e san Pio X - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/p...ano-san-pio-x/
    «Padre Marco d’Aviano e san Pio X
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 62/19 del 12 settembre 2019, SS. Nome di Maria
    Padre Marco d’Aviano e san Pio X.
    Festeggiamo la vittoria della battaglia di Vienna (12 settembre 1683) parlando di un aspetto poco conosciuto: la profonda devozione che san Pio X aveva per il padre Marco d’Aviano (1631-1699), uno degli artefici della vittoria insieme al beato Innocenzo XI.
    Le truppe imperiali e polacche non sconfissero i Turchi per consegnare l’Europa all’attuale sistema massonico e laicista, ma per difendere il regno sociale di Cristo. E’ il programma di san Pio X: “Instaurare omnia in Christo”, senza nessun compromesso con i principi della Rivoluzione. Abbracciare questo ideale è indispensabile per poter festeggiare la vittoria cattolica di Vienna, la vittoria del Papato e della Cristianità contro i Musulmani, in quanto nemici di Cristo e della società cristiana al pari dei Giudei.

    San Pio X

    Non è il papa di padre Marco (questo è da identificarsi in Innocenzo XI Odescalchi, proclamato beato). È sicuramente però colui che, dal più alto livello, ha dato prova della continuazione e non attenuazione nel tempo della devozione verso il cappuccino. Se ne parla qui perché san Pio X (al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, 1835-1914) è un po’ anche il papa dei vigonovesi: la loro parrocchia, infatti, ebbe l’onore di ospitarlo –cardinale patriarca di Venezia dal 1893 –pochi mesi prima dell’elezione al soglio di Pietro, esattamente il 19-20 aprile 1903, in occasione dell’inaugurazione del nuovo grande organo, come ricorda una lapide marmorea collocata al lato sinistro del presbiterio della chiesa, presto elevata da Pio X al rango di arcipretale (lo dice un’altra lapide, questa volta affissa al lato destro del medesimo spazio sacro). arciprete fu don Matteo Bressan, vigonovese, indimenticato pastore che beneficiò il paese natio –oltre che con i tanti titoli dell’ineccepibile cura spirituale e della carità –con l’erezione (1900) del più elegante e slanciato campanile della zona e, appunto, con la visita del futuro papa che egli desiderò e riuscì a ottenere: evento passato negli annali del paese e insieme del circondario, e che vuole perpetuare un’altra lapide ancora, questa volta posta all’ingresso della canonica nella quale il santo trascorse due notti.
    Ma in cosa stanno le benemerenze di san Pio X verso il nostro padre Marco d’Aviano? Anzitutto nell’averne istruito, da patriarca di Venezia, a partire dal 23 luglio 1901, il processo ordinario di beatificazione e canonizzazione. Le venti sessioni di esso in quella sede diocesana si tennero poi dal 20 gennaio 1903 all’8 marzo 1904 ed erano in pieno corso sia al momento della visita a Vigonovo del cardinale Sarto (lasciateci pensare che il futuro santo ne abbia fatto cenno, qui nella terra del candidato agli altari) sia quando, poco più tardi (4 agosto 1903), questi fu fatto papa e le assise vennero sospese, come vogliono i regolamenti canonici nel caso si verifichi il cambio del giudice ordinario del processo, che è il vescovo della diocesi in cui la causa è istruita. Fu un’interruzione di brevissima durata, perché eadem Sanctitas Sua vivae vocis oraculo […], mandavit ut Processus de fama sanctitatis, vitae, virtutibus et miraculis […]inchoatus Sua Ordinaria auctoritate, prosequatur et ad finem perducatur.
    Non basta! Concluso il processo di Venezia, fu san Pio X in persona ad autorizzare l’introduzione (presso la competente congregazione, allora detta dei Riti) del processo apostolico per la beatificazione di padre Marco, l’11 dicembre 1912, accogliendo i voti espressi da oltre duecento lettere postulatorie pervenute a lui da vescovi di mezza Europa, dalla Casa imperiale d’Austria, da superiori di famiglie religiose e capitoli di cattedrali: attenzione più efficace alla causa, il nuovo papa non poteva dimostrare. Ne dà simpatica e commovente riprova un biglietto che egli vergò al riguardo, in cui si legge che la causa di padre Marco d’Aviano placet Iosepho, cioè a lui, Giuseppe (Sarto) di battesimo.
    Significativo pure quanto testimoniò, al processo di Venezia durante l’ulteriore sua fase degli anni 1919-1921, il cappuccino, concittadino di Marco, padre Valerio d’Aviano, allora di 44 anni: Ho avuto sempre devozione al Servo di Dio. Desidero ardentemente la beatificazione di lui; ne ho parlato anche col Pontefice Pio X di felice memoria [era morto il 20 agosto 1914], il quale mi fece conoscere che avrebbe avuto piacere che il Servo di Dio ricevesse l’onore della beatificazione e che avrebbe desiderato che la fama (sic!)del P. Marco fosse trasportata in Italia. La deposizione fu resa il 10 marzo 1919 e la parola “fama” va riscritta (visto il contesto) in “salma”, che, come si sa, giace a Vienna nella chiesa dei Cappuccini, ma che alcuni hanno sempre auspicato venga traslata in patria. Padre Valerio ci rivela che il papa stesso era di questa opinione: dettaglio non da poco, comprovante la devozione che un santo, oltre che pontefice, nutrì verso padre Marco.
    Fu sicuramente a conoscenza di questa speciale affezione del regnante pontefice il canonico Luigi Tinti, del Capitolo Cattedrale Concordiese. La sua biografia Vita del Servo di Dio P. Marco d’Aviano Cappuccino della Provincia Veneta missionario pontificio (1631-1699), edita a Udine nel 1908, volle dedicarla proprio a Sua Santità Pio X.
    Marco Cristofori D'Aviano (1631-1699)

    Preghiera composta del padre Marco d’Aviano e letta il 12 settembre 1683, dopo la celebrazione della S. Messa e prima della battaglia
    O grande Dio degli eserciti, guárdaci prostráti qui ai piedi della Tua Maestà, per impetrarTi il perdono delle nostre colpe.
    Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la Tua bontà, hanno giustamente provocato la Tua ira.
    O gran Dio, Ti chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Tu lo aborrisci; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la Tua somma Bontà.
    Per amore di Te stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che Ti dispiaccia.
    Soccórrici con la Tua grazia, o Signore, e non permettere che noi Tuoi servi rompiamo il patto che soltanto con Te abbiamo stipulato.
    Abbi dunque pietà di noi, abbi pietà della tua Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli.
    Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, síici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle Tue mani. Ricordati che, per strapparci dalla servitù di Satana, Tu hai donato tutto il Tuo prezioso Sangue.
    Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani?
    Permetterai forse che la fede, questa bella perla che cercasti con tanto zelo e che riscattasti con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci?
    Non dimenticare, o Signore, che, se Tu permetterai che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il Tuo santo Nome e derideranno la Tua Potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?”
    Non permettere, o Signore, che Ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando T’invocavamo nella nostra miserevole angoscia.
    Vieni a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie! Se Tu sei a nostro favore, gli eserciti degl’infedeli non potranno nuocerci.
    Disperdi questa gente che ha voluto la guerra! Per quanto ci riguarda, noi non amiamo altro che essere in pace con Te, con noi stessi e col nostro prossimo.
    Rafforza con la tua grazia il tuo servo e nostro imperatore Leopoldo; rafforza l’animo del re di Polonia, del duca di Lotaringia, dei duchi di Baviera e di Sassonia, e anche di questo bell’esercito cristiano, che sta per combattere per l’onore del Tuo Nome, per la difesa e la propagazione della Tua santa Fede. Concedi ai príncipi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, tuoi soldati, affinché essi, incoraggiati dal Tuo favore, rafforzati dal Tuo Spirito e resi invincibili dalla potenza del Tuo braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Te quella potenza che un tempo mostrasti in quei grandi condottieri.
    Fa’ dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la Tua gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre.
    Te lo chiedo, o Signore, in nome dei tuoi soldati.
    Considera la loro fede: essi credono in Te, sperano tutto da Te, amano sinceramente Te con tutto il cuore.
    Te lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte Tua, sperando, per i meriti del Tuo prezioso Sangue, nel quale ho posto tutta la mia fiducia, che Tu esaudirai la mia preghiera.
    Se la mia morte potesse essere utile o salutare, per ottenere il Tuo favore per loro, ebbene Te la offro fin d’ora, o mio Dio, in gradita offerta; se quindi dovrò morire, ne sarò contento.
    Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della Tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando Ti piace.
    Come Mosè, stendo dunque le mie braccia per benedire i tuoi soldati; sostienili e appóggiali con la Tua Potenza, per la rovina dei nemici Tuoi e nostri, e per la gloria del Tuo Nome. Così sia.”

    Foto: Joseph von Führich, 1842, Marco d’Aviano celebra la messa prima della battaglia di Vienna nel 1683 (servita da Giovanni III Sobieski), Österreichische Nationalbibliothek di Vienna.»
    http://www.centrostudifederici.org/w.../markImage.png






    Vienna, 12 settembre 1683 - Centro Studi Giuseppe Federici
    “Vienna, 12 settembre 1683 - Centro Studi Giuseppe Federici
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza Comunicato n. 66/18 del 12 settembre 2018, SS. Nome di Maria
    Vienna, 12 settembre 1683
    La battaglia di Vienna, Anno Domini 1683.”
    http://www.centrostudifederici.org/w.../8694013_1.jpg


    I Martiri di Castelfidardo - Centro Studi Giuseppe Federici
    «I Martiri di Castelfidardo 12 settembre 2019

    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    I Martiri di Castelfidardo
    Il ricordo dei caduti pontifici nella battaglia di Castelfidardo del 18/9/2019.
    Prima parte: I Martiri di Castelfidardo / I parte - Centro Studi Giuseppe Federici
    Seconda parte: I Martiri di Castelfidardo / II parte - Centro Studi Giuseppe Federici »
    http://www.centrostudifederici.org/w...09/s-l1600.png







    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
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    “IL SANTISSIMO NOME DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA
    Doppio maggiore.
    Paramenti bianchi.
    Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria

    Come qualche giorno dopo Natale si celebra il Santo Nome di Nostro Signore Gesù Cristo, così dopo la festa della Natività di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima, si glorifica il suo Santo Nome. Otto giorni dopo la nascita della Vergine, come era uso presso i Giudei, i suoi Genitori, ispirati da Dio, dicono san Gerolamo e sant'Antonino, la chiamarono Maria. Per ciò, durante l'Ottava della Natività, la liturgia ha una festa che ci fa onorare questo Santo nome. Tale festa fu concessa per la prima volta alla Diocesi di Cuenca (Spagna) nel 1513 da Papa Giulio II. Poi fu concessa a Milano e a Napoli. Finalmente fu estesa a tutta la Chiesa Latina dal beato Innocenzo XI, fissandola dapprima alla Domenica successiva alla Natività di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima - trasferita poi alla data odierna da San Pio X nella sua Riforma del Breviario -, “ob insignem victoriam sub ejusdem Vírginis Maríæ præsidio de immaníssimo Turcárum tyranno, cervicibus pópuli christiáni insultante, Viennæ in Austria partam” (Breviario Romano): in ringraziamento cioè della Vittoria di Vienna che la Lega Santa, radunata dal Sommo Pontefice e capitanata da Jan Sobieski, re di Polonia, ottenne, il 12 settembre 1683, contro i Turchi, che assediavano Vienna e minacciavano l'Occidente.
    «Il nome della Vergine, dice il Vangelo, era Maria». «Il nome di Maria è paragonato all'olio [cfr. Cant. I, 3], perché, dopo il nome di Gesù, sopra tutti gli altri nomi, rinvigorisce i deboli, intenerisce gli induriti, guarisce i malati, dà luce ai ciechi, dona forza a chi ha perso ogni vigore, lo unge per nuovi combattimenti, spezza la schiavitù del demonio e, come l'olio sorpassa ogni liquore, sorpassa ogni nome" (Riccardo di san Lorenzo, De Laudibus B. M. V., l. II, c. 2). I Padri e i Dottori nei loro studi si sono esercitati nell'interpretare il Nome benedetto della Madre di Dio: quasi settanta i significati proposti. «Il nome Maria in ebraico significa Signora» come ben dice san Pier Crisologo. Questo nome ben si conviene alla Vergine Santissima in quanto che, come Madre di Nostro Signore Gesù Cristo, partecipa in qualche modo della signoria di Gesù su tutto il mondo. Pronunziare il suo nome, è affermare la sua grande potenza. Inoltre, sant'Alberto Magno scelse quattro significati di tal nome - “illuminatrice, stella del mare, mare amaro, signora o padrona" (In Lucam, I, 27) - che indicano la alta dignità della Vergine come Colei che ci porta Cristo e che a lui ci conduce, come Corredentrice e come Regina universale.
    Offriamo il Santo Sacrificio a Dio per onorare il Santissimo Nome di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima e ottenere, mediante la sua preghiera, di sperimentare sempre e in ogni luogo la sua protezione (Postcommunio).
    In questa festa, chi confessato e comunicato assiste alla Messa solenne, per concessione del beato Innocenzo XI il 17 luglio 1672, confermata da Pio IX il 3 giugno 1856 acquista Indulgenza Plenaria applicabile ai Defunti. Quest'ultimo poi ha dichiarato che coll'acquisto di tale Indulgenza, basta anche la Messa Parrocchiale o Conventuale, celebrata da un prete solo, come avviene in campagna, o fra le Comunità Religiose.
    * Sermone di san Bernardo Abate.
    Omelia 2 su Missus, verso la fine.
    «E la Vergine, dice, si chiamava Maria» (Luc. 1,27). Parliamo un po' anche di questo nome, che s'interpreta stella del mare, e che conviene perfettamente alla Vergine Madre. Ella infatti è paragonata giustissimamente a un astro, perché come l'astro emette il suo raggio senza alcuna sua alterazione, così la Vergine ha dato alla luce un Figlio senza pregiudizio della sua verginità. E come il raggio non diminuisce per nulla lo splendore dell'astro, così il Figlio della Vergine non toglie niente all'integrità di lei. Essa è dunque quella nobile stella sorta da Giacobbe, il cui raggio illumina il mondo intero, il cui splendore e rifulge nei cieli, e penetra negli abissi; riluce ancora per tutta la terra, e, scaldando più le anime che i corpi, fa crescere la virtù e consuma i vizi. Essa è, dico, quella bella e magnifica stella necessariamente posta al disopra di questo mare profondo e vasto, brillante pe' suoi meriti, luminosa pe' suoi esempi.
    O chiunque tu sia, che nel mare di questo mondo ti senti piuttosto sballottare tra procelle e tempeste, che camminare sulla terra, non torcere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere sommerso dai flutti. Se insorgono i venti delle tentazioni, se urti negli scogli delle tribolazioni, riguarda la stella, invoca Maria. Se sei agitato dalle onde della superbia, dell'ambizione, della maldicenza, della gelosia, riguarda la stella, invoca Maria. Se la collera o l'avarizia o le seduzioni della carne agitano la fragile navicella dell'anima, guarda a Maria. Se turbato per l'enormità dei delitti, confuso per la laidezza della coscienza, atterrito per la severità del giudizio, ti senti trascinare nella voragine della tristezza, nell'abisso della disperazione, pensa a Maria.
    Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria. Non si parta dalla tua bocca, non si parta dal tuo cuore; e, per ottenere l'appoggio delle sue preghiere, non perdere mai di vista gli esempi della sua vita. Seguendo lei, non devii; pregandola, non disperi; pensando a lei, non erri; s'ella ti sostiene, non caschi; s'ella ti protegge, non hai a temere; s'ella ti accompagna, non t'affatichi; s'ella ti è propizia, giungerai al termine, e così sperimenterai in te stesso quanto giustamente fu detto: «E la Vergine si chiamava Maria».
    Questo venerabile nome, già onorato da molto tempo in certe parti dell'orbe cristiano, con culto speciale, dopo l'insigne vittoria riportata a Vienna in Austria col soccorso della medesima Vergine Maria sul crudelissimo sultano dei Turchi, che minacciava di soggiogare i popoli cristiani, Papa Innocenzo XI ordinò, che, a perenne memoria di tanto beneficio, si celebrasse ogni anno nella Chiesa universale.
    SANTA MESSA
    ** Omelia di san Pier Crisologo.
    Sermone 142 sull'Annunciazione.
    Avete udito oggi, fratelli carissimi, un Angelo trattare con una donna della riabilitazione dell'uomo. Avete udito trattarsi di ricondurre l'uomo alla vita per il medesimo cammino, che l'aveva condotto alla morte. E un Angelo tratta con Maria della salvezza, perché un altro angelo aveva trattato con Eva della sua rovina. Avete udito questo Angelo rivelare il mezzo ineffabile di costruire col fango della nostra carne un tempio alla divina maestà. Avete udito come un mistero incomprensibile ponga Dio sulla terra e l'uomo nei cieli. Avete udito come la fragile natura del nostro corpo è fortificata dall'esortazione d'un Angelo a portare tutta la gloria della Divinità.
    Infine, affinché in Maria la terra friabile del nostro corpo non si sprofondasse sotto il peso enorme del celeste edificio, e affinché nella Vergine questo virgulto delicato, che doveva portare il frutto di tutto il genere umano, non si rompesse, l'Angelo a togliere ogni timore, prese subito a dire: «Non temere, Maria» (Luc. 1,30). Prima d'enunziare il motivo della sua missione, egli fa intendere alla Vergine con questo nome qual è la sua dignità: infatti, il nome Ebraico, Maria, in Latino significa Sovrana. L'Angelo dunque la chiama Sovrana, perché, destinata ormai a Madre del Dominatore, smetta il timore proprio della servitù, colui che spunterà da lei avendole ottenuto colla propria autorità, ch'ella nascesse e fosse chiamata Sovrana. «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia» (Luc. 1,30). È vero: chi ha trovato grazia non sa temere: E tu hai trovato grazia.
    È beata, ché sola fra tutti meritò di udire: «Hai trovato grazia». Quanta? Quanta aveva detto prima: piena. E veramente piena, essendosi la grazia riversata a flutti abbondanti su questa creatura, così che l'aveva penetrata e riempita: «Perché hai trovato grazia presso Dio» (Ibi). Nel dir ciò, l'Angelo stesso è stupito che, o solo una donna, o tutti gli uomini abbiano meritato la vita per una donna; l'Angelo è sbigottito al vedere scendere nell'angusto seno d'una vergine tutto Dio, che l'universo intero non può contenere. Quindi è che l'Angelo indugia, quindi è che chiama la Vergine con ciò ch'esprime il suo merito, la saluta menzionando la grazia, e a lei che ascolta svela a poco a poco il suo messaggio, senza dubbio affin di farne risaltare il significato, e a poco a poco finisce di calmare la sua lunga trepidazione.”

    «QUINTO GIORNO INFRA L'OTTAVA DELLA NATIVITÀ DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA. »

    “SACRO SETTENARIO IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA. (8 - 14 Settembre).

    San Paolo della Croce, come di Gesù Crocifisso, così di Maria Addolorata fu devotissimo fin dalla sua prima adolescenza. La continua meditazione dei patimenti di Gesù e dei dolori di Maria, gl'infuse tanto orrore al peccato, che per conto suo conservò la battesimale innocenza per tutto il lungo corso della sua vita; e per combattere il peccato negli altri, si fece zelantissimo apostolo del Crocifisso e dell'Addolorata. Già più che ottantenne costretto a letto dall'età e dall'infermità, quando partivano o ritornavano i suoi figli dalle strepitose missioni di allora, li benediceva con grande effusione, gl'incoraggiava a combattere satana ed il peccato, ed esclamava commosso: Oh se avessi trent'anni di meno! Vorrei uscire in campo aperto a combattere questo mostro esecrando! Ecco l'essenza della devozione all'Addolorata: l'odio al peccato, che le uccise il Figlio (da Meditazioni di un Passionista sui dolori di Maria, Roma, 1938, n.12)”

    «NOVENA IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. (5 - 13 Settembre).»

    “MESE DI SETTEMBRE: MESE DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA.”

    “NOVENA IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DEL SANTISSIMO NOME DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA. (3 - 11 Settembre).”

    “DELLE VIRTÙ DI MARIA SANTISSIMA di Sant'Alfonso Maria de' Liguori. (Glorie di Maria, n. 584-593).”







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    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    12 settembre, Santissimo Nome di Maria.

    “Festa del santissimo Nome della beata Maria, che il Sommo Pontefice Innocenzo undecimo ordinò che si celebrasse per l’insigne vittoria riportata a Vienna, in Austria, contro i Turchi, col patrocinio della stessa Vergine”.
    O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo Nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità. Ave Maria.
    Dalla bacheca di don Ugo Carandino.»

    «"La festa di oggi fu estesa alla Chiesa Universale dal beato Innocenzo XI, in ricordo e ringraziamento della vittoria del 1683 a Vienna contro gli invasori Turchi. Fu proprio Papa Innocenzo XI l'artefice della vittoria: col suo paziente e decisivo lavoro diplomatico, anche attraverso la figura di padre Marco d'Aviano, spronò i principi cattolici - accecati dai nazionalismi dell'epoca - a formare una coalizione di stati capaci di sventare il pericolo musulmano.
    Il Papa sognava addirittura di riconquistare Costantinopoli, attraverso un'ardita alleanza tra europei e persiani che mai si realizzò (anche a causa del Regno di Francia).
    Innocenzo XI fu beatificato da Papa Pio XII nel 1956.
    Questa festa appartiene quindi unicamente al Cattolicesimo romano (il Papa, padre d'Aviano, i principi e gli eserciti degli stati cattolici...), non al laicismo massonico (magari in salsa anti-musulmana) che nel 1789 scatenò la guerra contro la Cristianità e che oggi sostiene lo stato israeliano, che si basa sulla negazione della divinità di Gesù Cristo e che ha quasi cancellato la presenza cristiana in Terra Santa."
    Dalla bacheca di don Ugo Carandino.»

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    “Chi è Maria? Catechismo mariano”
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    "Titolo: Chi è Maria? Catechismo mariano
    Sottotitolo: Piccola Somma mariana di Padre Roschini
    Autore: Padre Gabriele Maria Roschini

    Curatore: Carlo Di Pietro
    Collana: Mariologia
    Facciate: 156
    Formato: 14,8x21 (A5)
    Carta: Avoriata 90 gr
    Copertina: Patinata lucida 300 gr
    Finitura: Brossura fresata PUR
    ISBN: 9788890074769
    Contiene anche: Illustrazioni e comodo indice degli articoli
    Sommario
    • Prefazione 7
    • Necessità dello studio di Maria 9
    • Fonti 11
    • I princìpi della dottrina Mariana 13
    • Vantaggi e Divisione 17
    • Storia di Maria 19
    • Il Dogma mariano 29
    • La predestinazione di Maria 31
    • Maria nella predizione profetica 35
    • La missione di Maria nella sua attuazione 39
    • La Madre di Dio 41
    • La Mediatrice degli uomini 45
    • La Corredentrice del genere umano 47
    • La Madre spirituale degli uomini 51
    • La Dispensatrice di tutte la grazie 53
    • La Regalità di Maria 57
    • I privilegi riguardanti l’anima di Maria 61
    • Le perfezioni di cui fu ripiena l’anima di Maria 69
    • I privilegi riguardanti il corpo di Maria 75
    • I privilegi riguardanti sia l’anima che il corpo 77
    • Natura del culto Mariano 83
    • Legittimità del culto Mariano 87
    • Elementi o atti del culto Mariano 89
    • Utilità del culto Mariano 93
    • Origine e sviluppo del culto Mariano 99
    • Pratiche del culto Mariano 103
    • Le principali preghiere a Maria Santissima 123
    • Indice degli articoli con numero di pagina 135
    In sintesi
    Alessandro Roschini nacque a Castel Sant’Elia (Viterbo) nell’anno 1900, prese il nome di Gabriele Maria quando, giovanissimo, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria. Sacerdote nel 1924, dottore in Filosofia e maestro in sacra Teologia, consacrò l’intera sua vita alla Madonna, che amò con pietà profonda ed onorò con la predicazione, con l’insegnamento ininterrotto nell’arco di oltre mezzo secolo (anche presso le Università Pontificie di Roma Marianum e Lateranum), con fondamentali studi mariologici e con dotte pubblicazioni. Fu Consultore del Sant’Uffizio e Vicario Generale dell’Ordine (O. S. M.). Nel 1939 fondò la rivista Marianum. Morì a Roma il 12 settembre (Festa del Nome di Maria) del 1977. Teologo di fama mondiale, è considerato il mariologo per eccellenza. Il suo Catechismo mariano è composto da 235 articoli, semplici ma eruditi, ed è un’esposizione chiara, ordinata e sintetica di tutto ciò che riguarda la storia, il dogma ed il culto mariano, secondo la forma classica di domande e risposte. Leggiamo nella Prefazione: «La parola Catechismo, in questo caso almeno, non è affatto sinonimo di insegnamento elementare e per bambini. Esso, quindi, può andare anche tra le mani degli adulti, ossia, di tutti coloro che vogliono procurarsi una cultura sinteticamente completa intorno alla Vergine Santa. È perciò una piccola Somma mariana». Il libro «Chi è Maria? Catechismo mariano», per Sursum Corda, è stato curato dal giornalista e saggista lucano Carlo Di Pietro. Sursum Corda non ha scopo di lucro ed usa interamente i propri introiti per le attività associative e per le opere di misericordia spirituale e corporale."
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    «SANTORALE ITALIANO SETTEMBRE.»
    https://www.agerecontra.it/2017/08/s...-di-settembre/
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    Giuliana Vittoria Fantuz - Venanzio Renier, Marco D'Aviano e Innocenzo XI. Custodi dell'Europa cristiana, Libreria Editrice Vaticana 2012.
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    Marcello Bellina, Padre Marco d'Aviano. Il beato che salvò l'Europa, Edizioni Segno 2018.
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    https://www.radiospada.org
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    «12 SETTEMBRE 2019: il SANTO NOME DI MARIA»
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    “L'11-12 Settembre 1683 a Vienna gli Ussari Alati di Giovanni III Sobieski, re di Polonia, salvano l'Europa Cristiana dall'assalto del'Impero Ottomano.”


    “Il 12 settembre 1866 moriva a Cagliari l'Arcivescovo Emanuele Marongiu Nurra.

    Nato a Bessude (Sassari) il 28 marzo 1794, si laureò in teologia e poi in utroque iure all’Università di Sassari. Nel 1817 fu ordinato Sacerdote. Nei primi anni Venti fu bibliotecario dell'Accademia di Superga a Torino per volontà de Re Carlo Felice. In questo periodo fu intimo di san Giuseppe Cafasso. Nel 1825 viene annoverato fra i Canonici del Capitolo Turritano di cui diviene Vicario. Dal 1830 al 1842 fu Vicario generale dell'Arcidiocesi di Sassari. Nel 1842 fu eletto e consacrato Arcivescovo di Cagliari. Nelle lettere pastorali represse con zelo le idee gianseniste, protestanti e liberali che circolavano nel Regno, con pari ardore difese la superiorità del Sacerdozio sul Regno. Criticò aspramente e condannò la cacciata dei Padri Gesuiti e l'esproprio dei loro beni (1848), e l'arbitraria abolizione dei privilegi ecclesiastici (1849-1850). Parimenti comminava ai fautori di tali provvedimenti eversivi la scomunica maggiore e proibiva ai confessori di assolverli, cosa che per esempio capitò a Giovanni Siotto Pintor. Dopo questi atti, il governo di Torino reagì espellendo il Presule dal Regno. L'Arcivescovo Varesini di Sassari già era stato ridotto agli arresti per non aver voluto esser giudicato da un tribunale laico. Visse in esilio dal 1850 al 1866 presso Pio IX che gli offrì il titolo di vicario generale della basilica Vaticana (1851), poi il patriarcato di Costantinopoli (1855), infine l’arcipretura della basilica Liberiana (1865). Tutto egli rifiutò, continuando a considerarsi pastore della sua Diocesi, che governò a mezzo delle lettere pastorali. Durante il periodo romano tradusse, primo in Italia, la "Regula pastoralis" di san Gregorio Magno.”


    "[DIFUNDE TU FE CATOLICA] EL DULCE NOMBRE DE MARÍA, salvación de todos los que la invocan."
    https://www.radiospada.org/2019/09/d...ue-la-invocan/
    https://i2.wp.com/www.radiospada.org...pg?w=600&ssl=1
    https://i1.wp.com/www.radiospada.org...pg?w=236&ssl=1














    www.agerecontra.it | Sito del Circolo Cattolico "Christus Rex"
    http://www.agerecontra.it/

    "Centro Studi Giuseppe Federici - sito ufficiale"
    http://www.centrostudifederici.org/

    "sito dedicato alla crisi dottrinale nella Chiesa cattolica"
    http://www.crisinellachiesa.it/

    "Sito ufficiale del Centro Culturale San Giorgio"
    http://www.centrosangiorgio.com/


    C.M.R.I. - "Congregatio Mariae Reginae Immacolata" ("Congregation of Mary Immaculate Queen" "Congregazione di Maria Regina Immacolata"):
    http://www.cmri.org/ital-index.html





    https://www.truerestoration.org/


    https://novusordowatch.org/
    “Recognize-and-OBEY is the Traditional Catholic Teaching August 29, 2019.”



    ": Quidlibet : ? A Traditionalist Miscellany — By the Rev. Anthony Cekada"
    http://www.fathercekada.com/

    "Home | Traditional Latin Mass Resources"
    http://www.traditionalmass.org/

    http://www.traditionalcatholicpriest.com/





    "Como ovejas sin Pastor"
    http://sicutoves.blogspot.com/


    https://moimunanblog.com/
    https://moimunanblog.files.wordpress...d-img_0955.jpg








    “Pro Fide Catholica | Le site de Laurent Glauzy”
    https://profidecatholica.com/


    https://johanlivernette.wordpress.com/


    https://lacontrerevolution.wordpress.com/


    https://sedevacantisme.wordpress.com/


    "Sede Vacante -"
    http://www.catholique-sedevacantiste.fr/


    http://wordpress.catholicapedia.net/





    http://liguesaintamedee.ch/
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/
    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]. Pas de "motu proprio" chez nous : nous célebrons la Sainte Messe selon le missel de Saint Pie V.»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur.”

    12 septembre : le Saint Nom de Marie :: Ligue Saint Amédée
    “12 septembre : le Saint Nom de Marie.”
    http://liguesaintamedee.ch/applicati...m_de_marie.jpg








    AVE MARIA!!!
    SUB CHRISTI REGIS VEXILLIS MILITARE GLORIAMUR +
    Ad majorem Dei gloriam
    - Per la maggior gloria di Dio!!! A.M.D.G.
    Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
    «O Santissima Trinità, vi adoro! Mio Dio, mio Dio, Vi amo nel Santissimo Sacramento!»
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 

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