Involtino cinese al petrolio. Le rotte segrete dell'artico
Fabio Polese - Pechino continua il suo pressing economico sull’Europa: di recente è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra Islanda e Cina. L’intesa è stata siglata a Pechino del premier islandese Johanna Sigurdardottir, al termine di sei lunghi anni di negoziati. Durante gli incontri preliminari erano presenti alle trattative anche alcuni rappresentanti della compagnia petrolifera China Petrochemical.
Reykjavik punta ad accelerare la ripresa economica dopo il crollo del 2008. «E' importante per l'Islanda siglare intese come questa per fortificare il commercio dopo il collasso economico», ha dichiarato Sigurdardottir. Bisogna «rafforzare la solidità delle transazioni commerciali».
L’accordo appena siglato ha come centro d’interesse la cooperazione nel settore energetico. In particolare per quanto riguarda l’esplorazione delle risorse petrolifere a largo della costa nord-orientale dell’isola. In questa zona, conosciuta come l’area di Dreki, diverse multinazionali del petrolio britanniche e norvegesi, stanno esaminando le potenziali risorse.
Ma c’è di più. Secondo molti analisti la Cina si starebbe costruendo un punto d’appoggio nell’Artico. Due i motivi principali: una nuova rotta commerciale e numerose risorse.
Il ministro del Commercio cinese Gao Hucheng sta cercando di negoziare la possibilità per Pechino di utilizzare un passaggio trans-polare che passa vicino all’Islanda. Ad oggi il passaggio è praticabile solamente quattro mesi all’anno, ma si ipotizza che con lo scioglimento dei ghiacci, la rotta di navigazione sia completamente utilizzabile tra il 2040 e il 2050.
La Cina dispone di una capacità di ricerca scientifica nelle regioni polari fra le più importanti al mondo ed è dotata dei più potenti rompighiaccio tecnologici esistenti. Attualmente le merci fanno rotta attraverso lo Stretto di Malacca e il canale di Suez, e questo nuovo passaggio, potrebbe abbattere i costi di navigazione del 40%.
Questa nuova rotta, per fare un esempio concreto, renderebbe possibile il percorso Shanghai-Amburgo con ben 6400 chilometri in meno rispetto alle rotte usate fino ad ora. Un guadagno molto notevole se pensiamo che la Cina trasporta il 70% dei suoi prodotti via mare.
Per quanto riguarda le risorse, si stima che lo scioglimento dei ghiacci potrebbe rivelare non solo giacimenti di petrolio e gas (circa il 30% delle riserve naturali di gas non ancora scoperto), ma anche diamanti ed oro.
Intanto, mentre spariscono i ghiacciai e nessuno teme le conseguenze climatiche, l’Artico sta diventando un nodo centrale per gli equilibri geopolitici. E Pechino sta giocando al meglio le sue carte da super potenza turbo-capitalista.
Involtino cinese al petrolio. le rotte segrete dell'Artico




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