Nuovi manifesti in Canton Ticino, a Lugano il 14 aprile si vota. Aumenta il numero degli italiani che lavorano oltre confine
TERESIO VALSESIA
"Rischiamo di restare tutti in mutande": l’autore dello slogan è Pierre Rusconi, lo stesso dei manifesti «Bala i ratt» apparsi nella primavera del 2011. In questi giorni una nuova campagna contro i frontalieri appare a firma dell’Unione democratica di centro svizzera, un «ritorno di fiamma» che si spiega con la campagna elettorale in corso per le amministrative di Lugano, dove si voterà il 14 aprile.
Contestualmente sale la protesta soprattutto da parte della Lega dei Ticinesi: «I nostri giovani non trovano più lavoro. Bisogna ridurre il numero dei frontalieri e la concorrenza illegale del dumping, sennò rischiamo la fame» tuona ogni settimana il giornale della Lega. È in netta crescita il numero di coloro che bussano alla porta della Svizzera, diventata «la frontiera della speranza»: «Negli ultimi tempi riceviamo ogni giorno una decina di richieste di lavoro da parte di infermiere italiane. In parte provengono dal Verbano e dall’Ossola, ma crescono sempre più quelle arrivano anche da più lontano». Sono le parole del direttore di un Centro per anziani di Brissago, sul confine del canton Ticino. In passato, i frontalieri erano presenti soprattutto nell’edilizia, nella ristorazione e nelle industrie. Poi sono entrati anche nel commercio, adesso avanzano nel terziario. Un flusso che ha prodotto il fenomeno del «dumping», degli stipendi al di sotto della soglia minima di riferimento. La rileva anche il Sindacato cristiano-sociale: da una recente inchiesta sugli addetti al commercio è risultato che il 12 per cento degli occupati non sono retribuiti secondo il contratto collettivo. Ma pur di trovare un’occupazione, i lavoratori accettano tagli poiché gli stipendi rimangono comunque superiori a quelli italiani.
LASTAMPA.it: L'Udc svizzero contro i frontalieri: "Ci prendono il lavoro"




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