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    Predefinito “La guerra occulta”.

    A mo’ di piccolo glossario per il Lettore non completamente espertizzato, diciamo che il termine “rivoluzione”, nel presente studio, associato all’attributo “francese”, possiede valenza contrapposta all’etimo tradizionale originario “Rivoluzione” (dal latino “Revolvere”, cioè: “tornare all’Origine”, “ritornare all’Uno”, “ordinatio ad Unum”, in senso neoplatonico, ovvero: ritorno al Centro dello Swastika.

    A partire da un certo periodo, rintracciabile orientativamente tra il XV e il XVII secolo dell’éra volgare, in ragione di una precisa volontà sovvertitrice, le forze del potere occulto iniziano a intorbidare le acque capovolgendo Culti, Ordini, rituali e persino vocaboli, confondendo in una specie di Babele semantica le manifestazioni della Tradizione e della sovversione. Lo stesso termine “socialismo” possiede valenza antitetica, se si prova a giustapporre la “social-democrazia” di Bernstein al “Nazionalsocialismo” di Hitler. Da qui, la necessità di prestare molta attenzione alle sfumature semantico-semiologiche del presente scritto

    Comunità Politica di Avanguardia

    Rilettura de “La Guerra occulta” di Emmanuel Malynski, edizioni Arktos - Oggero editore, Carmagnola (To) 1988, pp. 194, euro 10,00

    “Quei poveracci di principi regnanti!Oggi tutti i loro diritti si convertono di punto in bianco in pretese e ben presto tutte queste pretese avranno l’aria di un’usurpazione! Basterà che essi dicano “Noi”, oppure “il mio popolo”, per far sorridere la maligna Europa. E per la verità un gran ciambellano del mondo moderno non li tratterebbe con molte cerimonie; decreterebbe forse: “Les souverains rangent aux parvenus” (1)

    Democrazia è parola la cui insensatezza è superata solamente dalla sua invisibilità: milioni di individui che, alla stregua di sonnanbuli, non sospettano neanche lontanamente la secolare frode consumata alle loro spalle, incapaci come sono di pensare se non per categorie democratiche; come se il mondo iniziasse e finisse entro i confini concepiti dagli epigoni della dialettica parlamentare. “Il parlamentarismo, vale a dire la pubblica autorizzazione a poter scegliere tra cinque fondamentali opinioni pubbliche, s’insinua con lusinghe nel gran numero di quelli che vorrebbero di buon grado apparire autonomi a se stanti, nonché combattere per le proprie opinioni.Ma in fin dei conti è indifferente se al gregge è imposta un’opinione oppure se ne sono permesse cinque. - Chi si discosta dalle cinque pubbliche opinioni e si fa in disparte, ha sempre l’intero gregge contro di sé” (2).

    Ora, siccome tutto ciò che esiste in questo mondo esiste in ragione di qualche causa, se si è ricevuto il dono di una scintilla della divina intelligenza, è obbligatorio domandarsi: “democrazia”: cui prodest? “Si può essere tanto ingenui da supporre per un solo momento che il buon senso popolare, così refrattario per natura ad ogni astrazione, abbia tratto questa ideologia nebulosa dal proprio seno? Il popolo è lo stesso dappertutto. Talvolta apparentemente generoso fino al punto da non capirci più nulla; talaltra apparentemente feroce senza che se ne sappia il perché; talvolta sensibile fino all’ingenuità anche quando non v’è la menoma ragione di commuoversi; talaltra impassibile fino al cinismo, quando invece avrebbe dovuto reagire e perfino ruggire per non aver di che arrossire. Esso è quel che certi elementi vogliono che sia. Ecco perché questi stessi elementi gli conferiscono dignità di re, ben sapendo che la sua sovranità sarà semplicemente la loro” (3).

    Come, trovandosi ad affrontare un qualunque seminario di storia contemporanea su testi approvati dalla didattica politicamente corretta, non riflettere sulla palese incongruenza del fenomeno napoleonico? Un ufficiale robesperriano, amico di gioventù del massone ed ebreo Pasquale Paoli, che ascende fulmineamente al soglio imperiale in nome del popolo parigino, e che sotto l’apparenza della Restaurazione diffonde per tutta Europa i germi di qualcosa di inaudito: l’esportazione del seme rivoluzionario concepito dal terzo Stato borghese contro il concetto di monarchia per Grazia di Dio.

    Un “imperatore” che rappresenta l’antitesi dell’idea imperiale romano-germanica, cioè l’antitradizione che si traveste da tradizione, e per obiettivi che sarebbero divenuti espliciti in tutta altra epoca e in tutto altro luogo: la Russia zarista dell’anno del Signore 1917.I grandi sconvolgimenti sociali del secolo XIX sono preceduti quasi sempre da violente crisi economiche abilmente concertate da manipolatori di capitali, come ricorda la vicenda del principe di Polignac. È importante ribadire che la fisima democratica appartiene a una mentalità le cui origini affondano nelle nebbie del tempo, e sono “patrimonio” di un certo tipo umano, ma soprattutto essa nulla ha in comune con l’ethos ariano.

    Per l’affermazione su larga scala di questa fisima è servita tutta la malafede e la superficialità della cultura storiografica occidentale.

    “La guerra occulta” di Emmanuel Malynski, illustra fin troppo bene il secolo che mutò per sempre la geopolitica europea - e quella del resto del mondo contemporaneo -, epoca di sovversioni inaudite compresa tra il 1815 e il 1917.Questa lettura consente pure una risolutiva chiarificazione del Fascismo europeo inteso quale fenomeno anti-sovversivo che, pur avendo condiviso la propria origine con vaghe ascendenze nazionalistico-risorgimentali, si pone agli antipodi di esse, ma soprattutto si oppone ai democratismi e ai parlamentarismi, cioè a quelle dottrine politiche che hanno consentito il capovolgimento di ogni ordine costituito e la definitiva affermazione del Capitale in ogni angolo della Terra.

    “Ed ecco che di pari passo alle rivoluzioni del 1848 comincia anche la grande ascesa politica, sociale ed economica del popolo ebraico... La pretesa emancipazione dei popoli e degli uomini fu la via della loro emancipazione. Tutti gli sviluppi anarchici delle successive democrazie furono, per essi, altrettante fonti di influenza e di potenza. Tutti gli armamenti imposti dall’esasperazione dei nazionalismi furono per essi strumenti di guadagno. Le tasse che rovinavano le nazioni e gli uomini arricchivano gli ebrei, poiché erano essi ad incassarle, attraverso l’intermediario degli Stati. Gli ebrei s’infiltravano dappertutto, e l’aumento dei contributi serviva solo ad ammortizzare i debiti che creavano incessantemente, aumentando automaticamente la ricchezza, la potenza e la presa d’Israele e dell’internazionale capitalistica evidentemente a spese di tutto il genere umano che, senza sospettarlo, stava diventando il debitore diretto o indiretto. Le guerre e le rivoluzioni che dovevano moltiplicarsi a partir dal 1848 e che sempre più rappresenteranno delle calamità per ogni nazione, per i loro fornitori d’oro israeliti saranno invece le operazioni più splendide. Gli ebrei non avranno fattorie o foreste, castelli o fabbriche, ma possederanno le azioni, le accomandite, i crediti controllanti tutto ciò ...” (2).

    La sovversione prende di mira fin da subito l’Impero turco pochi anni dopo la conclusione del Congresso di Vienna. È sufficiente constatare in quale modo l’impulso all’indipendenza greca lasci del tutto indifferenti i contadini delle regioni dell’antica Ellade, mentre gli ambienti ebraici del quartiere degli affari di Costantinopoli pullulano di sovversivi “filo-ellenici” del Fanar. Sembra inverosimile, eppure nessuno si pone più domande tanto impellenti, compreso il capo della Chiesa cattolica: perché gli uomini europei, che nel corso di migliaia di anni avevano mantenuto un contegno aderente all’eredità degli avi, nel volgere di un secolo hanno avvertito la necessità di gettare alle ortiche questo inestimabile patrimonio? Simile rivoluzione è forse stata l’effetto dell’impennata demografica moderna? D’onde è nata l’insofferenza verso Dio e verso le sue immutabili leggi? C’entra l’abbattimento delle grandi distanze geografiche e la consequenziale fusione dei popoli? Quale invisibile forza ha costretto intellettuali e demagoghi delle più svariate nazioni d’Europa a versare il proprio sangue per l’ “indipendenza ellenica” come in Santarosa o il Byron? “ ...È la trasformazione della sesta parte del mondo abitato in un focolaio rivoluzionario impregnato di massoneria e di giudaismo, nel quale l’infezione matura e si fa cosciente delle forze da essa organizzate in tutta sicurezza ...” (5). Una trasformazione stupefacente sbocciata nell’animo dell’uomo moderno e riguardante il concetto di “guerra”: uomini di nobile lignaggio e plebei cominciano a voler sacrificare la vita non più per il proprio signore o per la Corona, ma per la “nazione”.Ogni singolo quanto insignificante individuo, ad un certo momento, comincia a pensare a se stesso in maniera radicalmente opposta: ora egli non è più “l’uomo di un altro uomo”.Egli da ora in poi sarà proprietà della “nazione”, ma la nazione di chi? “Solo ciò che sardonicamente vien chiamato “libertà” ha potuto far sì che un’ironia così feroce, implicante tanto accecamento, fosse in genere possibile...Divenuti “liberi”, gli uomini, ecco che sono costretti a farsi uccidere, occorrendo, per il diavolo in persona o per gli interessi del capitalismo ebraico, il che è più o meno la stessa cosa: pena l’esser qualificati traditori della patria, se non pure fucilati, come se la patria, la massoneria, la democrazia e l’ebreo fossero una sola cosa” (6).

    L’hommage feudale, cioè dare la propria fedeltà a un uomo reale, essere vassallo di un signore, smette di avere la benché minima importanza. La comunità radicata sul territorio viene spazzata via dalla “nazione”.I confini tracciati sulle mappe dei plutocrati riuniti in una interminabile serie di “Congressi”, “Conferenze di pace”, cominciano ad avere importanza infinitamente maggiore dell’ager, del Freund, o delle fréréches de lignage. Patriota, da ora in poi, significa operare e morire in nome della “nazione”.Il nazionalismo moderno nasce con un grossolano vizio d’origine che la propaganda massonica non ha mai potuto occultare: l’essere, esso, una creazione fondamentalmente artificiale. Nessuno può dubitare che un piemontese sia culturalmente più prossimo a un franco-provenzale che non a un campano, e che un tirolese sia un germano e non un italico. Da ciò nasce l’eterna instabilità politica degli Stati nazionali moderni. Lo sgretolamento degli Stati feudali pre-risorgimentali, i quali rappresentavano già un’involuzione del federalismo imperiale romano-germanico, e i conseguenti irredentismi, hanno provocato sugli animi effetti dirompenti. Quale diabolico potere ha potuto trasformare tanto repentinamente uomini che lavoravano la terra, il legno e i metalli, da secoli, che nei cortei regali speravano di poter sfiorare il mantello del sovrano solo per buono auspicio, nella speranza di avere un buon raccolto, che consideravano il monarca alla stregua di ...Lex animata in terris, in fanatici del democratismo, del liberalismo, e persino del parlamentarismo? Come un continente di devoti cristiani ha potuto essere tramutato in una massa di atei straccioni da sobborgo parigino, ma sazia di diritti? Chi ha potuto così tanto?... Risposta elementare: il Capitale, cioè la sotterranea, infernale macchina alimentata dalla cospirazione ebraica.“Camminando così grado per grado in questa via, colla perseveranza che è la nostra grande virtù, noi respingeremo i cristiani e renderemo nulla la loro influenza. Noi detteremo al mondo ciò a cui deve credere, ciò che deve onorare e ciò che deve maledire. Forse alcune individualità si leveranno contro di noi, ma le masse docili e ignoranti ascolteranno noi e prenderanno le parti nostre. Una volta che saremo padroni assoluti della stampa, noi potremo mutare le idee che corrono circa l’onore, la virtù, la rettitudine del carattere, portando il primo colpo a quella istituzione tenuta fin qui per sacrosanta, la famiglia, e ne compiremo la distruzione. Noi potremo estirpare le credenze e la fede per tutto ciò che i nemici nostri, i cristiani, hanno fino a questo momento venerato...” (7).

    Dopo il 70 dell’èra volgare, al sorgere della “luce” del Tâlmud prima e dello Shulchan Aruch poi, da Alessandria a Cordoba, da Napoli ad Amsterdam, dalla Polonia a Parigi, e infine a San Pietroburgo: queste le pietre miliari della bimillenaria marcia verso il dominio planetario della “stirpe eletta”.Aizzare la massa in nome della “libertà”, anzi tutto; abituarla alla disobbedienza; sventolarle dinanzi i feticci più incredibili, come quello della “sovranità popolare”; raccontarle la fandonia materialista, che la conoscenza è una semplice modificazione della materia e che anche lo spirito è riducibile a particelle atomiche. Dirle che il sovrano è solo un tiranno che vivacchia sui sacrifici dei proletari. Toglierle il Cielo e, per soprammercato, elagirle la banconota, raccontandole che essa è ricchezza in sè. Ecco gettare le basi per tutte le conquiste democratiche contemporanee: la Società delle Nazioni, l’ONU, la Fao, il Wwf, l’Unesco, la Nato, la Banca mondiale, il Fondo Monetario Internazionale...

    Gli Stati moderni nascono col crisma della frode proprio perché essi sono la semplice negazione della realtà. Elargire sovranità al popolo, al popolo democratico soprattutto, significa elargirla a tutti, cioè a nessuno. È nascosta dietro a questa sottigliezza la grande truffa democratica, socialista e comunista, in rigoroso ordine sovversivo ascendente. Facendo piazza pulita del sistema gerarchico feudale, si annienta l’autorità reale e personale degli aristòcrati, la quale culmina nella persona realissima dell’Imperatore, per far posto a una burocrazia che sfocia nella pura astrazione, cioè nel nulla: la “sovranità popolare”! Come la banconota innesca la frode in campo economico, sostituendosi al bene reale, così la volontà popolare agisce nel medesimo verso sostituendosi all’autorità reale del signore feudale. Banconota e democrazia sono le due più grandi truffe concepite dall’internazionale ebraica, Sistemi ideati al solo scopo di defraudare l’umanità da ogni autentico bene, da ogni ricchezza reale, per far posto a degli spregevoli surrogati il cui fine ultimo consiste in una colossale privazione: indebitamento o elezione parlamentare che sia. Appare evidente che questo potere, senza il presupposto della segretezza, non avrebbe potuto autosostentarsi. La menzogna attecchisce là dove entità in consapevole malafede detengono il potere politico all’insaputa di quelle stesse masse di cui si fanno finte sostenitrici. Il concetto stesso di segretezza presuppone di un ordinamento sociale creato su basi cospirative: ma chi ha bisogno del segreto per governare? La verità esiste dove è assente la vergogna; la verità è evidenza, è luce solare, è manifestazione che non necessita di dissimulazione, altrimenti essa stessa verrebbe meno; l’espressione greca phainomenon infatti possiede il significato di “manifesto”, essa è l’atto stesso del “render chiaro”, del “delucidare”.Laddove attecchisce il segreto è perché esiste una più o meno discente vergogna, e la vergogna nasce là dove c’è il male. Qualunque potere costruito sulla dissimulazione, che ha come sua peculiarità intrinseca la necessità di occultarsi al consensum gentium, non può basarsi che sull’illegittimità. Tutte le menzogne su cui si sostiene il potere democratico non rappresentano degli incidenti di percorso, ma delle necessarie premesse. Ora non accade per imprevedibile casualità che le nazioni moderne fioriscano su un humus cospirativo, cioè sul fango della sedizione ebraica internazionale: la segretezza, infatti, è stata sempre una peculiarità fondante delle varie sette massonico-risorgimentali, carbonare, di “liberi muratori”...

    Come spiegare l’apparente contraddizione di un massone come Luigi Napoleone, nipote del “Grande Corso”, il quale da presidente della repubblica francese diviene “imperatore” per volontà popolare, che in dispregio completo dei princìpi della Santa Alleanza muove guerra allo Czar, in Crimea, e per motivi incomprensibili al popolo francese? Non accade anche oggi qualcosa di simile, quando il ministro Kouchner tenta di convincere le masse parigine sulla “incombente minaccia nucleare iraniana”? È un vecchio cavallo di battaglia ebraico: convincere il mondo intero che i pericoli di israele rappresentino una minaccia reale per tutta l’umanità, in nome della quale si tiene la Terra in uno stato di guerra latente e permanente.

    “Le figure più rappresentative della democrazia e del così detto libero pensiero non si sono ingannate circa il vero significato della guerra del 1853.Non vi hanno visto un conflitto simile ai tanti della storia, occasionato da un qualunque problema turco, ma lo scontro fra due mondi, il duello fra due dogmi fondamentali, “quello del cristianesimo barbaro d’Oriente contro la giovane fede sociale dell’Occidente civilizzato”, secondo le parole testuali del Michelet. Affrettiamoci a segnalare, che per una tale mentalità il cristianesimo era barbaro a Napoli, a Monaco e fin nella basilica di S.Pietro. Le Logge, le Borse e le banche erano, invece, i templi futuri dell’Occidente “civilizzato” ...la guerra di Crimea, opera del capitalismo, della democrazia, e del loro prodotto artificiale, che è il nazionalismo sovversivo e antitradizionale dei tempi moderni, ha inaugurato questo metodo nuovo, che doveva celebrare il suo trionfo con la prima guerra mondiale” (8).

    Dopo avere eliminato dalla scena politica europea Nicola I, la Santa Alleanza si riduce alla sola Austria, questo “detrito medioevale” sopravvissuto in piena èra democratica. L’Austria della seconda metà dell’Ottocento rappresenta la perfetta antitesi dei democratismi risorgimentali e borghesi: essa è anzi tutto libera dall’indebitamento del capitale ebraico, è autenticamente cattolica, ed è sopra tutto l’ultimo vestigio del Sacro Romano Impero: insomma essa è l’incubo di Giuda. Inutile aggiungere che la letteratura post-risorgimentale concorre non poco a creare certo anti-germanesimo di comodo.Rendere odiosi i germani agli italici fu un’arte che annoverò svariati “patrioti”.La rivalutazione di ipotetici fasti comunali medioevali fu l’abile espediente della propaganda massonico-risorgimentale, un’esca che intrappolò uomini di genio i quali, in perfetta buona fede, prestarono il talento loro al Diavolo in persona. Il motivo di un’Europa monoliticamente compattata contro il “tiranno austriaco” annoverò taluni grandi come il Grossi, il D’Azeglio, il Berchet, l’Aleardi e lo stesso Prati (“Sin che al mio verde Tirolo è tolto/ veder l’arrivo delle tue squadre/ e con letizia di figlio in volto/, mia dolce Italia baciar la madre/; sin ch’io non odo le mute squille/, suonare a gloria per le mie ville .../ no, non son pago”).

    Questa corrosiva opera di demolizione del concetto di Imperium parve arrestarsi solo al termine della Grande Guerra, quello stesso conflitto che ambienti massonico-risorgimentali italiani si intestardivano a voler chiamare ancora “quarta guerra d’indipendenza”.Il potere politico Grande-tedesco aveva dettato le regole per tutta la Confederazione germanica, una compagine retta da aristòcrati latifondisti e industriali che esercitavano una potestà di tipo patriarcale. L’Austria si componeva di comunità agricole multietniche all’interno delle quali il capitale ebraico aveva poco penetrazione: nè lamentele, nè scioperi, né scadenze creditizie turbavano l’operosità di un mondo che risultava odioso solamente ai corifei degli “immortali principî” parigini.

    Queste comunità, soprattutto, non erano indebitate come gli Stati moderni, da qui la necessità di combatterle mortalmente con tutte le armi della propaganda di cui il capitalismo internazionale dispone, specialmente nelle province italiane. Come il potere dei pontefici del XIII secolo, nelle persone di Gregorio IX e Innocenzo IV, si era opposto all’ideale degli Hohenstaufen, a che Federico II non riunisse in un unicum territoriale la Sicilia dei suoi avi materni Normanni e la Germania, così il potere demoplutocratico onnipresente in Europa si è opposto e si oppone a un’autentica riconciliazione politico-culturale tra i popoli di Germania e d’Italia, come tutta la storia del Novecento dimostra. Italia e Germania sono state, da sempre, la spina dorsale dell’Impero, e l’Impero rappresenta il maximum degl’incubi dell’ebraismo internazionale. A partire dagli ultimi anni del XVIII secolo, quando nel reggiano sventolò per la prima volta il tricolore massonico come vessillo anti-austriaco, furono gettate le basi per la “risoluzione” di un problema di fatto inesistente: l’irredentismo. La tattica perseguita dalla sovversione fu quella di aizzare gli irredentismi delle Venezie, della Lombardia e della Toscana, facendo fraudolentemente apparire come una cosa sola la nuova idea nazionalista, democratico-liberale, in funzione anti-germanica; questa tattica si protrasse con l’ausilio di agenti opportunamente prescelti dall’epoca del Menotti a quella del Battisti. L’aspetto più odioso del Risorgimento italiano, che tradisce il giuoco segreto delle forze del sovvertimento mondiale, consiste nel fatto che si pervenne ad associare l’idea dell’unità nazionale italiana esclusivamente all’idea comunale, leghista e democratica, quest’ultima strettamente connessa alle nuove istanze divulgate Napoleone e dalla Rivoluzione francese, dopo avere avuto cura di cancellare dall’immaginario collettivo l’idea ghibellina e feudale, cioè il solo ideale autenticamente europeo risalente a Federico Ivon Hoehenstaufen. La sovversione anti-europea progredì nel suo compito grazie all’opera instancabile di un insospettabile alleato: Otto von Bismarck. Piegare l’ultimo Stato della Santa Alleanza con armi ancor più subdole di quelle usate contro la Russia e l’Austria fu il capolavoro del capitalismo apolide. Il Regno di Prussia, Stato di estrazione feudale, aveva accolto al proprio interno più agenti contaminanti dell’infezione moderna, tra i quali il protestantesimo e la massoneria. Fu Federico II von Hohenzollern che pronunciò la sinistra frase: “Il re è soltanto il primo servitore dello Stato”. Egli, infatti, era stato l’anfitrione di Voltaire ben prima che scoppiasse il bubbone rivoluzionario francese. “Se il principe non è più che il servitore dello Stato, concetto inafferrabile, e non il suo sovrano, non è più il servitore di Dio, ed è lo Stato a divenire Dio. Lo Stato capitalista e tributario del capitalismo è il vero regno di Mammona... Si preannuncia cioè l’avvento di uno Stato che vuole sostituirsi a Dio, essere al di sopra di tutto, per identificarsi al capitalismo che vuole asservire, allo sciovinismo che sa solo odiare, prima di divenire democrazia che rifiuta di servire Dio, per servire solo il popolo sacerdote di Mammona” (9).

    In realtà la Prussia aprì le porte al capitalismo assai più velocemente di altri Stati germanici. La Prussia cedette al materialismo, benché il suo apparato militare fosse ancora saldamente in mano agli Junkers, dunque ad un’aristocrazia di tipo cavalleresco. Ma il peggio fu che l’intera Germania seguì l’esempio prussiano.

    Essa, per mondarsi da questo errore, avrebbe dovuto attendere la più stupefacente manifestazione del Sacro degli ultimi settecento anni: la “Hierophania Hitleris”. Nel corso del Secondo Reich l’equilibrio esistente tra produzione e consumo fu sostituito dall’inflazione dei manufatti e dalla circolazione finanziaria progressivamente accelerata; a questa repentina ascesa borghese corrispose l’immiserimento del proletariato urbano, cioè degli ex contadini ed ex artigiani che erano stato costretti ad abbandonare le originarie comunità rurali perché attratti dal falso benessere urbano. Sotto il Bismarck, infatti, la popolazione berlinese crebbe fino a decuplicarsi. In perfetta buona fede, i Tedeschi cominciarono a fraintendere l’amor di patria con la ricchezza materiale, con l’espansionista imperialista, ma non si chiesero perché nessuno della loro cerchia familiare arricchisse, mentre il paese sembrava compiere questi presunti passi da gigante nel senso del progresso economico. Nemmeno si chiesero il perché di questa nuova necessità, un prurito che olezzava tanto da impostura capitalistica: la necessità di espandersi all’estero, la mania colonialista che somigliava tanto a uno spirito di emulazione di paturnie franco-inglesi, cioè giudaiche.

    “Per rispondere a tali domande, ci si contentava di mettere tutto a carico della superpopolazione... eccesso di popolazione che avrebbe potuto riversarsi lentamente verso la Russia, dato che i governi di essa, allora, non ostacolavano ma anzi invogliavano un movimento del genere. Ciò non avrebbe nemmeno significato la perdita, per la Germania, di elementi tedeschi, dovendosi logicamente attendere che la Russia, per tal via, divenisse una zona di penetrazione germanica: gli emigrati tedeschi colonizzatori del vuoto moscovita avrebbero avuto, in un certo modo, la parte di pionieri dell’influenza germanica” (10).

    Viene male al cuore quando si pensa alla bassissima densità demografica delle grandi e fertili pianure russe del primo Novecento, territori pressoché spopolati che avrebbero potuto garantire la prosperità di milioni di intraprendenti e onesti lavoratori europei, tedeschi in primis, se solo l’Europa occidentale non fosse divenuta insensibilmente, nel corso di quattro secoli, una specie di laboratorio per la sperimentazione del colonialismo più crudele. Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra, Francia: luoghi in cui meglio che altrove, a partire dal XV secolo, attecchisce e si sviluppa il virus capitalista moderno, alimentato dal colonialismo; luoghi dai quali una razza di parassiti apolidi avrebbe effettuato il grande salto verso le Americhe.

    Bisognerebbe approfondire adeguatamente gli studi di economia politica (come insegna Werner Sombart, nel saggio “Gli ebrei e la vita economica”) per comprendere perché una certa specie umana, non potendo portare a compimento un’efficiente penetrazione economica nell’Est europeo, a causa della presenza della barriera cristiano-zarista, abbia deciso di puntare con ferrea determinazione i territori transoceanici. È per questa ragione sufficiente che qualcuno ha correttamente battezzato questo sinistro potere col nome di “talassocrazia”. La piaga nazionalista modernamente intesa nasce in Francia all’ombra del vessillo tricolore, ma essa è una scappatoia tattica che la sovversione usa indifferentemente insieme agli internazionalismi, e pro domo sua.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Rif: “La guerra occulta”.

    “La verità è che la Rivoluzione francese si era servita del sentimento nazionalistico solo per respingere l’invasione straniera...In seguito, la Rivoluzione scoprì nel nazionalismo francese una possente leva per il suo programma offensivo e non più difensivo, e avendone constatata l’efficacia, continuò a servirsene. Ciò non toglie che la rivoluzione detta francese ai suoi inizi desiderò di divenire internazionale” (11)

    La natura strumentale dei conflitti e delle rivoluzioni che hanno contrassegnato gli ultimi due secoli di storia è dimostrata dall’atteggiamento apparentemente ondivago fatto proprio dall’internazionale giudaica. Passata dalla posizione “assimilazionista”, dunque nazionalista francese espressa dopo il 1789, a quella internazionalista delle socialdemocrazie come il Bund (Movimento Socialdemocratico Ebraico) o il Posdr (Partito Operaio Socialdemocratico Russo) di Lenin e Plechanov. E infine all’incomprensibile nazionalismo sionista ancora operante.

    Quando gli Stati europei, allontanatisi dai vincoli imperiali e feudali, cominciano a interessarsi troppo ai territori d’oltremare, sotto la copertura delle monarchie dinastiche tralignate, vengono gettate le basi per l’affermazione della Rivoluzione mondiale e dei nazionalismi di comodo, premesse indispensabili che avrebbero raggiunto il culmine nelle carneficine di massa della Grande Guerra. La Francia moderna, questo aborto geopolitico come e più della stessa Italia, annovera Aquitani e Linguadociani, Alsaziani e Lorenesi, Bretoni e Guasconi, Marsigliesi e Parigini, cioè tutto e il suo contrario (è sufficiente annoverare la millenaria ostilità esistita tra Oitani e Occitani!), e per questo motivo non può esistere altrimenti che per il bene del grande parassita manipolatore di capitali cartacei. Risulta esser vero che l’unificazione della Germania si compie simultaneamente alla verticale ascesa dell’industrializzazione prussiana e alla consequenziale inflazione della produzione, eventi che non mirano certamente al benessere del popolo ma al suo indebitamento. Per questo motivo la grande finanza apolide stante dietro l’unificazione tedesca comincia a favorire la navigazione e la colonizzazione d’oltremare, mentre scoraggia la ben più logica colonizzazione degli immensi spazi russi disabitati; questo programma verrà meravigliosamente ripristinato sotto la direzione del Fuehrer.

    La Germania di Guglielmo II, invece, somiglia tanto a quell’affamato che, pur avendo cibo più che sufficiente dentro casa, va a trafugare quello altrui, al pari di tutte le altre “nazioni” rimaste irretite nella tela del ragno colonialista e schiavista occidentale. Malgrado ciò, gli Imperi Centrali verranno fatti oggetto di una campagna diffamatoria inaudita, orchestrata dalle democrazie occidentali alleate predilette del capitalismo ebraico, poiché in esse sopravvive ancora una certa luminescenza di ordine tradizionale.

    “In realtà Bismarck umiliò e indebolì l’Austria, questa cittadella dell’aristocrazia feudale... lottò contro il cattolicesimo e contro la Santa Sede, cioè contro il principio fondamentale del diritto divino. E una tale lotta la chiamò “Kulturkampf”, lotta per la civiltà! Non è questo il gergo degli uomini del “progresso” che frequentano le logge?” (12).

    “Metternich riconobbe ...chiarissimamente la concatenazione dei varii gradi delle rivoluzioni: il liberalismo e il costituzionalismo preparano fatalmente la democrazia, questa prepara il socialismo, questo il radicalismo ed infine il comunismo - l’intera rivoluzione liberale del Terzo Stato non servendo che a spianare le vie a quella del Quarto Stato...Colto dunque il fenomeno rivoluzionario nella sua unità e nella sua essenza, Metternich additò l’unico antidoto possibile: il fronte parimenti supernazionale di tutti gli Stati tradizionali. La lega difensiva ed offensiva di tutti i sovrani di diritto divino. Tale doveva essere la Santa Alleanza. Purtroppo mancarono i presupposti a che una tale idea grandiosa potesse realizzarsi a pieno: i presupposti sia materiali, che spirituali...Già in sede di religione mancava una unità, perché la lega non comprendeva solo sovrani cattolici, ma anche protestanti e ortodossi, sì che essa non ebbe la sanzione diretta ed impegnativa della Chiesa...Invece è di una ripresa dello spirito del Medioevo... che vi sarebbe stato bisogno: non la sola azione repressiva e il dovere dell’intervento militare ovunque, nello spazio dell’Alleanza, si accendesse la fiamma rivoluzionaria, ma ... qualcosa come un nuovo Templarismo, un Ordine, un blocco di uomini uniti nell’idea, inesorabili nell’azione, uomini facenti vivente testimonianza, in ogni paese, del ritorno a un superiore tipo umano...” (13). Occorre ribadire che questo compito fu finalmente intrapreso soltanto un secolo dopo con la costituzione dall’Ordine Schutz Staffel, Guardia della Rivoluzione Nazionalsocialista evolutasi dal suo originario nucleo “SSLeibstandarte Adolf Hitler”.

    Europa, nel corso degli ultimi due secoli, ha avuto significato compiuto in questa sola occasione: “ ...uscendo dal loro paese, le SS hanno trovato cugini da tutte le parti: i Norvegesi, i Danesi, gli Olandesi, i Fiamminghi...L’Occidente era stato stupito da quel meraviglioso esercito...Migliaia di ragazzi traboccavano di entusiasmo per il vincitore. Hitler appariva loro come un uomo fuori del comune. Egli ebbe allora l’idea notevole di aprire lo spazio SS a quei ragazzi d’Occidente. Era abbastanza rischioso. Nessuno aveva mai pensato a questo. Prima, l’imperialismo tedesco consisteva nel fare affari al di fuori, ma senza pensare di stabilire una comunità ideologica con i vicini, ad attirarli politicamente, a forgiare un ideale comune. Di colpo invece di affari, ecco un uomo che offriva gloria! E una giustizia sociale entusiasmante, che avevano invano sognato prima. E un ordine che meravigliava per la sua ampiezza, dopo il disordine della democrazia...” (14).

    L’ineguagliabile genio hitleriano consentì la creazione di un sistema economico autarchico affrancato dalle imposizioni borsistico-bancarie delle demo-plutocrazie occidentali. La creazione di una moneta a tallone-lavoro, lo stretto controllo statale sulle attività creditizie e l’edificazione di uno Stato nazionalsocialista imperniato sul patrimonio del sangue e del suolo risultarono come un’intollerabile provocazione per il Potere Economico Mondiale a conduzione ebraica. Bismarck, invece, impresse una forte accelerazione alla corsa agli armamenti e, all’indomani del Congresso di Berlino del 1878, svelò la sua collusione col Capitale quando ebbe a dire, a proposito del ministro inglese, l’ebreo Disraeli: Der alte Jude, dies ist der Mann (15).

    Infatti, il circolo di amici e collaboratori giudei del Bismarck comprendeva molti affiliati, tra i quali il Bleichroeder, consigliere di finanza del Cancelliere che, quando si discuteva dell’indennità di guerra da infliggere alla Francia, gli diceva: “Andate là con coraggio, domandate alla Francia dieci miliardi, essa sarà ben felice di cavarsela a questo prezzo” (16).La corsa prussiana agli armamenti, sostenuta da un fiscalismo fino ad allora sconosciuto in Germania, raggiunse proporzioni incredibili nel volgere di pochi anni. “Fu una politica di progressivo indebitamento, con un capitale non redimibile, perché divorato da spese che, giustificate unicamente dalla prospettiva di una nuova guerra, in via immediata erano fruttifere solo per l’ubiquità internazionale dell’oro ebraico. Tali spese erano sempre da rifare per tener dietro alla corsa degli armamenti: di modo che le sostanze dei singoli, sempre più debitori dell’alta finanza e dell’ebreo attraverso l’intermediario dello Stato, da solide e tangibili che erano, si liquefacevano progressivamente e scivolavano nelle casseforti della finanza anonima... sotto forma agevolmente mobilizzabile d’oro e di titoli... vale la pena di citare queste parole pronunciate da Metternich, nel 1849, che dimostrano per ancora un verso che visione profetica egli avesse: “In Germania, gli ebrei hanno parti di prim’ordine e son rivoluzionari di classe. Sono scrittori, filosofi, poeti, oratori, banchieri, che portano entro la loro mente ed entro il loro cuore il peso della loro antica infamia. Essi diverranno, per la Germania, un flagello... ma essi conosceranno probabilmente un avvenire che sarà loro nefasto” (17).

    Il principe Metternich, difensore dell’idea imperiale, comprende la natura sovversiva dei moderni nazionalismi, “cavalli di Troia” generati dalla Rivoluzione francese, i quali mirano a sgretolare dall’interno la comunità europea, feudale e cattolica. Egli intuisce il pericolo mortale insito nella laicità dei democratismi, i quali sono nient’altro che la premessa alla dittatura del capitale apolide di matrice giudaica. Le comunità di sangue e suolo, in Europa, private del sostentamento agricolo e della fede in Dio, col tempo non possono non divenire il deprimente spettacolo rappresentato dalle democrazie attuali. Sgretolare il campanile, cioè la comunità reale (agricola e artigiana) riunita sotto il sacro vessillo della Croce, creando entità geopolitiche artificiali disegnate sulle mappe di plutocrati guerrafondai - la cui estensione territoriale e la cui contraddittorietà culturale sono fin troppo evidenti; si pensi, ad esempio, agli aborti cecoslovacco e jugoslavo del secolo scorso -, non può non innescare un’indefinita sequela di sanguinosi conflitti di massa, come insegna la storia europea del Novecento. Per avere più chiaro il quadro storico in cui erompe il potere sovversivo della rivoluzione francese, è necessario citare un movimento culturale nato in Germania meridionale, che Malynski cita di sfuggita all’inizio del suo studio: la setta degli “Illuminati di Baviera”, loggia massonica le cui propaggini si estendevano già sul finire del XVIII secolo per tutta l’Europa. Fondata nel 1776 dal professor Adam Weisshaupt, a Wilhelmsbad, ebbe lo scopo di preparare la Germania al trionfo della sovversione democratica che di lì a poco sarebbe deflagrata oltreconfine, travolgendo definitivamente il Sistema feudale. L’interpretazione gnostica della Resurrezione di Cristo, tramandata sotto la specie dell’iniziazione, la quale imita la resurrezione - ma solo spirituale - di Cristo, somiglia sorprendentemente al rito di iniziazione dei “Liberi Muratori”, una delle sette sovversive più ostili al Cattolicesimo romano. Esiste un filo comune che tiene uniti lo stesso Protestantesimo, sotto tutte le forme, soprattutto quelle che sono state basi ideologiche per l’edificazione del Nuovo Mondo, le eresie gnostiche a cui si ispira la moderna massoneria, i democratismi, gli egualitarismi e tutti gli altri fenomeni di massa aizzati contro la Chiesa di Roma. Non a caso è stato detto che la borghesia capitalista è figlia di certo protestantesimo. A cos’altro potrebbe ridursi, semplificando tutto il variegato suo percorso politico, lo stesso Risorgimento? Massoneria e giudaismo hanno proceduto sottobraccio nel corso degli ultimi secoli. È sufficiente riflettere in quale modo invasivo il Grande Oriente abbia determinato i destini d’Italia fin dal compimento dell’unità nazionale. Creazione di partiti politici, elezioni presidenziali, scandali finanziari, piccoli, inosservati colpi di Stato, lo stesso scivolamento dalla “prima” alla “seconda repubblica” sono stati eventi che la massa ha sempre e solo subìto, le cui ragioni sfuggono totalmente al suo controllo perché di pertinenza esclusiva dei cosiddetti “poteri occulti”.

    “Il nuovo corso massonico in Sicilia nasce con la scelta di Garibaldi di fondare nel 1860 il “Supremo Consiglio del Grande Oriente d’Italia di rito scozzese antico e accettato Valle dell’Oreto sedente all’Oriente di Palermo” assumendone la guida...Il progetto di creare un soggetto politico che, facendo perno su Palermo, supporti il processo che porterà all’unità d’Italia con Roma capitale...Il Gran Maestro Garibaldi, infatti, in un suo decreto del 1865 ribadisce che il Grande Oriente d’Italia ha “sede provvisoria a Palermo, finché Roma non sia capitale degli italiani”.I massoni siciliani, sotto l’attenta regia di Crispi, plaudono formalmente al progetto di Garibaldi” (18).

    La Prima Guerra Mondiale, che ha rappresentato la prima carneficina di massa (il solo Regno d’Italia contò oltre 600.000 caduti!), dimostra chiaramente le finalità della guerra occulta.

    La causa vera di quel conflitto universale consistette nel desiderio di murare definitivamente consistette nel desiderio di murare definitivamente la struttura della società in generale. Trasformare il mondo in un immenso calderone di corruttele, intrighi finanziari, compromessi politici, cancellando ogni parvenza di legittima e reale autorità, per trasportare il potere in una sfera invisibile alle masse, una sfera in cui si decide della vita e della morte dei popoli e degli individui, una sfera in cui si progettano colpi di Stato, rovesciamenti confessionali, mode, stilemi culturali, comportamenti da propinare come doni provenienti dal cielo all’uomo ridotto a un atomo irrilevante del mercato globale. Nei riguardi dell’Italia, può interessare questo passo di un libro di madame Rygier “La Franç-Maconnerie italienne devant la guerre et le fascisme”, Paris 1929, p. 42): “Il Grande Oriente, all’occasione dell’entrata in guerra dell’Italia, doveva inviare un messaggio a quel popolo, che gli aveva testimoniato la sua fiducia. Nel progetto di manifesto, che fu sottoposto all’esame delle autorità massoniche competenti, era constatata la parte avuta dal Grande Oriente nella campagna interventista, e il successo che aveva coronato il suo sforzo veniva messo nel debito rilievo. Queste frasi furono soppresse nel testo definitivo e sostituite da una frase convenzionale... dicente che la guerra dichiarata era il compimento dei voti e delle profezie dei martiri e dei profeti del Risorgimento, l’insegnamento e l’esempio dei quali erano stati sempre raccomandati, nello logge massoniche, alla mediazione degli adepti” (19).

    Ora, si provi a riflettere sull’insensatezza della Grande Guerra: chi guadagnò qualcosa dal sacrificio di giovani artigiani, contadini, operai? Dopo poco più di mezzo secolo dall’unificazione, la sì detta “patria” svelò il suo vero volto: un’inesauribile pretesa fiscale che avrebbe portato migliaia di famiglie sul lastrico, ma sopra tutto l’esazione di centinaia di migliaia di giovani vite da sacrificare per una guerra concepita da entità in diretto contatto col Principio del Male. Chi trasse profitto da quell’opera di distruzione di città e contrade d’Europa? Si ha idea della caotica confusione politica scaturita da quel conflitto? Stati inventati dal nulla, creazione di entità territoriali volutamente instabili, vere e proprie segregazioni etniche in Stati-fantoccio artatamente creati dai manipolatori di capitali internazionali. La stessa Chiesa cattolica, già sufficientemente umiliata e oltraggiata nel corso del Risorgimento, quali vantaggi reali ricevette dallo smembramento dell’Impero asburgico? Come ha potuto, il Cattolicesimo, cedere sì di schianto al suo più implacabile nemico?

    In quest’opera di demolizione, fino a giungere al Concilio Vaticano Secondo, si potrebbe dire che la Chiesa cattolica sembra essersi rivoltata contro se stessa, giungendo perfino ad abiurare il suo logico antigiudaismo! A partire da Versailles, la guerra occulta avrebbe portato a compimento il suo diabolico progetto: il trionfo della democrazia europea oramai radicata nella coscienza delle masse. Ad Occidente, fiancheggiata dalla democrazia quintessenziata americana. Ad Oriente, oppressa dalla minaccia giudaico-bolscevica. Al suo seguito le “giovani” democrazie in divenire di Polonia, Boemia, Croazia, Lituania...Lo scopo della Conferenza di Parigi - durante la quale si diede il colpo ferale allo stesso Islam - fu di legalizzare quel processo sovversivo che aveva portato nel giro di qualche secolo sul trono del Mondo la peggiore feccia umana. Per tutto il XIX secolo s’eran succedute varie conferenze, dal Congresso di Vienna a quello di Berlino; ma mai se ne vide uno paragonabile a quello di Versailles.“Non se ne parlò come di una conferenza dove si “conferisce”, dove si discute e si negozia, ma come una specie di Corte d’Assise della storia dove, alla luce della democrazia, il mondo avrebbe dovuto esser giudicato... Come ognuno sa, ciò si ripeté in forma drastica dopo la Seconda Guerra Mondiale ed ebbe il suo apice inaudito nel processo di Norimberga...Dinanzi a tale corte, in qualità di colpevoli o di accusati, dovevano apparire regimi e concezioni storiche. Individui e popoli, pieni di ansietà gli uni, gli altri pieni di speranza, attendevano il risultato di questa conferenza, quasi come si fosse trattato del Giudizio Universale...La conferenza doveva dunque esser unilaterale: in tutte le sue sedute, essa agì come la corte che si ritira per deliberare e dinanzi alla quale gli accusati, cioè la parte avversaria, dovevano apparire solo per udire il verdetto” (20).

    Nel corso della farsa di Versailles la Germania, per farsi riconoscere il diritto di cessazione delle ostilità dovette, sotto ricatto, addossarsi la responsabilità di quel conflitto. Ciò ebbe il significato della piena assunzione di responsabilità per tutti i danni di guerra, dello spaventoso esborso per le riparazioni e del conseguente collasso della già depauperata economia nazionale. A quasi un trentennio di distanza, a Norimberga, proseguendo e affinando questa stessa prassi secondo la quale i vinti di una guerra sono implicitamente i rei, sopra tutto perseguendo il meno manifesto obiettivo volto all’annientamento socio politico della Germania, un autoproclamatosi consesso giudicante riproducente il sinedrio ebraico, in pieno orgiasma di onnipotenza, giunge a dichiarare: “Il tribunale non esigerà che sia prodotta la prova dei fatti di notorietà pubblica ma li riterrà come acquisiti”.

    Questa serie di eventi sembra confermare le profezie contenute nelle Sacre Scritture. Si assiste solo a un “progredire” per ipostasi, a un costante allontanamento dall’Unità originaria, a un inarrestabile incremento dell’entropia, quasi come se fosse prossima la venuta dell’Anticristo preannunciante la fine dei tempi.Solo se si è sufficientemente idiotizzati, si può credere di poter scendere a compromessi con la rancune talmudica e conciliare Cristianesimo e giudaismo. L’opera di demolizione che certi agenti occulti dell’ebraismo - giunti fino al soglio pontificio - hanno subdolamente espletato è servita solo a fare tabula rasa dell’insegnamento di Cristo.

    L’occulta macchinazione condotta dalle sette massoniche deviate, alleate del capitalismo ebraico e fautrici dei democratismi umanitari, rappresenta la più perfetta opera di un potere che estende le proprie radici ben al di là del semplice umano. L’attuale società di massa sta infliggendo danni irreparabili ad ogni equilibrio di natura. Capitalismo e demografia incontrollata rappresentano parti interconnesse del medesimo circolo vizioso. La parcellizzazione territoriale post-risorgimentale a detrimento del latifondo - fenomeno che nel Meridione d’Italia è stato gestito dall’alleata locale del capitalismo ebraico: la mafia - ha proceduto di pari passo alla completa mortificazione dell’individuo reale.

    “Mafia”, per l’effe intervocalico, è termine che anche da un punto di vista morfologico non può certamente appartenere al lessico latino, ma è semplice eredità anaria.

    Apparsa contemporaneamente all’erosione dell’autorità borbonica (non è necessario ribadire l’odio mortale nutrito dal sinedrio ebraico contro la prosapia borbonica!), esplode in tutta la sua virulenza con l’avvenuta unificazione territoriale sabaudo massonica. Se nell’attuale “repubblica italiana” il metodo mafioso è riuscito a fare mutare persino il tessuto sociale del Settentrione italiano, lo di deve a quello stesso artefice che ha convertito le dinastie aristocratiche di tutta Europa a un fenomeno da gossip.

    “L’agricoltura sarà sempre la grande ricchezza di ogni paese. Il possesso delle grandi proprietà terriere apporterà sempre in ogni epoca grandi onori e grande influenza ai loro titolari. Di qui segue che i nostri sforzi devono tendere a ciò che i nostri fratelli in Israele facciano importanti acquisti terrieri. Noi dobbiamo dunque, per quanto sia possibile, assecondare il frazionamento delle grandi proprietà...Col pretesto di venire in aiuto alle classi lavoratrici conviene far sopportare ai grandi proprietari di terre il peso delle imposte. Quando poi quelle proprietà saranno giunte nelle mani nostre, il lavoro dei proprietari cristiani diverrà per noi la sorgente di immense ricchezze” (21).

    Mentre in ambito feudale, anche l’ultimo servo della gleba conservava la sua dignità e la sua vita, la sua salute erano realmente rispettate. Con la sostituzione del potere capitalista, invece, il contadino meridionale, al pari dell’operaio delle grandi concentrazioni urbane del Settentrione italiano, diventa un essere insignificante, la cui vita non conta quasi più nulla. L’alienazione della dignità dell’individuo ha come obiettivo l’arricchimento smisurato di pochissimi parassiti. Il percorso intrapreso dalle forze della sovversione operanti in modo inesausto dietro il paravento democratico cela una sua spiegazione metafisica. I suoi stessi esecutori materiali sembrano disconoscere le finalità ultime, tant’è che la corruzione partitocratica sembra avvilupparsi su se stessa in una specie di bellum omnium contra omnes, cioè: la guerra di tutti contro tutti. Lo sgretolamento del “Trono e dell’Altare” ha preceduto la plebeizzazione anonima del potere politico; in democrazia, infatti, non si sa più chi comandi davvero, poiché la rimozione dell’autorità incarnata in una persona fisica, reale costituisce la premessa della dittatura del Capitale anonimo. A voler identificare gli autentici centri del potere, in democrazia, si finisce per sfociare in un labirinto senza sbocco: ciò è stato concepito non per caso. Quale altro scopo posseggono le costituzioni moderne se non quello di irretire chiunque voglia emergere sui sviluppi partitocratici perennemente impegnati a sprecar tempo nella “dialettica parlamentare”?

    Dopo i trattati di Versailles, di Saint Germain, del Trianon e di Sèvres, a conclusione della Grande Guerra, fu stipulata quella che Malynski definisce la “nuova Magna Carta dell’Umanità”: “Il nuovo codice era considerato come l’ultima espressione del “progresso umano” rispetto a quanto l’aveva preceduto nella storia della civiltà. Non vi era dunque alcun criterio più alto, e la sua interpretazione era riservata ai tre grandi giustizieri, rivestiti di infallibilità.Infallibilità accertata come legittima, in virtù della finzione, secondo la quale i signori Lloyd George, Wilson e Clemenceau non sarebbero più stati degli uomini, bensì i “popoli” “(22).

    Si comprende ora l’entità della truffa democratica perpetrata a danno di tutti i popoli della Terra?

    “La stampa ebraica ed ebraicizzata che ha per missione fabbricare l’opinione pubblica e farle inghiottire stoicamente le assurdità più inverosimili, somministrò questa finzione all’ottusità delle masse le quali la accettarono come moneta sonante...I parlamenti delle tre grandi democrazie fortemente parlamentarizzate da essi rappresentati avevano di colpo cessato di parlare, come se fosse stata trasmessa una parola d’ordine, ed essi solo, senza consultar nessuno, potevano dividere l’Europa e una parte dell’Asia come si fa con un pasticcio. Ora, tutti e tre facevano solo attenzione a non dispiacersi l’ebreo, che si preparava a “camminare sul mondo a grandi passi” (23).

    Da quella serie di conferenze nacque la nuova Europa delle “nazioni”, una serie di paradossi geopolitici oltreggianti ogni autentica nazionalità. Basti pensare alla Germania tagliata in due dalla nuova Polonia; all’Austria ridotta a un lembo di territorio insignificante entro la quale l’etnia tedesca diviene una minoranza surclassata dagli slavi. E che dire del Sud Tirolo “italianizzato”? A ciò si aggiunga la spartizione che l’ebreo opera sul tessuto territoriale e sociale dell’Impero Turco.

    È a quella serie di conferenze che bisogna far risalire l’attuale metastasi ebraica in terra di Palestina, la spartizione cervellotica di Siria e Libano, l’incredibile sequela di nefandezze compiute contro i popolo arabi della Mesopotamia. Conviene ancora una volta ribadire chi trasse autentico beneficio da questa catena di nefasti eventi, ovvero chi, tra tutti i belligeranti, ma sopra tutto tra i non belligeranti prestatori di moneta, ha avuto interesse a creare tanta instabilità? Come si può credere all’innocenza ebraica se la Germania di Weimar sembra somigliare così tremendamente all’Iraq del dopo-Saddam? Quale filo rosso accomuna le miserie del popolo palestinese a quelle di tanti Europei di oggi? È davvero cervellotico e maniacale ricercare e trovare sempre un medesimo artefice in cotanti misfatti ...?





    Mario MARLETTA e Adriana NEGRONI





    Note:

    1] Friedrich Nietzsche, “La Gaia Scienza”, Libro III, 176. Adelphi edizioni, Milano 1977;

    2] Friedrich Nietzsche, ibidem, Libro III, 174;

    3] Emmanuel Malynski, “La guerra Occulta”, Arktos - Oggero editore, Torino 1939;

    4, 5, 6] ibidem;

    7] “Le contemporain” del 1° luglio 1986.Discorso programmatico pronunciato dal rabbino Reichhorn a Praga, in occasione dell’adunanza rabbinica denominata “Caleb”;

    8,9,10,11,12] Emmanuel Malynski, opera citata;

    13] Julius Evola, “Rivolta contro il mondo moderno”, Edizioni Mediterranee, Roma 1969;

    14] Leon Degrelle, “Waffen-SS: la grande sconosciuta”, Edizioni Sentinella d’Italia, Monfalcone [Go] 1984;

    15] “Questo vecchio ebreo è l’uomo della situazione”;

    16] Paul Lafargue, “Il Materialismo economico di Carlo Marx”, Uffici della Critica Sociale, Milano 1894;

    17] Emmanuel Malynski, opera citata;

    18] Ninni Giuffrida, “Palermo Massonica. Business e Risorgimento.Isegreti della Loggia”; documenti dell’archivio dell’Oriente cittadino;

    19, 20] Emmanuel Malynski, opera citata;

    21] “Le contemporain” del 1° luglio 1886: discorso citato;

    22, 23] Emmanuel Malynski, opera citata.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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