Stavo per postare nella discussione "gesù era per la sola criptura?" quando ho pensato che questo libro meriti un analisi a parte.
Tratta delle primissime comunità cristiane.
E' un libro interessante, scritto bene, si legge anche in fretta.
Innanzitutto le prime comunità cristiane erano piuttosto divise tra di loro, da zona a zona, e anche gli apostoli non la pensavano sempre uguale sulla teologia cristiana (Paolo si scontro duramente con Pietro su vari argomenti).
Il libro parla molto dei Vangeli APOCRIFI, in quanto, seppur incompleti alcuni, danno informazioni aggiuntive.
Per capire come “tutto è cominciato” bisogna soffermarsi sulla figura di Paolo di Tarso che, grazie all’abilità oratoria e alla passione del messaggio, fece molti seguaci. I nuovi adepti vennero liberati da alcuni vincoli: ad esempio il cibo poteva essere consumato anche con le modalità dei “gentili” (i non ebrei) e non era più necessaria la circoncisione. Tutto ciò facilitò l'avvicinarsi al nuovo credo da parte dei non ebrei, ma sollevò anche polemiche da parte degli ebrei vicini alla predicazione di Gesù.
Centrale per la nuova religione, e nella predicazione di Paolo, è il tema della resurrezione, storicamente non documentabile ma il cui significato simbolico è chiaro:Gesù è sempre vivo tra i suoi.
La tolleranza dei romani nei confronti delle religioni era ampia e riconosciuta, ma l'autorità romana avanzava una sola richiesta, che le varie religioni dei paesi conquistati non presentassero caratteri di eversione politica, il cristianesimo invece si pose come una specie di “concorrente politico” proprio perché la sua natura non poteva essere subordinata, pur rispettandola all’autorità politica.
Grandi le diversità delle varie forme di Cristianesimo nel secoli II e III dopo Cristo, unanime però il rifiuto della violenza e della guerra (scelta questa intollerabile per i romani) ma dopo l’Editto di Costantino, quando l’atteggiamento del mondo nei confronti dei cristiani cambia, anche questa posizione si ammorbidisce e viene considerata legittima la guerra per difesa, per sottolineare il nuovo lealismo civico da parte dei cristiani.
Ed ecco che Augias, tra dubbi e chiarimenti, ripercorre il cammino della nascita di una “struttura”, di un’organizzazione, di una gerarchia, insomma di ciò che caratterizza la Chiesa nei secoli, e che ancora oggi rimane indiscutibile fonte d’autorità.
Le chiese del tempo erano più democratiche, con un organizzazione che ricorda le chiese nate dalla riforma.
Che ne pensate del libro?




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