Costanzo Preve e Gianfranco La Grassa sono due pensatori di portata mondiale ed epocale. Sono sicuro che il tempo renderà loro giustizia rispetto all’autentico silenziamento di cui sono fatti oggetto, che, tra l’altro, è indice, di per se stesso, del loro valore nel mefitico contesto culturale attuale. Se vogliamo, può essere anche indice di residua vitalità sotterranea della cultura italiana nell’attuale lungo e freddo inverno dello spirito, una vera e propria glaciazione, come un debole fuoco che cova sotto la cenere e i resti di un mucchio di rovine e detriti. Certo, l’Italia, nazione ormai allo sbando, è uno dei paesi in cui il degrado del mondo «occidentale» si presenta nella forma più evidente, ma forse per questo motivo qui accennano a nascere delle forme di reazione, perlomeno sul piano intellettuale, che poi magari in futuro saranno sviluppate in altri paesi, come già altre volte nella storia è accaduto. Se questa mia affermazione potrà sembrare eccessiva, sfido a riportarmi i nomi di altri studiosi che possano stare alla pari dei suddetti per ampiezza e profondità di pensiero. Forse i superficiali e pseudo-radicali Chomsky o Žižek?
Preve e La Grassa sono gli unici studiosi di formazione marxista, perlomeno io non ne conosco altri, che abbiano intrapreso, in seguito al «crollo del muro», il percorso sistematico di un ampio ripensamento del marxismo e dell’esperienza storica del comunismo, senza rinnegare la propria storia o ricadere in un’ideologia pre-marxiana, come le tante ideologie neo-liberali che occultano i rapporti reali della società capitalistica, o, al contrario, senza cadere nella difesa di un’ideologia cristallizzata, come nel caso dei tanti gruppetti di «testimoni di Marx».
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Comunità/conflitto. La complementarietà tra la filosofia di Costanzo Preve e la teoria politica di Gianfranco La Grassa - Stato & Potenza