Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: Pianeti "ipotetici"

  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Pianeti "ipotetici"

    di Paul Schlyter - Dal sito dell'Associazione Astrofili Trentini

    Vulcano, il pianeta prima di Mercurio
    1860-1916 / 1971

    Il matematico francese Urbain Le Verrier, che predisse con J.C. Adams la posizione di Nettuno prima che fosse osservato, in una conferenza tenuta il 2 gennaio 1860 annunciò che il problema delle deviazioni nel moto di Mercurio poteva essere risolto ipotizzando un altro pianeta interno oppure una seconda cintura di asteroidi interna all'orbita di Mercurio. Questo pianeta (o questi asteroidi) era osservabil durante il transito sul Sole o durante le eclissi totali di Sole. Il Professor Wolf, del "Centro di studio delle macchie solari" di Zurigo, trovò un certo numero di "macchioline" sospette sul Sole e un altro astronomo ne trovò alcune in più. Un totale di due dozzine, che sembrava coincidere con il tracciato di due orbite interne a Mercurio; una con un periodo di 26 giorni, l'altra di 38. Nel 1859 Le Verrier aveva ricevuto una lettera dall'astrofilo Lescarbault, il quale riferiva di aver visto una macchia scura sul Sole il 26 marzo 1859, che assomigliava a un pianeta in transito. Egli l'aveva osservata per un'ora e un quarto, quando essa attraversò un quarto del diametro solare. Lescarbault valutò l'inclinazione orbitale tra 5,3 e 7,3 gradi, la longitudine del nodo a circa 183 gradi, la sua eccentricità "enorme" e il suo periodo di transito sul Sole pari a 4 ore e 30 minuti. Le Verrier fece indagini su quest'osservazione e calcolò un'orbita in base a essa: periodo 19 giorni e 7 ore, distanza media dal Sole 0,1427 UA, inclinazione 12° 10', nodo ascendente a 12° 59'. Il diametro del corpo era considerevolemente più piccolo di quello di Mercurio e la sua massa fu stimata pari a 1/17 di quella di Mercurio. Era troppo piccolo per spiegare le deviazioni di Mercurio, ma forse si trattava del membro più grande di una cintura di asteroidi intra-mercuriale. Le Verrier si innamorò del pianeta e lo chiamò Vulcano.
    Nel 1860 ci fu un'eclisse totale di Sole. Le Verrier mobilitò tutti gli astronomi francesi e qualcun altro al fine di trovare Vulcano; nessuno ci riuscì. Le 'macchie' sospette di Wolf risvegliarono l'interesse di Le Verrier e, appena prima della sua morte, avvenuta nel 1877, furono pubblicate nuove 'prove'. Il 4 aprile 1875 un astronomo tedesco, H. Weber, vide una macchia circolare sul Sole. L'orbita di Le Verrier indicava un possibile transito per il 3 aprile di quell'anno, e Wolf notò che anche il periodo orbitale di 38 giorni avrebbe potuto spiegare un transito in quel periodo. Quella 'macchia circolare' fu anche fotografata a Greenwich e a Madrid. Ci fu un bel po' di agitazione dopo l'eclisse totale di Sole del 29 luglio 1878, quando due osservatori affermarono di aver visto - nelle vicinanze del Sole - piccoli dischi illuminati che avrebbero potuto essere soltanto piccoli pianeti interni all'orbita di Mercurio. J. C. Watson (professore di astronomia all'University of Michigan) ritenne di aver trovato DUE pianeti intra-mercuriali! Anche Lewis Swift (co-scopritore della Cometa Swift-Tuttle, che è ritornata nel 1992) vide una 'stella' che pensò essere Vulcano, ma in una posizione diversa da entrambi i due 'pianeti' di Watson. Inoltre, né il Vulcano di Watson né quello di Swift potevano conciliarsi con il Vulcano di Le Verrier o di Lescarbault. Dopo nessuno ha mai più visto Vulcano, malgrado le varie ricerche in occasione di diverse eclissi solari. Nel 1916 Albert Einstein pubblicò la sua Teoria della Relatività Generale, che spiegava le deviazioni del moto di Mercurio senza ricorrere a uno sconosciuto pianeta interno. Nel maggio 1929 Erwin Freundlich di Potsdam fotografò un'eclisse totale di Sole a Sumatra e, più tardi, esaminò attentamente le lastre che mostravano una gran quantità di stelle. Sei mesi dopo furono relizzate lastre di confronto; vicino al Sole non fu trovato nessun oggetto sconosciuto più luminoso della nona magnitudine. Ma che cosa hanno visto, in realtà queste, persone? Lescarbault non aveva alcuna ragione di raccontare una frottola e anche Le Verrier gli prestò fede. È dunque possibile che Lescarbault abbia visto un piccolo asteroide che passava molto vicino alla Terra, appena all'interno dell'orbita terrestre. All'epoca tali asteroidi erano sconosciuti e, quindi, l'unica idea di Lescarbault fu quella di aver visto un pianeta intra-mercuriale. Swift e Watson hanno potuto, per la fretta di fare osservazioni durante la totalità, travisare alcune stelle, credendo di aver visto Vulcano. Vulcano fu rispolverato brevemente nel 1970-1971, quando alcuni ricercatori pensarono di aver rilevato molti piccoli oggetti vicino al Sole durante un'eclisse totale. Questi potevano essere piccole comete: in seguito, infatti, si sono osservate comete che passano tanto vicino al Sole da cadervi dentro.

    Dal sito http://www.astrofilitrentini.it/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 28-02-10 alle 01:40
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Pianeti "ipotetici"

    La Luna di Mercurio
    1974

    Due giorni prima del volo radente del Mariner 10 su Mercurio, avvenuto il 29 marzo 1974, uno strumento cominciò a registrare forti emissioni nell'ultravioletto estremo che "non avevano alcuna ragion d'essere". Il giorno dopo erano sparite. Tre giorni più tardi riapparvero; sembrava che ci fosse un "oggetto" che si staccava da Mercurio. In principio gli astromomi pensarono di aver visto una stella. Ma l'avevano rilevata in due direzioni abbastanza differenti. Inoltre, ogni astronomo sa che tali lunghezze d'onda dell'ultravioletto estremo non sono in grado di penetrare molto nella materia interstellare; ciò suggeriva che l'oggetto doveva essere vicino. Mercurio aveva una luna? Dopo un frenetico venerdì, quando si era registrato che l'"oggetto" si muoveva a 4 km/s (una velocità compatibile con quella di una luna), furono chiamati in aiuto i direttori del JPL. Essi fecero lavorare la sonda (ormai al termine della sua missione) solo per il gruppo di studio dell'ultravioletto. Tutti cominciarono a preoccuparsi per la conferenza stampa programmata per quella domenica: sarebbe stato annunciato l'ipotizzato satellite? Ma la stampa già sapeva. Alcuni giornali, i più rispettabili, pubblicarono la notizia correttamente; molti altri scrissero storie eccitate sulla nuova luna di Mercurio. E la "luna"? Non fu più ritenuta un satellite di Mercurio ma, infine, identificata con una stella molto calda, 31 Crateris. Da dove venissero le prime emissioni, quelle che furono registrate durante l'avvicinamento al pianeta, rimane tuttavia un mistero. Così termina la storia della luna di Mercurio ma, al tempo stesso, si apre un nuovo capitolo dell'astronomia con la scoperta che l'ultravioletto estremo non è completamente assorbito dalla materia interstellare, come prima si credeva. La Gum Nebula si è rivelata una sorgente alquanto forte di ultravioletto estremo, diffondendone per 140 gradi del cielo a 540 angstroms. Gli astronomi hanno scoperto una nuova finestra attraverso la quale osservare i cieli.

    Dal sito http://www.astrofilitrentini.it/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 28-02-10 alle 01:30
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Riferimento: Pianeti "ipotetici"

    Neith, la Luna di Venere
    1672-1892

    Nel 1672 Giovanni Domenico Cassini, uno dei maggiori astronomi del tempo, notò un piccolo compagno vicino a Venere. Forse Venere aveva un satellite? Cassini decise di non divulgare la sua osservazione, ma 14 anni dopo, nel 1686, vide ancora il medesimo oggetto; quindi pubblicò la notizia. L'oggetto era stimato avere all'incirca 1/4 del diametro di Venere e mostrava le stesse fasi. In seguito, fu visto anche da altri astronomi: James Short nel 1740, Andreas Mayer nel 1759, J. L. Lagrange nel 1761 (questi annunciò che il piano orbitale del satellite era perpendicolare all'eclittica). Durante il 1761 l'oggetto fu visto per ben diciotto volte da cinque osservatori. In particolare le osservazioni di Scheuten del 6 giugno 1761 erano interessanti: egli vide Venere in transito sul disco solare, accompagnato a lato da una macchia scura più piccola, che lo seguiva nel transito. Tuttavia, Samuel Dunn di Chelsea, Inghilterra, che pure guardò quel transito, non vide la macchia supplementare. Nel 1764 ci furono otto rilevazioni di due osservatori. Altri tentarono di vedere il satellite, ma non riuscirono a trovarlo. Il mondo astronomico era di fronte a una controversia; molti osservatori avevano riferito di aver visto il satellite, mentre molti altri non erano riusciti a trovarlo malgrado tutti i loro sforzi. Nel 1766 il direttore dell'osservatorio di Vienna, Padre Hell, pubblicò un trattato nel quale dichiarava che tutte le osservazioni del satellite erano illusioni ottiche: l'immagine di Venere è così luminosa che viene riflessa nell'occhio, poi rientra nel telescopio e crea un' immagine secondaria di scala più piccola. Altri, invece, pubblicarono trattati nei quali sostenevano che le osservazioni erano reali. Il tedesco J. H. Lambert pubblicò gli elementi orbitali del satellite nel Berliner Astronomischer Jahrbuch del 1777: distanza media 66,5 raggi di Venere, periodo orbitale 11 giorni e 3 ore, inclinazione sull'eclittica 64 gradi. Si sperava che il satellite si sarebbe potuto vedere durante il transito di Venere sul Sole del 1° giugno 1777 (è evidente che Lambert fece un errore nel calcolo degli elementi orbitali... A 66,5 raggi venusiani, la distanza da Venere è all'incirca la stessa della Luna dalla Terra. Ma questo non va molto d'accordo con il periodo orbitale di 11 giorni, ovvero solo poco più di 1/3 del periodo orbitale della nostra Luna. La massa di Venere è un po' più piccola di quella della Terra). Nel 1768 ci fu un'ulteriore osservazione del satellite, a opera di Christian Horrebow di Copenhagen. Ci furono anche tre ricerche, una delle quali compiuta da William Herschel (uno degli astronomi più famosi del tempo), che però non riuscirono a trovare alcun satellite. Poco dopo, il tedesco F. Schorr tentò di formulare una tesi a sostegno del satellite in un libro pubblicato nel 1875. Nel 1884 M. Hozeau, ex direttore dell'Osservatorio Reale di Bruxelles, suggerì una differente ipotesi. Analizzando le osservazioni disponibili, Hozeau concluse che la luna di Venere appariva vicino al pianeta all'incirca ogni 2,96 anni ovvero 1080 giorni. Hozeau suggerì che non si trattasse di una luna di Venere, ma di un pianeta a se stante, in orbita intorno al Sole con un periodo di 283 giorni e perciò in congiunzione con Venere ogni 1080 giorni. Hozeau lo chiamò Neith, dalla misteriosa dea di Sais, il cui velo non era sollevato da nessun mortale. Nel 1887, tre anni dopo che la "luna di Venere" era stata riportata in auge da Hozeau, l'Accademia Belga delle Scienze pubblicò una lunga ricerca nella quale si indagava in dettaglio su ciascuna osservazione riportata. Molte osservazioni del satellite si rivelarono stelle viste in prossimità di Venere. Specialmente le osservazioni di Roedkier furono "escluse" per bene; era stato ingannato, in successione, da Chi Orionis, M Tauri, 71 Orionis e Nu Geminorum! James Short aveva visto una stella un po' più debole dell'ottava magnitudine. Tutte le osservazioni effettuate da Le Verrier e Montaigne potevano essere spiegate in maniera analoga. I calcoli orbitali di Lambert furono demoliti. L'ultimissima osservazione, quella di Horrebow nel 1768, potè essere attribuita a Theta Librae. Dopo la pubblicazione di questa ricerca, fu riferita una sola altra osservazione da parte di un uomo che, in precedenza, aveva cercato il satellite di Venere ma non l'aveva trovato: il 13 agosto 1892, infatti, E. E. Barnard registrò un oggetto di settima magnitudine vicino a Venere. Non c'era alcuna stella nella posizione indicata, ma la vista di Barnard è notoriamente eccellente. Ancor oggi non sappiamo che cosa egli abbia visto. Era un asteroide non classificato? O una piccola nova che nessun altro ha visto?

    Dal sito AAT - Associazione Astrofili Trentini
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 28-02-10 alle 01:25
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #4
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Riferimento: Pianeti "ipotetici"

    La Seconda Luna della Terra
    1846-oggi

    Nel 1846, Frederic Petit, direttore dell'osservatorio di Tolosa, affermò che era stata scoperta una seconda luna della Terra. Era stata vista da due osservatori, Lebon e Dassier, a Tolosa, e da un terzo, Lariviere, ad Artenac, durante la serata del 21 marzo 1846. Petit trovò che l'orbita era ellittica, con un periodo di 2 ore 44 minuti e 59 secondi, un apogeo a 3570 km dalla superficie terrestre e un perigeo a soli 11,4 km (!). Le Verrier, che era tra il pubblico, brontolò che bisognava tenere in considerazione la resistenza dell'aria, cosa che nessuno era in grado di fare all'epoca. Petit fu ossessionato dall'idea di una seconda luna, e 15 anni dopo annunciò di aver fatto calcoli a proposito di una piccola luna della Terra, capace di causare alcune particolarità, allora inspiegabili, nel moto della Luna principale. In generale, gli astronomi ignorarono questa affermazione, e l'idea sarebbe stata dimenticata se un giovane scrittore francese, Jules Verne, non ne avesse letto un riassunto. Nel romanzo "Dalla Terra alla Luna", Verne fa sì che un piccolo oggetto passi vicino alla capsula spaziale, costringendola a ruotare intorno alla Luna invece che cadere su di essa:

    "Si tratta", disse Barbicane, "di un semplice meteorite anche se enorme, trattenuto come un satellite dall'attrazione della Terra!"

    "È mai possibile?", esclamò Michel Ardan, "la Terra ha due lune?"

    "Sì, amico mio, ha due lune, sebbene sia comunemente ritenuto che ne abbia una sola. Ma questa seconda luna è così piccola e la sua velocità è così elevata, che gli abitanti della Terra non possono vederla. È stato notando alcune perturbazioni che un astronomo francese, Monsieur Petit, ha potuto determinare l'esistenza di questa seconda luna e calcolarne l'orbita. Secondo lui, per compiere una rivoluzione completa intorno alla Terra essa impiega tre ore e venti minuti..."

    "Tutti gli astronomi ammettono l'esistenza di questo satellite?", chiese Nicholl.

    "No", rispose Barbicane, "ma se essi, come noi, lo avessero incontrato, non potrebbero più dubitarne... Ma ciò ci dà un modo per determinare la nostra posizione nello spazio... la sua distanza è nota e perciò, quando lo abbiamo incontrato, eravamo a 7480 km dalla superficie del globo!"


    Jules Verne fu letto da milioni di persone, ma fino al 1942 nessuno notò le discrepanze nel testo:

    1. Un satellite a 7480 km dalla superficie terrestre avrebbe un periodo di 4 ore e 48 minuti, non di 3 ore e 20 minuti.
    2. Poiché esso fu visto dal finestrino dal quale la Luna era invisibile, ma entrambi erano in avvicinamento, doveva avere moto retrogrado, cosa che certo sarebbe stata degna di nota. Ma Verne non menziona quest'aspetto.
    3. In ogni caso, il satellite sarebbe stato in eclisse e perciò invisibile. Il proiettile non lascia l'ombra della Terra se non molto più tardi.

    Il dottor. R.S. Richardson, del Mount Wilson Observatory, tentò far quadrare tutto ipotizzando un'orbita eccentrica: perigeo a 5010 km e apogeo a 7480 km dalla superficie della Terra, eccentricità 0,1784.

    Comunque, Jules Verne fece conoscere la seconda luna di Petit a tutto il mondo. Gli astrofili giunsero alla conclusione che c'era l'opportunità di diventare famosi -- chiunque avesse scoperto questa seconda luna avrebbe visto il proprio nome scritto negli annali della scienza. Al contrario, nessun grande osservatorio prese in esame il problema della seconda luna; o, se lo fece, mantenne il silenzio. Gli astrofili tedeschi si misero a dare la caccia a ciò che essi chiamavano Kleinchen ("piccolino"). Naturalmente, Kleinchen non fu mai trovato.

    W. H. Pickering rivolse la sua attenzione ai problemi teorici: se il satellite orbitasse a 320 km dalla superficie e se il suo diametro fosse di 0,3 metri, con la stessa capacità di riflessione della Luna, esso dovrebbe essere visibile con un telescopio da 3 pollici. Un satellite di 3 metri sarebbe un oggetto di quinta magnitudine, visibile a occhio nudo. Sebbene Pickering non si sia messo a cercare l'oggetto di Petit, tuttavia portò avanti una ricerca su un satellite secondario, un satellite della nostra Luna ("On a photographic search for a satellite of the Moon", Popular Astronomy, 1903). Il risultato fu negativo e Pickering concluse che ogni eventuale satellite della Luna doveva essere più piccolo di 3 metri.

    L'articolo di Pickering sulla possibile esistenza di una piccola seconda luna della Terra, "A Meteoritic Satellite", apparve su Popular Astronomy nel 1922 e provocò un altro breve momento di agitazione fra gli astrofili, giacché conteneva questa richiesta: "un telescopio da 3-5 pollici, con un oculare a bassa focale dovrebbe essere il miglior strumento per trovarla. È un'opportunità per l'astrofilo". Ma, di nuovo, le ricerche rimasero infruttuose.

    L'idea originaria era che il campo gravitazionale della seconda luna avrebbe dovuto dar conto delle piccole deviazioni, allora inspiegabili, del moto della Luna maggiore. Ciò significava un oggetto grande almeno parecchi chilometri. Ma se questa grande seconda luna fosse esistita davvero, avrebbero dovuto vederla anche i Babilonesi. Anche se troppo piccola per mostrare un disco, la sua relativa vicinanza dovrebbe farla muovere velocemente e perciò renderla visibile, come ben sanno gli attuali osservatori di satelliti artificiali o perfino di aeroplani. D'altra parte, nessuno si è mai interessato molto a lune troppo piccole per essere viste.

    Ci sono state altre ipotesi di ulteriori satelliti naturali della Terra. Nel 1898 il dottor Georg Waltemath di Amburgo affermò di aver scoperto non solo una seconda luna, bensì un intero sistema di minuscole lune. Waltemath fornì gli elementi orbitali di uno di questi satelliti: distanza dalla Terra 1,03 milioni di km, diametro 700 km, periodo orbitale 119 giorni, periodo sinodico 177 giorni. "Talvolta", disse Waltemath, "brilla nella notte come il Sole"; egli riteneva che questa luna fosse stata vista in Groenlandia il 24 ottobre 1881 da Lieut Greely, dieci giorni dopo che il Sole era tramontato per l'inverno. L'interesse pubblico aumentò quando Waltemath predisse che la seconda luna sarebbe passata di fronte al Sole il 2, il 3 o il 4 febbraio 1898. Il 4 febbraio, dodici persone dell'ufficio postale di Greifswald (l'Herr Postdirektor Ziegel, alcuni membri della sua famiglia e alcuni impiegati postali) osservarono il Sole a occhio nudo, senza proteggersi dalla luce abbagliante. È facile immaginare una scena quasi ridicola: un solenne impiegato civile prussiano, che indica il cielo attraverso la finestra del suo ufficio, leggendo con voce stentorea ai suoi rispettosi subordinati la previsione di Waltemath. Durante una successiva intervista, questi testimoni parlarono di un oggetto scuro con un diametro pari a un quinto di quello solare, che impiegò dalle ore 1:10 alle ore 2:10 (tempo di Berlino) per attraversare il disco solare. Si provò ben presto che si trattava di un errore, giacché durante quelle ore il Sole era stato osservato attentamente da due esperti astronomi, W. Winkler a Jena e il barone Ivo von Benko a Pola, Austria; entrambi riferirono che sul disco c'erano solo alcune normalissime macchie solari. Il fallimento di questa e di altre successive previsioni non scoraggiò Waltemath, che continuò a pubblicare previsioni e chiedere che fossero verificate. Gli astronomi contemporanei erano abbastanza irritati, dovendo continuamente rispondere a domande del pubblico come "Oh, a proposito, che ci dice di tutte queste nuove lune?". Al contrario gli astrologi colsero l'occasione al volo. Nel 1918 l'astrologo Sepharial chiamò questa luna Lilith. Egli considerava che fosse nera; abbastanza per essere invisibile per la maggior parte del tempo, diventando visibile solo quando era nei pressi dell'opposizione o quando transitava attraverso il disco solare. Sepharial calcolò le effemeridi di Lilith, sulla base di varie osservazioni asserite da Waltemath. Riteneva inoltre che Lilith avesse all'incirca la stessa massa della Luna, ignorando allegramente che se un tale satellite esistesse davvero, anche se invisibile, dimostrerebbe la sua esistenza perturbando il moto della Terra. Ancora oggi alcuni astrologi usano "la luna nera" Lilith nei loro oroscopi.

    Di tanto in tanto, altre "lune addizionali" sono state riferite dagli osservatori. La rivista astronomica tedesca Die Sterne riportò che un astrofilo di nome W. Spill aveva osservato una seconda luna attraversare il disco della prima Luna il 24 maggio 1926.

    Intorno al 1950, quando si cominciò a discutere sul serio di satelliti artificiali, ognuno si aspettava che essi sarebbero stati soltanto gli stadi superiori fuori uso di razzi, incapaci di portare radiotrasmittenti ma seguiti con il radar da Terra. In questo caso, un gruppo di piccoli satelliti naturali sarebbe stato di disturbo, poiché avrebbe riflesso i raggi dei radar al posto dei satelliti artificiali. Il metodo per cercare questi satelliti naturali fu sviluppato da Clyde Tombaugh. Si calcola il moto del satellite, ad esempio, a 5000 km di altezza; poi si appronta una fotocamera che riprenda il cielo esattamente a quella data altezza; le stelle, i pianeti, etc. appariranno come linee sulle fotografie prese dalla fotocamera, mentre qualsiasi satellite alla giusta altezza apparirà come un punto. Se invece fosse a un'altezza lievemente diversa, produrrebbe una breve linea.

    Le osservazioni al Lowell Observatory cominciarono nel 1953, invadendo un territorio ancora sconosciuto; a eccezione dei tedeschi in cerca di Kleinchen, nessuno aveva mai fatto attenzione allo spazio tra la Luna e la Terra! Nell'autunno del 1954, settimanali e quotidiani di buona reputazione affermarono che la ricerca aveva dato i primi risultati: un piccolo satellite a 700 km di altezza e un altro a 1000 km. Si dice che un generale abbia chiesto: "È sicuro che sono naturali?". Nessuno sembra sapere come tali notizie si siano originate, poiché le ricerche furono completamente negative. Invece, quando i primi satellti artificiali furono lanciati nel 1957 e nel 1958, furono ripresi dalle fotocamere.

    Ma, cosa strana, tutto ciò non significa che la Terra abbia un solo satellite naturale. Per breve tempo la Terra può avere un satellite molto vicino. I meteoroidi che passano nei pressi della Terra e scivolano attraverso gli strati superiori dell'atmosfera possono perdere abbastanza velocità per trasformarsi in satelliti orbitanti. Ma poiché a ogni perigeo passano nell'atmosfera, sono destinati a non durare a lungo; forse solo una o due rivoluzioni, tutt'al più un centinaio (circa 150 ore). Ci sono alcune indicazioni che tali "satelliti passeggeri" sono stati osservati; è anche possibile che gli osservatori di Petit ne abbiano visto uno.

    Oltre ai satelliti passeggeri, ci sono altre due possibilità. Una è che la Luna abbia un proprio satellite che, malgrado svariate ricerche, non è mai stato trovato (inoltre oggi si sa che il campo gravitazionale della Luna è irregolare, ovvero "bitorzoluto", abbastanza perché qualsiasi orbita lunare sia instabile: ogni satellite lunare, quindi, sarebbe destinato a schiantarsi sulla Luna dopo breve tempo, pochi anni o forse un decennio). L'altra possibilità è che ci potrebbero essere satelliti Troiani, cioè secondari sull'orbita della Luna, che viaggiano 60 gradi davanti o dietro la Luna stessa.

    Questi furono riportati per la prima volta dall'astronomo polacco Kordylewski dell'osservatorio di Cracovia. Egli cominciò la sua ricerca visuale nel 1951, armato di un buon telescopio. Sperava che ci fossero oggetti ragionevolmente grandi sull'orbita della Luna, a 60 gradi di distanza dalla medesima. La ricerca diede esito negativo, ma nel 1956 un suo compatriota e collega, Wilkowski, suggerì che potrebbero esserci molti corpi minuscoli, troppo piccoli per essere visti individualmente ma in numero sufficiente per apparire come una nube di particelle di polvere. In questo caso sarebbero visibili meglio senza telescopio, cioè a occhio nudo! L'utilizzo di un telescopio "li ingrandirebbe fino a farli sparire". Il dottor Kordylewski volle provare; c'era bisogno di una notte oscura con un cielo pulito e la Luna sotto l'orizzonte.

    Nell'ottobre 1956 Kordylewski vide, per la prima volta, una chiazza debolmente luminosa in una delle due posizioni. Non era molto piccola, sottendendo un angolo di 2 gradi (cioè circa 4 volte più grande della stessa Luna), ed era molto fioca, soltanto metà della luminosità del Gegenschein (una chiazza luminosa nella luce zodiacale, direttamente opposta al Sole), notoriamente difficile a vedersi. Nel marzo e nell'aprile 1961, Kordylewski riuscì a fotografare due nubi nelle posizioni previste. Sembrarono di estensione variabile, ma ciò potrebbe essere dovuto ai mutamenti di illuminazione. J. Roach rilevò queste nubi satelliti nel 1975 con le sei sonde dell'OSO (Orbiting Solar Observatory). Nel 1990 furono fotografate di nuovo, questa volta dall'astronomo polacco Winiarski, il quale scoprì che avevano un diametro apparente di alcuni gradi, che "vagavano" fino a dieci gradi dal punto "troiano" e che erano un po' più rossastre delle luce zodiacale.

    Così la secolare ricerca di una seconda luna della Terra sembra aver avuto successo, dopo tutto, anche se questa 'seconda luna' si è rivelata completamente diversa da qualsiasi attesa. Questi piccoli satelliti sono molto difficili da scorgere e da distinguere dalla luce zodiacale e, in particolare, dal Gegenschein.

    Ma ci sono persone che continuano ancora a proporre nuovi satelliti naturali della Terra. Fra il 1966 e il 1969 John Bargby, uno scienziato americano, sostenne di aver osservato almeno dieci piccoli satelliti naturali della Terra, visibili solo al telescopio. Bargby trovò le orbite ellittiche per tutti questi oggetti: eccentricità 0,498, semiasse maggiore 14065 km, altezza del perigeo 680 km e altezza dell'apogeo 14700 km. Bargby li riteneva frammenti di un corpo più grande, frantumatosi nel dicembre 1955. Egli basò la maggior parte dei suoi asseriti satelliti sulle supposte perturbazioni dei satelliti artificiali. Bargby utilizzò i dati dei satelliti artificiali pubblicati nel Goddard Satellite Situation Report, ignorando che i valori di questa pubblicazione sono solo approssimati, talvolta anche notevolmente errati, e che perciò non sono adatti a una precisa analisi scientifica. Inoltre, se ci si basa sulle orbite calcolate da Bargby, si può dedurre che al perigeo tali satelliti dovrebbero raggiungere la prima magnitudine e, quindi, essere agevolmente visibili ad occhio nudo; ma nessuno li ha ancora visti.

    Nel 1997, Paul Wiegert e altri scoprirono che l'asteroide 3753 ha un'orbita davvero strana e può essere considerato un compagno della Terra; sebbene, di certo, non le giri attorno.

    Dal sito AAT - Associazione Astrofili Trentini
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 28-02-10 alle 01:24
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 10-12-09, 23:42
  2. Risposte: 44
    Ultimo Messaggio: 31-01-09, 17:33
  3. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 11-09-07, 19:16
  4. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 18-07-04, 10:52
  5. Pianeti "ipotetici"
    Di Tomás de Torquemada nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 04-04-03, 16:27

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito