“La sinistra italiana, di fronte alla sua profonda crisi dopo le recenti batoste elettorali, davvero non se la sente di festeggiare.
Eppure, il fatto che Il Manifesto abbia potuto superare quarant’anni di dissidi, difficoltà e ristrettezze finanziarie, sarebbe senz’altro un buon motivo per un party”.
Inizia così un ampio ritratto del Manifesto, pubblicato sull’ultimo numero del settimanale berlinese Der Freitag a firma della politologa tedesca Christina Ujma che nella sua robusta carriera di docente universitaria può vantare anche una tappa all’ateneo di Pisa.
“Come giornale di sinistra saldamente legato alla teoria, Il Manifesto si è affermato come unico del suo genere in Europa - scrive l'autrice- ed è una delle poche istituzioni superstiti di quella che fu una volta la grande e orgogliosa sinistra italiana”.
Dopo avere ricordato le origini nel 1969 del giornale (“nato nell’anno più sovversivo nella storia del movimento operaio italiano”), Christina Ujma sottolinea che “dopo quarant’anni l’influenza della generazione dei fondatori è tuttora forte: "Senza la costante presenza giornalistica degli ex direttori di lungo corso Rossana Rossanda (classe 1924) e Valentino Parlato (classe 1931), difficilmente Il Manifesto potrebbe ancora esistere”.
“La sconfitta di Rifondazione Comunista nelle elezioni legislative del 2008 e la successiva scissione del partito hanno messo a dura prova la coesione del giornale e lo hanno paralizzato come il resto della sinistra superstite in Italia – si legge in conclusione del pezzo –.
La sopravvivenza del giornale dipenderà anche dall’avvento sollecito di una rinascita ideale e organizzativa della sinistra italiana e Il Manifesto tenta con molto impegno di accelerare il dibattito sul futuro della sinistra”.
Acquistato un anno fa da Jakob Augstein, figlio del fondatore dello Spiegel deceduto nel 2002, Der Freitag è stato rilanciato come “cenacolo” politico-letterario della sinistra in Germania.
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