GERUSALEMME - «Uccidere i soldati israeliani significa essere devoti a Dio». Il pubblico in sala applaude. Barba, kefiah e kalashnikov, Imad Aqel salta giù dall’auto e svuota il caricatore sui nemici, si traveste da colono israeliano per portare a termine una missione, ma niente scene di sesso occasionale in penombra. «Questa non è Hollywood, è Hamaswood», ha spiegato il ministro dell’Interno di Gaza Fathi Hamas alla premiere del film d’azione «Imad Aqel» (guarda il trailer). «Cerchiamo di produrre arte di qualità che sia islamica e sulla resistenza, senza scene provocatorie». Hamas ha spostato negli ultimi mesi la lotta contro Israele dal piano militare a quello culturale. A giugno solo due razzi Qassam a corto raggio sono stati sparati da Gaza su Israele, idem a luglio: sono tra i mesi più tranquilli dal 2002 (anche se Hamas sta cercando di ampliare l’arsenale di missili a lungo raggio).
LA TRAMA - E il 1° agosto il partito islamico palestinese ha lanciato il suo primo film «commerciale», adattamento della storia vera di un comandante delle Brigate Ezzedin Al Qassam. Negli anni ’90 Aqel era in testa alla lista dei terroristi «Most Wanted» da Israele per l’uccisione di 13 soldati e coloni. Eliminato nel ’93 a 22 anni, per i palestinesi è un martire. Nel film, è un ragazzo che vorrebbe studiare farmacia in Giordania, ma Israele gli impedisce di oltrepassare il confine. Vedere i soldati israeliani che flirtano con le palestinesi che vanno a lavare i panni lo riempie di rabbia. Un giorno, una ragazza che porta a casa l’acqua dal pozzo viene uccisa da un proiettile. Dopo 18 mesi in prigione perché attivo nell’Intifada, nel 1990 forma la prima cellula delle Brigate Ezzedin Al Qassam, braccio armato di Hamas. Nome in codice «fantasma», per l’abilità nel camuffarsi.
I COSTI - Budget del film: «150.000 dollari, tra jeep, proiettili e materiale fotografico», dice il regista Majd Jundiya al telefono da Gaza. Grande successo. La sala da 700 posti del centro culturale di Gaza City, dove il film è stato già proiettato 5 volte, è sempre affollata: ognuno paga 10 shekels (che non è poco nella Striscia sotto embargo). «Hanno accettato di mostrarlo in Yemen, Sudan, Algeria e Russia», aggiunge il regista, che sogna di portarlo a Cannes. «Il messaggio – spiega – è che l’occupazione non finirà grazie ai negoziati, ma solo attraverso la resistenza». «La resistenza armata è ancora importante e legittima, ma poniamo ora una nuova enfasi sulla resistenza culturale», dice Ayman Taha, ex combattente, ora politico di Hamas. La sceneggiatura è dell’ex ministro degli Esteri Mahmoud Zahar, uno dei fondatori del movimento e tra i suoi leader più oltranzisti, che contribuì a formare le brigate Ezzedin e ha perso due figli in raid israeliani su Gaza (e ha una vena artistica: ha scritto tre romanzi). Ma in questo caso l'oltranzista fa un passo indietro. Aqel diceva: «Uccidere un ebreo significa essere devoti a Dio». Zahar introduce una distinzione tra soldati e civili.
Via le armi, ora Hamas combatte Israele con i film - Corriere della Sera




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ostridicolo: