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Discussione: L'angolo di Ceslom.

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    Predefinito L'angolo di Ceslom.

    Intendo riservare questa discussione alla raccolta dei miei articoli scritti in passato e di eventuali articoli futuri in merito al tema dell'Etnonazionalismo.

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  2. #2
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    Predefinito Re: L'angolo di Ceslom.

    L'ETNO-NAZIONALISMO, LA NUOVA FRONTIERA EMANCIPATIVA DEL XXI SECOLO

    Nell'elaborazione di una prospettiva empirica fondamentale per la risoluzione delle tematiche maggiormente urgenti dell'epoca odierna, proposito sovente manifestato ma raramente condotto a termine con successo, nella nostra società attuale, la società del XXI Secolo, risulta pressochè inevitabile la necessità di affrontare un que
    sito importante, probabilmente il più importante quesito della storia dell’evoluzione politico-civile umana: il quesito inerente la nostra Identità.
    Citando il ricercatore e giornalista indipendente britannico David Icke, il punto di partenza del risveglio dell’umanità da quel sonno psico-sociale scaturito dal clamoroso fallimento dei principali illusori ed effimeri miti del secolo scorso, ovvero l’esaltazione dell’egemonia imperialista politico-culturale americana, il terzomondismo apatico ed amorfo ed infine la puerile ammirazione meschinamente cieca ed indiscriminata nei confronti dell’esperienza social-imperialista sovietica, consiste fondamentalmente nelle seguenti due domande che ognuno di noi dovrebbe porsi prima di apprestarsi a definire la formulazione teorica della nuova frontiera emancipativa che stiamo tentando di ricercare ed individuare da molto tempo: Chi siamo? Da dove veniamo?
    Le suddette domande assumono curiosamente una duplice valenza, ovvero una valenza individuale ed una valenza collettiva. Il presupposto per l’acquisizione della possibilità di comprendere ed applicare correttamente la seconda valenza consiste nella comprensione e nell’assimilazione concettuale della loro prima valenza. Conseguentemente, è possibile constatare che il presupposto per la propria emancipazione politico-culturale consiste innanzitutto nell’emancipazione individuale dalla coercizione ideologico-psicologica a cui l’intera umanità è stata sin’ora succube, salvo rare e ammirevoli eccezioni sfortunatamente limitate soltanto a poche nazioni, tramite le manipolazioni dell’idealismo antipragmatico e dell’ultrapragmatismo materialista antispirituale.
    Ovviamente, mentre la trattazione della prima valenza attiene esclusivamente all’intimità individuale della dimensione umana, la seconda valenza attiene alla collettività, nell’ambito in cui per quest’ultima si intende una tipologia di aggregazione politico-culturale a cui non è stata prestata sufficiente attenzione nel corso della storia: il Gruppo Etnico.
    Tuttavia, occorre altresì considerare un’ulteriore particolarità caratteristica di questa dicotomia connotativa della questione identitaria, ovvero il fatto che l’emancipazione individuale derivata dalla riscoperta dell’identità intima è strettamente connessa all’emancipazione collettiva derivata dalla riscoperta della identità culturale del determinato gruppo etnico il quale, sino al conseguimento dell’individuazione e della rivendicazione della sua identità, rimane inconscio della sua esistenza, oppure scarsamente conscio della sua storia e pertanto poco o per nulla avvezzo alle rivendicazioni culturali e indipendentiste che gli dovrebbero essere riconosciute e rispettate.
    A tal proposito, in particolare, è possibile notare che il principale ostacolo all’assimilazione dello strumento etno-nazionalista da parte popoli (l’Etno-Nazionalismo deve essere considerato un mezzo, e non un fine) è costituito dalla tenace ed isterica opposizione, sovente violenta, di tutti quei governi eredi in qualche modo di quell’illusione coercitiva poc’anzi descritta, derivata dalla damnatio memoriae ( nel significato totalmente letterale dell’allocuzione, trattandosi effettivamente di un tentativo di eliminare la memoria dei popoli: chi siamo e da dove veniamo) adoperata da coloro che nutrono interesse nel mantenimento della soggezione in cui versa l’umanità intera attualmente.
    Il principale anello di congiunzione fra l’emancipazione individuale e l’emancipazione etnica è la spiritualità, essendo quest’ultima un veicolo che, nel corso della storia, a prescindere dalla retorica tendente all’interpretazione letterale oppure allegorica delle dottrine teologiche, si è rivelata indiscutibilmente un aiuto per l’uomo nel suo percorso di emancipazione individuale ed è questo il motivo per cui la spiritualità è osteggiata da molteplici concezioni anti-identitarie, da quella liberale neo-illuminista positivista a quella ultrasecolare pseudo socialista.
    Questi, e molti altri che mi auspico di poter descrivere presto in nuovi articoli, sono le basi fondamentali dell’Etno-Nazionalismo, la nuova frontiera emancipativa del XXI Secolo.

  3. #3
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    Predefinito Re: L'angolo di Ceslom.

    LA PIAGA DELLA RUSSO-FILIA E LA QUESTIONE DELLA RAZZA BIANCA

    Come è stato asserito e ripetutamente ribadito nei miei articoli precedenti, il ventunesimo secolo è il secolo della riscoperta e della rivalutazione in chiave socio-politica dell'Identità etnico-culturale, cruciale prassi dialettica per un'emancipazione individuale e collettiva nella quale la Spiritualità, una spiritualità inscindibile dalla prospettiva fondamentale della memoria gloriosa degli antenati e delle proprie origini, riveste un ruolo di considerevole rilevanza, se non persino predominante.

    Alla luce di ciò, è possibile affermare che tale convinzione non sia esclusivo appannaggio dell'Etnonazionalismo, ma sia, approssimativamente e con i dovuti discernimenti da apportare a tal proposito, presente anche in altre concezioni pseudo-identitarie e pseudo-tradizionaliste che si discostano dall'Etnonazionalismo puro. Quali sono queste concezioni? Una di esse è il Razzismo Bianco di carattere eurasiatico.

    Prima di esplicitare le fondamentali differenze esistenti fra questa concezione e l'Etnonazionalismo, occorre ricorrere ad una premessa al fine di esporne le principali caratteristiche. Innanzitutto, occorre considerare che il Razzismo Bianco e l'Eurasiatismo, teoricamente, sono due correnti politiche separate le quali, da una iniziale differenziazione, progressivamente si sono congiunte formando un'unica concezione politica. Il Razzismo Bianco, come è possibile dedurre dalla sua denominazione, è una particolare maniferazione di Razzismo. Quest'ultimo è, spiegato in maniera grossolana, la dottrina della preservazione della Razza. Che entità sarebbe dunque la Razza, quali sono le razze realmente esistenti e qual'è la differenza fra Razza ed Etnia? Per quanto concerne la definizione del concetto di Razza, eloquente si rivela il secondo punto del Manifesto degli Scienziati Razzisti, pubblicato in forma anonima il 15 Luglio 1938 nel Giornale d'Italia, il quale recita:

    2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

    Le "piccole razze" menzionate nel Manifesto sono le Etnie. Conseguentemente, le Razze sono aggregazioni convenzionali di natura collettiva. La loro convenzionalità consiste nel fatt che un'identità di razza non esiste, ma al contrario esiste un'identità di etnia, e la Razza Ariana in realtà è un'etnia, la quale, separatasi dall'originario gruppo razziale indo-europeo, si stabilì nell'area iranica e nell'Europa Centro-Settentrionale. Nessun riferimento a definizioni del concetto di Razza basate sul colore, non esiste alcuna "Razza Bianza", esiste invece una Razza Indoeuropea. Il Razzismo Bianco, pertanto, si fonda su una concezione identitaria fondamentalmente fuorviante, poichè la preservazione dell'Identità Culturale avviene in relazione all'etnia di appartenenza del popolo.

    Ora che abbiamo definito il concetto di Razza e la sua corretta interpretazione, è possibile procedere alla trattazione dell'Eurasiatismo, al fine di ottenere un quadro complessivo del Razzismo Bianco di carattere eurasiatico. L'Eurasiatismo, debbo ammetterlo, è la più ridicola e più puerile delle manifestazioni di comunismo dissimulato. Infatti, così come il sinistrismo socialdemocratico ed il riottoso progressismo a buon mercato sono differenti manifestazioni della stessa ideologia, ovvero il comunismo, al medesimo modo anche l'Eurasiatismo lo è. Esso è una corrente politica che propugna l'unione politica ed economica fra Asia ed Europa, nel solco di una russofilia e, talvota, anche di una sinofilia giustificate dall'antiamericanismo incondizionato. Un intercontinentalismo politico, dunque, una delle più riprovevoli manifestazioni di cosmpotolismo identitaricida.

    Qual'è infine il nesso, il punto di congiunzione fra Razzismo Bianco e l'Eurasiatismo? Fondamentalmente, i sostenitori del razzismo bianco sovente non sono consapeoli della natura mistificata della loro concezione, sono degli etnonazionalisti mancati in quanto privi di una corretta cognizione della realtà razziale ed etnica. Conseguentemente, essi vengono attratti dall'Eurasiatismo, il quale li inganna enfatizzando ed esasperando il suo falso antiglobalismo e anticosmopolitismo (sebbene, come abbiamo visto, esso sia pienamente cosmopolitista, ed anche una delle più becere tipologie di cosmopolitismo). Il risultato è una corrente il cui principio cardine consiste nel fatto che l'emancipazione della "Razza Bianca" sia attuabile esclusivamente mediante l'intervento geopolitico della Russia, governata da una casta burocratica post-comunista neo-brezneviana.

    In questo modo, la Russia, veicolo occulto del modernismo anti-identitario e del neo-sovietismo, ottiene l'egemonia su una considerevole parte della comunità identitarista europea distogliendola dagli autentici problemi dell'identitarismo e sfruttandola come utile quinta colonna all'interno del movimento identitarista allo scopo di sradicare l'Etnonazionalismo che tanto teme.




  4. #4
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    Predefinito Re: L'angolo di Ceslom.

    SPIRITUALITA' ED EMANCIPAZIONE ETNICA

    "Tako mi Bog pomogao!" - Che Dio mi assista - questa è stata la formula augurale pronunciata dal presidente croato Franjo Tudman durante il giuramento del 1992 in occasione dell'assunzione dell'incarico presidenziale del suo paese, sebbene non fosse prevista nel testo formale del giuramento. Qual'è il significato di questo singolare, spontaneo atto di devozione non soltanto religiosa, ma, come constateremo, innanzitutto politico-culturale nei confronti di una tradizione emancipativa che ha avuto effetti positivamente devastanti, costituendo l'incubo notturno di cosmopoliti e unitari massoni di ogni sorta, di ogni ideologia politica? Il significato è di rilevanza fondamentale, specialmente se si considera che l'Etnonazionalismo non è un'ideologia politica, non è un insieme di dogmi ai quali si deve attenere un determinato partito politico per l'attuazione di un effimero e caduco programma di mero aggiornamento (evito di definirlo rinnovamento, non gli concedo questo status che non si merita) del sistema economico-sociale, senza tener conto del presupposto di ogni emancipazione consistente nell'acquisizione della consapevolezza della propria identità etnico-culturale, bensì è l'emblema di una politica non più succube di ideologie coercitive e storicamente fallite, ma propugnatrice di princìpi e valori, il che risulta una caratteristica assolutamente inedita nella storia mondiale, considerando che ogni falsa promessa di rinnovamento, da Marx a Hitler sino ai liberali e agli anarco-nichilisti, si sono dovuti sempre appellare a deprecabili attentati all'indipendenza di giudizio.


    L'Etnonazionalismo, pertanto, è innanzitutto un processo formativo di rinnovamento personale, di liberazione da preconcetti inculcati da una società materialista e decadente, poiché la liberazione individuale è presupposto della liberazione etnica, e la liberazione etnica è presupposto della liberazione dell'umanità. Una sorta di teoria politica che, platonicamente, mira alla formazione dell'individuo al fine della formazione della società. Questo è l'Etnonazionalismo, questo è il nostro futuro, se decideremo finalmente di liberarci da questa gabbia informatica nella quale siamo stati imprigionati da secoli e che chi hanno indotto a confondere con la realtà. Ma la realtà non è questo. La realtà non è il degrado sociale scaturito dalla perentoria commistione di culture che genera incomprensione e dunque intolleranza, la realtà non è la perdita di identità individuale che annulla la nostra peculiarità di uomini liberi e ci rende (o meglio, induce a reputarci) soltanto uno dei miliardi di tasselli che contribuiscono inconsapevolmente alla costruzione e all'ampliamento di questa gabbia denominata Globalizzazione. Questa è una gabbia mentale.

    Soltanto in questa prospettiva sarà possibile comprendere realmente l'Etnonazionalismo e, conseguentemente, anche il suo rapporto con la spiritualità, intesa come requisito imprescindibile della formazione individuale. Sant'Agostino scriveva che in interiore homine habitat veritas, la verità abita nell'interiorità dell'uomo, e la verità è lo Spirito, quella chiave che ci consente di abbracciare Dio con il nostro pensiero e la nostra fede esattamente come un figlio, dopo un periodo di smarrimento, abbraccia il suo padre. E noi etnonazionalisti abbracciamo il nostro Padre con tutta la nostra forza, conscio del fatto che il ritrovamento del Padre coincide con il ritrovamento della nostra identità, che proviene dal Padre:

    Genesi 11,1-9

    1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

    Riflettete su questi passi biblici.

    Grazie per la lettura, e buona Identità a tutti!

  5. #5
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    Predefinito Re: L'angolo di Ceslom.

    I popoli del deserto è bene che rimangano nel deserto; quelli dell'Europa fredda - per dirla alla Miglio - si tengano la loro amata Terra.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

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