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  1. #1
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    Predefinito I miracol dell’Europa unita. Il made in Italy? In mano agli stranieri.elenco completo

    I “miracoli” dell’Europa unita. Il made in Italy? In mano agli stranieri. L’elenco completo

    26 aprile 2013
    Di Jester Feed



    Che senso ha parlare oggigiorno di Made in Italy? A parte il fatto che già l’utilizzo di una locuzione straniera al posto di quella italiana (“Fatto in Italia”) rende bene l’idea di quanto noi italianucci siamo esterofili, fino a sostituire la nostra lingua con quella dei paesi anglosassoni. A parte questo, ormai di italiano resta ben poco, grazie soprattutto alla nostra classe politica, che pur di prostrarsi all’Europa e al mercato senza regole votato alla speculazione, ha praticamente impedito che pezzi pregiati della nostra italianità fossero acquistati dagli stranieri.
    Ormai c’è ben poco di italiano in nomi gloriosi del “fatto in Italia”. Nomi del cibo, nomi del lusso, nomi delle telecomunicazioni, della tecnologia e così via. E la regola che ha permesso tutto ciò (e che i francesi – protagonisti di questo shopping italico – hanno abilmente impedito per le loro aziende strategiche con una normativa risalente fin dal 2006) si riassume in un’unica locuzione: “mercato unico, mercato ultralibero”. Già, perché è grazie all’assenza (o alla troppa elasticità) di regole che tutelano il prodotto italiano dalla proprietà al lavoratore, che i francesi (e non solo loro) hanno potuto acquistare pezzi importanti dei nostri assets produttivi.
    Prendiamo Gucci e Parlamalat, per esempio. A parte il nome e il marchio, di italiano hanno ben poco. Entrambi sono in salde mani francesi: Pinault-Printemps-Redoute (PPR) e Lactalis. Ma di marchi famosi ce ne sono altri. Faccio un altro nome altisonante: Wind Telecomunicazioni. L’italianità sta a Wind come Berlusconi sta a Vendola. Infatti, oggi appartiene ai russi.
    La questione dunque è questa: perché? Perché non esistono imprenditori italiani capaci di tenere i pezzi pregiati della nostra economia all’interno dei confini italiani? La risposta è ovvia: in Italia fare impresa è… un’impresa. L’impresa è il nemico e persino la nostra Costituzione non la esalta né la prende in considerazione. Il fisco poi la uccide. Perciò ecco che arrivano gli stranieri. Acquistano a prezzi stracciati (perché solitamente sono sull’orlo del fallimento o di una crisi) e poi portano all’estero, mantenendo sul territorio qualche fabbrichetta, tanto per continuare a dare l’illusione che si tratti pur sempre di prodotti fatti in Italia.
    Che ci sia una cultura ostile nei confronti dell’impresa qui nel nostro paese lo conferma Bernardo Caprotti (Esselunga) in un’intervista che vi invito a leggere. Eccovi la frase che – a mio avviso – è quella più significativa per riassumere quanto ho voluto dire:
    L’America ha un sistema discutibile ma con una caratteristica: funziona. Funziona perché la nazione, la convivenza, si fonda su valori condivisi. «Stars and Stripes» soprattutto, e competere, farcela, concorrere. Intraprendere. L’enterprise in America sta al centro, è il motore. Da noi l’impresa è la nemica. Del lavoratore, del politico, dei Verdi, della pubblica amministrazione. La parola impresa nella nostra Costituzione non c’è, «lavoratori» e «sindacati» 31 volte.
    Ma eccovi l’elenco più o meno completo delle aziende “apparentemente” italiane, ma di fatto straniere e controllate dagli stranieri.
    MARCHIO/AZIENDA SETTORE PROPRIETÀ PAESE
    Buitoni Alimentare Nestlè Svizzera
    San Pellegrino
    Perugina
    Motta
    Antica Gelateria del Corso
    Valle degli Orti
    Galbani Lactalis Francia
    Invernizzi
    Cademartori
    Parmalat
    Locatelli
    Star Agrolimen Spagna
    Minerva Oli + Olio Sasso Sas Cuertara
    Carapelli
    Bertolli
    Coin Distribuzione Pai Partners Francia
    Standa Billa Austria
    Algida Alimentare Unilever Olanda
    Santa Rosa
    Riso Flora
    Emilio Pucci Moda Lvmh di Louis Vuitton Francia
    Acqua di Parma Profumi
    Fendi Moda
    Gianfranco Ferrè Paris Group di Dubai Emirati Arabi
    Gucci PPR Francia
    Valentino Permira Gran Bretagna
    Fiorucci Alimentare Edwin International Giappone
    Bottega Veneta Accessori François Henri Pinault Francia
    Calzature Sergio Rossi Accessori
    Bulgari Gioielli Bernard Arnault
    La Safilo Occhiali Hal Holding Olanda
    Fastweb Telecom. Swisscom Svizzera
    Omnitel Vodafone Gran Bretagna
    Wind Telecomunicazioni VimpelCom Russia
    Ercole Marelli (Magneti) Tecnolog. Alstom Francia
    Fiat Ferroviaria
    Parizzi
    Sasib Ferroviaria
    Passoni e Villa
    Lucchini S.P.A. Severstal Russia
    Fiat Avio BCV Investments S.C.A. Lussemburgo
    Benelli (Moto) Motori QianJiang Cina
    SPS Italiana Pack Systems Tecnolog. PFM S.p.A. USA
    Loquendo Nuance
    BNL Banche BNP Paribas Francia
    Costa Crociere Turismo Carnival Corporation USA
    Gancia Alimentare Russian Standard Russia
    Edilcuoghi Ceramiche Kale Group Turchia
    Edilgres Kale Group
    Ar Alimentari Alimentare Princes Giappone
    Ferretti Group Nautica Shandong Heavy Industry Cina
    Ducati Motori Audi Austria
    Richard Ginori Ceramiche Gucci-PPR Francia
    Pomellato Gioielli Kering-PPR
    Naturalmente il mercato è in evoluzione e ci sono diverse altre aziende importanti nel mirino delle società straniere concorrenti. Si prenda a esempio, Alitalia, scampata per qualche anno alle grinfie di AirFrance, ma oggi più che mai in direzione della società di trasporti aerei francese. Non a caso, già oggi l’hub sul quale deve ruotare l’intero traffico di Alitalia non è più Malpensa, ma l’aeroporto di Parigi.
    Per chiudere un appunto sulla grande distribuzione, che in Italia è nel completo monopolio dei francesi con Auchan, Castorama, Carrefour, Leroy Merlin. Ai quali v’è da aggiungere, come da lista, Standa (austriaca) e Coin (Francia).
    Insomma, ormai siamo un paese economicamente colonizzato; il “Fatto in Italia” (per tutti Made in Italy) è solo un pio ricordo, grazie soprattutto allo svantaggio culturale che ci vuole più che aspiranti imprenditori, aspiranti dipendenti pubblici. Il che rende il nostro paese ancora più dipendente e condizionato dagli interessi dei paesi stranieri, dove le aziende sono maggiormente protette da OPA ostili straniere, o dove la cultura dell’impresa è favorita ed è premiata. Da noi invece viene solo tassata, poiché il profitto è considerato alla stregua di un peccato capitale. E gli stranieri se la godono…
    Fonte: Imolaoggi
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    da Il Jester

  2. #2
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    Predefinito Re: I miracol dell’Europa unita. Il made in Italy? In mano agli stranieri.elenco comp

    1963...
    Fanfani (DC) ..: l'economia deve essere gestita da enti dello stato , che si occupano di specifici settori...
    Riccardo Lombardi , (PSI) , alleato nel nuovo governo di centro sinistra ...." nazionalizzeremo anche i negozi di barbiere "...
    Detto fatto , da allora (1963) l'impresa privata è stata trattata come i biscazzieri , cioè qualcosa di alieno ed estraneo , da sopportare , in attesa di eliminare con congrui mezzi fiscali.....tipo imposte al 70% sulle imprese di capitale , cosa che non esiste in nessun altro paese europeo o dell'occidente...
    Domanda , se davanti a questo "comunismo mediterraneo" , o meglio "comunismo alle vongole , o all'amatriciana " , se qualcuno ha cercato di salvarsi , in qualche modo , come lo si può criticare ?

  3. #3
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    Predefinito Re: I miracol dell’Europa unita. Il made in Italy? In mano agli stranieri.elenco comp

    Beh, non capisco cosa ci sia da lamentarsi, tranne nel caso parmalat......r si di e ticano di lamborghini, peraltro........


    Comunque, spiegatemi........da un lato ci si lamenta degli scarsi investimenti esteri nel paese, dall'altra.vengon fuori questi attacchi improvvisi di esterofobia

    Beh, ma che non mi si venga a dire che si vuol creare un clima "favorevole alle imprese" cacciando qielle estere.....

    Ps: anche grandi navi veloci ( traghetti) e' controllata da MSC di ginevra....

  4. #4
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    Predefinito Re: I miracol dell’Europa unita. Il made in Italy? In mano agli stranieri.elenco comp

    Infatti questa è una cosa buona. Magari fosse successo lo stesso con la Fiat per esempio.

 

 

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