Che senso ha parlare oggigiorno di Made in Italy? A parte il fatto che già l’utilizzo di una locuzione straniera al posto di quella italiana (“Fatto in Italia”) rende bene l’idea di quanto noi italianucci siamo esterofili, fino a sostituire la nostra lingua con quella dei paesi anglosassoni. A parte questo, ormai di italiano resta ben poco, grazie soprattutto alla nostra classe politica, che pur di prostrarsi all’Europa e al mercato senza regole votato alla speculazione, ha praticamente impedito che pezzi pregiati della nostra italianità fossero acquistati dagli stranieri.
Ormai c’è ben poco di italiano in nomi gloriosi del “fatto in Italia”. Nomi del cibo, nomi del lusso, nomi delle telecomunicazioni, della tecnologia e così via. E la regola che ha permesso tutto ciò (e che i francesi – protagonisti di questo shopping italico – hanno abilmente impedito per le loro aziende strategiche con una normativa risalente fin dal 2006) si riassume in un’unica locuzione: “mercato unico, mercato ultralibero”. Già, perché è grazie all’assenza (o alla troppa elasticità) di regole che tutelano il prodotto italiano dalla proprietà al lavoratore, che i francesi (e non solo loro) hanno potuto acquistare pezzi importanti dei nostri assets produttivi.
Prendiamo Gucci e Parlamalat, per esempio. A parte il nome e il marchio, di italiano hanno ben poco. Entrambi sono in salde mani francesi: Pinault-Printemps-Redoute (PPR) e Lactalis. Ma di marchi famosi ce ne sono altri. Faccio un altro nome altisonante: Wind Telecomunicazioni. L’italianità sta a Wind come Berlusconi sta a Vendola. Infatti, oggi appartiene ai russi.
La questione dunque è questa: perché? Perché non esistono imprenditori italiani capaci di tenere i pezzi pregiati della nostra economia all’interno dei confini italiani? La risposta è ovvia: in Italia fare impresa è… un’impresa. L’impresa è il nemico e persino la nostra Costituzione non la esalta né la prende in considerazione. Il fisco poi la uccide. Perciò ecco che arrivano gli stranieri. Acquistano a prezzi stracciati (perché solitamente sono sull’orlo del fallimento o di una crisi) e poi portano all’estero, mantenendo sul territorio qualche fabbrichetta, tanto per continuare a dare l’illusione che si tratti pur sempre di prodotti fatti in Italia.
Che ci sia una cultura ostile nei confronti dell’impresa qui nel nostro paese lo conferma Bernardo Caprotti (Esselunga) in un’intervista che vi invito a leggere. Eccovi la frase che – a mio avviso – è quella più significativa per riassumere quanto ho voluto dire:
L’America ha un sistema discutibile ma con una caratteristica: funziona. Funziona perché la nazione, la convivenza, si fonda su valori condivisi. «Stars and Stripes» soprattutto, e competere, farcela, concorrere. Intraprendere. L’enterprise in America sta al centro, è il motore. Da noi l’impresa è la nemica. Del lavoratore, del politico, dei Verdi, della pubblica amministrazione. La parola impresa nella nostra Costituzione non c’è, «lavoratori» e «sindacati» 31 volte.
Ma eccovi l’elenco più o meno completo delle aziende “apparentemente” italiane, ma di fatto straniere e controllate dagli stranieri.
| MARCHIO/AZIENDA |
SETTORE |
PROPRIETÀ |
PAESE |
| Buitoni |
Alimentare |
Nestlè |
Svizzera |
| San Pellegrino |
“ |
“ |
“ |
| Perugina |
“ |
“ |
“ |
| Motta |
“ |
“ |
“ |
| Antica Gelateria del Corso |
“ |
“ |
“ |
| Valle degli Orti |
“ |
“ |
“ |
| Galbani |
“ |
Lactalis |
Francia |
| Invernizzi |
“ |
“ |
“ |
| Cademartori |
“ |
“ |
“ |
| Parmalat |
“ |
“ |
|
| Locatelli |
“ |
“ |
|
| Star |
“ |
Agrolimen |
Spagna |
| Minerva Oli + Olio Sasso |
“ |
Sas Cuertara |
“ |
| Carapelli |
“ |
“ |
“ |
| Bertolli |
“ |
“ |
“ |
| Coin |
Distribuzione |
Pai Partners |
Francia |
| Standa |
“ |
Billa |
Austria |
| Algida |
Alimentare |
Unilever |
Olanda |
| Santa Rosa |
“ |
“ |
“ |
| Riso Flora |
“ |
“ |
“ |
| Emilio Pucci |
Moda |
Lvmh di Louis Vuitton |
Francia |
| Acqua di Parma |
Profumi |
“ |
“ |
| Fendi |
Moda |
“ |
“ |
| Gianfranco Ferrè |
“ |
Paris Group di Dubai |
Emirati Arabi |
| Gucci |
“ |
PPR |
Francia |
| Valentino |
“ |
Permira |
Gran Bretagna |
| Fiorucci |
Alimentare |
Edwin International |
Giappone |
| Bottega Veneta |
Accessori |
François Henri Pinault |
Francia |
| Calzature Sergio Rossi |
Accessori |
“ |
“ |
| Bulgari |
Gioielli |
Bernard Arnault |
“ |
| La Safilo |
Occhiali |
Hal Holding |
Olanda |
| Fastweb |
Telecom. |
Swisscom |
Svizzera |
| Omnitel |
“ |
Vodafone |
Gran Bretagna |
| Wind Telecomunicazioni |
“ |
VimpelCom |
Russia |
| Ercole Marelli (Magneti) |
Tecnolog. |
Alstom |
Francia |
| Fiat Ferroviaria |
“ |
“ |
” |
| Parizzi |
“ |
“ |
“ |
| Sasib Ferroviaria |
“ |
“ |
“ |
| Passoni e Villa |
“ |
“ |
“ |
| Lucchini S.P.A. |
“ |
Severstal |
Russia |
| Fiat Avio |
“ |
BCV Investments S.C.A. |
Lussemburgo |
| Benelli (Moto) |
Motori |
QianJiang |
Cina |
| SPS Italiana Pack Systems |
Tecnolog. |
PFM S.p.A. |
USA |
| Loquendo |
“ |
Nuance |
“ |
| BNL |
Banche |
BNP Paribas |
Francia |
| Costa Crociere |
Turismo |
Carnival Corporation |
USA |
| Gancia |
Alimentare |
Russian Standard |
Russia |
| Edilcuoghi |
Ceramiche |
Kale Group |
Turchia |
| Edilgres |
“ |
Kale Group |
“ |
| Ar Alimentari |
Alimentare |
Princes |
Giappone |
| Ferretti Group |
Nautica |
Shandong Heavy Industry |
Cina |
| Ducati |
Motori |
Audi |
Austria |
| Richard Ginori |
Ceramiche |
Gucci-PPR |
Francia |
| Pomellato |
Gioielli |
Kering-PPR |
“ |
Naturalmente il mercato è in evoluzione e ci sono diverse altre aziende importanti nel mirino delle società straniere concorrenti. Si prenda a esempio, Alitalia, scampata per qualche anno alle grinfie di AirFrance, ma oggi più che mai in direzione della società di trasporti aerei francese. Non a caso, già oggi l’hub sul quale deve ruotare l’intero traffico di Alitalia non è più Malpensa, ma l’aeroporto di Parigi.
Per chiudere un appunto sulla grande distribuzione, che in Italia è nel completo monopolio dei francesi con Auchan, Castorama, Carrefour, Leroy Merlin. Ai quali v’è da aggiungere, come da lista, Standa (austriaca) e Coin (Francia).
Insomma, ormai siamo un paese economicamente colonizzato; il “Fatto in Italia” (per tutti Made in Italy) è solo un pio ricordo, grazie soprattutto allo svantaggio culturale che ci vuole più che aspiranti imprenditori, aspiranti dipendenti pubblici. Il che rende il nostro paese ancora più dipendente e condizionato dagli interessi dei paesi stranieri, dove le aziende sono maggiormente protette da OPA ostili straniere, o dove la cultura dell’impresa è favorita ed è premiata. Da noi invece viene solo tassata, poiché il profitto è considerato alla stregua di un peccato capitale. E gli stranieri se la godono…
Fonte: Imolaoggi
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da Il Jester