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Discussione: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

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    Predefinito Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Le forze armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Di Veronica Clarck

    Trionfo della diversità: questo è precisamente cosa caratterizzò le Forze Armate Germaniche della Seconda Guerra Mondiale entro il 1945. Nel mentre che questo potrebbe essere difficile da accettare per molti storici, ciò è tuttavia un accurato quadro di cosa successe in Europa negli anni ’30 e 40’ del ventesimo secolo. Anche se I tedeschi iniziarono la loro guerra con una dottrina razzista nella loro mente, una volta che cercarono di creare un “Nuovo Ordine” per l’ Europa, con la Germania al centro e le elites germaniche in cima alla gerarchia politica e razziale europea (una versione germanica del cosiddetto “fardello dell’ uomo bianco”, così per parlare), i tedeschi nondimeno dovettero gettar via questa dottrina razziale per una che promuovesse l’ internazionalismo e tollerasse la cooperazione multiculturale ed interetnica e le relazioni intime. Molti Nazisti erano profondamente disposti verso I non tedeschi con cui essi combattevano e lavoravano. Per esempio, Fritz Freitag finì per buttare al vento la dottrina nazista, e si concentrò invece sulla costruzione di un esercito di liberazione Ucraino.

    In un intervista telefonica con il sopravissuto tedesco “G” (la sua identità viene protetta) alla Seconda guerra mondiale, io fui informata per la prima volta che gli stranieri che stavano lavorando sotto contratti di “lavoro coatto” erano essenzialmente liberi come I tedeschi stessi. La caratterizzazione di lavoro forzato, secondo “G”, era ingannevole. Gli stranieri erano pagati per il loro lavoro e li era permesso portare le loro famiglie a vivere con loro in Germania. Essi godevano di spazi di tempo libero mentre I germanici etnici erano trucidati a decine di migliaia sul Fronte Orientale. Teoria e realtà nel Terzo Reich differirono nei percorsi fondamentali, e se non parliamo direttamente con quelli che vissero in Europa a quel tempo, noi non verremo mai a sapere cosa realmente succedeva tra tedeschi e non tedeschi giorno per giorno nelle loro vite. Questo studio cerca di rispondere a questa parte di storia sconosciuta al meglio possibile, perché è stata ignorata o tralasciata per molto tempo.

    Fattogli prestare giuramento a Sthansdorf nel 1943 quest’ uomo servì come volontario sotto Franz Wimmer-Lanquet nella Stonderstab F (divisione Freies Arabien del Maggiore Felmy). La foto è di dominio pubblico.

    Permettetemi di iniziare velocemente con poche parole riguardo la terminologia. Quando io uso i termini nazisti Mischlinge, Volljude, e Halbjude, il mio intento non è razzista. Io uso questi termini solo perché erano usati dai nazisti, così prego di non confondere la terminologia nazista con la mia. Secondo, uso il termine mulatto nel suo senso storico. Questo termine non va inteso come razzista in questo contesto, ma è solamente più conveniente e storicamente più accurato da usare dato il soggetto della materia. Io ho cercato con molta difficoltà di essere obiettiva davanti al Terzo Reich e alla sua leadership, e ho anche dato molta attenzione al contesto come io ho proceduto nella mia analisi della storia e della storiografia. Io chiedo che quei storici che hanno un approccio soggettivo con Hitler e il Terzo Reich per favore si astengano dal giudicare o dal pregiudizio fino a quando non avranno letto tutto il mio libro, Nazisti Neri! Uno studio dell’ ambivalenza razziale nella classe dirigente militare della Germania Nazista da cui questo articolo è estratto. C’è una ragione per la quale io ho presentato il mio caso come tale, così piena di speranza che i colleghi storici usciranno da questo studio su “guerra e società” con una profonda comprensione di.

    Le dinamiche razziali nelle società occidentali prima e dalla seconda guerra mondiale

    La storia dell’ Asse in generale

    La criminalità degli Alleati durante la guerra

    I non tedeschi che servirono nella Wehrmacht e nelle SS (specialmente come volontari)

    Le visioni razziali di Adolph Hitler

    I cambiamenti riguardo la questione razziale che avvennero all’ interno dell’ ethos ufficiale nazista (Weltanschauung) come risultato della guerra

    L’ imprevedibile trattamento di ebrei, neri, e gente di razza mista nella Germania nazista

    Quando io uso il termine “ambivalenza razziale”, io lo uso nel suo senso letterale: a proposito del fatto che molti nazisti erano letteralmente “di due menti” riguardo razza ed etnicità. La storia inerente l’ era nazionalsocialista è generalmente diffusa con emozione e pregiudizio e questa soggettività previene tutti gli storici dal cosa realmente avvenne nel Terzo Reich e perché. Pochi storici si sono domandati perché così molte minoranze etniche e stranieri supportarono il NS (nazionalsocialista) apparato militare. Similmente pochi storici si sono chiesti come mai così tanti mulatti, africani, ed ebrei sopravissero alla guerra a dispetto delle atrocità che sarebbero state commesse contro questi gruppi etnici. Questo studio si incentra su quelli che sopravissero nel regime Nazista e sul perché, non su quelli che morirono per varie ragioni.

    Le Waffen SS erano composte largamente di volontari non tedeschi. La maggior parte degli storici continuano a trascurare le motivazioni di questi uomini e donne che combatterono per Hitler come avversari degli Alleati. Io ho percepito che questo fu storicamente inaccettabile dato che ogni parte sente che ciò è giustificato da solo. Gli storici hanno generalmente descritto questo fenomeno interrazziale come “inspiegabile” quando c’è evidenza più che sufficiente del contrario. Non fu solo Hitler ambivalente riguardo i suoi punti di vasta razziali ed etnici, ma erano così anche molti prominenti nazisti, per esempio Franz Wimmer-Lanquet e Alfred Rosemberg. Io ho sempre sostenuto che se la propensione per la tolleranza e l’ accettazione dell’ “altro” non è presente, nessuna tolleranza o accettazione dell’ “altro” accadrà in maniera genuina. Molti nazisti divennero grandi amici di non tedeschi. Hitler ed Himmler entrambi uscirono dal loro orizzonte per accogliere i loro volontari arabo-semiti. Hitler si incontrò con il Gran Mufti, ma non riuscì ad incontrarsi con il leader “ariano” degli Stati Uniti, Franklin Roosevelt. Da questo esempio, noi potremo concludere che Hitler stava disponendo di contraddire la sua propria Weltanschauung in modo da ottenere ciò che lui aveva bisogno di ottenere politicamente e militarmente. Molto interessante, questa generale attitudine all’ ambivalenza non fu limitata alla sola sfera militare. Ciò si estese all’ interno del regno della società del Terzo Reich sia prima che durante la guerra.

    Un eccellente studio sulle SS, intitolato “Le divisioni straniere di Adolph Hitler” (curato da Chris Bishop), ha offerto la seguente spiegazione per la caratterizzazione internazionale delle SS. Poche persone già si rendevano conto quanto erano internazioni le forze tedesche della Seconda Guerra Mondiale. Si stima che quasi due milioni di cittadini stranieri servirono sotto la Svastica. Sebbene verso la fine della guerra molti furono trasferiti nelle SS, grandi numeri servirono nell’ esercito, particolarmente sul Fronte Orientale. La maggioranza degli impegnati dei volontari stranieri trovarono casa nelle SS, fino a che parti di esse erano più simili a un equivalente tedesco della Legione Straniera Francese che all’ elite della Razza Germanica.

    Sebbene le SS non dessero il benvenuto ai volontari non germanici fino a metà strada lungo il conflitto in Russia, l’ idea di reclutare uomini in quel modo è datata a prima della guerra. In questa ricerca di un Europa Pan-germanica, il Reichsfuhrer Heinrich Himmler aveva decretato nel 1938 che non-tedeschi di appropriate origini “Nordiche” si potevano arruolare nelle SS Allgemeine [forza aggiunta].1

    Uno trova ciò quasi impossibile da non concordare con la generale valutazione del carattere delle Waffen SS. Uno dei più sorprendenti tratti distintivi dell’ analisi di Bishop è la sua conclusione riguardo il carattere della futura elite tedesca come Himmler la immaginava. La conclusione di Bishop è pressappoco identica alla mia in quanto noi entrambi siamo d’ accordo che la futura elite Germanica non sarebbe stata strettamente basata sulla razza, ma piuttosto, basata su una combinazione di “fisionomia, esami fisici e mentali, carattere, e spirito”. Bishop correttamente concluse che Himmler auspicava una classe “aristocratica” che avrebbe combinato “autorità carismatica con disciplina burocratica”. Questo, poi, avrebbe tipizzato “un nuovo tipo umano guerriero, amministratore, scolaro e capo, tutte in uno con il compito di ripopolare l’ Europa”.2 L’ assurda nozione di “Superuomo” fu un risultato della propaganda Alleata che si stava impadronanedo di alcune delle idee più radicali e spiegandole ma portate avanti non da Hitler, ma da Friedrich Nietzsche, di cui Hitler espresse un po’ di ammirazione.
    In privato, Hitler promosse una visione quasi identica a quella di Himmler - con riguardo per un futuro nucleo di classe dirigente Tedesca- e di Otto Wagener, uno dei primi capi delle SA e uno dei primi consiglieri economici di Hitler. Comunque, in contrasto con Himmler, Hitler tese ad enfatizzare carattere, onore e merito al di sopra della biologia, a quel tempo e più tardi nel 1944.

    Hitler fu sostanzialmente un uomo di merito, e questo tendeva a saltar fuori in molte conversazioni sulla questione razziale che lui aveva con i suoi vari subordinati e ufficiali. Hitler mostrava una marcata ambivalenza, nel senso letterale di essere di “due menti”, quando si veniva alla razza e alla eredità etnica lui fu sempre disposto a fare eccezioni razziali alla sua propria ideologia. Lui aveva detto a Wagener che in base al suo punto di vista i “servitori” (non Tedeschi) erano comuni come “eroi” (tedeschi razziali) nell’ antica società germanica. Il contesto e il tono di questa particolare conversazione e di altre, come può essere dedotto dalla traslazione in inglese, suggerisce che Hitler restava aperto all’ idea di alcuni gradi di tolleranza di sangue straniero all’ interno del corpo popolare tedesco (Volkskorper). Anche quando lui sembrò duro contro l’ infusione di sangue ebraico, lui continuò a fare eccezioni. La performance militare ed organizzativa e la dedizione di varie minoranze etniche, come Erhard Milch e Bernhard Rogge (entrambi ebrei), e stranieri, come il Gran Mufti (arabo) e Ante Pavelic (croato), certamente influenzarono il pensiero di Hitler sulla questione della razza. Lui aveva anche espresso ammirazione per molti dei suoi alleati stranieri, inclusi il Gran Mufti e i Cosacchi. Secondo un resoconto proprio di Lawrence Dennis, Hitler si sedette e parlò con lui da uomo a uomo. Dennis era mezzo-nero.3 Hitler parlò anche con l’ afro-americano Dr. S.J. Wright nel 1932, di cui io parlo più in dettaglio nel mio libro.

    Come molti di noi sanno, Winifred Wagener e altri, come Heinrich Hoffman, convinsero Hitler in più di un occasione a trattare certi ebrei con più benevolenza. A migliaia di ebrei fu concessa la sua personale clemenza “tedesca” (Deutschblutigkeitserklarung). Il fatto che degli ebrei potessero diventare di “sangue tedesco” mostrava una tolleranza in materia etnica senza precedenti per il periodo in questione. Gli USA non fecero neppure questo per neri o ebrei a quel tempo. Neri ed ebrei non erano accettati come “WASPs” fino al movimento per i diritti civili degli anni ’60, e comunque la loro posizione rimaneva precaria.

    Nessun storico ha fatto un lavoro più esauriente nell’ esaminare questo fenomeno Nazi-Ebraico di Bryan Mark Rigg. Comunque, Rigg, come molti altri, ha fallito in primo luogo nello rispondere adeguatamente alla domanda perché Hitler concedette clemenza a gente ebrea. Mentre lui afferma, e anche correttamente, che Hitler fece delle eccezioni alla sua propria ideologia nell’ interesse della convenienza militare, lui non spiega a sufficienza perché Hitler concesse clemenza a Milch o ad altri ebrei prima della guerra. Non spiega adeguatamente perché la clemenza fu concessa nel 1944 e nel 1945-un periodo in cui Hitler sapeva che stava perdendo la guerra. Inoltre, la sua trattazione non riesce in modo molto soddisfacente a spiegare perché Hitler esonerò ebrei e Gitani (Zingari) nel 1944 e nel 1945, al tempo in cui la Germania necessitava di ogni uomo abile fisicamente che si sarebbe potuto chiamare. Hitler non concesse al collaboratore Russo Andrei Vaslov l’ indipendenza fino al 1945. Se lui era così disperato da uomo di potere, perché lui trattenne i volontari russi di Vaslov finché non fu troppo tardi?

    Ci sono domande a cui Antonio J. Munoz, Vladimir Baumgarten, e Peter Huxley-Blythe hanno risposto più appropriatamente e più in profondità. Comunque, neanche questi storici si sono domandati se i Russi erano abbastanza affidabili o utili nel difficile cammino sul Fronte Orientale. Tutti sembrano essere d’ accordo che se Hitler e i Nazisti li avessero accettati razzialmente prima, avrebbero vinto la guerra. Ma questo è pura speculazione. Per tutti noi che sappiamo che questi stranieri avrebbero fatto perdere la guerra ai tedeschi prima di quando la persero per un numero di ragioni- per esempio, scarso morale, indisciplina, etc. Le Brigate Dirlewanger e Kaminski erano composte in maniera predominante da stranieri, e includevano molti Slavi e Gitani, ma la loro prestazione fu così scarsa e i loro crimini di guerra così atroci che i tedeschi dovettero scioglierle. Molti degli uomini “Asiatici” nella Divisione Neidermayer non rendevano bene sotto pressione. Tutto questo fu riportato a Hitler, così che più probabilmente la scarsa prestazione di gran parte dei russi condusse alla sua decisione di usare i russi sotto Vaslov politicamente invece che militarmente. Il fatto che Hitler non mirasse a liberare i Russi giocò una parte nella sua decisione di non usare gli uomini di Vaslov prima, ma la sua disposizione cambiò abbastanza significativamente con la fine della guerra. La documentazione stenografica dipinge un Hitler che capiva che la cosa più importante che potesse sperare era di arrestare l’ avanzata russa, e niente di più che quello. Lui sperava che Americani, Francesi, Britannici sarebbero “venuti ai loro sensi”, aiutando lui e i suoi uomini ad arrestare e respingere i bolscevichi, che è cosa successe ultimamente durante la Guerra Fredda.

    La cosa importante da comprendere è che se il Nazismo è stato razzista come la maggior parte degli storici hanno sostenuto, allora essi non avrebbero potuto aver raccolto possibilmente il livello di supporto che essi raccolsero. Anche dopo Stalingrado; Spagnoli, Slavi, Francesi, e decine di altre migliaia di non tedeschi continuarono a combattere per il Nazismo su delle basi volontarie. Uomini francesi e volontari arabi diedero le loro vite nella battagli finale per la capitale di Berlino nel 1945. Hitler continuò a permettere a migliaia di uomini ebrei di servire, e molti lo fecero con così incredibile tenacità e valore. Uno deve porsi la domanda se tutti questi uomini ebrei e altri non tedeschi fossero avversi al Regime Nazista come essi hanno asserito dopo il fatto. La loro tenacità e la loro determinazione suggeriscono diversamente in molti casi. Vengono in mente i soldati ebrei Bernhard Rogge, Helmuth Wilberg, Erhard Milch, e Ernst Prager. Hans Hauck, un uomo mezzo nero, volle arruolarsi nella Wehrmacht in modo da provare che lui era “tedesco” come un bianco tedesco. Lui scelse di restare nella prigionia Sovietica con i suoi compatrioti anche se li fu offerta l’ opportunità di andarsene libero. Agì così per dimostrare che lui era tedesco. Un siffatto comportamento sembra inimmaginabile dato cosa ci è stato detto riguardo al trattamento di neri e individui di razza mista nella società del Terzo Reich. La verità è che le relazioni furono molto più fluide, dinamiche, e complicate di come molti storici ci hanno portato a credere. Hauck venne anche promosso a soldato scelto.

    Questa fu la principale ragione per cui io ho scritto la mia tesi di Master su questo particolare soggetto. Quando io vidi per la prima volta i libri su tutti questi stranieri e minoranze etniche nell’ esercito tedesco io fui ammutolita. Gli storici non dovrebbero essere confortati dal fatto che anche molte persone formalmente istruite (io era una sotto-graduata a quel tempo) non avevano o non hanno idea che circa 2 milioni di stranieri e membri di minoranze etniche combatterono per l’ Asse. Io ho esaminato tutte le loro motivazioni e i loro pensieri così attentamente come ho fatto con le motivazioni e i pensieri di Hitler e di altri Nazisti in modo da spiegare questo fenomeno. Fu per questo che io esaminai POWs, lavoratori forzati, coscritti e volontari: in modo da ottenere un quadro più chiaro su cosa tutti questi uomini e donne attraversarono e su cosa essi pensavano di tutto ciò. Questo è un aspetto largamente ignorato dell’ Asse e della seconda guerra mondiale in generale. Io pensai che fosse tempo di fare qualcosa di nuovo.

    Supervisionando parte del discorso di Hitler a Patterhof del 26 maggio 1944 nell’ eccellente biografia di Hitler “La storia di Hitler” di John Lukac, io decisi di comprare il discorso dal Institut fur Zeitgeschichte e tradurmelo in inglese (con l’ assistenza). Riguardo a questa parte, nessuno storico ha tradotto per intero questo discorso, che è piuttosto straordinario in se e di se stesso. È un discorso rivelatore, incluso per intero in questa seconda edizione di Ambivalenza Razziale, e un discorso in cui Hitler ammette abbastanza apertamente come si sia sbagliato riguardo razza e popolo. Mentre la veduta di Hitler rimaneva “Popolare-Nazionalista”, lui in modo evidente ammise che la forza del popolo tedesco come un tutto unico era il risultato dei suoi molti differenti nuclei razziali. Egli aveva accettato che il popolo tedesco fosse un popolo di “razza mista”, ma decise di allevare il nucleo di razza nordica più degli altri, giacché credeva che questo particolare nucleo fosse il più qualificato riguardo la gestione del potere e la capacità organizzativa. Così, nel mentre che il pensiero di Hitler era ancora un po’ orientato razzialmente, lui sembrava avere capito che singoli tedeschi erano più importanti sotto certi riguardi, in base alle loro inclinazioni nordiche, del popolo tedesco considerato nel suo insieme (che lui sentiva da doversi guidare dai più capaci tipi nordici). In questo discorso Hitler enfatizzò il merito e il risultato al di sopra di tutto il resto. Questo mi porta a concludere che lui associò alla razza nordica gli attributi del merito e del risultato, e noi qui possiamo vedere che questo pensiero fu una parziale ritrattazione dalla linea ufficiale del nazionalsocialismo in se; poiché un individuo con una linea di sangue nordica poteva ospitare l’ inclinazione biologica per il comando e il talento organizzativo, a prescindere se lui fosse “tedesco puro”.

    Riguardo a ciò, Hitler stava accettando gente non tedesca più di quella che era tedesca, dice, il Generale Heinz Guderian (perlomeno in una occasione, Guderian sollecitò divisioni “razzialmente pure” come risulta da un documento stenografico delle conferenze militari di Hitler). Se un soldato mezzo-ebreo mostrava abilità al comando e talento organizzativo, allora quell’ individuo ebreo riceveva la personale clemenza di Hitler. Se noi volessimo speculare, come troppi storici fanno, allora noi potremo dire che, dati questo discorso e il cambiamento di Hitler in vista, avrebbe Hitler vinto la guerra se fosse stato più aperto sul fattore razziale, poiché alcuni dei suoi migliori comandanti e i soldati più risoluti erano di razza mista o di sangue straniero (per esempio, l’ Ammiraglio Bernhard Rogge, il Fedel-maresciallo Erhard Milch, e Leon Degrelle della Divione SS Wallonie). I due fratelli Sabac el Cher, Herbert e Horst, entrambi mulatti, furono anche presumibilmente esentati da Hitler e fu loro acconsentito di servire nella Wehrmarcht (uno militò pure nello Stahlhelm [organizzazione nazionalista radicale- spiegazione mia] nel 1935).

    Hitler ridicolizzò il “primitivo biologismo” di Himmler e di altri in tempi alquanto precedenti. Questo indica, come io ho argomentato, che Hitler sulla questione razziale era più di mente aperta, e in tempi più remoti, di quanto si è pensato in precedenza. Le memorie di Otto Wagener sono riempite di ambivalenti affermazioni di Hitler sulla razza e sull’ etnicità. Analogamente, le “Conversazioni a tavola” di Hitler sono contraddittorie in molte parti. Dal momento che Hitler sembrò aver detto molte cose contraddittorie, noi potremo concludere che lui fu consistentemente di “due visuali” riguardo certe questioni delicate, razza inclusa. Dal mio punto di vista, questa è una più convincente spiegazione della sua personale accettazione di così molti ebrei e soldati stranieri all’ interno dei ranghi tedeschi.

    Io potrei aggiungere a questo punto che Rigg fornì anche una spiegazione irrazionale quanto alla “Arianizzazione” del Cristo ad opera di Hitler. Se uno esamina cosa disse Hitler sul Cristo in tempi precedenti, vede che lui realmente credeva che Cristo fosse non-ebreo. Questo è evidente nelle memorie di Wagener e nei documenti di Bormann (Conversazioni di Hitler a tavola, 1941-1944). Hitler non fu nemmeno solo in questa convinzione. Anche molti teologi tedeschi che non erano nazisti o sostenitori di Hitler credevano che Cristo fosse non-ebreo. Nessuno storico di mia conoscenza ha fatto un lavoro migliore nell’ esplorare e analizzare questo fenomeno tedesco di Richard Steigmann-Gall. Il suo studio ha offerto una spiegazione razionale dell’ “Arianizzazione” di Cristo da parte di così molti tedeschi e Nazisti, e uno farebbe bene a leggere cosa lui ha scritto.
    Sfortunatamente, Rigg è rimasto inadeguato a questo argomento, sebbene la sua ricerca sulle motivazioni e i pensieri dei soldati ebrei rimanga senza paragoni.

    Tornando qui alla questione principale, io offro la seguente valutazione. Mentre ci fu certamente discriminazione razziale nella Germania Nazista, ci fu discriminazione razziale anche in America, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Russia, Giappone, Cina, Nuova Zelanda, Australia, Canada, e Italia. Infatti, Gerald Horne (autore di Guerra Razziale!) disse che i Britannici, a dispetto della loro propaganda, regolarmente e segretamente commettevano discriminazioni contro i soldati neri. I neri non venivano promossi semplicemente perché erano neri. Secondo Horne, i Britannici regolarmente usavano i soldati Indiani coscritti come foraggio da cannone in numerose occasioni durante la guerra in Cina. Il sangue del Britannico bianco era apparentemente troppo prezioso per essere versato combattendo contro il cinese, che il britannico disprezzava, angariava, ammazzava per gioco, e regolarmente umiliava. Come io ho già menzionato, i 2 gemelli Sabac el Cher, entrambi mulatti, servirono nella Wehrmarcht di Hitler, come fece Mandenga Gando (1940) 4, un Tedesco-Cameruniano. Numerosi neri servirono durante la battaglia di Mosca, e almeno uno cadette lì. Secondo l’ ultimo libro di Rigg (2009), Le Vite dei Soldati Ebrei di Hitler, circa 2 mila ebrei puri, 60 mila mezzo-ebrei, e 90 mila ebrei per un quarto servirono nella Wehrmarcht di Hitler e nelle SS. Questa può essere anche una sottostima delle reali cifre. Noi giusto non lo sappiamo.

    Almeno 2 milioni di stranieri e membri di minoranza etniche servirono nelle forze armate di Hitler in un momento o nell’ altro. Senza l’ ausilio di stranieri e non-tedeschi, mai i tedeschi avrebbero avuto le loro difese sul versante occidentale preparate in tempo per l’ invasione Alleata. Pensiamo a queste 2 cose qui. La combinazione Wehermacht-SS di Hitler fu la forza militare più variegata culturalmente, etnicamente, e religiosamente nella storia Occidentale. A dispetto di questo fatto, noi siamo tutti portati a credere che fu un elemento pseudo-razzista (mio proprio termine) come alcuni altri aspetti del Nazismo.

    Cosa voglio dire con pseudo-razzista? Bene, giusto come alcuni individui nella società capitalista gravitano alla cima della società e diventano pseudo-capitalisti (ad esempio, i miliardari CEOs), anche se essi non riescono a credere nel sistema capitalista di governo in se, lo stesso può essere detto di molti individui ricchi e potenti negli etno-stati e nelle loro società. Numerosi nazisti non erano “razzisti” inflessibili, e questi particolari nazisti (incluso Hitler) tendevano ad uscire di strada per quanto riguardava il potere politico. I pseudo-razzisti, come i pseudo-capitalisti, tendevano a essere individui estremamente ambiziosi e assetati di potere. Alcuni possono anche non essere stati razzisti del tutto, ma giocarono quel ruolo in modo da avanzare politicamente e personalmente. Himmler può essere stato uno di questi finti razzisti, giacché lui fu così entusiasta riguardo (e accomodante) gli arabo-semiti, i volontari slavi orientali, e gli zingari così presto. La sua dimostrata tolleranza razziale fa si che uno si domandi se lui fosse realmente razzista come lui faceva vedere di se. I ritrovamenti di Antonio Munoz tanto buoni quanto la testimonianza fotografica presentata nei ritrovamenti di Borsarello e Palinckx sulle SS e sulla Wehrmacht indicano che egli fu aperto al reclutamento di prigionieri senegalesi e afro-britannici per prestare servizio anche in qualche funzione (non necessariamente in combattimento). Perciò, come già Richard Steigmann-Gall ha esposto il pseudo-anti cristianesimo di Martin Bormann nel suo libro Il Sacro Reich: concezione nazista del cristianesimo, 1919-1945, molti storici hanno analogamente esposto il finto razzismo di Himmler forse inavvertitamente.

    Hitler stesso sembrò essersi affievolito per quanto riguardava il potere politico. Bormann e Himmler, procedendo con la Gestapo e la Sicherheitsdienst, usurparono molto del suo potere reale e lui servì come un’ ispirazione ideologica e morale per il popolo tedesco e gli ufficiali delle SS più che come un potere reale agente operante all’ interno del partito o delle SS in quei due anni finali della guerra- sebbene lui mantenesse l’ ultima parola su gran parte delle questioni militari e di giustizia politica. Lui mantenette la lealtà dei più bassi gradi della Wehrmacht, delle SS, della SA, e dei corpi ufficiali fino alla esatta fine della sua vita, ma lui aveva perso molta della sua influenza quando si trattava delle più alte cariche della Wehrmacht e delle altre ristrette cerchie elitarie. Come molti già sanno, Himmler e Goring tradirono entrambi Hitler alla fine.

    Io chiedo a quei storici che credono ancora che Hitler e i nazisti fossero “suprematisti bianchi” : come spiegate l’ incredibile grado di collaborazione di non tedeschi e minoranze etniche (150 mila tra ebrei e parzialmente ebrei) durante il secondo conflitto mondiale? Ancora, circa 2 milioni di non germanici aiutarono i nazisti. Se le cifre fornite da Munoz sono credibili, circa un milione di questi volontari e coscritti furono russi. Permettetemi di paragonare questo ad un simile esempio moderno domandando se gli ebrei sionisti, come membri dell’ attuale etno-stato, possono onestamente vantarsi di alti livelli di collaborazione e volontarismo da parte di stranieri e di minoranze etniche? Cosa riguardo i meno recenti bianchi sudafricani dell’ ex-Rhodesia? Centinaia di migliaia di collaboratori dei nazisti erano volontari. Quanti palestinesi, persiani, giordani, o siriani, hanno combattuto volontariamente per le Forze di Difesa Israeliane e il moderno etno-stato israeliano? Qualcuno lo ha fatto, certo, ma non quasi 2 milioni. Stranieri e non tedeschi prestarono volontariamente servizio anche per la Schuma (polizia di sicurezza), le SS e la Gestapo durante il Terzo Reich. Può Israele vantarsi della stessa cosa? Queste sono materie oggetto di paragone che noi dobbiamo domandarci e analizzare, senza emozioni, in modo da capire cosa realmente successe nella Germania Nazista e perché. Noi dobbiamo anche ammettere che i nazisti non erano niente affatto razzisti come gli storici hanno affermato. Questa è un’ ammissione particolarmente importante quando consideriamo il contesto storico.

    Roosevelt per interesse politico si oppose a leggi contro i linciaggi a danno dei neri. In un incredibile ammissione a Walter White, capo del NAACP, lui disse: “Se io mi espongo per un programma anti-linciaggio adesso, essi bloccheranno ogni piano che io chiederò al Congresso di approvare per difendere l’ America dal collasso. Io non posso correre quel rischio.” Inoltre, secondo la New World Enciclopedia, “Dopo il 1942, quando Roosevelt fu informato dello sterminio nazista dal Rabbino Stephen Wise, dall’ inviato polacco Jan Karsky e altri, lui rifiutò di consentire qualche sforzo per salvare i rifugiati ebrei europei e portarli negli Stati Uniti.”5 Ai giorni nostri il pubblico statunitense è in maggioranza ignaro di questi incredibili esempi dell’ arroganza e del razzismo di Roosevelt.

    Alcuni neri furono letteralmente inceneriti a morte da ostili plebaglie bianche desiderose di scatenare le loro aggressioni contro un facile bersaglio.6 Mentre molti africani e afro-tedeschi furono discriminati nella Germania Nazista, il governo Nazista mai patrocinò o approvò linciaggi di neri nello Stato Nazista, ne ci fu razzismo contro gli africani istituzionalizzati. Infatti, il sopravissuto alla seconda guerra mondiale Friedrich Berg specificò inequivocabilmente che i bambini tedeschi ammirarono tanto Jesse Owen e lo presero a modello a dispetto della sua razza.7 Questo fu comunicato a Berg da un uomo che viveva nella Germania Nazista a quel tempo. Davvero, non c’è ragione per dubitare della veridicità di quanto dichiara quest’ uomo; i tedeschi applaudirono Owens e ripetutamente cantarono il suo nome “Jess-ah O-vens, Jess-ah O-vens” ai giochi olimpici del 1936 di Berlino. Owens stesso raccontò ai giornalisti che non fu costretto a sedersi nella parte posteriore degli autobus tedeschi, ne che gli fosse vietato di soggiornare negli hotel più belli. Il conoscente di Mr. Berg menzionò anche che Owens potrebbe aver camminato dentro qualche bar della Germania ed esser trattato tanto quanto un avventore tedesco. Questo in contrasto col fatto che nella Gran Bretagna e negli USA , anche i neri importanti erano costretti a stare in piedi negli autobus e mai li veniva permesso di stare in aree di alta classe designate per “soli bianchi”. Il giornalista e scrittore afro-americano Roy Ottley raccontò degli orrori quotidiani del trattamento britannico e statunitense nei confronti dei neri nel suo libro The Green Pastures. Dovrebbe sorprendere poco che Ottley riportasse che ragazzi britannici accendessero il fuoco sulla “capigliatura crespa” di Samuel Coleridge-Taylor per “vedere se si sarebbe bruciata”.8 Un siffatto crasso razzismo fra la gioventù britannica di quel tempo è largamente trascurato dagli storici odierni, principalmente perché non è idonea con l’ immagine imbiancata di oggi sugli Alleati. Forse questa è una ragione per la quale pochi storici hanno menzionato che il cameruniano Louis Brody faceva lotta nel German Circus Crown per tutti gli anni in cui il nazismo fu al potere, e fu il principale attore afro-tedesco dagli anni ’20 agli anni ’40 tutti.

    Anche pochi storici si sono resi conto che Martin Bormann pubblicò una circolare rivolta a tutti i Gauleiters (responsabili regionali) nel marzo 1936 richiedente la tutela sul posto di lavoro degli africani e degli afro-tedeschi che lavoravano e vivevano in Germania. Questa delibera volò sulla faccia delle Leggi di Norimberga del 1935.10 Noi possiamo presumere che Hitler avesse qualcosa a che fare con questa misura protettiva, come resta incerto che Bormann in se fosse quello interessato al benessere dei neri. Joachim Von Lang ha spiegato che Bormann fece ogni cosa in suo personale potere per nascondere lettere di implorazione e richieste di clemenza da parte di ebrei così come informazioni allarmanti sulla guerra a Hitler. Non occorre supporre quanto le azioni di quest’ uomo possano aver sfavorevolmente disposto gli afro-tedeschi e gli altri neri che vivevano e lavoravano in Germania, specialmente alla luce del duro declino della salute di Hitler e della sua ridotta attività nella tarda metà della guerra.

    Per concludere, i veri razzisti non scartarono improvvisamente la loro dottrina della “razza padrona” semplicemente a causa degli ostacoli militari. I bianchi sudafricani e gli israeliani rifiutarono di rigettare le loro dottrine razziali suprematiste a dispetto dell’ opinione mondiale ostile e dei problemi militari. Israele deve ancora ammettere i palestinesi ai più alti ranghi del suo governo. Analogamente, devono ancora assegnare alte cariche militari e comandi governativi a non bianchi. Se qualificare o no qualcuno di questi stati moderni come davvero razzista sta agli storici e ai politici deciderlo. Ma essi devono farlo senza l’ isteria normalmente correlata a questioni storiche così controverse e alle indagini comparative. Se gli storici non riescono a liberarsi dell’ isteria così caratteristica quando si ha a che fare con la storiografia del Terzo Reich, allora come avranno intenzione di spiegare fenomeni come la Judische Ordnungsdienst (Ordine di Polizia Ebraica), che assistete i nazisti con compiti di polizia nei principali Ghetti di Varsavia? Si stima che 2500 uomini ebrei servirono a Varsavia e che metà di quel numero servirono nel Ghetto di Lodz durante l’ occupazione nazista.11

    Avendo detto tutto questo, un fatto rimane: i Nazisti non erano veri razzisti meno di quanto lo fossero realmente tutti gli altri etno-stati a quel tempo (e da quel tempo). Harry Truman, non Adolph Hitler, disse la seguente frase: “Io penso che un solo uomo sia di valore come un altro purchè sia onesto e decente e non un negro o un cinese. Zio Will ... disse che il Signore fece un uomo bianco dalla polvere, un negro dal fango, poi sollevò quanto era rimasto e ne venne fuori un cinese.” L’ avesse detta Hitler una frase del genere, gli storici l’ avrebbero strumentalizzata come evidenza del suo razzismo intransigente. E ancora, sebbene non siano uscite dalla bocca di Hitler frasi di quel tipo, neppure sugli ebrei nelle conversazioni private, gli storici stanno ancora sostenendo vivamente che lui fosse un razzista fervente, mentre in maniera interessata stanno ignorando il razzismo sfacciato e talvolta inumano di entrambi gli Alleati e dei leader non tedeschi dell’ Asse. I Britannici condussero bizzarri “test di purezza razziale”, ma solo i testi berlinesi di purezza razziali sono stati soggetti allo scrutinio e alla contestazione internazionali.12 Gerald Horne riportò che “proprio quando l’ Impero sembrò sul punto di essere sommerso dalle truppe Giapponesi, Londra era riluttante ad accettare offerte di aiuto di gente non di ‘pura discendenza Europea’ – in particolare per ruoli oltre quello di soldato semplice.” Lui andò a dire, “Questo fu applicato per le posizioni di cadetto a Dartmouth e diretto ai cedetti in entrata” dove la ‘pratica della commissione di colloquio’ (il colloquio per la selezione dei cadetti ndr.) tendeva a “rigettare i ragazzi che mostravano una chiazza sulla pelle’.”13 I Britannici deliberatamente rimossero i riferimenti alla razza come questi suddetti dalle comunicazioni ufficiali solo nel caso in cui questi documenti potessero finire in mani anti-britanniche. Per menzionare un altro esempio: i Croati a stento tolleravano i Serbi durante il secondo conflitto mondiale, e ancora noi non leggiamo niente a riguardo nella gran parte dei testi di storia. E perché Serbi e Croati non meritano la nostra indagine storica? Sono ‘meno importanti’ o ‘meno umani’ di altri gruppi etnici dell’ epoca?

    Il reale razzismo di Hitler, come io preferisco dire, è un costrutto antistorico. Gli storici decisero chi era razzista e chi no sulla base di chi vinse la seconda guerra mondiale. Tuttavia, gli storici non possono fare 2 pesi e 2 misure: o tutti i leader occidentali sono dipinti per i razzisti che furono o nessuno viene descritto in quel modo, in una direzione antistorica. Noi non facciamo preferenze e non scegliamo i nostri razzisti. Se così facciamo, allora noi mai dobbiamo andare più addietro nella storia e condannare l’ imperatore Adriano come un genocidi antisemita, Napoleone come un razzista anti-neri e maniaco genocida (alla luce delle sue azioni contro Roma e i neri), e i Romani come razzisti contro i Greci.

    Io devo aggiungere a questo punto che mai i Germani ebbero una dottrina della “razza padrona” con cui iniziare. Herrenvolk non significa “razza padrona”. Quella definizione fu la combinazione di incomprensione degli Alleati riguardo il Fuhurerprinzip Germanico e la propaganda di guerra anti-germanica. Non vuol dire ‘corpi di elite dirigente’, e fu strettamente riferita al continente Europeo, non al mondo. Hitler non aveva ambizioni di ambito mondiale, gli Europei si. Inoltre, i termini tedeschi folk (Volk) e race (Rasse) non erano sinonimi. Herrenvolk (“capi del Volk”) non era affine a Harrenrasse, e come risultato dai fatti, mai i Nazisti usarono il termine Herrenrasse (“razza dei Capi”). Certamente, Hitler stesso distinse i 2 termini Tedeschi al Plattherof. Lui disse, “Volk und Rasse ist nicht dasselbe“ (“razza e popolo non sono la stessa cosa”). Sembra che gli storici influenzati dalla propaganda Alleata di tempo di guerra, e non i Nazisti stessi, inventarono questo sostantivo e le sua conseguente connotazione razzista. Questo spiega perché così tanti leader Occidentali Alleati erano scioccati vedendo Russi che combattevano assieme ai Nazisti sul Fronte Occidentale, Indo-cinesi nelle Ostlegionen (legioni Orientali), e perché gli storici sono stati riluttanti a descrivere mai le dinamiche razziali Naziste anche ai giorni nostri.

    Gerald Horne descrisse l’ ideologia razziale Giapponese “come sufficientemente flessibile da permettere … speciale appello”.14 Questa descrizione si applica altrettanto bene all’ ideologia razziale Nazista. Antonio J. Munoz andò per quanto a chiamare in questione la razionalità dei volontari Spagnoli dopo la ritirata ufficiale di Franco. Nel fare così, lui ha mancato di spiegare che l’ Asse non si vedeva come particolarmente razzista, ne come ingiustificabile nella sua battaglie, nelle sue ambizioni, o nella sua condotta. Innumerevoli Spagnoli detestavano il Comunismo e completamente volenterosi provarono ad aiutare la Germania nella sua lotta contro quella filosofia politica. Analogamente, essi erano “sinceri credenti” in un Europa indipendente nel contempo dalla Russia. La maggioranza dei soldati dell’ Asse, inclusi quelli che erano stati arruolati dai Nazisti, erano anti-Comunisti o anti-Bolscevichi. Altri ancora, come i Francesi, erano anti-Britannici. Essi erano razzisti nel loro piccolo, molti di loro. I Croati stavano sterminando minoranze etniche molto prima che i tedeschi occupassero la Croazia aiutandola ad ottenere l’ indipendenza. La Francia leale a Vichy continuò a resistere agli sforzi degli Americani e Britannici di “liberare” la Francia fino a tutto il 1943:

    La fase finale di questa guerra particolare interna alla guerra più generale fu l’ invasione del Nord Africa, dove le forze di Vichy contavano 100.000 soldati. A dispetto degli assalti congiunti di Americani, Britannici, e forze della Francia Libera sul Marocco e l’ Algeria, le guarnigioni di Vichy, dettero prova di una resistenza più determinata delle attese. Uno squadrone Francese fu affondato dagli statunitensi al largo della costa del Marocco, con 500 marinai Francesi uccisi e 1000 feriti.15

    Numerosi uomini Francesi resistettero agli Alleati fino all’ esatta conclusione del conflitto, dopo di che essi combatterono e morirono nelle strade della capitale Tedesca.

    L’ utilità di richiamare questi piccoli fatti conosciuti è incoraggiare gli storici a smettere di guardare al Terzo Reich e all’ Asse secondo formule così rigide, invece, di esaminarli con elasticità mentale. La guerra incise profondamente sui Nazisti. Molti di loro attenuarono il loro razzismo come risultato del cameratismo che svilupparono con i loro commilitoni di eguale grado e subordinati. Come l’ esule Bielorusso Grigori Von Lambsdorff confermò, molti non tedeschi si vedevano uguali, non razzialmente inferiori. Questo chiama in causa come i Nazisti trattavano i loro commilitoni non-Tedeschi negli eserciti a dispetto della propaganda ufficiale. Se Lambsdorff e altri vedevano se stessi come eguali, allora la discriminazione razziale Nazista o era inesistente o molto meno pervasivo di quanto gli storici abbiano detto.

    Terminerò riferendomi ad un articolo di giornale che ha esaminato il crescente numero di neo-Nazisti e suprematisti bianchi nelle forze armate statunitensi (per combattere in Iraq e Afghanistan).16 A dispetto dell’ impegno ufficiale degli USA verso il non-razzismo e l’ uguaglianza etnica quanto sociale, stanno consapevolmente e volontariamente reclutando razzisti, e quindi tollerando il razzismo, dentro la sfera militare. Le esigenze della guerra hanno causato questo fenomeno statunitense così come le esigenze della guerra comportarono per i Nazisti il rinnegare la loro ufficiale dottrina razziale. Cosa tende a succedere come un risultato degli sviluppi come questi è la crescente e generale accettazione di questi che sono i nuovi tollerati (questi che si era soliti discriminare), e non viceversa. Gli individui normalmente discriminati che sono tollerati di recente tendono a penzolare la bilancia del potere a loro favore, poiché le esigenze della guerra naturalmente favoriscono quelli che adesso sono i nuovi “indispensabili” alla luce di una generale situazione declinante. Alla luce di questo accertamento, possiamo onestamente argomentare che i Nazisti divennero meno razzisti ad un tasso più veloce degli Alleati, poiché essi erano costretti a velocizzare il processo di integrazione razziale e cooperazione dovuto alle esigenze della guerra. La guerra divenne, per usare una frase di Tina Campt, un positivo “veicolo di cambiamento” nel Terzo Reich. I Nazisti non hanno mai segregato razzialmente le loro truppe. Neri, Slavi, Asiatici,e Arabi combatterono fianco a fianco con Tedeschi.

    Adesso, se noi esaminiamo gli USA oggi, vediamo che i razzisti nelle forze armate saranno i soli a spuntarla, dato che sono necessari. La bilancia del potere è oscillata in loro favore in funzione delle esigenze della guerra. Questo potrebbe ben risultare nella razzializzazione delle forze armate Statunitensi, che rimangono sotto il supremo commando dei bianchi a dispetto della dottrina ufficiale dell’ America del non-razzismo e dell’ uguaglianza per tutti, e noi potremo ben vedere che l’ America diventa più razzista e dottrinariamente suprematista di quanto lo fosse la Germania Nazista. La guerra dell’ America (la famosa guerra al terrorismo n.d.r.) sta dimostrando essere un negativo “veicolo di cambiamento” sotto quest’ aspetto. Il mio proposito con questo paragone è dimostrare che non dobbiamo esaminare la storia o gli sviluppi moderni in un modo statico più, poiché già come la Germania cambiò, anche noi dovremo farlo.

    Note:

    Hitler's Foreign Divisions: Foreign Volunteers in the Waffen-SS 1940-1945, ed. Chris Bishop (London, UK: Amber Books, 2005), 8-9.
    Ibid., 10.
    Gerald Horne, The Color of Fascism: Lawrence Dennis, Racial Passing, and the Rise of Right-Wing Extremism in the United States (New York, NY: New York University Press, 2006), xv.
    Marianne Bechhaus-Gerst, Treu bis in den Tod: Von Deutsch-Afrika nach Sachsenhausen-Ein Lebengeschichte(Berlin, DE: Ch. Links Verlag, 2007), 154.
    New World Encyclopedia, "Roosevelt, Franklin Delano,"Franklin Delano Roosevelt - New World Encyclopedia (accessed August 29, 2009).
    Friedrich Berg, interview by author, August 27, 2009.
    Ibid.
    Roi Ottley, 27.
    Bechhaus-Gerst, 76.
    Ibid.
    David Littlejohn, Foreign Legions of the Third Reich Vol. 4: Poland, the Ukraine, Bulgaria, Romania, Free India, Estonia, Latvia, Lithuania, Finland and Russia (San Jose, CA: R. James Bender Publishing, 1987), 27.
    Gerald Horne, Race War! White Supremacy and the Japanese Attack on the British Empire (New York, NY: New York University Press, 2004), 237.
    Ibid., 236.
    Ibid., 147.
    Christopher Silvester, "England's Last War Against France: Fighting Vichy, 1940-1942," The Telegraph on the Web, September 1, 2009, http://www.telegraph.co.uk/culture/books/bookreviews/6121052/Englands-Last-War-Against-France- Fighting-Vichy-1940-1942.html (accessed September 3, 2009).
    Matt Kennard, "Neo-Nazis are in the Army Now," Salon on the Web, June 15, 2009,Neo-Nazis are in the Army now - Salon.com (accessed July 1, 2009).
    The above article in slightly different form is the preface to Veronica Clark's book, Black Nazis! A Study of Racial Ambivalence in Nazi Germany's Military Establishment

    ~ Veronica Clark, M.A.
    July 1, 2009
    Revised September 3, 2009

    Black Nazis! Preface Copyright © 2009. Veronica Clark. All Rights Reserved. None of this text may be published, broadcast, rewritten for broadcast or publication or redistributed directly or indirectly in any medium without prior permission from the author. The author has provided her e-mail contact to IH: [email protected]. You must e-mail her directly for permission to use her Preface and/or portions of her text.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    PS: è un articolo che avevo trovato 3 anni fa circa sul forum dello studioso inglese sul mondialismo David Icke, che poi mi ero messo a tradurre.
    Parla oltre che dei "soliti" arabi, indiani, turkestani, neri anche di parecchi ebrei che combatterono a fianco dell' Asse, che furono premiati o che non ebbero mai alcun problema nella Germania: furono proprio parecchi. E fa notare come nelle potenze vincitrici il razzismo fosse diffusissimo e si esercitasse in maniere barbariche. Più le evoluzioni in senso più tollerante, inclusivo, di accettazione delle diversità in seno al Terzo Reich.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    PS: è un articolo che avevo trovato 3 anni fa circa sul forum dello studioso inglese sul mondialismo David Icke, che poi mi ero messo a tradurre.
    Parla oltre che dei "soliti" arabi, indiani, turkestani, neri anche di parecchi ebrei che combatterono a fianco dell' Asse, che furono premiati o che non ebbero mai alcun problema nella Germania: furono proprio parecchi. E fa notare come nelle potenze vincitrici il razzismo fosse diffusissimo e si esercitasse in maniere barbariche. Più le evoluzioni in senso più tollerante, inclusivo, di accettazione delle diversità in seno al Terzo Reich.
    Beh da un lato dimostra che il Nazismo non è quel mostro di cattiveria che ci vogliono far credere, almeno penso.Però il fatto che si vogliano diminuire gli europei etnici con le politiche di immigrazione mi fa pensare che non tutti i popoli sono uguali per chi vuole la mondializzazione e quindi non tutto quello che disse o fece A.H. sia da seguire.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #4
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Ormai è risaputo che la vaccata del white power
    poco si addice alle esperienze fasciste.

  5. #5
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    L'articolo è molto interessante e denuncia fatti assai poco conosciuti, il fatto che l'ideologia di guerra nazionalsocialista abbia avuto un "cambiamento" durante lo svolgimento del conflitto è sintomatico e questo perchè fattori oggettivi molte volte portano ad un drastico, a volte, cambiamento della impostazione originale. Sicuramente tra la visione del mondo nazionalsocialista del 1933, ad esempio, e quella del 1945 ci sono state delle indubbie differenze, nazionalisticamente tedesca all'inizio e poi, durante il conflitto, prima pan-europea e poi, alla fine, addirittura pan-tradizionalista.
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  6. #6
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Grazie mille per l'articolo Avanguardia!
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  7. #7
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Secondo me l'articolo forza un po' troppo la cosa eh.

    Trionfo della diversità non direi, dal momento che in Germania occorreva il certificato di appartenenza alla razza Ariana per qualsiasi tipo di rapporto pubblico, figurarsi nell'esercito.

    In secondo luogo in guerra siamo tutti uomini con braccia e gambe, dal negro all'islandese. L'atteggiamento razzista messo da parte in certi contesti o "più aperto" ha poco a che vedere con un'evoluzione ideologica, molto, invece, con fini pratici. Nel '42 le riserve tedesche dovevano far fronte a qualcosa tipo 8 volte di meno rispetto a quelle nemiche: è ovvio che la Germania accolse a braccia aperte ogni sentimento a favore del nazionalsocialismo anche da parte di stranieri (specialmente quelli che da anni avevano in odio la Russia, come gli ucraini o i finlandesi) si rinforzavano le file dei reparti quasi gratuitamente (dato che le SS con reparti stranieri venivano, guardacaso, mandate quasi sempre in zone ad alta concentrazione di attività bellica).

    Davanti a una concreta possibilità di truppe in più anche Hitler pensò che tutto poteva far brodo e comodo, e così l'Alto comando fece, specialmente durante gli ultimi 2 anni di conflitto.

    Ma c'era un libro, in Germania, il Mein Kampf. Scritto e divulgato da Hitler. essenza del pensiero economico, politico, sociale e razziale del nazionalsocialismo.

    Hitler, parlando di superiorità razziale ariana, ha sempre portato i tedeschi ovviamente come "primo esempio" proprio perché Hitler era tedesco e non francese, per fare ulteriore leva sul sentimento nazionalista di riscossa della nazione. Sappiamo tutti che la razza ariana comprende gran parte del popolo europeo, Hitler stravedeva per inglesi e italiani (tanto da far convocare personalmente Mussolini a tal proposito). Basti pensare alla (diciamocelo ragazzi) completa presa in prestito dell'icona Fascista ad opera di Hitler. Esteticamente Hitler fece fatica a trovare un singolo simbolo che rappresentasse il popolo tedesco, quando in Italia bambini adulti e anziani si riconoscevano da secoli nella grandezza e severità del Littorio, Hitler parlava di "germanicità ancestrale" facendo salutare i propri gerarchi esattamente come gli antichi romani e facendo erigere edifici di chiara derivazione classica, insomma, una serie di piccole ma al contempo rilevanti contraddizioni all'intero del Nazionalsocialismo che lasciano proprio dire che non solo il Fascismo Italiano è l'ispirazione del Nazionalsocialismo ma ne è in qualche modo fondamento. La questione razziale ad ogni modo era tutto tranne che una logica a senso unico, concausa del suo stesso fallimento.

    Ma, sempre in Germania, una cosa era certa: il nemico era il judeo, dal giorno dell'investitura di Hitler a quello del suo suicidio.

    Stessa scelta tattica riguardo l'arianizzazione di Cristo, per forza di cose etnicamente ebreo. Hitler tra sé affermava che "un tedesco non può essere cristiano" ma ad un popolo per metà protestante e per metà cattolico non poteva certo dire questo, e non poteva certo dire che il Gesù che veniva spiegato e adorato in chiesa dai pastori delle comunità protestanti e dai preti cattolici era della stessa razza che avvelenava la Germania.

    Secondo me, articolo tanto interessante quanto forzatamente morbido.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Alla tua interessante riflessione circa la mancanza di originalità del nazionalsocialismo (vedi architettura, saluto romano etc) mi preme aggiungere come certi teologi all'epoca andassero sostenendo come i galilei non fossero ebrei. In conseguenza di ciò si riteneva che lo stesso Cristo non potesse in alcun modo ritenersi un ebreo.
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  9. #9
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Citazione Originariamente Scritto da AgnusDei Visualizza Messaggio
    Alla tua interessante riflessione circa la mancanza di originalità del nazionalsocialismo (vedi architettura, saluto romano etc) mi preme aggiungere come certi teologi all'epoca andassero sostenendo come i galilei non fossero ebrei. In conseguenza di ciò si riteneva che lo stesso Cristo non potesse in alcun modo ritenersi un ebreo.
    Ma sotto questo punto di vista ell'epoca di Cristo probabilmente nessuno era ebreo. I caratteri judei si sono formati successivamente.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Le Forze Armate di Hitler. Un trionfo della diversità?

    Citazione Originariamente Scritto da RibelleInEsilio Visualizza Messaggio
    Ma sotto questo punto di vista ell'epoca di Cristo probabilmente nessuno era ebreo. I caratteri judei si sono formati successivamente.
    Non saprei entrare nel merito. So che nel mondo anglosassone, soprattutto in USA off course, è diffuso il movimento Christian Identity che si fa convinto assertore di simili idee balzane come quella secondo cui gli anglosassoni (secondo altri gli "ariani" in senso lato) rappresenterebbero le 12 tribù di Israele. Mi sono sempre chiesto quanto queste idee fossero diffuse nella Germania Nazionalsocialista e quanto, invece, non siano riconducibili ad un contesto esclusivamente anglosassone affondando le loro origini in realtà come il Ku Klux Klan.
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