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  1. #1
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    Predefinito Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    http://milano.corriere.it/milano/not...ugli_rubattino-

    lo stabilimento di via Rubattino è occupato da oltre un anno
    Sgombero Innse, tafferugli in strada

    Gli operai e i giovani dei centri sociali si scontrano con la polizia e occupano la tangenziale

    MILANO - Momenti di tensione domenica mattina a Milano per lo sgombero della Innse di via Rubattino, autogestita e presidiata da oltre un anno da una quarantina di operai che si oppongono alla chiusura della fabbrica. Gli operai hanno opposto resistenza agli agenti e sono scoppiati dei tafferugli; i dimostranti hanno anche bloccato la circolazione sulla tangenziale. Sul posto sono arrivati alcuni giovani dei centri sociali, per dare man forte agli operai. La situazione, secondo la Questura, è sotto controllo.

    LO SGOMBERO - Secondo quanto è stato riferito, le forze dell'ordine stanno eseguendo un provvedimento con cui la magistratura ha disposto la riconsegna dei macchinari e del sito industriale. Pertanto le operazioni dureranno circa una settimana, tempo necessario alle ditte interpellate per entrare nella fabbrica e smontare i macchinari. La vicenda della Innse si trascina dalla fine del maggio dell'anno scorso, quando l'imprenditore Silvano Genta comunicò ai dipendenti con un telegramma di aver avviato la procedura di mobilità. Da allora la fabbrica è stata autogestita dagli operai che hanno continuato a produrre. Poco meno di un anno fa lo stabilimento è stato messo sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, infine dissequestrato e da allora vigilato giorno e notte da un gruppo di operai. Il 10 febbraio scorso c'era stato un altro tentativo di sgombero, ed erano scoppiati tafferugli tra gli operai, i giovani dei centri sociali e la polizia.

    FERRERO: UN ABUSO - «Un atto proditorio e violento - denuncia Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se - che rende drammaticamente evidenti l'asprezza della crisi e del conflitto sociale e il cinismo padronale. Chiedo al prefetto di Milano e al ministro dell'Interno di intervenire per impedire questo abuso nei confronti dei diritti e del lotte del lavoro. Motivazioni e modalità dell'intervento repressivo alla Innse sono assolutamente inaccettabili, sia sul piano politico che sul piano morale. E non troveranno indifferente Rifondazione comunista, né la reazione del mondo del lavoro e democratico». Nel pomeriggio Ferrero si recherà di fronte allo stabilimento della Innse insieme ai lavoratori.





    Da facebook di Ferrero:

    INNSE – ALLE 18 FERRERO INSIEME A OPERAI FABBRICA SGOMBERATA MILANO
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    Oggi alle 17.34

    Milano, 2 ago. 2009 – “Alla Innse di Milano la situazione è sempre più tesa. Dopo il blitz di questa mattina per sgomberare il presidio degli operai, che da un anno lottano contro la dismissione dell’azienda motivata solo da intenzioni speculative della proprietà, nel corso della giornata sono continuate ad affluire forze dell’ordine che hanno circondato lo stabilimento per poter iniziare lo smantellamento degli impianti.

    Alle 18,00 sarò di fronte ai cancelli dello stabilimento Innse, in via Ribattino a Milano, per portare la solidarietà e il sostegno attivo del Prc nei confronti della lotta operaia”.
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  2. #2
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

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  3. #3
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    2009-08-04 13:48

    Innse: ancora proteste, operai su gru

    Lavoratori minacciano di buttarsi, l'azienda e in liquidazione


    (ANSA) - MILANO, 4 AGO - Quattro operai dell'Innse, l'azienda in liquidazione alla periferia di Milano, sono saliti su una gru e minacciano di buttarsi. Gli operai reclamano una soluzione per la vicenda dello smantellamento dei macchinari. Si sono verificati anche tafferugli tra gli operai in presidio, giovani dei centri sociali e forze dell'ordine. Ci sarebbero alcuni contusi. I sindacalisti della Fiom-Cgil intanto hanno chiesto di poter entrare nell'azienda per verificare quanto sta accadendo.



    ANSA.it - Italia - Innse: ancora proteste, operai su gru

  4. #4
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    un applauso a questi lavoratori che nn si piegano!
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    Se e quando vi fosse la constatazione che ulteriori sforzi per conservare il posto di lavoro saranno ormai nulli, i lavoratori dovrebbero seriamente considerare l'opzione di distruggere i macchinari che la proprietà vuole prelevare e trasferire altrove. Anche con tali atti di sabotaggio si arrecherebbe danno alla proprietà.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    Citazione Originariamente Scritto da Scapigliato" Visualizza Messaggio
    Se e quando vi fosse la constatazione che ulteriori sforzi per conservare il posto di lavoro saranno ormai nulli, i lavoratori dovrebbero seriamente considerare l'opzione di distruggere i macchinari che la proprietà vuole prelevare e trasferire altrove. Anche con tali atti di sabotaggio si arrecherebbe danno alla proprietà.
    poi bisogna vedere quale danno è maggiore..se quello della proprietà o di eventuali risarcimenti dei lavoratori..
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    Citazione Originariamente Scritto da Scapigliato" Visualizza Messaggio
    Se e quando vi fosse la constatazione che ulteriori sforzi per conservare il posto di lavoro saranno ormai nulli, i lavoratori dovrebbero seriamente considerare l'opzione di distruggere i macchinari che la proprietà vuole prelevare e trasferire altrove. Anche con tali atti di sabotaggio si arrecherebbe danno alla proprietà.
    decisamente si, arrivati a questo punto diventa lecito sfasciare tutto in culo all'imprendimerditore.

    Citazione Originariamente Scritto da MaRcO88 Visualizza Messaggio
    poi bisogna vedere quale danno è maggiore..se quello della proprietà o di eventuali risarcimenti dei lavoratori..

    dubito che se tutti si mettessero a scassare impianti perchè ormai arrivati al limite del sopportabile(tipo proprio la megabastardata della Innse)qualcuno azzarderebbe a chiedere risarcimenti....in caso vengano richiesti, si procede anche alla distruzione dei restanti beni immobili dell'imprendimerditore di cui sopra, e già che ci siamo, anche qualche simpatico calcio nei coglioni e nelle gengive.



    questi ci stanno uccidendo condannandoci ad una vita di stenti, con tanto di pagliacci venduti che li proteggono e li aiutano anche(stile qualche tentativo di leggettina dove addirittura sono previsti INCENTIVI per chi delocalizza al posto che salutari embarghi, multe, restituzione fondi e calci in culo), che si perda la bussola è solo questione di tempo....l'unico problema è che hanno già per strada i militari.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    5 agosto 2009

    Così Lega e Rifondazione “rottamarono” l’Innse
    La fabbrica venduta per 700mila euro. Gli operai sulle gru dopo i tafferugli


    Se non ci fosse di mezzo la vita degli operai (da ieri su una gru per protesta) di una storica officina di Lambrate, una delle ultime vere fabbriche di cui spesso si grida alla scomparsa, ci sarebbe persino da sorridere.
    La vicenda della Innse Presse presenta infatti quel tipico misto italico di approssimazione e opacità, i classici intrecci d’interesse, da apparire sin troppo paradigmatica.
    Venduta dalla famiglia Innocenti – quella dei tubi e della Lambretta – all’Iri nei primi anni ‘70, dopo diversi passaggi di proprietà finisce in amministrazione controllata a causa del fallimento del penultimo proprietario, la Manzoni Group.

    Si giunge così ad uno dei nodi politici della storia. Nel febbraio del 2006, con poco tempo a disposizione per evitare il peggio, l’allora parlamentare leghista Roberto Castelli si presenta al tavolo di crisi – provincia, comune, prefetto, sindacati, commissario incaricato dalla procura – con il piemontese Silvano Genta che, piano industriale alla mano, convince tutti, e grazie alla legge Prodi sulle fabbriche in difficoltà si prende la Innse per soli 700mila euro, il valore di un appartamento.


    Protagonista della transazione, oltre al padano Castelli, la cui misteriosa apparizione sembra giustificata da un’antica amicizia con il Genta, è l’assessore al lavoro Bruno Casati, di Rifondazione comunista. Quest’ultimo, fino a prova contraria in buona fede, si è speso molto per la Innse. E il presidente Filippo Penati gliene dà atto. «In tutta la vicenda la provincia di Milano – si legge in un comunicato del successivo marzo 2006 – ha assunto un ruolo decisivo, mediante l’intervento dell’assessorato al contrasto delle crisi industriali e occupazionali». E ancora, «è il segno se non di una svolta, di una controtendenza ».
    Insomma, si riparte. La Innse è salva. I 53 lavoratori superstiti possono tornare al tornio. E invece, niente da fare. Il Genta, invece dell’industriale che avrebbe dovuto essere – la legge Prodi è chiara – per rilanciare l’azienda, si rivela uno speculatore, interessato alla vendita dei preziosi macchinari.

    Nonostante il presidio giorno e notte degli operai, riesce a realizzare due milioni e mezzo di euro vendendone sette. È lo stesso Casati ad ammetterlo: «Solo dopo, troppo tardi, abbiamo scoperto che era un rottamaio», rivela al Corriere. Tale deve essere stata la botta, che Rifondazione non molla la presa e in queste ore chiede le dimissioni da sottosegretario alle infrastrutture di Castelli. Che non molla e controbatte (non senza malizia): «dalla sinistra extraparlamentare volgari bugie ». Ma al di là della polemica politica, resta una domanda.

    Come può accadere?


    Come possono delle amministrazioni cadere in tranelli simili? «Quando un’azienda di medie proporzioni entra in crisi, spesso arriva un bandito che si presenta bene», spiegano, neanche troppo sorpresi, dalla Fiom. Che intanto chiede l’intervento del presidente Berlusconi.

    E qui si apre un altro capitolo.


    Già, perché la storia, come si diceva, non è finita. Oltre al gruppo Genta, a giocare la partita, c’è l’Aedes spa, la società proprietaria del terreno su cui sorgono i capannoni Innse.
    In cattive acque a causa della recente crisi immobiliare, la Aedes vanta crediti per diversi milioni di euro dal Genta per il mancato pagamento dell’affitto. Ma la Aedes ha anche un’esposizione fortissima con le banche. E tra gli azionisti, oltre a Intesa San Paolo e Monte dei Paschi, c’è anche la Fininvest Spa di Silvio Berlusconi (con oltre il 2% di azioni).

    A fine luglio la Consob approva un aumento di capitale per 150 milioni di euro. «L’Aedes può ripartire», scrive il Sole 24ore. E non è un mistero che, grazie a un sempre più probabile cambio di destinazione d’uso dell’area, una volta completato lo smantellamento della Innse, partito all’alba del 2 agosto con l’intervento della polizia, si prenderà a costruire.
    Forse un polo universitario. Forse delle residenze. Forse un business park. Si parla di un prgetto di Fuksas. Della vendita a fondi arabi per ripianare i debiti generati dalle speculazioni. Insomma, il vecchio modello di sviluppo fondato sul mattone. Con buona pace di chi grida alla desertificazione delle fabbriche.


    Stefano Baldolini


    Così Lega e Rifondazione ?rottamarono? l?Innse - Europa

  9. #9
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    un corteo raggiunge la stazione di lambrate
    Presidio Innse, quattro operai su una gru
    La Fiom: «Adesso intervenga Berlusconi»
    Ripreso lo smantellamento dei macchinari venduti dopo
    il vertice in Prefettura. Pd: «Fermare l'uso della forza»

    MILANO - Situazione ancora incandescente alla Innse di via Rubattino. Quattro operai sono saliti nelle cabine di alcune gru alte dieci metri, dopo essersi introdotti nello stabilimento intorno alle 11.30, chiedendo che sia fermato lo smantellamento dei macchinari e minacciando in un primo momento di lanciarsi nel vuoto. Altri lavoratori, una ventina, hanno raggiunto in corteo la stazione ferroviaria di Lambrate con striscioni «Giù le mani dalla Innse». Una situazione esplosiva, in cui il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini ha chiesto «un incontro e un intervento» del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ritenendo insufficiente la disponibilità della Prefettura a sospendere per alcuni giorni le operazioni di smontaggio dei macchinari. Le richieste del sindacato sono: la sospensione dello smontaggio per tutto il mese di agosto, l'allontanamento del presidio delle forze dell'ordine e l'apertura di un tavolo negoziale.

    «VOGLIAMO TRATTATIVA VERA» - Nello stabilimento intanto si organizza la resistenza a oltranza. «Rimarremo quassù per tutta la notte e oltre, fino a che non ci sarà una trattativa vera, perché non si può smantellare una fabbrica di queste dimensioni - dice un funzionario della Fiom salito sulla gru assieme ai quattro operai -. Appena entrati abbiamo chiesto che tutti i lavoratori che stavano smontando i macchinari smettessero di farlo, cosa che è poi successa». I quattro, dai 30 ai 60 anni, sono entrati nella fabbrica aggirando il cordone delle forze dell'ordine che da giorni presidia l'area e poi sono stati raggiunti dal segretario milanese della Fiom Marina Sciancati e da Rinaldini, che, scortati da Digos e carabinieri, hanno portato loro panini e acqua. «Stanno bene, ma non scenderanno fino a che non ci sarà una risposta. Hanno visto che è già stato smontato il primo macchinario - spiega Sciancati -. Non ci sono ancora spiragli aperti». Il gesto di protesta ha di fatto portato al blocco dei lavori di smantellamento, effettuati da operai di due ditte di Arluno e Vicenza chiamati dal proprietario Silvano Genta.

    PD: «NO ALL'USO DELLA FORZA» - E si allarga la solidarietà ai 49 dipendenti della Innse: martedì, dalle 15 alle 17, c'è stato uno sciopero indetto dalla Fiom nelle aziende metalmeccaniche della provincia di Milano. Nello stabilimento di via Rubattino il presidio non si ferma. Martedì mattina ci sono stati nuovi tafferugli tra i manifestanti, i giovani dei centri sociali e le forze dell'ordine. Una situazione condannata dal Pd: Cesare Damiano, responsabile lavoro, e Emanuele Fiano, deputato lombardo dei Democratici, hanno fatto un appello ai ministri Maroni e Scajola perché la vertenza non si risolva con l'uso della forza. «Occorre sospendere lo sgombero e lo smontaggio dei macchinari della fabbrica - affermano - e riaprire un tavolo di confronto per la piena tutela occupazionale di tutti i lavoratori». I due esponenti del Pd chiedono anche a Regione e Comune «di dare un segnale concreto e coerente». Il senatore del Pd Paolo Nerozzi ha chiesto al governo con un'interrogazione urgente interventi immediati per uscire dalla crisi: «Dobbiamo purtroppo registrare un aumento del grado di tensione all'interno dello stabilimento Innse - ha detto -. Torniamo a chiedere l'urgente apertura di un tavolo di consultazione».

    SMONTAGGIO MACCHINARI - Nella sede della storica azienda in liquidazione alla periferia est di Milano erano riprese martedì mattina le operazioni di smontaggio dei macchinari. I 49 dipendenti, che chiedono di poter continuare a lavorare, spiegano che resisteranno «fino all'ultimo davanti alla fabbrica». Messi in mobilità a maggio 2008, ora si augurano che «arrivino altre persone per darci una mano. Già stiamo aumentando di numero e così potremo prendere forti iniziative di protesta». Al presidio sono presenti i sindacalisti della Fiom-Cgil, tra cui il segretario milanese Maria Sciancati. Lunedì il sindacato ha partecipato a un incontro in Prefettura con rappresentanti della Regione e della Provincia, al termine del quale il viceprefetto ha chiarito di dover far rispettare il decreto ingiuntivo per la consegna dei macchinari venduti. Così nella fabbrica sono entrati gli operai delle ditte acquirenti che hanno ripreso le operazioni di smontaggio. «Il tavolo con le istituzioni che abbiamo chiesto ci è stato negato e per ora non sono previsti nuovi incontri» spiega il sindacato.

    POLEMICA CASTELLI-PRC - Sulla vicenda della Innse si consuma anche una polemica politica tra il Prc lombardo e il viceministro leghista alle Infrastrutture Roberto Castelli. Alfio Nicotra, portavoce regionale di Rifondazione, parla di un «dramma sociale e umano», di cui sono responsabili «il bucaniere dell’economia Silvano Genta e chi gli ha consentito di ottenere per appena 700mila euro la proprietà di macchinari che valgono venti volte tanto». «In questa storia - prosegue Nicotra - ci sono responsabilità politiche enormi, a cominciare da quella del sottosegretario Castelli che, in base alla legge Prodi, presentò padron Genta alla provincia di Milano spacciandolo per imprenditore, quando invece era semplicemente un rottamatore». La replica di Castelli: «Dalle forze della sinistra extraparlamentare solo volgari bugie. Ho sempre fatto di tutto per salvare non solo questa, ma altre aziende in difficoltà del nostro territorio. Non posso invitare gli esponenti del Prc a dimettersi, perché sono già stati dimessi dal popolo italiano con il voto del 2008».

    Innse, ultimatum degli operai «Ora intervenga il premier» - Milano
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Innse di milano, tensioni per lo sgombero

    Onore a loro che difendono con le unghie il posto di lavoro.

 

 
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