
Originariamente Scritto da
z3ruel
Il Partito del Sud: l’appetito vien mangiando
La politica del Bel Paese non smette mai di porgere ghiotte occasioni a quelli che, come me, si son posti l’obiettivo di far aprire gli occhi alla gente davanti ai suoi ingranaggi liberticidi. Ero convinto che un partito che difende gli interessi parassitari della politica del meridione già esistesse, e che il suo nome fosse Lega Nord. Al di là dei proclami elettorali e degli storici manifesti della gallina dalle uova d’oro (rispolverati per le ultime campagne elettorali), la presenza della compagine bossiana si è segnalata finora per non aver fatto nulla di concreto per fermare il drenaggio di ricchezza dal Nord al Sud, e per non avere neanche mai proposto nessuna riduzione della pressione fiscale (che, alla faccia delle baggianate di Rep, è un fenomeno che colpisce soprattutto il Nord). Per favore, evitate di nominare il federalismo fiscale del dentista padano, perché se vi prendereste la briga di andare oltre il nome del provvedimento in discussione in parlamento, scoprireste che non v’è nulla di federalista, titolo a parte. Siamo evidentemente di fronte ad un caso di neolingua da Socing Padano.
Probabilmente, però, la Lega non basta, e non basta neppure l’ormai consolidata ragnatela di clientelismo fra politici locali e nazionali, che si spartisce il bottino statale per comprarsi i voti dell’elettorato meridionale. L’appetito vien mangiando, solo così riesco a spiegarmi la nascita del Partito del Sud. Una “nuova” bocca da sfamare per mammaRoma, creatasi in seguito della nomina della nuova giunta della Regione Sicilia voluta dal Presidente Lombardo. Di nuovo, confezione a parte, non c’è nulla. L’obiettivo dichiarato pubblicamente è “avere più fondi a disposizione”. C’è qualcosa di nuovo all’interno del contenitore? Non mi pare; è solo un trasloco di ferrivecchi. Oltre ai fondatori (l’MPA di Lombardo ed i pidiellini dissidenti come Micciché), saranno presenti molte personalità della politica del Sud (ad esempio Agazio Loiero); quando c’è da pappare, non si bada alla differente provenienza di schieramento. Infatti, al motto di “tutti uniti verso un unico fine!”, si uniranno al Partito del Sud anche politici di centro-sinistra. E’ di oggi la notizia secondo la quale quel fenomeno di Bassolino sembrerebbe intenzionato a tentare la corsa alla successione di “voce d’angelo” Jervolino come sindaco di Napoli (appoggiandosi al Partito del Sud). I problemi del Sud Italia sono straconosciuti, come straconosciute sono le poche, e politicamente dolorose, vie d’uscita. Soluzioni che naturalmente non verranno mai proposte dalla classe politica, visto che sono destinate ad essere dannose per essa e per il giro d’interessi ad essa legato. E’ facile che qualche lettore meridionale si senta offeso e pensi “ma guarda sto polentone egoista!”. Beh, caro lettore, cerca di svegliarti, perché lo sviluppo del nostro Sud non dipende dalla quantità di grana che lo stato dirotta verso le regioni meridionali, e di certo chiederne ancora di più non servirà a null’altro che al consolidamento dello status quo. Inizia a chiederti come mai, negli ultimi dieci anni, soltanto il Sud Italia non ha fatto registrare nessun miglioramento fra le varie regioni sottosviluppate dell’EU(RSS). E pensa che il polentone che sta scrivendo (oddio, in realtà le mie radici si propagano per tutto lo stivale, isole comprese) è ben conscio del fatto che, se venissero abbandonate idiozie come i contratti nazionali del lavoro, e fosse fatta una vera riforma federale (possibilità di concorrenza fiscale fra le regioni, come in Svizzera), potremmo essere proprio noi i primi a perderci (almeno nel breve periodo, mentre sul lungo periodo la situazione dell’occupazione e dei salari dovrebbe tendere naturalmente all’equilibrio). Sinceramente son convinto che nulla cambierà mai, perché, nel caso del meridione, “l’idea che la politica crea i problemi, invece che risolverli” risulta quanto mai condivisibile.
“Dai tempi di Machiavelli – anzi, da quelli di Tucidide – è sempre toccato a coloro che scrutano per mestiere la natura della politica – anche ai più umili artigiani di questa professione – il duro privilegio di chiamare le cose con il loro nome e di aiutare gli uomini a non confondere la realtà effettuale con i propri sogni.” Gianfranco Miglio