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    Predefinito Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    apro questo thread per fare un po' di informazione seria sulla ru 486
    purtroppo, con il rispetto per le opinioni di tutti, vedo molta disinformazione girare anche sulla rete

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    RU486, Viale: finalmente! Una vittoria per le donne, ma la lotta continua.

    31 luglio 2009

    Silvio Viale, ginecologo radicale, che ha promosso la sperimentazione torinese sulla RU486 ed è attualmente responsabile del Servizio IVG dell’ospedale S.Anna di Torino, parla di vittoria, ma ammonisce che la vera battaglia non è finita e che la lotta continua.

    Silvio Viale ha dichiarato: “Finalmente! Prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere ed hanno un’opportunità in più. Poi, mi dispiace che sia giunta con venti anni di ritardo e credo che i politici italiani debbano chiedere scusa per questo.

    Se un farmaco così innovativo avesse riguardato qualcos’altro, magari la prostata, non si sarebbe dovuto attendere così a lungo. Ma la lotta continua perché ora bisogna offrire l’aborto medico in tutta Italia. Dal punto di vista scientifico io sono sereno, confortato dalla letteratura scientifica e dal confronto diretto con i colleghi di altri paesi, ma so che si dovrà fronteggiare una guerriglia contro la RU486 nei vari ospedali. Sarà quindi fondamentale che i medici ed il personale coinvolti nelle IVG possano avere il supporto delle organizzazioni femminili, dei movimenti per le libertà e per i diritti civili, nonché dei politici “pro-choice, evitando il rischio che siano il bersaglio continuo dei gruppi antiabortisti e dei politici “pro-life”.

    “La RU486 avrebbe dovuto essere autorizzata già nel 1988, quando la Mangiagalli partecipava agli studi dell’OMS, o al più tardi nel 1999, quando fu registrata in tutti paesi della UE con l’eccezione di Irlanda, Portogallo e Italia. In Irlanda l’aborto era allora vietato e lo è tuttora. In Portogallo l’aborto era allora illegale, ma ora la RU486 è registrata ed è il metodo più utilizzato. Ma in Italia, un paese ove l’aborto è legale dal 1978, si è dovuto attendere il 2001 perché un medico chiedesse di poterla usare all’Ospedale S.Anna di Torino. Tra polemiche, comitati etici, ispezioni ministeriali e inchieste della magistratura, nel 2005 fu avviato uno studio clinico, una sorta di moderno “Cavallo di Troia” in campo nemico. Subito molti altri colleghi si attivarono in tutta Italia e in questi anni una trentina di ospedali l’hanno importata almeno una volta nonostante gli ostacoli posti dal ministro Storace.

    Un ricordo speciale va a due illustri colleghi scomparsi, il Dott. Franco Mascherpa, che condusse con me lo studio clinico torinese, e il Prof Umberto Nicolini che applicò l’aborto medico all’Ospedale Buzzi di Milano, ignorando i diktat di Formigoni. Le inchieste che li hanno riguardati sono state entrambe archiviate.

    In questi anni oltre 4000 donne italiane hanno potuto utilizzare la RU486 legalmente in Italia”

    “Tutto questo ha convinto la ditta produttrice a chiedere alla Francia di attivare anche per l’Italia la procedura europea di registrazione. Per ovvi motivi lo fece dopo che l’Agenzia europea del farmaco (EMEA), su richiesta della Francia, aveva proceduto ad una valutazione della sicurezza del farmaco alla luce delle segnalazioni di alcuni decessi in Nord America. La conclusione fu che il rapporto rischi/benefici dei medicinali contenenti mifepristone era positivo e che era escluso ogni nesso potenziale tra i decessi e l’impiego di mifepristone. Nel giugno del 2007 l’EMEA approvava la nuova scheda tecnica della RU486 e nel novembre del 2007 veniva chiesta la registrazione in Italia. Nel frattempo la FDA aveva concluso che le evidenze non stabilivano una relazione causale tra la RU486 e le sei morti segnalate, come viene ribadito in un report dell’agosto del 2008 al Senato americano.

    Venti anni di polemiche hanno impedito la ricerca su altre centinaia di molecole sintetizzate e la RU486 si è consolidata come l’unico farmaco con proprietà antiprogestiniche, antiandrogene e antiglucorticoidi, utilizzato ampiamente nell’uomo, in realtà prevalentemente nella donna. Così in tutte le ricerche in cui si cerca questo effetto si utilizza la RU486: in molti tumori, nei meningiomi, nella sindrome post-stress, in endocrinologia, nei miomi, nell’endometriosi, nella depressione, nell’Alzheimer, nella sclerosi multipla,in ostetricia e in altre patologie.

    In conclusione, l’introduzione della RU486 è un passo avanti in molte direzioni, non solo nel campo dell’aborto.”

    31 luglio 2009

  3. #3
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    Predefinito Rif: Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    Intervista a Emma Bonino: "le interferenze clericali hanno ritardato il sì di 20 anni"

    • da Il Sole 24 Ore del 31 luglio 2009, pag. 7

    di Carlo Marroni

    Emma Bonino, vice presidente del Senato, storica leader radicale, è stata protagonista di molte battaglie sui diritti delle donne.

    È arrivato il via libera: in presenza di aborti in calo è un farmaco necessario?

    Arriva con venti anni di ritardo rispetto alla Francia, Svezia e Regno Unito, con dieci rispetto agli Usa. E questo grazie alle continue interferenze politiche, e non, che si sono viste in Italia. A questo punto la decisione dell’Aifa è al limite un atto dovuto visto che l’Emea, l’Agenzia europea del farmaco, ha approvato già nel 2007 la nuova scheda tecnica della Ru486.

    Il Governo, molto attento alle istanze della Chiesa, ha assicurato di non toccare la legge 194...

    Infatti non c’è nulla da toccare, perché la legge già prevede che gli enti ospedalieri devono essere "aperti" a nuove eventuali tecniche meno intrusive.

    La sperimentazione ha fatto dal 1988 29 vittime accertate: non è un rischio troppo alto?

    La questione delle morti e della "presunta connessione" con la Ru486 sembra valere solo in Italia. In nessun altro paese questo ha rappresentato un ostacolo alla registrazione del farmaco. In più tutto è noto e comunicato alla agenzia europea.

    La decisione riaccende lo scontro tra cattolici militanti e laici: la storia italiana sui diritti non finirà mai?

    L’Italia è davvero un paese bizzarro dove la politica entra in settori che non dovrebbero riguardarla. Finché il dibattito rimarrà ideologizzato sarà difficile uscirne fuori. E infatti questo farmaco è stato vietato in Italia proprio per veti della politica di, stampo più clericale.

    Oppure dietro a tutto c’è il rischio che alla fine prevalgano gli interessi economici di chi produce?

    Quello che è certo è l’industria farmaceutica pensa al suo profitto. Ma questo vale sempre, non soltanto per la Ru486. E mi permetto di dire che la Ru486 non è poi un prodotto così economicamente allettante.

    L’introduzione della Ru486 potrebbe ridurre gli squilibri geografici per l’interruzione di gravidanza, ma potrebbe anche rendere tutto più pericoloso e senza controlli?

    La strada maestra per ridurre ulteriormente il ricorso all’aborto è quella di promuovere la contraccezione e i metodi per la procreazioneresponsabile, realizzando specifiche campagne informative e pubblicitarie sui sistemi contraccettivi.

    Dopo questa, quali altrebattaglie vede sullo sfondo?

    Nell’immediato certamente il testamento biologico, quando l’incredibile testo "etico" varato dal senato dovrà affrontare il passaggio alla camera dei deputati nella speranza che questo periodo di "pausa" abbia portato un pò di buonsenso in molti, e un rinnovata attenzione alla libertà di scelta dei nostri concittadini.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    Vogliono colpire i diritti delle donne

    • da L'Unità del 31 luglio 2009, pag. 15

    di Emma Bonino

    E se si fosse trattato di un farmaco innovativo per la cura della prostata anziché della RU486, avremmo avuto tutto questo fuoco di sbarramento? Credo proprio di no. Ma quando si tratta della donna, allora predomina ancora una cultura che impone per noi dolore e sofferenza fisica. Come nel caso dell’aborto, nonostante la legge 194 già prevedesse per gli enti ospedalieri di tener conto del progresso tecnologico e delle nuove tecniche meno intrusive e violente. L’Italia è davvero un paese bizzarro. La politica entra in settori che non dovrebbero riguardarla. Ed infatti questo farmaco è stato vietato in Italia proprio per veti della politica di stampo più clericale, quella che si arroga il diritto per esempio di stabilire se si possono e devono impiantare 3 o 5 ovociti, se idratazione e alimentazione forzata siano un intervento sanitario o meno... In questo caso, per condizionare l’Agenzia del farmaco si è risorti pure ad una discutibile contabilità dei morti, la cui "presunta connessione" con la RU486 sembra valere solo in Italia. In nessun altro paese questo ha rappresentato un ostacolo alla registrazione del farmaco e il dossier completo è noto da tempo. Insomma invece di limitarsi a stabilire il quadro normativo, la politica entra nel merito delle cure o delle terapie, normalmente nel tentativo di svuotar- ne i contenuti e comunque di limitare la libertà di scelta delle persone e delle donne in particolare. Il risultato di tante interferenze politiche, e non, è che il via libera alla RU486 arriva in Italia con venti anni di ritardo rispetto a Francia, Svezia e Regno Unito, con dieci rispetto agli Usa. L’EMEA, l’Agenzia europea del farmaco, ha approvato già nel 2007 la nuova scheda tecnica della RU486: a questo punto la decisione dell’Aifa è al limite un atto dovuto. Se si vuole ridurre davvero il ricorso all’aborto allora la strada maestra è quella di promuovere la contraccezione e i metodi per la procreazione responsabile, realizzando specifiche campagne informative e pubblicitarie. Certo, se poi c’è chi si oppone anche a questo, compresa la pillola del giorno dopo, allora la strada diventa tutta in salita. Insomma ogni giorno peggio, scomunica compresa. Bisogna quindi reagire riprendendo con forza le battaglie laiche (e per questo profondamente religiose) per la libertà di scelta delle persone compresa quella di cura e di terapia. A partire dall’imminente passaggio alla Camera dell’incredibile testo "etico" varato dal Senato. O si appresta il PD a ripetere le contorsioni già viste in base all’ "opinione prevalente" delegando ai radicali un’appassionata e netta battaglia parlamentare?

  5. #5
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    Predefinito Rif: Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    Ru486, l'Aifa dà via libera alla pillola

    • da La Repubblica del 31 luglio 2009, pag. 11

    di Michele Bocci

    La Ru486 entra nel prontuario farmaceutico italiano e tra pochi giorni, dopo che la registrazione sarà pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale, potrà essere somministrata negli ospedali italiani. Ieri il Cda dell’Agenzia italiana per il farmaco ha dato il via libera all’ammissione nel nostro sistema sanitario della pillola abortiva prodotta dalla Exelgyn, al centro negli ultimi anni di violenti scontri ideologici. Si è trattato dell’ultimo atto ed era largamente atteso, essendo stato preceduto da una serie di pareri positivi dei tecnici dell’Aifa. Non è mai successo che un farmaco fosse bloccato dal Cda all’ultimo momento. Il Consiglio di amministrazione si è espresso a maggioranza di quattro contro uno dopo una riunione fiume, oltre 6 ore, in cui si sarebbe anche valutata la possibilità un rinvio della decisione a settembre. L’ipotesi poi è tramontata ed è arrivato il via libera con il solo voto contrario di Romano Colozzi, assessore alle Finanze della Regione Lombardia. È stata decisa anche una modifica al regolamento che detta la somministrazione: la pillola andrà presa entro la settima settimana di gestazione.

    Da giorni i nemici della Ru486 si erano schierati compatti per convincere i cinque membri del Consiglio di amministrazione a bloccare l’approvazione, magari a rimandarla. Anche ieri pomeriggio, quando la riunione era già in corso, sono arrivati gli strali del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, del presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, monsignor Elio Sgreccia, del Movimento per la vita e di Scienza e Vita. «La pillola uccide», «Fa soffrire le donne», «Aumenterà il numero degli aborti», «Chi la usa e chi la somministra sarà scomunicato». Nei giorni scorsi il direttore generale dell’Aifa, Guido Rasi, aveva promesso che il Cda non si sarebbe fatto condizionare. Già da alcuni mesi il Comitato tecnico dell’Agenzia aveva dato il via libera al farmaco ed era arrivata anche la fissazione del prezzo per il servizio pubblico: 14,28 euro per la confezione da una compressa, 42,80 per quella da tre.

    Ieri pomeriggio è stato particolarmente duro monsignor Sgreccia, che ha minacciato la scomunica per chi dovesse prescrivere e per chi dovesse prendere la pillola: «Mi auguro che il Governo e i ministri competenti intervengano, questo non è un farmaco ma un veleno letale» ha aggiunto. In tarda serata, quando è arrivata la decisione, il deputato dell’Unione di centro Luca Volonté ha commentato: «Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte. Altro che ‘estremamente sicura’: la Ru486 non è un’aspirina per il mal di testa». Grande soddisfazione ha invece espresso L’Associazione italiana per l’educazione demografica (Aied), da dove si commenta: «Ci si allinea con i paesi europei, recuperando un ritardo che ha penalizzato le donne italiane». Dello stesso tenore la reazione di Silvio Viale, il ginecologo che per primo a sperimentato, a Torino, la Ru486: «Finalmente. Prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un’opportunità in più. Sono però dispiaciuto che la decisione sia arrivata, i politici per questo dovrebbero chiedere scusa. Adesso bisogna lottare per offrire l’aborto medico in tutta Italia».

    La Ru486, utilizzata in Francia dall’88 e in gran parte degli altri paesi europei dalla fine degli anni Novanta, è un farmaco abortivo che blocca l’azione del progesterone, cioè l’ormone che sostiene l’evoluzione della gravidanza. In Italia si usa dal 2005, cioè da quando Viale, esponente dei Radicali, avviò una sperimentazione del farmaco al Sant’Anna di Torino. Altre regioni seguirono quell’esperienza, acquistando direttamente dalla casa produttrice il farmaco per il singolo caso.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    Pillola abortiva, via libera fra le polemiche

    • da Il Messaggero del 31 luglio 2009, pag. 13

    Arriva anche in Italia la pillola abortiva Ru486. Dopo sei ore di riunione il CdA dell’Agenzia del Farmaco (Aifa) ne ha autorizzato l’immissione in commercio con quattro voti a favore e uno contrario. Il farmaco, già utilizzato in altri paesi europei, potrà essere impiegato solo in ospedale ed entro il 49’ giorno di gravidanza. Oltre questo termine si è ritenuto infatti che aumentino le complicanze rispetto all’aborto chirurgico. Il CdA dell’Aifa si è avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici «la scrupolosa osservanza della legge». La decisione, ha voluto sottolineare l’Aifa in una nota, «rispecchia il compito di tutela della salute dei cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni perso- nali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto». Già nel pomeriggio di ieri, il possibile via libera alla pillola aveva innescato una netta reazione del Vaticano, che aveva parlato di «veleno letale» e di «delitto» che comporta «la scomunica» della Chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo «all’iter». «Non sono stati chiariti alcuni punti oscuri del metodo relativi alla sicurezza nell’utilizzo» della Ru486, è il primo commento del sottosegretario al Welfare. Eugenia Roccella, la quale chiede «chiarezza» all’Alfa. «Come ministero - aggiunge - dobbiamo garantire la compatibilità con la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e dobbiamo garantire la sicurezza delle donne». Soddisfatto invece il ginecologo torinese Silvio Viale (Radicali) uno dei primi ad avviare la sperimentazione: «Finalmente! Prima di tutto è una vittoria perle donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un’opportunità in più. Ma - aggiunge Viale - la lotta continua perché ora bisogna garantire l’aborto medico in tutta Italia». Tornando alla condanna del Vaticano, a parlare di «delitto da scomunica» è stato monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell’Accademia per la vita, auspicando «un intervento da parte del governo e dei ministri competenti». Perché - secondo Sgreccia - non «è un farmaco, ma un veleno letale» che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486 - afferma monsignor Sgreccia - è uguale, come la chiesa dice da tempo, all’aborto chirurgico: un «delitto e peccato in senso morale e giuridico» e quindi comporta la scomunica "latae sententia", ovvero automatica. Da parte sua il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella ha espresso il timore che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una «clandestinità legalizzata» degli aborti. Il metodo dell’aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, «intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perché il momento dell’espulsione del feto non è prevedibile», in una sorta di «clandestinità legale». Ma in proposito l’indicazione dell’Aifa, che ha ripreso due pareri già espressi in passato dal Consiglio superiore di Sanità, è stata precisa: pillola abortiva sì, ma in ambiente ospedaliero. Lo ha spiegato, al termine della lunga riunione del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia del farmaco, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna e componente del Cda. Nelle disposizioni, ha detto Bissoni, c’è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all’utilizzo in ambito ospedaliero. Inoltre dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana» perché entro questo termine le complicanze per l’uso del farmaco sono sovrapponibili aquelle dell’aborto chirurgico.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    Aifa dà il via libera alla pillola abortiva RU486. Mellano e Boni: una vittoria di Silvio Viale, una vittoria radicale
    L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha autorizzato la commercializzazione in Italia della pillola abortiva RU486 (sarà usata solo in ospedale entro la settima settimana di gravidanza).

    31 luglio 2009

    • Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:

    Si tratta della più grande affermazione in tema di diritti civili, in Italia, dal 1993, quando un referendum radicale permise l’abolizione delle pene detentive per i consumatori di droghe.

    E’ una vittoria radicale; radicali erano i consiglieri regionali Carmelo Palma e Bruno Mellano che, nel lontano novembre 2000, interrogarono l’allora assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Antonio D’Ambrosio (AN), chiedendo “se esista una qualche direttiva regionale o nazionale che impedisce il ricorso generalizzato all'aborto farmacologico” (D’Ambrosio rispose negativamente); radicale è Silvio Viale, il ginecologo dell’Ospedale S. Anna di Torino che il 29 gennaio 2001 richiese al suo Ospedale la possibilità di attuare aborti con la RU486 e che nel settembre 2005, primo in Italia, iniziò a somministrare la pillola abortiva alle donne; l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta (di cui Viale è presidente), fin dalla sua costituzione, ha supportato il Dr. Viale nella sua iniziativa, che, ricordiamolo, ha dovuto fronteggiare gli attacchi di due ministri della Sanità del centro-destra, prima Girolamo Sirchia e poi Francesco Storace.. e Viale è stato anche indagato dalla Procura della Repubblica di Torino, che ha accertato la correttezza del suo operato.

    31 anni dopo l’approvazione della legge 194 che ha legalizzato l’aborto in Italia (grazie anche alle lotte delle radicali Adelaide Aglietta, Emma Bonino ed Adele Faccio), 10 anni dopo l’introduzione della RU486 nella maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea, questa notte, finalmente, dopo un’accesa discussione, l’AIFA ha preso atto di quello che fino all’ultimo, anche adesso, un sottosegretario di Stato, Eugenia Roccella, si rifiuta di ammettere, facendo del vero e proprio terrorismo verbale: l’aborto farmacologico è una valida alternativa a quello chirurgico, è sicuro, è meno costoso, è meno invasivo (evitando sia l’intervento che l’anestesia), responsabilizza maggiormente la donna.

    Da domani inizieremo a lottare affinché le Regioni, tutte le Regioni, adottino gli opportuni provvedimenti per rendere effettivamente disponibile in tutti gli ospedali la pillola abortiva RU486; oggi, consentiteci di fare solamente un grande ringraziamento a Silvio Viale e a tutti i militanti radicali che hanno reso possibile questa grande vittoria, che ridà slancio e speranza in un periodo in cui le forze clericali sono all’offensiva, come dimostrato, senza tema di smentite, dal “caso Englaro” e dal successivo disegno di legge del governo “contro” il testamento biologico.

    Per approfondimenti:

    Associazione Aglietta - RU486

    RU486/ABORTO FARMACOLOGICO: DA TORINO IN TUTTA ITALIA!!!!!!! | Forum Radicali.it

  8. #8
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    Predefinito Rif: Ru-486 : finalmente! Ma la lotta continua

    Ru486, Bolognetti: Mahmud Lapenna il fustigatore

    Potenza, 31 luglio 2009

    • Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni

    Che differenza c’è tra Mahmud Ahmadinejad e Sergio Lapenna? Dopo aver letto le dichiarazioni di Lapenna sulla ru486, verrebbe da affermare: nessuna. Entrambi non riescono a distinguere tra Stato e Chiesa. Anzi, a dire il vero, se abbiamo letto bene, Lapenna si erge addirittura a consigliere di Santa Romana Chiesa quando afferma “ma in questo la chiesa deve avere un ruolo di primo piano a schierarsi apertamente per difendere il diritto alla vita.”

    Insomma, Lapenna non è soddisfatto delle posizioni Vaticane e invita la Cei alla crociata. Sembra incredibile, ma le cose stanno proprio così.

    Sono certo che la Cei e il Papa farebbero volentieri a meno delle esortazioni di Sergio il crociato; ma Lapenna è fatto così: ha bisogno di essere rassicurato, di ricevere una pacca sulla spalla.

    Non di solo aborto si occupa Mahmud Lapenna; egli, nel suo furore, tocca anche il tema del divorzio, e lo fa senza un minimo di pudore, considerando il fatto che all’interno della sua coalizione i divorziati, ad iniziare dal Presidente del Consiglio, non si contano.

    Forse Lapenna vorrebbe tornare all’Italia descritta da Pietro Germi in “Divorzio all’Italiana”, al delitto d’onore, all’Italia dei cucchiai d’oro e delle mammane.

    Gioverà ripetere che è proprio grazie alla legalizzazione che gli aborti in Italia sono diminuiti e ancor più calerebbero se, a partire dalle scuole, si avviasse una seria campagna di informazione sessuale e contraccettiva, ma forse Ahmadinejad Sergio è contrario anche all’uso degli anticoncezionali.

    L’avvocato Mahmud Lapenna riuscirà mai a capire che le legittime opinioni delle gerarchie vaticane su aborto e divorzio non possono diventare legge dello Stato?

    Sarebbe ora di smetterla con questo scontro fasullo tra favorevoli e contrari all’aborto. Per noi la questione non è mai stata questa. Con Marco Pannella ed Emma Bonino abbiamo ottenuto libertà di scelta contro l’Italia dell’aborto clandestino e di massa. Lo scontro è tra proibizionisti, cultori dello Stato etico e antiproibizionisti, che non vogliono che ciò che alcuni ritengono essere peccato venga trasformato in reato da codice penale. Non difendiamo l’aborto, ma il diritto delle donne a poter decidere liberamente il momento della maternità.

    La Ru486 è un farmaco che consentirà ai medici e alle donne di poter scegliere tra l’approccio chirurgico e quello farmacologico. Se Lapenna ha davvero a cuore un’ulteriore diminuzione degli aborti, si impegni a proporre programmi di informazione sessuale e contraccettiva.

    Detto fra noi, sono davvero stufo di ascoltare dichiarazioni di personaggi politici che utilizzano la religione come arma impropria, come corpo contundente da sbattere sulla testa di tutti coloro che rivendicano per sé e per tutti la laicità dello Stato e delle sue leggi.

    Nelle parole di Lapenna non c’è un briciolo di pietas cristiana.

  9. #9
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    Ru486. Poretti: Metodo già previsto in legge. Contraccezione, clandestinità e obiezione di coscienza

    31 luglio 2009

    • Intervento della sen. Donatella Poretti, Radicali - Pd. segretaria commissione Igiene e Sanita'

    La decisione dell'Aifa era un atto dovuto vista la procedura del mutuo riconoscimento di un farmaco sperimentato e utilizzato in alcuni Paesi europei da oltre 10 anni. La notizia in realta' non c'e' nonostante il susseguirsi di commenti: la legge 194/78 prevede l'interruzione volontaria di gravidanza e prevedeva anche la possibilita' che le tecniche si aggiornassero e quindi non solo non prevedeva il solo intervento chirurgico, ma anzi promuoveva altre modalita' tra cui appunto quello farmacologico.

    Chi decide di interrompere una gravidanza non desiderata non lo fara' perche' esiste anche la possibilita' della Ru486, l'immagine di una donna che decide di non essere madre perche' c'e' una pillola e' quanto di più maschilista e idiota possa essere detto.

    Se vogliamo parlare di aborto e di come fare a proseguire nel trend di calo di ricorso all'aborto, e' bene parlare di contraccezione e di procreazione responsabile pensando anche di coinvolgere la scuola con momenti di informazione sessuale e le donne immigrate che sono quelle i cui numeri sono in controtendenza rispetto alle italiane. Dati tuttavia raccolti prima dell'entrata in vigore del reato di clandestinita'.

    Se infine vogliamo parlare di aborto sarebbe bene capire il dato inquietante dell'obiezione di coscienza da parte dei medici e dei sanitari ad una legge che pur con i suoi difetti ha dimostrato di funzionare. Capire perche' gli obiettori aumentano fino ad arrivare nell'ultima relazione al Parlamento al dato complessivo di 70,5 per cento di ginecologi che fanno obiezione con punte nell'Italia meridionale di neppure due medici ogni dieci che realizza interventi di aborti nel rispetto della legge. La maglia nera e' tuttavia del Lazio con l'85,6 per cento di obiettori, non sara' un caso che e' la stessa regione che ospita la citta'-stato del Vaticano che gia' preannuncia scomuniche e quindi mancate commesse?

  10. #10
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    RU486, Cappato: brutta notizia per i fanatici dell'aborto chirurgico

    Roma, 31 luglio 2009

    • Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni

    Da una quarantina d'anni i Radicali sono riusciti a governare il problema aborto attraverso la strada della legalizzazione e del controllo. Quello che ancora rimane da fare riguarda l'informazione sessuale e la contraccezione, oltre alla lotta contro l'imposizione di coscienza praticata dai falsi obiettori in giro per la penisola.



    La possibilità di utilizzare anche in Italia la pillola RU486 arriva dopo anni di lotta del ginecologo radicale Silvio Viale, e rappresenta finalmente l'equiparazione delle donne italiane a quelli dei Paesi civili nei quali la pillola RU486 è utilizzata da molti anni. L'atto dovuto con il quale l'AIFA dà il via libera al farmaco sarà certamente boicottato dal regime clericale che detta legge in molti ospedali italiani. Come Radicali dell'associazione Luca Coscioni vigileremo denunciando ogni scorrettezza che ci sarà segnalata. Certamente oggi è una brutta notizia per i fanatici dell'aborto chirurgico, quelli che preferiscono l'intervento perché "non banalizzante", ben felici di farne pagare il prezzo alle donne che hanno deciso di abortire

 

 
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