Il 9 agosto 2007 la Banca Centrale Europea immette sul mercato 95 miliardi di dollari. Per tutti, analisti ed esperti, è quella la data d'inizio, l'ufficializzazione dell'avvio della crisi che avrebbe portato alla peggiore recessione da quella degli anni Trenta. Una crisi dapprima tutta finanziaria, scaturita dai fallimenti a catena dei bond garantiti dai mutui subprime statunitensi, e poi trasferitasi al mondo reale, con la chiusura dei rubinetti del credito e i licenziamenti a catena in tutte le parti del mondo.
Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, ad ottobre 2008 le perdite sarebbero state di 1.400 miliardi di dollari. A gennaio il conto è salito a 2.200 miliardi, a maggio a 2.700 miliardi e l'ultima previsione parla di perdite complessive per 4.000 miliardi di dollari entro la fine del 2010. Ma l'allargarsi del contagio ai mercati emergenti, gli ultimi ad essere colpiti per lo scarso peso delle attività finanziarie nella loro economia, fa temere che il saldo negativo potrebbe diventare molto più pesante.
La Banca dei Regolamenti Internazionali divide la crisi in cinque fasi, in cui il vero punto di svolta è il fallimento di Lehman Brothers, del settembre 2008, che ha innescato un crollo della fiducia a livello mondiale, "arrestato solo grazie a interventi pubblici di dimensioni e portata senza precedenti", commenta la Bri nella sua relazione annuale, riferendosi agli 850 miliardi di dollari messi in campo con i fondi Tarp dal Governo Usa. Solo da marzo si è iniziato a vedere qualche timido segnale di ripresa, anche se "la normalizzazione della crisi appare ancora piuttosto lontana", commenta la Bri.
D'altronde è difficile ricostruire in un orizzonte temporale breve tutto quello che la crisi finanziaria mondiale ha distrutto. Il 9 marzo scorso l'indice S&P 500 viaggiava a circa 676 punti, un livello non più toccato dall'ottobre del 1996. La follia della finanza creativa, la bolla del credito facile, la mancata ed errata ricognizione dei rischi ha così bruciato 16 anni di crescita, causando danni peggiori di quelli dell'esplosione della bolla speculativa del 2001. Fra marzo e aprile, lo S&P ha guadagnato circa il 29%, ma manca ancora molto prima di tornare ai livelli precedenti alla crisi.
Come manca ancora molto alla normalizzazione dei debiti pubblici dei Paesi colpiti dalla crisi: gli ingenti interventi di salvataggio delle istituzioni finanziarie nazionali, così come le garanzie fornite per evitare il collasso del sistema del credito, hanno causato un'esplosione dell'indebitamento delle amministrazioni pubbliche. Sia pur in modo differenziato in Europa, i deficit pubblici sono quasi triplicati (dall'8,6% della Spagna al 12% dell'Irlanda) facendo saltare l'intero impianto di stabilità di Maastrict e portando l'indebitamento pubblico a livelli preoccupanti nel 2010: si va dal 70,6% della Francia al 117,5% dell'Italia, fra l'altro una delle meno colpite per la solidità mostrata dal sistema bancario. ( Fonte: swissinfo.ch)
CRISI : DOPO DUE ANNI UN CONTO DA 4000 MILIARDI DI DOLLARI . - Finanza in Chiaro - Editoriali - Notizie - Borsa & Mercati




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