Re: Il suicidio del fracking
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paulhowe
I soliti articoli che non dicono niente, semplicemente stanno trivellando ancora di più per stare dietro alla produzione che comunque è in calo, come in dakota la riserva di Bakken.
Altro che nuova era del petrolio, se era questa l'asso nella manica dell'economia usa...
I pozzi sono in calo e costa sempre di più estrarre, inoltre durano sempre di meno, quindi si sta già assistendo alla fine del miraggio shale gas.
Quest'articolo lo già pubblicato qualche pagina indietro, con te come al solito bisogna postare tutto 100 volte, del resto con i troll...
Shale gas a buon mercato: una bolla che scoppierà fra due anni
Re: Il suicidio del fracking
Shale gas e shale oil, verso lo scoppio della bolla?
Sul mercato americano crollano gli investimenti in gas e petrolio da scisti: prezzi bassi e rapido declino dei pozzi hanno fatto scendere il valore degli asset e i produttori hanno difficoltà a finanziare nuove trivellazioni. Sembra si stia verificando quanto prevedeva chi da tempo mette in guardia dalla cosiddetta “bolla dello shale gas”. Chi ci guadagna?
Redazione Qualenergia.it
28 agosto 2013
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Il mercato degli asset oil & gas nordamericano nei primi sei mesi del 2013 si è dimezzato rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, passando da 54 a 26 miliardi di dollari, dicono i dati di Bloomberg. Compagnie importanti come BHP e Shell hanno drasticamente ridimensionato i loro investimenti in shale gas e shale oil. La corsa a questi 'fossili non convenzionali' negli Usa frena bruscamente, gas e petrolio da scisti non sembrano mantenere le promesse di prosperità di poco tempo fa. Sta già scoppiando la bolla che qualcuno ha pronosticato?Per ora ciò che è certo è che i prezzi del gas negli Usa, scesi nel 2012 a causa dell'oversupply, e il fatto che molti pozzi stiano rendendo meno del previsto stanno dissuadendo da ulteriori investimenti e facendo calare il valore degli asset. Dopo i record degli ultimi tre anni il volume degli asset energetici scambiati sul mercato nordamericano ha toccato il minimo dal 2004.Le aziende si stanno concentrando sullo sfuttamento dei progetti già operativi e si sono praticamente fermate sul fronte nuove acquisizioni: il motivo, secondo gli analisti, è che è difficile giustificare investimenti, dato che i giacimenti ottenuti nella corsa avvenuta dal 2009 al 2012 attualmente come valore sono ben al di sotto del prezzo cui sono stati acquistati.Insomma, dopo il boom del 2008-2012 - nel quale si sono acquistati diritti di estrazione per 461 miliardi di dollari – per la prima volta da quando si sono diffuse le tecniche di trivellazione che permettono di ottenere gas e petrolio dagli scisti, gli investimenti in shale gas sono calati.Questo rallentamento, osserva Bloomberg, potrebbe durare per anni e minaccia di ostacolare la crescita della produzione di gas e petrolio. Le aziende che hanno investito nello shale nel rush degli ultimi 3 anni, ora con gli asset che valgono meno di quanto si prevedeva, si trovano a corto di risorse per finanziare nuove trivellazioni. Più i produttori sono indebitati e costretti a vendere asset per finanziarsi, più il valore di questi calerà.Insomma, sembra che stia verificandosi quanto prevedeva chi da tempo mette in guardia sull'eccessiva fiducia nel petrolio e nel gas da scisti, osservando come l'industria in questione, oltre ai noti problemi di impatto ambientale sia di dubbia sostenibilità anche dal punto di vista economico. Poco tempo fa avevamo riportato l'opinione di un guru per i trader delle fossili come Andy Hall. In una lettera agli investitori del fondo d'investimento che gestisce, Hall presentava un'analisi simile a quella fatta in un report dell'ong ambientalista Post Carbon Insitute, di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi. In quello studio si riportava che, con i tassi di declino che hanno i pozzi di shale gas (anchedall'80 al 95% sui primi 36 mesi), dal 30 al 50% della produzione di gas da scisti deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi: per mantenere il livello di produzione Usa si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi l'anno. Servirebbe cioè un investimento di 42 miliardi di dollari l'anno, molto superiore ai ricavi dalle vendite, 33 miliardi nel 2012. Stesso discorso per il petrolio da scisti, detto anche tight oil o shale oil: qui 2 pozzi coprono l'80% della produzione Usa e hanno tassi di declino della produttività dall'81 al 90% sui primi 24 mesi.Perché dunque c'è ancora chi magnifica il boom dello shale? Il Post Carbon Insitute lo spiega in un altro report: le operazioni di fusione e acquisizione legate agli idrocarburi da scisti a Wall Street negli ultimi due anni sono diventate il più grande centro di profitto per diverse banche d'investimento. Questo è avvenuto nonostante i pozzi in questo periodo non abbiano mantenuto le promesse in termini di resa: gli operatori – si riporta - hanno sovrastimato le riserve di shale gas e shale oil dal 100 al 500% rispetto alla produzione effettivamente registrata.Per portare la produzione ai livelli attesi si è spinto a trivellare ancora di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha spinto i prezzi tanto in basso da essere quasi insostenibili. I prezzi bassi hanno aperto la porta ad altre fusioni e acquisizioni, che hanno fruttato miliardi alle banche d'investimento. Molti pozzi sono stati venduti a grandi dell'energia ma si sono anche messi in circolazione strumenti finanziari complessi come i VPP (volumetric production payments) spesso piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, a investitori che hanno scarsa dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili, come i fondi pensione.Sull'argomento ricordiamo anche un documento di fine 2012 del Fondo Monetario Internazionale (Qualenergia.it, Petrolio e drammatiche crisi economiche. Un report del FMI) che collegava domanda e offerta di petrolio al rischio di una nuova fase recessiva molto acuta e che parlava espilitamente di "bolla dello shale gas".Una dinamica che ricorda in maniera preoccupante qanto avvenuto nel 2007 con i famigerati subprimes sui mutui, titoli che altro non erano che promesse che non potevano essere mantenute. Succederà lo stesso anche con gli idrocarburi da scisti, ossia: la bolla scoppierà? Staremo a vedere, ma di certo i dati sul crollo degli investimenti sul mercato nordamericano ci dicono che siamo più vicini alla resa dei conti.
Re: Il suicidio del fracking
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Metabo
I soliti articoli che non dicono niente, semplicemente stanno trivellando ancora di più per stare dietro alla produzione che comunque è in calo, come in dakota la riserva di Bakken.
Altro che nuova era del petrolio, se era questa l'asso nella manica dell'economia usa...
I pozzi sono in calo e costa sempre di più estrarre, inoltre durano sempre di meno, quindi si sta già assistendo alla fine del miraggio shale gas.
Quest'articolo lo già pubblicato qualche pagina indietro, con te come al solito bisogna postare tutto 100 volte, del resto con i troll...
Shale gas a buon mercato: una bolla che scoppierà fra due anni
Praticamente i dati ufficiali di oggi "non dicono nulla", mentre tra "2 anni scoppiera la bolla".
Vai a scolarti una altra birra.....
Re: Il suicidio del fracking
La bolla dei mutui subprimes del gas da scisti
Lo shale gas ha suscitato molte speranze, specie negli Usa dove ha rivoluzionato il panorama facendo crollare il prezzo del gas. Ma secondo due report del Post Carbon Institute si tratta di un'illusione, sostenuta anche da operazioni finanziarie non sempre in buona fede: la produttività dei pozzi crolla rapidamente e la bolla potrebbe scoppiare presto.
Giulio Meneghello
21 febbraio 2013
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Un ottimismo probabilmente ingiustificato, una rinnovata abbondanza solo apparente che ha però l'effetto collaterale di incanalare altri investimenti nel vicolo cieco delle fonti fossili. In questi ultimi anni il mondo dell'energia sta riponendo molta fiducia nelle fonti fossili non convenzionali: specialmente gli Usa sono in piena euforia da shale gas e contano di averne “per oltre 100 anni”. Anche sul versante petrolio ci sono grandi speranza, come da previsioni IEA, il paese conta di divenire un esportatore netto grazie al greggio da scisti e da sabbie bituminose. La realtà però potrebbe essere ben diversa: quella dello shale gas e del petrolio non convenzionale – spiegano due nuovi report del Post Carbon Institute – è una bolla destinata a dissolversi e una bomba economica che potrebbe scoppiare nelle mani di investitori ignari come i fondi pensione.Anche senza tenere conto delle pesanti ricadute ambientali, la speranza instillata dalle nuove tecniche, come il fracking e le trivellazioni orizzontali, che permettono di estrarre riserve fossili prima inaccessibili, secondo il primo dei due report (qui in pdf) si infrangerà infatti su limiti fisici: si tratta di pozzi che si esauriscono a ritmi incredibilmente veloci: si parla declini della produttività dell'80-95% nei primi 3 anni. A questo si collega la denuncia che arriva dal secondo report, che esamina l'aspetto finanziario: lo shale gas si sta vendendo a un prezzo non sostenibile e il motivo è nelle operazioni finanziarie di compravendita di pozzi e derivati sulla produzione, che stanno facendo guadagnare Wall Street su risorse che in realtà valgono meno di quello per cui vengono scambiate.La fotografia del mondo shale che si dà è quella di riserve quasi 'usa e getta', che spingono a trivellare freneticamente per mantenere la produzione. Sempre riferendosi al panorama Usa, per quel che riguarda lo shale gas, 6 pozzi forniscono l'88% della produzione e i maggiori 5 hanno tassi di declino della produttività dall'80 al 95% sui primi 36 mesi. In generale dal 30 al 50% della produzione di gas da scisti deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi: per mantenere il livello si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi l'anno. Servirebbe cioè un investimento di 42 miliardi di sollari l'anno: una cifra nettamente superiore ai ricavi dalle vendite, che sono di 33 miliardi l'anno. Non cambia molto nel campo del tight oil o shale oil, il petrolio da scisti: qui 2 pozzi coprono l'80% della produzione Usa e hanno tassi di declino della produttività dall'81 al 90% sui primi 24 mesi. Assieme potrebbero dare 5 milioni di barili: “10 mesi di consumi Usa”.Perché dunque queste risorse vengono dipinte come la speranza energetica del futuro? Gli analisti economici e le banche d'investimento sono stati tra i più accesi sostenitori di questa fonte e una chiave di lettura potrebbe stare nel secondo report, che analizza la questione dal punto di vista finanziario (qui in pdf). Nel 2011 le operazioni di fusione e acquisizione legate allo shale a Wall Street hanno raggiunto il volume di 46,5 miliardi di dollari e sono diventate il più grande centro di profitto per diverse banche d'investimento. Questo è avvenuto nonostante i pozzi in questo periodo non abbiano mantenuto le promesse in termini di resa: gli operatori hanno sovrastimato le riserve di shale gas e shale oil dal 100 al 500% rispetto alla produzione effettivamente registrata.Per portare la produzione ai livelli attesi si è spinto a trivellare ancora di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha spinto i prezzi tanto in basso da essere quasi insostenibili: come abbiamo visto sopra, per mantenere la produzione servirebbero più investimenti di quanto si ricava dalla vendita. I prezzi bassi hanno aperto la porta ad altre fusioni e acquisizioni, che hanno fruttato miliardi alle banche d'investimento. Molti pozzi sono stati venduti a grandi dell'energia ma si sono anche messi in circolazione strumenti finanziari complessi come i VPP (volumetric production payments) spesso piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, a investitori con poca dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili come i fondi pensione.Una dinamica che ricorda in maniera preoccupante quella che ha innescato la crisi: la corsa nel 2007 a scaricare ad altrii famigerati subprimes sui mutui. Titoli che altro non erano che promesse che non potevano essere mantenute, proprio come quella che i dati sul declino della produzione dei pozzi ci mostrano essere quella del gas e del petrolio da scisti.
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Originariamente Scritto da
Metabo
I soliti articoli che non dicono niente, semplicemente stanno trivellando ancora di più per stare dietro alla produzione che comunque è in calo, come in dakota la riserva di Bakken.
Altro che nuova era del petrolio, se era questa l'asso nella manica dell'economia usa...
I pozzi sono in calo e costa sempre di più estrarre, inoltre durano sempre di meno, quindi si sta già assistendo alla fine del miraggio shale gas.
Quest'articolo lo già pubblicato qualche pagina indietro, con te come al solito bisogna postare tutto 100 volte, del resto con i troll...
Shale gas a buon mercato: una bolla che scoppierà fra due anni
L'art. e' del Maggio 2013, ed indica che entro due anni scopierebbe la bolla, quindi a Maggio 2013 ovviamente la bolla dovrebbe scoppiare, dice l'articolo pubblicato su un sito ecologista.
Bene, e se nel maggio 2013 non scoppia la bolla?
Nel mentre, presumo lei abbia gia' fatto lo short sul dollaro, giusto?
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Originariamente Scritto da
Amati75
L'art. e' del Maggio 2013, ed indica che entro due anni scopierebbe la bolla, quindi a Maggio 2013 ovviamente la bolla dovrebbe scoppiare, dice l'articolo pubblicato su un sito ecologista.
Bene, e se nel maggio 2013 non scoppia la bolla?
Nel mentre, presumo lei abbia gia' fatto lo short sul dollaro, giusto?
La bolla sta già scoppiando, basta vedere la diminuzione di produzione e il maggior costo di estrazione, il resto sono solo chiacchiere da troll.
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Sembra si stia verificando quanto prevedeva chi da tempo mette in guardia dalla cosiddetta “bolla dello shale gas”
I prezzi del gas naturale sono bassi da circa 2 anni, quindi se c'era la bolla sarebbe gia scoppiata.
Come abbiamo sempre detto se il prezzo del petrolio resta sopra i 75 dollari al barile lo shales conviene.
E' tutto qua. Non c'e da scomodare articoletti scritti da "oracoli" che fanno le previsioni con la palla di vetro.
Oggi la realta e' questa:
Crude dives after IEA predicts US output rise
Well counts are up across U.S. and Texas? Eagle Ford, Permian Basin - San Antonio Business Journal
Texas Continues To Lead The Shale Oil & Gas Revolution - Forbes
Re: Il suicidio del fracking
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Originariamente Scritto da
Metabo
La bolla sta già scoppiando, basta vedere la diminuzione di produzione e il maggior costo di estrazione, il resto sono solo chiacchiere da troll.
Ci posterai il dato ufficiale del calo della produzione, perche i numeri dicono il contrario.
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Bene, e se nel maggio 2013 non scoppia la bolla?
Nel mentre, presumo lei abbia gia' fatto lo short sul dollaro, giusto?
Per lui le date "non hanno molto significato". Due anni possono diventare "5 o 10".
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Originariamente Scritto da
Metabo
La bolla sta già scoppiando, basta vedere la diminuzione di produzione e il maggior costo di estrazione, il resto sono solo chiacchiere da troll.
ehmm mi sa che non le e' chiaro il funzionamento del mercato... allora, fra due anni se sta bolla non scoppia che fara'?
Ah poi, ha fatto o no questo short sul dollaro?