



Sono ossessionato dalla demenza che ci ha fatto tirare al vento 100 miliardi di euro nel corso degli anni per trovarci esattamente al punto di partenza e senza soldi. Il progetto che parla di 20mila kmq nel deserto libico riguarda un mega impianto FV in grado di produrre energia per l'Europa (chiaramente l'ideatore non ha considerato i fattori geopolitici...).
Tu citi cose di cui poi non sai niente, pensa te...
EDIT:
http://www.rinnovabili.it/energia/te...del-sahara630/
Robe da ridere a crepapelle per 100 anni di Giove! Allora, l'intero Kashagan, la più grande infrastruttura mai pensata dall'uomo, costerà a regime circa 140 miliardi di dollari. Per finanziarla, si sono mosse società del calibro di Eni, Shell, Exxon, ConocoPhillips, Total, Kazmunaigas, e banche come Nomura, BNP Paribas, Societe General, credo Unicredit, e decine di altre.
Arrivano questi, e sparano 400 miliardi per far boiate nel deserto (chi ci mandiamo a tenerli puliti i pannelli, evitando che la loro efficienza scenda a livelli infimi? Come evitiamo che si surriscaldino a livelli stellari con efficienza che precipita a zero?)....te la traduco perché evidentemente sei profano: MARKETING DI BASSA LEGA.
Ultima modifica di Giocondo; 04-09-13 alle 01:59


Ultima modifica di paulhowe; 10-09-13 alle 02:03


Per fortuna che voi macchiette, sui links degli altri, fate sempre tanto sarcasmo...
Ma chi te li passa tutti questi link? Dove lo trovi il tempo per raspare nei meandri del web? Sarei proprio curioso di sapere cosa ci guadagni a stuprare la tua dignita' in questo modo...


Con buona pace di Metabo e Giacomo
U.S. to Pass Russia in Liquid Fuels Production, Says IEA - WSJ.com
Ultima modifica di paulhowe; 13-09-13 alle 02:45




Chi e' Giacomo?
Guarda che a parte farti le seghette tu di notte con queste notizie, non ci si fa altro.
L'articolo parla di produzione di combustibili liquidi, meglio nota come downstream. Per i meno avvezzi, come te, e' legata alla capacita' di raffinazione, che notoriamente in occidente e' maggiore che nel resto del mondo (l'Italia fino a qualche anno fa raffinava il 120% del suo fabbisogno...con ovvie ripercussioni sulle esportazioni).
Quindi non si sa bene quale ragionamento astratto te lo faccia collegare col fracking.


Giacomino, guarda che non "raffinano" l'aria. Il petrolio estratto con il metodo fracking e' una di quelle risorse che rientra nel conteggio, cosi come il carburante biofuel ricavato dai prodotti agricoli.
Quindi alla fine il "liquid fuel" tra un po sara maggiore di quello prodotto in Russia con buona soddisfazione dell'economia che importa meno energia tu e Metabo continuate a pagare il gas tre volte di piu......contenti voi.


Peccato che per superare la russia e altri produttori tradizionali bisogna scavare un infinita di nuovi pozzi, visto la velocita con cui si esauriscono i precedenti e ogni volta i pozzi rendono di meno, ci sono decine di pagine che parlano di questa bolla chiamata fracking.
Guerra o Bolla? Quale sarà la scelta del premio Nobel per la Pace?
Guerra o Bolla? Quale sarà la scelta del premio Nobel per la Pace?
Brusca frenata della corsa al Fracking negli USA, gas e petrolio da scisti non sembrano mantenere le promesse di prosperità fino a poco tempo fa inneggiate a destra e a manca. Grandi compagnie come BHP e Shell hanno drasticamente ridimensionato i loro investimenti in shale gas e shale oil. Una bolla finanziaria creata al prezzo di grandi devastazioni ambientali, una sorta di schema di Ponzi quella del Fracking. Il mercato del petrolio statunitense nei primi mesi del 2013 si è dimezzato rispetto allo stesso periodo dell'anno prima, passando da 54 a 26 miliardi di dollari. È vero che che gli USA dal 2008 hanno aumentato del 25% circa la produzione di petrolio grazie allo shale oil, ma per fare ciò hanno dovuto quadruplicare il numero delle trivellazioni, il cui prezzo è superiore al guadagno, quadruplicato è anche il prezzo di ogni singolo pozzo da Fracking scavato. Per portare la produzione ai livelli attesi è stato necessario trivellare sempre di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha portato ad un calo dei prezzi quasi insostenibile. I prezzi bassi, a loro volta, hanno determinato un overload di operazioni di fusione e acquisizione legate agli idrocarburi da scisti che hanno fruttato miliardi alle banche d'investimento. Nel periodo tra il 2008 e il 2012 sono stati acquistati diritti di estrazione per 461 miliardi di dollari, con il 2012 invece è arrivato l'amaro:gli investimenti in shale gas sono calati, i prezzi del gas negli Usa sono scesi a causa dell'eccesso di offerta e i pozzi hanno reso meno del previsto. Adesso i giacimenti ottenuti nella corsa al Fracking, avvenuta dal 2009 al 2012, hanno un valore nettamente inferiore al prezzo d'acquisto. Questo sta dissuadendo gli investitori in maniera negativa e, conseguentemente, sta facendo calare ulteriormente il valore degli asset. Dopo i record degli ultimi tre anni il volume degli asset energetici scambiati sul mercato nordamericano ha toccato il minimo dal 2004. Le aziende che hanno investito nel Fracking negli ultimi 3 anni, adesso si ritrovano con gli asset che valgono meno del previsto e non hanno risorse sufficienti per finanziare nuove trivellazioni. Inoltre più i produttori si ritrovano indebitati e costretti a vendere asset per finanziarsi, più il valore di questi si abbassa. Secondo un recente studio del Post Carbon Institute, considerandoil tasso di declino che hanno i pozzidi shale gas (dall'80 al 95% nei primi 36 mesi), circa il 50% della produzione deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi. Tradotto nel caso USA: per mantenere il livello di produzione nordamericano si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi ogni anno. Un affare che comporterebbe un investimento di 42 miliardi di dollari l'anno, considerando che i ricavi del 2012 ammontano a 33 miliardi l'investimento necessario è superiore ai ricavi. La medesima situazione vale per lo shale oil (petrolio da shisti). La bolla finanziaria legata al Fracking potrebbe essere contenuta in due maniere: o continuando all'infinito a guadagnare su nuovi investitori (situazione che pare esser già crollata), oppure incrementando l'economia con un intervento militare in Siria (collegato all'industria delle armi), proprio uno dei primi punti oggi nell'agenda di Barak Obama.


Updated Thu 12 Sep 2013, 96am AEST
A veteran of the oil and gas industry says a shale gas boom in the United States was a game changer for the world's energy market and Australian projects need to prepare for increased competition.
Hundreds of delegates are discussing the future of Australia's oil and gas sector at the South East Asia Australia Offshore Conference (SEAAOC) in Darwin this week.
Conference chair and former director of Shell International Gas, Arthur Dixon, says the US has gone from being an anticipated importer of energy to an exporter of cheap shale gas.
"So a few years ago, the US was on track to be an importer of energy, in particular LNG, and we in the LNG industry were looking forward to a big, big market over there," he says.
"But then along came shale gas... and the result today is they (the US) are awash with cheap gas and it's being used in power stations where coal was previously being used.
"US coal is now being sold into Europe, where it's cheaper than Russian gas, and we wait to see what the competition will be with Russian gas as they lose some of their market share,
"So this region, Australia, is suffering quite a degree of competition from the US... it would be making current projects nervous, but there would be even more pressure on the new projects that are coming along."
Mr Dixon says there was huge potential in Australia for shale gas projects, but the general public needed to get over some of its fears on fracking.
"All I'm asking is for people not to just leap on it and say 'fracking is bad and we should never have it anymore',
"Because this is something that's a game changer, it's an economic boost, it's a major thing, and we can do it successfully, safely, environmentally safely, it can be done."
Energy market changing as US shale gas boom bites - ABC Rural (Australian Broadcasting Corporation)
Al link vi e' anche un intervsita (in Inglese) che si puo' ascoltare, molto interessante.
Ultima modifica di Amati75; 13-09-13 alle 18:05
Globalizzazione..... si grazie.