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  1. #361
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Picco del petrolio: uno sbaglio? Non ci giurerei troppo - Petrolio
    Picco del petrolio: uno sbaglio? Non ci giurerei troppo


    Venerdì 6 Luglio 2012, 100 in Peak Oil di Debora Billi



    Se siamo ridotti a sbriciolare tonnellate di roccia pur di spremerne fuori qualche costosissima goccia di petrolio, significa proprio che ci ritroviamo all'ultima spiaggia.


    Avevo già visto l'articolo di George Monbiot qualche giorno fa sul Guardian, oggi lo si trova tradotto su CDC.
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    In sintesi, Monbiot prende per buono il nuovo slogan in voga: il fracking risolverà tutti i nostri problemi petroliferi, tornate a casa tranquilli. Ne avevamo ovviamente già parlato, dei livelli di propaganda a cui si è arrivati anche nel nostro Paese pur di vendere il fracking di proprietà Halliburton.
    Come sempre accade col petrolio, i dati vanno letti per quelli che sono. Ad esempio: riporta Monbiot che il Nord Dakota è la nuova Arabia Saudita, è pieno di petrolio (che però, ahem, non si può estrarre), e che ha una produzione di 550.000 barili al giorno. Fantastico! Circa quattro volte la produzione totale... italiana.
    Oppure, si parla di un aumento di 20 milioni di barili al giorno aggiuntivi, nei prossimi dieci anni. Ebbene: anche questa sembra una cifra elevata, eppure è assolutamente insufficiente a coprire la depletion attuale. Quando leggete di migliaia e milioni di barili, scolpitevi nella mente questo dato fondamentale:
    IL MONDO CONSUMA UN MILIARDO DI BARILI OGNI 12 GIORNI.
    Un miliardo ogni 12 giorni appena. Ecco che, magicamente, questi milioncini diventano una sciocchezza che a qualcosa serve, ma senza risolvere il problema. Il fatto è che i dati arrivano principalmente dagli USA, ed è noto che spesso si tende a proiettare ciò che accade colà nel resto del mondo. Non è così: gli USA aumentano la produzione, ma gli altri no. E il petrolio lo usiamo tutti.
    Qualche esperto sospetta inoltre che le nuove tecniche di fracking siano il solito sistema prendi i soldi e scappa. Praticamente un altro schema Ponzi: c'è da far soldi, ma solo per i primi che entrano e i primi che ne escono. I costi sono stellari, i rischi finanziari anche. Insomma, durerà poco, e lascerà un sacco di macerie dietro di sé.
    Ultima cosa: il fracking. Non voglio tediarvi con piagnistei ambientalisti. Voglio solo farvi notare che se siamo ridotti a sbriciolare tonnellate di roccia pur di spremerne fuori qualche costosissima goccia di petrolio, significa proprio che ci ritroviamo all'ultima spiaggia e che di giacimenti decenti non ce n'è più. Nulla come il fracking grida "Siamo al picco!".
    E dato che questa tecnica distrugge completamente suolo e acqua, fa anche un po' senso vedere gente che festeggia qualche anno in più di benzina, fregandosene se avrà poi da mangiare. Anzi, direi che è proprio un classico approccio psicologico da fine del mondo


    Come al solito articoletti scritti da gente che non conosce i numeri e mette qualche zero di troppo dove non c'e.


    In primo luogo il North Dakota non e' l'arabia saudita.
    Producono circa 600mila barili di petrolio al giorno grazie sopratutto agli shales e la stima sulle riserve totali non vanno oltre gli 8-10 miliardi di barili.

    In secondo luogo il fracking non risolvera i problemi mondiali, semplicemente aumentera (sta gia avvenendo) la produzione nazionale USA e basta. Quindi non interessa se il mondo "consuma 1 miliardo di barili ogni 12 giorni". Gli USA ne consumano circa 19 milioni al giorno, se aumentano la quota interna e ridicono l'import questo si traduce in 60-70-80 miliardi di dollari risparmiati ogni anno.....di questo stiamo parlando, non dell'Eden sulla Terra.

  2. #362
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Come al solito articoletti scritti da gente che non conosce i numeri e mette qualche zero di troppo dove non c'e.


    In primo luogo il North Dakota non e' l'arabia saudita.
    Producono circa 600mila barili di petrolio al giorno grazie sopratutto agli shales e la stima sulle riserve totali non vanno oltre gli 8-10 miliardi di barili.

    In secondo luogo il fracking non risolvera i problemi mondiali, semplicemente aumentera (sta gia avvenendo) la produzione nazionale USA e basta. Quindi non interessa se il mondo "consuma 1 miliardo di barili ogni 12 giorni". Gli USA ne consumano circa 19 milioni al giorno, se aumentano la quota interna e ridicono l'import questo si traduce in 60-70-80 miliardi di dollari risparmiati ogni anno.....di questo stiamo parlando, non dell'Eden sulla Terra.
    Si gli articoletti, mi fai sempre ridere...
    Posta qualcosa degno di nota, perché è inutile che posti dati di nuove perforazioni o miraggi di esportazione, perché l'estrazione di shale gas è già in calo hanno dovuto aumentare il numero di perforazioni, ma non ostante tutto cala il livello di produzione, con il fatto che dopo che un terreno è stato bucherellato in quel modo assurdo l'agricoltura te la scordi, ma tutte cose che puoi leggere nelle pagine precedenti.
    Come dice il titolo, il suicidio del fracking

  3. #363
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Posta qualcosa degno di nota




    US 'could surpass Russia' in world production -Upstreamonline.com

    Last year, the US produced more natural gas than Russia for the first time since 1982, according the Journal's analysis of data from the International Energy Agency and the Energy Information Administration. Russia's gas-production estimates are below current US production levels of just under 70 billion cubic feet per day.
    The data show that the US is also catching up to Russia in crude production. Russia produced an average of about 10.8 million barrels per day of oil in the first half of this year, just 900,000 bpd more than the US. That difference was 3 million bpd just a few years ago, according to the Journal.





    U.S. Is Poised to Overtake Russia as Largest Oil-and-Gas Producer - Wall Street Journal - WSJ.com

    And the U.S. is catching up in the race to pump crude. Russia produced an average of 10.8 million barrels of oil and related fuel a day in the first half of this year. That was about 900,000 barrels a day more than the U.S.—but down from a gap of three million barrels a day a few years ago, according to the IEA.
    The amount of crude from the Bakken oil field in North Dakota and the Eagle Ford shale formation in South Texas continues to rise rapidly, while Russian output has increased modestly over the past three years. The Russian government predicts oil output will remain flat through 2016, while natural gas ticks up 3%.
    Pinpointing exactly when U.S. production will pass—or has passed—Russia’s is difficult without up-to-the-minute data. But if Russia’s oil and gas wells flowed at the same rates as they did last year, total U.S. production would have surpassed them on a daily basis this summer, according to a Journal analysis of data from the IEA and the Energy Information Administration.



    Salutaci Vladimiro, fai ciao ciao con la manina se lo vedi!


    Intanto mentre Metabo"lismo" ci racconta la "bolla dello shale" arrivano un sacco di stranieri forse che ancora una volta lui e' furbo e gli altri sono scemi:

    Boston Consulting Group estimates that international companies will invest at least $50 billion through the end of the decade on projects that take advantage of low-price natural gas..........

    The U.S. gas bonanza, fueled by the widespread adoption of new drilling techniques such as hydraulic fracturing, has already given a boost to domestic manufacturers. When natural-gas prices were high a decade ago—about twice as high as they are today—Dow Chemical Co. DOW +1.02% invested in new petrochemical facilities in the Middle East, where energy was less expensive. Today, Dow and other energy-intensive firms are investing heavily in the U.S.
    http://online.wsj.com/article/SB1000...539038240.html
    Ultima modifica di paulhowe; 03-10-13 alle 01:42

  4. #364
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio



    US 'could surpass Russia' in world production -Upstreamonline.com






    U.S. Is Poised to Overtake Russia as Largest Oil-and-Gas Producer - Wall Street Journal - WSJ.com






    Salutaci Vladimiro, fai ciao ciao con la manina se lo vedi!


    Intanto mentre Metabo"lismo" ci racconta la "bolla dello shale" arrivano un sacco di stranieri forse che ancora una volta lui e' furbo e gli altri sono scemi:



    Foreign Firms Tap U.S. Gas Bonanza - WSJ.com

    FInche la barca va, no credo che in russia stiano perdendo il sonno del resto questi sono veri dati del governo americano



    ComeDonChisciotte - GAS-SHALE : BOLLA AMERICANA & REALTÀ EUROPEA
    GAS-SHALE : BOLLA AMERICANA & REALTÀ EUROPEA

    Data: Venerdì, 23 agosto @ 00:10:00 CEST
    Argomento: Usa

    di IGOR ALEXEEV
    dissidentvoice.org

    Molte aziende americane che avevano fatto rullare i tamburi per raccontare della "rivoluzione-del gas-shale( - scisto)" adesso si preoccupano che petrolio e gas finiscano . A febbraio 2013, la US Energy Information Administration (EIA) ha lanciato un avvertimento sul "rendimento di scala decrescente e sull’esaurimento dei giacimenti ad alta produttività che farà rallentere il tasso di crescita dell’estrazione di petrolio grezzo". La dichiarazione era cauta ma intrigante.


    Arthur Berman, uno dei più scettici sui sistemi shale, gestisce la Labyrinth Consulting a Sugarland, Texas, e non è rimasto assolutamente sorpreso. "Il fenomeno del gas shale è stato finanziato principalmente dal debito e dalla vendita di azioni. A questo punto, è improbabile un ulteriore indebitamento anche perché molte aziende vedono che gli utili diventano sempre meno concreti ". - ha scritto qualche mese fa sul Blog The Oil Drum. Proprio come durante la famosa corsa all'oro del 19° secolo negli Stati Uniti, la ricerca del gas-shale è stata solo una piccola opportunità per in qualche zona limitata.

    Si stima che il tasso medio di estrazione dalle rocce della Bakken Formation (la più grande area di greggio in superficie negli Stati Uniti) sarà del 69% nel primo anno e del 94% nel corso dei primi cinque anni (sarà invece del 37% e del 50% nella Formazione Barnett). Proprio per questa mancanza di dati affidabili sull'industria di estrazione di gas-shale, molti esperti (per esempio, Deborah Rogers di al Energy Policy Forum) si aspettano svalutazioni di questi investimento. Naturalmente gli investitori più piccoli non ne sapranno niente, se aspetteranno di leggere queste informazioni sulle notizie dei media.

    I prezzi stracciati del gas sul mercato americano rendono poco conveniente scavare altri pozzi e mantenere gli attuali livelli di produzione, a meno che non si cambi radicalmente la tecnologia. "La bolla dei prezzi del gas troppo bassi negli Stati Uniti scoppierà entro i prossimi due- quattro anni", afferma David Hughes, un geologo ed ex responsabile del Canadian Potential Gas Committee che si occupa di gas non convenzionali. "Se il prezzo dovesse restare abbastanza alto, la bolla del gas-shale scoppierà forse 10-15 anni al più tardi, quando le zone da perforare si inaridiranno.” Significa che il mercato del gas naturale ormai sta assorbendo con successo la produzione di gas-shale .

    I punti deboli per i pozzi di gas shale sono gli effetti negativi prodotti sia dalle perforazioni orizzontali che dalle macchine idrauliche che fratturano il terreno in profondità. La produzione è buona per un anno o due, ma poi il flusso iniziale si esaurisce. Nel complesso la durata media della vita dei pozzi-shale in Texas è di circa otto anni. Le società di perforazione devono investire continuamente trovare nuovi pozzi o fratturare altro sottosuolo dove c’erano vecchi pozzi. In confronto, i pozzi convenzionali, quelli perforati verticalmente, restano regolarmente attivi per 20-30 anni.

    Il modello di business per il Fracking nel periodo 2009-2012 si basava su un enorme quantità di soldi messi a disposizione da investitori attratti dalle promesse di una vera bonanza di gas naturale. Allo stesso tempo, i pozzi-shale si sono dimostrati poco efficienti come ritorno di investimento, facendo intendere quanto tutta questa attività sia sempre stata un’impresa molto rischiosa. La mancanza di dati statistici è stata edulcorata con promesse di rendimenti molto lucrosi.
    Ma i prezzi del gas resteranno abbastanza alti da ripagare le spese che serviranno per continuare l’esplorazione e lo sviluppo dei giacimenti anche per il prossimo anno? È poco probabile.
    I futures del gas naturale per i mesi di settembre e ottobre 2013 sono scivolati al prezzo più basso degli ultimi cinque mesi a New York, dopo che la scorsa settimana si è appreso che le scorte di gas USA sono aumentate più del previsto, come riferisce Bloomberg.

    Ci sono anche dei clamorosi rapporti di settore che rivelano che i banchieri hanno promosso gli investimenti sulla bolla-di-gas-shale, sapendo di dover solo attenderelo scoppo dell’effimera bolla di questo “ boom energetico” per guadagnarci sopra . In effetti la crisi dei mutui subprime aveva già dimostrato quanto siano bravi a Wall Street a creare bolle finanziarie per specularci sopra e così ci sono un sacco di piccoli investitori che solo adesso cominciano a rendersi conto che con i loro investimenti potrebbero aver solo perso soldi- perché- come ha dichiarto a Forbes, il Professor Robert U. Ayres “ il Boom del gas shale è stato redditizio nel 2009, poi sono arrivati anche i piccoli giocatori ma era già troppo tardi per la cena.”

    Un forte movimento anti-fracking in Europa, dimostra che la gente ha capito i pericoli nascosti nello sviluppo di questa ricerca e molti paesi dell’Europa continentale hanno accantonato progetti shale non realistici, nonostante il fatto che in Europa i prezzi dell’energia siano il doppio di quelli USA. La Germania ha messo forti barriere contro fracking. Il Presidente francese Hollande ha bloccato tutte le iniziative shale. L’Agenzia Internazionale per l’Energia, con sede a Parigi, ha forti dubbi sullo shale gas in Europa e li argomenta con la pericolosità delle nuove tecnologie di perforazione, della maggiore densità della popolazione e con le preoccupazioni per l’ambiente. L’unico apologeta del fracking nell’Unione europea è la Gran Bretagna. Londra è fortemente influenzata dalle aziende USA che cercano di vendere attrezzature per perforare tutta l’isola.

    A maggio 2013 il Commissario UE per il Clima Connie Hedegaard, ha sottolineato che i fattori geologici e geografici europei non permettono uno sfruttamento su larga scala del sistema shale, a causa del suo rapporto costi-benefici differente dal Nord America. Infine, il Direttore Strategigo della Commissione Ambiente UE, Robin Meige ha recentemente detto che “nel caso più ottimistico, il gas -shale europeo potrebbe sopperire solo a un eventuale declino nel consumo di gas convenzionale domestico”. In altre parole, in Europa non c’è nessuna voglia di provare a ripetere l’esperienza del Boom del gas-shale americano, come si legge sulla rivista online OilPrice.com.

    Alcuni Stati dell’Europa orientale stanno continuando nei loro progetti di ricerca shale per ragioni puramente politiche, ignorando gli interessi delle popolazioni. Per esempio, il governo della Polonia ha fatto un sacco di dichiarazioni forti, benché prive di fondamento, sulla “rivoluzione shale gas” ma malgrado la trivellazione di 40 pozzi dal 2010 ad oggi, ancora nessuna società petrolifera ha annunciato di essere pronta a estrarre gas per fini commerciali. Nonostante tutto si muovono sul mercato e in politica lobby pro-fracking molto influenti, anche se coinvolte in drammatici scandali peri corruzione. Il mese scorso sono stati arrestati sette funzionari implicati nel rilascio di licenze per esplorare e sfruttare giacimenti di gas-shale.

    Allo stesso tempo, gli agricoltori polacchi hanno cominciato proteste di massa contro lo sviluppo di gas shale. Sembra che loro capiscano la situazione molto meglio di tanti analisti professionisti che si occupano di energia a Londra. “Se continuano a fare buchi che arrivano a migliaia di metri di profondità, ci inquineranno tutta l’ acqua e non ci sarà più vita sui nostri campi,” ha detto Stefan Jablonski, un abitante del villaggio durante una protesta a Varsavia la scorsa settimana. “Senza contare che potremmo restare senza gas e pure senz’acqua.”

    Igor Alexeev
    Fonte: http://dissidentvoice.org
    Link: http://dissidentvoice.org/2013/08/us...arket-reality/ 20.08.2013



    Notare che la Bakken formation è già in vistoso calo, questo dimostra che tutti i dati e prospettive sullo shale gas erano gonfiate ad arte, una mossa disperata delgi usa, alla fine non avranno neanche la terra per fare l'orto.
    http://www.lolandesevolante.net/blog...ia-in-declino/
    Ultima modifica di Metabo; 03-10-13 alle 13:19

  5. #365
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    FInche la barca va, no credo che in russia stiano perdendo il sonno del resto questi sono veri dati del governo americano

    Capisco gli effetti della birra doppio malto a prima mattina......


    according the Journal's analysis of data from the International Energy Agency
    E' questa qua IEA - About us

    Intanto nuovi annunci per la costruzioni di impianti per sfruttare la sovrabbondanza di shales....loro sono "scemi" Metabo"lismo" invece ha capito tutto.

    Fuel Fix » New facilities will grow natural gas as oil field fuel


    Scaroni il padron dell'ENI pure e' "scemo" forse perche non ha parlato con Metabo"lismo":

    Eni: Scaroni, provare anche noi rivoluzione americana dello shale gas - Italia e Estero - - Notizie

    Agenzia di Stampa Italpress - SCARONI "DOBBIAMO CERCARE SHALE GAS MA NON IN ITALIA"

    Gas: Scaroni (Eni), con questi costi industrie trasmigreranno negli Usa

  6. #366
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Capisco gli effetti della birra doppio malto a prima mattina......




    E' questa qua IEA - About us

    Intanto nuovi annunci per la costruzioni di impianti per sfruttare la sovrabbondanza di shales....loro sono "scemi" Metabo"lismo" invece ha capito tutto.

    Fuel Fix » New facilities will grow natural gas as oil field fuel


    Scaroni il padron dell'ENI pure e' "scemo" forse perche non ha parlato con Metabo"lismo":

    Eni: Scaroni, provare anche noi rivoluzione americana dello shale gas - Italia e Estero - - Notizie

    Agenzia di Stampa Italpress - SCARONI "DOBBIAMO CERCARE SHALE GAS MA NON IN ITALIA"

    Gas: Scaroni (Eni), con questi costi industrie trasmigreranno negli Usa
    Lo shale gas è una bolla e gli usa la vogliono appioppare ai fessi che ci cascano, intendo i popoli perché i grandi manager hanno i loro guadagni, in europa francia e germania l'hanno messo fuori legge, chissà perché.
    Gli articoli che posti sono delle ditte che ci vogliono mangiare sopra, per la serie chiedi all'oste se il vino è buono, inoltre sono tutti dati che vanno contri i dati reali, pubblicità insomma.
    Nel frattempo i dati di produzione calano e calano, per stargli dietro devono trivellare come matti ma più vanno avanti e più EROEI è sconveniente, poi i pozzi stanno dando tutti una produttività inferiore a quella promessa, altro che balle.
    Eccoti un paio di articoli interessanti con dati veri no quelli di pubblicità che pubblichi tu, vai avanti cosi che mi diverti troppo.


    Shale gas e shale oil, verso lo scoppio della bolla? | QualEnergia.it
    Lo shale oil delude: Shell costretta a svalutare asset Usa - Il Sole 24 ORE
    Ultima modifica di Metabo; 03-10-13 alle 15:12

  7. #367
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Lo shale oil delude: Shell costretta a svalutare asset Usa - Il Sole 24 ORE
    Lo shale oil delude: Shell costretta a svalutare asset Usa


    Sissi Bellomo02 agosto 2013
    In questo articolo


    La trimestrale di Royal Dutch Shell suona come un avvertimento a non lasciarsi abbagliare da chi prospetta «magnifiche sorti e progressive» per lo shale oil. La più grande compagnia petrolifera europea – che come molte altre major ha più che dimezzato gli utili nel secondo trimestre – ha dovuto riconoscere il parziale fallimento delle sue operazioni di fracking negli Stati Uniti, svalutandole per 2,1 miliardi di dollari. Un bagno di realismo che, unito alle crescenti difficoltà in Nigeria, ha pesato non poco sui risultati, già compromessi da costi crescenti, cambi valutari sfavorevoli e un rallentamento della produzione che ha spinto Shell ad abbandonare l'obiettivo di salire dagli attuali 3 a 4 milioni di barili al giorno nel 2017 («Ci concentreremo sui target finanziari», ha spiegato il ceo uscente Peter Voser).
    Shell, che l'anno scorso aveva già svalutato per 298 milioni di $ alcuni asset nordamericani di shale gas, è stata in seguito delusa dalla ricerca di shale oil e ha avviato una revisione delle operazioni, con l'obiettivo di vendere entro 18 mesi almeno 4 delle 9 aree esplorative che possiede negli Usa.
    Proprio ieri il dipartimento Usa per l'Energia ha certificato che nel 2011, le riserve provate di petrolio in territorio americano hanno avuto l'incremento più forte dal 1977, quando ha inizio la serie dei dati: +15% a 29 miliardi di barili, un record. Per Shell tuttavia, ha ammesso direttore finanziario Simon Henry, trovare petrolio da shale si è rivelato più difficile che trovare gas: «Ci sono delle zone favorevoli, ma sono molto più difficili da trovare e sviluppare».
    Per la major anglo-olandese c'è poi il problema Nigeria, condiviso con l'Eni. Nel Paese africano, afferma Voser, «i furti di petrolio e le interruzioni delle forniture di gas stanno causando estesi danni ambientali e potrebbero costare al Governo 12 miliardi l'anno di mancate entrate». Shell per parte sua ha accusato nel secondo trimestre una perdita di 100mila barili equivalenti petrolio al giorno (boeg) – il 40% della sua produzione onshore – e questo l'ha convinta a proseguire con i disinvestimenti, avviati fin dal 2010: cederà licenze produttive per altri 80-100mila boeg.
    Shell, che ha registrato utili trimestrali di 2,4 miliardi di $ (-60%), non è l'unica major a soffrire, nonostante le quotazioni del petrolio siano da oltre due anni quasi ininterrottamente sopra 100 $/barile: proprio ieri il Brent è avanzato dell'1,7%, a 109,54 $, il massimo da 4 mesi. Hanno comunicato pesanti ribassi degli utili anche Bp, Eni e – per la prima volta da quattro anni – anche ExxonMobil. Il gigante Usa ha deluso le attese non solo per il crollo del risultato netto (da 15,9 a 6,9 miliardi di $), in parte legato a poste straordinarie positive iscritte a bilancio un anno fa, ma anche per l'ennesimo calo della produzione, ormai in discesa da otto trimestri consecutivi, che si è attestata a 4 milioni boe al giorno (-1,9%). Una performance dal sapore particolarmente amaro per la compagnia simbolo di un Paese in pieno boom petrolifero.
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    A pagina 23
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  8. #368
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Shale gas e shale oil, verso lo scoppio della bolla?

    Sul mercato americano crollano gli investimenti in gas e petrolio da scisti: prezzi bassi e rapido declino dei pozzi hanno fatto scendere il valore degli asset e i produttori hanno difficoltà a finanziare nuove trivellazioni. Sembra si stia verificando quanto prevedeva chi da tempo mette in guardia dalla cosiddetta “bolla dello shale gas”. Chi ci guadagna?
    Redazione Qualenergia.it
    28 agosto 2013

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    Il mercato degli asset oil & gas nordamericano nei primi sei mesi del 2013 si è dimezzato rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, passando da 54 a 26 miliardi di dollari, dicono i dati di Bloomberg. Compagnie importanti come BHP e Shell hanno drasticamente ridimensionato i loro investimenti in shale gas e shale oil. La corsa a questi 'fossili non convenzionali' negli Usa frena bruscamente, gas e petrolio da scisti non sembrano mantenere le promesse di prosperità di poco tempo fa. Sta già scoppiando la bolla che qualcuno ha pronosticato?Per ora ciò che è certo è che i prezzi del gas negli Usa, scesi nel 2012 a causa dell'oversupply, e il fatto che molti pozzi stiano rendendo meno del previsto stanno dissuadendo da ulteriori investimenti e facendo calare il valore degli asset. Dopo i record degli ultimi tre anni il volume degli asset energetici scambiati sul mercato nordamericano ha toccato il minimo dal 2004.Le aziende si stanno concentrando sullo sfuttamento dei progetti già operativi e si sono praticamente fermate sul fronte nuove acquisizioni: il motivo, secondo gli analisti, è che è difficile giustificare investimenti, dato che i giacimenti ottenuti nella corsa avvenuta dal 2009 al 2012 attualmente come valore sono ben al di sotto del prezzo cui sono stati acquistati.Insomma, dopo il boom del 2008-2012 - nel quale si sono acquistati diritti di estrazione per 461 miliardi di dollari – per la prima volta da quando si sono diffuse le tecniche di trivellazione che permettono di ottenere gas e petrolio dagli scisti, gli investimenti in shale gas sono calati.Questo rallentamento, osserva Bloomberg, potrebbe durare per anni e minaccia di ostacolare la crescita della produzione di gas e petrolio. Le aziende che hanno investito nello shale nel rush degli ultimi 3 anni, ora con gli asset che valgono meno di quanto si prevedeva, si trovano a corto di risorse per finanziare nuove trivellazioni. Più i produttori sono indebitati e costretti a vendere asset per finanziarsi, più il valore di questi calerà.Insomma, sembra che stia verificandosi quanto prevedeva chi da tempo mette in guardia sull'eccessiva fiducia nel petrolio e nel gas da scisti, osservando come l'industria in questione, oltre ai noti problemi di impatto ambientale sia di dubbia sostenibilità anche dal punto di vista economico. Poco tempo fa avevamo riportato l'opinione di un guru per i trader delle fossili come Andy Hall. In una lettera agli investitori del fondo d'investimento che gestisce, Hall presentava un'analisi simile a quella fatta in un report dell'ong ambientalista Post Carbon Insitute, di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi. In quello studio si riportava che, con i tassi di declino che hanno i pozzi di shale gas (anchedall'80 al 95% sui primi 36 mesi), dal 30 al 50% della produzione di gas da scisti deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi: per mantenere il livello di produzione Usa si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi l'anno. Servirebbe cioè un investimento di 42 miliardi di dollari l'anno, molto superiore ai ricavi dalle vendite, 33 miliardi nel 2012. Stesso discorso per il petrolio da scisti, detto anche tight oil o shale oil: qui 2 pozzi coprono l'80% della produzione Usa e hanno tassi di declino della produttività dall'81 al 90% sui primi 24 mesi.Perché dunque c'è ancora chi magnifica il boom dello shale? Il Post Carbon Insitute lo spiega in un altro report: le operazioni di fusione e acquisizione legate agli idrocarburi da scisti a Wall Street negli ultimi due anni sono diventate il più grande centro di profitto per diverse banche d'investimento. Questo è avvenuto nonostante i pozzi in questo periodo non abbiano mantenuto le promesse in termini di resa: gli operatori – si riporta - hanno sovrastimato le riserve di shale gas e shale oil dal 100 al 500% rispetto alla produzione effettivamente registrata.Per portare la produzione ai livelli attesi si è spinto a trivellare ancora di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha spinto i prezzi tanto in basso da essere quasi insostenibili. I prezzi bassi hanno aperto la porta ad altre fusioni e acquisizioni, che hanno fruttato miliardi alle banche d'investimento. Molti pozzi sono stati venduti a grandi dell'energia ma si sono anche messi in circolazione strumenti finanziari complessi come i VPP (volumetric production payments) spesso piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, a investitori che hanno scarsa dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili, come i fondi pensione.Sull'argomento ricordiamo anche un documento di fine 2012 del Fondo Monetario Internazionale (Qualenergia.it, Petrolio e drammatiche crisi economiche. Un report del FMI) che collegava domanda e offerta di petrolio al rischio di una nuova fase recessiva molto acuta e che parlava espilitamente di "bolla dello shale gas".Una dinamica che ricorda in maniera preoccupante qanto avvenuto nel 2007 con i famigerati subprimes sui mutui, titoli che altro non erano che promesse che non potevano essere mantenute. Succederà lo stesso anche con gli idrocarburi da scisti, ossia: la bolla scoppierà? Staremo a vedere, ma di certo i dati sul crollo degli investimenti sul mercato nordamericano ci dicono che siamo più vicini alla resa dei conti.

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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    La shale revolution è una bolla, parola di guru del trading

    Quella del gas e del petrolio da scisti è solo una bolla temporanea e non una rivoluzione permanente che regalerà combustibili fossili a basso prezzo. Ad affermarlo, contraddicendo l'entusiasmo di molti, è Andy Hall, trader che negli anni 2000 a Citigroup fece fortuna scommettendo sull'aumento del prezzo del barile.
    Redazione Qualenergia.it
    31 maggio 2013

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    Quella dello shale gas e dello shale oil è solo una bolla temporanea e non, come alcuni sostengono, una rivoluzione permanente che regalerà al mondo un futuro di combustibili fossili a basso prezzo. Su queste pagine lo avevamo già scritto, ma questa volta ad affermarlo, contraddicendo l'entusiasmo di molti, è un guru del trading di petrolio e gas, Andy Hall, le cui scommesse sul petrolio gli sono valse negli anni 2000 un salario da 100 milioni di dollari presso Citigroup.Il rapido declino dell'output verificato in alcuni pozzi shale "significa probabilmente che l'abbondanza di risorse è solo temporanea", scrive Hall in una lettera finita nelle mani del Financial Times e destinata agli investitori di Astenbek, l'hedge found da 4,5 miliardi di dollari che Hall gestisce.Quello del gas e del petrolio da scisti è un tema caldo nel mondo delle fossili. La rivoluzione shale, che sta rendendo gli Usa esportatori netti di gas e si prevede, entro il 2030, anche di petrolio, preoccupa l'Opec, i cui ministri sono riuniti questa settimana a Vienna per uno dei due incontri annuali dell'organizzazione. Il timore è che i nuovi combustibili fossili non convenzionali spinga in basso i prezzi del barile sul lungo termine.Questa è ad esempio l'opinione del pundit del settore Dennis Gartman, che pubblicamente ha dichiarato che se fosse nei panni dei paesi Opec cercherebbe di vendere molto e subito. Non la pensa così invece l'Arabia Saudita, che non sembra temere la shale revolution (che pure sta già facendo subire cali dell'export verso gli Usa a membri Opec come Nigeria e Angola) e probabilmente nemmeno l'Opec nel complesso, che ha deciso di mantenere inalterato a 30 milioni di barili al giorno il proprio obiettivo di produzione. Ora si scopre che questa visione, cioè che gli idrocarbutri da scisti potranno influire poco sul futuro delle fossili, è condivisa anche da una personalità con un certo intuito come Hall, che ha fatto i soldi scommettendo che nel corso degli anni 2000 il barile sarebbe salito da meno di 20 dollari ad oltre 100.Le motivazioni per cui shale gas e shale oil sono un fenomeno temporaneo, spiega Hall agli investitori del suo fondo, sono tecniche: ogni perforazione dà accesso solo a una piccola sacca di gas e petrolio, anziché a vaste riserve. Per questo, nonostante i pozzi siano inizialmente prolifici, la produzione declina rapidamente: per mantenerla a un livello costante bisogna trivellare di continuo nuovi pozzi, cosa impossibile da fare senza prezzi del barile sufficientemente alti.Insomma il guru del trading sembra condividere l'analisi fatta dal report del Post Carbon Insitute di cui avevamo parlato qualche mese fa. In quello studio si riportava che i maggiori 5 pozzi di shale gas Usa attualmente in produzione hanno tassi di declino della produttività dall'80 al 95% sui primi 36 mesi e che in generale dal 30 al 50% della produzione di gas da scisti deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi: per mantenere il livello si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi l'anno. Servirebbe cioè un investimento di 42 miliardi di dollari l'anno: una cifra nettamente superiore ai ricavi dalle vendite, che sono di 33 miliardi l'anno. Stesso discorso per il petrolio da scisti, detto anche tight oil o shale oil: qui 2 pozzi coprono l'80% della produzione Usa e hanno tassi di declino della produttività dall'81 al 90% sui primi 24 mesi. Sull'argomento ricordiamo anche un documento di fine 2012 del Fondo Monetario Internazionale (Qualenergia.it, Petrolio e drammatiche crisi economiche. Un report del FMI) che collegava domanda e offerta di petrolio (con dentro la bolla, così chiamata dal FMI, dello shale oil) al rischio di una nuova fase recessiva molto acuta.Gli analisti del PCI in un altro report spiegavano anche il lato finanziario della questione, ossia perché c'è ancora chi dipinge lo shale come un buon investimento, nonostante i dati di cui sopra. Nel 2011, si spiega, le operazioni di fusione e acquisizione legate agli idrocarburi da scisti a Wall Street hanno raggiunto il volume di 46,5 miliardi di dollari e sono diventate il più grande centro di profitto per diverse banche d'investimento. Questo è avvenuto nonostante i pozzi in questo periodo non abbiano mantenuto le promesse in termini di resa: gli operatori hanno sovrastimato le riserve di shale gas e shale oil dal 100 al 500% rispetto alla produzione effettivamente registrata.Per portare la produzione ai livelli attesi si è spinto a trivellare ancora di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha spinto i prezzi tanto in basso da essere quasi insostenibili: come detto, per mantenere la produzione servirebbero più investimenti di quanto si ricava dalla vendita. I prezzi bassi hanno aperto la porta ad altre fusioni e acquisizioni, che hanno fruttato miliardi alle banche d'investimento. Molti pozzi sono stati venduti a grandi dell'energia ma si sono anche messi in circolazione strumenti finanziari complessi come i VPP (volumetric production payments) spesso piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, a investitori che - a differenza di Andy Hall - hanno scarsa dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili, come i fondi pensione.Una dinamica che ricorda in maniera preoccupante quella che ha innescato la crisi: la corsa nel 2007 a scaricare ad altri i famigerati subprimes sui mutui. Titoli che altro non erano che promesse che non potevano essere mantenute, proprio come quella che i dati sul declino della produzione dei pozzi ci mostrano essere quella del gas e del petrolio da scisti.

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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Lo shale gas è una bolla e gli usa la vogliono appioppare ai fessi che ci cascano, intendo i popoli perché i grandi manager hanno i loro guadagni, in europa francia e germania l'hanno messo fuori legge, chissà perché.

    GLi shales sono un fenomeno tutto americano e in giro per il mondo sostanzialmente non esiste. Quindi non vogliono "appioppare" proprio nulla!


    Gli articoli che posti sono delle ditte che ci vogliono mangiare sopra
    Le ditte investono con i loro soldi. Se investono e' perche si attendono dei profitti.


    per la serie chiedi all'oste se il vino è buono
    Un ragionamento che fa ridere i polli!

    Qui non stiamo parlando di vendere pane adulterato che fai in casa di notte mentre nessuno ti vede!


    Qui parliamo di estrarre gas e petrolio. Ora se ci stanno, sotto terra e in quantita sufficiente, allora lo vendi, altrimenti chiudi o passi la mano!

    Non si capisce quindi quale "bolla" si possa produrre, peraltro i primi a rimetterci per questa "bolla" sarebbero proprio le compagnie perche negli USA il terreno lo devi comprare e il proprietario di questo terreno e' anche proprietario di tutto quello che ci sta sotto! Nella maggior parte dei paesi europei cosi non e' ! Quindi se c'e la "bolla" i terreni costano di piu e le compagnie devono pagare un campo di patate come fosse a Manhattan.


    inoltre sono tutti dati che vanno contri i dati reali, pubblicità insomma.
    E certo la "pubblicita". Scaroni ha miliardi di dollari da buttare in pubblicita!!!!


    Nel frattempo i dati di produzione calano e calano
    I dati di produzione aumentano. Vatti a leggere i dati e smetti di fare il solito troll ubriaco.



    per stargli dietro devono trivellare come matti ma più vanno avanti e più EROEI è sconveniente, poi i pozzi stanno dando tutti una produttività inferiore a quella promessa, altro che balle.
    Si certo ne sai piu tu di quelli che lavorano a Bakken o Eagle Ford.....da casa con le pantofole fai il "petroliere dei poveri".



    Eccoti un paio di articoli interessanti con dati veri no quelli di pubblicità

    Poi ci dirai cosa ci fanno queste aziende a Bakken e Eagle Ford....forse vendono caramelle al drugstore

    Bakken Shale Companies and Active Operators

    Eagle Ford Shale Operators, Companies, and Producers



    Capisco che sognavi una Russia che dominava il mondo dell'energia......ma cosi non sara!
    Gli effetti gia si vedono:

    Expert: U.S. Gas Revolution Threatens Russian Economic Growth | Washington Free Beacon

    Leaders have few answers to Russia's stagnant economy

 

 
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