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Discussione: Auschwitz, Shoah e nazismo

  1. #2771
    Caffeinomane
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    Ma perché c'è questo razzismo verso i cloni?
    p.s. qualcuno mi offre un espresso?
    Triangolo nero likes this.
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  2. #2772
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Ciao.
    E tu di chi sei il clone?
    Alle volte credo che il QI mondiale si stia abbassando. Ma di brutto. Io mi sono appena iscritto e mi avranno dato del clone almeno 3volte.

  3. #2773
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    [QUOTE=Haxel;14132329]
    (...)
    io non credo che sarà mai possibile trovare una fossa con i resti di tutti quei morti, anche perchè comunque molti di questi sarebbero stati bruciati, ma anche se fosse, concorderei con te che comunque non proverebbe nulla( ma anche non negherebbe) che siano stati gasati
    la tecnica paleontologica ha permesso di identificare persino i miserrimi resti del primo fuoco mai acceso dall'uomo, quello di Verteszöllös in Ungheria, risalente a quattrocentomila anni fa... nulla di più facile sarebbe trovare l'intera popolazione di una città come Torino sepolta in un'area di pochi ettari.
    1 - Sono stati sepolti in una fossa comune??? mmmmmmmmmmmm... per contenere quel numero di corpi la "fossa comune" dovrebbe essere almeno di novantamila metri cubi (considerando 10 corpi per metro cubo, ma è una stima approssimativa, volutamente esagerata in eccesso)... più o meno le dimensioni del Pirellone (alto 127 metri)... immagina una fossa di novecento metri quadrati di estensione (30 metri x 30) e profonda cento metri.... credi che una fossa del genere in un'area tanto piccola sia difficile da trovare??? ovviamente una fossa comune di tali dimensioni sarebbe pura fantascienza... ma tante "piccole" fosse sarebbero ancora più facili da rilevare con i georadar.
    2 - Hanno cremato 900.000 corpi su gigantesche graticole - come raccontano i "testimoni" - costruite con i binari della ferrovia? ok... per cremare 900.000 corpi servirebbe una catasta di legna alta un metro e lunga - almeno - trecento chilometri... e dove l'avrebbero presa quella legna??? dagli archivi non risultano ordinativi di queste proporzioni... io a Treblinka ci sono stato, è un campo piccolino, grande come il parcheggio di un ipermercato... non ho notato un disboscamento di tali dimensioni nell'area attigua.
    ...ma poniamo pure che siano riusciti - in maniera del tutto inspiegabile - a cremare tutti quei corpi... i resti di tale fantasmagorica cremazione ammonterebbero a centinaia di tonnellate di materiale facilmente identificabile... è tutto sparito nel nulla???
    3 - li hanno sepolti altrove... questo contrasta con le "testimonianze", con quanto asserito dagli storici di Treblinka e soprattutto non si capirebbe il motivo di deportare ebrei fino a Treblinka... ucciderli sul posto e "deportare" i cadaveri in un luogo sconosciuto, senza considerare che non esiste alcun documento che possa avvalorare una tesi tanto strampalata e - come ben sai - nessun documento, nessun fatto accertato storicamente.
    4 - resta una spiegazione più razionale, che è anche la più logica: a Treblinka - il secondo campo di "sterminio" per numero di "sterminati" - non hanno ucciso 900.000 ebrei......................... probabilmente questo è anche il risultato delle ricerche con le "tecniche scientifiche più aggiornate" della dottoressa Caroline Sturdy Colls, ma i risultati di tali ricerche non si possono divulgare: in Polonia il "negazionismo" è un reato punito con anni di carcere.
    Ultima modifica di Triangolo nero; 10-02-15 alle 00:11
    Ringhio likes this.
    “Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri.
    Vivere di ammende e tangenti è il modo più ignobile di fare bottino, ma essi hanno vissuto sempre così.”
    (Carl Schmitt, 1947)

  4. #2774
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    è riconosciuto come ottimo saggista e si riconosce che si è veramente impegnato, molto di più di molti altri prima di lui, ma lì si finisce
    Non credo serva essere storici, se pensiamo che Pressac, il cui lavoro è stimatissimo (almeno fino a quando non ha effettuato qualche "revisione" del numero delle vittime) era un farmacista.

    Fra l'altro, è difficile trovare una persona realmente competente in TUTTE le materie che servono. Perchè uno può essere anche storico di professione, ma non ha competenze tecniche in :

    - Uso dei gas
    - Funzionamento dei crematori
    - Medicina forense
    - Ingegneria

    E varie altre. Credo sia difficile trovare una persona che sia estremamente competente in TUTTO questo.
    Di tutti quelli che si sono occupati di Olocausto, credo nessuno le avesse tutte.

    Quindi credo che al di là delle qualifiche andrebbe analizzato il contenuto dei testi.
    Triangolo nero and Ringhio like this.

  5. #2775
    Trotz und Hass
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    Citazione Originariamente Scritto da Armonica Visualizza Messaggio
    (...)
    Fra l'altro, è difficile trovare una persona realmente competente in TUTTE le materie che servono. Perchè uno può essere anche storico di professione, ma non ha competenze tecniche in :

    - Uso dei gas
    - Funzionamento dei crematori
    - Medicina forense
    - Ingegneria

    E varie altre. (...)
    se penso che la Pisanty, la Di Cesare, la Foa... e poi Pezzetti, Vianelli & Vianello, Germinario, Sessi, Leonelli, Vercelli e tanti altri che non sto a nominare, non hanno alcuna competenza in merito ai gas tossici, alla cremazione e tantomeno sono ingegneri... ma sono "unanimamente" considerati tra i massimi esperti (italiani) di olocausto... beh... mi girano un po' i coglioni.
    Ultima modifica di Triangolo nero; 10-02-15 alle 01:09
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    “Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri.
    Vivere di ammende e tangenti è il modo più ignobile di fare bottino, ma essi hanno vissuto sempre così.”
    (Carl Schmitt, 1947)

  6. #2776
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    lo stesso word Almanac che dice questo?



    dammi il link originale, io te ne ho mandato ben quattro
    Scusami, ma il post qui sopra in nero di chi è?????
    Ultima modifica di Ringhio; 10-02-15 alle 14:39
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  7. #2777
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    Citazione Originariamente Scritto da Il maledetto Visualizza Messaggio
    Non hai capito una sega del perché ho postato il link, era ironico. Evidentemente l'ironia non la capiscono tutti.
    Va bene, chiedo scusa, mi era sfuggita.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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  8. #2778
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    Predefinito Re: Auschwitz, Shoah e nazismo

    Vi informo che oggi alle 160 si discuterà della legge bavaglio. Vi consiglio di andare sulla pagina YT del senato per vederla in diretta.
    Ultima modifica di Il maledetto; 10-02-15 alle 14:41

  9. #2779
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    Predefinito Carlo Mattogno – La Risiera di San Sabba Un falso grossolano

    Carlo MATTOGNO.La Risiera di San Sabba
    .Un falso grossolano


    INTRODUZIONECopertina. Click…

    Negli ultimi anni la storiografia sterminazionista si è arricchita, di un nuovo «campo di sterminio»: la Risiera di San Sabba. Nel Gennaio 1979 è apparsa una delle opere più importanti dedicate a tale tema: «La Risiera di San Sabba», di Ferruccio Fölkel. (1)L’Autore intende dimostrare che la Risiera fu un «Vernichtungslager» («campo di sterminio») definizione da lui stesso, usata quattro volte (p. 18, 50, 132 e 157) ovviamente provvisto di forno crematorio e «camera a gas».Sebbene venga presentata come frutto di «puntigliose ricerche durate oltre tre anni» (p. 2 di sopracoperta), l’opera è di un livello decisamente mediocre.La descrizione contorta e contraddittoria di forno crematorio e «camera a gas» non occupa complessivamente più di una pagina, sommersa da una marea di disgressioni e di divagazioni che spesso rasentano il pettegolezzo e che non hanno alcuna connessione con lo «sterminio» pretesamente perpetrato, alla Risiera.Il metodo dimostrativo del Fölkel è superficiale e dilettantesco, sia nel procedimento dimostrativo vero e proprio, arbitrario e infondato, sia nell’uso di testimonianze di seconda mano, sia infine nel riferimento alle fonti, spesso lacunoso o addirittura inesistente. Da tutta l’opera traspare inoltre una crassa ignoranza in tema di storiografia sterminazionista.Nonostante ciò, l’opera a quanto pare è stata presa sul serio. In una recensione non propriamente oculata, Giuseppe Laras, direttore della rivista La Rassegna Mensile di Israel, la presenta come segue:«Del tragico luogo di tortura e di morte, noto come la “Risiera di San Sabba”, fino a pochi anni fa se ne sapeva ben poco. La rivelazione che la “fabbrica della morte” nazista aveva svolto il suo orribile lavoro anche da noi inquietò profondamente l’opinione pubblica del nostro paese. …
    Il processo penale, tuttavia, ha lasciato troppi interrogativi insoluti e troppi problemi irrisolti. Di gettare maggior luce su tale inquietante vicenda si è incaricato Ferruccio Fölkel, di padre viennese e madre triestina, il quale, attraverso lunghe e minuziose indagini, è riuscito a ricostruire quanto avvenne a San Sabba, a Trieste e nel litorale adriatico durante gli anni crudeli dell’occupazione nazista.
    Sulla scorta di testimonianze di ex prigionieri e di documenti inediti, il Fölkel ricostruisce una vicenda angosciosa di morte e di sofferenze, che tutti abbiamo il dovere di non ignorare, oltreché per un insopprimibile moto di riconoscenza e. di pietà verso la memoria delle vittime, per rafforzare in noi il disgusto e il rifiuto della dottrina nazista e di qualsiasi ideologia liberticida» (2).
    In realtà La Risiera di San Sabba, più che opera storica, e un libello pseudoscientifico, come ci accingiamo a dimostrare in questo studio.
    ILA «CAMERA A GAS»Riguardoalla «camera a gas» il principale strumento di «sterminio» della Risiera (p. 26) il Fölkel è sorprendentemente laconico. Ecco tutto ciò che si può apprendere al riguardo dal suo libro:«Proprio lì era stato utilizzato un vano piuttosto ampio, chiamato convenzionalemnte “garage”. Da questo garage si passava nel crematorio attraverso una porta mascherata da un vecchio mobile. La camera a gas funzionava in modo rudimentale. Come vi veniva immesso il gas venefico ? È difficile rispondere, ma i tedeschi avevano prelevato anche un grande furgone postale e avevano fatto venire dalla Germania un furgone particolare. Vi era addetto il famoso Lorenz Hackenholt, quello che a Belzec, come sottufficiale delle SS, aveva lavorato nella stessa direzione. I grossi automezzi-mobili della morte venivano chiamati a Belzec “Fondazione Hackenholt”. Pare che fosse stato Hackenholt a far impiantare e a impiegare grossi tubi di scarico attraverso i quali il gas veniva immesso nel garage» (p. 26).OsservazioniNel 1945 crematorio, garage e ciminiera furono distrutti [8] con l’esplosivo, per cui non esiste più traccia della «camera a gas»:«Il forno crematorio, il famoso garage e la ciminiera, sono stati fatti saltare in aria dai tedeschi la notte fra il 29 e il 30 aprile 1945, poco prima di lasciare il campo di San Sabba» (p. 31; cfr. p. 143).Nessuno dei testimoni citati dal Fölkel menziona la «camera a gas», ad eccezione di Paolo Sereni, che accenna fuggevolmente e per sentito dire ai «gas» (vedi al riguardo p. 21).Il testimone Schiffner dichiara anzi esplicitamente che alla Risiera non esisteva alcuna «camera a gas»:«Prima del forno crematorio c’era una grande stanza, nella quale venivano condotti gli ebrei. Non ho sentito spari. Per quanto mi ricordi, nella stanza in cui venivano rinchiusi gli ebrei non c’era un impianto a gas. Suppongo che gli ebrei venissero impiccati, perché si potevano sentire talvolta durante la notte le grida» (p. 29-30).In nota il Fölkel commenta: «Questa grande stanza, come già detto, veniva chiamata “garage” e lì sembra sia stata gassata la maggior parte dei partigiani e delle loro famiglie condannati a morte» (p. 29, nota 3).Dunque tale stanza, anche se priva di un «impianto a gas», era ugualmente una «camera a gas» in cui «sembra» che siano state effettuate delle «gasazioni» !A pagina 33 il Fölkel riferisce la seguente testimonianza:«Mi diceva Wachsberger che nei giorni in cui si doveva procedere agli stermini, la porta del garage rimaneva aperta per l’intero pomeriggio».Di conseguenza la «camera a gas» della Risiera operava con la porta aperta!L’affermazione (arbitraria e infondata) del Fölkel secondo cui la «camera a gas» si trovava nel cosiddetto «garage» è contraddetta inoltre dal testimone Paolo Sereni, il quale dichiara: «Il forno era istallato nel luogo adibito a garage» (p. 168).Incertezza e contraddizione anche riguardo alla data in cui sarebbero iniziate le «gasazioni»:«È invece universalmente riconosciuto che la data ufficiale dell’inizio dell’attività della (o delle) camera a gas mobile, del «garage» e del crematorio risale al 4 aprile 1944 anche se fonti diverse parlano del 17 o addirittura del 21 giugno». (p. 33).Il Fölkel asserisce che «quasi tutta la documentazione compromettente» della Risiera è stata bruciata nel crematorio il 28 aprile 1945 (p. 35), per cui tutti i documenti nazisti relativi alla Risiera sono scomparsi, e infatti egli non ne cita neppure uno. Considerato inoltre che i testimoni menzionati dal Fölkel nulla sanno della «camera a gas» della Risiera, come può egli affermare seriamente che «e invece universalmente riconosciuto» che le «gasazioni» iniziarono il 4 Aprile 1944? E come può parlare di «fonti diverse»? Da chi e su quali basi è «universalmente riconosciuto» ? E quali sono queste pretese «fonti diverse»? Mistero impenetrabile.Un altro mistero impenetrabile è quello relativo alla tecnica di «gasazione». Come funzionava la «camera a gas»?Esaminiamo la descrizione del Fölkel:«La camera a gas funzionava in modo rudimentale. Come vi veniva immesso il gas venefico ? È difficile rispondere, ma (!) i tedeschi avevano prelevato anche un grande furgone postale e avevano fatto venire dalla Germania un furgone particolare» (p. 26).Dunque il Fölkel ignora completamente la tecnica di «gasazione», ma nonostante ciò dichiara che la «camera a gas» funzionava in modo rudimentale!Qualche riga dopo egli aggiunge:«I grossi automezzi-mobili della morte venivano chiamati a Belzec “Fondazione Hackenholt”. Pare che fosse stato Hackenholt a far impiantare e a impiegare grossi tubi di scarico attraverso i quali il gas veniva immesso nel garage» (p. 26).Ecco inaspettatamente la risposta alla inquietante domanda cui «è difficile rispondere»: la «camera a gas» funzionava col gas di scarico dei «grossi automezzi-mobili della morte», o del «furgone postale», o del «furgone particolare», o di un normale autocarro, affermazione arbitraria e infondata non suffragata dalla minima prova.Per quanto concerne le «camere a gas mobili», il Fölkel manifesta la stessa incertezza e confusione. Egli parla una volta di «camera a gas mobile», al singolare (p. 22), un’altra volta di «autofurgoni mobili», al plurale (p. 24) e infine «della (o delle) camera a gas mobile» (p. 33).Quante erano queste pretese «camere a gas mobili»? Altro mistero impenetrabile.Ma quali prove ci sono che alla Risiera siano effettivamente state impiegate le «camere a gas mobili» ? Al riguardo in tutto il libro del Fölkel compare soltanto un riferimento ad una lettera del 6.4.1945 proveniente dal carcere del Coroneo che accennerebbe «all’arrivo del “famigerato autotreno a gasogeno”, dove venivano fatti salire “i sorteggiati”» (p. 30).Tale lettera è menzionata nella «prima parte del punto 6 del dispositivo della sentenza della corte di assise presieduta da Domenico Maltese» (p. 28): non è citato né il testo, né l’autore, né il destinatario. Ciò significa che il documento in questione è assolutamente irrilevante. Infatti la storiografia ufficiale nulla sa dell’impiego di «camere a gas mobili» i cosiddetti «Gaswagen» (3) a San Sabba. La «Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen» di Ludwigsburg, da noi interpellata in proposito, non ha alcuna conoscenza al riguardo (4) e la più importante ed autorevole opera sterminazionista degli ultimi anni, Nazionalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, non ne fa menzione (5).Del resto non si comprende per quale ragione il fantomatico ‘autotreno (!) a gasogeno’ sarebbe stato inviato alla Risiera dove pretesamente esisteva già una «camera a gas» e per di più il 6 Aprile 1945, tre settimane prima che il campo fosse evacuato!ConclusioneNon c’è la minima prova che alla Risiera sia mai esistita una «camera a gas», di cui si ignora dove si trovasse, come funzionasse, da chi e quando sia stata costruita, quando sia entrata in funzione.
    II
    IL «FORNO CREMATORIO»Ancheriguardo al «forno crematorio» il Fölkel fornisce informazioni esigue e contraddittorie.«Il crematorio era stato predisposto sotto il livello del terreno e, a detta dell’architetto Boico, era lungo 20 metri per 15; lo stesso architetto è convinto che ci fosse il modo di bruciare almeno cinquanta corpi alla volta» (pp. 26-27).Esso era attiguo alla «camera a gas»:«Da questo garage si passava nel crematorio attraverso una porta mascherata da un vecchio mobile» (p. 26).Il testimone Gley fornisce la seguente descrizione:«Sapevo che nella Risiera di Trieste esisteva un impianto di cremazione. Questo impianto è stato costruito da Lambert, come la maggior parte degli altri dello stesso genere nei campi di sterminio e negli istituti per l’eutanasia. Quale camino era stata adoperata una ciminiera gia esistente nella Risiera. Degli altri particolari tecnici dell’impianto ho solo una vaga idea. Ai piedi del camino c’era un forno aperto di mattoni, della grandezza di circa m. 2 X 2, che aveva una grande graticola di acciaio. Secondo una mia valutazione, di volta in volta potevano essere messe. nel forno 8-12 salme. Il forno e il camino erano aperti. Non c’era una porta di ferro. Era un impianto molto primitivo, che adempiva al suo scopo grazie all’alto camino. C’era un forte risucchio. Questa ciminiera si trovava in un capannone nella parete di fronte» (p. 29).Riguardo al crematorio, questo è tutto.
    OsservazioniAnzitutto una precisazione. L’espressione «forno crematorio» non deve trarre in inganno: l’istallazione descritta non era un forno crematorio vero e proprio, come quelli che si trovavano nei campi di concentramento tedeschi (6), ma un semplice rogo.Le dichiarazioni dell’architetto Boico e del testimone Gley sono chiaramente contraddittorie. L’uno parla di un forno di metri 20 X 15 (= 300 metri quadrati), l’altro di un forno di metri 2 X 2 (= 4 metri quadrati)!Il Fölkel fa risaltare ancora di più la contraddizione commentando così la dichiarazione del testimone Gley:«In realtà il forno era posto sotto il livello del terreno era cioè interrato ed era lungo, come ha riferito anche l’architetto Boico, circa 20 metri per 15. Forse l’apertura sotterranea era grande circa m. 2 X 2» (p. 29, nota 1).Tale commento è alquanto oscuro. Il Fölkel intende dire che il forno si trovava in un locale sotterraneo? Oppure che era costituito da una semplice fossa? Ritorneremo tra breve sulla questione.Le testimonianze citate del Fölkel ingarbugliano ulteriormente la cosa. Come si è visto, il testimone Paolo Sereni dichiara che «il forno era istallato nel luogo adibito a garage» (p. 168), il quale, secondo il Fölkel, era invece la «camera a gas»!Francesco Sircelj asserisce che il forno era situato in una baracca:«All’interno infatti la baracca era divisa in due parti. Nell’ambiente più grande c’era una specie di magazzino, nell’altro, al lato, dove all’esterno si ergeva l’alto camino della fabbrica, si trovava invece il fondo del crematorio» (p. 177).Gottardo Milani fornisce una descrizione più o meno simile:«Poi ho visto una SS dicevano che fosse un ucraino che nel reparto più piccolo del capannone, dove c’era il forno crematorio, tagliava con una mannaia i cadaveri» (p. 177).C’era dunque un locale, in una «baracca» o in un «capannone», diviso in due parti: in quella più grande era sistemato un magazzino, in quella più piccola si trovava il forno.La piantina della Risiera durante l’occupazione nazista presentata fuori testo del Fölkel (7) genera una confusione ancora maggiore. Dalla scala risulta che il «forno crematorio» (locale E) misurava all’incirca metri 10,5 X 9,5 ed aveva perciò una superficie di circa 99,75 metri quadrati. Siccome il locale era diviso in due parti, nella più piccola delle quali era istallato il forno, il locale di incinerazione aveva una superficie necessariamente inferiore a 50 metri quadrati. Come è possibile allora che il «forno crematorio» avesse una superficie di 300 metri quadrati?Per quanto concerne la collocazione del forno, cioè del rogo, e assolutamente ridicolo che esso fosse stato costruito in un locale sotterraneo, senza contare che, in tale assurda eventualità, quand’anche fosse stato distrutto coll’esplosivo, sarebbero rimasti dei resti ben visibili: un locale sotterraneo di 300 metri quadrati non può sparire nel nulla. Eppure lo stato architettonico della Risiera è tale che si ignora persino dove fosse la ciminiera:«”Oggi non sappiamo nemmeno dove esattamente sorgeva il camino” mi ha spiegato l’architetto Boico» (p. 143).Anche una fossa di cremazione di 300 metri quadrati avrebbe lasciato nel secondo cortile della Risiera tracce evidenti, che i Tedeschi non avrebbero potuto cancellare, perchè fuggirono subito dopo aver fatto saltare forno, garage e ciminiera (p. 31).Dunque il forno non era situato né in un locale sotterraneo né in una fossa. Dov’era affora? Evidentemente in superficie. Ma collocare un forno di tal fatta, cioè un rogo, in una baracca o in un capannone accanto a un magazzino era certamente il modo migliore per far incendiare tutta la Risiera. Infatti la cremazione di un cadavere in un forno crematorio a combustione diretta richiede 100-150 kg di fascine (8). Ciò significa che per cremare cinquanta cadaveri in un forno aperto non tenendo conto della maggiore dispersione del calore sono necessari 50-75 quintali di fascine. È evidente che l’arsione di tale enorme quantità di legna in un locale così piccolo (meno di 50 metri quadrati) sarebbe stato un vero suicidio.Bisogna inoltre notare la singolarità di questo forno, che, pur avendo una superficie di incinerazione di 300 metri quadrati, poteva cremare solo cinquanta cadaveri alla volta. Ciò significa che vi veniva collocato un cadavere ogni 6 metri quadrati! La capacità di cremazione indicata dal Boico dunque doppiamente ridicola.Un altro, problema è quello relativo alla evacuazione del furno. Dalla piantina precedentemente menzionata risulta che il «forno crematorio» era collegato al «camino» (la ciminiera della fabbrica) da un condotto lungo circa nove metri e mezzo. Come poteva essere evacuato il furno senza un potente impianto di tiraggio (9) ?
    ConclusioneDel crematorio non si sa con certezza neppure dove fosse istallato. Una cosa sola è certa: esso non poteva avere se mai è esistito le dimensioni, la capaciti di cremazione e la collocazione indicate dall’architetto Boico.

    III
    IL NUMERO DELLE VITTIMENella valutazione del numero delle vittime della Risiera il Fölkel distingue due periodi: il primo va dall’Ottobre 1943 al Marzo 1944, il secondo dal Marzo 1944 all’Aprile 1945:«Molto spesso ci si chiede anche se a San Sabba avvennero esecuzioni fra l’ottobre 1943, data di insediamento del campo militare, e il febbraio-marzo 1944, quando entrarono in funzione almeno parzialmente gli strumenti di morte tradizionali dei campi di sterminio nazisti. Non ho dubbi nel dare una risposta tristemente positiva. Ma come avvenivano le esecuzioni, “prima”? E quali furono i mezzi di morte, “dopo” ? Nemmeno il giudice Serbo, in base alla deposizione di decine di testimoni, è stato in grado di dare risposte assolutamente sicure. O, meglio, le testimonianze sono diverse e molte volte contraddittorie» (p. 23).Qualche pagina dopo, il Fölkel scrive:«Ci si è chiesti molte volte quanti prigionieri venivano uccisi al giorno; sarebbe stato così possibile dare una cifra attendibile sul numero delle vittime della Risiera di San Sabba. La risposta, anzi, le risposte che oggi possiamo proporre sono le seguenti: non siamo in grado di dire se non con notevole approssimazione quante persone furono uccise nel periodo che va dalla fine di ottobre – 1943 al febbraio-marzo del 1944, quando il forno cominciò a funzionare. Poichè il campo, all’inizio, era un campo militare, si può pensare che i primi prigionieri, combattenti della Resistenza jugoslava e italiani che non avevano voluto aderire alla RSI, giunsero alla Risiera per essere eliminati non prima del novembre 1943. Nessun testimone vivente, nessun superstite vivente per meglio dire , perché di testimoni, tedeschi e italiani, ce ne sarebbero, ci ha mai parlato di quel periodo con cognizione di causa. Tutti, dal Gionechetti al Wachsberger al Sereni (e di tutti il più preciso, il più lucido, il più informato rimane il Wachsberger), sono giunti al campo di sterminio DOPO il febbraio 1944. Probabilmente i prigionieri uccisi PRIMA, comunque sotto il comando di Wirth, devono essere alcune centinaia»(p. 32).Ricapitoliarno. Per il periodo compreso, tra l’Ottobre 1943 e il Marzo 1944 ci sono «decine di testimoni» e in pari tempo «nessun testimone vivente, nessun superstite vivente»; queste «decine di testimoni» inesistenti hanno rilasciato testimonianze «diverse» e «molte volte contraddittorie». Sulla base di testimonianze contraddittorie di testimoni inesistenti il Fölkel dichiara di non aver dubbi riguardo al fatto che siano state effettuate esecuzioni nel periodo in questione e valuta che «probabilmente» le vittime «devono essere alcune centinaia»!Veniamo al secondo periodo. L’argomentazione è talmente assurda che merità una citazione per esteso:«Nonostante la testimonianza della signora Giulia Pincherle Spadaro, è probabile che il forno non venisse usato quotidianamente. Si può obiettare che si poteva gassare o uccidere i prigionieri negli altri modi descritti e poi non bruciare i loro corpi nello stesso giorno. Anche questa è un’ipotesi. È pero più probabile l’ipotesi secondo la quale la gassazione e la cremazione, o comunque l’uccisione e la cremazione dei cadaveri, avessero luogo di solito dalle due alle tre volte alla settimana. Il forno era stato attrezzato per cremare un massimo di cinquanta-sessanta cadaveri alla volta. Secondo le testimonianze degli abitanti in quella zona di San Sabba e di Servola (infatti dal versante orientale della collina di Servola si riesce a vedere il comprensorio del campo), la ciminiera eruttava un furno giallognolo la sera, grosso modo dalle 21 alle 24, e di solito, nei giorni centrali della settimana. Alcuni testimoni oculari hanno detto che ciò succedeva soltanto il martedì e il giovedì. Wachsbergerparla del venerdì come giornata di gran lavoro, non escludendo però le altre giornate della settimana. Mi diceva Wachsberger che nei giorni in cui si doveva procedere agli stermini, la porta del garage rimaneva aperta per l’intero pomeriggio.Tutte queste notizie sono utili per dare una risposta al quesito che più ci interessa: quanti detenuti sono stati complessivamente bruciati nel forno del Lambert a parte altri prigionieri stranamenti “spariti” nella Risiera?Io non accetterei riduttivamente il 21 giugno 1944 (Carlo Schiffrer) come data di inizio dell'”operazione cremazione”; sono però tentato di farlo allo scopo di rendere quanto più verosimile possibile il numero degli assassinati. Dal 21 giugno 1944 al 26-27 aprile 1945 i tedeschi hanno avuto a disposizione circa 300 giorni. Se però i giorni di utilizzo erano due o anche tre alla settimana, riduttivamente noi ricaviamo cento giorni effettivi di attiviti, con una media giornaliera di cinquanta persone trucidate e quindi circa cinquanta cadaveri da cremare. Moltiplicando la cifra di cinquanta salme per cento giornate, si raggiunge una somma di cinquemila persone assassinate» (pp. 33-34).
    Questo procedimento argomentativo è assolutamente ridicolo perché si basa da un lato sulla falsa capacità di cremazione di cinquanta cadaveri alla volta, dall’altro sull’IPOTESI che le «esecuzioni» siano avvenute regolarmente due-tre volte alla settimana per dieci mesi. ,Tale ipotesi del resto è contraddetta dal testimone Paolo Sereni, che dichiara: «Un giorno alla settimana (non ricordo quale) era destinato alle esecuzioni e cremazioni» (p. 168). Alle «esecuzioni e cremazioni» di quante persone? Paolo Sereni non lo dice.Per quanto concerne l’attività del forno, le testimonianze riferite dal Fölkel sono veramente straordinarie:
    «Secondo le testimonianze degh abitanti in quella zona di San Sabba e di Servola (infatti dal versante orientale della [22] collina di Servola si riesce a vedere il comprensorio del Campo), la ciminiera eruttava un fumo giallognolo la sera, grosso modo dalle 21 alle 24, e di solito nei giorni centrali della settimana- (p. 33). Come hanno potuto questi «testimoni oculari» vedere un «fumo giallognolo» uscire in piena notte da una ciminiera alta «circa quaranta metri» ? (p. 9).
    La valutazione del numero delle vittime della Risiera proposta dal Fölkel è dunque assolutamente infondata e arbitraria. Nonostante cio’ egli dichiara:«Se è difficilmente contestabile la cifra di 5.000 persone soppresse dai nazisti alla Risiera di San Sabba, è più difficile verificare quante persone sono transitate dal Campo di San Sabba. Gli jugoslavi sostengono di avere in proposito una serie di documenti ineccepibili. Certo si tratta soltanto in parte di documenti nazisti. Infatti gran parte dei libri-mastri dove gli uffici amministrativi di Oberhauser registravano il nome e cognome dei detenuti in transito è stata fatta sparire dai tedeschi alla fine di aprile, cosi come quasi tutta la documentazione compromettente è stata bruciata nel crematorio il 28 aprile 1945.Eppure sembra che un TOTENBUCH, un libro dei decessi, sia finito in mano jugoslava. Bubnic^ stesso mi accennava a una cifra piuttosto alta: 25.000 persone transitate: complessivamente, in circa diciotto mesi di esistenza, il Campo di San Sabba avrebbe ospitato circa 25.000 persone. La cifra mi sembra assai alta sia in rapporto alla struttura iniziale del Campo ottobre-dicembre 1943, quando esso era essenzialmente una base di appoggio militare sia in rapporto alle capacità del Campo di contenere, sia pure in varie riprese, un numero cosi elevato di persone. Forse la cifra va ridotta di un 15-20%» (pp. 34-35).
    Dunque la cifra di 5.000 vittime, calcolata con un procedimento arbitrario quanto ridicolo, diventa un fatto «difficilmente contestabile»! Tanto più che, per ammissione del Fölkel, non esiste alcun documento nazista da cui si possa desumere il numero non diciamo delle vittime ma neppure dei detenuti passati per la Risiera.Quanto al fantomatico «Totenbuch», esso registrerebbe i detenuti in transito ma non quelli morti, il che per un «libro dei decessi» è alquanto singolare. Ma quand’anche tale «Totenbuch» esistesse realmente e da esso risultasse un totale di 25.000 persone transitate, dimostrerebbe appunto che la Risiera era un Campo di transito, non già un «Campo di sterminio». Infatti a quale scopo sarebbero stati inviati da Trieste ad Auschwitz 22 convogli di deportati dal 9 Ottobre 1943 al 1· Novembre 1944 (p. 135) se a San Sabba esisteva un «Campo di sterminio»?ConclusioneÈ impossibile accertare sia pure approssimativamente il numero delle «vittime» della Risiera. Il calcolo e la cifra presentati dal Fölkel sono assolutamente arbitrari e infondati.

    CONTINUA SU:


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    Predefinito Re: Carlo Mattogno – La Risiera di San Sabba Un falso grossolano

    sempre una vergogna resta per come venivano trattati i prigionieri, niente di simile avveniva a Fossoli, a Campagna o in altri campi dove esisteva un livello di vita sopportabile, quasi umano

 

 

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