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    Predefinito Gabbie salariali, Lega: "Più soldi a statali del Nord"

    A settembre il governo ricomincerà la sua attività dal Mezzogiorno, anche attraverso una riedizione delle gabbie salariali. La proposta della Lega Nord, sposata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è riuscita nell'impossibile. Ha unito sindacati, Confindustria, opposizione e parte dello stesso Pdl nel medesimo obiettivo, evitare le gabbie.

    Dopo la stop del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, è arrivata la bocciatura dei capigruppo in Parlamento del Pdl Cicchitto e Gasparri, del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola e dell'area ciellina del Pdl. Sullo sfondo le elezioni regionali del 2010 e il timore che le tesi della Lega facciano presa non solo al nord, ma anche al centro con uno sbilanciamento dei pesi all'interno del centrodestra.

    L'imperativo, quindi, è smorzare i toni, disinnescare la mina della Lega, evitare l'utilizzo di quella espressione, gabbie salariali, che riporta la mente al passato. Il primo a intervenire è Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica ed esperto di diritto del Lavoro. In un'intervista sulla Stampa ha tradotto la proposta della Lega in un ''federalismo contrattuale'', una sorta di contrattazione decentrata sostenuta da incentivi fiscali, che arriveranno però solo a crisi terminata, non prima del 2011.

    Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, è stato ancora più deciso: "Non c'è alcuna intenzione da parte della maggioranza di portare all'esame del Parlamento una legge che imponga differenze nei redditi tra Nord e Sud. La sola ipotesi contrasta con tutte le proposte finora avanzate dai gruppi parlamentari del Pdl al Senato e alla Camera". L'appello, quindi, è a non utilizzare più questa espressione e si accompagna a un tentativo di tranquillizzare le parti: "Rassicuriamo anche i sindacati e Confindustria. Le nostre intenzioni non discostano dalla loro. Puntiamo alla flessibilità contrattuale che tenga conto della produttività e del costo della vita. Nessuna gabbia, quindi, che sarebbe ingiusta e discriminatoria e contro la quale ci opporremmo, ma l'individuazione di quegli strumenti di fiscalità di vantaggio che portino al Sud investimenti ed occupazione".

    Evita accuratamente il termine gabbie anche Daniele Capezzone, portavoce nazionale del Pdl. Preferisce parlare di flessibilità, federalismo e contrattazione decentrata. Poi però aggiunge: "Per il resto finirà la stagione dei politici dediti a piangere e a prendere, usando la mammella del bilancio pubblico, e si inaugurerà una stagione di forte responsabilizzazione degli amministratori locali attraverso il federalismo fiscale, rendendo gli amministratori protagonisti (e quindi responsabili) sia del momento delle entrate sia di quello delle spese".

    Cita il documento sul Mezzogiorno dei gruppi parlamentari del Pdl il vicecapogruppo alla Camera Italo Bocchino. Lo fa per sottolineare come in quel testo non vi sia alcun riferimento alla differenzazione dei redditi. Il sud, secondo Maurizio Lupi, responsabile organizzativo del Pdl e vicepresidente della Camera, ha bisogno di altro: "Il tema vero da porre nel confronto con sindacati e Confindustria riguarda la possibilità di una contrattazione locale, ovvero una rimodulazione in base al luogo e al costo della vita".

    Il coro di no e le sottigliezze linguistiche si scontrano però con il decisionismo della Lega nord, che non solo non arretra di un passo ma, forte della mano tesa da Berlusconi, gioca al raddoppio. Il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia sul suo sito chiede che anche i dipendenti pubblici abbiano salari differenziati in base al costo della vita. "Commisurare i redditi al costo della vita, anche nel pubblico, costringerà il Mezzogiorno ad imparare a camminare con le proprie gambe - sostiene -. Le gabbie salariali non possono più essere un tabù se si vuole il federalismo lo si deve volere fino in fondo". Secondo Zaia, le alternative sono poche. "Lo stato che distribuisce in Calabria come in Campania (e con quali e quanti risultati) non ha più ragion d'essere".

    Chi vuole smorzare i toni della polemica, dai banchi dell'opposizione, cita i dati forniti da Banca d'Italia: Al Sud i salari reali sono già il 16% circa più bassi rispetto a quelli del Nord. Senza contare che, a causa dell'alta disoccupazione, le famiglie monoreddito sono sicuramente la maggioranza. Inoltre sono più cari anche mutui e finanziamenti alle imprese, a causa dei tassi superiori applicati. E' quanto si evince dagli studi di Banca d'Italia sulle Economie regionali che prendono in considerazione il primo trimestre di quest'anno e corretti per gli effetti delle cartolarizzazioni. Il tasso annuo effettivo globale sui nuovi prestiti a medio e lungo periodo (Taeg) presenta valori più elevati nelle regioni meridionali. Si va dal più alto della Puglia con il 5% seguita dal 4,91% della Calabria fino al valore più basso in assoluto del Piemonte con un 3,9%. Una percentuale più contenuta del Taeg anche in Lombardia con il 4,2% e il Emilia Romagna con il 4,5.


    Gabbie salariali, centrodestra diviso Lega: "Più soldi a statali del Nord" - economia - Repubblica.it

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    Predefinito Rif: Gabbie salariali, Lega: "Più soldi a statali del Nord"

    "Stipendi più alti per i dipendenti pubblici a Nord"
    La proposta del ministro leghista Zaia


    Anche i dipendenti pubblici devono avere salari differenziati in base al costo della vita nel territorio dove lavorano: è questo uno dei paradigmi del federalismo fiscale secondo il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, esponente della Lega Nord.

    "Commisurare i redditi al costo della vita, anche nel pubblico, costringera' il Mezzogiorno ad imparare a camminare con le proprie gambe", scrive Zaia sul suo sito. "Le gabbie salariali non possono più essere un tabù - continua Zaia - se si vuole il federalismo lo si deve volere fino in fondo. Per migliorare le condizioni di vita reali di sei, sette regioni italiane occorre metter mano a una risorsa fin qui poco usata: la responsabilità di chi dirige alla quale deve corrispondere una uguale responsabilita' di chi è amministrato".

    Secondo Zaia, le alternative sono poche. "Lo stato che distribuisce in Calabria come in Campania (e con quali e quanti risultati) non ha più ragion d'essere. C'è una pagina memorabile dei Promessi Sposi, quella della rivolta del pane, in cui ad un certo punto è tanta e tale la folla che per vedere qualcosa alcuni si sono alzati sulle punte dei piedi. E così, maldestramente hanno impedito la vista a tutti. Se non vogliamo che il Sistema Paese faccia la stessa fine - conclude Zaia - dobbiamo fare in modo che le diversità virtuose siano in grado di contaminare, una volta per tutte, quelle che non hanno funzionato".

    "Riproporre le gabbie salariali è un'enorme sciocchezza, un ritorno agli anni cinquanta di cui il paese non ha certamente bisogno, che evidenzia le difficoltà del presidente del consiglio a tenere assieme la sua maggioranza", replica a distanza Agostino Megale, segretario confederale della Cgil, che boccia con forza l'idea della Lega.

    Rainews24.it

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    Predefinito Rif: Gabbie salariali, Lega: "Più soldi a statali del Nord"

    - stato
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    ...
    ovvio!

 

 

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