di Marco Conti
ROMA (11 agosto) - L’incubo di nuove rivelazione sulle note faccende che hanno riguardato la sua vita privata, Silvio Berlusconi non lo ha ancora scacciato. «Teme che a settembre si scateni un nuovo diluvio», profetizzava ieri un ben informato sottosegretario. Una tesi che dà ragione a coloro che, come il centrista Roberto Rao, spiegano i ripetuti affondi del Cavaliere nei confronti della Rai con la tesi che «la migliore difesa è l’attacco». Spingere i neodirettori Rai ad affermare ad inizio mandato (ieri è toccato ad Antonio Preziosi del Gr) che «l’informazione politica deve rimanere lontana dal gossip», sarebbe per qualcuno la conferma degli ulteriori timori del premier, che ieri sera nella villa sarda ha chiamato a raccolta i figli in occasione del compleanno di Marina proprio per smentire dissapori e divisioni tra i cinque eredi.
Senza particolari scrupoli, come spesso accade, la Lega di Umberto Bossi è pronta ad infilarsi ancora una volta nelle ansie del Cavaliere per continuare a spingere la linea dell’esecutivo che il Carroccio ha difeso anche nei momenti difficili del caso Noemi e dell’affaire Mills. Dopo ronde, immigrati e sicurezza, la ripresa di settembre ha già le gabbie salariali all’ordine del giorno di via Bellerio, insieme ai decreti attuativi del federalismo fiscale.
Alle ripetute provocazioni di Umberto Bossi che da giorni spara ad alzo zero, ieri il presidente del Consiglio ha provato a proporre l’accelerazione sulla riforma del processo penale. Una riforma che già qualche mese fa il Carroccio bloccò con la scusa del ”no” al giro di vite per i writers («i muri sono i libri dei popoli», disse il Senatùr) e la proposta dell’elezione diretta dei pm. Malgrado la Lega sia pronta a mettersi di nuovo di traverso, Berlusconi intende però mettere un altro tassello alla riforma delle giustizia e, dopo quella civile, punta al varo di quella penale in modo da avviare nella seconda parte della legislatura la restante riforma costituzionale con tanto di modifica del Csm. Bossi non sembra però avere la stessa fretta e, in attesa della sentenza della Consulta sulla legittimità del ”lodo Alfano” prevista per i primi di ottobre, alza la voce anche sulle candidature in vista delle prossime elezioni regionali.
Nel ruolo di ”partito di lotta e di governo”, il Carroccio ha sempre spuntato il massimo nelle urne e a palazzo Chigi, ma l’insofferenza nella coalizione monta e lo stesso Berlusconi fatica a giustificare le continue esternazioni degli esponenti della Lega con l’imminente appuntamento di Pontida. A bollare come «ridicole» le posizioni della Lega su Tricolore, Roma e gabbie salariali, è stato ieri il sottosegretario piemontese Guido Crosetto, a conferma del timore che serpeggia nell’ala nordista del Pdl di lasciare alla Lega il compito di unica rappresentante delle ragioni del Nord.
Il promesso varo a settembre dell’Agenzia per il Sud e delle Banca del Sud, rischia di intrecciarsi con l’agenda del Carroccio che a sua volta alza il tiro per il timore che non vengano rispettati i tempi per l’attuazione del federalismo fiscale che il ministro Giulio Tremonti continua ad indicare come «la vera riforma». Berlusconi, che a settembre non esclude nemmeno di fare una puntatina alla festa di Telese di Clemente Mastella, vuole però raddrizzare l’immagine eccessivamente nordista del suo esecutivo. Bossi lo attende però al varco e stavolta, forte della indispensabilità del suo partito, punta in alto e al momento opportuno è pronta a chiedere di nuovo la guida di Lombardia e Veneto.
La calda estate della Lega irrita il premier - Il Messaggero




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