11.08.2009 07.33 di Redazione TMW. articolo letto 6128 volte
Fonte: di Alvise Cagnazzo per Nesti Channel - carlonesti.it
© foto di Federico De Luca
Nell'altalena di rendimento che contraddistingue, da sempre, il "cursus honorum" del precampionato, la Juventus, dopo aver raggiunto l'apice nella sfida con il Real Madrid, è immediatamente tornata sul pianeta terra, affondata dai colpi del sottomarino giallo del Villarreal. Rimediare nella piantagione bianconera di Salerno una rumorosa lezione da parte di una formazione competitiva, questo si, ma non certo in grado di competere con le "merengues" ed il Barcellona per la conquista della Liga, a pochi giorni dall'inizio della nuova stagione, pur con tutte le attenuanti del caso, non avrà certo rasserenato un ambiente, quello bianconero, ancora scosso dal ritardo di condizione di Sissoko. Costretto a ritardare di circa un mese il rientro in prima squadra a causa di una periostite assai difficile da debellare. Più della "misericordiosa" prestazione di Legrottaglie, incompatibile con Cannavaro nella gestione dei meccanismi difensivi, e dell'anonima prestazione di Del Piero, a destare preoccupazione è la totale assenza di manovra da parte di una squadra incapace di produrre cambi di fronte e ripartenze ficcanti.

I carichi di lavoro, in aumento secondo i dettami dei due preparatori atletici Guadino e Neri, e la volontà di non forzare il rientro di Diego, per il quale è stato varato un intelligente ed attento piano di recupero, al fine di correggere alcuni minimi disturbi legati al differente tono muscolare fra le gambe, costituiranno pure una valida appendice intorno alla quale edificare un'aurea protettiva. Dinnanzi ai disastri tattici di un 4-3-1-2 assai disordinato, anche in virtù della presenza, sconnessa e frastagliata, dei mediani Felipe Melo e Marchisio, incapaci di proteggere la retroguardia e rilanciare l'azione. Problemi per lo più legati ai postumi della preparazione atletica, ma non sufficienti per offrire un soffice manto al quale appellarsi per addolcire ogni fragorosa caduta. Considerando anche i vuoti offensivi prodotti "dall'abuso edilizio" Trezeguet, per un tempo costretto a dimenarsi, senza successo, nella rete difensiva dei "pescatori" sudamericani Godin e Gonzalo. A destare preoccupazione, più del rotondo passivo, un quattro ad uno dai connotati tennistici, è dunque l'assoluta confusione organizzativa di una squadra che ha offerto la sensazione di non saper cosa fare. Quasi scimmiottando l'abulia e l'inconsistenza della Juventus targata Ranieri. Approssimativa ed inconcludente, quanto incapace di produrre una parvenza accettabile di manovra. Affidandosi prevalentemente ai lanci, al buio per i laici, quanto di "fede" per i cattolici, di Legrottaglie.

Un passo indietro, quello di Salerno. Che ha comunque evidenziato un differente approccio ai problemi fra Ranieri e Ferrara. Se per il primo, cultore della sconfitta e dell'attendismo ad oltranza, sia in campo che fuori, i risultati dovevano essere accettati con pazienza e masochismo, nel "rispetto" di una crescita graduale, per il secondo non è invece tollerabile subire una pesante sconfitta nemmeno nella marcia precampionato, soprattutto se a corredo da una prestazione collettiva nella quale è emerso uno scorretto approccio alla partita. Come peraltro testimoniano le parole, espresse con assoluta fermezza nel dopo partita, volte a rinnegare qualsiasi attenuante dovuta all'aumento dei carichi di lavoro. Un atteggiamento, quello di Ferrara, volto a responsabilizzare la squadra al cospetto delle prime difficoltà, senza dover rintracciare un nemico immaginario al quale addossare ogni disfatta. L'unica nota positiva nella sfida con gli spagnoli, è rappresentata dall'immediato inserimento nell'organico del neoacquisto Càceres, schierato sulla corsia destra al posto di Zebina nel corso del secondo tempo.

L'uruguayano, prelevato in prestito con diritto di riscatto, già stabilito, dal Barcellona, ha destato un'ottima impressione, occupando la propria porzione di campo con grinta ed aggressività. Ripagando la fiducia e l'entusiasmo di un investimento suggerito dal tecnico Ferrara, grande estimatore del giovane sudamericano, e portato a termine dal direttore sportivo Secco grazie all'amicizia, datata, con il procuratore, ed ex compagno di squadra, Daniel Fonseca. I balbettii di Cannavaro e Legrottaglie, oltre alle consuete altalene emotive di Zebina, consentiranno inoltre a Càceres di conquistare, in breve tempo, un ruolo importante nella nuova retroguardia bianconera. Bisognosa, per poter rendere al meglio, di maggiore filtro a centrocampo da parte di Felipe Melo e Marchisio, in attesa del rientro di Sissoko. Senza più il geometrico ordine garantito da Cristiano Zanetti, ceduto alla Fiorentina per due milioni, la Juventus sembra così riscoprire il bisogno di muscolarità in un settore "sbilanciato" dalla presenza di Camoranesi e Tiago. E forse appesantito dalla "zavorra" Poulsen...

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