C’era una volta un grande progetto, adesso c’è la Lega che perde Treviso e Vicenza,
ma si vanta di aver vinto a Trescore Cremasco e Moriago della Battaglia.
Con tutto il rispetto di questi ultimi due Comuni, sembra che sia questa la dimensione
della Lega oggi: piccola piccola. Nell’animo, ancor prima che nel consenso.
Ed è un vero problema perché la questione settentrionale, al contrario, resta enorme,
forse ancor più di prima: c’è un pezzo d’Italia che produce e non viene ascoltata, che
lavora e non viene aiutata, che si carica sulle spalle il Paese e viene regolarmente bastonata.
Chi rappresenta, ora, quest’Italia? I grillini avevano illuso qualcuno, soprattutto in Veneto:
si sono dimostrati un fuoco di paglia. Il Pd è lontano anni luce. Il Pdl, a dispetto del suo
fondatore, ormai è un partito nazionale con prevalenza centro-meridionale.
E la Lega è inchiodata da mesi nella palude delle sue meschinità, liti, divisioni, ripicche e
altre nefandezze, e sembra incapace di trovare la forza di un colpo d’ala, uno scarto,
un salto in avanti o, almeno, fuori dallo scontro sull’appannaggio di Bossi o sulle poltrone
di Maroni. Ed è questo il vero dramma: loro, i lumbard, sono nati proprio per ciò, per
difendere il Nord, ma non ci riescono, non ce la fanno più, si disperdono in ripetuti e
inutili Consigli federali, che dispetto dopo dispetto, bisticcio dopo bisticcio, appaiono
sempre più vicini alle riunioni di condominio. E, purtroppo, sempre più lontani da un
pezzo d’italia che, nel frattempo, silenziosamente muore... Mario Giordano per Libero.




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