Ocse, la crisi colpisce i più poveri. In Italia le diseguaglianze maggiori14 maggio 2013Di L'indipendenza
di REDAZIONE
La crisi ha ampliato le disuguaglianze sociali, perche’ ha colpito soprattutto le fasce piu’ povere della popolazione, pesando inoltre piu’ sui giovani e sui bambini rispetto agli anziani. E’ un quadro comune ai Paesi industrializzati, ma che incide sull’Italia piu’ della media, come emerge da uno studio dell’Ocse. Il rapporto dell’Organizzazione che riunisce i 34 Paesi piu’ industrializzati sottolinea che le disuguaglianze di reddito sono aumentate piu’ tra il 2007 e il 2010 che nei precedenti dodici anni. Al netto di tasse e trasferimenti sociali, il 10% piu’ ricco della popolazione Ocse nel 2010 ha guadagnato un reddito pari a 9,5 volte quello del 10% piu’ povero, contro 9 volte ante-crisi del 2007.
Per l’Italia la disparita’ si e’ allargata da 9 a 10 volte, come indica a Radiocor,Michael Forster, uno degli autori del rapporto. In termini reali, il reddito da lavoro o capitale e’ sceso del 2% annuo medio nell’Ocse e la Penisola rientra nella media. Tuttavia il coefficiente che misura le disuguaglianze (e’ pari a zero se c’e’ assoluta parita’ di reddito e pari a 1 all’opposto) sulla base del reddito complessivo e’ salito in media da 0,459 del 2007 a 0,473 nel 2010. Per l’Italia il peggioramento e’ stato tra i piu’ marcati, passando da 0,488 a 0,503, uno dei livelli piu’ elevati dell’Ocse (il sesto). Il reddito disponibile e’ calato meno (-1%) grazie ai trasferimenti sociali e in ambito Ocse il relativo coefficiente di disparita’ e’ rimasto stabile nel triennio allo 0,306. Per la Penisola invece il coefficiente e’ aumentato allo 0,319 dallo 0,311. “Il welfare state ha attutito il colpo della crisi nei primi anni fino al 2010, ma da allora la situazione e’ cambiata”, nel senso che non puo’ che essere peggiorata, commenta per altro Forster, spiegando che in molti casi gli ammortizzatori sociali, come i sussidi di disoccupazione hanno progressivamente esaurito la loro funzione, perche’ e’ terminato il periodo che dava diritto a riceverli e i Governi sono passati da una politica di stimolo alla ripresa a piani di austerita’, con le inevitabili ricadute sociali. “Quindi i dati di cui disponiamo mostrano solo la prima parte della storia”, rileva Forster, rilevando poi che in Italia le classi medie e le piu’ abbienti sono state “in qualche modo protette dalla crisi”.
Il reddito disponibile e’ infatti calato in media dell’1%, ma per le classi piu’ povere il calo e’ stato del 6,2% annuo “e questo pone problemi nel lungo termine”, sottolinea l’economista. Non solo la crisi ha avuto anche diversi impatti generazionali: la poverta’ che in media interessa il 13% della popolazione italiana e’ aumentata soprattutto tra i giovani (+3 punti percentuali), particolarmente colpiti dalla disoccupazione e per i bambini (+2), mentre e’ diminuita di 3 punti per i piu’ anziani, relativamente al riparo dalla recessione grazie alle pensioni. L’Ocse da tempo insiste sul nodo delle disparita’ sociali e ne ha fatto uno dei temi-guida della prossime riunioni annuali a fine maggio, assieme al lavoro e alla fiducia.
da L’indipendenza





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