di Claudio Moffa - 01/09/2009
Fonte: claudiomoffa
Nel giorno dell'ennesimo no di Israele allo Stato palestinese
TEL AVIV DA' DEL "BULLETTO" AL PRESIDENTE DELL'UNIONE AFRICANA GHEDDAFI.
LA COLPA DEL LEADER LIBICO?
AVER DETTO LA VERITA': CHE ISRAELE E' IL PRINCIPALE PROVOCATORE DELLE GUERRE POSTBIPOLARI AFRICANE. FATTI CHE QUALSIASI SERIO PROFESSIONISTA DELL'INFORMAZIONE CONOSCE, MA CHE NESSUNO VI RACCONTA. ECCO PERCHE'
La notizia (La Repubblica.it » Homepage)
l leader libico all'Unione Africana. "Gerusalemme alimenta le guerre in Africa. Via le ambasciate"
La risposta del ministero degli Esteri: "Non c'è più nessuno che lo prende sul serio"
Scontro Gheddafi-Israele
"Il Colonnello? Bulletto da circo"
TRIPOLI - Gheddafi accusa Israele di essere "dietro tutti i conflitti in Africa". Israele replica: "Il Colonnello? Un bulletto da circo". Davanti ai leader dell'Unione Africana riunita a Tripoli, il presidente libico non usa giri di parole: "E' Israele che alimenta le crisi in Darfur, nel Sud del Sudan e in Ciad", tuona davanti a venti capi di Stato africani. "E' Israele che alimenta le guerre per sfruttare le ricchezze di quelle aree. Via le ambasciate israeliane dall'Africa".
Nel giorno dei festeggiamenti per il 40esimo anniversario della Rivoluzione verde, Muammar Gheddafi prende la parola sotto la tensostruttura allestita sul lungomare della capitale. Ad ascoltarlo c'è anche il presidente sudanese Omar Al-Bachir , ricercato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità.
Non usa giri di parole Gheddafi, ma da Israele non tarda la risposta, altrettanto dura ed esplicita. "Quel circo equestre itinerante che è Gheddafi - dice il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yigal Palmor - è divenuto da tempo uno show tragicomico che imbarazza chi lo ospita e la nazione libica che ne paga il conto. Mi chiedo se vi sia ancora qualcuno al mondo che prende seriamente ciò che dice quest'uomo. Noi comunque siamo certi che nessuno stato darà peso alle azioni teppistiche di questo bulletto".
Israele ha dieci ambasciate in Africa e nei prossimi giorni il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha in programma di cominciare un viaggio in diversi stati africani - il primo di un capo della diplomazia israeliana dopo molti anni - con l'intento di rafforzare le relazioni sul continente.
L'agenzia di stampa libica Jana ha intanto pubblicato il discorso integrale di Gheddafi durante la cena con Silvio Berlusconi per l'anniversario del Trattato di amicizia italo-libica. Il presidente libico ha annunciato che le celebrazioni si ripeteranno tra un anno in Italia "in modo da consolidare l'amicizia" tra i due Paesi. Nel suo discorso, Gheddafi è tornato più volte a lodare "il coraggio" mostrato dall'"amico" Berlusconi.
Riproponiamo qui sotto un articolo dedicato quasi per intero all'analisi delle guerre di Israele in Africa.
Una verità sempre taciuta (probabilmente anche oggi: verificare se "la notizia" odierna per i grandi mass media è il bullesco insulto al leader libico, o la verifica professionale delle accuse di Gheddafi), perchè Israele è il vero tabù dell'informazione in Italia e in tutto il mondo occidentale
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L’accusa di Gheddafi contro la Corte Penale Internazionale è sacrosanta:
un processo a chi faziosamente processa solo i nemici di Israele?
LA “GIUSTIZIA INTERNAZIONALE” POST-BIPOLARE:
UNO STRUMENTO NELLE MANI DI ISRAELE
E DEI SUOI ALLEATI NEGLI USA E IN EUROPA
Gheddafi ha ragione, la Corte Penale Internazionale è un’organizzazione terrorista a fini di
dominio planetario. Del resto in tempi recenti, chi scrive aveva denunciato la assoluta
parzialità della CPI in un paio di convegni internazionali. Dominio di chi? Non so cosa
pensino i leaders della nuova “internazionale” che si va affermando giorno dopo giorno
sulle rovine del vecchio campo socialista, e che solo la iperlaica sinistra marxleninista
occidentale sembra - a forza di distinguo scolastici - rifiutarsi di vedere, ma il sottoscritto,
da semplice osservatore di fatti internazionali, un’idea se l’è fatta da anni: primo,
contrariamente alle belle speranze di tanti giuristi internazionalisti, e nonostante la non
presenza di Israele e Stati Uniti fra i sottoscrittori del Tribunale fattivamente fondato nel
2002, sono proprio questi due paesi, o per meglio dire il primo di questi due paesi, se non
a indirizzare i magistrati che ne fanno parte, quanto meno a giovarsi dal loro operato
fazioso 1.
Secondo, nessuna sostanziale differenza esiste, almeno fino ad oggi, fra l’iniziativa
giudiziaria della CPI e quella dei famigerati Tribunali ad hoc degli anni Novanta: Il TPI
contro la Jugoslavia, culminato con la morte in carcere di Milosevic; quello contro il
popolo ruandese hutu, un obbrobrio su cui persino Carla Del Ponte ha sollevato dubbi fino
ad essere licenziata dal suo incarico di Procuratore da Kofi Annan 2; e quello sulla Sierra
Leone, che a fronte delle indubitabili efferatezze della guerra civile, ha portato alla
condanna dei soli oppositori all’odierno regime anglo-americano di Freetown.
Le mani di Israele sul Darfur: un’offensiva “totale” e martellante coperta dal
silenzio assordante della “libera” stampa occidentale, e dalla solita solfa
complottarda del “complottismo”
Nell’uno e negli altri casi, non è esagerato dire che non c’è foglia che si sia mossa nella
“giustizia internazionale” negli ultimi vent’anni – ivi compresa la selezione dei “casi
urgenti”: perché la Jugoslavia, la Sierra Leone e il Ruanda hutu sì, e non Israele? - che non
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1 La composizione della Corte la si trova nel sito ufficiale ICC.
2 La Del Ponte lamentò l’eccessiva interferenza del governo di Kigali nelle attività del Tribunale di Arusha, del
resto codificate per Statuto. Ciò portò, su pressioni di Kagame, al suo dimissionamento da parte di Kofi
Annan nel 2003. Rimase comunque Procuratore generale del TPI per la Yugoslavia.
abbia riflesso gli interessi e le strategie del sionismo internazionale e dei suoi alleati in
Inghilterra e negli Stati Uniti. Complottismo antisemita? Idiota e servile battuta, basta
guardare ai fatti: in Sudan la crisi del Darfur è partita nel momento in cui, tramite la tela
diplomatica di Colin Powell, veniva chiusa la pluridecennale guerra civile sudista 3. Chi
aveva interesse a fomentare subito dopo la guerra civile nel Darfur? E’ difficile pensare
appunto a Powell, che vedeva così vanificare gli sforzi di pace sul fronte sud e perciò
favorire la concorrente Cina come principale partner economico di Karthum: non a caso gli
Stati Uniti avrebbero co-firmato il 5 maggio 2006 l’accordo di pace di Abuja fra il governo
sudanese e una parte della guerriglia darfuriana, dentro una rosa di sottoscrittori
significativa delle intenzioni della “comunità internazionale” costituita da ben 13 firmatari
fra cui Sudan, Libia e Nigeria, Francia, Gran Bretagna, Nazioni Unite, Unione Europea,
Unione Africana 4.
Era ed è invece Israele, e solo Israele, interessato a destabilizzare il Sudan, e non date retta
ai silenzi delle “grandi firme” del giornalismo, paginate sul Darfur in cui mai viene
nemmeno citato lo Stato ebraico come componente attivo della partita in gioco. Un silenzio
omertoso e servile: è stato infatti il sito del Museo dell’Olocausto di New York a gridare al
genocidio nel Darfur, fin dal 2004; fin dal 2004 sono stati i giornali USA in mano alla
lobby a rilanciare l’indecente “je accuse”, anche contro un Colin Powell “negazionista”
sempre più all’angolo, oltretutto perché colpevole di aver cercato di voler ridurre le
sanzioni all’Iraq nei primi mesi della presidenza Bush jr. E’ stato Elie Wiesel nel suo
discorso all’ONU del 2005, un intervento con cui il sionismo e Israele speravano di aver
affossato definitivamente – ennesimo utile frutto dell’11 settembre – lo storico intervento
di Arafat alle Nazioni Unite del ‘74, a elencare in testa ai “genocidi” dei nostri tempi
proprio il Darfur. E’ Israele che accoglie i fuggiaschi sudanesi trascinandoli in visita al
Sacrario dell’Olocausto a Gerusalemme. E’ stata la radio israeliana ad accogliere le
interviste e dichiarazioni delle presunte “vittime” presuntamente scampate al presunto
“genocidio”, e la voce tragicomica di una scrittrice sudanese che lamentava gli orrori non
della guerriglia, non della guerra civile, ma solo e unicamente del regime sudanese e delle
“sue” milizie a cavallo, gli ormai noti janjawid 5.
E’ Israele infine ad armare le bande secessioniste del JEM, sostenute a loro volta da Bin
Laden 6, che come tutti gli estremismi islamici – in Bosnia, Cecenia, Kosovo – sono utili a
destabilizzare e dividere la grande Ummah musulmana e a contrapporre i “gojm” l’uno
contro l’altro: i musulmani darfuriani contro gli altri musulmani sudanesi; gli afroarabi
contro gli africani neri; la comunità internazionale contro il mondo islamico e arabo.
Durban alla rovescia: il mandato di cattura di Moreno Ocampo, dopo il lungo braccio di
ferro fra un Sudan geloso custode della della propria sovranità e i tentativi illegali di
imporgli una “missione internazionale” per quella che è una crisi interna, soggiacente alla
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3 Il testo integrale della deposizione di Colin Powel al Congresso, è sul sito (non pro-governativo)
SudanTribune : plural news and views information source on Sudan..., 9 settembre 2004.
4 La lista completa comprendeva oltre al Sudan e a una parte della guerriglia, l’Unione Africana (3 firme),
Libia, Nigeria, Stati Uniti, Gran Bretagna, ONU, Unione Europea, Lega Araba, Egitto, Canada, Norvegia,
Francia, Olanda (:::Claudio Moffa:::, pagina “Africa”)
5 Documenti e notizie circa la presenza israeliana nel Darfur in :::Claudio Moffa:::, pagina “Africa”.
6 Video attribuito a Bin Laden dell’ottobre 2006, citato in Claudio Moffa, La campagna sul Darfur continua:
con quali scopi? , in www.claudiomoffa.it/africa




