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Discussione: La guerra di troia

  1. #1
    Ghibellino
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    Predefinito La guerra di troia

    LE CAUSE E LE RAGIONI LA SPEDIZIONE DEGLI ACHEI A TROIA Paride ed Elena in un disegno del Francese Nadar.

    La campagna di Troia fu la grande guerra che portò quel lontano periodo in una grande confusione. Il terribile conflitto durò dieci anni e costò la vita a molti eroi. Gli Achei e gli Eoli, Greci continentali, assediarono e sconfissero i Troiani, Greci dell’Asia Minore. Il mito relativo alla guerra di Troia ci racconta che essa venne combattuta per amore della bellissima Elena. Comunque, la guerra non fu un mito, come ci è stato dimostrato dagli scavi degli archeologi che riportarono alla luce tutto ciò che ci ha raccontato Omero nell’Iliade. Oggi, il mondo intero sa che gli Achei andarono sulla costa opposta alla loro, con tutto il peso della loro forza militare, per sconfiggere la fertile e civilizzata Troia. Erano forti e coraggiosi, quindi perché non avrebbero dovuto conquistare quelle ricchezze, fare schiave quelle bellissime donne e prendere tutto ciò che di bello Ilio poteva offrire? Oltretutto non c’erano grossi problemi per arrivarci. I Troiani appartenevano alla stessa razza, anzi erano parenti. Gli Achei avevano un esercito di 100.000 – 135.000 uomini ed una flotta di 1.186 navi. Tutti i capi degli Achei e degli Eoli presero parte alla campagna. I Troiani avevano una città molto ben fortificata ed erano assistiti dai loro alleati, che erano i popoli circostanti, razze Greche e non: Liei, Misi, Ciconi, Paflagoni, Frigi, Meoni, Cari, Pelasgi, Traci, Assiri ed Etiopi, e forse anche alcuni Egiziani. Famosi eroi Omerici hanno lasciato il loro marchio in questa guerra: Achille, la figura dominante dell’Iliade, Agamennone, Ulisse, Ettore, Paride e molti altri. Gli antichi storici credono che la causa principale della guerra di Troia fosse stata la ricerca di nuove terre, poiché dopo la discesa dei Dori nel 1100 a.C, la Grecia fronteggiava una minaccia per la propria sopravvivenza. Ma il mito che circonda questa guerra ci porta indietro ad eventi che sono in relazione tra essi. Tutto cominciò alla festa per le nozze di Peleo e Tetide. Anfora a rilievo da Tino, con scene che rappresentano la Guerra di Troia. Datato intorno al 670 a.C e trovato a Micono. (Micono, Museo Archeologico).

    Il matrimonio tra Peleo e Tetide Peleo rapisce Tetide che sta facendo il bagno ad una sorgente. (Cratere Etrusco, 340 a.C. ca., Roma).

    Peleo era re di Ftia, terra dei Mirmidoni. Un vecchio mito ci dice che i Mirmidoni, governatili nati da Peleo e suo padre Eaco, fossero una volta formiche che vennero trasformate in uomini per popolare il regno di Eaco.Peleo sposò la Nereide Tetide. Tutti gli dei parteciparono al banchetto nuziale, con la sola eccezione di Eris, dea della controversia e della discordia, che ne venne esclusa. Per vendicarsi di quest’ affronto, Eris scelse il momento opportuno e, lanciò una mela d’oro di fronte a tre dee: Era, Atena e Afrodite. La mela, che proveniva dal giardino delle Esperidi, aveva un’iscrizione: “Alla più bella”. Naturalmente vi fu una discussione abbastanza animata tra le tre dee perchè ognuna di esse reclamava come sua la mela. E come voleva il fato, quella disputa avrebbe condotto alla caduta di Troia ed alla dissoluzione di Micene, che erano entrambe città molto fiorenti. Lontano, nella Troade, Paride, il giovane principe figlio di Priamo, sorvegliava le sue greggi e Zeus, volle che fosse lui a decidere a quale dea destinare la mela dopo aver valutato le grazie di ognuna, ed inviò Ermes a portargli il suo messaggio. Le dee offrirono al giovane principe i doni che erano in loro potere: Era gli promise di regnare sull’Asia e l’Europa; Atena l’eroismo e la vittoria; ed Afrodite, l’amore della bella Elena. I Centauro Chirone fu il maestro di Achille e di molti altri eroi, come Giasone ed Eracle. Alcuni miti si riferiscono a lui come re dei Centauri, ed altri asseriscono che era figlio di Crono, e per questo immortale. (Affresco da Ercolano).

    Paride non aveva mai visto Elena, ma la reputazione della donna era così grande che, senza esitare diede la mela alla bella Afrodite. Le altre due dee si adirarono e, più tardi si schierarono dalla parte degli Achei, contro i Troiani nella guerra che sarebbe da li a poco scoppiata. Afrodite istruì Paride su come conquistare Elena.L’unione tra Peleo e Tetide produsse Achille, che era destinato ad essere l’eroe maggiore della Guerra di Troia. Tetide voleva che suo figlio fosse immortale e lo immerse nelle acque del fiume Stige, reggendolo per il tallone. Il risultato fu che Achille divenne invulnerabile in tutta la sua persona tranne che nel punto in cui lo tenne la madre, ed il detto “Il tallone di Achille” è usato ancora oggi per descrivere il punto debole di qualcuno. Peleo condusse suo figlio dal Centauro Chirone che insegnò ad Achille l’arte della guerra, della caccia, la musica, la pittura e tutte le altre cose in uso a quel tempo. La scena su questo vaso ci mostra il corteo nuziale di Peleo e Tetide. (570 a.C. ca., Firenze, Museo).
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

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  2. #2
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La guerra di troia

    I Troiani Peleo che affida l’educazione di Achille al Centauro Chirone. (Vaso nero, 500 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

    La città fortezza di Troia si trovava sul Monte Ida, in Asia Minore, sull’Ellesponto, tra i fiumi Simonetta e Scamandro. Venne costruita da Poseidone ed Apollo per Laomedonte. Nel tempo in cui accaddero gli avvenimenti di cui stiamo trattando, Troia era governata da Priamo, figlio di Laomedonte, e da sua moglie Ecuba. Il suo primo nome era Podarce (piedi buoni), ed era il fratello di Esione, che aveva seguito Telamone a Salamina, e dal loro matrimonio nacquero Teucro ed Aiace, ed entrambi avrebbero combattuto nella guerra di Troia. Come possiamo notare, Achei e Troiani non erano solo membri della stessa razza, con la stessa lingua, la stessa religione e le stesse tradizioni, ma spesso avevano anche legami familiari. Priamo regnò sulla fortificata città di Troia, ebbe più figli di tutti gli altri regnanti citati nei miti; cinquanta, ed innumerevoli figlie. Il suo primogenito era Ettore, seguito poi da Paride, Eleno, Deifobo, Polidoro e Troilo, mentre tra le più conosciute delle sue figlie, vi erano Creusa, Laodice, Polissena e Cassandra, che aveva avuto il dono della divinazione. Priamo ed Ecuba, seduti sul trono, ricevono la triste notizia della morte del loro figlio Troilo, col cuore infranto. (Frammento da una giara Clauzomena, 540 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

    Tros o Troo, l’eroe che diede il suo nome agli abitanti di Troia, era il figlio di Erittonio, che a sua volta era figlio di Dardano, mentre sua madre era Astioche. Sposò Calliroe, figlia di Scamandro, dalla quale ebbe una figlia chiamata Cleopatra (Cleopatra è un nome greco) e tre figli: Ilo, che fondò l’acropoli di Ilio, Assaraco e Ganimede, che venne amato da Zeus.Priamo sposò prima Arisba, dalla quale ebbe Esaco. Poi la lasciò per sposare Ecuba che le diede moltissimi figli. Benché gli antichi scrittori non siano d’accordo sul numero dei figli che ebbe la coppia, si sa solo che la famiglia era veramente numerosa.Paride e Elena di MenelaoCome abbiamo già visto Agamennone, re di Micene, sposò Clitennestra, e Menelao la sorella di quest’ultima, Elena. Menelao era re Sparta ed in questa città diede il benvenuto a Paride, quando giunse portando ricchi doni. Non appena Paride posò gli occhi su Elena, venne abbagliato dalla sua bellezza. Menelao onorò il giovane principe secondo le leggi dell’ ospitalità, ma dopo dieci giorni, il re fu costretto a partire per Creta, e Paride colse l’occasione per fare la corte ad Elena. Ella accettò i tesori che il principe le offriva e decise di partire con lui e recarsi a Troia, dove si sarebbe celebrato il loro matrimonio. Ma Iride, messaggera degli dei, portò la notizia a Menelao a Creta.Elena, la donna più bella di allora, era desiderata da tutti i principi della Grecia. Suo padre Tendareo, si trovava in grossa difficoltà, ma seguendo il consiglio di Ulisse, decise di vincolare tutti i pretendenti con il giuramento che avrebbero accettato colui che Elena avrebbe scelto e che avrebbero offerto tutta la loro assistenza se l’onore della sposa fosse stato in qualche modo violato. Gli Atrei si rifecero a questo giuramento quando chiesero la partecipazione di tanti eroi alla spedizione in Troia. Usando il tema della bellissima Elena, Euripide scrisse la tragedia “Elena” nel 412 a.C. Anche lo scultore neoclassico Italiano, Antonio Canova, diede ad una sua statua il nome di “Elena di Troia”. Elena e Paride in un disegno del pittore Francese Nadar.

    La campagna Achea contro TroiaNon appena Menelao ebbe la notizia di Elena, salpò da Creta e si diresse dal fratello Agamennone a Micene. I due re, insieme con Nestore, il saggio regnante di Pilo, decisero di coinvolgere tutti i re e gli eroi della Grecia in questa campagna; era una questione d’onore. Il rapimento di Elena doveva essere punito, poiché altrimenti, se questo insulto alle leggi dell’ospitalità sarebbe stato perdonato, nessun’altro avrebbe potuto essere al sicuro in casa sua. Ed inoltre, l’insulto fatto da Paride a Menelao, era da ritenersi come un affronto personale. Ma, anche questa volta, l’oracolo e le profezie dei veggenti dovevano fare la propria parte, e coloro che sapevano che il loro Fato stava per compiersi, erano restii a prendere parte alla guerra. Ulisse, figlio di Laerte, e re di Itaca, era uno di essi: egli aveva saputo, dalle stelle, che sarebbero passati vent’anni prima che avesse potuto far ritorno in patria, e quando Agamennone e Menelao gli portarono la convocazione, fece finta di essere impazzito. Ulisse si era da poco sposato ed aveva avuto un figlio, Telemaco. Quando giunsero i due re, trovarono Ulisse con in testa uno strano copricapo che arava i campi in un abbigliamento e con un atteggiamento indegno di un re. Ma il furbo Palamede, per sapere se la pazzia di Ulisse fosse vera, adagiò il piccolo Telemaco davanti all’aratro. Ulisse evitò prontamente di far del male al figlio e la sua finzione venne scoperta. Achille si prepara per la sua gloriosa campagna contro Troia: sta indossando la sua armatura, e Tetide gli mantiene lo scudo e le armi. (Tavoletta nera, 560 a.C ca., Atene, Museo Archeologico).

    Anche la madre di Achille non voleva che il figlio partisse per Troia e lo inviò a Sciro, nel palazzo del re Licomede, dove ve lo fece rimanere nascosto travestito con abiti femminili insieme alle sue cugine. Fu solo grazie all’astuzia di Ulisse che Achille fu scoperto. Ulisse portò al palazzo insieme alle vesti femminili ed i gioielli come doni per le figlie del re, anche una lancia ed uno scudo. Mentre Ulisse mostrava i doni alle fanciulle, il suo araldo iniziò a battere lo scudo con la lancia; era il segnale della chiamata alla battaglia. Achille non potette resistere e uscì dal gruppo brandendo le sue armi. Si recò poi in Aulide, dove si trovava il resto delle forze Greche, pronte per la partenza. Gli eroi che presero parte alla spedizione includevano il saggio Nestore, re di Pilo; Diomede di Etolia; ed Aiace, figlio di Telamone, Aiace Oileo, Idomeneo re di Creta ed altri. Efesto fabbricò le armi per Achille e le consegnò a Tetide.

    Il sacrificio di Ifigenia La partenza per TroiaFinalmente la flotta era pronta a prendere il largo dal porto di Aulide, ma non vi erano venti, c’era da lungo tempo, un’incredibile bonaccia e le navi non erano in grado di muoversi. Venne richiesto all’indovino Calcante di chiedere alle divinità la causa della mancanza di vento, ed egli rispose che Artemide era arrabbiata perché Agamemnone aveva ucciso un cervo sacro che viveva nel bosco dove essa era adorata. La dea era determinata a non far alzare il vento se Agamennone non gli avesse sacrificato la figlia maggiore, la bella Ifigenia. All’inizio Agamennone rifiutò persino l’idea di compiere un simile gesto, ma le truppe insorsero e venne messo in atto un piano elaborato dall’astuto Ulisse. Venne inviato un messaggio a Micene, nel quale si richiedeva che Ifigenia, accompagnata dalla madre si recasse in Aulide così che potesse sposare Achille. Clitennestra, felicissima per l’improvvisa fortuna della figlia, si affrettò a partire per Aulide, ma ciò che vi trovò , fu un altare e l’indovino pronto a compiere il sacrificio. Tutto si svolgeva in un’atmosfera di grande tensione e, non appena Calcante sollevò il pugnale, Artemide, il cui occhio era vigile sulla cerimonia, sostituì sull’altare un’altra cerva e portò la fanciulla a Tauride (odierna Crimea), dove divenne sacerdotessa nel tempio della dea. La cerva, che rappresentava il favore della dea, venne subito sacrificata, per la gioia delle truppe. Il vento subito riempì le vele delle navi, e la flotta Greca salpò da Aulide per recarsi a Troia.Ifigenia viveva a Tauride come sacerdotessa nel tempio della dea Artemide fino a quando non vi giunse suo fratello accompagnato dall’amico Pilade. Oreste ebbe l’ordine dall’oracolo Delfico, di portare la statua della dea, che si trovava appunto a Tauride, in Grecia. Si trovò subito nella condizione di diventare la vittima di un sacrificio umano, proprio per mano di sua sorella, ma si riconobbero e tornarono in Grecia con la statua. Il Mito di Ifigenia divenne il soggetto per le tragedie di Eschilo, Euripide, Racine, Goethe ed i balletti “Ifigenia in Aulide” ed “Ifigenia in Tauride” di Gluck.La Guerra di Troia – L’Iliade Rappresentazione del sacrificio di Ifigenia. Ifigenia, sulla destra, si avvicina all’altare, mentre il cervo che alla fine prenderà il suo posto, comincia ad apparire. Cratere Apuliano, 370 a.C,Londra, British Museum).

    Gli Achei, fedeli alla loro religione ed alle loro tradizioni, sacrificarono agli dèi prima di cominciare le ostilità, chiedendo alle divinità di indicargli il loro volere sul futuro degli eroi e sul risultato della guerra. Mentre si svolgeva il sacrificio, apparve un serpente con il dorso rosso come il sangue che strisciò dall’altare arrampicandosi su un vicino albero di pino sul cui ramo più alto vi era un passero con i suoi passerotti. Il serpente ingoiò prima i passerotti e poi la loro madre; ma non appena ebbe ingoiato i nove uccellini, Zeus lo pietrificò. L’indovino Calcante diede questa spiegazione all’innaturale evento: l’assedio a Troia durerà nove anni, e nel decimo la città cadrà. Rappresentazione che ci mostra Menelao che attacca Paride.

    Troia, conosciuta da sempre come Ilio, fu luogo di sanguinose battaglie, protetta da Apollo e dal suo arco d’argento. Il primo a cadere fu un Acheo, Protesilao, al quale venne innalzato un monumento e sepolto con tutti gli onori. Le dee Atena ed Era aiutavano le forze Achee. L’epica Iliade di Omero, ci dà un resoconto dettagliato degli eventi di questa guerra, molti dei quali hanno come protagonista Achille, grande eroe conosciuto in tutto il mondo.Protesilao, la prima vittima della Guerra di Troia, era della Tessaglia, ed era stato uno dei pretendenti di Elena. Perse parte alla guerra con una flotta di quaranta navi. Ma non appena scese dalla nave, a Troia, venne ucciso da Ettore.

    LA GUERRA DI TROIA ? seconda parte | Thule Italia
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  3. #3
    Ghibellino
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    Predefinito Re: La guerra di troia

    Achille e la contesa con AgamennoneEra il fato di Achille morire a Troia, ecco perché la madre, Tetide tentò di non farlo partire. Ma Agamenone, comandante in Capo, mosse cielo e mare per averlo al suo fianco insieme con i suoi feroci Mirmidoni.Durante i nove anni d’assedio alle mura di Troia, Achille catturò e saccheggiò i molti villaggi che si trovavano intorno a Troia, facendo schiave molte bellissime donne, che come di consuetudine, donava ad Agamennone. Per egli ne tenne solo una, ma essa era al secondo posto nelle preferenze dell’eroe. Infatti, egli amave la giovane Briseide, figlia di Briso, che intendeva sposare una volta ritornato a Ftia. Anche Briseide era urrà prigioniera, venne catturata durante un’incursione nella città di Tebe, insieme con un’altra ragazza chiamata Criseide.Criseide era la figlia di Crise, un sacerdote di Apollo, e competeva con Briseide in bellezza e nobili discendenze; era stata promessa ad Agamennone.Il sacerdote si trovava nel santuario di Apollo quando seppe del rapimento di Criseide, quindi indossò gli abiti sacri e, presi doni e riscatto, si recò al campo dei Greci per riprendersi la figlia.Agamennone fu restio ad allontanarsi da Criseide e scacciò a malo modo Crise. Ciò causò l’ira di Apollo.Le frecce dell’arco d’argento del dio piovevano senza pietà nell’accampamento degli Achei, spargendo la morte, prima tra gli animali e poi tra gli uomini, e ciò fu l’inizio della contesa tra Achille ed Agamennone: Achille asseriva che era dovere di Agamennone rimandare Criseide da suo padre, così da porre fine alla strage. Infine, sia pur con reticenza, Agamennone lasciò andar via Criseide, ma strappò Briseide ad Achille, nella convinzione che il suo bottino doveva essere rimpiazzato da un altro.Achille, irritato da questa ingiustizia, parlò in tono molto violento contro il suo comandante in capo e si ritirò nella sua tenda, rifiutandosi di prendere parte alle battaglie. I Troiani furono felicissimi di vedere Greci così divisi tra loro e, con il morale alle stelle, s gettarono nel vivo della battaglia decimando gli Achei. Ora che Achille ed i suoi Mirmidoni erano assenti, il campo di battaglia apparteneva ai Troiani, che con rinnovato vigore spargevano la morte nel campo avverso, infliggendo moltissime perdite elle forze Achee.Agamennone, il re più potente di allora, assunse il comando di tutte le forze Achee. Il suo matrimonio con Clitennestra sigillò il suo comando. Clitennestra era stata moglie di Tantalo, che Agamennone uccise insieme al figlio appena nato. Il fato volle che molti crimini venissero commessi nella famiglia degli Atrei. Come guerriero Agamennone era coraggioso ed abile, e godeva di molti onori. Affresco moderno dall”Achilleion di Corfù, nel quale Achille, sul suo carro, trascina dietro di sé il corpo morto di Ettore.


    La vendetta di AchillePer perorare la causa di Achille, Tetide sali sull’Olimpo a parlare con Zeus. S’inginocchiò dinanzi a lui, abbracciandogli le gambe con il braccio sinistro e accarezzandogli la barba con la destra, un’usanza che esprimeva rispetto, sottomissione e amore. Tetide implorò Zeus di dare soddisfazione a suo figlio, che oltretutto, era destinato ad avere vita breve facendo in modo che Agamennone e gli Achei ricorressero al suo valore e che lo aiutasse a dimenticare l’offesa ricevuta. Intanto, l’arco d’argento di Apollo e le frecce di Ettore, continuavano a spargere la morte tra gli Achei.Patroclo, aveva più volte implorato, l’amico Achille, di fare qualcosa per fermare i Troiani che, giunti molto vicini alle navi greche, erano pronti ad incendiarle. Ma Achille fu irremovibile, se ne stette tutto il giorno chiuso nella sua tenda, rifiutando persino di considerare la possibilità di prendere parte alla battaglia. E fu allora che Patroclo prese l’iniziativa di guidare egli stesso i Mirmidoni nella battaglia, indossando l’armatura di Achille così da depistare anche i Troiani. L’armatura, venne fabbricata da Efesto su richiesta di Tetide. Quando Patroclo entrò in campo, con l’armatura, le sue armi ed il cocchio di Achille, i Troiani impauriti, cominciarono a ritirarsi verso le mura della città, credendo che il re dei Mirmidoni fosse ritornato ancora una volta nella battaglia. Atena tra i due guerrieri, Achille ed Ettore (Parigi, Louvre).

    Achille ebbe un figlio di nome Neottolemo (Giovane guerriero), da Deidamia, figlia del re di Sciro Licomede. Dopo la morte di Achille, Neottolemo si recò a Troia ove si distinse per valore ed eroismo. Inventò la Danza di Guerra Pirrica e fu uno di quelli che si nascosero nel Cavallo di Troia. Dopo la caduta della città, Neottolemo prese come bottino di guerra Andromaca, la vedova di Ettore, e sposò Ermione, figlia di Elena e Menelao.Patroclo ebbe successo nel tagliare l’avanzata dei Troiani prima che giungessero nel campo Greco, e nello gettare lo scompiglio nelle fila nemiche. Ma non appena i Troiani cominciarono ad indietreggiare, Apollo disse ad Ettore che l’uomo nell’armatura non era veramente Achille; ed Ettore uccise Patroclo. Una nuova battaglia si scatenò sul corpo di Patroclo, per il possesso delle armi e dell’armatura che, per usanza, divenivano preda di colui che l’aveva ucciso.Menelao si distinse in questa lotta feroce e, nello stesso tempo, Antiloco, figlio di Nestore portò ad Achille la notizia della morte dell’amico. Achille in una frenesia di dispiacere e rabbia, uscì sul campo di battaglia disarmato. Il suo pianto terrificò talmente i Troiani da farli scappare e lasciare il corpo morto di Patroclo illeso. Per onorare la morte di Patroclo, Achille organizzò una corsa di carri alla quale diede il nome dell’amico. (Frammento di calice figure nere, 570 a.C, Atene, Museo Archeologico).

    Nel dolore per la morte dell’amico, Achille dimenticò la contesa personale con Agamennone e pensò solo alla sua vendetta. Il giorno dopo la morte di Patroclo chiese ad Agamennone di lasciar stare le divergenze ed annunciò di essere pronto a riprendere il campo, ancora una volta al suo fianco. Agamennone si scusò con l’eroe per il comportamento avuto nei suoi confronti e gli restituì Briseide, giurando di non averla toccata neanche con un dito.Quindi Achille ritornò nel vivo della battaglia, disdegnando, tutte le profezie che erano state fatte sulla sua imminente morte. Non appena i Troiani lo rividero in campo, cominciarono a ritirarsi; solo Enea restò in campo pronto ad affrontarlo, ma Poseidone si frappose a loro e li separò . Achille si avvicinava sempre più alle mura di Troia, mentre i Troiani che cominciavano a contare numerosissime vittime, si strinsero intorno ad Ettore per proteggerlo dalla vendetta degli Achei. Dopo molte battaglie e duelli, Achille giunse nei pressi di Ettore, sotto le porte Scee. Non appena i due guerrieri furono pronti a fronteggiarsi in duello, Zeus mise il fato di Ettore e di Achille nella bilancia, e fu il piatto di Ettore che scese fino all’Ade. E nel duello che ne seguì, Ettore venne ucciso. Achille, ancora assetato di vendetta, non si accontentò di aver vendicato il suo miglior amico e, legato il corpo morto di Ettore al suo cocchio, lo trascinò intorno alle mura di Troia, prima di ritornare al suo accampamento per dare sepoltura a Patroclo. Quando Priamo giunse a supplicare che gli fosse restituito il corpo del figlio, Achille accolse il vecchio re e padre del suo nemico, con cortesia e rispetto e, mettendo da parte tutto il suo astio restituì il corpo dando ordini ai suoi guerrieri che venissero accordati gli onori dovuti ad un coraggioso guerriero. Priamo viene ad implorare Achille a rendergli il corpo del figlio Ettore, che si vede sul pavimento.

    Priamo, distrutto dal dolore, prese il corpo del suo primogenito e lo riportò a Troia, dove attendevano Andromaca, ed Ecuba, rispettivamente moglie e madre di Ettore.La personalità di Ettore, è una delle più sottolineate nell’Iliade. Era il primo tra i Troiani, dotato di inusuali virtù. Omero ha reso immortale nei secoli, una sua dichiarazione patriottica. Quando ai segni dell’ oracolo, gli auspici, non prevedevano una buona fine della battaglia, Ettore disse: “Augurio ottimo e solo, è il pugnar per la Patria” (Iliade, XII, 301).Vale la pena notare la presenza, durante la Guerra di Troia, di due eroi dallo stesso nome, Aiace: Aiace della Locride e Aiace Telamonio. Aiace della Locride era a capo dei Locri, che vantavano quaranta navi. Era basso di statura (Aiace Minore), al confronto dell’altro, lottò in tutte le battaglie dell’Iliade, ma era considerato empio e sacrilego. Durante la caduta di Troia, violò il santuario di Atena, oltraggiando Cassandra, la figlia di Priamo. Gli dèi lo punirono con la morte durante il viaggio di ritorno. Aiace Telamonio, il figlio di Telamone il “Grande Aiace”, era anche nipote di Priamo (la madre dell’eroe era la sorella di Priamo). Era il re di Salamina ed era alla guida di dodici navi. Era bello, giudizioso e robusto; il più forte dopo Achille. Viene descritto come pio, uomo di poche parole e di ottimo carattere. Da Achille apprese il meglio, in termini di sensibilità, amore per la musica e gentilezza; perchè Aiace era solo un guerriero. Nella competizione organizzata da Achille, lui ed Ulisse competettero nel tiro. Il Fato decretò che Aiace dovesse morire per sue stesse mani dopo essere stato preso da un attacco di follia. Secondo altri, venne ucciso. I grandi tragedi Sofocle ed Eschilo narrarono gli eventi della sua vita turbolenta, nelle tragedie che scrissero, entrambe intitolate Aiace.

    LA GUERRA DI TROIA ? terza parte | Thule Italia
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    Predefinito Re: La guerra di troia

    Vale la pena notare la presenza, durante la Guerra di Troia, di due eroi dallo stesso nome, Aiace: Aiace della Locride e Aiace Telamonio. Aiace della Locride era a capo dei Locri, che vantavano quaranta navi. Era basso di statura (Aiace Minore), al confronto dell’altro, lottò in tutte le battaglie dell’Iliade, ma era considerato empio e sacrilego. Durante la caduta di Troia, violò il santuario di Atena, oltraggiando Cassandra, la figlia di Priamo. Gli dèi lo punirono con la morte durante il viaggio di ritorno. Aiace Telamonio, il figlio di Telamone il “Grande Aiace”, era anche nipote di Priamo (la madre dell’eroe era la sorella di Priamo). Era il re di Salamina ed era alla guida di dodici navi. Era bello, giudizioso e robusto; il più forte dopo Achille. Viene descritto come pio, uomo di poche parole e di ottimo carattere. Da Achille apprese il meglio, in termini di sensibilità, amore per la musica e gentilezza; perchè Aiace era solo un guerriero. Nella competizione organizzata da Achille, lui ed Ulisse competettero nel tiro. Il Fato decretò che Aiace dovesse morire per sue stesse mani dopo essere stato preso da un attacco di follia. Secondo altri, venne ucciso. I grandi tragedi Sofocle ed Eschilo narrarono gli eventi della sua vita turbolenta, nelle tragedie che scrissero, entrambe intitolate Aiace.Achille ferito, tenta di togliersi la fatale freccia dal tallone. (Statua moderna dal giardino reale di Corfù).

    La morte di AchilleLa guerra continuava sotto le mura di Troia, ed il terribile Achille incuteva paura ai Troiani. Batté in duello Pantesilea, regina delle Amazzoni, e divenne triste quando vide che il velo della morte stava coprendo il suo bel viso. Vi fu anche un duello con Memnone, figlio di lo; ed un breve momento d’amore con Polissena, figlia di Priamo.Il coraggio e l’eroismo di Achille non ebbero rivali durante tutta la guerra, ma alla fine, il fato si doveva compiere. Achille, alla testa delle sue truppe, respinse i Troiani fino sotto le mura di Troia, quindi Paride, seguendo le istruzioni ricevute da Apollo, scagliò la freccia mortale nell’unico punto vulnerabile dell’eroe: il tallone. Achille cadde, ed una sanguinosa battaglia si svolse sul suo corpo per appropriarsi delle armi. Alla fine, Ulisse ed Aiace riuscirono a trasportarne il corpo fuori dalla mischia e si diressero verso il campo; ad un certo punto, Glauco, il nipote di Bellerofonte, tentò di trascinare via il corpo di Achille, ma venne ucciso da Aiace. Tetide e le Nereidi si presero cura della cerimonia funebre. Il lutto per la morte di Achille durò diciassette giorni. Il corpo venne cosparso di olio aromatico e profumi, ed Atena vi aggiunse l’ambrosia per evitarne la decomposizione. (In altre versioni, il corpo venne imbalsamato). Nel diciottesimo giorno venne preparato il rogo, ed i resti dell’eroe furono cremati. Venne approntata una magnifica tomba e le ceneri di Achille furono riposte, insieme a quelle del suo carissimo amico Patroclo, in un vaso d’oro.Secoli dopo, un altro eroe, Alessandro il Grande, che fece di Achille il suo modello, andò a sacrificare sulla sua tomba, dopo avervi deposto una corona in segno di devozione.Paride non gustò a lungo il frutto della sua impresa. La morte giunse per mano di Filottete, che con questo gesto vendicò la morte di Achille e l’insulto, che avevano subito i Greci, con il rapimento di Elena.Quando Alessandro il Grande, insieme ai Greci, si accinse a partire per la conquista dell’Asia, non disdegnò di rendere omaggio al suo idolo. Fin da bambino, con in mano una spada di legno, Alessandro giocava sempre ad essere Achille, inginocchiandosi alla sua tomba, dichiarò il suo desiderio segreto, di essere uguale a lui. “Come t’invidio, figlio di Peleo, premiato dalle lodi di Omero”.Dettaglio del Cavallo di Troia, da un’anfora a rilievo. (670 a.C. ca., Micono, Museo Archeologico).

    Diomede di Etolia, che si distinse tra gli Achei, incontrò il Troiano Glauco. “Chi sei?” Chiese Diomede. “Non ti conosco, ma ti batterò “. “lo sono Glauco e mio nonno fu il rinomato Bel lerof onte, un uomo forte e potente”. “Se cosi è, tu sei un amico”. Rispose Diomede. “Tuo nonno venne al palazzo di mio zio Oeneus, venne ricevuto da ospite poi divennero amici, scambiandosi doni”. I due antagonisti si strinsero la mano, si scambiarono le armi, come tra amici, e dopo poco ripresero le rispettive posizioni nella battaglia.
    Quando Laocoonte scoprì che il cavallo era cavo, Atena gli inviò due serpenti che lo avvolsero tra le loro spire, insieme ai suoi figli, stritolandoli. (Gruppo di Lacoonte, I sec. a.C, Roma, Vaticano).

    La caduta di Troia – Il Cavallo di TroiaDopo la morte di Achille, gli assedianti vennero spinti a trovare il modo di porre fine alla guerra. Erano già passati dieci anni e le truppe cominciavano ad essere stanche; il loro coraggio non era più quello di una volta. E per l’astuto Ulisse, re di Itaca, la città sarebbe caduta solo con un tranello. Quindi mise in opera ciò che aveva nella mente, e fece costruire un enorme cavallo di legno, vuoto all’interno. Quando l’opera venne terminata, Ulisse ed altri otto guerrieri entrarono nello stomaco del cavallo attraverso un passaggio nascosto. Il cavallo fu lasciato fuori dal campo Greco, in un posto ben visibile dalle mura Troiane, mentre il grosso delle truppe, lasciati gli accampamenti e bruciate le tende, si apprestò a salpare con le proprie navi. Non andarono troppo lontano, si nascosero dietro l’isola di Tenedo, facendo credere ai Troiani di aver tolto l’assedio. I Troiani, dal canto loro, assistendo alla ritirata dei Greci, non credevano ai loro occhi, poi videro il cavallo di legno e vi si avvicinarono con sospetto. Poi lo spinsero verso le mura della città, il cavallo portava un’iscrizione nella quale si diceva che era dedicato dai Greci alla dea Atena. Cassandra, figlia di Priamo, aveva, ma invano, profetizzato che il cavallo sarebbe stato infausto per i Troiani, nessuno era preparato ad ascoltarla, Laocoonte, sacerdote di Apollo, scagliò la sua lancia che colpì il cavallo allo stomaco con un sordo rimbombo; anch’egli provò a persuadere i Troiani a non credere agli Achei. Mentre parlava, la dea Atena inviò due enormi serpenti marini che soffocarono Laocoonte ed i suoi figli. I Troiani interpretarono questo segno come un avvertimento della dea che li avrebbe puniti se non avessero accettato il dono e lo portarono all’interno della città. Non appena la città si addormentò , Ulisse e gli altri uscirono dal cavallo ed aprirono le porte della città ai Greci che, nel frattempo avevano fatto ritorno a terra ed avevano scagliato l’attacco in forze. Era ormai troppo tardi quando i Troiani capirono cosa stesse accadendo. Nel mezzo del massacro e della distruzione, Ulisse uccise Priamo sull’altare di Zeus, la città venne saccheggiata e incendiata e, mentre si alzavano le fiamme, Menelao frugava il palazzo reale alla ricerca della moglie che era stata la causa della guerra. Quella stessa notte, Menelao uccise anche Deifobo, fratello di Paride che sposò Elena dopo la morte di quest’ultimo. Spada nella mano, entrò nelle stanze di Elena, che non si aspettava altro che la morte per mano del marito tradito.Elena mise a nudo il petto per accogliere la spada che l’avrebbe uccisa, ma la spada di Menelao non penetrò in quelle morbide carni, ed un bacio suggellò la nuova unione della coppia. Menelao la ripotò via con sé, ed ancora una volta questa donna fatale, per la quale venne combattuta una guerra che scioccò tutto il mondo allora conosciuto, ne uscì vincitrice.
    Tros, l’eroe che diede il suo nome al popolo di Troia, era figlio di Aristonio, nipote di Dardano, e di Astioche. Sposò Calliroe ed ebbe una figlia chiamata Cleopatra (Cleopatra è un nome Greco), e tre figli; Ilo, il fondatore di Troia, Assaraco, e Ganimede, amato da Zeus.Enea, il figlio di Anchise e di Afrodite era un eroe Troiano, il migliore dopo Ettore, e prese parte a tutte le battaglie più importanti. La pietà di Enea è proverbiale. Quando gli Achei presero Troia, autorizzarono Enea, per il suo coraggio, a scegliere tra le sue cose, una sola cosa da portare con sé lasciando la città. I vincitori restarono increduli vedendo Enea prendere la statua del suo dio, e gli consentirono di prenderne ancora una. Egli, quindi si issò sulle spalle, poiché non poteva più camminare, il vecchio padre Anchise. Gli Achei, commossi dal gesto di questo pio eroe, gli consentirono di prendere con sé tutto ciò che gli apparteneva. Il mito prosegue dicendo che Enea giunse in Italia, dove fondò Roma, o che egli visse nel luogo ove più tardi, i discendenti di Romolo la fondarono.Oreste uccide l’amante di sua madre per vendicare l’assassinio del padre (Anfora a figure nere, Londra, British Museum).

    Il ritorno degli eroiElio, com’era anche conosciuta l’acropoli di Troia, cadde per l’astuzia di Ulisse, proprio come avevano deciso gli dèi. Gli eroi sopravvissuti alla guerra, si prepararono per il ritorno a casa. Menelao ed Elena fecero ritorno al loro palazzo a Sparta, dove dieci anni più tardi, accolsero Telemaco, figlio di Ulisse, andato a chiedere notizie circa il ritorno del padre. Era trascorso un intero decennio ed Ulisse non era ancora ritornato ad Itaca. Agamennone, comandante in capo delle forze Greche, andò incontro alla sua sanguinosa morte. La maledizione degli Atridi che si abbatté così pesantemente e così a lungo sulla famiglia reale; ora lo colpì con tutta la sua forza: Agamennone fu ucciso, nella vasca da bagno, dalla moglie Clitennestra, aiutata da Egisto, con il quale aveva una relazione; a sua volta, Clitennestra ed il suo amante Egisto furono uccisi da Oreste, figlio di Agamennone e Clitennestra. Aiace, re della Locride, incontrò la morte nel naufragio della nave che lo riaccompagnava a casa, mentre Diomede e Idomeneo trascorsero molti anni in esilio in Sud Italia. Pochi eroi riuscirono a restare in vita, e tra essi, il saggio re Nestore, che fece ritorno a Pilo e regnò in pace per il resto della sua vita.Oreste, esortato da Elettra, uccide sua madre Clitennestra. (Lamina in bronzo, 570 a.C. ca., Olimpia, Museo Archeologica).

    Cosa accadde all’uomo che riuscì a far cadere Troia, all’astuto Ulisse? Sfortunatamente per lui, gli dèi avevano determinato uno strano fato e solo alla fine avrebbe potuto far ritorno a casa, alla sua famiglia, al suo regno, dopo molte avventure e dopo aver rischiato la vita innumerevoli volte; tramandateci da Omero, nella sua superba “Odissea”.La tragica figura di Cassandra, figlia di Priamo, seguì il volere del fato anche dopo la guerra. Venne data come preda ad Agamennone, al quale partorì due gemelli. Quando Agamennone ritornò a Micene, la prese con sé facendo cresere la gelosia di Clitennestra, che li uccise entrambi.Oreste ricevette l’ordine da Apollo di vendicare il padre uccidendo Clitennestra ed Egisto. Secondo Sofocle, fu sua sorella Elettra ad esortarlo alla vendetta ed Apollo gli diede la sua approvazione. Prima di giungere ad Argo, lo stesso Oreste sparse la notizia della sua morte. Quindi, non avendo più nulla da temere, Clitennestra chiamò Egisto al palazzo, ed Oreste potette cosi uccidere prima lo zio e poi la madre.Ulisse e Diomede, mostrati in una specie di cartoni animati, saltano addosso alla spia Troiana Dolone. (Cratere Luciano 380 a.C, Londra, British Museum).
    LA GUERRA DI TROIA ? quarta e ultima parte | Thule Italia
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 

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