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    Predefinito Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    "Io arrivai ai confini della morte, posai il piede sulla soglia di Proserpina, e poi tornai
    indietro passando attraverso tutti gli elementi: nella notte vidi risplendere il chiaro
    fulgore del sole; mi avvicinai agli dèi inferi e a quelli del cielo, e li adorai da vicino."

    (Apuleio, Metamorfosi, XI, 23)




    I Misteri dell'antichità classica erano culti iniziatici che miravano ad assicurare agli adepti un più diretto contatto col divino attraverso un'esperienza mistica indimenticabile, capace di trasfigurare la loro esistenza. L' iniziazione ai Misteri era una pratica segreta parallela ai culti ufficiali che offriva, prima di Cristo, consolanti prospettive di salvezza e rinascita. Questi riti entrarono nella storia dell'uomo a partire dal VII secolo a.C. e, con l'eccezione dei culti mitraici, erano aperti anche alle donne, che nella comunanza misterica trovavano uno specifico e rispettato ruolo.

    I misteri più famosi del mondo greco erano i Misteri eleusini, legati al culto di Demetra e Kore. Accanto a questi, sono da ricordare quelli legati al culto di Dioniso, sfociati poi nell'Orfismo, i misteri dei Cabiri in Samotracia, quelli di Zeus Ideo a Creta e di Ecate ad Egina. Nel sincretismo religioso tipico dell'età ellenistica, e più tardi romana, ebbero notevole importanza le religioni misteriche di origine orientale: i culti di Cibele e Attis , di Iside e Osiride e i Misteri di Mitra.

    I culti misterici erano contraddistinti da elementi comuni, il più importante dei quali era la segretezza: l'accesso era vincolato a una cerimonia di iniziazione, rito indispensabile alla piena partecipazione al culto. Non era lecito conoscere i segreti della divinità prima dell'iniziazione e, in seguito, non era permesso rivelare ai profani quanto si era visto e appreso (e proprio questo vincolo al silenzio ha fatto sì che giungessero fino a noi solo notizie incerte e frammentarie). L'iniziazione avveniva per gradi, con accesso allo stadio superiore solo dopo aver superato quello precedente, e culminava nella solenne celebrazione notturna in cui l'adepto realizzava l'unione con la divinità. I culti avevano inoltre in comune l'aspetto rituale delle cerimonie che consistevano in esperienze individuali e collettive, con danze, invocazioni, penitenze, abluzioni purificatrici, digiuni, esibizione di oggetti sacri e preghiere.

    Un'altra componente di alcuni riti era, secondo alcuni studiosi, l'uso di allucinogeni, finalizzato a favorire l'estasi mistica. Tuttavia non tutti sono d'accordo con questa ipotesi, e neppure esiste un'uniformità di vedute sul tipo di sostanza psicotropa eventualmente assunta dai partecipanti ai misteri. Frequente era anche il riferimento all'agricoltura, con il parallelismo simbolico alle vicende naturali di morte e rinascita, tipiche “stazioni” di ogni iniziazione. Le pratiche specifiche che ogni culto osservava, invece, erano diverse: dalle danze orgiastiche ed estatiche dei Misteri dionisiaci, il cui effetto era accresciuto dal digiuno o da sforzi fisici prolungati, ai riti sanguinosi che prevedevano l'evirazione dei sacerdoti e cerimonie di possessione nel culto di Cibele.

    L'aspetto più visibile delle celebrazioni misteriche era legato al piano emozionale, poiché con tali cerimonie si intendeva provocare un'esperienza che rimanesse indelebile nella mente di chi vi si accostava. L'azione sconvolgente sulla psiche dell'adepto era in gran parte dovuta al carattere duplice dell'esperienza misterica, alla continua alternanza di gioia e paura. Buona parte dei rituali utilizzati nelle iniziazioni erano infatti volti a suscitare turbamento e anche vero e proprio terrore, con il fine di rendere il più intenso possibile il sollievo che seguiva a queste prove. In tal modo, il contrasto tra l'esperienza sconvolgente e la conclusione rasserenante rappresentava simbolicamente la rinascita dell'anima e l'iniziato, grazie a questo passaggio dalle tenebre alla luce, avvertiva con più forza il valore salvifico dell'esperienza cui si era sottoposto.

    Ma il rito di iniziazione non consisteva in una pura e semplice esperienza emozionale: numerose fonti testimoniano il compiersi di una vera e propria forma di “trasmissione”. Più problematico è determinare quale fosse l'effettivo contenuto di tale trasmissione: le fonti sono abbastanza unanimi nell'affermare che alla base dei misteri stesse uno hieròs lògos, un racconto sacro, nel quale venivano narrati particolari aspetti del mito legato alla divinità tutelare o erano enunciate caratteristiche della divinità stessa che sfuggivano alla conoscenza dei profani.



    Urna Lovatelli - I sec. d.C.
    Roma Museo Nazionale Romano

    L'urna è ornata da un bassorilievo che ha per oggetto l'iniziazione
    di un uomo - probabilmente Ercole - ai Misteri Eleusini.
    Ultima modifica di Silvia; 17-02-13 alle 16:36

  2. #2
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    MISTERI ELEUSINI: LA SPERANZA DELLA VITA DOPO LA MORTE






    "Felice colui, tra gli uomini viventi sulla terra, che ha visto queste cose!
    Chi invece non è stato iniziato ai sacri misteri, chi non ha avuto questa sorte non
    avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù."

    (Inno a Demetra, vv. 480-483)


    Così recita l'Inno attribuito a Omero. I Misteri cui si allude sono quelli di Eleusi, celebrati ogni anno nell'antica Grecia in onore di Demetra e di sua figlia Persefone, detta anche Kore. Il più antico culto, strettamente eleusino, era di carattere agrario, mentre quello eleusino-ateniese era di carattere misteriosofico. La prospettiva di ottenere ricompense terrene e spirituali grazie alla celebrazione della divinità, e la ricerca del vero significato dell'esistenza, spingevano gli adepti verso un cambiamento interiore, rappresentato da un rito di iniziazione con un simbolico passaggio dall'oscurità alla luce. Gli iniziati non ricevevano insegnamenti, ma avevano accesso a un'esperienza del divino che cambiava la loro coscienza, e tornavano a vivere la loro vita liberi dal timore della morte.
    I Misteri di Eleusi erano diversificati in almeno due riti, che si svolgevano in distinti momenti dell'anno. Il neofita doveva prima partecipare ai Piccoli Misteri che si tenevano durante il mese di Anthesterion (febbraio-marzo) ad Agrai. Duravano tre giorni e, attraverso purificazioni, digiuni, divieti sessuali e sacrifici, preparavano ai Grandi Misteri che si celebravano nel mese di Boedromion (settembre-ottobre) ad Eleusi e proseguivano per nove giorni.

    Il primo giorno, i sacerdoti trasferivano gli oggetti sacri da Eleusi all'Eleusinion di Atene, un santuario ai piedi dell'acropoli. Si proseguiva con la purificazione sulle rive del mare, dove ogni iniziato (mystes) sacrificava un maialino e se ne cibava. Da questo momento era imposto il digiuno. Dopo due giorni di meditazione, aveva inizio la seconda fase dei Mysteria con la grande processione da Atene ad Eleusi, lungo la Via Sacra. Ogni tappa del percorso si rifaceva al mito.[*] Veniva quindi attraversato il ponte sul fiume Kephysios, che divideva il territorio di Atene da quello di Eleusi: simbolicamente il passaggio dalla terra dei vivi a quella dei morti.

    Giunta la sera del 19, aveva luogo l'iniziazione di primo grado, in cui si riproponeva il dramma di Demetra e Persefone[*], con il dadouchos, il portatore della fiaccola, che impersonava la dea e la sua disperazione per la perdita della figlia, mentre gli iniziati correvano dietro di lui, agitando le fiaccole intorno al Pozzo Sacro.
    La rappresentazione terminava con l'assunzione del kykeon, il ciceone, una bevanda composta (secondo l'Inno omerico) di acqua, farina d'orzo e foglie di menta. Ma nella vasta (seppur incerta) letteratura sui Misteri Eleusini, il ciceone è stato spesso considerato una bevanda allucinogena. Wasson, Hofmann e Ruck ("Alla scoperta dei misteri eleusini" - ed. Apogeo) hanno ipotizzato la presenza dell'ergot, un fungo parassita dei cereali che ha proprietà lisergiche e avrebbe potuto provocare la "visione". Inoltre, molte fonti parlano di sudorazione fredda, nausea, ansia, vertigini, tremori: tutti effetti ascrivibili a tale sostanza.


    Kernos, recipiente rituale
    usato per la preparazione del ciceone



    Il rito notturno aveva luogo nel Telesterion, edificio principale del complesso, e prevedeva due gradi di iniziazione: il primo era di iniziazione vera e propria (myesis); il secondo, l'epopteia (visione), era di carattere contemplativo. Gli iniziati dovevano pronunciare una formula che consentiva loro l'accesso al rituale. Secondo Clemente di Alessandria, era questa:

    "Ho digiunato; ho bevuto il ciceone; ho preso dalla cista, dopo aver maneggiato ho riposto nel, e dal kalathos nella cista". Cista e kalathos erano i cesti di vimini che contenevano i sacri oggetti (hierà) del rito, oggetti mantenuti segreti ai profani e per noi ancora misteriosi. Era vietato nominare l'oggetto che passava dalla cista al kalathos che, secondo Teodoreto di Ciro, era una riproduzione dell'organo sessuale femminile.

    Dopo un intervallo di almeno un anno, avveniva il completamento dei Grandi Misteri con l'iniziazione di secondo grado, l'epopteia, destinata a pochi eletti, che consisteva soprattutto in un viaggio rituale dall'oscurità più paurosa alla luce più abbagliante (con sepoltura simbolica - "Sia interrato come i morti, vivo! Vivo venga interrato come i morti!" - e successiva visione della luce). Gli iniziati attendevano poi in sacro silenzio lo hieros gamos, e cioè l'unione sacra tra Demetra e Zeus, nelle persone di una sacerdotessa e dello ierofante. Questa unione era probabilmente rappresentata in forma simbolica, ma non si esclude che avvenisse realmente. Quindi lo ierofante tornava con una spiga nella mano, che stava ad indicare il Figlio di quell'unione, la nascita di una nuova vita, ossia la rinascita dell'iniziato.

    Nonostante i Padri della Chiesa abbiano insistito sull'aspetto orgiastico dei misteri, è stato proprio Ippolito a ricordare che … gli Ateniesi, nell'iniziazione di Eleusi, mostrano a coloro che sono ammessi al grado supremo il grande e mirabile e perfettissimo mistero visionario di là: la spiga di grano mietuta in silenzio. E ancora... Lo ierofante in persona […] che si è reso impotente con la cicuta e si è staccato da ogni generazione carnale, di notte a Eleusi, in mezzo alla luce delle fiaccole, nel compiere il rituale dei grandi e ineffabili misteri, grida e urla proclamando: "Brimò Signora ha generato il sacro fanciullo Brimós […]". (Ippolito, Confutazione di tutte le eresie 5, 8, 39-40)

    Al di là dell'evidente denigrazione di Ippolito, si ottengono dati importanti: la spiga è simbolo di vita e fecondità, e viene generata da un'unione sacra (forse solo simbolica). La spiga mostrata ai devoti è veramente una rivelazione e un pegno della dea, che per prima aveva donato questi frutti all'umanità. Di più: si tratta di un'epifania della stessa Persefone, del suo mitico primo ritorno, dopo la discesa nel regno dei morti, sotto forma di grano. Tutto il rituale precedente del digiuno, della pozione di ciceone e così via, aveva ravvicinato così tanto l'iniziato alla dea da trasformarlo in suo adepto. Egli, in un certo senso, entrava a far parte del sacro mito proprio nel momento portentoso in cui questo diventava realtà.




    Non sappiamo con certezza cosa altro vedesse l'iniziato: oltre alla spiga di grano, che sembra comparire in tutte le fonti, si parla anche di pane benedetto e di simboli sessuali stilizzati. Il rito è rimasto inviolato, e non abbiamo che interpretazioni e supposizioni, ma sappiamo che le cose mostrate operavano in lui una reale trasformazione e che l'epopteia era un'esperienza che non avrebbe mai scordato. L'idea che la contemplazione fosse la dimensione dominante dei Misteri, ci fa capire quanto essi non fossero un insegnamento, ma piuttosto la rivelazione di un qualcosa che era "visto".

    Commenta Hofmann : "Non è mai stato possìbile sollevare nel corso dei millenni il velo arcano frapposto dalla severa regola della segretezza. Possiamo solo farci un'idea delle caratteristiche e del significato spirituale che l'insegnamento eleusino rivestiva per ogni singolo individuo sulla base delle testimonianze dei grandi iniziati. A Eleusi non veniva annunciata una vera e propria nuova religione rivolta a una cerchia ristretta, poiché gli iniziati, una volta ritornati dai Misteri nei loro luoghi nativi, rimanevano fedeli al culto della religione locale. Doveva trattarsi piuttosto di rivelazioni circa la natura dell'esistenza umana, circa il significato della vita e della morte che gli iniziati là ricevevano. Siamo a conoscenza delle preghiere che i mistici, gli iniziati, rivolgevano alla dea della memoria, Mnemosyne, affinchè questa potesse risvegliare e mantenere vivo il ricordo della sacra visione, che una volta impresso nelle loro vite avrebbe potuto trasformarle radicalmente. La partecipazione ai Misteri rappresentava un'esperienza il cui carattere straordinario era da ricercarsi in una modificazione nell'anima dell'iniziato piuttosto che in un evento esteriore". (A. Hofmann, I Misteri di Eleusi, Viterbo 1955)





    [*] Il mito: Demetra ebbe, dal rapporto incestuoso con il fratello Zeus, la figlia Persefone (Kore, fanciulla), che fu poi, con il consenso del padre, rapita da Plutone. Demetra la cercò invano tra i vivi e solo l'indicazione di Elio le consentì, dopo dieci giorni di inutili indagini, di scoprire la trama. A quel punto Demetra decise di abbandonare l'Olimpo e di rifugiarsi a Eleusi, da dove scagliò la propria maledizione sulla terra, rendendola infeconda. Fu allora che Zeus mosse Ermes al fine di recuperare la figlia, diventata intanto con la violenza sposa di Plutone: l'ordine di Zeus fu rispettato, ma un chicco di melagrana, dato furtivamente da mangiare alla fanciulla al momento dell'abbandono, finì per legare eternamente Persefone al mondo infero: ella potrà trascorrere i due terzi dell'anno con la madre, per poi fare ritorno, per il rimanente terzo, dallo sposo infernale.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    I Misteri Eleusini | Giorgio Samorini Network




    Bassorilievo di Farsalo. Museo del Louvre, Parigi

  4. #4
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    «Beato chi ha il demone amico, e, iniziato ai misteri,
    ne ha parte e fa pura la vita, che nell'anima è uno col tìaso,
    quando celebra sui monti il santo rito che monda, la festa
    del Baccanale, colui che rende onore a Dioniso.»

    (Euripide, Baccanti, 72-82)


    I MISTERI DIONISIACI


    Dioniso - mosaico del IV secolo a.C.
    Museo archeologico di Pella


    Dioniso, dio della vegetazione e della fertilità, dell'uva e del vino, copriva spazi che gli altri dei lasciavano liberi: ebbro e folle egli stesso, amava il travestimento, il delirio, l'esaltazione parossistica, l'estasi mistica. Sconvolgeva leggi, gerarchie sociali e costumi. Il corteo di Dioniso, il cosiddetto tìaso, era formato essenzialmente da donne, le cosiddette menadi. Il menadismo rappresentava una vera e propria cultura della follia contrapposta alla razionalità, qualità che il mondo ellenico considerava preminentemente maschile.

    Le feste dionisiache erano strettamente connesse ai periodi stagionali: l’autunno e la primavera di fatto rappresentavano il ciclo della vita e della morte. Queste feste (falloforie) facevano di Dioniso una divinità legata soprattutto alla procreazione: un simbolo rituale per eccellenza era costituito dal liknon, una cesta per frutta all'interno della quale si trovava un fallo avvolto in stoffa. Era anche un canestro usato per smuovere il grano e che si diceva fosse stato utilizzato per contenere Dioniso fanciullo.

    Le epifanie animali di Dioniso erano il serpente e il toro, simbolo quest'ultimo, della natura furente, dell'incoercibilità della vita istintiva, tutt'uno con l'estasi mistica delle menadi durante i riti orgiastici. Le menadi vestivano con pelli di animale, gli uomini si abbigliavano come satiri: insieme si abbandonavano al ritmo selvaggio e ossessivo del ditirambo (eseguito dal flauto e dal tamburo), incitandosi reciprocamente al grido di evoè evoè. Satiri e baccanti entravano così in uno stato di possessione divina che gli antichi chiamavano enthousiasmos. La danza aveva un ruolo importantissimo nel raggiungimento dell'estasi dionisiaca: doveva essere il più possibile disarticolata e sconnessa, fuori dalle regole, liberatoria. Per questo le menadi camminavano su una gamba sola (askoliasmòs) e si munivano di tirso, una verga circondata da edera e appesantita a un'estremità con pigne, la cui unica funzione era quella di sbilanciare la danzatrice.

    Il culto era presieduto da un sacerdote chiamato falloforo e gli adepti, prima di essere ammessi alle pratiche misteriche, dovevano superare un periodo iniziatico. Scopo del rito era il temporaneo ritorno a una condizione quanto più possibile naturale, rito che spesso culminava in una cerimonia cruenta: le carni di un animale sacrificale venivano smembrate (sparagmos) e divorate crude (omophagia).

    «Pieno ha l'animo di dolcezza quando sui monti, avvolto dalla nèbride sacra, dalla corsa del tìaso il dio s'abbatte al suolo, mentre è in caccia del sangue del capro da uccidere, delizia del pasto crudo» (Euripide – Baccanti, 135-138). A partire dal VI sec., questa brutale procedura fu progressivamente sostituita con una rappresentazione simbolica. Dalla liturgia dionisiaca che accompagnava il sacrificio (quasi sempre un capro, tragos in greco), nacque la tragedia.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    Grazie!

  7. #7
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    Mircea Eliade

    DIONISO O LE BEATITUDINI RITROVATE


    Da Storia delle credenze e delle idee religiose, vol. I: Dall'età della pietra ai Misteri Eleusini
    (tr. it. Sansoni, Firenze 1979, 388-403)






    Epifanie ed occultamenti di un dio "nato due volte"
    Dopo più di un secolo di ricerche, Dioniso resta ancora un enigma. Per l'origine, la sua natura, e il tipo di esperienza religiosa cui dà l'avvio, si distingue dagli altri grandi dèi greci. Secondo il mito, è figlio di Zeus e di una principessa, Semele, figlia di Cadmo, re di Tebe. Mossa dalla gelosia, Era le tende un tranello -e Semele chiede a Zeus di poterlo contemplare nella sua vera forma di dio celeste. L'incauta viene incenerita, avendo partorito prima del tempo. Ma Zeus cuce il bambino nella sua coscia, e dopo qualche mese Dioniso viene al mondo. È proprio 'nato due volte'. Molti miti delle origini fanno derivare i fondatori di famiglie reali dall'unione tra dèi e donne mortali. Ma Dioniso è nato la seconda volta da Zeus, perciò lui è solo dio [1]. […]

    Qualunque sia la storia della penetrazione del culto dionisiaco in Grecia, i miti e i frammenti mitologici che alludono all'opposizione da esso incontrata hanno un significato più profondo: ci ragguagliano allo stesso tempo sull'esperienza religiosa dionisiaca e sulla struttura specifica del dio. Dioniso doveva incontrare resistenza e persecuzioni, perché l'esperienza religiosa da lui propugnata minacciava tutto uno stile d'esistenza e un universo di valori. Si trattava certo della supremazia insidiata della religione olimpica e delle sue istituzioni, ma l'opposizione tradiva anche un dramma più intimo, e che è del resto ampiamente attestato nella storia delle religioni: la resistenza contro ogni forma di esperienza religiosa assoluta, che si può effettuare solo negando il resto (qualunque nome gli si dia: equilibrio, personalità, coscienza, ragione, ecc.).
    Walter Otto ha colto molto bene la correlazione tra il tema della 'persecuzione' di Dioniso e la tipologia delle sue diverse epifanie. Dioniso è un dio che si mostra improvvisamente e che scompare poi in modo misterioso. Alle feste Agrionie di Cheronea, le donne lo cercavano invano, e ritornavano con la notizia che il dio era presso le Muse, che l'avevano nascosto (Otto, Dionysos, p. 79). Scompariva tuffandosi nel lago di Lerna o nel mare, e riappariva - come nella festa delle Antesterie - in una barca sui flutti.
    Queste epifanie e questi occultamenti periodici collocano Dioniso tra gli dèi della vegetazione [2]. In effetti egli mostra una certa affinità con la vita delle piante; l'edera e il pino sono quasi diventati suoi attributi, e le sue feste più popolari s'inseriscono nel calendario agricolo. Ma Dioniso è in rapporto con la totalità della vita, come mostrano le sue relazioni con l'acqua e i germi, il sangue o lo sperma, gli eccessi di vitalità che si manifestano nelle sue epifanie animali (toro, leone, capro) [3]. Le sue comparse e scomparse inattese riflettono in certo qual modo l'apparizione e l'occultamento della vita e della morte e, in ultima analisi, la loro unità. Non si tratta però di un'osservazione 'obiettiva' di questo fenomeno cosmico la cui banalità non poteva suscitare nessuna idea religiosa, né produrre alcun mito. Attraverso le sue epifanie e le sue occultazioni, Dioniso rivela il mistero e la sacralità dell'unione tra la vita e la morte. Rivelazione di natura religiosa, perché si realizza grazie alla presenza stessa del dio. Infatti queste apprizioni e scomparse non sono sempre in relazione con le stagioni: Dioniso si mostra durante l'inverno, e scompare nella stessa festività primaverile in cui si realizza la sua epifania più trionfale. […]

    L'arcaicità di alcune feste pubbliche
    A partire da Pisistrato, si celebravano ad Atene quattro feste in onore di Dioniso [4]. Le 'Dionisie campestri', che si svolgevano in dicembre, erano feste dei villaggi e consistevano nel portare in processione un fallo di grandi dimensioni con accompagnamento di canti. Cerimonia tipicamente arcaica e ampiamente diffusa in tutto il mondo, la falloforia ha certamente preceduto il culto di Dioniso. Molto di meno sappiamo invece sulle feste lenee, che si svolgevano in pieno inverno. Una citazione di Eraclito precisa che la parola Lenai e il verbo 'far le /i]Lenai[/i]' venivano usati come equivalenti di 'baccanti' e di 'fare la baccante'. Il dio era evocato mediante il /i]daduchos[/i].
    Le Antesterie erano celebrate approssimativamente in febbraio-marzo, e le 'Grandi Dionisie', d'istituzione più recente, in marzo-aprile. Tucidite (II, 15, 4) considerava le Antesterie la più antica festa in onore di Dioniso. Era anche la più importante. Il primo giorno si chiamava Pithoigia, apertura dei vasi d'argilla (pithoi) nei quali si conservava il vino dopo il raccolto autunnale. Si portavano i vasi al santuario di 'Dioniso della palude' per compiere le libagioni al dio, e in seguito si gustava il vino nuovo. Nel secondo giorno (Choes, le brocche) si svolgeva una gara di bevitori: erano forniti di una brocca che veniva riempita di vino e, al segnale, ne trangugiavano il contenuto il più velocemente possibile. Proprio come certe gare delle 'Dionisie campestri' (per esempio l'askoliasmos, in cui i giovani cercavano di mantenersi il più a lungo possibile in equilibrio su di un otre previamente oliato), anche questa competizione si articola nello scenario ben noto delle gare e dei giochi di ogni specie (sportivi, oratori, ecc.) che tende al rinnovamento della vita [5]. Ma l'euforia e l'ebbrezza anticipano in un certo qual modo la vita di un aldilà che non assomiglia più al triste mondo omerico.




    Lo stesso giorno delle Choes si formava un corteo che raffigurava l'arrivo del dio nella città. Poiché si riteneva venisse dal mare, il corteo comprendeva una barca trasportata su quattro ruote di carro, in cui si trovava Dioniso con un grappolo d'uva in mano e due satiri nudi che suonavano il flauto. La processione comprendeva parecchi personaggi probabilmente mascherati, e un toro sacrificale preceduto da un suonatore di flauto e da portatori di ghirlande che si dirigevano verso l'unico santuario aperto quel giorno, l'antico Limnaion. Là si svolgevano diverse cerimonie, a cui partecipavano la Basilimna, la 'Regina' cioè la moglie dell'Arconte-Re, e quattro dame di alto rango. A partire da questo momento, la Basilimna, erede delle antiche regine della città, era considerata la sposa di Dioniso. Saluva accanto a lui nel carro e un nuovo corteo, di tipo nuziale, si dirigeva verso il Boukoleion, l'antica residenza reale. Aristotele precisa (Cost. di Atene, 3, 5) che la ierogamia tra il dio e la regina si consumava nel Boukoleion (lett. 'stalla del bue') e la scelta di questo luogo indica che l'epifania taurina di Dioniso era ancora ben nota.
    Si è cercato di interpretare quest'unione in senso simbolico, o supponendo che il dio venisse personificato dall'Arconte. Ma W. Otto sottolinea giustamente l'importanza della testimonianza di Aristotele [6]. La Basilimna riceve il dio nella casa del suo sposo, l'erede dei re - e Dioniso si rivela in quanto re. È probabile che questa unione simboleggi il matrimonio del dio con la città nel suo complesso, con le conseguenze faste che si possono immaginare. Ma è un atto caratteristico di Dioniso, divinità dalle epifanie brutali, che richiede la proclamazione pubblica della sua supremazia. Non si conosce nessun altro culto greco in cui si ritiene che un dio si unisca con la regina.
    I tre giorni delle Antesterie, soprattutto il secondo, quello del trionfo di Dioniso, sono però giorni nefasti, perché segnati dal ritorno delle anime dei morti, e insieme a loro dei keres, portatori di influenze malefiche del mondo infero. A loro era consacrato l'ultimo giorno delle Antesterie. Si pregava per i morti, si preparavano le panspermie, poltiglie di diversi grani cereali che dovevano essere consumate prima del cader della notte. E, arrivata la notte, si gridava: «Fuori i keres. Finite le Antesterie!».[…]

    Abbiamo già ricordato il rapporto di Dioniso con le acque, l'umidità e la linfa vegetale. E dobbiamo anche segnalare i 'miracoli' che accompagnano le sue epifanie, o le annunciano: l'acqua che sgorga dalla roccia, i fiumi che si colmano di latte e miele. A Teos, nel giorno della sua festa, una sorgente fa sgorgare vino in abbondanza (Diodoro Siculo, III, 66, 2). A Elide, tre scodelle vuote, lasciate durante la notte in una camera sigillata, all'indomani vengono ritrovate piene di vino (Pausania, VI, 2, 6, 1-2). 'Miracoli' di questo tipo sono attestati anche altrove; il più famoso tra questi era quello delle 'vigne di un giorno', che fiorivano e rpoducevano uva in poche ore, 'miracolo' che avveniva in diversi luoghi, perché ne parlano parecchi autori [7].


    Euripide e le orge dionisiache
    Simili 'miracoli' sono specifici del culto sfrenato ed estatico di Dioniso che riflette l'elemento più originale, e probabilmente più antico, del dio. Nelle Baccanti di Euripide troviamo una testimonianza inestimabile di ciò che ha potuto rappresentare l'incontro tra il genio greco e il fenomeno delle orge dionisiache. Lo stesso Dioniso è il protagonista delle Baccanti, fatto senza precedenti nell'antico teatro greco. Offeso perché il suo culto era ancora ignorato in Grecia, Dioniso arriva dall'Asia con un gruppo di Menadi e si ferma a Tebe, città natale di sua madre. Le tre figlie del re Cadmo negano che la loro sorella, Semele, sia stata amata da Zeus e che abbia generato un Dio. Dioniso le rende 'folli' e le sue zie, con le altre donne di Tebe, corrono verso la montagna a celebrarvi riti orgiastici. Penteo, che era succeduto al trono a suo nonno Cadmo, aveva proibito il culto e, malgrado gli avvertimenti ricevuti, si ostinava nella sua intransigenza. Travestito da officiante del proprio culto, Dioniso è catturato e imprigionato da Penteo. Ma riesce miracolosamente a fuggire e persino a persuadere Penteo ad andare a spiare le donne durante le loro cerimonie orgiastiche. Le Menadi scoprono così Penteo e lo fanno a pezzi: sua madre Agave ne porta in trionfo la testa, credendo che si tratti della testa di un leone [8].



    Penteo viene squartato dalle Baccanti
    Casa dei Vettii, Pompei (I secolo d.C.)


    Qualunque fosse l'intento di Euripide nello scrivere le Baccanti, questo capolavoro della tragedia greca costituisce nello stesso tempo anche il documento più importante del culto dionisiaco, in cui il tema «resistenza, persecuzione e trionfo» trova la sua illustrazione più evidente [9]. Penteo si oppone a Dioniso perché è uno «straniero, un predicatore, un mago [...] dai bei boccoli biondi e profumati, guance di rosa, con negli occhi la grazia di Afrodite. Con il pretesto di insegnare le dolci e seducenti pratiche dell'evoé, corrompe le fanciulle» (233 ss). Le donne vengono incitate ad abbandonare la loro casa e a correre, la notte, per i monti, danzando al suono dei timpani e dei flauti. E Penteo teme soprattutto l'influenza del vino, perché «con le donne, se il liquor d'uva figura sulla mensa, non promette nulla di buono in queste devozioni» (260-262).
    Tuttavia non è il vino a provocare l'estasi delle baccanti. Un servo di Penteo, che le aveva sorprese all'alba sul Citerone, le descrive vestite di pelli di cerbiatto, coronate d'edera, cinte di serpenti, che recavano in braccio, allattandoli, cerbiatti o lupacchiotti selvatici (695 ss.). Abbondano i 'miracoli' tipicamente dionisiaci: le baccanti toccano la roccia con i loro tirsi e subito ne scaturisce l'acqua o ne sgorga il vino; grattano la terra e trovano polle di latte, mentre i tirsi cinti d'edera stillano gocce di miele (703 ss.) «Certo -continua il servo- se tu fossi stato là, questo dio che tu disprezzi, ti saresti convertito a lui, rivolgendogli le tue preghiere, dopo un tale spettacolo» (712-714).
    Inutile sottolineare la differenza tra questi riti notturni, sfrenati e selvaggi, e le feste dionisiache pubbliche, di cui abbiamo parlato prima. Euripide ci presenta un culto segreto, specifico dei Misteri. «Che cosa sono, secondo te, questi Misteri?» s'informa Penteo. E Dioniso risponde: «La loro segretezza vieta di comunicarli a coloro che non sono baccanti». «Qual è la loro utilità per coloro che li celebrano?» - «Non ti è lecito apprenderlo, ma sono cose degne di essere conosciute» (470-474).
    Il Mistero era costituito dalla partecipazione delle baccanti all'epifania totale di Dioniso. I riti vengono celebrati di notte, lontano dalla città, sui monti e nelle foreste. Attraverso il sacrificio della vittima per squartamento (sparagmos) e la consumazione della carne cruda (omofagia) si realizza la comunione con il dio, perché gli animali fatti a brani e divorati sono epifanie, o incarnazioni, di Dioniso. Tutte le altre esperienze - la forza fisica eccezionale, l'invulnerabilità al fuoco e alle armi, i 'prodigi' (l'acqua, il vino, il latte che scaturiscono dal suolo), la 'dimestichezza' con i serpenti e i piccoli delle bestie feroci - sono resi possibili dall'entusiasmo, dall'identificazione con il dio. L'estasi dionisiaca significa anzitutto il superamento della condizione umana, la scoperta della liberazione totale, il raggiungimento di una libertà e di una spontaneità inaccessibili ai mortali. Che tra queste libertà ci sia stata anche la liberazione dalle proibizioni, dalle regole e dalle convenzioni di tipo etico e sociale, sembra essere certo; e questo spiega in parte l'adesione massiccia delle donne [9]. L'esperienza dionisiaca però raggiungeva livelli più profondi. Le baccanti che divoravano le carni crude ritornavano a un comportamento rimosso da decine di migliaia di anni; sfrenatezze di questo tipo rivelavano una comunione con le forze vitali e cosmiche che si poteva interpretare soltanto come una possessione divina. E non stupisce che la possessione sia stata confusa con la 'follia', la mania. Dioniso stesso aveva conosciuto la 'follia', e la baccante si limitava a condividere le prove e la passione del dio, e questo era, in definitiva, uno dei mezzi più sicuri per comunicare con lui. […] Ciò che tuttavia contraddistingue Dioniso e il suo culto non sono le crisi psicopatiche, ma il fatto che esse fossero valorizzate in quanto esperienza religiosa: sia come una punizione sia come una grazia del dio [10]. […] L'esperienza era certamente indimenticabile, perché si partecipava alla spontaneità creatrice e alla libertà inebriante, alla forza sovrumana e all'invulnerabilità di Dioniso. La comunione con il dio faceva esplodere per un certo tempo la condizione umana, ma non giungeva affatto a cambiarla. Non ci sono allusioni all'immortalità nelle Baccanti, neppure in un'opera tardiva come le Dionisiache di Nonno.



    Rilievo con menadi danzanti
    rielaborazione neoattica da modelli di Kallimachos (fine del V sec. a.C.)
    Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco




    Quando i Greci riscoprirono la presenza del dio...
    Pare ormai assodato il carattere iniziatico e segreto dei tiasi privati (v. supra, le Baccanti 470-474) [11], benché almeno una parte delle cerimonie (per esempio le processioni) siano state pubbliche. È difficile precisare quando, e in quali circostanze, i riti segreti e iniziatici dionisiaci abbiano assunto la funzione specifica alle religioni dei Misteri. Eminenti studiosi quali Nilsson e Festugière contestano l'esistenza di un Mistero dionisiaco, perché mancano precisi riferimenti alla speranza escatologica. Ma si potrebbe obiettare che, soprattutto per il periodo antico, disponiamo di scarsissime conoscenze dei riti segreti, per non dire poi del loro significato esoterico (che senza dubbio esisteva, dato che i significati esoterici dei riti segreti sono attestati ovunque nel mondo, a tutti i livelli di cultura). Non si deve inoltre limitare la morfologia della speranza escatologica alle espressioni rese familiari dall'orfismo o dai Misteri dell'epoca ellenistica. L'occultamento e l'epifania di Dioniso, le sue discese agli Inferi (paragonabili a una morte seguita da risurrezione) e soprattutto il culto di Dioniso fanciullo [12], con riti celebranti il suo risveglio, indicano la volontà, e la speranza, di un rinnovamento spirituale. Il fanciullo divino è pregno, in tutto il mondo, di un simbolismo iniziatico relativo al mistero di una 'rinascita' d'ordine mistico. […] È vero che le Baccanti non parlano d'immortalità, ma la comunione, anche se provvisoria, con il dio non mancava di influire sulla condizione post mortem del bacchos. […]

    Più ancora degli altri dèi greci, Dioniso sorprende per la molteplicità e la novità delle sue epifanie, per la varietà delle sue trasformazioni. È in perenne movimento; penetra ovunque, in tutti i paesi, presso tutti i popoli, in tutte le religioni, pronto ad associarsi a divinità diverse, anzi perfino antagoniste (per esempio Demetra, Apollo). È, senza dubbio, l'unico dio greco che, rivelandosi sotto aspetti differenti, affascina e attrae tanto i contadini che le élites intellettuali, i politici e i contemplativi, gli orgiastici e gli asceti. L'ebbrezza, l'erotismo, la fertilità universale, ma anche le esperienze indimenticabili suscitate dal ritorno periodico dei morti, o dalla mania, dallo sprofondare nell'incoscienza animale o dall'estasi dell'enthousiasmos - tutti questi terrori e rivelazioni hanno un'unica origine: la presenza dei dio. La sua natura esprime l'unità paradossale della vita e della morte. Per questo, Dioniso costituisce un tipo di divinità radicalmente diverso dagli Olimpi. Era forse, tra tutti gli dèi, il più vicino agli uomini? In ogni caso ci si poteva avvicinare a lui, si giungeva a incorporarlo, e l'estasi della mania dimostrava che la condizione umana poteva essere oltrepassata.
    Questi rituali erano suscettibili di sviluppi inattesi. Il ditirambo, la tragedia, il dramma satirico sono, in modo più o meno diretto, creazioni dionisiache. È appassionante seguire la trasformazione di un rito collettivo, il dithyrambos, implicante la frenesia estatica, in spettacolo e infine in genere letterario [13]. Se, da un lato, certe liturgie pubbliche sono diventate spettacoli e hanno fatto di Dioniso il Dio del teatro, altri rituali invece, segreti e iniziatici, si sono evoluti in Misteri. Perlomeno indirettamente, l'orfismo è debitore alle tradizioni dionisiache. Più di tutti gli altri dèi olimpici, questo dio giovane non cesserà di gratificare i suoi fedeli con nuove epifanie, messaggi inattesi e speranze escatologiche.


    NOTE

    [1] Pindaro, fr. 85; Erodoto, II, 146; Euripide, Le Baccanti, 94 ss.; Apollodoro, Bibl., III, 4, 3, ecc.
    [2] Si è cercato di vedere in Dioniso un dio dell'albero, del 'grano' o della vite, e si è interpretato il mito del suo smembramento come un'illustrazione della 'passione' dei cereali o la preparazione del vino; già i mitografi citati da Diodoro, III, 62.
    [3] Cfr. i testi e i riferimenti discussi da W. Otto, pp. 162-164.
    [4] Il fatto che queste due feste portassero i nomi dei mesi corrispondenti -Lenaion e Antesterion- dimostra il loro arcaismo e il loro carattere panellenico.
    [5] Ricordiamo che si tratta di uno scenario estremamente arcaico e diffuso ovunque, uno dei principali retaggi della preistoria che svolge ancora un ruolo privilegiato in ogni forma di società.
    [6] Si tratta di un'unione completamente diversa da quella, per esempio, di Bel a Babilonia (la compagnia di una ierodula quando il dio si trovava nel tempio) o della sacerdotessa che doveva dormire nel tempio di Apollo a Patara, allo scopo di ricevere direttamente dal dio la saggezza che poi avrebbe rivelato attraverso l'oracolo; cfr. Otto, p. 84.
    [7] Sofocle, Tieste (fr. 234) e le altre fonti citate da Otto, p. 98 ss.
    [8] Si conoscono altri esempi di 'follia' provocata da Dioniso, quando non era riconosciuto come dio: ad esempio, le donne di Argo (Apollodoro, II, 2, 2; III, 5, 2); le figlie di Minia a Orcomeno, che dilaniarono e divorarono uno dei loro figli (Plutarco, Quaest. gr. XXXVIII, 299 e).
    [9] Tiresia difende però il dio: «Dioniso non obbliga le donne ad essere caste. La castità dipende dal carattere, e quella che è casta di natura parteciperà alle orge senza corrompersi» (Bacc., 314 ss.).
    [10] Ricordiamo che ciò che distingue uno sciamano da uno psicopatico è il fatto che egli riesce a guarirsi e finisce poi col disporre di una personalità più forte e più creativa del resto della comunità.
    [11] Ricordiamo che durente la festa delle Antesterie, certi riti erano effettuati unicamente dalle donne, nel segreto più rigoroso.
    [12] Il culto di Dioniso fanciullo era conosciuto in Beozia e a Creta, ma finì per diffondersi anche in Grecia.
    [13] Il ditirambo, «girotondo destinato, in occasione del sacrificio di una vittima, a produrre l'estasi collettiva con l'aiuto dei movimenti ritmici e di acclamazioni e grida rituali, si è potuto -proprio nel periodo (VII-VI secolo) in cui nel mondo greco si sviluppa la grande lirica corale- evolvere in genere letterario per l'accresciuta importanza delle parti cantate dall'[/i]exarchon[/i], per l'alternarsi di brani lirici su temi più o meno adattati alla circostanza e alla persona di Dioniso» (Jeanmaire, op. cit., p. 248 ss.).



  8. #8
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    Thread interessantissimo. Brava Silvia!

  9. #9
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    Volevo chiedere a Silvia, alla luce di questa sua disamina sui misteri, ogni santuario poteva avere dei suoi "misteri" ?

  10. #10
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    Predefinito Re: Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico

    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Volevo chiedere a Silvia, alla luce di questa sua disamina sui misteri, ogni santuario poteva avere dei suoi "misteri" ?
    Perché no? Però sinceramente mi sembra improbabile.

    I culti misterici non erano pienamente diffusi e istituzionalizzati, bensì praticati da gruppi ristretti di fedeli e si differenziavano dalla religione ufficiale delle singole comunità (anche se in genere non le si contrapponevano). E' invece documentata l'esistenza di cerimonie e feste riservate ai non iniziati in onore delle stesse divinità e negli stessi santuari, ma prive della segretezza che connotava il rito di iniziazione.


    X Ivan: grazie!

 

 
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