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  1. #961
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio


    Ognuno ha la sua Via.

    assolutamente d'accordo.

  2. #962
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    L'itaglia appoggia e foraggia..... solo le autodeterminazioni dei negretti....

    L’Italia stanzia fondi per l’auderminazione del popolo Saharawi
    L’Aula del Senato ha approvato la mozione presentata dal senatore Stefano Vaccari e firmata da tutti i gruppi presenti, tranne M5S, per chiedere che il governo assuma delle iniziative in favore del popolo saharawi e ne sostenga il diritto all’autodeterminazione.
    ”Il protrarsi del conflitto nel Sahara occidentale ha costretto all’esilio tanti saharawi – sottolinea Vaccari – mentre la popolazione che vive nei territori occupati dal Regno del Marocco continua ad essere vittima di violazioni dei diritti umani. Per questo chiediamo l’impegno italiano a mettere in pratica ogni iniziativa per giungere ad una soluzione condivisa e definitiva del conflitto nel Sahara occidentale, nell’ambito di quanto stabilito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
    Il testo prevede inoltre che l’Italia si attivi nelle opportune sedi internazionali, affinche’ il mandato della missione MINURSO venga aggiornato sulla base dei piu’ recenti analoghi modelli approvati dal Consiglio di sicurezza, che includono anche specifici compiti in materia di rispetto dei diritti umani. Fondamentale anche il passaggio sull’adozione di ogni iniziativa utile sul piano diplomatico, in raccordo con i partner europei e con le istituzioni comunitarie, volta a favorire l’effettivo riconoscimento della liberta’ di accesso e di circolazione in Sahara occidentale di osservatori internazionali indipendenti, della stampa e delle organizzazioni umanitarie.
    L?Italia stanzia fondi per l?auderminazione del popolo Saharawi | Imola Oggi

    Per la sinistra l’unico consenso buono è quello alla sinistra
    di Albertino
    Non ha solo rilanciato una sacrosanta battaglia di libertà: il referendum per l’indipendenza del Veneto ha avuto un altro merito. Ovvero svelare – anche se la cosa era già arcinota – l’inguaribile faziosità della stampa italiana e la doppia morale della sinistra. È infatti successo che dopo aver ufficializzato i numeri dellareferendum veneto 1 consultazione (secondo i promotori più o meno due milioni di cittadini hanno partecipato alla scelta “indipendenza sì-indipendenza no”) è partita la caccia al broglio e la corsa per svilire l’iniziativa. Aveva cominciato il Corriere della Sera, che con un articoletto di pochi giorni fa parlava di “referendum farsa in Veneto” e si sorprendeva che all’estero gli dessero credito, addirittura con ampi servizi e commenti. Poi, negli ultimi giorni, è venuto giù il mondo: furibondi per le cifre annunciate dai secessionisti, ecco che i segugi della carta stampata sono stati sguinzagliati per dimostrare che i dati erano gonfiati e che molti clic arrivavano addirittura dall’estero, Sudamerica compreso.
    A parte che se le forze in campo sono davvero così esigue, non si capisce come mai Roma non abbia la minima intenzione di concedere un referendum ufficiale (o meglio: si capisce benissimo il perché) è fastidioso che durante le primarie del Pd si assista sui mass media nazionali a un’incredibile esplosione di saliva e leccaculismo assortito, mentre se altre forze politiche riescono a mobilitare numeri importanti si grida subito alla farsa. Qualcuno ricorderà la catena umana del 15 settembre 1996 per proclamare l’indipendenza della Padania: chi vi partecipò sa benissimo che la mobilitazione fu massiccia e impressionante, ben più di quella riuscita a Gianfranco Fini che nello stesso giorno ideò una sfilata in piazza Duomo per omaggiare il tricolore. L’iniziativa leghista era spalmata su centinaia di chilometri, dal Piemonte alla laguna di Venezia, ma il giorno dopo il Corriere titolò: In piazza vince Fini. Pochissimi giornali ebbero il coraggio di scrivere la verità, ovvero che il sentimento secessionista s’era riversato in massa lungo il Po.
    Poi ci sono state le elezioni padane e il referendum per l’indipendenza della Padania: anche lì, le file ai gazebo erano numerosissime ma i giornalisti fecero a gara per votare più volte, per sfottere la mobilitazione, per ridimensionarla e dubitare delle cifre (che la Lega assicurava fossero nell’ordine di qualche milione). Avete notato uno sforzo simile nei confronti del Pd? Macché. Tutti ad applaudire le primarie democratiche, che in effetti sono una dimostrazione di coinvolgimento politico. Però, ecco, non è che chi vota alle primarie dei compagni è un fenomeno e chi opta per altre iniziative è un fesso. Per esempio, in pochi hanno notato che anche per le primarie Pd era possibile votare più volte (qualche giornalista l’ha pure fatto, scrivendolo, ma naturalmente la sua è stata un’iniziativa isolatissima e bollata come cafona dalla stampa intelligente). Non solo. In alcune zone erano emersi parecchi punti oscuri, con tessere in vendita e albanesi e altri extracomunitari iscritti all’ultimo minuto utile per recarsi ai seggi del partito. Non solo. In certe zone del Meridione s’era levato il fetore della grande criminalità organizzata. Nessuno, però, s’è permesso di sfottere il Pd o di ridimensionare i numeri delle sue primarie. Con i veneti sì. E per loro è un’altra importante medaglia al valore. Viva San Marco!
    Per la sinistra l?unico consenso buono è quello alla sinistra | L'intraprendente

    L'"inarrestabile" carro armato "fai-da-te" dei secessionisti veneti conquista i siti esteri
    Elysa Fazzino
    Colpisce all'estero l'artigianalità del carro armato "fai-da-te" dei secessionisti veneti. I media del mondo anglosassone, cultore del "do-it-yourself" (Diy), non si lasciano scappare le immagini del singolare veicolo corazzato ottenuto da un bulldozer Fiat.
    "Complotto per attaccare Venezia con un carro armato Diy", titola il Times di Londra, mettendo in evidenza una foto del blindato sequestrato dalla polizia. Secondo l'accusa, i separatisti veneti avrebbero voluto usarlo per "attaccare piazza San Marco".
    Nella breve cronaca, il Times ricorda il precedente del 1997, quando due degli arrestati, Luigi Faccia e Flavio Contin, usarono un carro armato "improvvisato" per assalire il campanile di San Marco e vi si barricarono per otto ore reclamando l'indipendenza del Veneto.
    Il cronista James Bone offre una chiave d'interpretazione: "La Serenissima è stata una potenza indipendente per mille anni prima che l'ultimo Doge fosse deposto da Napoleone, nel 1797".
    Il carro armato è protagonista anche del lancio dell'Associated Press, pubblicato sul sito del Guardian, che dà notizia degli arresti per il "presunto complotto per attaccare Venezia". Secondo le autorità, che hanno diffuso un filmato di questo "trattore modificato", il veicolo sarebbe stato usato a Venezia alla vigilia delle elezioni europee.
    Il blitz della polizia – continua l'Ap - fa seguito all'avvio di procedure formali, da parte di politici del Veneto, per l'indipendenza, "nonostante il divieto costituzionale".
    Ma perché tanti veneti vogliono la secessione? Nel cercare di rispondere all'interrogativo, la stampa straniera cita la crisi e le tasse. "Il Veneto – osserva l'Ap - ha aiutato a trasformare l'Italia in potenza industriale negli anni ‘60 e '70. Le piccole imprese familiari, spina dorsale del successo della regione, sono state particolarmente colpite dalla crisi economica. Le idee secessioniste si radicano nella rabbia per le grandi somme di denaro di cui Roma si appropria sotto forma di tasse".
    "La crisi economica ha aumentato il sostegno per l'indipendenza nel ricco Nord Est italiano", incalza il Daily Mail. "Molti rimproverano al governo di Roma di avere causato la perdita di posti lavoro prosciugando le imprese locali con le tasse, che poi vengono spedite al Sud, povero e in mano alla criminalità organizzata".
    Per spiegare le ragioni della spinta separatista, anche il popolare tabloid tira in ballo la storia: Venezia "è stata parte dell'Italia solo per 150 anni. La millenaria Serenissima Repubblica di Venezia è stata cancellata da Napoleone e annessa all'Itala nel 1866".
    Il Daily Mail pubblica sul suo sito parecchie foto del caterpillar trasformato in veicolo blindato, completo di un cannoncino da 12 millimetri, tre pistole, 14 fucili e munizioni. "Inarrestabile", recita una didascalia. Resta da vedere se dietro la dicitura ci sia un sottile humour britannico.
    "La gente di Venezia e di città come Padova e Vicenza non sopporta il fatto che ogni anno Roma prenda 20 miliardi di euro dei loro introiti fiscali", spiega Nick Squires, illustrando la campagna per l'indipendenza, rilanciata dal referendum non ufficiale di due settimane fa con 2,1 milioni di voti a favore della secessione. Pur precisando che alcuni mettono in discussione l'attendibilità del referendum, il cronista fa capire che la spinta dei separatisti si basa su un malumore diffuso.
    L' "inarrestabile" carro armato "fai-da-te" dei secessionisti veneti conquista i siti esteri - Il Sole 24 ORE

    Geremia Agnoletti: "Il nostro tanko simbolo di lotta"
    Parla l'uomo che riscattò il carro armato del 1997
    di PIERO COLAPRICO
    MILANO - Signor Geremia Agnoletti, lei è quello che porta in giro il "tanko" in varie feste secessioniste...
    "Sì, l'abbiamo acquistato all'asta nel 2006 per poco più di 6mila euro e restituito a Flavio Contin. Pensi che l'ho chiamato poche ore prima del suo arresto, proprio per chiedergli se potevamo portarlo a Verona: come simbolo lo vogliono tutti".
    È vicino quindi al gruppo degli arrestati?
    "Sì, conosco Contin da 15 anni, dall'assalto al campanile di Venezia. E con Lucio Chiavegato ho mangiato domenica".
    Che cosa pensa degli arresti?
    "Ingiusti. Lo Stato ha paura del voto del referendum sul Veneto, c'è in corso una furiosa accelerazione del nostro popolo e ha deciso di dare un segnale. Per far risalire la Lega, il partito fantoccio, che ci ha fatto perdere 20 anni. Se no eravamo vicini all'indipendenza".
    Vicini? E quando?
    "Pensi a che cosa ha fatto Contin a Venezia con il tanko. La nostra gente s'è chiesta: perché rischiare tanto per appendere una bandiera su San Marco? Da allora tutto è cambiato. Una volta a Cittadella, alla fiera delle radici venete, c'erano 20 titoli di libri, ora ce ne sono 250. L'anno scorso vendevamo 50 bandiere al mese, oggi ne ordino 500 a volta".
    Come spiega il cannoncino?
    "Ma lei ci crede? Quando arrestano i mafiosi, quante armi mostrano in tv? Contin ha sbagliato a voler ripetere un'operazione bellissima come quella del tanko, anche se, devo dire, anch'io avrei tirato giù volentieri qualche statua di Garibaldi".
    Geremia Agnoletti: "Il nostro tanko simbolo di lotta" - Repubblica.it



    Perché l’indipendentismo non finirà come Grillo
    C’è più di un’analogia tra il fenomeno politico di maggior successo degli ultimi anni (il Movimento Cinque Stelle) e la galassia politica indipendentista del Veneto che – stavolta grazie anche alla magistratura – continua a conquistare le prime pagine dei giornali e si propone di realizzare un contro-Risorgimento, con l’indizione di un referendum che consegni alla spazzatura della storia la farsa del 1866, per la quale in tutto il Veneto vi sarebbero stati solo 66 voti contrari all’unificazione con l’Italia.
    In queste ore tutta l’attenzione dei media è per un’inchiesta della procura di Brescia, che sembra però avere ben pochi elementi solidi e pare destinata a sgonfiarsi in breve, lasciando presto di nuovo spazio al confronto politico, alle iniziative dei movimenti, alla richiesta di un voto popolare. E d’altra parte le cose procedono, se si considera che solo poche ore fa la Prima commissione della Regione Veneto ha dato il via libera alla legge regionale Valdegamberi che indice il referendum.
    Alla fine sono queste le cose che contano e allora può essere opportuno chiedersi quali siano i punti di contatto (se vi sono) tra grillismo e indipendentismo, anche per capire come andrà a orientarsi l’attenzione della politica e degli elettori. In entrambi i casi ci sono alle spalle molti anni di lavoro e la costruzione di una rete di militanti, un forte spirito antisistema, un’indubbia capacità di comunicare ed entrare nel cuore della gente. Ma le differenze sono egualmente significative.
    La proposta politica di Grillo è confusa e demagogica, legata a un ecologismo e a populismo disastrosi. Nulla di buono può venire dalla volontà di contrastare i processi di crescita e da una lotta alla Casta assai sterile, che non coglie gli snodi cruciali. Il M5S può anche continuare ad aumentare sul piano elettorale, nei prossimi mesi, ma è chiaro che quanti lo votano non scelgono il suo programma, vedendo in esso solo uno strumento che può distruggere l’esistente. Il suo personale politico, per giunta, è modesto (quando va bene) oppure inquietante (chi voglia divertirsi vada a cercare, in YouTube, i filmatini della Casaleggio Associati sul futuro prossimo venturo).
    L’indipendentismo è invece scelto perché, in maggioranza, i veneti vogliono vivere in istituzioni del tutto libere e staccate da Roma. L’ultimo sondaggio de “La Repubblica” ha confermato quello che i veneti sanno da tempo: e cioè che se si votasse, tra Italia e Veneto, sarebbe il secondo a prevalere. La popolazione ha compreso quanto le costi l’Italia e quanto sarebbe vantaggioso avere istituzioni proprie in forte concorrenza con Croazia, Slovenia, Austria. Nella gente del Veneto è ferma la convinzione, a mio parere assai fondata, che con il doppio vantaggio dell’eliminazione del residuo fiscale e dello sviluppo di una forte competizione tra sistemi in breve si avrebbe lo sviluppo di un diverso rapporto tra produttori di servizi pubblici e cittadini.
    Anche il personale politico che va emergendo dentro il mondo indipendentista ha tratti assai vicini a quelli di un bravo e affidabile cittadino di Vicenza o Treviso. Senza un leader incontrastato, l’insieme dei vari movimenti impegnati a costruire il Veneto di domani presenta ai propri vertici una serie di imprenditori, avvocati, informatici, ingegneri e commercialisti. È il Veneto che lavora, insomma, e che adesso sta provando a inventare una politica di tipo nuovo.
    Mentre Grillo nasce dalla protesta e non sa andare oltre, quanti propongono il referendum per l’indipendenza del Veneto avanzano una proposta di grande concretezza, che è in grado di reggere sul piano economico e istituzionale, e che sa evocare una prospettiva di speranza e perfino un orizzonte mitico. Ma soprattutto l’indipendenza appare una concreta via d’uscita dal disastro attuale. Un amico mi raccontava quante sono le donne che si avvicinano all’indipendentismo e sottolineava come, di norma, esse siano restie a occuparsi di politica. Ma qui non si tratta di questo o quel politico: qui si tratta di sopravvivenza. Le donne si mobilitano perché a essere in gioco è la casa stessa.
    Nonostante qualche somiglianza, le diversità tra Grillo e indipendentismo sono allora rilevanti ed è per questo motivo che può essere proprio il tema del Veneto a condizionare in maniera significativa lo sviluppo storico nei prossimi tempi.
    Perché l?indipendentismo non finirà come Grillo ? il Blog di Carlo Lottieri

    Senza il Veneto ci rimette l’Italia
    Il punto è che l'Italia senza il Veneto ci smena, il Veneto senza l'Italia ci guadagna.
    Vittorio Feltri
    Il carnevale è passato, siamo oltre metà Quaresima e il carro allegorico allestito dagli indipendentisti veneti, pur nel rispetto dell'estetica, non sarebbe servito nemmeno per la sfilata di Viareggio, che è già avvenuta. Non riesco a capire perché le forze dell'ordine e la magistratura abbiano potuto scambiare un balocco - trattore in maschera - per un mezzo bellico, e arrestare 24 amici al bar che giocavano alla guerra, tipo battaglia navale, senza navi né cannoni.
    C'è da dire che esiste un precedente: nel 1997 altri romantici della stessa regione misero in atto un atto simile - una specie di assalto al campanile di San Marco, a Venezia - e qualche agente e qualche toga li prese sul serio. Processati e condannati, scontarono anni di galera. Non un cane protestò per il trattamento ingiusto che subirono. Succederà anche stavolta. Lo Stato e i suoi cosiddetti servitori si accaniscono sempre con chi fa scena ma è poco pericoloso. Non rischiano niente, neanche una pistolettata nelle caviglie, e rimediano una figurona con i tromboni e le trombette della politica.
    I difensori della patria dicono, gloriandosi: avete visto, abbiamo sventato la rivoluzione; l'Italia rimane unita. E giù applausi, titoloni sui giornali perbenino, servizi televisivi pomposi e grondanti retorica. Scatta la deplorazione degli insurrezionalisti all'acqua di rose: sono ignoranti, egoisti, ubriaconi, buontemponi, s'illudono di contare qualcosa. Strano modo di giudicare la gente: la mettono in galera perché non si attenta alla sicurezza nazionale; al tempo stesso minimizzano la sua capacità di intendere e di volere. Delle due, l'una: o gli indipendentisti carnascialeschi sono una minaccia per le istituzioni, e allora vanno perseguiti a termini di legge, oppure sono innocui, pertanto gli si dia una tiratina d'orecchi e li si rimandi a casa. Tertium non datur.
    Viceversa, oggi come nel 1997, si tenta di accreditare entrambi i concetti: sono teste calde, ma anche teste vuote. Siamo alla mortificazione della logica. Stefano Lorenzetto, sul Giornale di ieri, ha messo i puntini sulle «i» e ci ha spiegato quanto siano state esagerate e inopportune le reazioni dell'apparato alle birichinate di questi veneti e venetisti esasperati, dei quali ha tracciato con maestria il profilo psicologico e ideologico, ammesso che le idee abbiano avuto un ruolo nei loro piani di ribellione. Peter Gomez, poi, nell'articolo di fondo sul Fatto quotidiano, ha centrato il problema, in parte sociologico e in parte economico.
    Il Veneto infatti è fuori dagli stracci, come si dice dalle nostre parti. Nonostante la crisi endemica, ha ancora un Pil notevole se confrontato con quello della Romania, dell'Estonia e di altri Paesi diciamo pure minori. Ma, a dispetto della ricchezza che esso produce nel pieno di enormi difficoltà di mercato, sul territorio ne rimane ben poca per via della falcidia fiscale che azzera gli utili delle imprese. Di conseguenza le aziende licenziano o, peggio, chiudono, e i consumi calano fino sotto terra, dove finiscono gli industriali morti suicidi. Le esportazioni soffrono meno o non soffrono per nulla, come dimostrano i dati, ma se lo smercio interno si riduce ai minimi termini, ovvio che il giro degli affari rallenti e provochi miseria e allarme.
    Con chi te la vuoi pigliare? I veneti si scagliano contro Roma e contro Equitalia. Si rafforza in loro l'opinione che le disgrazie dipendano dalla malagestione a livello di governo. Come fai a dare torto a chi la pensa così? Le cifre gli danno ragione. Il Veneto manda ogni anno 70 miliardi alle casse romane, e solo 50 ritornano a casa. Ne mancano 20. Che fine fanno? Con questi soldi la regione sarebbe in grado di fronteggiare agevolmente le necessità locali. Poiché questi numeri sono reali, è impossibile quietare la rabbia dei cittadini della defunta Serenissima.
    Da notare che i veneti sono un'antichissima stirpe che con l'Italia non ha molto da spartire. Se si confrontano con altre popolazioni del Belpaese si sentono danneggiati, sfruttati. Sono persuasi di dover sborsare per mantenere chi lavora pochino e vive a sbafo con la testa tuffata nella greppia burocratica. Ambiscono ad arrangiarsi in proprio, convinti (è arduo contraddirli) che chi fa da sé fa per tre. Si domandano: perché mai non ci lasciano in pace, concedendoci l'opportunità di cavarcela senza l'apporto di terzi?
    Per 11 secoli la Serenissima è stata indipendente dal bordello italico e non ha avuto bisogno di nessuno. Per quale motivo - chiedono i nostalgici - non ci restituite l'autonomia? Perché non vi conviene, maledetti? Perché puntate a succhiarci il sangue? Noi non pretendiamo nulla da voi, siete voi a pretendere da noi il pagamento del dazio. Vogliamo la nostra libertà.
    Saranno ragionamenti da sempliciotti. Saranno quel che saranno. Ma il punto è che l'Italia senza il Veneto ci smena, il Veneto senza l'Italia ci guadagna.
    Comunque l'autonomia o è tale davvero, e serve ad alimentare la responsabilità, oppure è inutile. Un Paese lungo e disomogeneo quale il nostro, che va dalle Alpi all'Africa del Nord, non può avere un «padrone» solo. I singoli popoli, l'uno tanto diverso dagli altri, meritano di costruirsi il proprio destino. Negare simile diritto è egoismo o disprezzo della realtà.
    Senza il Veneto ci rimette l?Italia - IlGiornale.it


  3. #963
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    facciamo un gioco complottista? se il referendum fosse frutto di complotti fatti da poteri forti e non da veneti... a cosa servirebbe?

    faccio tre ipotesi alla kadmon si chiama così?

    A) chi governa il paese dal sottosuolo, intendo chi governa veramente l'itaglia sa che i conti pubblici sono prossimi al disastro e serviranno misure straordinarie, per far ingoiare queste misure serve un "false flag" l'odiato Veneto che vuole secedere sarebbe il pretesto per congelare bot, vietare il prelievo di contante oltre i 50 euro, dichiarare default e magari uscire dall'euro, dando la colpa al nemico interno... il cattivo veneto.


    B) i rettiliani hanno deciso che la costruzione europea è troppo importante e non si può permettere ai paesi mediterranei di rovinare tutto, quindi si farà un euro b per loro, Spagna, Portogallo, Grecia e italia verranno declassati, il problema è la Padania, la Padania ha un'economia formidabile, i numeri socio/economici sono di gran lunga migliori di quelli dei paesi mediterranei e di quelli dei paesi dell'est, in linea con i nordici, insomma un motore insostituibile per l'Europa, quindi la massssssssoneria col Veneto inizia una operazione che senza secessione porterà a una Padania nell'euro forte e il sud con una moneta più debole.

    C) operazione di schedatura.
    D) comprarsi il paese a pezzi come dal macellaio.
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  4. #964
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Se ho capito giusto, e se il sito da cui l'ho presa non aveva esposto un'immagine a casaccio, questa dovrebbe essere un'immagine del fantomatico cannone del "tanko":


  5. #965
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Se ho capito giusto, e se il sito da cui l'ho presa non aveva esposto un'immagine a casaccio, questa dovrebbe essere un'immagine del fantomatico cannone del "tanko":

    Era un strumento atto ad uccidere, non che se monto delle mine sulla macchina di big jim non commetto reato. Ma da quando è diventato lecito costruirsi armamenti rudimentali in casa?
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  6. #966
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    Era un strumento atto ad uccidere, non che se monto delle mine sulla macchina di big jim non commetto reato. Ma da quando è diventato lecito costruirsi armamenti rudimentali in casa?
    Anche una matita o il cuscino su cui appoggi la testa ogni notte sono atti ad uccidere, se è per quello. Quel "micidiale cannone" mostrato nella foto (e spero vivamente che "l'arma" non fosse veramente quella, ma che si tratti di un errore dell'articolista) sarebbe stato più letale se afferrato a due mani ed usato come arma contundente. Senza star qua a discutere di mine sulla maccina di Big Jim o che altro.

  7. #967
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Anche una matita o il cuscino su cui appoggi la testa ogni notte sono atti ad uccidere, se è per quello. Quel "micidiale cannone" mostrato nella foto (e spero vivamente che "l'arma" non fosse veramente quella, ma che si tratti di un errore dell'articolista) sarebbe stato più letale se afferrato a due mani ed usato come arma contundente. Senza star qua a discutere di mine sulla maccina di Big Jim o che altro.
    La canna di una pistola è molto più piccola.
    Da quando è diventato legale costruirsi armamenti rudimentali a scoppio atti ad uccidere?
    Ultima modifica di samuel cramer; 06-04-14 alle 11:42
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  8. #968
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    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    La canna di una pistola è molto più piccola.
    Da quando è diventato legale costruirsi armamenti rudimentali a scoppio atti ad uccidere?
    Perché, pensi che quel pezzo di tubo sia un'arma "a scoppio", e che in tale ruolo fosse atta ad uccidere?
    Ultima modifica di Halberdier; 06-04-14 alle 11:47

  9. #969
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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Perché, pensi che quel pezzo di tubo sia un'arma "a scoppio", e che in tale ruolo fosse atta ad uccidere?
    Ma ci sei o ci fai?
    secondo te lo volevano usare come cerbottana?
    Se a blindare un trattore munendolo di canna da mortaio fosse stata una banda di albanesi o ex della banda Maniero la polizia avrebbe dovuto lasciar correre? O te ne staresti a chiedere la condanna a morte?
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

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    Predefinito Re: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    Ma ci sei o ci fai?
    secondo te lo volevano usare come cerbottana?
    Se a blindare un trattore munendolo di canna da mortaio fosse stata una banda di albanesi o ex della banda Maniero la polizia avrebbe dovuto lasciar correre? O te ne staresti a chiedere la condanna a morte?
    La prima domanda è assai strana, fatta da qualcuno che considera un tubo d'acciaio "pulito" come un'arma da fuoco. Pericoloso se lo si riceve in testa con forza, ma non certo come "cannoncino da 12mm già collaudato".

    Allora, parliamone un momento, così vediamo chi ci è e chi ci fa.
    Rivediamo la foto:

    Se quello nella foto è effettivamente il "cannoncino" che era montato sul tanko (e non dubito che gli articolisti possano aver pubblicato un'immagine a casaccio), allora ci sono un po' di considerazioni da fare.
    - Entrambe le estremità appaiono aperte, senza tappi (saldati o avvitati) o sistemi di chiusura.
    - Non ha alcuna lavorazione.
    - Non ha organi di mira, supporti, culatte, ... niente.
    E questo, spero converrai, appare strano per una presunta arma che viene descritta come "montata sul tanko" e perfino già collaudata in questa sede. Che razza di collaudo si può fare su un'arma che non può essere nemmeno caricata?

 

 
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