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    Angry Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla furia dei jihadisti - Video - Corriere TV

    Un cumulo di cenere bianca, alzata in mulinelli dal vento. E, qua e là fra la polvere, un pezzetto di carta annerita su cui si leggono a fatica parole o frasi in arabo, ritagli risparmiati casualmente dalle fiamme. Ecco cosa rimane delle centinaia di manoscritti antichi del Centro Ahmed Baba di Timbuctu bruciati il 26 gennaio scorso dalla furia iconoclasta dei mujahidin del nord del Mali, appena prima di essere ricacciati nel deserto dai bombardamenti francesi.

    AL QAEDA NEL SAHEL - Quando, nell’aprile 2012, i gruppi armati della costola maghrebina di Al Qaeda che da qualche anno si sta radicando nelle sabbie del Sahel hanno invaso Timbuctu, Mohamed ha pensato subito ai tesori nascosti della “Città dei 333 santi”, i suoi manoscritti. Un corpus di opere che va dal IX sec. d.C. fino ai giorni nostri abbracciando praticamente tutto il sapere umano, dalla medicina all’astronomia, dal diritto alla matematica, dalla filosofia alla linguistica, dalla grammatica alla storia. «Appena si è sparsa la voce che i barbuti stavano arrivando, molta gente è corsa al Centro a prendere i testi e li ha portati a casa propria, per proteggerli». Mohamed è l’anziano guardiano della nuova struttura a due piani che ospita l’“Istituto di Alti Studi e Ricerca Islamica Ahmed Baba”, la più grande biblioteca di Timbuctu.

    IL CENTRO AHMED BABA - Istituzione nata nel 1973 per la salvaguardia e la collezione dei manoscritti antichi, nel 2009 il Centro è stato ricostruito e dotato di moderne tecnologie per la conservazione dei testi (ad esempio un sistema di refrigerazione) grazie ad un progetto sudafricano. Circa 6 milioni di euro per dare una casa a fogli e segni in arabo, tamashek, sonrai, bambanà, ma anche ebraico e turco, sopravvissuti nei secoli grazie alla cura dei cittadini di Timbuctu. Alcune decine di migliaia di testi d’inestimabile valore culturale, la maggior parte risalenti al XIV-XV e XVI secolo - Età dell’Oro della “Regina del deserto” - custoditi in biblioteche private, case e rifugi improvvisati sparsi in tutta la città.

    TIMBUCTU OCCUPATA, TIMBUCTU LIBERATA - Quasi ogni famiglia, qui, custodisce gelosamente dei tomi tramandati da generazioni. I loro nonni li hanno nascosti all’arrivo dei coloni francesi, nel XIX secolo. I nonni dei loro nonni all’arrivo dei marocchini, nel XVI secolo. Timbuctu, simbolo e incubatrice di un Islam tollerante e inclusivo che, nella sua sfumatura africana, ha sempre convissuto pacificamente con altre religioni e credenze tradizionali, è stata occupata insieme ad altre città settentrionali del Mali per oltre nove mesi da Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb Islamico), Mujao (Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa Occidentale) e Ansar Addin (i “difensori della religione”) prima di essere liberata, a fine gennaio, dall’intervento armato franco-maliano.

    POLIZIA ISLAMICA E SHARIA - Durante l’occupazione la Polizia Islamica, organo repressivo dei jihadisti impegnato nell’applicazione della loro distorta interpretazione di sharia (“legge divina”), non se l’era mai presa né con i manoscritti né con le biblioteche della città. Ha distrutto decine di mausolei e tombe di santi sufi, siti sacri, monumenti. Ha chiuso le scuole, perfino quelle coraniche. Ha lapidato coppie adultere, tagliato mani e piedi a presunti ladri, terrorizzato, picchiato, frustato, stuprato. Ma non si è mai scagliata contro i testi antichi prima del giorno della fuga da Timbuctu.

    IL ROGO DEI MANOSCRITTI - Stando al racconto degli abitanti della città, il 26 gennaio, quando il cielo si è riempito di bombardieri francesi e la terra ha cominciato a tremare, i jihadisti sono saliti sui loro pick-up e, prima di disperdersi disordinatamente fra piste e dune del deserto, hanno fatto tappa al Centro Ahmed Baba. Mentre qualcuno appiccava incendi nel cortile interno della biblioteca, altri portavano i manoscritti trovati nelle sale e li gettavano fra le fiamme, togliendoli dalle scatole protettive in cui erano catalogati. Le stesse scatole di cartone che sono rimaste per terra fino ad oggi, a monito e testimonianza di quanto accaduto.

    SALAFISMO CONTRO SUFISMO - Mentre la distruzione di sepolcri sacri al sufismo, corrente musulmana tollerante, intimista e spirituale, maggioritaria in Africa Occidentale, è diventata una prassi del modus operandi dei gruppi neosalafiti della regione (mausolei sufi sono stati attaccati e dati alle fiamme, negli ultimi due anni, in Tunisia, Marocco, Egitto e Libia), l’attacco a testi antichi propri della tradizione musulmana è una (triste) novità. Secondo il professor Hamou Mohamed Dédeou, studioso, copista ed esperto di salvaguardia e trasmissione dei testi di Timbuctu, questi atti sono da leggere come «volontà da parte delle correnti più fondamentaliste del salafismo contemporaneo di negare e cercare di cancellare le radici storico-culturali di una parte consistente d’Islam che, con il suo messaggio di pace, unione e scambio, contraddice e rifiuta ogni forma di fondamentalismo religioso».

    PATRIMONIO DELL’UMANITA’ - Dalla vastità della produzione deriva il problema di quantificare e catalogare i testi, per meglio conservarli, renderli fruibili a ricercatori e curiosi e, dunque, proteggerli. Obiettivo a cui tendono i vari progetti finanziati dall’Unesco, che dal 1988 è impegnato insieme ad altre associazioni locali ed internazionali nella salvaguardia di tale “Patrimonio dell’Umanità”. «Ogni giorno – continua il professor Dédéou - i manoscritti di Timbuctu aumentano di numero. Ogni giorno se ne scoprono di vecchi e se ne scrivono di nuovi. E’ impossibile indicarne il numero esatto».

    PERSI PER SEMPRE – Smentendo le voci circolate subito dopo il rogo il direttore del Centro Ahmed Baba, Abdoulaye Cisse, stima che tra il 95 e il 99% dei manoscritti siano stati salvati, anche perché durante l’occupazione la maggior parte dei testi antichi sono stati prelevati nottetempo dal Centro per essere tratti in salvo. Alcuni sono stati portati addirittura nella capitale Bamako, circa mille chilometri più a sud, a dorso d’asino. Ma, come ricorda il professor Dédeou, «la gravità di un simile gesto non si può misurare in termini quantitativi. Se anche una sola riga, una sola pagina fosse stata cancellata, sarebbe ugualmente inaccettabile. Sono opere uniche, originali, la maggior parte delle quali ancora non digitalizzate, quindi perse per sempre».

    RITIRO DELLA FRANCIA ED ELEZIONI- Mentre la Francia di Hollande si appresta a lasciare il Paese (il ritiro delle truppe è già cominciato) e a passare il testimone ad una missione di peacekeeping dell’Onu - la Minusma, che nei prossimi mesi vedrà il dispiegamento di circa 10mila caschi blu presi dagli eserciti africani della regione – il nord del Mali assomiglia sempre di più all’Afghanistan o all’Iraq. Autobombe, kamikaze e attacchi di guerriglia dai villaggi e dai massicci rocciosi del deserto continuano a colpire Timbuctu, Gao e Kidal, le tre città settentrionali, terrorizzando la popolazione locale già in gravissime condizioni umanitarie. In questo scenario l’organizzazione delle elezioni presidenziali, richieste a gran voce dalla comunità internazionale e ufficialmente previste per il prossimo 28 luglio, e il ritorno alla pace appaiono come un lontano miraggio.

  2. #2
    soave
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    «Appena si è sparsa la voce che i barbuti stavano arrivando, molta gente è corsa al Centro a prendere i testi e li ha portati a casa propria, per proteggerli». Mohamed è l’anziano guardiano della nuova struttura a due piani che ospita l’“Istituto di Alti Studi e Ricerca Islamica Ahmed Baba”, la più grande biblioteca di Timbuctu.
    Vorrei solo dire che questa per me è la civiltà.

    Chi protegge i frutti della mente protegge tutta l'umanità.

  3. #3
    soave
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    PERSI PER SEMPRE – Smentendo le voci circolate subito dopo il rogo il direttore del Centro Ahmed Baba, Abdoulaye Cisse, stima che tra il 95 e il 99% dei manoscritti siano stati salvati, anche [QUOTE]perché durante l’occupazione la maggior parte dei testi antichi sono stati prelevati nottetempo dal Centro per essere tratti in salvo. Alcuni sono stati portati addirittura nella capitale Bamako, circa mille chilometri più a sud, a dorso d’asino. Ma, come ricorda il professor Dédeou, «la gravità di un simile gesto non si può misurare in termini quantitativi. Se anche una sola riga, una sola pagina fosse stata cancellata, sarebbe ugualmente inaccettabile. Sono opere uniche, originali, la maggior parte delle quali ancora non digitalizzate, quindi perse per sempre».


    Portati 1000 km. più a sud a dorso d'asino.
    Ultima modifica di iki-sagitta; 02-06-13 alle 09:14

  4. #4
    soave
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    IL ROGO DEI MANOSCRITTI - Stando al racconto degli abitanti della città, il 26 gennaio, quando il cielo si è riempito di bombardieri francesi e la terra ha cominciato a tremare, i jihadisti sono saliti sui loro pick-up e, prima di disperdersi disordinatamente fra piste e dune del deserto, hanno fatto tappa al Centro Ahmed Baba. Mentre qualcuno appiccava incendi nel cortile interno della biblioteca, altri portavano i manoscritti trovati nelle sale e li gettavano fra le fiamme, togliendoli dalle scatole protettive in cui erano catalogati. Le stesse scatole di cartone che sono rimaste per terra fino ad oggi, a monito e testimonianza di quanto accaduto.


    Fahrenheit 451. Che angoscia.

  5. #5
    soave
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    TIMBUCTU OCCUPATA, TIMBUCTU LIBERATA - Quasi ogni famiglia, qui, custodisce gelosamente dei tomi tramandati da generazioni. I loro nonni li hanno nascosti all’arrivo dei coloni francesi, nel XIX secolo. I nonni dei loro nonni all’arrivo dei marocchini, nel XVI secolo.
    Tutti da ringraziare, uno per uno.

  6. #6
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    Quod ad libros quorum mentionem fecisti: si in illis contineatur, quod cum libro Dei conveniat, in libro Dei [est] quod sufficiat absque illo; quod si in illis fuerit quod libro Dei repugnet, neutiquam est eo [nobis] opus, jube igitur e medio tolli.”
    Jussit ergo Amrus Ebno’lAs dispergi eos per balnea Alexandriae, atque illis calefaciendis comburi; ita spatio semestri consumpti sunt.
    "
    (Bar Hebraeus: Historia Compendiosa Dynastiarum, Oxford, 1663)

    E' la risposta del Califfo Omar al suo luogotenente Amr che gli chiedeva cosa dovesse fare dei libri della Biblioteca di Alessandria.

    "Per quanto riguarda i libri di cui hai fatto menzione: se in quei libri ci sono cose già presenti nel Corano,sono inutili e vanno distrutti; se ci sono cose che non si accordano col Corano allora sono dannosi e vanno distrutti".
    Gli Arabi perciò bruciarono i libri per alimentare le caldaie dei bagni per i soldati ed essi bastarono per sostenere il fuoco per sei mesi.

  7. #7
    soave
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Quod ad libros quorum mentionem fecisti: si in illis contineatur, quod cum libro Dei conveniat, in libro Dei [est] quod sufficiat absque illo; quod si in illis fuerit quod libro Dei repugnet, neutiquam est eo [nobis] opus, jube igitur e medio tolli.”
    Jussit ergo Amrus Ebno’lAs dispergi eos per balnea Alexandriae, atque illis calefaciendis comburi; ita spatio semestri consumpti sunt.
    "
    (Bar Hebraeus: Historia Compendiosa Dynastiarum, Oxford, 1663)

    E' la risposta del Califfo Omar al suo luogotenente Amr che gli chiedeva cosa dovesse fare dei libri della Biblioteca di Alessandria.

    "Per quanto riguarda i libri di cui hai fatto menzione: se in quei libri ci sono cose già presenti nel Corano,sono inutili e vanno distrutti; se ci sono cose che non si accordano col Corano allora sono dannosi e vanno distrutti".
    Gli Arabi perciò bruciarono i libri per alimentare le caldaie dei bagni per i soldati ed essi bastarono per sostenere il fuoco per sei mesi.
    nel film "agorà" si dice che i primi a distruggere i rotoli più antichi della biblioteca furono i seguaci di Cristo circa nel 390 d.c con l'approvazione dei romani. è vero?



  8. #8
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    La storia del Califfo Omar, riportato da Bar Hebraeus, che gli attribuisce la distruzione della Biblioteca di Alessandria è solo l'ultima della serie.
    Accollare all'avversario di turno la scomparsa della prima delle Sette Meraviglie del Mondo è stato un classico della polemica faziosa dell'antichità.
    Però l'aneddoto su Omar fu funzionale alla propaganda contro l'Islam fino alla fine del XVIII secolo, quando Gibbon ne dimostrò la sostanziale falsità e intento polemico; un po' come i titoloni che davano completamente perduti i tomi di Timbuctù per mano dei talebani d'Africa.
    Il primo a esserne accusato fu Cesare che, per scappare dalla reggia di Alessandria in cui Cleopatra gli aveva teso un agguato, fece lanciare frecce incendiarie contro le navi che lo stavano attaccando dal mare.
    Andarono a fuoco anche i magazzini del porto e, secondo Lucano, Dione Cassio e Orosio (che riprendevano Tito Livio), anche quarantamila rotoli; in alcuni codici di Orosio si legge anche quattrocentomila.
    Ma non facevano parte della Biblioteca, erano nei magazzini come merce di export-import.
    E Strabone, vent'anni dopo, vistò e descrisse la Biblioteca ancora intatta: ma al tempo di Aulo Gellio, due secoli dopo, e poi di Ammiano Marcellino, era ormai certificato che fosse stato Cesare a bruciare i settecentomila rotoli della Biblioteca dei Tolomei.
    Anche l'attribuzione agli assassini di Ipazia è frutto della propaganda anti-cristiana ottocentesca; sebbene i Cristiani delle origini fossero dei bruciatori di libri di prima categoria, è ormai assodato (Fraser, 1972) che la Biblioteca si trovava nel Museo, presso la reggia e non nel più lontano Serapeo, dove avvenne la morte di Ipazia.
    Alla fine, secondo Luciano Canfora, la distruzione più massiccia dovrebbe essere stato un effetto collaterale della guerra che Aureliano portò a Zenobia, regina di Palmyra, nel 272 D.C.

  9. #9
    soave
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    La storia del Califfo Omar, riportato da Bar Hebraeus, che gli attribuisce la distruzione della Biblioteca di Alessandria è solo l'ultima della serie.
    Accollare all'avversario di turno la scomparsa della prima delle Sette Meraviglie del Mondo è stato un classico della polemica faziosa dell'antichità.
    Però l'aneddoto su Omar fu funzionale alla propaganda contro l'Islam fino alla fine del XVIII secolo, quando Gibbon ne dimostrò la sostanziale falsità e intento polemico; un po' come i titoloni che davano completamente perduti i tomi di Timbuctù per mano dei talebani d'Africa.
    Il primo a esserne accusato fu Cesare che, per scappare dalla reggia di Alessandria in cui Cleopatra gli aveva teso un agguato, fece lanciare frecce incendiarie contro le navi che lo stavano attaccando dal mare.
    Andarono a fuoco anche i magazzini del porto e, secondo Lucano, Dione Cassio e Orosio (che riprendevano Tito Livio), anche quarantamila rotoli; in alcuni codici di Orosio si legge anche quattrocentomila.
    Ma non facevano parte della Biblioteca, erano nei magazzini come merce di export-import.
    E Strabone, vent'anni dopo, vistò e descrisse la Biblioteca ancora intatta: ma al tempo di Aulo Gellio, due secoli dopo, e poi di Ammiano Marcellino, era ormai certificato che fosse stato Cesare a bruciare i settecentomila rotoli della Biblioteca dei Tolomei.
    Anche l'attribuzione agli assassini di Ipazia è frutto della propaganda anti-cristiana ottocentesca; sebbene i Cristiani delle origini fossero dei bruciatori di libri di prima categoria, è ormai assodato (Fraser, 1972) che la Biblioteca si trovava nel Museo, presso la reggia e non nel più lontano Serapeo, dove avvenne la morte di Ipazia.
    Alla fine, secondo Luciano Canfora, la distruzione più massiccia dovrebbe essere stato un effetto collaterale della guerra che Aureliano portò a Zenobia, regina di Palmyra, nel 272 D.C.
    Bellissimo post, grazie molte nick Trash.

  10. #10
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    Predefinito Re: Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla follia jihadista

    Citazione Originariamente Scritto da iki-sagitta Visualizza Messaggio
    Bellissimo post, grazie molte nick Trash.
    E' solo un sintetico riassunto di questa ottima lettura, per chi fosse interessato all'argomento:


 

 

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