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Discussione: Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto

  1. #1
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    Predefinito Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto

    Lunedì 03 Giugno 2013 156
    "Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto


    Non a tutti è piaciuto il nostro giudizio sull'"accordo tra le parti" che limita la rappresentanza sindacale a pochi soggetti. Era prevedibile. Ed anche che le sofferenze più forti arrivassero dalla Fiom. Un botta e risposta tra un delegato Fiom e Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Usb - Lavoro Privato. *****

    Il grido vuoto del risentimento.

    Il grido. Sta all’inizio dell’uomo sulla terra. Il grido di caccia, di guerra, di amore, di terrore, di dolore, di morte, oggi di Risentimento!

    Ma anche gli animali gridano come anche il vento, la terra, la nube e il mare, l’albero, la pietra, il fiume.

    Ma solo l’uomo si raccoglie attorno al proprio grido, in assenza degli eventi che lo hanno provocato. (Emanuele Severino – Il parricidio mancato).

    “Landini è nudo!”.

    Sarà un grido di guerra, di dolore o di caccia, quello che Tommaselli, calatosi nelle vesti del bimbo della famosa fiaba di Andersen, lancia in assenza di sue personali proposte che l’hanno provocato?

    E quante donne e uomini si riuniranno intorno a questo grido?

    E’ un urlo potente che per contro però, stranamente, non produce eco. Scaturito dalla gola e non dal diaframma, quindi non ha sostanza, lo sanno bene i cantanti, come lo sapevano per istinto naturale i primitivi, che menziona Severino.

    Vacuo perché distante dalla verità, risentito perché carico di illazioni.

    Ma il risentimento a cui mi riferisco, non è quello nel suo significato originario di “sentire nuovamente” (Montaigne), bensì nell’accezione offerta da Nietzsche: provare rancore!

    Provare dispetto, astio e un impotente senso di rivalsa contro qualcuno che ha qualcosa che non si può avere, oppure che è qualcosa che non si può diventare. Commistione di ostilità e invidia.

    Il re nudo Landini, il faccione fotogenico (qui Tommaselli tradisce la propria dedizione al metodo del mio concittadino Grillo) insieme alla maggioranza del Comitato Centrale della Fiom ha semplicemente espresso una valutazione rispetto ad un punto del documento conclusivo di Cgil Cils e Uil: “Valutazione positiva rispetto l’affermazione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a votare gli accordi che li riguardano e dalla certificazione della rappresentanza”.

    Perché avrebbe dovuto esimersi dall’esprimerlo?

    Sono anni che la Fiom cerca di arginare una deriva, un disegno precostituito dal Partito dei Padroni atto a riportarci nell’800.

    Quale organizzazione è riuscita a tenere aperta una Fincantieri? E per questo una decina di compagni dovranno subire un processo per resistenza e “aggressione” a pubblico ufficiale, così sono definiti un po’ di spintoni!

    Quale forza sindacale è riuscita a riportare il “lavoro” nella discussione generale?

    Quale sindacato porta ancora in piazza i lavoratori?

    Rimaniamo ai fatti! Seppur non molto confortanti, certo.

    La magistratura, dopo alcuni, per noi, esiti positivi, inizia a rigettare dei ricorsi, soprattutto per quanto riguarda il contratto imposto da Federmeccanica ai servi di Cils e Uil.

    La politica ha voltato le spalle ai lavoratori, che non si sentono più rappresentati ma semplice merce da spremere e gettare via. Merce che ha un valore in base alla quantità del suo lavoro. Ma se non produce lavoro quanto vale?

    Quanti posti di lavoro sono stati persi in questi anni, quanti sono i cassa integrati, quanti gli esodati, quanti i disoccupati: Questa merce (lavoratori) cosa vale oggi se non c’è lavoro?

    Oppure è proprio questo il disegno dei Padroni: tenere fermo tutto, per far decrescere il valore di questa merce. In modo che questa merce sia disposta a lottare contro se stessa e vendersi a qualsiasi prezzo. Possibile, decisamente possibile.

    E la svalutazione di questa merce produce competizione verso il basso. Lavoro a qualunque costo, questo è quello che vogliono. E questo disegno può avverarsi solo con una classe lavoratrice divisa.

    Solo con organizzazione divise, chiuse nei loro insignificanti distinguo.

    Forse sarà stata colpa della psicoanalisi che ha valorizzato l’individuo rispetto la massa!

    Il Comitato Centrale della Fiom ha valutato positivamente il punto sulla rappresentanza. Per non lanciare un altro NO, per dare un messaggio che volesse dire: “se vera è l’intenzione di dare il voto ai lavoratori, se vero è che da domani conteremo gli iscritti, se è vero che l’elezione delle rappresentanze sindacali saranno conteggiate col metodo proporzionale cancellando quel porcellum del 1/3, se sarà fatto votare a tutti i lavoratori iscritti e non il proprio contratto, noi siamo pronti alla discussione, disponibili al confronto”

    Personalmente posso esprimere un po’ di apprensione e d’incertezza (non voglio essere negativo aprioristicamente). Mi è bastato ascoltare la relazione del segretario della Fim Farina, che non ha speso una parola per dire ciò che la sua organizzazione ha realizzato, ma ha utilizzato la sua retorica per attaccare a testa bassa la Fiom, per insultare la Fiom!

    E non ripongo molta fiducia nemmeno nella mia Cgil così troppo condizionata dalle “larghe intese” del partito a cui fa riferimento.

    Magari Landini sostituisse la Camusso, caro Tommaselli, magari…

    Conclude Tommaselli:

    “Costruire il sindacato indipendente e conflittuale che serve ai lavoratori, come sta facendo l’USB, non è più una opzione possibile, ma l'unica possibilità per i lavoratori di ricostruire una rappresentanza libera e democratica”.

    Conclude il sottoscritto:

    “Cosa sta facendo l’USB? perdona l’ignoranza, sono molto disponibile all’ascolto e alla dimostrazione dei fatti, mi puoi spiegare come sta facendo l’USB?”

    Ed intanto i Padroni stanno a guardare…

    Possibile mi chiedo non si riesca a trovare una sintesi?

    Abbiamo posizioni così distanti?

    Dobbiamo utilizzare la dialettica, la critica o continuare ad insultarci! Che a onor del vero appartiene più ad una parte che all’altra…

    Durante uno degli ultimi scioperi della Fiom, a Genova, dove aderirono studenti e sindacati di base, cobas, mentre in piazza De Ferrari c’era il comizio, continuava a passare il corte dei sopra menzionati, che non si fermavano sulla piazza. Mi chiedo: perché al passaggio hanno sentito il bisogno di schernire, di insultarci? Passi per gli studenti (ma solo alcuni tra loro, i più passavano e cantavano e ballavano), ma gente della mia età (54 anni), i lavoratori, che si scagliavano verbalmente così contro di noi?

    E se avessimo risposto alle provocazioni?

    Che bello! Una rissa tra lavoratori, che meraviglia! Certo che “noi” non ci saremo tirati indietro (bravi sì, ma fino ad un certo punto)… che spettacolo che avremmo dato a quegli studenti, ai nostri figli?

    Ma sì continuiamo a farci del male, seguendo il buon esempio della frammentazione della sinistra.

    Il 18 a Roma non sono riuscito a tenere il conto di quante sigle portavano la parola “comunista”.


    Vittorio Attanasio – RSU Genovavittorio@coloriamo.it

    *****

    Un governissimo sindacale, parallelo al governissimo in Parlamento

    Caro Vittorio,

    stai sbagliando citazione e soprattutto stai equivocando nel merito e nel metodo.

    Non è risentimento o rancore ciò che spinge me e tanti altri a gridare in un momento così difficile per il mondo del lavoro e per le libertà calpestate.

    E non sono illazioni quelle a cui facevo riferimento qualche giorno fa in una nota stampa di USB.

    Lo dicono i fatti che sono accaduti poche ore dopo il mio comunicato stampa. L'accordo del 31 maggio tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, considerato positivo da Landini come da Napolitano, non fa che dimostrare in modo incontrovertibile che ciò che scrivevo era molto più lieve di ciò che è accaduto.

    L'accordo prevede la chiusura completa di ogni spazio democratico. Discuteranno i contratti soltanto Cgil, Cisl e Uil, parteciperà alle RSU soltanto chi accetterà preventivamente di non dissentire e non scioperare.

    Dopo il “governissimo” politico in parlamento, assistiamo oggi al “governissimo” sindacale.

    Non è “Provare dispetto, astio e un impotente senso di rivalsa contro qualcuno che ha qualcosa che non si può avere, oppure che è qualcosa che non si può diventare. Commistione di ostilità e invidia” come dici tu …... è proprio il contrario!

    Non voglio e non sarò mai come Landini che “guida” gli altri alla lotta e poi plaude a chi suona la ritirata, lasciando morti e feriti sul campo.

    E' una cultura che non mi appartiene e non appartiene neanche all'organizzazione della quale mi onoro di far parte: USB.

    Spero che quel giudizio positivo di Landini sull'accordo del 31 maggio che hai letto sul sito ufficiale della Fiom e sui giornali, abbia finalmente aperto gli occhi a chi non vuol credere che i miti non esistono e che tutti dobbiamo prima o poi fare i conti con la realtà: la Fiom di Landini si è totalmente trasformata per recuperare i propri diritti sindacali e per assicurare una “dignitosa sopravvivenza” al grande apparato della sua organizzazione.

    Non commento quindi tutte le tue ulteriori considerazioni sulle mie presunte “mistificazioni dei fatti” che sono annullate da una semplice frase di Landini:”....Giudizio positivo sull'accordo interconfederale....”.

    Per il resto, caro Vittorio, ti assicuro che USB farà di tutto e di più per opporsi sindacalmente e giuridicamente al più grande accordo truffa che la storia del sindacato italiano ricorderà per i prossimi decenni.

    Fabrizio Tomaselli - Usb

    "Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto
    -Ma dai, sarà la bora..
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  2. #2
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    Predefinito Re: Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto


    Sull'accordo c'è molto disaccordo, per fortuna. Il giuslavorista Carlo Guglielmi scrive a Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, evidenziando le sue contraddizioni.


    LETTERA APERTA A MAURIZIO LANDINI

    Caro Landini, hai commentato l’accordo interconfederale del 31 maggio sulla rappresentanza dal sito della tua organizzazione (e poi ribadito nell’intervista rilasciata sabato al Manifesto) giudicandolo “positivo e importante… un passo avanti in materia … di democrazia nei luoghi di lavoro” che riconosce “il valore delle nostre lotte” e che “parla alla politica perché risolve…quella che è una crisi generale della rappresentanza”. Ed invece - interrogato sui “problemi che restano aperti” - l’unico limite che hai identificato è che il patto “non risolve il problema della Fiat”, ed è “proprio per questo necessario arrivare comunque ad una legge” che evidentemente speri possa ricalcare i medesimi contenuti dell’accordo.

    Ed allora vediamo quali sono questi contenuti. Nell’accordo del 31 maggio si poggia la rappresentatività sindacale su due gambe: le “iscrizioni certificate” e “il dato elettorale” nelle elezioni per le Rsu. Le “iscrizioni certificate” sono le “deleghe” ovverosia le trattenute sindacali operate dai datori di lavoro, di cui - dopo gli sciagurati referendum del 1995 - solo i sindacati firmatari di contratto (sostanzialmente Cgil Cisl e Uil) hanno diritto. E davvero non credo che proprio tu possa ritenere che l’esclusione dalla possibilità di rappresentare i lavoratori dei sindacati che non hanno firmato il contratto nazionale sia “un passo avanti in materia… di democrazia nei luoghi di lavoro”. Ma ancora più rilevante è l’analisi della seconda gamba, ovverosia “il dato elettorale” nelle elezioni per le Rsu . Ed infatti in base all’accordo del 31 maggio nei posti di lavoro (di certo prevalenti) ove i lavoratori già oggi non votano per eleggere i propri rappresentanti si potrà procedere al “passaggio alle elezioni delle Rsu ….solo se definito unitariamente dalle federazioni aderenti alle Confederazioni firmatarie il presente accordo” con pesantissimo arretramento rispetto al protocollo del 1993 che prevedeva il potere di impulso a qualsiasi sindacato raccogliesse il 5% delle firme dei lavoratori e aderisse alle procedure elettorali di cui al protocollo stesso. Con il patto del 31 maggio il diritto di scelta dei propri rappresentati non è più neppure formalmente dei lavoratori ma diviene una facoltà di Cgil, Cisl e Uil azionabile discrezionalmente a seconda delle convenienze azienda per azienda. Insomma, quand’anche la Fiat rientrasse in Confindustria, comunque senza il consenso di Fim e Uilm e Federmeccanica i lavoratori non potrebbero votare. Ma addirittura stupefacente è la successiva previsione contenuta nell’accordo del 31 maggio per cui comunque - laddove le elezioni delle Rsu invece si terranno - “ai fini della misurazione del voto espresso da lavoratrici e lavoratori nella elezione della Rappresentanza Sindacale Unitaria varranno esclusivamente i voti assoluti espressi per ogni Organizzazione Sindacale aderente alle Confederazioni firmatarie della presente intesa”.

    Insomma - dato che tu stesso additi le regole dell’accordo di venerdì scorso “alla politica” come strumento per “risolve(re)…quella che è una crisi generale della rappresentanza” - è come se consigliassi all’omologo governo di larghe intese di fare una riforma elettorale che dica che il cittadino può scegliere il partito che vuole ma poi, per la distribuzione dei seggi in Parlamento, varranno esclusivamente le tessere e i voti espressi per i soli partiti aderenti alla maggioranza che sostiene il Governo Letta-Alfano, realizzando un sistema quanto meno”protetto” cioè autoritario.

    Ed ancora più stupefacente è che, alla domanda sui limiti dell’accordo, tu abbia del tutto omesso di riferire come per te (e per la tua organizzazione) sia almeno un “problema” il fatto che l’accordo del 31 maggio non solo prevede “l’impegno... a non promuovere iniziative di contrasto agli accordi” ma che ad esso si aggiunge il rinvio ai contratti di categoria per identificare “le conseguenze di eventuali inadempimenti”. E così il patto del 31 maggio ha fatto cadere persino la davvero minimale clausola di garanzia contenuta nell’accordo del 28 giugno 2011 che quanto meno imponeva che le sanzioni riguardassero “non i singoli lavoratori” avendo invece da oggi i contratti nazionali facoltà di colpirli qualora vogliano mettere in campo “iniziative di contrasto” (come subito rilevato dal vicepresidente di Confindustria Dolcetta sul Sole 24 ore del 2 giugno). Insomma forse per qualche giorno la tua personale credibilità e quella della tua organizzazione potranno impedire ai più di comprendere appieno i contenuti dell’accordo e quindi prendere per buona la tua affermazione per cui l’accordo del 3 maggio “riconosce il valore delle nostre lotte”. Ma il punto è che quando dici “nostre” non puoi fare riferimento solo al gruppo dirigente nazionale che ti sostiene e neppure alla sola Fiom ma lo devi fare al ben più ampio movimento di cittadini, studiosi, personalità pubbliche, associazioni, partiti e altri sindacati che con te si sono attivati e battuti. Ti ricordo allora che le “nostre” lotte non erano per sostituire la regola dell’art. 19 dello Statuto per cui può rappresentare i lavoratori solo chi firma il contratto con la nuova regola del 31 maggio per cui possono rappresentare i lavoratori solo Cgil Cisl e Uil. Le “nostre” lotte non erano solo per ottenere il doverosissimo reingresso della Fiom ai tavoli della contrattazione e nella pienezza dell’agibilità sindacale (trattenute, diritto di assemblea eccetera) in cambio della rinunzia al conflitto sindacale e giudiziario. Le “nostre” lotte erano per l’esatto contrario: un nuovo protagonismo conflittuale e democratico dei cittadini al lavoro. E già da sabato e domenica sono iniziate sia a Roma che a Milano contestazioni spontanee che presumibilmente non tarderanno molto ad estendersi via via che si sarà compreso il contenuto del patto del 31 maggio. Credo quindi tu abbia oggi tre scelte davanti a te da prendere molto rapidamente. La prima è dire che il tuo giudizio positivo atteneva alla scelta di contare voti e tessere ma che non approverai mai nessun accordo e nessuna legge che non prevederanno il diritto universale dei lavoratori di votare e il corrispondente dovere di contare voti e tessere di tutti i lavoratori senza alcuno scambio con il diritto al conflitto, continuando così ad essere uno dei protagonisti assoluti della battaglia per la democrazia sul posto di lavoro. La seconda scelta è dire la verità sui disastrosi contenuti dell’accordo del 31 maggio e provare a spiegare la tua posizione per tentare di tenere unito un filo di confronto con i moltissimi che hanno guardato alla Fiom e a te personalmente con speranza e fiducia e che ora si sentono abbandonati e delusi. La terza scelta è continuare a sostenere che l’accordo del 31 maggio sia “positivo e importante… un passo avanti in materia …di democrazia nei luoghi di lavoro” da generalizzare per legge, diventando così tu di fatto un vero e proprio ostacolo (forse il maggiore) sulla strada della democrazia del lavoro in questo paese. Nella sincera speranza tu voglia scegliere la prima strada, ti invio

    un cordiale saluto

    Roma, 3.6.2013

    Carlo Guglielmi, Presidente del Forum Diritti Lavoro

    Rappresentanza sindacale. Lettera aperta dell'avv. Guglielmi a Landini
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  3. #3
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    Predefinito Re: Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto

    Semplicemente è la felice conclusione del tragitto iniziato dal pacchetto Treu.

  4. #4
    Anti-liberista
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    Predefinito Re: Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto

    che c'entra il pacchetto Treu con questo accordo mi sa che lo sai solo tu mirke

  5. #5
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    Predefinito Re: Accordo sulla rappresentanza", opinioni a confronto

    Citazione Originariamente Scritto da SteCompagno Visualizza Messaggio
    che c'entra il pacchetto Treu con questo accordo mi sa che lo sai solo tu mirke
    è stata la prima crepa...legalizzare il lavoro interinale fu un primo passo...a mio modesto parere...

 

 

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