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Discussione: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

  1. #1
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    Predefinito Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    ..e del semi-presidenzialismo? Non in senso assoluto, ma in confronto ai sistemi parlamentari.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    Irrilevante. Quel che conta è la cultura di una società.
    Cesare Mori and Qassim like this.


  3. #3
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    Predefinito Re: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    Primo best è Anarcocapitalismo. Second best, per me, Repubblica Oligarchica in stile repubblica marinara o comune toscana. Terz best per me, repubblica il più piccolo possibile con larga partecipazione parlamentare. Per me il presidenzialismo è una cagata colossale anticamera dello stalinismo.
    novis likes this.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  4. #4
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    Predefinito Re: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    ..e del semi-presidenzialismo? Non in senso assoluto, ma in confronto ai sistemi parlamentari.
    E' uno strumento, come tale dipende da come lo si usa e chi lo usa...

    Gli inglesi con la regina sono molto più democratici di noi ;-)
    Mitchell likes this.

  5. #5
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    Predefinito Re: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    un buon primo passo pverso una restaurazione monarchica

  6. #6
    Giusnaturalista
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    Predefinito Re: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    IL PRESIDENZIALISMO, L’ULTIMO RIFUGIO DEI MASCALZONI


    DI LUCA FUSARI

    Dopo lo strappo alla prassi storica venutasi a realizzare con la rielezione per altri sette anni di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica e il governo politico di grande coalizione tra Pdl-Pd e Scelta Civica, era inevitabile che il tema delle riforme istituzionali ritornasse in auge per la casta di Palazzo, al fine di poter consolidare il suo potere, in una fase in cui il malumore degli italiani verso le istituzioni di Palazzo e il sentimento di disgusto per i partiti tradizionali è emerso attraverso il variegato fenomeno della cosiddetta “anti-politica” alle urne e come astensione da esse.
    I partiti, come principali sistemi d’apparato tesi all’intermediazione sociale (ovvero alla regolamentazione politica della società) sono in crisi, con essi l’intera struttura repubblicana nata dopo il secondo conflitto mondiale; non stupisce allora che i politici e i loro intellettuali di corte cerchino, a fronte anche della deriva personalista degli ultimi vent’anni (introdotta nella vita politica anche dei partiti), di cambiare tutto per non cambiare niente mediante il presidenzialismo.
    Così dal governo del Presidente (con la nomina di Monti a premier), passando per i 10 seggi, al Giorgio Napolitano bis, ai 35 nuovi super-saggi, e alle solite “ideone” riproposte dai ministri dell’attuale governo Letta, ecco palesarsi la proposta di voler trasformare l’Italia da una Repubblica parlamentare ad una di tipo presidenziale, con un comitato/movimento di mobilitazione online denominato Scegliamoci la Repubblica, eleggiamoci il presidente affinché vi sia l’avvento della Terza Repubblica (ma non siamo tornati alla Prima?) consentendo al “popolo italiano” ammaestrato a votare, la scelta diretta del suo Capo di Stato.
    Anziché separare istituzionalmente l’Italia tra aree produttive ed aree ampiamente assistite, riducendo la sfera politica pubblica al fine di liberare l’economia dal peso fiscale, burocratico e redistributivo, la si vuole ulteriormente centralizzare a livello decisionale; proponendo la figura di un Presidente eletto sul modello francese una sola volta per quattro anni (ma questo è un mero auspicio dei promotori) e un Parlamento con sistema elettorale uninominale per la Camera, e l’elezione indiretta del Senato («esso assicura la rappresentanza degli enti territoriali, secondo quanto stabilito con legge costituzionale»).
    Tale promessa di «rappresentanza degli enti territoriali», è il solito trito “contentino” in salsa leghistoide molto simile a quel “Senato federale” proposto nell’ultimo decennio dal Carroccio e da Calderoli. Può tale frase costituire una proposta in sé valida ed accettabile quale compromesso per la galassia autonomista, separatista ed autenticamente federalista? La risposta è no; come correttamente e in maniera ineccepibile argomenta Carlo Lottieri, riprendendo alcuni temi espressi in passato anche da Gianfranco Miglio, in un suo recente articolo intitolato Senza “diritto di voto”, il presidenzialismo è inaccettabile:
    «Non credo ci sia da essere ottimisti. Sembra chiaro che i partiti che controllano il gioco siano orientati a rafforzare la funzione del decisore, probabilmente approdando a un sistema istituzionale in qualche modo presidenziale, senza realmente bilanciare l’accresciuta autorità degli organi centrali. Ribattezzare il Senato chiamandolo Senato delle Regioni sarebbe puro maquillage: una presa in giro. Ma anche se per ipotesi si procedesse a mettere un po’ in ordine il Titolo V (magari togliendo qualche competenza al centro e, cosa assai meno evidente, ponendo addirittura qualche garanzia contro la redistribuzione territoriale delle risorse), la normale riscrittura de facto dei sistemi costituzionali – l’imporsi della costituzione “materiale” – troverebbe la periferia ancor più periferica, e la Capitale sempre più forte. Per questo motivo non si capisce perché il nuovo presidente della Regione Lombardia mostri tanto entusiasmo verso la creazione della Convenzione, che con ogni probabilità finirà per indebolire ancor più la condizione dei tax-payer (quanti pagano) concentrati nelle regioni settentrionali. Soprattutto, stupisce l’assenza di un progetto che, in qualche modo, si proponga di mettere in difficoltà le maggiori formazioni nazionali, e cioè Pd e Pdl. Chi auspica che dalla Convenzione non esca un rafforzamento dello Stato nazionale e un indebolimento delle amministrazioni locali dovrebbero allora pretendere due cose, da mettere sul tavolo in occasione del negoziato che rischia di portare al presidenzialismo. In primo luogo, è necessario che si rovesci la piramide tributaria. Tutti i soldi vanno raccolti localmente e anche la decisione su quanto tassare e in che modo deve essere assunta da istituzioni vicine ai cittadini. (…) Questo indurrà tutti a tassare il meno possibile e spingerà ognuno, al centro come alla periferia, a “fare economia” e gestire in modo più oculato i soldi sottratti ai produttori. Ma il secondo punto è ben più importante. Per accettare quel potere forte che nel 1947 i costituenti – memori del fascismo – non vollero assolutamente, è indispensabile che vi siano chiare garanzie: e la migliore delle garanzie è che si introduca, nel testo della costituzione, una procedura che possa permettere a ogni singola regione di autodeterminarsi e diventare una realtà indipendente. Norme di questo tipo si sono già viste: perfino nelle vecchie costituzioni dell’Unione sovietica e, dal 2003, anche nella carta fondamentale del Liechtenstein. Si tratta di applicare la logica democratica fino in fondo, garantendo davvero – come dice fin dalla sua denominazione questo blog – la più compiuta espressione del diritto di voto. (…) Al tempo stesso, non è vera democrazia quella in cui la tecnostruttura dei partiti e dell’alta burocrazia di Stato impedisce che la configurazione delle istituzioni non discenda dalla libera formulazione delle opinioni e dall’espressione di un consenso effettivamente espresso. Si può, insomma, correre il rischio di un regime decisionista solo se – al tempo stesso – si affida alle realtà locali l’opportunità (all’interno del più ampio quadro europeo) di lasciare la repubblica italiana. Diversamente, ogni libertà può essere a rischio».

    Tra gli entusiasti aderenti del movimento/petizione presidenzialista vi sono: Ida Nicotra, Sergio Scalpelli, Natale D’Amico, Massimo Melis, Giorgio Armillei, Felice Giuffré, Sandro Trento, Paolo Armaroli, Bartolomeo Romano, Carlo Fusaro, Romano Perissinotto, Giovanni Basini, Sergio Marchi. A questi vi sono anche altri fautori che ci hanno messo la firma e la faccia: esponenti della stampa e comunicazione pubblica (Arturo Diaconale, Claudio Petruccioli), ministri (Gaetano Quagliariello) e politici berlusconiani (Marco Taradash, Stefania Prestigiacomo), intellettuali d’area Pd (Gianfranco Pasquino), ex An/Fli (Adolfo Urso), e collaboratori del sito ex finiano (ora neo-montiano) Libertiamo (Sofia Ventura, Carmelo Palma) e altri già attivi a vario titolo in altri progetti fallimentari finiani, come l’ideologo di Fli Alessandro Campi o di Zero+ (Piercamillo Falasca).
    Spiccano quali primi firmatari anche la pattuglia dei sedicenti esponenti “liberali liberisti”(taluni anche con un passato da libertari) attivi presso l’Istituto Bruno Leoni e nei siti ad esso collegati (ad esempio il Chicagoblog diretto da Oscar Giannino): Alberto Mingardi, Carlo Stagnaro, Serena Sileoni, Massimiliano Trovato, Antonio Masala. Questi hanno tutti prontamente firmato per un’iniziativa presidenzialista sul modello francese, la quale non contempla le due precondizioni poste da Lottieri, dato che la proposta promossa da tale comitato non parla né di ridefinizione dal basso della piramide tributaria, né di riconoscimento di un diritto di voto, quale forma democratica di autodeterminazione separatista dei territori, dall’attuale Stato italiano, da parte dei loro abitanti residenti.
    Sicché si vuole invece riproporre agli italiani (notoriamente con memoria a breve termine) in versione bignami, la stessa fallace proposta di riforma presidenziale già avanzata dallo stesso Giovanni Guzzetta(a capo anche di tale nuovo movimento per il presidente da Terza Repubblica) nella Riforma della seconda parte della Costituzione voluta da Berlusconi e bocciata dagli italiani col referendum costituzionale nel 2006.
    Alla base di tale remake, l’illusione che serva l’elezione democratica diretta di un “uomo della provvidenza” al pari di quelli già presenti in Russia, in Francia o negli Stati Uniti, il quale possa “risolvere” i problemi dell’Italia. Il presidenzialismo per l’Italia è la soluzione sbagliata in quanto proposta nazionalista ed intrinsecamente statalista ed unitaria, tesa ad accentrare il potere decisionale nelle mani di un solo uomo, negando la dispersione del potere sul territorio e tra istituzioni a vari livelli.
    Il presidenzialismo, come numerosi importanti autori liberali classici, anarco-individualisti e libertari hanno spiegato, è un istituto politico teso alla coercizione delle libertà degli individui e dei loro diritti naturali. Il sistema presidenziale, assegna e concede alla persona democraticamente eletta presidente dei poteri simili a quelli di un monarca, negando l’uguaglianza giuridica di tutti gli individui di fronte la legge.
    John Locke, il padre del liberalismo classico, criticando l’assolutismo derivante dalla monarchia, nei capitoli VI° (Del potere paterno) e VII° (Della società politica o civile) ne Il secondo trattato sul governo. Saggio concernente la vera origine, l’estensione e il fine del governo civile, fa notare che la monarchia assoluta pone un’autorità comune su tutto; investendo l’autorità in una sola persona, così facendo tutto il sistema ne risente. Un monarca è un essere umano, e un uomo che abbia a disposizione il potere assoluto (libero da ogni vincolo) è in ultima analisi non imparziale nell’uso di un simile potere discrezionale. Dal momento che il monarca può incidere sulla proprietà della gente e il loro benessere, senza paura di ritorsioni, le persone non hanno il comfort, la protezione, e l’incentivo a contribuire al bene del Commonwealth. Quindi nessun individuo dev’essere al di sopra delle leggi del Commonwealth. Locke usa la seguente analogia per dimostrare l’inadeguatezza del monarca assoluto e di chi lo propugna:
    «E’ come se gli uomini, smettendo con lo stato di natura ed entrando nella società, abbiano convenuto che tutti loro debbano sottostare alle leggi, ma che uno di loro debba comunque conservare la libertà dello stato di natura, aumentando di potenza e divenendo impunibile. Questo pensare è comune agli uomini così sciocchi dal non prendersi cura di evitare il male che può essere effettuato da faine e volpi, ma sono contenti, anzi, credono che la sicurezza derivi dall’essere divorati dai leoni».
    Ovviamente un presidente, in quanto monarca periodicamente eletto democraticamente, è sottoposto (in teoria) ad un vincolo di potere e di mandato dettato dalla Costituzione, ma come sovente capita nella repubblica presidenziale statunitense, il presidente eletto né da una sua personalissima interpretazione, snaturandone di senso il documento.
    Nel caso italiano, a differenza degli Stati Uniti, una riforma presidenzialista produrrebbe una riscrittura ad hoc dell’attuale Carta, e dato che essa sarebbe subordinata alla “necessità” di aggiornarla alla luce della figura del Presidente sul modello francese, essa sarebbe redatta sempre in ottica giuspositiva, quale attestazione e riconoscimento dei nuovi poteri attribuiti al Presidente, non dei suoi limiti d’azione politica nell’esercizio del suo potere!.
    Se per Frédéric Bastiat, «lo Stato è la grande finzione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri», allora non si comprende per quale arcano motivo una finzione politico-giuridica, qual è il Capo di uno Stato, ne dovrebbe legittimare o persino trovarne giustificazione da una ancor più grande. Lysander Spooner (di cui taluni firmatari della mobilitazione di cui sopra erano in passato entusiasti estimatori) in A Letter to Grover Cleveland, del 15 maggio 1886, scrisse:
    «Lei non ha nemmeno l’onesta firma di un singolo essere umano, la concessione, a lei o ai vostri legislatori, di alcun diritto di dominio su qualunque essere e sua proprietà. Tenete il posto solo per un titolo che, sul piano del principio del diritto o della ragione, è aleatorio. E tutti coloro che sono associati con lei nel governo, sian essi chiamati senatori, rappresentanti, giudici, dirigenti o altro, tutti tengono i loro posti, direttamente o indirettamente, soltanto con la medesima titolarità senza valore. Questo titolo è niente più e niente meno che voti dati in segreto (a scrutinio segreto), da non più di un quinto di tutta la popolazione. Questi voti sono stati dati in segreto solo perché chi li ha dati non ha il coraggio di farsi personalmente responsabile per i propri atti o degli atti dei suoi agenti, legislatori, giudici, ecc. Questi elettori, avendo dato i loro voti in segreto (a scrutinio segreto), hanno tagliato fuori dal potere tutti coloro i quali non siano associati con lei nel governo e ai vostri mandanti individuali. Vale a dire, non si hanno conoscenze giuridiche di chi abbia votato per lei, o chi abbia votato contro di lei. E non essendo in grado di designare i mandatari individualmente, non ha il diritto di dire che ha degli eventuali mandatari. Non ha il diritto di dire che ha dei referenti, piuttosto, in ogni proprio principio di diritto o ragione, dovete confessare che siete dei semplici usurpatori, che fate leggi, e le fate rispettare, su vostra sola autorità. Uno scrutinio segreto produce un governo segreto, e un governo segreto non è altro che un governo di cospiratori. E un governo di cospiratori è l’unico governo che ora abbiamo. Lei dice che “ogni elettore esercita una fiducia pubblica”. Chi ha concesso questa fiducia? Nessuno. Ha semplicemente usurpato il potere, non ha mai accettato la fiducia. E in quanto usurpatore del potere osa esercitarlo solo in segreto. Non uno di tutti i dieci milioni di elettori, che hanno contribuito a mettere voi al potere, avrebbe avuto il coraggio di farlo, se avesse saputo che stava per essere ritenuto personalmente responsabile, prima di ogni proprio tribunale, per gli atti di coloro per i quali ha votato. Nella misura in cui tutti i voti, dati a voi e ai vostri legislatori, sono stati dati in segreto, tutto quello che possono dire, a sostegno della vostra autorità come governante, è che ci si avventura sulle vostre leggi come legislatori, ecc, non perché voi abbiate un’autentica autorizzazione scritta o legittima a voi concessa da qualsiasi essere umano (voi non potete mostrare nulla del genere), ma solo perché alcune segnalazioni fatte vi attribuiscono dei voti dati in segreto, si ha ragione di credere che avete a portata di mano un’associazione segreta abbastanza forte da sostenervi con la forza, nel caso in cui la vostra autorità debba essere contrastata. C’è un governo sulla Terra che poggi su una base più falsa, assurda o tirannica di questa?. Ma la falsità e l’assurdità di tutto il sistema di governo non derivano solo dal fatto che esso poggi interamente sui voti dati in segreto, o da uomini che si prendono cura di evitare ogni responsabilità personale per i propri atti, o sugli atti dei loro agenti. Al contrario, se ogni uomo, donna e bambino negli Stati Uniti avesse apertamente firmato, sigillato e consegnato a voi e ai vostri collaboratori un documento scritto in cui pretendono di investire con tutti i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo il suo esercizio, non avrebbero in tal modo dato la minima autorità legittima. Tale contratto, che pretende di consegnare nelle vostre mani tutti i loro diritti naturali sulla persona e sulla proprietà, per essere smaltiti a vostro piacere o discrezione, sarebbe stato semplicemente un contratto assurdo e vuoto, non erogante alcuna autorità reale. E’ una impossibilità naturale per ogni uomo stipulare un contratto vincolante con il quale egli debba consegnare ad altri anche uno solo di quelli che vengono comunemente chiamati i suoi “inerenti, inalienabili diritti naturali”. E’ una impossibilità naturale per ogni uomo stipulare un contratto vincolante che investirà altri con qualsiasi diritto arbitrario di dominio irresponsabile su di sé. Il diritto arbitrario di dominio irresponsabile è il diritto di proprietà e il diritto di proprietà è il diritto arbitrario di dominio irresponsabile. I due sono identici. Non vi è alcuna differenza tra loro. Nessuno dei due può esistere senza l’altro. Se dunque i nostri cosiddetti legislatori hanno davvero tale diritto arbitrario di dominio irresponsabile su di noi, come sostengono di avere, e che abitualmente esercitano, deve essere perché sono i nostri proprietari. Se ci possiedono deve essere perché la natura ci ha fatto di loro proprietà, perché come nessun uomo può vendere se stesso come schiavo, non avremmo mai potuto fare un contratto vincolante che ci avrebbe reso di loro proprietà o dato loro alcun diritto arbitrario di irresponsabile dominio su di noi. Come avvocato, sicuramente dovrebbe sapere che tutto questo è vero. Eccellenza, consideri, per un momento, il governo del tutto falso, assurdo, ridicolo e criminale che ora abbiamo. Esso si basa tutto sulla falsa, ridicola e del tutto priva di fondamento, ipotesi che una cinquantina di milioni di persone non solo avrebbero ceduto, ma che abbiano rinunciato volontariamente a tutti i loro diritti naturali di esseri umani, ponendosi sotto la custodia di circa quattrocento persone chiamate legislatori, giudici, ecc, che sono da tenersi assolutamente irresponsabili per quanto possono fare. L’unico diritto che ogni individuo dovrebbe mantenere o possedere sotto il governo è puramente fittizio, ma uno che la natura non gli ha dato, cioè il suo cosiddetto diritto, in quanto uno di una decina di milioni di maschi adulti, ad dar via con il suo voto, non solo tutti i suoi naturali, inerenti ed inalienabili diritti umani, ma anche tutti i naturali, inerenti, inalienabili, diritti umani di quaranta milioni di altri esseri umani comprese le donne e i bambini. Supporre che uno qualsiasi di questi dieci milioni di adulti di sesso maschile avrebbe ceduto volontariamente uno solo di tutti i suoi naturali, inerenti, inalienabili, diritti umani nelle mani di uomini irresponsabili è un assurdo, perché in primo luogo egli non ha il potere di farlo, ed ogni contratto che stipula a tal fine è un’assurdità, e necessariamente non lo ottempera, in secondo luogo non può avere alcun motivo razionale per farlo. Supporre di farlo è supporre tale persona un idiota, incapace di fare qualsiasi contratto razionale e obbligatorio; così come supporre che avrebbe volontariamente dato via tutto ciò che nella sua vita era di valore per se stesso senza ottenere nulla in cambio. Supporre che egli avrebbe tentato di dar via tutti i diritti naturali di altre persone (cioè delle donne e dei bambini) così come i suoi, è supporre che lui abbia tentato di fare qualcosa che non ha il diritto o potere di fare. E’ supporre lui come un furfante e un pazzo. Eppure questo governo ora riposa interamente sul presupposto che una decina di milioni di maschi adulti (uomini supposti di essere compos mentis) non solo abbiano tentato di fare, ma siano effettivamente riusciti a fare queste cose assurde ed impossibili. Non si può dire che gli uomini mettano tutti i loro diritti nelle mani del governo, al fine di proteggerli, perché non ci può essere nulla di paragonabile ad un uomo che protegge i suoi diritti che un uomo a cui sia consentito di mantenerli in suo possesso. L’unico modo possibile, in cui ogni uomo può essere protetto nei suoi diritti, è quello di proteggerli lui stesso nel suo effettivo possesso e loro esercizio. Eppure il nostro governo è abbastanza assurdo da supporre che un uomo possa essere protetto nei suoi diritti dopo che li si è tolti del tutto dalle sue mani. Questo è altrettanto assurdo come lo sarebbe supporre che un uomo si sia dato via come schiavo al fine di essere protetto nel godimento della sua libertà. Un uomo vuole i suoi diritti tutelati solo se egli stesso può possederli ed utilizzare e se ne ha il pieno loro beneficio. Ma se è costretto a rinunciarvi da qualcun altro (da un cosiddetto governo o per qualsiasi altro corpo), egli cessa di avere ogni diritto di tutela sui propri. Affermare, come i sostenitori del nostro governo fanno, che un uomo debba rinunciare ad alcuni dei suoi diritti naturali destinandoli a un governo, in modo da averli protetti da esso per tutto il tempo, quale giudice unico ed irresponsabile dei diritti ceduti e da esso conservati, e quali debbano essere protetti (è come dire che si cedano tutti i diritti al governo e che questi li scelga in qualsiasi momento), presuppone che si abbia rinunciato ad essi e che egli non ne mantenga nessuno, e che non ne debba tutelare alcuno, tranne ciò che il governo in ogni momento proteggerà e permetterà di mantenere. Questo presuppone che l’individuo non abbia conservato alcun diritto, che può in qualsiasi momento essere spogliato dal suo avverso governo, che ha davvero rinunciato ad ogni diritto senza riservarsene nessuno. Per una ulteriore ragione è assurdo affermare che un uomo debba rinunciare a parte dei suoi diritti per darli a un governo in modo che il governo li possa proteggere. Tale motivo è che ogni diritto diminuisce il proprio potere di auto-protezione, e questo rende molto più difficile per il governo proteggerlo. Eppure il nostro governo dice che un uomo debba rinunciare a tutti i suoi diritti, in modo che possa proteggerlo. Si potrebbe benissimo dire che un uomo debba acconsentire ad essere legato mani e piedi al fine di permettere a un governo o ai suoi amici di proteggerlo contro un nemico. Lascialo nel pieno possesso delle sue membra e di tutti i suoi poteri, e farà di più per la propria protezione degli altri, e avrà meno bisogno di protezione da un governo o da qualsiasi altra fonte. (…) Se mettendo una baionetta davanti al petto di un uomo, gli si dia la scelta di morire o essere “protetti nei suoi diritti”, attraverso il suo consenso nella seconda alternativa, tutto ciò viene annunciato come un governo libero, un governo appoggiato sul consenso! Lei stesso descrive un governo come “il miglior governo mai auspicato dall’uomo”. Mi può dire di uno che sia il peggiore in linea di principio? Ma forse si dirà che il nostro non è poi così male, in linea di principio, come gli altri, per la ragione che qui, una volta ogni due, quattro o sei anni, ad ogni maschio adulto è consentito avere un voto su dieci milioni di persone nella scelta dei protettori pubblici. Beh, se pensa che questo cambi materialmente la situazione, vi auguro un notevole discernimento».
    Come fa notare correttamente Spooner nel contesto statunitense, l’elezione democratica di un Parlamento o del Presidente non legittima né giustifica l’eletto nella sua violazione degli altrui diritti naturali individuali (come ad esempio l’incremento o l’introduzione di nuove imposizioni fiscali sull’altrui proprietà), in quanto tali cariche pubbliche ricoperte sono costruzioni giuridiche ed istituzionali create artificialmente da alcuni uomini (i politici) al fine di imporre con la forza della legalità un obbligo coercitivo su degli uomini liberi aventi dei diritti inerenti inalienabili.
    Il giurista e filosofo Bruno Leoni, in Freedom and the Law, ha rilevato il rapporto tra diritto e libertà vedendo nello Stato stesso (e in tutti i suoi poteri attribuiti) la più grande minaccia per i diritti naturali. A partire dalla lezione di Bastiat, Leoni ha spiegato come i legislatori stessi finiscano per minare, attraverso una legislazione normativa incrementale giuspositiva, quelle caratteristiche quali la stabilità, l’universalità e la non arbitrarietà.
    Il filosofo ed economista Murray Rothbard nella sua intervista rilasciata a The New Banner: A Fortnightly Libertarian Journal il 25 febbraio 1972, sul presidenzialismo statunitense è lapidario: «purtroppo non possiamo votare l’eliminazione della presidenza, sarebbe una gran cosa se potessimo». Nel suo articolo Perché essere libertari, il padre del libertarianism contemporaneo, scrisse che la vera coerenza dimostrata da chi si descrive come un difensore di un’ideale di libertà sta in come questi agisce di fronte agli eventi.
    «La vera prova, quindi, dello spirito radicale, è il test del “premere il bottone”: se potessimo premere il bottone per l’abolizione istantanea delle ingiuste invasioni della libertà, lo faremmo? Se non fossimo disposti a farlo, potremmo difficilmente definirci libertari, e molti di noi lo farebbero solo se mossi in origine da una passione per la giustizia. Il libertario verace è, quindi, in tutti i sensi della parola, un “abolizionista”; abolirebbe istantaneamente, se potesse, tutte le invasioni della libertà, sia che si tratti, nella coniazione originale del termine, della schiavitù, sia che si tratti dei molteplici altri esempi di oppressione da parte dello Stato. Egli, nelle parole di un altro libertario in un contesto simile: “si farebbe venire le vesciche al pollice nel premere quel bottone!”. Il libertario deve essere per forza un “premitore di bottone” e un “abolizionista”».
    Il presidenzialismo è una esplicita proposta tesa a rafforzare i poteri politici dello Stato, al contempo è una implicita minaccia alla nostra libertà economica ed individuale; si tratta quindi di un’altra forma di oppressione statale figlia del centralismo decisionale e dell’autocrazia assolutista, e come tale, l’istituzione politica andrebbe abolita laddove è presente, e rigettata laddove proposta o introdotta.
    Basterebbe osservare gli scandali di oggi e di ieri, riguardanti i presidenti degli Stati Uniti e in altri Paesi con simile ordinamento, per accorgersi come tale istituto non solo non diminuisca l’inefficienza dello Stato, ma riduca sensibilmente la libertà economica, civile e personale degli individui alla mercé di un solo uomo. Gene Healy, vice-presidente del Cato Institute, lo spiega nel suo libro The Cult of the Presidency: America’s Dangerous Devotion to Executive Power, descrivendo storicamente come negli ultimi cent’anni il presidenzialismo statunitense (tanto apprezzato anche dai promotori della Repubblica presidenziale per l’Italia) sia divenuto una forma incostituzionale di governo.
    Nel libro False Idol: Barack Obama and the Continuing Cult of the Presidency, Healy approfondisce ed attualizza i contenuti già trattati nel precedente suo libro, soffermandosi sull’ulteriore degenerazione di tale culto nazionale, analizzandolo in relazione alla figura del presidente Obama. Quest’ultimo, grazie all’apporto dato dai compiacenti media ed intellettuali di corte, non è più visto come un semplice funzionario costituzionale incaricato di far eseguire delle leggi, ma come un “dispensatore di speranza”, un “talismano vivente” dell’intera nazione contro ogni minaccia (uragani, terrorismo, crisi economiche…) da una parte della società americana.
    Di fatto un presidente statunitense in carica, indipendentemente dalla sua appartenenza politica, è visto sempre più come una figura messianica che si ammanta di attributi simili a quelli di un monarca assoluto da Ancien Régime; il presidenzialismo è quindi una forma di teologia politica, aggiornata in chiave democratica, la quale si raccorda a quanto descritto da Carlo Lottieri nel suo libro Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks.
    Il presidenzialismo incrementa il potere esecutivo e la sua discrezionalità d’operato al netto di un potere legislativo parlamentare che resterebbe comunque vigente ed incontrollato, al netto però di più tasse, più spese, più debito pubblico, più sprechi, più privilegi, più clientelismo e più dispotismo tirannico realizzati anche dal Presidente. Come acutamente fa notare sempre Spooner, in relazione all’esercizio di voto in ambito elettorale per l’assegnazione della presidenza statunitense, «un uomo non cessa di essere schiavo perché gli si permette di scegliere il padrone ogni quattro anni».
    Il presidenzialismo è l’ultima illusione, presa in prestito da altri Paesi comunque anch’essi in crisi e sull’orlo della bancarotta, ignorando (volutamente o meno) la natura, il significato e l’origine storica del presidenzialismo e le sue conseguenze stataliste, il tutto per interesse funzionale al mantenimento dell’attuale sistema statuale, quali sudditi del potere politico.
    Come disse Lord Acton, «il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto»; l’istituto presidenziale, al pari dell”unico anello’ descritto da J. R.R. Tolkien ne Il signore degli anelli, rende gli esseri umani dei spettri servi del potere, della superbia e dell’ambizione. Anziché seguire i consigli abolizionisti dei “Gandalf della libertà” («non tentarmi Frodo! Non oso prenderlo, nemmeno per tenerlo al sicuro. Comprendi Frodo, potrei usare questo anello per il desiderio di fare del bene ma, attraverso di me, eserciterebbe un potere troppo grande e terribile da immaginare»), purtroppo taluni preferiscono ed auspicano un oscuro Signore di Mordor detentore dell’anello del potere, un ‘uomo forte’ al comando di un Paese unito eternamente sotto il tricolore, al pari di qualche Repubblica presidenziale populisto-socialista asiatica o sudamericana.
    Purtroppo in Italia i liberal(i) e “liberisti” degenerati continuano a danneggiare la causa della libertà, in quanto, sul piano delle concrete azioni intraprese, dimostrano di non essere in favore dell’abolizione o del ridimensionamento a livello minimale dell’attuale Stato ladro. Da cortigiani costruttivisti ed ingegneri istituzionali vogliono invece un governo progressivamente sempre più grande, efficace ed efficiente, e per arrivare a tale scopo propongono ricette sbagliate (ma a lor parere miracolose!) per problemi causati proprio da uno Stato e governo già oggi elefantiaco e onnipresente.
    Parafrasando un noto aforisma di Samuel Johnson, se «il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni», il presidenzialismo è l’estremo espediente dei molti parassiti presenti in questo Paese per poter continuare a vivere servilmente all’ombra del Leviatano italiano.

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    Predefinito Re: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    IL PRESIDENZIALISMO, L’ULTIMO RIFUGIO DEI MASCALZONI


    DI LUCA FUSARI

    Dopo lo strappo alla prassi storica venutasi a realizzare con la rielezione per altri sette anni di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica e il governo politico di grande coalizione tra Pdl-Pd e Scelta Civica, era inevitabile che il tema delle riforme istituzionali ritornasse in auge per la casta di Palazzo, al fine di poter consolidare il suo potere, in una fase in cui il malumore degli italiani verso le istituzioni di Palazzo e il sentimento di disgusto per i partiti tradizionali è emerso attraverso il variegato fenomeno della cosiddetta “anti-politica” alle urne e come astensione da esse.
    I partiti, come principali sistemi d’apparato tesi all’intermediazione sociale (ovvero alla regolamentazione politica della società) sono in crisi, con essi l’intera struttura repubblicana nata dopo il secondo conflitto mondiale; non stupisce allora che i politici e i loro intellettuali di corte cerchino, a fronte anche della deriva personalista degli ultimi vent’anni (introdotta nella vita politica anche dei partiti), di cambiare tutto per non cambiare niente mediante il presidenzialismo.
    Così dal governo del Presidente (con la nomina di Monti a premier), passando per i 10 seggi, al Giorgio Napolitano bis, ai 35 nuovi super-saggi, e alle solite “ideone” riproposte dai ministri dell’attuale governo Letta, ecco palesarsi la proposta di voler trasformare l’Italia da una Repubblica parlamentare ad una di tipo presidenziale, con un comitato/movimento di mobilitazione online denominato Scegliamoci la Repubblica, eleggiamoci il presidente affinché vi sia l’avvento della Terza Repubblica (ma non siamo tornati alla Prima?) consentendo al “popolo italiano” ammaestrato a votare, la scelta diretta del suo Capo di Stato.
    Anziché separare istituzionalmente l’Italia tra aree produttive ed aree ampiamente assistite, riducendo la sfera politica pubblica al fine di liberare l’economia dal peso fiscale, burocratico e redistributivo, la si vuole ulteriormente centralizzare a livello decisionale; proponendo la figura di un Presidente eletto sul modello francese una sola volta per quattro anni (ma questo è un mero auspicio dei promotori) e un Parlamento con sistema elettorale uninominale per la Camera, e l’elezione indiretta del Senato («esso assicura la rappresentanza degli enti territoriali, secondo quanto stabilito con legge costituzionale»).
    Tale promessa di «rappresentanza degli enti territoriali», è il solito trito “contentino” in salsa leghistoide molto simile a quel “Senato federale” proposto nell’ultimo decennio dal Carroccio e da Calderoli. Può tale frase costituire una proposta in sé valida ed accettabile quale compromesso per la galassia autonomista, separatista ed autenticamente federalista? La risposta è no; come correttamente e in maniera ineccepibile argomenta Carlo Lottieri, riprendendo alcuni temi espressi in passato anche da Gianfranco Miglio, in un suo recente articolo intitolato Senza “diritto di voto”, il presidenzialismo è inaccettabile:
    «Non credo ci sia da essere ottimisti. Sembra chiaro che i partiti che controllano il gioco siano orientati a rafforzare la funzione del decisore, probabilmente approdando a un sistema istituzionale in qualche modo presidenziale, senza realmente bilanciare l’accresciuta autorità degli organi centrali. Ribattezzare il Senato chiamandolo Senato delle Regioni sarebbe puro maquillage: una presa in giro. Ma anche se per ipotesi si procedesse a mettere un po’ in ordine il Titolo V (magari togliendo qualche competenza al centro e, cosa assai meno evidente, ponendo addirittura qualche garanzia contro la redistribuzione territoriale delle risorse), la normale riscrittura de facto dei sistemi costituzionali – l’imporsi della costituzione “materiale” – troverebbe la periferia ancor più periferica, e la Capitale sempre più forte. Per questo motivo non si capisce perché il nuovo presidente della Regione Lombardia mostri tanto entusiasmo verso la creazione della Convenzione, che con ogni probabilità finirà per indebolire ancor più la condizione dei tax-payer (quanti pagano) concentrati nelle regioni settentrionali. Soprattutto, stupisce l’assenza di un progetto che, in qualche modo, si proponga di mettere in difficoltà le maggiori formazioni nazionali, e cioè Pd e Pdl. Chi auspica che dalla Convenzione non esca un rafforzamento dello Stato nazionale e un indebolimento delle amministrazioni locali dovrebbero allora pretendere due cose, da mettere sul tavolo in occasione del negoziato che rischia di portare al presidenzialismo. In primo luogo, è necessario che si rovesci la piramide tributaria. Tutti i soldi vanno raccolti localmente e anche la decisione su quanto tassare e in che modo deve essere assunta da istituzioni vicine ai cittadini. (…) Questo indurrà tutti a tassare il meno possibile e spingerà ognuno, al centro come alla periferia, a “fare economia” e gestire in modo più oculato i soldi sottratti ai produttori. Ma il secondo punto è ben più importante. Per accettare quel potere forte che nel 1947 i costituenti – memori del fascismo – non vollero assolutamente, è indispensabile che vi siano chiare garanzie: e la migliore delle garanzie è che si introduca, nel testo della costituzione, una procedura che possa permettere a ogni singola regione di autodeterminarsi e diventare una realtà indipendente. Norme di questo tipo si sono già viste: perfino nelle vecchie costituzioni dell’Unione sovietica e, dal 2003, anche nella carta fondamentale del Liechtenstein. Si tratta di applicare la logica democratica fino in fondo, garantendo davvero – come dice fin dalla sua denominazione questo blog – la più compiuta espressione del diritto di voto. (…) Al tempo stesso, non è vera democrazia quella in cui la tecnostruttura dei partiti e dell’alta burocrazia di Stato impedisce che la configurazione delle istituzioni non discenda dalla libera formulazione delle opinioni e dall’espressione di un consenso effettivamente espresso. Si può, insomma, correre il rischio di un regime decisionista solo se – al tempo stesso – si affida alle realtà locali l’opportunità (all’interno del più ampio quadro europeo) di lasciare la repubblica italiana. Diversamente, ogni libertà può essere a rischio».

    Tra gli entusiasti aderenti del movimento/petizione presidenzialista vi sono: Ida Nicotra, Sergio Scalpelli, Natale D’Amico, Massimo Melis, Giorgio Armillei, Felice Giuffré, Sandro Trento, Paolo Armaroli, Bartolomeo Romano, Carlo Fusaro, Romano Perissinotto, Giovanni Basini, Sergio Marchi. A questi vi sono anche altri fautori che ci hanno messo la firma e la faccia: esponenti della stampa e comunicazione pubblica (Arturo Diaconale, Claudio Petruccioli), ministri (Gaetano Quagliariello) e politici berlusconiani (Marco Taradash, Stefania Prestigiacomo), intellettuali d’area Pd (Gianfranco Pasquino), ex An/Fli (Adolfo Urso), e collaboratori del sito ex finiano (ora neo-montiano) Libertiamo (Sofia Ventura, Carmelo Palma) e altri già attivi a vario titolo in altri progetti fallimentari finiani, come l’ideologo di Fli Alessandro Campi o di Zero+ (Piercamillo Falasca).
    Spiccano quali primi firmatari anche la pattuglia dei sedicenti esponenti “liberali liberisti”(taluni anche con un passato da libertari) attivi presso l’Istituto Bruno Leoni e nei siti ad esso collegati (ad esempio il Chicagoblog diretto da Oscar Giannino): Alberto Mingardi, Carlo Stagnaro, Serena Sileoni, Massimiliano Trovato, Antonio Masala. Questi hanno tutti prontamente firmato per un’iniziativa presidenzialista sul modello francese, la quale non contempla le due precondizioni poste da Lottieri, dato che la proposta promossa da tale comitato non parla né di ridefinizione dal basso della piramide tributaria, né di riconoscimento di un diritto di voto, quale forma democratica di autodeterminazione separatista dei territori, dall’attuale Stato italiano, da parte dei loro abitanti residenti.
    Sicché si vuole invece riproporre agli italiani (notoriamente con memoria a breve termine) in versione bignami, la stessa fallace proposta di riforma presidenziale già avanzata dallo stesso Giovanni Guzzetta(a capo anche di tale nuovo movimento per il presidente da Terza Repubblica) nella Riforma della seconda parte della Costituzione voluta da Berlusconi e bocciata dagli italiani col referendum costituzionale nel 2006.
    Alla base di tale remake, l’illusione che serva l’elezione democratica diretta di un “uomo della provvidenza” al pari di quelli già presenti in Russia, in Francia o negli Stati Uniti, il quale possa “risolvere” i problemi dell’Italia. Il presidenzialismo per l’Italia è la soluzione sbagliata in quanto proposta nazionalista ed intrinsecamente statalista ed unitaria, tesa ad accentrare il potere decisionale nelle mani di un solo uomo, negando la dispersione del potere sul territorio e tra istituzioni a vari livelli.
    Il presidenzialismo, come numerosi importanti autori liberali classici, anarco-individualisti e libertari hanno spiegato, è un istituto politico teso alla coercizione delle libertà degli individui e dei loro diritti naturali. Il sistema presidenziale, assegna e concede alla persona democraticamente eletta presidente dei poteri simili a quelli di un monarca, negando l’uguaglianza giuridica di tutti gli individui di fronte la legge.
    John Locke, il padre del liberalismo classico, criticando l’assolutismo derivante dalla monarchia, nei capitoli VI° (Del potere paterno) e VII° (Della società politica o civile) ne Il secondo trattato sul governo. Saggio concernente la vera origine, l’estensione e il fine del governo civile, fa notare che la monarchia assoluta pone un’autorità comune su tutto; investendo l’autorità in una sola persona, così facendo tutto il sistema ne risente. Un monarca è un essere umano, e un uomo che abbia a disposizione il potere assoluto (libero da ogni vincolo) è in ultima analisi non imparziale nell’uso di un simile potere discrezionale. Dal momento che il monarca può incidere sulla proprietà della gente e il loro benessere, senza paura di ritorsioni, le persone non hanno il comfort, la protezione, e l’incentivo a contribuire al bene del Commonwealth. Quindi nessun individuo dev’essere al di sopra delle leggi del Commonwealth. Locke usa la seguente analogia per dimostrare l’inadeguatezza del monarca assoluto e di chi lo propugna:
    «E’ come se gli uomini, smettendo con lo stato di natura ed entrando nella società, abbiano convenuto che tutti loro debbano sottostare alle leggi, ma che uno di loro debba comunque conservare la libertà dello stato di natura, aumentando di potenza e divenendo impunibile. Questo pensare è comune agli uomini così sciocchi dal non prendersi cura di evitare il male che può essere effettuato da faine e volpi, ma sono contenti, anzi, credono che la sicurezza derivi dall’essere divorati dai leoni».
    Ovviamente un presidente, in quanto monarca periodicamente eletto democraticamente, è sottoposto (in teoria) ad un vincolo di potere e di mandato dettato dalla Costituzione, ma come sovente capita nella repubblica presidenziale statunitense, il presidente eletto né da una sua personalissima interpretazione, snaturandone di senso il documento.
    Nel caso italiano, a differenza degli Stati Uniti, una riforma presidenzialista produrrebbe una riscrittura ad hoc dell’attuale Carta, e dato che essa sarebbe subordinata alla “necessità” di aggiornarla alla luce della figura del Presidente sul modello francese, essa sarebbe redatta sempre in ottica giuspositiva, quale attestazione e riconoscimento dei nuovi poteri attribuiti al Presidente, non dei suoi limiti d’azione politica nell’esercizio del suo potere!.
    Se per Frédéric Bastiat, «lo Stato è la grande finzione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri», allora non si comprende per quale arcano motivo una finzione politico-giuridica, qual è il Capo di uno Stato, ne dovrebbe legittimare o persino trovarne giustificazione da una ancor più grande. Lysander Spooner (di cui taluni firmatari della mobilitazione di cui sopra erano in passato entusiasti estimatori) in A Letter to Grover Cleveland, del 15 maggio 1886, scrisse:
    «Lei non ha nemmeno l’onesta firma di un singolo essere umano, la concessione, a lei o ai vostri legislatori, di alcun diritto di dominio su qualunque essere e sua proprietà. Tenete il posto solo per un titolo che, sul piano del principio del diritto o della ragione, è aleatorio. E tutti coloro che sono associati con lei nel governo, sian essi chiamati senatori, rappresentanti, giudici, dirigenti o altro, tutti tengono i loro posti, direttamente o indirettamente, soltanto con la medesima titolarità senza valore. Questo titolo è niente più e niente meno che voti dati in segreto (a scrutinio segreto), da non più di un quinto di tutta la popolazione. Questi voti sono stati dati in segreto solo perché chi li ha dati non ha il coraggio di farsi personalmente responsabile per i propri atti o degli atti dei suoi agenti, legislatori, giudici, ecc. Questi elettori, avendo dato i loro voti in segreto (a scrutinio segreto), hanno tagliato fuori dal potere tutti coloro i quali non siano associati con lei nel governo e ai vostri mandanti individuali. Vale a dire, non si hanno conoscenze giuridiche di chi abbia votato per lei, o chi abbia votato contro di lei. E non essendo in grado di designare i mandatari individualmente, non ha il diritto di dire che ha degli eventuali mandatari. Non ha il diritto di dire che ha dei referenti, piuttosto, in ogni proprio principio di diritto o ragione, dovete confessare che siete dei semplici usurpatori, che fate leggi, e le fate rispettare, su vostra sola autorità. Uno scrutinio segreto produce un governo segreto, e un governo segreto non è altro che un governo di cospiratori. E un governo di cospiratori è l’unico governo che ora abbiamo. Lei dice che “ogni elettore esercita una fiducia pubblica”. Chi ha concesso questa fiducia? Nessuno. Ha semplicemente usurpato il potere, non ha mai accettato la fiducia. E in quanto usurpatore del potere osa esercitarlo solo in segreto. Non uno di tutti i dieci milioni di elettori, che hanno contribuito a mettere voi al potere, avrebbe avuto il coraggio di farlo, se avesse saputo che stava per essere ritenuto personalmente responsabile, prima di ogni proprio tribunale, per gli atti di coloro per i quali ha votato. Nella misura in cui tutti i voti, dati a voi e ai vostri legislatori, sono stati dati in segreto, tutto quello che possono dire, a sostegno della vostra autorità come governante, è che ci si avventura sulle vostre leggi come legislatori, ecc, non perché voi abbiate un’autentica autorizzazione scritta o legittima a voi concessa da qualsiasi essere umano (voi non potete mostrare nulla del genere), ma solo perché alcune segnalazioni fatte vi attribuiscono dei voti dati in segreto, si ha ragione di credere che avete a portata di mano un’associazione segreta abbastanza forte da sostenervi con la forza, nel caso in cui la vostra autorità debba essere contrastata. C’è un governo sulla Terra che poggi su una base più falsa, assurda o tirannica di questa?. Ma la falsità e l’assurdità di tutto il sistema di governo non derivano solo dal fatto che esso poggi interamente sui voti dati in segreto, o da uomini che si prendono cura di evitare ogni responsabilità personale per i propri atti, o sugli atti dei loro agenti. Al contrario, se ogni uomo, donna e bambino negli Stati Uniti avesse apertamente firmato, sigillato e consegnato a voi e ai vostri collaboratori un documento scritto in cui pretendono di investire con tutti i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo il suo esercizio, non avrebbero in tal modo dato la minima autorità legittima. Tale contratto, che pretende di consegnare nelle vostre mani tutti i loro diritti naturali sulla persona e sulla proprietà, per essere smaltiti a vostro piacere o discrezione, sarebbe stato semplicemente un contratto assurdo e vuoto, non erogante alcuna autorità reale. E’ una impossibilità naturale per ogni uomo stipulare un contratto vincolante con il quale egli debba consegnare ad altri anche uno solo di quelli che vengono comunemente chiamati i suoi “inerenti, inalienabili diritti naturali”. E’ una impossibilità naturale per ogni uomo stipulare un contratto vincolante che investirà altri con qualsiasi diritto arbitrario di dominio irresponsabile su di sé. Il diritto arbitrario di dominio irresponsabile è il diritto di proprietà e il diritto di proprietà è il diritto arbitrario di dominio irresponsabile. I due sono identici. Non vi è alcuna differenza tra loro. Nessuno dei due può esistere senza l’altro. Se dunque i nostri cosiddetti legislatori hanno davvero tale diritto arbitrario di dominio irresponsabile su di noi, come sostengono di avere, e che abitualmente esercitano, deve essere perché sono i nostri proprietari. Se ci possiedono deve essere perché la natura ci ha fatto di loro proprietà, perché come nessun uomo può vendere se stesso come schiavo, non avremmo mai potuto fare un contratto vincolante che ci avrebbe reso di loro proprietà o dato loro alcun diritto arbitrario di irresponsabile dominio su di noi. Come avvocato, sicuramente dovrebbe sapere che tutto questo è vero. Eccellenza, consideri, per un momento, il governo del tutto falso, assurdo, ridicolo e criminale che ora abbiamo. Esso si basa tutto sulla falsa, ridicola e del tutto priva di fondamento, ipotesi che una cinquantina di milioni di persone non solo avrebbero ceduto, ma che abbiano rinunciato volontariamente a tutti i loro diritti naturali di esseri umani, ponendosi sotto la custodia di circa quattrocento persone chiamate legislatori, giudici, ecc, che sono da tenersi assolutamente irresponsabili per quanto possono fare. L’unico diritto che ogni individuo dovrebbe mantenere o possedere sotto il governo è puramente fittizio, ma uno che la natura non gli ha dato, cioè il suo cosiddetto diritto, in quanto uno di una decina di milioni di maschi adulti, ad dar via con il suo voto, non solo tutti i suoi naturali, inerenti ed inalienabili diritti umani, ma anche tutti i naturali, inerenti, inalienabili, diritti umani di quaranta milioni di altri esseri umani comprese le donne e i bambini. Supporre che uno qualsiasi di questi dieci milioni di adulti di sesso maschile avrebbe ceduto volontariamente uno solo di tutti i suoi naturali, inerenti, inalienabili, diritti umani nelle mani di uomini irresponsabili è un assurdo, perché in primo luogo egli non ha il potere di farlo, ed ogni contratto che stipula a tal fine è un’assurdità, e necessariamente non lo ottempera, in secondo luogo non può avere alcun motivo razionale per farlo. Supporre di farlo è supporre tale persona un idiota, incapace di fare qualsiasi contratto razionale e obbligatorio; così come supporre che avrebbe volontariamente dato via tutto ciò che nella sua vita era di valore per se stesso senza ottenere nulla in cambio. Supporre che egli avrebbe tentato di dar via tutti i diritti naturali di altre persone (cioè delle donne e dei bambini) così come i suoi, è supporre che lui abbia tentato di fare qualcosa che non ha il diritto o potere di fare. E’ supporre lui come un furfante e un pazzo. Eppure questo governo ora riposa interamente sul presupposto che una decina di milioni di maschi adulti (uomini supposti di essere compos mentis) non solo abbiano tentato di fare, ma siano effettivamente riusciti a fare queste cose assurde ed impossibili. Non si può dire che gli uomini mettano tutti i loro diritti nelle mani del governo, al fine di proteggerli, perché non ci può essere nulla di paragonabile ad un uomo che protegge i suoi diritti che un uomo a cui sia consentito di mantenerli in suo possesso. L’unico modo possibile, in cui ogni uomo può essere protetto nei suoi diritti, è quello di proteggerli lui stesso nel suo effettivo possesso e loro esercizio. Eppure il nostro governo è abbastanza assurdo da supporre che un uomo possa essere protetto nei suoi diritti dopo che li si è tolti del tutto dalle sue mani. Questo è altrettanto assurdo come lo sarebbe supporre che un uomo si sia dato via come schiavo al fine di essere protetto nel godimento della sua libertà. Un uomo vuole i suoi diritti tutelati solo se egli stesso può possederli ed utilizzare e se ne ha il pieno loro beneficio. Ma se è costretto a rinunciarvi da qualcun altro (da un cosiddetto governo o per qualsiasi altro corpo), egli cessa di avere ogni diritto di tutela sui propri. Affermare, come i sostenitori del nostro governo fanno, che un uomo debba rinunciare ad alcuni dei suoi diritti naturali destinandoli a un governo, in modo da averli protetti da esso per tutto il tempo, quale giudice unico ed irresponsabile dei diritti ceduti e da esso conservati, e quali debbano essere protetti (è come dire che si cedano tutti i diritti al governo e che questi li scelga in qualsiasi momento), presuppone che si abbia rinunciato ad essi e che egli non ne mantenga nessuno, e che non ne debba tutelare alcuno, tranne ciò che il governo in ogni momento proteggerà e permetterà di mantenere. Questo presuppone che l’individuo non abbia conservato alcun diritto, che può in qualsiasi momento essere spogliato dal suo avverso governo, che ha davvero rinunciato ad ogni diritto senza riservarsene nessuno. Per una ulteriore ragione è assurdo affermare che un uomo debba rinunciare a parte dei suoi diritti per darli a un governo in modo che il governo li possa proteggere. Tale motivo è che ogni diritto diminuisce il proprio potere di auto-protezione, e questo rende molto più difficile per il governo proteggerlo. Eppure il nostro governo dice che un uomo debba rinunciare a tutti i suoi diritti, in modo che possa proteggerlo. Si potrebbe benissimo dire che un uomo debba acconsentire ad essere legato mani e piedi al fine di permettere a un governo o ai suoi amici di proteggerlo contro un nemico. Lascialo nel pieno possesso delle sue membra e di tutti i suoi poteri, e farà di più per la propria protezione degli altri, e avrà meno bisogno di protezione da un governo o da qualsiasi altra fonte. (…) Se mettendo una baionetta davanti al petto di un uomo, gli si dia la scelta di morire o essere “protetti nei suoi diritti”, attraverso il suo consenso nella seconda alternativa, tutto ciò viene annunciato come un governo libero, un governo appoggiato sul consenso! Lei stesso descrive un governo come “il miglior governo mai auspicato dall’uomo”. Mi può dire di uno che sia il peggiore in linea di principio? Ma forse si dirà che il nostro non è poi così male, in linea di principio, come gli altri, per la ragione che qui, una volta ogni due, quattro o sei anni, ad ogni maschio adulto è consentito avere un voto su dieci milioni di persone nella scelta dei protettori pubblici. Beh, se pensa che questo cambi materialmente la situazione, vi auguro un notevole discernimento».
    Come fa notare correttamente Spooner nel contesto statunitense, l’elezione democratica di un Parlamento o del Presidente non legittima né giustifica l’eletto nella sua violazione degli altrui diritti naturali individuali (come ad esempio l’incremento o l’introduzione di nuove imposizioni fiscali sull’altrui proprietà), in quanto tali cariche pubbliche ricoperte sono costruzioni giuridiche ed istituzionali create artificialmente da alcuni uomini (i politici) al fine di imporre con la forza della legalità un obbligo coercitivo su degli uomini liberi aventi dei diritti inerenti inalienabili.
    Il giurista e filosofo Bruno Leoni, in Freedom and the Law, ha rilevato il rapporto tra diritto e libertà vedendo nello Stato stesso (e in tutti i suoi poteri attribuiti) la più grande minaccia per i diritti naturali. A partire dalla lezione di Bastiat, Leoni ha spiegato come i legislatori stessi finiscano per minare, attraverso una legislazione normativa incrementale giuspositiva, quelle caratteristiche quali la stabilità, l’universalità e la non arbitrarietà.
    Il filosofo ed economista Murray Rothbard nella sua intervista rilasciata a The New Banner: A Fortnightly Libertarian Journal il 25 febbraio 1972, sul presidenzialismo statunitense è lapidario: «purtroppo non possiamo votare l’eliminazione della presidenza, sarebbe una gran cosa se potessimo». Nel suo articolo Perché essere libertari, il padre del libertarianism contemporaneo, scrisse che la vera coerenza dimostrata da chi si descrive come un difensore di un’ideale di libertà sta in come questi agisce di fronte agli eventi.
    «La vera prova, quindi, dello spirito radicale, è il test del “premere il bottone”: se potessimo premere il bottone per l’abolizione istantanea delle ingiuste invasioni della libertà, lo faremmo? Se non fossimo disposti a farlo, potremmo difficilmente definirci libertari, e molti di noi lo farebbero solo se mossi in origine da una passione per la giustizia. Il libertario verace è, quindi, in tutti i sensi della parola, un “abolizionista”; abolirebbe istantaneamente, se potesse, tutte le invasioni della libertà, sia che si tratti, nella coniazione originale del termine, della schiavitù, sia che si tratti dei molteplici altri esempi di oppressione da parte dello Stato. Egli, nelle parole di un altro libertario in un contesto simile: “si farebbe venire le vesciche al pollice nel premere quel bottone!”. Il libertario deve essere per forza un “premitore di bottone” e un “abolizionista”».
    Il presidenzialismo è una esplicita proposta tesa a rafforzare i poteri politici dello Stato, al contempo è una implicita minaccia alla nostra libertà economica ed individuale; si tratta quindi di un’altra forma di oppressione statale figlia del centralismo decisionale e dell’autocrazia assolutista, e come tale, l’istituzione politica andrebbe abolita laddove è presente, e rigettata laddove proposta o introdotta.
    Basterebbe osservare gli scandali di oggi e di ieri, riguardanti i presidenti degli Stati Uniti e in altri Paesi con simile ordinamento, per accorgersi come tale istituto non solo non diminuisca l’inefficienza dello Stato, ma riduca sensibilmente la libertà economica, civile e personale degli individui alla mercé di un solo uomo. Gene Healy, vice-presidente del Cato Institute, lo spiega nel suo libro The Cult of the Presidency: America’s Dangerous Devotion to Executive Power, descrivendo storicamente come negli ultimi cent’anni il presidenzialismo statunitense (tanto apprezzato anche dai promotori della Repubblica presidenziale per l’Italia) sia divenuto una forma incostituzionale di governo.
    Nel libro False Idol: Barack Obama and the Continuing Cult of the Presidency, Healy approfondisce ed attualizza i contenuti già trattati nel precedente suo libro, soffermandosi sull’ulteriore degenerazione di tale culto nazionale, analizzandolo in relazione alla figura del presidente Obama. Quest’ultimo, grazie all’apporto dato dai compiacenti media ed intellettuali di corte, non è più visto come un semplice funzionario costituzionale incaricato di far eseguire delle leggi, ma come un “dispensatore di speranza”, un “talismano vivente” dell’intera nazione contro ogni minaccia (uragani, terrorismo, crisi economiche…) da una parte della società americana.
    Di fatto un presidente statunitense in carica, indipendentemente dalla sua appartenenza politica, è visto sempre più come una figura messianica che si ammanta di attributi simili a quelli di un monarca assoluto da Ancien Régime; il presidenzialismo è quindi una forma di teologia politica, aggiornata in chiave democratica, la quale si raccorda a quanto descritto da Carlo Lottieri nel suo libro Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks.
    Il presidenzialismo incrementa il potere esecutivo e la sua discrezionalità d’operato al netto di un potere legislativo parlamentare che resterebbe comunque vigente ed incontrollato, al netto però di più tasse, più spese, più debito pubblico, più sprechi, più privilegi, più clientelismo e più dispotismo tirannico realizzati anche dal Presidente. Come acutamente fa notare sempre Spooner, in relazione all’esercizio di voto in ambito elettorale per l’assegnazione della presidenza statunitense, «un uomo non cessa di essere schiavo perché gli si permette di scegliere il padrone ogni quattro anni».
    Il presidenzialismo è l’ultima illusione, presa in prestito da altri Paesi comunque anch’essi in crisi e sull’orlo della bancarotta, ignorando (volutamente o meno) la natura, il significato e l’origine storica del presidenzialismo e le sue conseguenze stataliste, il tutto per interesse funzionale al mantenimento dell’attuale sistema statuale, quali sudditi del potere politico.
    Come disse Lord Acton, «il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto»; l’istituto presidenziale, al pari dell”unico anello’ descritto da J. R.R. Tolkien ne Il signore degli anelli, rende gli esseri umani dei spettri servi del potere, della superbia e dell’ambizione. Anziché seguire i consigli abolizionisti dei “Gandalf della libertà” («non tentarmi Frodo! Non oso prenderlo, nemmeno per tenerlo al sicuro. Comprendi Frodo, potrei usare questo anello per il desiderio di fare del bene ma, attraverso di me, eserciterebbe un potere troppo grande e terribile da immaginare»), purtroppo taluni preferiscono ed auspicano un oscuro Signore di Mordor detentore dell’anello del potere, un ‘uomo forte’ al comando di un Paese unito eternamente sotto il tricolore, al pari di qualche Repubblica presidenziale populisto-socialista asiatica o sudamericana.
    Purtroppo in Italia i liberal(i) e “liberisti” degenerati continuano a danneggiare la causa della libertà, in quanto, sul piano delle concrete azioni intraprese, dimostrano di non essere in favore dell’abolizione o del ridimensionamento a livello minimale dell’attuale Stato ladro. Da cortigiani costruttivisti ed ingegneri istituzionali vogliono invece un governo progressivamente sempre più grande, efficace ed efficiente, e per arrivare a tale scopo propongono ricette sbagliate (ma a lor parere miracolose!) per problemi causati proprio da uno Stato e governo già oggi elefantiaco e onnipresente.
    Parafrasando un noto aforisma di Samuel Johnson, se «il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni», il presidenzialismo è l’estremo espediente dei molti parassiti presenti in questo Paese per poter continuare a vivere servilmente all’ombra del Leviatano italiano.

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    Predefinito Re: Cosa ne pensano i libertari del presidenzialismo?

    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    un buon primo passo pverso una restaurazione monarchica
    Si, verso una Monarchia Socialista però. Ovvero il primo passo verso Stalin.
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    Di PINOCCHIO (POL) nel forum Liberalismo e Libertarismo
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    Ultimo Messaggio: 11-04-03, 19:12

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