Chiacchiere tra conservatori
Incontrarsi, parlarsi e scoprirsi diversi...
Oggi mi ero recato dal giornalaio, come tutte le mattine, quando sento dietro di me chiedere con vece ferma dell'uscita di un giornale conservatore. Mi giro e vedo un ragazzone sui trent'anni, bel tipo da spiaggia, di quelli che andrebbero bene in Tv per un servizio di Studio Aperto. La rivista che cercava non c'era. Lo sapevo bene io, che in passato avevo già fatto il giro degli edicolanti napoletani per ricevere sempre la stessa risposta. Negativa. Per cui m'ero ormai abituato all'idea che il periodico in questione fosse uno di quelli (tanti, troppi) che si vendono ormai soltanto per abbonamento.
Incuriosito dall'incontro inusuale, mi fermo per dirgli appunto questo e, da cosa nasce cosa, iniziamo a parlare un po' di tutto, dei conservatori, della destra, di Italo Bocchino, di Fini e di Berlusconi. Il ragazzo è giornalista pubblicista, scrive su quel giornale, ed è un po' inserito nell'"ambiente". Pensa di aver trovato un collega, ma chi ha di fronte ha solo il merito (o il demerito) di perdere un po' del proprio tempo su Internet. Dice di essersi laureato in Storia, per quanto dal tono del suo discorso non si direbbe.
Infatti quello che ho di fronte è un ragazzo "moderno", ovvero disincantato riguardo l'effettivo valore della cultura e della cultura politica in particolare in un mondo massificato in cui tutto si risolve in chiave economica. "Oggi siamo tutti per i diritti umani" fa lui, snocciolandomi qualche altra banalità politically correct come si conviene a chi ha sposato per convenienza tutte le "giuste" regole del proprio tempo.
Da un giornalista mi sarei aspettato discorsi diversi. Da un conservatore anche, ma forse è il sottoscritto ad essere semplicemente un vecchio dinosauro interessato a vecchie questioni di principio. Per me la destra è una storia, un'etica, un ideale. Presumo che per lui rappresenti invece, più che altro, la "nostra" agenzia di collocamento. "E' sempre stato così", dice con l'aria di uno che la sa lunga. Al contrario a me è bastato citare Scruton come il "maggior filosofo inglese contemporaneo" per trovarmi affibbiato l'appellativo di "romantico"... Anche il mio interlocutore era così ai primi tempi, confessa, poi ha capito come va il mondo e si è adeguato. Gli obietto che la mia difesa della cultura ha anche un riflesso meramente pragmatico, in quanto senza l'elaborazione di idee la politica si svuota in mero "pragmatismo". Questa parola, che in bocca a me ha un sapore sgradevole, lui la accoglie invece favorevolmente. "E' così che funziona...", mi dice con bonario accento paternalista, pur essendo più piccolo di me...
Ma dov'è la destra, chiedo io, conscio del rischio di una difesa "ideologica" di tutto ciò che ancora il termine in Italia comporta? Non sarà, provo ad insinuare, che si è fatto un balzo troppo deciso dall'essere fermi ad un ideologia novecentesca che aveva mostrato ormai tutti i suoi limiti al trasformismo di chi ha interesse soltanto nella gestione del potere? Gli parlo di Veneziani, affossato da un diktat dei colonnelli di AN. Gli stessi che lo hanno poi aiutato a lavorare in RAI, sottolinea maliziosamente lui. Velocemente il nostro discorso tocca qua e là vari intellettuali dell'area, come Fabio Torriero. "Ma chi lo conosce Torriero?", esplode con incredulità mista ad un pizzico di disprezzo... Certo è, faccio io, che nessuno mai lo conoscerà, anche tra la nostra gente, se si continuerà a minimizzare la produzione intellettuale. Ma ormai la discussione, pure molto garbata e piacevole, ha assunto il tono di una affabile disputa tra modernisti e tradizionalisti. Fini non piace ad entrambi. Al contrario di me, lui è un berlusconiano. "Così va il mondo", mi ripete un'infinità di volte con tono convinto e per nulla dispiaciuto. Anche Bocchino sta con Berlusconi mi dice. Con Fini non sta più nessuno. Sarà, ma nonostante le diverse scelte sui singoli temi, il gruppo degli ex aennini si continua a muovere compatto, a me pare. In un primo tempo lui nega questa tesi e rimarca la sopraggiunta estraneità tra Fini e la destra. Poi, però, si contraddice quando parlando del nostro conterraneo Sangiuliano, sottolinea orgoglioso che questi "ce l'ha fatta" (a diventare vicedirettore del TG1), grazie all'interessamento di Gasparri e Fini. Appunto. Per rimarcare il fatto che non sono un intellettuale ottocentesco, ma che il mio discorso, oltre che etico, ha dei risvolti squisitamente pratici, gli faccio notare come negli USA i magnati influiscono sulla politica contemporanea sovvenzionando fondazioni e gruppi d'interesse. Purtroppo da noi, faccio io, Berlusconi è convinto che un spot in TV sia per lui più proficuo di un'intera collana editoriale. Invece in America... "Senza Berlusconi la destra non esisterebbe più,” fa lui. "Oggi siamo forti, comandiamo, grazie a Berlusconi.“ Volevo obiettare qualcosa ma il tempo a disposizione volgeva al termine. "E poi, in America mica ci stanno i conservatori!". Sì, vabbè, lasciamo perdere che è meglio. Il nostro incontro era terminato e la mia ultima cartuccia non aveva sortito alcun effetto.
Ci salutiamo scambiandoci numeri di telefono e la promessa di andarci a prendere al più presto un "caffettuccio" al bar. Poco distante da lui c'è la sua compagna in dolce attesa. Insieme fanno proprio una bella coppia che saprà come cavarsela in questo mondo anche senza aver letto una riga di Scruton.
Mr. Right




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