In difesa di ciò che è naturale
A destra, contro tutti i radicalismi
Come natura crea, diceva una vecchia pubblicità televisiva. Ma erano ancora tempi, quelli, in cui le tradizioni, pur non da tutti fedelmente seguite, erano almeno dai più rispettate. Negli ultimi anni invece la società occidentale sembra essere volta a negare tutto ciò in cui i nostri padri hanno creduto o che hanno comunque considerato opportuno accettare.
Oggi non solo non è ritenuto più possibile continuare a vivere come si è sempre vissuto, ma lo si ritiene anzi del tutto sbagliato. E la politica, in luogo delle tradizionali fratture tra destra e sinistra, scopre nuove divisioni, come quella tra “laici” e “cattolici”. Divisione strana, in quanto ciò che il radicalismo contemporaneo combatte era parte integrante della sinistra di ieri. Pronta ad infilzare la destra sulla democrazia, sul sindacato e sulla busta paga, ma non sul diritto di aborto. Non contro l'ora di religione nelle scuole.
Rifiutare di concedere nuovi diritti individuali è considerato oggi tipico della destra più o meno estrema. Il liberalismo si alimenta dei diritti e chi è liberale non può opporvisi, pena essere scomunicato e messo nell'angolo riservato ai conservatori. Tuttavia chi combatte in difesa della vita o della famiglia non è detto che sia necessariamente cattolico, può essere benissimo una persona di buon senso.
L'aborto non è infatti questione che riguardi soltanto i papaboys... Si può essere contrari in quanto ostili all'idea che una vita umana possa essere soppressa soltanto per i capricci di una femminista emancipata! Se si escludono infatti dal novero casi limite come l'incesto o lo stupro, la donna che intende abortire è infatti una donna che ha fatto del sesso consenziente e che una volta combinato il "guaio" intende far marcia indietro usando metodi alquanto sbrigativi. L’aborto andrebbe sconsigliato se non altro per favorire comportamenti sessuali più responsabili, ma chi si prende la briga di dirlo agli indisciplinati ragazzi di oggi?
Vogliamo discutere delle “coppie di fatto”? Spiegatemi che senso ha il decidere di vivere insieme senza sposarsi. Non è forse solo il tentativo di tenersi lontani dai rischi e dalle responsabilità di una vita di coppia? Si dice: “Io non cono cattolico, per questo non mi sposo”. Embè? Sposati in municipio. Oppure: “Costa troppo, non me lo posso permettere”. Allora lascia stare i cerimoniali e accetta di vivere più modestamente l’evento. “Veramente io non credo nei legami stabili...” Ecco la verità che spunta fuori, il desiderio tutto moderno di fuggire la stabilità, l'impegno che ogni rapporto "serio" comporta. Invece no, si ragiona come bambini viziati: voglio essere libero, senza obblighi, senza mettere ipoteche sul mio futuro... Infatti, cos’altro sarebbe il divorzio breve se non l'assicurazione di poter vivere oggi insieme e domani chissà, liberi di troncare un rapporto e di iniziarne un altro, e un altro ancora, in una fatua ricerca della propria felicità che non avrà mai fine?
Altra querelle non di poco conto riguarda il diritto di uccidere o semplicemente di morire... In questo caso i liberali e i radicali criticano la pena di morte definendola una barbarie, ma esaltano come una conquista civile l’eutanasia. I cattolici, dopo averci rimuginato a lungo su, si sono decisi che la vita è da considerarsi sacra sempre e comunque. La questione è spinosa perchè mettere fine ad una vita umana, in determinate condizioni, potrebbe rivelarsi come la scelta più ragionevole. Tuttavia c'è un ma, rappresentato dal fatto che viviamo - o meglio, dovremmo vivere - in un Paese cattolico. “Ma quando mai”, è la risposta stizzita, “questo è uno Stato laico!” Della serie, ognuno è libero di vivere come meglio crede, una sorta di anarchia legalizzata, un mondo di individualisti gelosi dei propri diritti e dimentichi di ogni minimo dovere comunitario. Ma una società, uno Stato, non si governa con l'anarchia. Una comunità in quanto tale deve osservare delle regole condivise. Non solo (e qui arriva la parte più sgradevole per molti): deve anche reggersi su dei miti comunemente riconosciuti. Uno spirito liberale non lo accetterà mai, tuttavia è appurato come alla base della convivenza umana vi sia la fede non la ragione. E’ la fede che spinge l'uomo a sacrificarsi per il proprio prossimo e questa fede per gli occidentali si chiama cristianesimo.
Il cristianesimo ha permesso all’Occidente di svilupparsi attraverso 2 millenni di storia che hanno offerto al mondo una civiltà che non ha eguali, per quanto i multiculturalisti si ostinino a obiettare il contrario. Direi che solo per questo il giocattolo che abbiamo meriti di non saltare in aria a vantaggio di un altro che nessuno sa nè quanto durerà, nè dove ci porterà. Questa è ragionevolezza, questo è puro buon senso, roba non per filosofi ma per la gente comune.
Allora, si diceva, il cristianesimo (da noi cattolicesimo) non accetta che di propria volontà si possa mettere fine alla vita di qualcuno. Principio discutibile, in quanto la messa a morte di un individuo può essere ritenuta necessaria per uno Stato che intenda con ciò preservare la propria comunità da un male peggiore. Ma nei casi in cui questa necessità non vi fosse, quando la persona in questione non fosse un pericolo per la comunità, ebbene allora perchè lo Stato dovrebbe mettersi di traverso a chi ritiene sacra la vita umana? Perchè dovrebbe privilegiare le ragioni dell’individuo rispetto a quelle della sua comunità? Perchè è liberale? Non mi sembra una risposta sufficiente. Uno Stato non si regge su astrazioni, ma su compromessi realistici. Allora mettiamola così: il rifiuto dell’eutanasia è una concessione che lo Stato fa alla Chiesa per quanto di buono essa rende alla collettività. Una concessione che ci si aspetta poter essere ricambiata al momento opportuno, secondo quel do ut des, la politica di compromesso che il Trono e l'Altare hanno seguito con successo per vari secoli e che tuttora la politica liberale sottobanco insegue per evitare spiacevoli lacerazioni sul piano della cultura e della società.
Purtroppo i liberali contemporanei hanno dimenticato la ragionevolezza dei loro padri a vantaggio di un’ostinata, astratta, razionalità. I diritti. L'uguaglianza. L'individualismo. Il comunismo. Il femminismo. L'ecologismo. Tutte astrazioni volte a scardinare pezzo a pezzo la vecchia società tradizionale, abituata a considerare giusto solo ciò che è naturale.
Nascere uomo e donna è naturale come vivere e morire, e non esiste una “terza via” nè sul piano dell’essere come del sesso. Ci si sposa perchè il fine dell'esistenza umana è quello di raggiungere una superiore complementarietà attraverso il congiungimento con l'altra metà, e attraverso di essa mettere al mondo una discendenza che porti avanti il nostro testimone su questa terra quando ormai non ci saremo più. Si dà uno Stato perchè sia difeso l'ordine e si limiti la guerra, che nel mondo è naturale perchè l’uomo è il nemico dell’uomo. Infine, si crede e si prega perchè è la finitezza dell'essere umano a far sì che questi sia proteso immancabilmente a rapportarsi con l'infinito...
Una società retta è una società che non volta le spalle alle tradizioni, alle consuetudini e ai pregiudizi, semplicemente perchè questi aiutano a vivere. E a vivere meglio. Le consuetudini ci aiutano a camminare più spediti, in quanto ci permettono di usare con sicurezza ciò che è già stato consolidato dai nostri antenati. Oltretutto, il rapportarsi ad una consuetudine permette all’uomo di sentirsi non più individuo senza radici quanto membro di una ben data comunità. Ovvero, una comunità naturale non presuntuosamente creata dal singolo a propria immagine, ma soggetta alle leggi del sangue, della cultura e del territorio. E' ciò per cui ci scopriamo simili, invece che uguali oppure diversi.
Anche i tanto vituperati pregiudizi si rivelano delle solide pezze d'appoggio quando si è impossibilitati a esprimere un proprio giudizio. Purtroppo però si è deciso presuntuosamente di farne a meno a vantaggio dell'opinione. Il pregiudizio della libertà irresponsabile.
Mr. Right




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iaociao:
