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    Predefinito Fra civiltà e natura: le maestose architetture di Andrea Palladio

    Andrea Palladio


    El Greco, Ritratto del Palladio (?)
    (seconda metà del Cinquecento - Copenaghen, Statens Museum for Kunst)
    Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Figlio del mugnaio Pietro della Gondola e di Marta detta "la zota", Andrea nasce a Padova nel 1508. Nella città del Santo egli compie le sue prime esperienze come scalpellino nella bottega di Bartolomeo Cavazza da Sossano, che sembra avergli posto condizioni particolarmente dure. Nel 1524, infatti, dopo un primo tentativo fallito, riesce a fuggire a Vicenza: qui entra nella bottega di Pedemuro San Biagio, tenuta da Giovanni di Giacomo da Porlezza e Girolamo Pittoni da Lumignano, a quell'epoca scultori molto famosi a Vicenza. Tra il 1535 e il 1538 avviene l'incontro che cambierà radicalmente la sua vita: mentre lavora nel cantiere della villa suburbana di Cricoli conosce Giangiorgio Trissino, poeta e umanista, che lo prenderà sotto la sua protezione. Sarà proprio lui a soprannominarlo Palladio, a guidarlo nella sua formazione culturale improntata soprattutto sullo studio dei classici, a condurlo, infine, più volte a Roma. Qui Andrea si trova per la prima volta a contatto con le architetture che aveva imparato ad amare, può osservare dal vivo i monumenti imperiali, ammirandone la bellezza e studiandone i materiali, le tecniche costruttive, i rapporti spaziali. Ma i viaggi col suo mecenate significano anche l'incontro con i "grandi" del tempo: Michelangelo, Sebastiano Serlio, Giulio Romano, Bramante. Intorno al 1540 inizia intanto la sua attività autonoma di architetto, con opere come il Palazzo Civena a Ponte Furo (Vicenza) e la villa Godi a Lonedo, mentre nel 1549 si situa l'episodio che lo consacrerà definitivamente: la ricostruzione delle Logge della Basilica di Vicenza in sostituzione di quelle quattrocentesche. Il progetto del Palladio ha la meglio su una concorrenza decisamente agguerrita (erano stati fra gli altri consultati Serlio, Sansovino, Sanmicheli, Giulio Romano). Da allora le nobili famiglie vicentine e veneziane si contenderanno l'attività del Palladio. Inizia così il periodo più intenso dell'attività palladiana, che si concretizzerà in opere di assoluta bellezza, dal palazzo Chiericati alla villa Barbaro di Maser, dalla "Malcontenta" a Mira alle chiese veneziane del Redentore e di S. Giorgio Maggiore, fino alla notissima Rotonda. Nel 1570, inoltre, Palladio pubblica il trattato I quattro libri dell'architettura, espressione della sua cultura, dei suoi ideali ed anche della sua concreta esperienza. Negli anni '70 è a Venezia in qualità di "proto", cioè consulente architettonico, della Serenissima. Tra febbraio e marzo del 1580 vengono intanto avviati i lavori per la costruzione del teatro Olimpico, edificato su richiesta degli Accademici Olimpici (lo stesso Andrea era stato nel 1556 socio fondatore) per la recitazione della tragedia classica. Tuttavia, prima che l'opera sia completata il Palladio si spegne il 19 agosto 1580.

    http://ville.inews.it/ - Andrea Palladio
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-09-16 alle 21:11
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Re: Fra civiltà e natura: le maestose architetture di Andrea Palladio

    Palladio, ecco il 'mistero del volto'

    A Vicenza dal 3/12, ritratti e scoperte su grande architetto


    Nicoletta Castagni

    VIicenza - Il vero aspetto di Andrea Palladio, il grande architetto della Rinascenza che non volle lasciare alcuna traccia delle proprie sembianze, è al centro della mostra 'Palladio. Il mistero del volto', allestita dal 3 dicembre al 4 giugno negli spazi del Palladio Museum di Vicenza. Esposte le rare raffigurazioni, eseguite soprattutto nel XVIII secolo (in particolare nel mondo anglosassone), ma anche recenti scoperte (forse di mano del Tintoretto) e nuove acquisizioni, a partire dallo splendido busto neoclassico, simile a quello conservato nella Protomoteca in Campidoglio e uscito dalla bottega del Canova, da poco nelle collezioni del museo vicentino.
    ''Un anno e mezzo fa abbiamo iniziato a mettere in cantiere la mostra - dice il direttore del Cisa (Centro Internazionale di studi di architettura Andrea Palladio, in cui è inserito il museo) Guido Beltramini - e ora è arrivata la possibilità di inserire questo nuovo, splendido marmo nelle nostre raccolte. E' come se la testa, per molto tempo in collezioni private, fosse voluta venire da noi''. Il marmo, che è stato presentato oggi in una conferenza stampa, fu commissionato nel 1813 da Canova per accostarlo ai busti degli artisti italiani che dal '500 affollavano il Pantheon. ''Erano così numerosi - prosegue lo studioso, anche tra i curatori della mostra - che alcuni, come quello di Palladio, furono spostati al Campidoglio''. Ma il famoso scultore aveva voluto affidare la realizzazione dell'opera all'allievo amatissimo Leandro Biglioschi, abilissimo modellatore in cera di origine polacca, che realizzò per il maestro anche i ritratti di Beato Angelico e Carlo Goldoni.
    Alta 51 centimetri, l'opera del Cisa è una versione a grandezza naturale del busto colossale collocato al Pantheon nel 1813 e oggi conservato nella Protomoteca in Campidoglio. I due ritratti sono quasi identici nella fisionomia e nei dettagli della barba e dei capelli, ma mentre l'esemplare capitolino è rappresentato in abiti cinquecenteschi, quello di Vicenza è in puro stile neoclassico, all'antica, a petto nudo. La preziosa resa esecutiva non lascia dubbi sulla provenienza dell'opera dall'atelier di Canova. Il ritratto costituisce quindi un'importante aggiunta alle rare prove della fortuna figurativa ottocentesca dell'iconografia palladiana. L'architetto, cosa insolita per il tempo, non aveva voluto apporre una propria raffigurazione sul frontespizio del suo famoso trattato. E del resto non ci sono tracce di opere coeve che lo ritraggono, a parte una citazione del 1599 nell'inventario di Tintoretto. E' appunto seguendo questa pista, che è riemerso un dipinto, custodito in una raccolta russa, che potrebbe rispondere alle descrizioni coeve.
    ''Dovrebbe arrivare a Vicenza per la mostra, potremo così studiare da vicino l'opera''.
    Il primo ritratto di Palladio, prosegue Beltramini, è molto tardo e risale al 1733, una sorta di risposta agli inglesi che si erano inventati di sana pianta una fisionomia, con turbante e camicia aperta. Compare all'inizio della prima traduzione dei 'Quattro Libri dell'Architettura', realizzata a Londra dall'italiano espatriato Giacomo Leoni fra il 1715 e il 1720. Al di là delle molte ipotesi e congetture, conclude Beltramini, ''per Palladio vale quanto Durer affermò a proposito del suo dipinto raffigurante Erasmo da Rotterdam, che il vero ritratto sono le sue opere. Anche il grande architetto veneto ha voluto nascondersi dietro di esse''.

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