Quando a metà degli anni novanta scoppiarono i primi scontri etnici in Gran Bretagna, la classe dirigente capì che il modello aperto di società multiculturale sarebbe crollato di lì ad alcuni decenni. Si posero il problema di come arginare le spinte eversive di destra che naturalmente sarebbero nate in reazione allo sgretolamento della società tradizionale. Venne così creato a tavolino nelle secrete stanze di Westmister l'UKIP, partito di destra, ma non antisistema, capace di fare il vuoto elettorale intorno al BNP. E intorno al 2010 venne creata a tavolino EDL, ovvero l'english defence league una strana creatura politica extraparlamentare che avrebbe avuto il compito di incanalare la reazione xenofoba in una semplice guerra di religione. Le prime esternazioni dei capi EDL furono infatti professioni pubbliche di antirazzismo, mentre veniva esplicitato ai quattro venti l'obiettivo di una pura e semplice contrapposizione all'integralismo islamico (la trasformazione di una guerra etnica in guerra di religione era già riuscita proficuamente in Ulster).
Gli acuti osservatori dell'estrema destra europea si ricorderanno che sovente apparvero nelle prime manifestazioni EDL bandiere israeliane, e chi è avvezzo alla politica sa che niente avviene a caso, e che se quella bandiera era lì, è perchè qualcuno aveva voluto che vi fosse, e soprattutto che si vedesse....
Tuttavia, non tutti i progetti studiati a tavolino riescono a meraviglia, perchè l'implementazione di una strategia può fallire di fronte alla realtà dei fatti. O semplicemente la creatura può sfuggire dalle mani del creatore.
Ed è quello che è avvenuto a Newcastle quando l'ultimo raduno EDL, contro la stessa volontà degli organizzatori, ha preso una piega chiaramente xenofoba e identitaria.
Nelle secrete stanze di Westminster qualcuno ha iniziato a preoccuparsi...




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