Ops, scusate: ci siamo sbagliati... Abbiamo messo in ginocchio l'economia di un intero paese, lo abbiamo costretto ad ipotecare il suo futuro: inutilmente. Vabbé, succede a tutti di sbagliare, no? Amici come prima, ok?

A leggere cosa è scritto nel "documento interno" del FMI ci sarebbe più di un motivo per farsi una risata di gran gusto, se dietro non ci fosse il dramma di milioni di persone.

E' ovvio che io non credo minimamente alla giustificazione dell'errore: era troppo evidente quali sarebbero state le conseguenze della cura FMI, e alcuni che avevano conservato un po' di amore per la verità si erano accorati a tentare di spiegarlo in tutti i modi dai piccoli spazi concessi loro dai media. Tutto inutile.

Bene, ma se non credo alla giustificazione dell'errore dovrò pur dire qualcosa di quella che secondo me è la vera motivazione che ha condotto FMI & C. a sbranare l'economia greca (e anche di altri paesi UE).

Un indizio consistente lo si ricava dallo stesso documento quando recita: "[...] la Grecia ha continuato a pagare per due anni il 100% dei suoi interessi a banche e fondi speculativi e oggi si trova con l'esposizione allo stesso livello ma solo verso Fmi, Bce e paesi sovrani.".

In sintesi:
1. il debito sovrano della Grecia viene fatto oggetto di un forte attacco speculativo;
2. FMI & C. accorre in suo "soccorso" offrendo aiuti finanziari in cambio di riforme recessive;
3. a seguito delle riforme la situazione della Grecia non solo non migliora bensì peggiora vistosamente;
4. mentre insiste per l'adozione delle cosiddette riforme FMI & C. versa fiumi di danaro per "salvare la Grecia" dal default. E' come se qualcuno pretendesse di riempire la vasca da bagno tenendo lo scarico aperto: il livello dell'acqua rimane invariato o diminuisce ma la vasca non si riempie.

Ecco l'indizio: dove è finita l'acqua se la vasca non si è riempita? Dove sono finite le ingenti risorse finanziarie usate per "salvare" la Grecia se il suo debito pubblico è rimasto tale e quale? Non nello scarico, sono finite agli stessi che hanno condotto l'attacco speculativo al debito sovrano greco che ha dato inizio alla farsa del salvataggio.

In breve un fiume di soldi è transitato dalle tasche dei contribuenti europei a quelle degli speculatori grazie alla "errata" valutazione del FMI & C. Soldi che, per inciso, hanno attraversato l'Atlantico andando a ristorare l'economia USA.

Siamo sicuri che "cca nisciuno è fesso"?

L'Fmi fa mea culpa
"Molti errori sulla Grecia"


Il Fondo monetario conferma in un documento interno di aver sbagliato la ricetta del salvataggio: troppo pesante la cura, troppi ritardi nel taglio al debito. E ammette: "L'intervento su Atene è servito più che altro a consentire all'Europa di mettere in sicurezza gli altri paesi a rischio"

di ETTORE LIVINI Lo leggo dopo
Christine Lagarde
MILANO - Scusate abbiamo sbagliato la cura. La medicina era troppo pesante e il malato, che poteva rimettersi con una giornata in day hospital, è finito in rianimazione. A tre anni dal salvataggio della Grecia, il Fondo Monetario internazionale ammette per la prima volta in un documento riservato pubblicato dal "Wall Street Journal" che il piano della Troika per Atene è stato sbagliato fin dall'inizio. I giudizi messi nero su bianco nel memorandum riservato sono impietosi: la ricetta di austerity lacrime e sangue imposta assieme a Bce e Ue al governo ellenico sottostimava largamente i suoi effetti recessivi. Non solo. Gli stessi vertici dell'Fmi sapevano fin dall'inizio che i disastrosi parametri economici di Atene non consentivano un intervento del fondo in suo soccorso. Ma hanno chiuso un occhio, continuando a sostenere in pubblico (Christine Lagarde compresa) che il debito del paese era sostenibile. L'intera operazione, è scritto nel documento, "è stata fatta per prendere tempo e consentire all'area euro di costruire le difese necessarie per salvare gli altri paesi che rischiavano di essere travolti dall'effetto contagio della crisi dei debiti sovrani". Le conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti: l'area euro, in effetti, non è (ancora) implosa. Ma la Grecia ha perso il 25% del Pil in quattro anni (quasi il triplo di quanto stimato dalla Troika) ha una disoccupazione arrivata al 27% e l'effetto contagio dell'austerity ha messo in ginocchio con pesanti effetti recessivi tutti gli altri Piigs. E sulla dinamica del debito nazionale l'Fmi riconosce di aver sbagliato "di molto". Osservazioni cui un portavoce della Ue ha risposto sottolineando che "Bruxelles dissente su molti aspetti".

Si poteva far meglio? Ovviamente sì. Il Fondo ammette nel suo documento che bastava tagliare subito il debito di Atene per rendere il salvataggio non solo molto più rapido ma pure più indolore. Ma una scelta di questo genere era "politicamente difficile" perché diversi paesi della comunità, Germania in primis, erano contrari. Così la Grecia ha continuato a pagare per due anni il 100% dei suoi interessi a banche e fondi speculativi e oggi si trova con l'esposizione allo stesso livello ma solo verso Fmi, Bce e paesi sovrani. A pagare sono così i contribuenti. Nel documento ce n'è pure per il governo greco, colpevole di aver ritardato di molto il via libera alle riforme strutturali e di aver elaborato provvedimenti "che hanno aumentato la sperequazione sociale del paese".

La ratio di questa analisi severissima è chiaro: da una parte provare a trarre una lezione da questi errori per non ripeterli in futuro. Il salvataggio della Grecia è costato finora 230 miliardi di prestiti (di cui 48 usciti dalle casse del Fondo, di gran lunga la maggior operazione di questo tipo mai approvata da Washington) e le critiche sembrano concentrarsi su due aree: la collaborazione con la Ue e la valutazione delle ricette uscite dagli uffici studi degli economisti, compresi gli errori nei multipli per valutare gli effetti dell'austerity. A spingere al mea culpa è però anche una considerazione politica più sottile. Il peso dei paesi emergenti nel fondo sta continuando a crescere. E anche se la loro rappresentanza nel board non è ancora altissima, il peso specifico del loro ruolo ha obbligato Lagarde ad ammettere che l'esposizione sull'Europa (e soprattutto l'arrendevolezza alle tesi di Bruxelles e della Germania) sono state eccessive. Il monito è sottinteso: se la crisi dei debiti sovrani dovesse tornare a peggiorare, la Ue dovrà a quel punto arrangiarsi da sola. (06 giugno 2013)
L'Fmi fa mea culpa "Molti errori sulla Grecia" - Economia e Finanza con Bloomberg - Repubblica.it