VENEZIA – La vergogna non ha bandiera in Veneto dove, un autista dell’ATVO, l’azienda di trasporti locale, avrebbe impedito ad un ragazzo munito di biglietto di salire sull’autobus. Due cittadine firmano una lettera denuncia contro l’autista di quell’autobus consegnata proprio all’Azienda di Trasporti Veneto Orientale. Le due firmatarie sono Giulia Pattaro e Clara Pietrobon (ex assessore del Pd) hanno duramente criticato l’inqualificabile scelta dell’autista che avrebbe impedito ad un ragazzo di colore di salire sull’autobus. Si tratta di un ragazzo del Burkina Faso che si stava recando a San Donà per un colloquio di lavoro. Lo stesso lavoro che gli avrebbe consentito di mandare qualche soldo alla sua famiglia e allo stesso tempo di sopravvivere. Talvolta anche un semplice gesto, fatto con incoscienza o forse solo con la coscienza dell’odio finisce per influire sulla vita degli altri, sulla vista del nostro prossimo.
LA VITA DELL’IMMIGRATO – Anni e anni a sopportare le fatiche di una terra massacrata, quella del Burkina Faso nell’Africa Occidentale che ottenne l’indipendenza dalla Francia solo nel 1960 per poi cominciare a vivere di agricoltura e di siccità. Questo stato dell’Africa infatti non conosce il mare e le migliaia di persone che sbarcano stagionalmente nel nostro paese sono alla ricerca di un lavoro, anche umilissimo, ma pur sempre un lavoro. Ed è da noi e in altri paesi dell’UE che comincia il calvario dei colloqui, della peregrinazione senza fissa dimora, dei campi di accoglienza e degli accampamenti. Ma son persone che non chiedono carità come gli zingari, sono persone che vogliono essere pagate per un lavoro manuale, anche se, quasi sempre, finiscono per essere ampiamente sottopagate. Paradossalmente comprano sempre il biglietto a differenza di molti italiani che fanno i furbi pensando di poter viaggiare gratis senza essere scoperti. Ma a quanto pare i loro gesti di civiltà non vengono considerati perché il colore della pelle è troppo sgargiante.
LE DICHIARAZIONI DELL’AUTISTA – Così l’autista dell’autobus avrebbe scelto di accelerare alla fermata senza far salire quel povero ragazzo. I presenti hanno chiesto spiegazioni e lui avrebbe così motivato il gesto “non mi piaceva come persona”. Non è tutto: il ragazzo, credendo nella buona fede dell’autista, ha fatto il giro dell’isolato correndo e poi si è messo sulle strisce pregando l’autista di fermarsi, ma il suo tentativo è stato vano perchè l’autista lo ha solo minacciato di chiamare le forze dell’ordine. La polizia locale, una volta sul posto, giustamente ha fatto accomodare il ragazzo sul pullman, spiegano Pierobon e Pattaro.
Forse questo dipendente dell’ATVO ha creduto di poter fare liberamente il poliziotto o il militare, perchè di certo non è un atteggiamento da autista. Ma in un paese democratico chiunque è libero di inseguire i suoi sogni e i cittadini di Venezia che hanno commentato l’accaduto hanno ironicamente suggerito su Facebook di: “impiegarlo come leva nell’esercito invece di dargli un posto di lavoro al servizio del pubblico che dovrebbe presupporre un certo grado di civiltà“. Tuttavia l’ATVO ha riposto alle dure accuse dicendo di aver aperto un’istruttoria interna relativa all’episodio e di essere comunque sicurache non si tratti di un episodio di razzismo dato che il dipendente è “al di sopra di ogni sospetto essendo sposato con una cittadina extracomunitaria”.
Venezia: ragazzo del Burkina-Faso non può salire sull?autobus ?perchè è di colore? | News




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