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Discussione: Immigrazione di massa

  1. #1
    Blut und Boden
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    Predefinito Immigrazione di massa

    Immigrazione di massa: l’inutile mea culpa di Peter Hitchens, rivoluzionario marxista

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    Articolo OT


    Viene pubblicato come tassello della pratica inglese di distruzione della
    “innata societas” (società naturale) europea; eseguita, in prima battuta, con la guerra di aggressione alla Germania del 3 Settembre 1939, onde tentare il salvataggio del traballante, agonico, schiavistico impero inglese della finanza mondialista apolide. Articolo di ravvedimento tardivo dell’autore: chiudere la stalla quando i buoi sono scappati è inutile! Hitchens è stato membro del Trotskyist International Socialists dal 1969 al 1975, membro del Labour Party dal 1977al 1983. Un componente una comunità naturale che riconosce il tradimento del legame più intimo con le proprie radici e i propri fratelli dovrebbe trarre la logica conseguenza di essere inutile, definitivamente, quindi provvedere. L’appartenenza non si può perdere nè cancellare, solo sospendere, ripristinabile in forme opportune. Olodogma
    Il post è parte di un articolo più ampio. (articolo originale)

    _____________________________________

    (…) Peter Hitchens: “Non è stato perché ci piacevano gli immigrati, ma perché volevamo distruggere la società.”

    Peter Hitchens ex radicale di sinistra che oggi ha aperto gli occhi, scrive sul Mail on Sunday. La sua è una confessione e una denuncia:
    Come io sono in parte responsabile per l’immigrazione di massa

    Squadra nazionale di calcio inglese, Euro 2012. Almeno 5/11 del team è “d’importazione”.




    Quando ero un rivoluzionario marxista, eravamo tutti a favore di più immigrazione possibile.
    Non perché ci piacessero gli immigrati, ma perché non ci piaceva come era la società britannica. Abbiamo visto gli immigrati – da qualsiasi luogo – come alleati contro la società conservatrice che il nostro paese era ancora alla fine degli anni Sessanta. Volevamo usarli come grimaldello.
    Inoltre, ci piaceva sentirci ‘superiori’ alle persone comuni – di solito delle zone più povere della Gran Bretagna – che videro i loro quartieri improvvisamente trasformati in presunte “comunità vibranti”.
    Se avevano il coraggio di esprimere le obiezioni più miti, subito li accusavamo di razzismo. Era facile.
    Noi studenti rivoluzionari non vivevamo in tali aree “multietniche” (ma venivamo, per quanto ho potuto vedere, per lo più dalle zone ricche e le parti più belle di Londra).
    Potevamo vivere in luoghi ‘vibranti’ per alcuni (di solito squallidi) anni, in mezzo a degrado e bidoni traboccanti.
    Ma noi lo facemmo come dei vagabondi senza responsabilità e in modo transitorio, non avevamo figli. Non come i proprietari di abitazioni, o come genitori di bambini in età scolare, o come gli anziani che sperano in un po ‘di serenità alla fine delle loro vite.
    Quando ci laureammo e cominciammo a guadagnare soldi seri, in genere ci dirigemmo verso le costose enclave di Londra e diventammo molto esigenti su dove e con chi i nostri bambini andavano a scuola, una scelta che felicemente abbiamo negato ai poveri delle città, quelli che abbiamo sbeffeggiato come “razzisti”.
    Ci interessava e ci siamo curati della grande rivoluzione silenziosa che già allora cominciava a trasformare la vita dei poveri inglesi?
    No, per noi significava che il patriottismo e la tradizione potevano sempre essere derisi come ‘razzisti’.
    E significava anche servi a basso costo per i ricchi della nuova classe media privilegiata, per la prima volta dal 1939, così come ristoranti a buon mercato e – in seguito – costruttori a buon mercato e idraulici che lavoravano in nero.
    Non erano i nostri salari che erano depressi dall’immigrazione, o il nostro lavoro che finiva fuori mercato. Gli immigrati non facevano – e non fanno – il genere di lavoro che facevamo noi.
    Non erano una minaccia per noi. Ma per la gente normale.
    L’unica minaccia per noi, poteva venire dai danneggiati, dal popolo britannico, ma potemmo sempre soffocare le loro proteste, suggerendo che erano ‘moderni fascisti’.
    Ho imparato da ciò, che ipocrita snob e persona arrogante ero (e la maggior parte dei miei compagni rivoluzionari erano).
    Ho visto posti che ho conosciuto e nei quali mi sentivo a casa, completamente cambiati nel giro di pochi anni.
    Ho immaginato come sarebbe stato, crescere in uno di quei posti, bloccato in un quartiere squallido come un inglese qualunque, strade strette dove i miei vicini parlavano una lingua diversa. E a poco a poco ho iniziato a diventare un solitario, traballante straniero in un mondo che conoscevo, ma che non riconoscevo più.
    Mi sono sentito profondamente, irrimediabilmente triste per quello che ho fatto e per non aver detto nulla in difesa di coloro le cui vite sono state stravolte, senza che fosse loro mai stato chiesto il permesso, e che sono stati avvertiti in modo molto chiaro che, se si fossero lamentati, sarebbero stati disprezzati e reietti. Definiti “razzisti”. (…)
    ———
    Sembra l’Italia di oggi, dove se ti ribelli, sei “razzista”. Dove, o sei a favore della società multietnica, o sei “fuorigioco”, sei senza voce: perché chi e quando parla lo controllano loro. E se qualcuno rompe il monopolio, deve essere eliminato.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

    •   Alt 

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  2. #2
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Immigrazione di massa

    Questi sono i risultati:



    Esteri
    18/06/2013 - la storia
    Siria, in 50 dall’Italia al fianco dei ribelli
    Ventenne genovese morto in battaglia
    Era indagato in Liguria per terrorismo


    ANSA
    Giuliano Ibrahim Delnevo in una foto su Facebook

    + Sulla Siria è gelo fra Obama e Putin maurizio molinari
    + Siria, in 50 dall’Italia al fianco dei ribelli Ventenne genovese morto in battaglia
    Era indagato in Liguria per terrorismo

    + Siria, il G8 valuta un futuro senza Assad Accordo nonostante le resistenze russe marco zatterin
    + Convertito all’Islam, un italiano cade in Siria francesco grignetti




    Giuliano Delnevo si era convertito all’Islam e aveva cambiato il nome
    in “Ibrahim”. Ma i servizi segreti
    italiani: «Non siamo un bacino
    di reclutamento per i jihadisti»




    “Bismillah”. Nel nome di dio. Parlava bene l’arabo Giuliano Ibrahim Delnevo, 24 anni, nato a Genova e morto in Siria mentre, si dice, combatteva in armi con i ribelli contro il governo di Bashar al-Assad.
    Convertito all’Islam e assunto il nome di Ibrahim nel 2008, lo studente di Storia Giuliano Delnevo, figlio secondogenito di genitori separati, aveva studiato l’arabo e le sue prediche sul web iniziavano tutte con quella parola, “bismillah”, così come le letture coraniche in un arabo corretto pronunciate in video con la tradizionale barba lunga “un pugno” come detta la Scrittura. Tutte tracce della sua conversione, del suo integralismo che è, infine, diventato fondamentalismo. Ibrahim Delnevo, che su Facebook nascondeva il volto dietro al logo di un movimento fondamentalista ceceno, è andato a morire “in nome di Allah” in una battaglia di insorti che è diventata per gli jihadisti la battaglia da combattere. Come lui, secondo fonti della comunità del mondo arabo, sarebbero decine, “45-50’’, le persone partite dall’Italia per unirsi ai ribelli in Siria. Gli «italiani» si troverebbero soprattutto nel nord, e tra questi ci sarebbe anche una donna.

    Delnevo era da tempo iscritto con altre cinque persone - un italiano e quattro maghrebini - nel registro degli indagati dalla Procura distrettuale di Genova per arruolamento e addestramento con finalità terroristiche. Gli investigatori genovesi ne hanno trovato le tracce seguendo un’altra indagine. Tracce consistenti, che avevano fatto ipotizzare un reato gravissimo. Ma il luogo del suo addestramento alle armi, ammesso che addestramento ci sia stato, non è ancora conosciuto. Le ipotesi sulle quali gli inquirenti lavorano è che il reclutamento, nella jihad che l’ha portato in Siria, sia avvenuto in Marocco, luogo dove Ibrahim andava spesso e dove si è sposato con una ragazza figlia di un integralista islamico. Luogo dove i campi di addestramento jihadisti non sono una novità.

    Non è escluso, anche se non arriva alcuna conferma ufficiale, che Delnevo possa aver avuto contatti con Sharia4Italy, il network internazionale jihadista che forma alla `street dawa´, la predicazione di strada anche attraverso internet il cui ideatore, un marocchino di 21 anni, è stato arrestato a Brescia dalla digos qualche tempo fa e per il quale sono stati ipotizzati i reati di addestramento con finalità di terrorismo internazionale e di incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi.

    Certo è che la predicazione via internet piaceva a Ibrahim Delnevo che aveva imparato l’arabo e che impartiva lezioni via web, leggeva sure del Corano, malediva in nome di Allah chiunque dileggiasse l’Islam e il Profeta, omaggiava bin Laden, parlava delle invasioni in Afghanistan e in Somalia da parte dei kafir, i miscredenti. Attraverso Facebook mostrava al mondo chi erano i suoi punti di riferimento, come Abd Allah Yusuf al-Azzam, il fondamentalista al quale si ispirò Osama bin Laden e al quale al Qaeda ha intitolato alcuni suoi gruppi militanti e Sayd Qutb, considerato il padre del fondamentalismo islamico.

    Dicono sia morto sparando. Gli inquirenti genovesi vogliono sapere se questo sia vero e dove abbia imparato a sparare, chi l’abbia addestrato. Vogliono saper se e quanti altri Ibrahim che combattono in nome dell’Islam si trovino a Genova.

    La comunità islamica genovese non lo conosceva, se non per quel suo abito sufi che sfoggiava anche a Genova alla fine del ramadan. Oltre il circuito delle moschee, Ibrahim impartiva lezioni e prendeva contatti in quel mare magnum di opportunità che è internet. Mare magnum che da Casablanca alla Turchia, dal Mali alla Siria, l’ha portato a combattere e a morire contro «quei miscredenti - scriveva alla fine del 2012 - contro i quali il combattimento è obbligatorio».
    (Ansa)

    La Stampa - Siria, in 50 dall?Italia al fianco dei ribelli Ventenne genovese morto in battaglia Era indagato in Liguria per terrorismo
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Immigrazione di massa

    Polentone, beota, zecca, comunista, convertito.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #4
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    Ultima modifica di Eridano; 19-06-13 alle 09:09
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Immigrazione di massa

    Il primo articolo evidenzia bene la realtà imposta a tutta la nostra povera Europa.
    Quelli che spingono perché l'immigrazione allogena aumenti sempre più vivono protetti dalla distruzione che ne consegue.
    Quartieri, scuole, lavoro, tutto ciò che li circonda è tranquillo, mentre le persone normali devono subire ogni vessazione e tacere.

  6. #6
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    Predefinito Re: Immigrazione di massa

    “(…) Peter Hitchens: “Non è stato perché ci piacevano gli immigrati, ma perché volevamo distruggere la società.”
    Peter Hitchens ex radicale di sinistra che oggi ha aperto gli occhi, scrive sul Mail on Sunday. La sua è una confessione e una denuncia:
    Come io sono in parte responsabile per l’immigrazione di massa”


    ecco spiegato il motore che anima
    la schiera degli immigrazionisti;
    odio e risentimento verso i propri
    connazionali, che hanno generato
    e sono espressione, della società e
    civiltà, in cui loro sono stati cresciuti
    e nutriti.

    mai che a lorsignori, sia mai passato
    per la testa, il pensiero che ogni uomo
    ha il sacrosanto diritto di vivere, lavorare
    e prosperare nella terra in cui egli è nato,
    senza la brutale costrizione di dover
    vagabondare per il mondo, in nome di
    ignobili ingiustizie, perpetrate da ogni sorta
    di uomini senza dignità e onore.

  7. #7
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    Predefinito Re: Immigrazione di massa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    [h=1]Immigrazione di massa: l’inutile mea culpa di Peter Hitchens, rivoluzionario marxista
    Articolo molto interessante su quale sia la mentalità degli utili idioti che supportano i criminali che hanno deciso di distruggerci. Qualcuno incomincia a capire che ci rimetteremo tutti, anche gli immigrazionisti tonti.



  8. #8
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    Predefinito Re: Immigrazione di massa

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    Articolo molto interessante su quale sia la mentalità degli utili idioti che supportano i criminali che hanno deciso di distruggerci. Qualcuno incomincia a capire che ci rimetteremo tutti, anche gli immigrazionisti tonti.
    Peppone e Don Camillo amano il negro , come un fratello, sempre tutto gli perdoneranno.
    Ultima modifica di Freezer; 20-06-13 alle 23:58
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #9
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    Predefinito Re: Immigrazione di massa

    L?ultimo delirio di Kyenge: ?Chi insulta me offende l?umanità intera? | VoxNews



    6 “nuovi olandesi” che, come ricorderete, massacrarono a calci lo scorso dicembre un guardalinee olandese, andranno in vacanza in un riformatorio. Ci resteranno dai 12 ai 24 mesi. L’aggravante dell’odio razziale anti-olandese che la destra aveva segnalato non è stato accolto dai giudici che pur ammettendo la brutalità dell’atto lo hanno ridotto a omicidio colposo sostenendo che non c’era l’intenzione di uccidere.Evidentemente la magistratura è corrotta ovunque, in Europa. E ben pagata.
    Eppure i video testimoniano bene che i killer, che erano già stati segnalati come picchiatori, pur vedendolo sanguinare, avevano continuato a colpire duramente l’uomo alla testa e a insultarlo. I sei erano membri di una squadra composta da giovani di origine straniera – quasi tutti marocchini – già nota per i pestaggi.
    Unica condanna di media rilevanza è stata quella inflitta a Hasan D., padre di uno dei delinquenti, che era entrato in campo per unirsi al linciaggio.
    La difesa, addirittura, aveva cercato di addossare la colpa alla vittima, affermando che la morte era dovuta ad un difetto genetico e non alle botte, cercherà un’ulteriore riduzione della pena.
    Geert Wilders disse: “E’ ancora una volta un problema di marocchini – disse esplicitamente – non un problema legato al mondo del calcio, come si vuol far credere. Vogliamo giustizia!”. Non c’è stata, perché anche in Olanda, l’invasore gode di protezioni.


    QUALCUNO ricorda questo tragico evento capitato nella "civile" olanda.

    Mi sembra da quello che leggo, ma anche da altre fonti che la situazione è uguale per tutta la parte occidentale dell' europa.

    Il buonismo e la fratellanza devono essere dogmi universali.

    Il razzismo antibianco non esiste per questa epoca! Viene negato a priori.

 

 

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