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Discussione: MSI: il grande inganno

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    Predefinito MSI: il grande inganno

    MSI: il grande inganno

    Maurizio Barozzi (14/6/2013)

    Dedico questo saggio al camerata Vincenzo Vinciguerra e alla Federazione Nazionale Combattenti della RSI.
    Vinciguerra soldato politico tombatosi volontariamente nel carcere di Stato per legittimare la ricostruzione della verità sullo stragismo, riscattando le infamità di tanti e la FNCRSI per la dirittura morale e la testimonianza storica del fascismo repubblicano.


    Quella che andremo qui a riassumere per sommi capi, è la genesi di un partito di destra, conservatore, reazionario e filo americano, ergo manutengolo dei nostri colonizzatori: il Movimento Sociale Italiano, che per sua natura e sottomissione al quadro Atlantico, in tutti i suoi cinquanta anni di vita, ha sempre tradito gli interessi nazionali in barba a quella Patria di cui si riempiva retoricamente la bocca (e non solo per l'accettazione delle basi NATO e la subalternità dei nostri vertici militari al sistema Atlantico, ma anche per il sabotaggio che le sue posizioni politico economiche apportavano sistematicamente ad ogni minima iniziativa geopolitica, contraria agli interessi occidentali, soprattutto sul piano energetico e che il nostro paese di tanto in tanto riusciva a impiantare).
    Oggi, gli epigoni di questo partito, coerenti con le precedenti posizioni politiche, una volta buttati a mare simboli e orpelli del passato che oramai non pagavano più in termini di voti, sono finiti a Gerusalemme a dichiarare che il fascismo è il "male assoluto", mostrando finalmente sincerità e chiarezza.

    Una precisazione: per questo mio saggio, di cui il quotidiano "Rinascita" ha pubblicato una prima versione stringata, ed altri analoghi scritti, lo stesso giornale ha voluto fare una precisazione, a mio giudizio, esatta.
    Il giornale ha, infatti, osservato che «peccano di una certa volontà di "reduction ad atlanticum"». La critica è giusta e nessuno, meglio di me, sa come la Storia non si può scrivere sotto l'aspetto complottistico e che, in ogni caso, agiscono e interagiscono forze di diversa natura che creano cause e concause, che poi finiscono per determinare certi avvenimenti. Così come sono, altrettanto perfettamente conscio, che gli uomini, in virtù della loro natura umana, agiscono dietro motivazioni, impulsi e convinzioni che non si possono sempre ridurre a malafede o appiattire in un senso solo.
    Ma i miei articoli, così come questo mio saggio, non hanno il compito di spiegare e ricostruire tutte le situazioni e tutte e motivazioni che hanno prodotto determinati comportamenti. La mia ricostruzione, infatti, è una semplice "inchiesta storica" e come tale deve essere intesa. Agli storici che verranno, il trarne le conclusioni.



    Un partito retrivo e di "vecchi"
    In definitiva la funzione pluriennale subalterna alla DC e il ruolo di "ascaro" per gli Atlantici, ha fatto sì che il MSI finisse per rappresentare una minoranza di italiani ovvero, escluse poche eccezioni, la parte più retriva, bottegaia, borghese e bigotta, ma soprattutto che non potesse mai avere una politica propria, dei contenuti culturali e ideologici significativi, ma soltanto degli "stati emotivi", delle reazioni viscerali, delle prese di posizione politiche di retroguardia.
    Tutta la politica e gli ideali missisti, infatti, si sono prevalentemente sostanziati per 50 anni, in un anticomunismo viscerale e per certi aspetti demenziale; in una retorica nazionalista tra l'altro condizionata dal filo atlantismo e il filo americanismo; in una ipocrita esaltazione, di stampo nostalgico del ventennio fascista e della figura del Duce ad uso e consumo di una base quale serbatoio elettorale, limitata dalle leggi vigenti e sfrondata di tutti gli aspetti rivoluzionari e antiborghesi del fascismo.
    E sorvoliamo il suo ruolo ultraconservatore nel campo sociale.
    La "nullità" sostanziale di questo partito ha fatto si che, in un certo senso, divenisse il "partito dei vecchi". Era noto, infatti, che il MSI, che pur aveva le sezioni piene di ragazzi, soprattutto adolescenti o entro i 21 anni, per i quali giocano un forte ruolo i sentimenti e gli stati emotivi, sempre e puntualmente alle tornate elettorali si evidenziava che questi stessi ragazzi, completati gli studi, laureatisi e/o entrati nel mondo del lavoro, non votavano affatto per il MSI: si erano in qualche modo distaccati, come dimostravano le proiezioni dei votanti, sopratutto al Senato dove era richiesta un età un poco più avanzata.

    Il grande inganno
    Eppure alle sue origini, questo movimento, fece credere di essere l'erede ed il mezzo con cui i reduci del fascismo repubblicano avrebbero potuto riprendere a fare politica nella Repubblica democratica e antifascista: il grande inganno.
    Prima di andare avanti, però, dobbiamo fare una doverosa premessa.
    La nostra disamina, spietata, ma storicamente ineccepibile, andrà a toccare i sentimenti di tante persone che, in tutta buona fede, hanno militato nel MSI credendo che questo partito, in qualche modo, fosse l'erede del fascismo.
    Molti, magari hanno anche vissuto nel MSI di loro zona, esperienze e politiche che ingenuamente presumevano aderenti a certi ideali fascisti, quindi si sono battuti e forse hanno anche pagato un grosso prezzo personale. Chiusi in una loro nicchia non hanno visto o non hanno voluto vedere quella che era la realtà e la vera sostanza di questo partito. A tutti costoro non possiamo dire nulla, ci mancherebbe, se non addebitargli una buona dose di santa ingenuità.
    Sottolineo comunque il termine buona fede, perchè questo partito, corrotto e corruttore, che in qualche modo offriva piccole possibilità di accedere al Parlamento o negli Enti locali, accaparrarsi qualche carica ben remunerata nel partito o nella società e di trafficare in svariate situazioni, ha fatto sì che molti di coloro che ci venivano in contatt0, finivano per sporcarsi le mani e la coscienza.
    Parlo soprattutto per coloro che dal dopoguerra agli anni '60 vi profusero, energie, dedizione, lacrime e sangue.
    Per quelli che vennero dopo e militarono nel MSI il discorso è, in molti casi, diverso perchè la reiterata politica reazionaria e conservatrice di questo partito, il suo ruolo di ascaro degli atlantici, aveva finito per avvicinargli e assimilargli nuove generazioni tipicamente di "destra", una destra americaneggiante, bigotta, borghese, anche semi benestante, dando vita anche al disgustoso fenomeno dei giovani "neofascisti pariolini", in rayban, kashmir e camperos.
    Da qui, alle moderne destre, tenute alla greppia da Berlusconi e insulsa manifestazione di folclore di abietta politica bottegaia, il passo è stato breve.
    Quindi, nell'attualità, non possiamo neppure più parlare di "neofascisti" che magari hanno disatteso, se non tradito, il fascismo, come si poteva dire dei precedenti missisti, perchè questi moderni destristi, sono la totale antitesi del fascismo.
    Comunque sia, per valutare storicamente e soprattutto tangibilmente, quello che è stato il MSI e la sua funzione essenzialmente antifascista, possiamo prendere a riferimento la Federazione Nazionale Combattenti della RSI.

    I fascisti della FNCRSI
    La FNCRSI (da non confondersi con sigle quasi simili) costituitasi nel 1947 con decine di migliaia di reduci del fascismo repubblicano, ha infatti rappresentato non soltanto la testimonianza storica del fascismo repubblicano, ma anche il punto di riferimento ideale e politico per i fascisti nel dopoguerra.
    Capita l'antifona e soprattutto ben valutati uomini e fatti, sfrondandoli dalle menzogne e dalla propaganda, già dai primi anni '50, questi ex combattenti fascisti repubblicani, indicarono chiaramente ai camerati di non riconoscere nel MSI una qualsiasi continuità con il fascismo repubblicano.
    Di conseguenza la FNCRSI a tutte le elezioni politiche o locali che seguirono negli anni, diede sempre indicazione di astenersi o votare scheda bianca.
    Una presa di posizione non solo politica, ma sostanziata da precise motivazioni storiche ed ideologiche, tanto che accadde, alle elezioni del 1958, che dalle pagine del Secolo d'Italia, il giornale para missista diretto da Franz Turchi, facoltoso fondatore e proprietario, riportava in prima pagina uno squallido invito di J. Valerio Borghese di votare alla Camera il figlio del suo amico Franz Turchi, Luigi. Ricordiamo questo episodio perchè è molto importante per valutare la storia e la funzione della FNCRSI.
    Devesi sapere che la FNCRSI era usa, in rispetto dei valori combattentistici che rappresentava, ad offrire la sua Presidenza a personalità di rilievo, di un certo carisma e di un glorioso passato combattentistico, anche se questi personaggi, non potevano sempre definirsi propriamente fascisti.
    Così era stato per Rodolfo Graziani, così era in quell'anno per Borghese.
    Inevitabilmente Borghese, per aver così platealmente disatteso le indicazioni del Direttorio FNCRSI, venne posto sotto inchiesta e nel corso del 1959 fu cacciato via dalla FNCRSI per ignominia.
    Nell'aprile del 1967 la FNCRSI, i cui dirigenti e militanti affermavano orgogliosamente: «Noi non siamo fascisti, NOI SIAMO I FASCISTI», e si stavano battendo in favore della lotta del popolo arabo aggredito dai sionisti e del popolo vietnamita aggredito dagli americani, avendo oramai da anni ben inquadrato il MSI (partito che di lì poco sarebbe ancor più degenerato nella Destra Nazionale di Almirante), nella sua Mozione conclusiva alla VII Assemblea Nazionale di Treviso, espresse sul MSI una valutazione storico politica, pacata, ma senza equivoci:
    «Il MSI, che nella leadership militare e politica USA rispetto agli Stati Europei trova l'unica garanzia di fronte ad una aggressione sovietica è poi costretto ad accettare gli altri due punti dell'occidentalismo; Yalta ed il sistema democratico. Ogni prospettiva rivoluzionaria viene in tal modo a chiudersi ed il problema politico di fondo diventa quello dell'inserimento e della collaborazione con il sistema, magari con la giustificazione di volerlo modificare. Tutta l'azione politica del MSI è stata una testimonianza di questo indirizzo riformista e collaborazionista. La linea di colloquio al vertice con la DC (culminata con Tambroni e tappezzata di voti «dati e non richiesti» o addirittura «non graditi» dai vari Zoli e Segni) ne è la prova maggiore ma la stessa qualificazione di partito di destra sollecitata in mille modi e poi provocata mediante l'apparentamento coi monarchici hanno fatto assumere al MSI addirittura la funzione di scialuppa di salvataggio o di valvola di scarico del sistema democratico. È inutile ripercorrere le tappe di un cammino ignobile che sta ora per terminare, ma non possono tacersi gli effetti che il sacrificio dell'indirizzo politico rivoluzionario ha prodotto nella stessa struttura organizzativa del MSI e che consistono esattamente nella strutturazione di vertice del partito (la cricca al potere), nell'abbandono della preparazione dei quadri, nella rescissione di ogni rapporto con una dottrina politica derivante da una concezione del mondo e nella conseguente adozione di una tematica e di una prassi politica impostata sulle piccole idee occasionali, più o meno provocate dalle deficienze altrui».
    Ricordato questo, cerchiamo adesso di capire come sia potuto avvenire il "grande inganno" che portò alla creazione del MSI, anche se poi resta difficile stabilire chi già in partenza era in malafede o chi invece, entrato in buona fede nel "nuovo" contenitore, come accennato già corrotto e potenzialmente corruttore, in malafede vi è divenuto con il tempo. In politica, del resto, queste distinzioni, tranne i casi di tradimento e corruzione evidente, hanno scarso valore e non rari sono i personaggi che perseguono fini diametralmente opposti a quelli che per la loro storia e attestazione politica dovrebbero praticare e magari lo fanno perchè convinti di seguire una via opportuna e utile anche ai loro ideali.
    Nella genesi del MSI e in cosa questo partito ha finito per rappresentare, due fattori, in particolare, vanno considerati: il retaggio ambivalente della RSI che costituì il serbatoio a cui, in parte, attinse il MSI per i suoi quadri dirigenti e la colonizzazione statunitense del nostro paese che ne controllò e instradò l'esistenza.
    Il retaggio ambivalente della RSI
    Mussolini, da grande rivoluzionario, dopo l'8 settembre, non si era lasciato sfuggire la irripetibile occasione che si presentava in Italia, dove, per la prima volta nella sua storia, forze da sempre dominanti, erano fuori gioco: la grande industria, le lobby massoniche, soprattutto nell'Esercito e il Vaticano.
    Oltre ovviamente Casa Savoia un tumore maligno incistato, circa un secolo prima, alla guida della Nazione per gli interessi britannici.
    Fu così che Mussolini poté portare a compimento il processo storico-ideologico del fascismo, arrivando alla Repubblica Sociale Italiana e al manifesto di Verona e realizzando quel modello di società socialista da lui sempre desiderato.
    Egli completava in tal modo anche il Corporativismo, un altra grande realizzazione del fascismo, ma che, senza la socializzazione, come ammise Mussolini in Repubblica, poteva essere piegato dal padronato ai suoi interessi.
    Citiamo alcune conquiste rivoluzionarie della RSI: la socializzazione delle imprese; la revisione del mercato azionario liberista; un effettivo controllo sulla Banca d'Italia, di fatto commissariata; il cooperativismo socializzante nei delicati settori alimentari e del vestiario per i prodotti primari e in quello immobiliare per le case al popolo. Grandi conquiste rivoluzionarie, mai raggiunte da nessuno Stato e che conferivano alla guerra in corso, la vera valenza di una "guerra del sangue contro l'oro".
    A Genova, il 15 marzo 1945, quasi all'epilogo di una guerra spietata e criminale imposta all'Europa dalle grandi plutocrazie occidentali, in piazza De Ferraris, un eccellente e genuino oratore, che era stato socialista, poi tra i fondatori del comunismo nel 1921 ed aveva conosciuto Lenin anche nelle ore pericolose della rivoluzione bolscevica, cioè il romagnolo Nicola Bombacci, classe 1879, un tempo chiamato il Lenin di Romagna, arringò una enorme folla che, più che altro, fu individuata negli operai delle industrie navali liguri e delle fabbriche siderurgiche e meccaniche di Sampierdarena, di Cornigliano, di Sestri Ponente, di Pegli e di Voltri, nonché della Valbisagno e della Valpolcevera:
    «Compagni! Guardatemi in faccia, compagni! Voi ora vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, il fondatore del Partito comunista, l'amico di Lenin che sono stato un tempo. Sissignori, sono sempre lo stesso! Io non ho mai rinnegato gli ideali per i quali ho lottato e per i quali lotterò sempre …»
    Ed aggiunse: «Ero accanto a Lenin nei giorni radiosi della rivoluzione, credevo che il bolscevismo fosse all'avanguardia del trionfo operaio, ma poi mi sono accorto dell'inganno … Il socialismo non lo realizzerà Stalin, ma Mussolini che è socialista anche se per vent'anni è stato ostacolato dalla borghesia che poi lo ha tradito … ma ora Mussolini si è liberato di tutti i traditori e ha bisogno di voi lavoratori per creare il nuovo Stato proletario …».
    Tempo prima Mussolini ebbe a dire: «Bombacci, che vive giorni di passione, è in prima linea tra coloro che si battono per una vera rivoluzione sociale».
    Ricordiamo questo per sottolineare la ricchezza di idee e di programmi, una svolta rivoluzionaria epocale che coinvolse tanti personaggi di eterogenea provenienza ed entusiasmò i fascisti repubblicani tanto che a novembre del 1943, per dare un segnale del cambiamento, Pavolini voleva costituire squadre di polizia che indossino come uniforme «la camicia nera, la tuta blu scura dell'operaio».
    In prossimità della sconfitta, al Direttorio del PFR di Maderno del 3 aprile 1945, presieduto da Pavolini, si cercarono di buttare giù le indicazioni operative per una lotta da proseguire in Italia, una volta finita e persa la guerra.
    Vennero abbozzate alcune direttive indicate da Pavolini, Zerbino, Solaro, Porta ed altri che prospettavano per i fascisti nel dopoguerra, anche in clandestinità, una lotta contro l'occupante e a difesa delle innovazioni sociali della RSI contro ogni restaurazione monarchica e liberista. Giova ricordare che in quella occasione e con opportuna preveggenza, solo il futuro missista Pino Romualdi, d'accordo su la costituzione di strutture clandestine fasciste, una specie di movimento clandestino dotato di mezzi finanziari e quadri dirigenti, che anzi proprio lui aveva caldeggiato, non si trovò però d'accordo sui presupposti politici, forse giudicati troppo anti "liberali", di quelle indicazioni.
    Ma come riferì Ermanno Amicucci, al tempo direttore del Corriere della Sera:
    «Mussolini voleva che gli anglo americani e i monarchici trovassero il nord Italia socializzato, avviato a mete sociali molto spinte; voleva che gli operai decidessero nei confronti dei nuovi occupanti e degli antifascisti, le conquiste sociali raggiunte con la RSI».
    E al socialista Carlo Silvestri, Mussolini aveva precisato:
    «Vi dico che il più grande dolore che potrei provare sarebbe quello di rivedere nel territorio della Repubblica sociale i carabinieri, la monarchia e la Confindustria. Sarebbe l'estrema delle mie umiliazioni. Dovrei considerare definitivamente chiuso il mio ciclo, finito».
    Riportiamo di proposito questi aneddoti e queste frasi, perché i "neofascisti" o per meglio dire gli "antifascisti missisti", proprio queste realtà antitetiche al patrimonio ideale della RSI ebbero a perseguire!
    Si da il caso però che, al tempo, Mussolini aveva anche un altro grande ed urgente problema da risolvere: quello di ricreare dal nulla uno Stato ed un Esercito, dissolti dal tradimento Badogliano, oltre a proteggere il paese da una spaventosa ritorsione dei tedeschi ignobilmente traditi. Senza uno Stato e senza un Esercito, ebbe a dire Mussolini, tutto non avrebbe avuto alcun valore.
    Di fronte a queste primarie necessità Mussolini andò disperatamente alla caccia di personalità di un certo spessore, tecnici di valore, uomini in grado di dare prestigio alla Nazione o di risolvergli i tanti gravissimi problemi. E dovette anche accontentarsi di non fascisti o fascisti sui generis, che aderivano per "l'onore d'Italia".
    Di fatto alla "Salò nera" dei fascisti repubblicani, rivoluzionari e socialisti, si sovrappose la "Salò tricolore" e in buona parte furono poi questi ultimi, i cosiddetti "moderati" della RSI che spesso, per conoscenze personali e trasversali, salvata la pelle si riciclarono nel MSI, assieme a frange conservatrici di pseudo fascisti del "ventennio" che neppure avevano aderito alla RSI. E prevalentemente costoro si assicurarono i posti direttivi del partito a cominciare da quell'Arturo Michelini, tra i fondatori del MSI di cui ne divenne, dal 1954, segretario nazionale.

    La colonizzazione statunitense
    È indubbio che i veri vincitori della guerra, sul suolo italiano, furono gli americani, i quali poi, anche in virtù di un certo accordo con il Vaticano, riuscirono a scalzare gli inglesi da sempre influenti in Italia.
    Il nostro paese venne letteralmente rimodellato sugli standard esistenziali di vita americani; la oramai obsoleta e svergognata monarchia sostituita da una Repubblica democratica; la nostra economia e finanza adeguate al libero capitalismo di mercato dell'Occidente e all'usura dei banksters, che già a Bretton Woods nel 1944 avevano progettato e varato gli Istituti, il sistema finanziario e l'ordine monetario internazionale per perpetuare il loro potere.
    Naturalmente la Nazione venne subordinata militarmente alle esigenze americane che poi la inserirono nella NATO in modo che tutti gli alti comandi delle nostre FF.AA. dipendessero da quelli Atlantici.
    Insomma, da allora, divenimmo una vera e propria colonia.
    Ma gli americani avevano anche un altro problema: quello di realizzare in l'Italia, in prospettiva del loro ritiro militare, non solo Istituzioni, ma anche strutture militari e di polizia in grado di garantire la stabilita al loro colonialismo.
    L'inevitabile esplodere della guerra fredda rendeva queste necessità ancora più impellenti, anche perchè in Italia la presenza social comunista era molto consistente e il PCI era il più forte e radicato partito comunista d'Europa.
    Ma attenzione: gli americani non avevano paura, se non come ipotesi teorica, che i comunisti in Italia avrebbero potuto portare il nostro paese fuori dall'Occidente. Ben sapevano, infatti, che gli accordi di Jalta con l'URSS, di livello strategico, garantivano questo inquadramento e lo stesso PCI, a cui era stata da Mosca imposta la svolta "democratica" di Salerno nel 1944 (ben gradita ai dirigenti comunisti), sarebbe di sicuro stato ai patti.
    Mai, alcun paese, del blocco dell'est sarebbe passato nel campo opposto o viceversa e infatti gli americani non mossero un dito quando i sovietici intervennero in Ungheria o in Cecoslovacchia, così come i sovietici non fecero una piega quando i rivoltosi comunisti in Grecia (riserva occidentale) vennero spazzati via, o ancora in Grecia, gli americani imposero nel 1967 il colpo di Stato dei Colonnelli.
    Gli americani però sapevano benissimo che le Nazioni hanno dei loro sviluppi geopolitici e certe dinamiche internazionali possono seguire strade imprevedibili e quindi vi era pur sempre la necessità di praticare sul piano tattico una "guerra non convenzionale", di esercitare pressioni di vario tipo a difesa della loro ingerenza, laddove, alla lunga la sola corruzione delle classi dirigenti italiane poteva non bastare.
    Un esempio dei pericoli che gli Americani seriamente paventavano in prospettiva, possono descriversi nelle iniziative politico-economiche come quella di Enrico Mattei che minacciavano seriamente i loro interessi.
    Mettere, pertanto, in piedi un baraccone di opposti estremismi, dividere governi, partiti, circoli culturali, ecc., in fautori della NATO in opposizione ai fautori del Patto di Varsavia, in pratica scemi & più scemi, era per loro quanto mai opportuno e previdente.
    Comunque sia in Italia si imponeva la creazione di strutture, polizie, partiti e circoli politici che potessero da una parte contrastare comunque il comunismo e allo stesso tempo con il gioco della falsa alternativa "mondo libero" o "oltrecortina", garantissero l'ingessamento del nostro paese nell'area atlantica.
    Oggi sappiamo che le prime strutture di polizia, questure e gli abbozzi dei nostri servizi segreti, al tempo il SIFAR, creati dietro la supervisione di quello che era il capo dell'OSS in Italia, James J. Angleton, in mancanza di personale che non poteva fornire una militarmente inesistente ed inaffidabile Resistenza, furono create con il vecchio personale del regime fascista e anche della RSI, dagli americani recuperati ed ovviamente trasformati in perfetti afascisti e antifascisti in pectore.
    Un altro super servizio, anomalo e segretissimo, detto l'"Anello", conosciuto come il "noto Servizio", dedito anche a pratiche a dir poco criminali, le cui basi vennero gettate a Roma nel 1944 dal generale badogliano Mario Roatta su direttive di un alto ufficiale Alleato, ebreo polacco, venne messo in piedi anche con alcuni reduci della RSI a cui altri poi si aggiunsero.
    Come noto gli Alleati ebbero nei confronti dei fascisti vinti e soggetti ai massacri delle "radiose giornate", un duplice comportamento: quando non gli interessavano li lasciavano allegramente massacrare; quando invece si trattava di ufficiali o sottoufficiali, specialmente ex appartenenti ai servizi segreti della RSI, allora spesso li salvavano con l'intento poi di recuperarli per i loro scopi.
    Ma c'è di più. Noi oggi sappiamo che prima ancora della fine della guerra ci furono contatti tra alcuni esponenti della RSI e l'OSS americano, ed oltretutto gli americani avevano anche in piedi una rete spionistica, la Nemo, che comprendeva oltre a vari prelati, uomini della Resistenza, ma anche uomini della RSI.
    Anche la massoneria, more solito, aveva iscritti sia nel campo della Resistenza che nella RSI.
    Del resto lo stesso Mussolini, in prossimità del crollo finale, aveva lasciato liberi i suoi uomini di esplorare strade e contatti per affrontare le conseguenze della sconfitta. Ergo questi contatti, anche con l'OSS americano che, per esempio, sappiamo aveva tenuto Romualdi uno dei vicesegretari del PFR, uno dei vicesegretari del PFR, (a quanto pare Romualdi era entrato in contatto con l'OSS americano tramite Gianni Nadotti agente segreto del SIM infiltrato prima nella segreteria federale di Parma e poi nella vicesegreteria del PFR a Milano, sempre dietro Romualdi), potevano rientrare in compiti di "ufficio", ma ci si domanda anche cosa poi accadde al momento del crollo militare dove entrarono in gioco gli agenti americani e del SIM Salvatori Guastoni e Giovanni Dessì con i quali Romualdi trattò la "tregua" della colonna armata fascista.
    Costatiamo, per esempio, che la colonna armata di circa 4 mila fascisti, giunta al mattino del 26 aprile 1945 a Como, in poche ore e senza una minaccia militare incombente sul posto, si squagliò come neve al sole, soprattutto per la dabbenaggine dei comandanti fascisti che invece di proseguire verso Menaggio dove li attendeva Mussolini, si fermarono in città, si misero a discutere e poi a dialogare con il fantasma di un inesistenze CLN locale.
    Fu così che mentre Mussolini, che fino all'ultimo aveva rifiutato ogni offerta di mettersi in salvo all'estero, in particolare nella Confederazione Elvetica, si stava allontanando dalle zone dove stavano per arrivare gli Alleati, nell'intento di restare libero e giocarsi le ultime possibilità di trattativa, alcuni comandanti fascisti, per loro forma mentis, mostravano di non vedere l'ora di arrendersi agli Alleati e magari con il segreto intento, oltre che salvare la pelle, di riciclarsi in futuro come anticomunisti.
    Andò a finire che Mussolini, rimasto isolato e senza scorta a Menaggio, circa 31 Km. dopo Como, venne poi catturato a Dongo, mentre questi comandanti fascisti, firmarono in città una ignominiosa resa, mascherata da tregua e alcuni di loro furono in qualche modo messi in salvo, mentre altri, per esempio l'"estremista" Franco Colombo, venne fucilato.
    Gli storici sono concordi nel ritenere che il fascismo cadde, e cadde male, proprio a Como all'alba del 27 aprile 1945, una pagina penosa di tipica storia italica, che in parte riscattarono Pavolini, Mezzasoma, Casalinovo, Porta, Bombacci, Vezzalini, Utimperher e gli altri che vollero seguire il Duce e morirono dignitosamente, anzi meravigliosamente.
    Determinatasi la sconfitta ci fu poi la caccia al fascista, i criminali massacri di fascisti e presunti tali nelle "radiose giornate", ed entrarono in funzione le famigerate Corti d'Assise straordinarie pronte a comminare condanne a morte ed ergastoli.
    In questa situazione per l'OSS di J. J. Angleton fu uno scherzo mettersi in tasca vari esponenti e dirigenti neofascisti del primissimo dopoguerra, interessato com'era ad utilizzarli per un fronte comune contro il comunismo.
    Oggi, con il senno del poi, non possiamo biasimare se alcuni neofascisti, epurati dal lavoro, braccati, minacciati, in quelle condizioni del tutto eccezionali, accettarono in buona fede le offerte di salvezza che gli prospettavano gli ufficiali Alleati e che gli facevano anche sperare in una rivincita da prendersi sui loro assassini.
    Quello che è inaccettabile è il fatto che determinati "contatti" non avrebbero mai dovuto andare più in là di tanto e avrebbero dovuto, in pochissimi anni, se non mesi, essere troncati, ribaltati, specialmente dopo che risultava evidente la subordinazione del nostro paese e lo stato coloniale in cui gli americani l'avevano relegato.
    Ed invece non solo queste collusioni, per la maggior parte continuarono, anzi in molte occasioni si trasformarono in vero e proprio assoldamento da parte dell'ex nemico, che nemico in ogni caso restava, ma quando gli statunitensi misero in atto le loro strategie criminali Stay Behind, il cui falso scopo era la lotta al comunismo, mentre il vero fine era l'utilizzo anche di civili per gli interessi politici e militari americani, molti di questi, oramai ex fascisti, entrarono nelle Gladio.
    Ma questa è un altra sporca pagina di altre sporche storie.

    Il neofascismo del dopoguerra
    Fatto sta che nel 1946 la maggioranze delle formazioni clandestine neofasciste, un miscuglio di gruppi incredibile ed eterogeneo, alcuni dagli intenti genuini, altri un misto di camerati in buona e fede e qualche balordo, altri ancora sicuramente equivoci (Fasci di azione rivoluzionaria, Squadre di azione e fronti antibolscevismo o monarco-fascisti, sic!, ecc.) quasi tutti dietro la supervisione e i finanziamenti di James Angleton erano sotto controllo americano, come recita un rapporto dei servizi segreti statunitensi intitolato "Il movimento neofascista - 10 aprile 1946, segreto":
    «I neofascisti intendono stabilire un contatto con le autorità americane per analizzare congiuntamente la situazione del paese. La questione politica italiana sarà quindi collocata nelle mani degli Stati Uniti».
    Anche altre personalità che, pur non fasciste, avevano avuto un ruolo militare nella RSI, ma anche mantenuto sottili fili con i comandi Marina del Sud, come per esempio il principe J. Valerio Borghese (un conservatore per tradizione e convinzioni, che alcuni fascisti repubblicani avrebbero voluto fucilare per le sue collusioni con elementi dell'Ammiragliato badogliano) appositamente salvato da Angleton, anche se messo per qualche tempo in galera, vennero subito utilizzate dagli americani.
    E in questi "utilizzi", c'è anche qualcosa di abietto che deve essere ancora ben appurata. Un documento USA, per esempio, classificato top secret, del 20 febbraio 1946 recita: «molti elementi neofascisti provenienti dal nord Italia sono stati inviati in Sicilia».
    E in Sicilia, guarda caso, usando l'isola come base strategica e con l'apporto mafioso, gli americani vi stavano giocando il controllo del mediterraneo e sulla stessa Italia scalzando gli inglesi.
    Non è stato dimostrato con prove incontrovertibili, ma sembra credibile che prima di quel maledetto 1 maggio del 1947 erano sbarcati in Sicilia una pattuglia di uomini della ex (c'è da aggiungere: veramente ex!) Decima Mas, fatti addestrare da J. J. Angleton, così come si deduce da altri "rapporti" e vari indizi fanno sospettare che a Portella della Ginestra, agli uomini di Salvatore Giuliano si sovrapposero anche uomini in possesso di lanciagranate, bombe-petardo di produzione americana, che lasciarono schegge di metallo in alcune vittime.
    Comunque sia gli uomini di Borghese non solo agirono pro USA nella Sicilia del 1947, ma è noto, comprovato ed ammesso dagli stessi, che aiutarono militarmente il nascente stato di Israele, offrendo agli israeliani supporto, addestramento e sostegno militare.
    Con queste premesse, che già mostrano chiaramente il come e il perchè, i neofascisti finirono poi per diventare gli ascari degli atlantici, si arrivò alla nascita del MSI.

    Premesse nella costituzione del MSI: il "Senato"
    Romualdi (di cui parleremo diffusamente più avanti), chiamato il "dottore", dalla sua latitanza (era ricercato e sul suo capo pendeva il pericolo di una condanna a morte, ma comunque teneva molteplici contatti e quindi doveva essere alquanto ben protetto) coordinava e ispirava un gruppo di persone che formavano il "Senato", una specie di organismo dirigente dei reduci creato anche da Puccio Pucci, amico di Romualdi, con l'ausilio di Olo Nunzi (ex sindacalista, già nella segreteria politica di Pavolini) e presieduto dallo stesso Romualdi.
    Puccio Pucci, ex capo di Stato Maggiore delle Brigate Nere, collaboratore di Pavolini e presidente del Coni, era stato incaricato da Pavolini di costituire cellule clandestine per continuare la lotta nel dopo guerra, assieme ad Aniceto Del Massa, saggista, poeta, filosofo e cultore di scienze tradizionali ed esoteriche, (il famoso PDM dalle loro iniziali).
    Progetto che nel dopoguerra si dissolse del tutto e valutando le situazioni che poi portarono alla costituzione del MSI, lascia a pensare che, di fatto, il Pucci, non venne disturbato dagli Alleati, ma ancor più fa riflettere la carriera successiva di questo ex stretto collaboratore di Pavolini: un appunto del SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate) del 1955 dice che il ministro dell'interno Ferdinando Tambroni:
    «ha recentemente provveduto alla ricostituzione dell'apparato anticomunista noto sotto il nome di Ufficio Affari Speciali del Viminale, costituito nel 1954 dall'allora presidente del Consiglio on. Scelba per intensificare l'azione anticomunista. Tambroni avrebbe preso tale decisione di fronte alle pressioni dell'ambasciatore americano a Roma signora Luce. Il nuovo organismo si chiamerà Ufficio Studi e Documentazione e sarà diretto dal dott. Puccio Pucci, già in servizio presso la segreteria dell'on. Scelba e attualmente addetto al Gabinetto del ministro Tambroni».
    Cosicchè quello che avrebbe dovuto essere uno dei dirigenti clandestini per la lotta fascista contro l'occupante, finirà di collaborare invece con il ministero degli interni nella riorganizzazione di quello che poi, anni dopo, divenne il famigerato AA.RR. di Umberto Federico D'Amato, già uomo di J. J. Angleton.
    Di questa accennata struttura del "Senato", sempre poco si è saputo. Di certo Romualdi radunò personalità del vecchio regime e qualche giornalista.
    Sicuramente ne fecero parte o la frequentarono, Valerio Pignatelli (già esponente, stimato da Mussolini, della resistenza clandestina dei fascisti repubblicani al sud durante l'occupazione Alleata, ma che una volta catturato dagli americani, si legge in un loro documento segreto:
    «… la sua cattura si rivela un colpo grosso per le informazioni che egli fornisce e per l'autorevolezza del personaggio … In qualità di militare e di proprietario terriero, il soggetto è fortemente allarmato dall'espansione del comunismo)»;
    Nino Buttazzoni, uomo di Borghese, amico dell'Ammiraglio Agostino Calosi della Marina del Sud, valente militare che poi si mise anche a disposizione degli israeliani. Fu l'ammiraglio Calosi, a sua volta attraverso la sionista Ada Sereni, a indurre Buttazzoni ad operare militarmente per gli israeliani;
    Bruno Puccioni, avvocato fiorentino del 1903, era stato Consigliere Nazionale della camera dei Fasci e Corporazioni e ufficiale in Africa decorato da Rommel. Sfollato, dopo la caduta di Firenze, sull'Alto Lago di Como, crocevia delle ultime tragiche ore di Mussolini, venne ospitato a Villa Camilla a Domaso, dai conti Sebregondi.
    Il suo esser stato un fascista moderato, aver aiutato gli ebrei, il porsi ora in una posizione defilata, l'amicizia con i tedeschi e contemporaneamente con i partigiani del luogo e agganci vari sia nella Resistenza che tra le autorità della RSI, fecero di lui l'elemento ideale a cui un po' tutte le componenti politiche e militari potessero fare affidamento per i più disparati motivi e intercessioni. Caduto in disgrazia, venne arrestato dai fascisti, ma al contempo era anche sospettato dai partigiani di collusioni con questi ed i tedeschi. I comunisti lo definirono, nel dopoguerra, "una nota spia fascista di Firenze, a cui era stato concesso, dopo la Liberazione, un attestato di innocenza". La sua residenza a Villa Camilla, alle spalle della montagna, via vai di clandestini, fu un appoggio e un centro strategico per i partigiani della 52a Brigata Garibaldi, il gruppetto che ebbe la ventura di catturare il Duce e che il Puccioni in qualche modo controllava e gli faceva da consigliori. A lui, in quelle ore drammatiche, fecero un primo riferimento i partigiani Pier Bellini delle Stelle "Pedro", Urbano Lazzaro "Bill", il brigadiere della Guardia di Finanza Antonio Scappin "Carlo" e lo svizzero Alois Hoffman, detto "mister sterlina". Il tutto avveniva sotto l'egida degli Alleati a cui tornava utile questo ponte tra "fascisti" e partigiani);
    Arturo Michelini, (che non aveva aderito alla RSI e aveva preferito restare a Roma anche dopo l'occupazione Alleata);
    Ezio Maria Gray (un nazionalista che dopo il 25 luglio aveva mandato un telegramma di congratulazioni a Badoglio);
    l'archeologo Biagio Pace (di cui giravano voci di esser stato un confidente dei Carabinieri che erano in relazione con il governo del Sud);
    l'ex ministro delle Finanze della RSI Domenico Pellegrini Giampiero (una delle più belle ed efficienti figure tra i ministri di Mussolini);
    qualche giornalista come Giorgio Pini (stimato da Mussolini ed esponente della "sinistra fascista");
    Alberto Giovannini, nel 1946 fondatore della rivista "Rosso e Nero" (intendeva conciliare il fascismo con il socialismo, ma successivamente finì a scrivere nell'ambito di vari giornali e riviste liberali o di destra);
    Giovanni Tonelli di "Rivolta Ideale" (che successivamente divenne una specie di organo del MSI) e varie altre personalità.
    Assimilabile a costoro vi era poi Giorgio Almirante, ex capo di Gabinetto al Ministero della Cultura Popolare di Ferdinando Mezzasoma, di cui parleremo diffusamente più avanti.
    Come si vede un mixer di ex fascisti, personaggi ambigui e sinceri fascisti repubblicani.
    Al contempo Romualdi in quei primi mesi del 1946, prendeva contatti con tutti i partiti ad esclusione delle sinistre e ovviamente sia con monarchici e repubblicani e a tutti prometteva che poteva tenere a bada i fascisti facendo capire (cambiando i termini a seconda dell'interlocutore) che comunque fosse andato il referendum Monarchia-Repubblica del 2 giugno '46 e le conseguenze di ordine pubblico che potevano esserci, i fascisti avrebbero potuto rimanere estranei o intervenire e fronteggiare gli avversari della monarchia o della repubblica e naturalmente i "rossi". In cambio chiedeva una specie di "amnistia" per tutti i reduci fascisti in quei tempi braccati, incriminati, epurati e sottoposti ad ogni genere di persecuzione legale.
    Era ovvio che dietro la pur lodevole e opportuna richiesta in favore dei reduci, queste offerte, prive di una vera valenza ideale, nascondevano progetti ambigui e sicuramente reazionari, senza contare il "ponte", tra l'altro già gettato da tempo, che veniva a consolidarsi con quella Monarchia, infame e traditrice della nazione che i fascisti Repubblicani avrebbero dovuto considerare come la peste.
    A luglio del 1946 Romualdi, referendum concluso e vinto con qualche imbroglio dalla Repubblica, sul primo numero di "Rivoluzione", un giornale clandestino dei FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria), preconizzava futuri scontri di piazza, asserendo, in sintesi, che tutti gli schieramenti anticomunisti, vigliacchi per natura, si sarebbero trovati in difficoltà ed allora, secondo lui, i fascisti potevano sfruttare l'occasione, perchè ci sarebbe stato bisogno di chi è capace di fronteggiare validamente il comunismo.
    Un vero programma subalterno alle componenti reazionarie del paese con l'offerta del potenziale umano costituito dai fascisti.
    Noti diverranno anche i traffici che imbastirà successivamente Almirante con ambienti democristiani e clericali. Una compromettente lettera di Almirante venne ritrovata nelle tasche di Franco De Agazio, direttore del Meridiano d'Italia, assassinato dai comunisti della Volante rossa nel marzo 1947, probabilmente perchè stava scoperchiando compromettenti aspetti sulle vicende dell'oro di Dongo e sulla identità del famigerato "colonnello Valerio", spacciato falsamente come il fucilatore del Duce. Gli scriveva Almirante:
    «Caro De Agazio, a nome del Movimento ti prego di una missione urgente e importantissima. Abbiamo avuto notizia sicura che il cardinale Fossati di Torino ha convocato parecchie persone e personalità allo scopo di addivenire alla fondazione in Piemonte di squadre di resistenza anticomunista. Tu capirai cosa significa e cosa può significare ciò. Affidiamo quindi a te la missione di andare a Torino, possibilmente con altra persona di tua fiducia, di farti ad ogni costo ricevere dal Fossati e di prospettargli la possibilità che il MSI collabori con lui. Gli puoi dire -perché è vero- che i gesuiti di qua ci conoscono, ci approvano e ci appoggiano».
    En passant sottolineiamo che questo De Agazio, ex giornalista della "Stampa", venne poi spacciato, da missisti e avversari, per neofascista (era stato messo in galera per "collaborazionismo"), quando non lo era affatto, se non in senso superficiale ed anzi durante la RSI aveva anche avuto seri problemi con i fascisti repubblicani. Insomma, era un naturale precursore di quel Franco Servello (che gli era nipote), già caporedattore e successivo direttore del Meridiano, altro elemento che, come vedremo, godeva di grande fiducia presso gli Alleati).

    Le riunioni costitutive del MSI
    La riunione decisiva, ma i "giochi" erano già fatti, per la costituzione del MSI, un partito reazionario mascherato da neofascismo, da utilizzare come bassa manovalanza anticomunista, riunione tra i cui promotori vi era stato anche un certo Costantino Patrizi, legato alla Democrazia Cristiana e amministratore del periodico "Rataplan", si tenne il 26 dicembre 1946 nello studio del padre di Arturo Michelini, un avvocato già iscritto al partito liberale.
    Tutta la genesi che aveva portato a questi risultati non era stata semplice, perche il pur variegato mondo dei reduci del fascismo repubblicano era tutto meno che reazionario, ed anzi molti erano idealmente su posizioni decisamente rivoluzionarie. Bisognava quindi agire con circospezione, gradualità ed inganno nel distillare le gocce di veleno che dovevano fare di questo partito la guardia bianca degli americani e dei peggiori e più gretti interessi borghesi.
    Ma i furbastri erano però agevolati dal fatto che politicamente potevano convincere la gente che in quel momento si necessitava di una certa duttilità e bisognava anche aprirsi a componenti eterogenee come del resto era avvenuto nel passato. Ragionamenti politicamente anche logici e plausibili, se non fossero in malafede.
    In politica, infatti, ci può anche stare che si accantonino posizioni estremiste e magari si apra ad altre componenti; oltretutto, viste le leggi vigenti non era possibile una ricostituzione del partito fascista.
    Ma qui il progetto del MSI, gli ideali che avrebbe dovuto perseguire e le sue aperture politiche, furono tutte in un senso solo: quello reazionario e conservatore estraneo al fascismo repubblicano, di cui ne costituivano una netta antitesi, essendo invece strategicamente utili ai nostri colonizzatori statunitensi, così come era negli scopi di chi lo stava, con l'inganno, creando.
    Ancora precedentemente, sempre nello stesso studio dei Michelini, si erano spesso riuniti, vari personaggi, cosiddetti "padri fondatori", di cui abbiamo già visto alcuni profili e altri li vedremo più avanti, fatto sta che quelle a riunioni parteciparono:
    Jaques Guiglia capo dell'Ufficio stampa della Confindustria; Arturo Michelini; Giorgio Almirante; in qualche modo dalla clandestinità poteva dirsi idealmente presente Pino Romualdi; Ezio M. Gray, che trovò quelle prime premesse programmatiche troppo sbilanciate a sinistra (figurarsi!) e quindi lui, nazionalista e ultra conservatore, entrò nel partito, ci mancherebbe altro!, solo successivamente; Nino Buttazzoni, Giovanni Tonelli (il suo giornale, "Rivolta Ideale", proclamerà: «è avvenuta la fusione dei più importanti movimenti politici e sociali nel nome della patria»; il principe Valerio Pignatelli.
    Tra i presenti c'è il generale Ennio Muratori impegnato in una specie di fronte anticomunista pregno di ex badogliani e collaboratore di Nino Buttazzoni nella costituzione di gruppi filo monarchici.
    Un certo ruolo lo ebbe anche Cesco Giulio Baghino giornalista, che a novembre del 1946 aveva costituito un piccolo partito, il MIUS, Movimento italiano di unità sociale, tra i cui esponenti c'erano Giorgio Almirante e Giorgio Bacchi,
    Anche Giorgio Pini e qualche altro camerata, che rappresentavano la corrente di sinistra del fascismo, furono presenti e diedero un grosso contributo.
    Per ultimo abbiamo lasciato di citare la figura, già tratteggiata, dell'avvocato Bruno Puccioni (amico di Romualdi) perchè è emblematica e significativa per illustrare i personaggi che ebbero un ruolo determinante nelle discussioni e nelle riunioni che portarono alla nascita di un MSI già ambiguo e bacato in partenza.
    Tra tutti questi; Guiglia, Michelini, Romualdi, Puccioni, Buttazzoni, Pignatelli e Muratori avevano avuto contatti con ambienti legati ai servizi segreti americani e guarda caso erano fortemente impegnati ad imprimere al nascente MSI una linea decisamente, ma meglio sarebbe dire, esclusivamente, anticomunista.

    segue..................


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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    Argomento trattato più volte.
    Ormai possiamo mettere una bella pietra
    (tombale) sulla fu esperienza missina,
    partito fascista a parole un po(troppo) meno
    nei fatti,

  3. #3
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    nel bene e nel male tanti camerati (ingannati o meno che fossero) militanti msi hanno lasciato il loro sangue sulle strade, per tenere viva l'idea.
    il loro sangue ripeto, non il grasso delle dita sulle tastiere dei pc.
    quindi prima di blaterare, farsi un bell'esamino di coscienza e chiudere il becco.
    al di là di TUTTO.
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  4. #4
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    Citazione Originariamente Scritto da -Caligola- Visualizza Messaggio
    nel bene e nel male tanti camerati (ingannati o meno che fossero) militanti msi hanno lasciato il loro sangue sulle strade, per tenere viva l'idea.
    il loro sangue ripeto, non il grasso delle dita sulle tastiere dei pc.
    quindi prima di blaterare, farsi un bell'esamino di coscienza e chiudere il becco.
    al di là di TUTTO.
    Concordo, il rispetto per i camerati anche missini deve rimanere.
    Ultima modifica di Gianky; 19-06-13 alle 20:46
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  5. #5
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    Concordo, il rispetto per i camerati anche missini deve rimanere.
    E rimane.
    Dal canto mio onoro sempre la memoria dei camerati missini caduti.

  6. #6
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    Finito il 1945, mai più nulla.
    Il neofascismo ha aiutato l' esecuzione della condanna alla "dannazione della memoria" del fascismo.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  7. #7
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    Finito il 1945, mai più nulla.
    Il neofascismo ha aiutato l' esecuzione della condanna alla "dannazione della memoria" del fascismo.
    Anche, ma non demonizziamo tanti camerati che si sono trovati ad agire in condizioni spaventose, e te lo dice uno che in quegli anni terribili (anni 70) era dalla parte opposta (anche se a-fascista più che antifascista). Ti ricordi il disgustoso slogan che anche il sottoscritto giovane studente pecorone berciava "Uccidere un fascista non è un reato"? E tanti, pecoroni e non, lo hanno messo in pratica. Critica doverosa al MSI dunque, ma memoria sempre viva per i tanti camerati missini caduti.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  8. #8
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    Anche, ma non demonizziamo tanti camerati che si sono trovati ad agire in condizioni spaventose, e te lo dice uno che in quegli anni terribili (anni 70) era dalla parte opposta (anche se a-fascista più che antifascista). Ti ricordi il disgustoso slogan che anche il sottoscritto giovane studente pecorone berciava "Uccidere un fascista non è un reato"? E tanti, pecoroni e non, lo hanno messo in pratica. Critica doverosa al MSI dunque, ma memoria sempre viva per i tanti camerati missini caduti.
    Ci mancherebbe ...
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  9. #9
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    Anche, ma non demonizziamo tanti camerati che si sono trovati ad agire in condizioni spaventose, e te lo dice uno che in quegli anni terribili (anni 70) era dalla parte opposta (anche se a-fascista più che antifascista). Ti ricordi il disgustoso slogan che anche il sottoscritto giovane studente pecorone berciava "Uccidere un fascista non è un reato"? E tanti, pecoroni e non, lo hanno messo in pratica. Critica doverosa al MSI dunque, ma memoria sempre viva per i tanti camerati missini caduti.
    Ci mancherebbe.
    Si critica solamente l'ambiguità della direzione

  10. #10
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    Predefinito Re: MSI: il grande inganno

    L'argomento è molto complesso perché essendo il Fascismo "SINTESI E SUPERAMENTO" contiene entrambe le "anime" di destra e di sinistra, ha in comune con la sinistra l'attenzione al sociale sfrondata dello STATALISMO tipico delle sinistre e del concetto di assistenzialismo, con la destra forse ancor di più: il Patriottismo (che non è la stessa cosa del Nazionalismo), il culto dell'individuo "faber suiquisque fortunae" che sconfina in un individualismo quasi anarchico ma moderato dalla concezione tutto Fascista (in verità "ROMANA") della NAZIONE come un unico "CORPUS" non suddiviso in ceti, classi o caste,il concetto di Disciplina, il concetto che la Storia sia fatta dai pochi e non dalle masse, l'opposizione netta al "materialismo storico" che interpreta i fatti storici unicamente sulla base dei moventi economici, e non sulla quasi infinita complessità delle pulsioni umane: Orgoglio, senso d'identità nazionale, "Volontà di Potenza", Nazionalismi esasperati, risentimenti atavici, ecc.....Personalmente sono TOTALMENTE CONTRARIO a chi pensa di poter assegnare "patenti" di Fascismo, siamo divisi in centomila gruppetti ciascuno dei quali possiede la sua "VERITA' RIVELATA, UNICA ED INTANGIBILE" proprio perché invece di focalizzarci su ciò che abbiamo in comune che è tanto, "in primis" tanto sangue sparso (di tutto ciò che scritto amo solo ciò che è scritto col sangue, scrivi col sangue e saprai che il sangue è spirito. F. Nietzke - Also sprach Zarathustra) continuamo a "scannarci" sulle poche cose che ci dividono, con un atteggiamento "settario" che al Fascismo è del tutto estraneo! Un'analisi storica obiettiva dei movimenti del Fascismo post-bellico è ancora prematura, non tutti i documenti sono pubblici, troppo forti ancora le passioni, è molto difficile stabilire una netta separazione tra scelte magari non condivisibili, magari sbagliate ma fatte in buona fede "per il supremo interesse della Patria" (che viene PRIMA dell'interesse di un partito o di un'ideologia) da quelle fatte per convenienza personale (o magari per istinto di sopravvivenza) e dal "tradimento" vero e proprio!
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