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E' il 17 Febbraio, quando alla Camera si sta discutendo della Sentenza Mills. Al minuto 6 e 30, l'ON. Francesco Barbato (IDV) prende la parola e ricorda il 409-esimo anniversario della morte di Giordano Bruno. Era il 17 Febbraio 1600, Campo dei Fiori, Roma.
Lo fa in merito a quello che egli (Barbato) considera come il messaggio laico del filosofo bruciato vivo, ripeto, bruciato vivo dalla Monarchia Assoluta che risiede entro la città di Roma, al nome di Stato Vaticano. Ad oggi, ancora nessuna scusa ufficiale da parte del Papa. Io attendo sempre fiducioso in quello a venire.
Ed auspica, sempre Barbato, che nessun politico e uomo/donna delle istituzioni "non avessero mai nulla di cui pentirsi".
Mi ero perso questo intervento, chiedo scusa a Bruno. Fortuna vuole che tra i 1000 burocrati che siedono tra Camera e Senato, qualcuno con una memoria storica ed coscienza umanistica esista ancora.
Bruno dedicò la Cabala del Cavallo Pegaseo a Don Sapatino, sostenendo che egli sapesse "tutto del niente in parte, parte del tutto nel niente, niente de la parte in tutto" (cit. da Dialoghi Italiani)
Due quindi i messaggi che emergono
1. di cosa devono pentirsi i 1000 burocrati che siedono nei due rami del Parlamento? "Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam", Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla, disse Bruno al boia ed ai suoi accusatori a Campo dei Fiori.
2. dopo 409 anni e qualche mese, cosa abbiamo appreso da quella tortura che ebbe luogo in Italia, Roma, non lontano da dove oggi blaterano di laicità i nostri burocrati?
“Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” Fino a che punto, Catilina, approfitterai della nostra pazienza?
Abbiamo perso la Memoria del XVI secolo.
p.s.: secondo me, quando Barbato ha iniziato la sua orazione, qualcuno tra i banchi di Montecitorio si è guardato attorno come per dire "ma di chi diamine sta parlando 'sto qui?"




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