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    Christianita
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    Predefinito Il ballottaggio comunale di Ragusa: cosa si nasconde sotto la sfida tra M5S e PD

    Il ballottaggio in Sicilia


    Ragusa, ex comunisti ed ex fascisti stanno col grillino


    Giuseppe Alberto Falci
    Duri e puri di sinistra e Destra di Storace sostengono l’M5S contro il candidato Pd amico del Pdl


    La Trinacria su un’inferriata, a Ragusa
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    A Ragusa, dove si combatte il ballottaggio decisivo, il comandamento del doroteo Toni Bisaglia, «state sempre in maggioranza», è la regola, non l’eccezione. In città raccontano che qui finìì a schifiu. Le carte si sono mischiate come nessuno avrebbe potuto mai immaginare. Il match tra il candidato dell’asse Pd-Udc-Megafono Giovanni Cosentini, sostenuto anche da alcune liste civiche, e Federico Piccito, grillino doc che ha ricevuto il sostegno politico di un paio di liste civiche riconducibili ai vendoliani, agli ex dipietristi, e poi quello de La Destra di Storace, non è il classico frutto del doppio turno delle amministrative.
    «È un match anomalo», sbotta una democratica che preferisce restare anonima. Del resto sono state settimane di passione per i democratici del capoluogo di provincia. Prima la spaccatura all’interno del centrosinistra, con la lista civica “Partecipiamo” (ex Idv e SeL), che scendeva in campo al primo turno con Giovanni Iacono. Poi il diktat del segretario cittadino del Pd Giuseppe Calabrese, da 20 anni consigliere comunale, che avrebbe voluto imporre la propria candidatura.
    Ma niente di tutto ciò è successo. Perché a Ragusa chi decide si chiama Nello Dipasquale. Uno, che nasce democristiano, e dopo un po’ si converte al berlusconismo più spinto, diventando sindaco di Ragusa proprio con Forza Italia e con una coalizione di centrodestra che all’epoca si chiamava “Casa della Libertà”. Dipasquale è «il padre padrone», ogni decisione importante della città deve passare dalle sue mani. Finché un giorno si autosospende dal Pdl, siamo nel 2009, ma continua sempre a gravitare in orbita centrodestra. Riconfermato sindaco nel 2011, si dimette nel 2012 per potersi candidarsi alla elezioni regionali in Sicilia. Ma questa volta fa il “salto della quaglia” e si colloca a sinistra a sostegno del governatore Rosario Crocetta. L’ex sindaco di Gela coltiva un rapporto preferenziale con il dominus di Ragusa, lo considera un riferimento regionale, al punto che vorrebbe farlo assessore, ma gli alleati pongono il veto.
    Ragusa, a tarda sera
    Ma in occasione del rinnovo del consiglio comunale di Ragusa il governatore Crocetta non tradisce Dipasquale. Anzi è proprio in una cena a casa del plenipotenziario ragusano – raccontano a Linkiesta – che «si ritrovano attorno allo stesso tavolo Dipasquale, Crocetta, il responsabile organizzazione del Pd e il segretario cittadino». Morale della favola, attorno a quel tavolo si decidono le sorti del centrosinistra e della città. Così il candidato ufficiale del nuovo centrosinistra in salsa ragusana diventa Giovanni Cosentini, ex vicesindaco di Dipasquale. Cosentini non ha affatto un curriculum da uomo di sinistra. Anzi. È un ex cuffariano, fiero di esserlo stato, «sono un suo amico, sono amico di un mafioso questo dicono le sentenze», dice ai giornali locali. E ha sempre militato in partiti di centro fino all’ultimo rifugio nel Pid di Saverio Romano, uno dei figliocci della stirpe dei cuffariani.
    Di certo una candidatura che non piace a gran parte del centrosinistra locale, e che fa dimettere la coordinatrice del movimento ragusano di Crocetta, il Megafono, Valeria Migliorisi, che non condivide affatto che il candidato del centrosinistra sia proprio «un compare di Dipasquale». Il Pd implode. Gianni Battaglia, già senatore della Repubblica e una delle ultime bandiere del comunismo ragusano, insieme ad alcuni giovani democrat fonda il “secondo circolo Pd”. «Soltanto dopo il ballottaggio daremo il nome», spiega oggi Valentina Spata, una delle animatrici. Anche se al primo turno il secondo circolo non ci sta a seguire i vertici regionali e locali: sostiene lealmente le liste dei democratici, ma non il sindaco.
    Ne succedono di tutti i colori. «Le liste al consiglio comunale del Megafono, il movimento di Crocetta, si trasformano nelle liste degli ex Forza Italia ed ex An», spiega una fonte a Linkiesta. Ad esempio, Mario Chiavola, ex An, fedelissimo di Nello Dipasquale, viene eletto al consiglio comunale come primo degli eletti fra le file del Megafono con 483 preferenze.


    Il candidato “ufficiale” del centrodestra, Franco Antoci, già presidente del Provincia, non raggiunge il ballottaggio per il travaso di voti dal Pdl al centrosinistra per effetto dell’attivismo di Dipasquale. E al secondo turno approdano Giovanni Cosentini, sponsorizzato da Dipasquale, Pd, Udc e Megafono, e Federico Piccitto, un ingegnere elettronico di 37 anni del M5S, considerato un grillino “dialogante” con il mondo della sinistra. Al punto che al secondo turno riceve il sostegno “politico” di due liste civiche, dietro le quali si nascondono SeL e Idv, e addirittura de La Destra di Storace, e del secondo circolo del Pd ragusano, quello guidata dall’ex senatore Giovanni Battaglia. Insomma, un giallo della politica italiano mai visto: con gli ex fascisti insieme ai comunisti duri e puri a sostenere un grillino, che di “grillino” – dicono – «ha davvero poco».
    Ma non è finita. Il ballottaggio in onore del comandamento dei dorotei regala la pillola più gustosa della storia delle elezioni amministrative italiane. «State sempre in maggioranza», ripeteva Bisaglia. E Giovanni Cultrera, coordinatore cittadino del Pdl, risponde al comandamento doroteo come avrebbe fatto Giuseppe Garibaldi: “Obbedisco”. «Dovendo scegliere tra politica e antipolitica abbiamo scelto il progetto di Cosentini». Parola di Cultrera. Semplice. Le larghe intese si consumano a Ragusa. Con la differenza che qui hanno per davvero il sapore dell’“inciucio”.
    Twitter: @GiuseppeFalci






    Leggi il resto: Ragusa, ex comunisti ed ex fascisti stanno col grillino | Linkiesta.it
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  2. #2
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    Predefinito Re: Ragusa, ex comunisti ed ex fascisti stanno col grillino

    che schifo

 

 

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