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Discussione: I "Ponti del Diavolo"

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    Predefinito I "Ponti del Diavolo"

    Il Ponte del Diavolo

    di Bartolomeo Di Monaco


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    Chissà quanti ponti del diavolo ci sono nel mondo, ma sono certo che pochi, se non nessuno, possano eguagliare il fascino del Ponte del Diavolo che si trova nella provincia di Lucca. Per arrivarci, bisogna prendere la strada che conduce verso la Garfagnana (località denominata, per la sua bellezza, la Svizzera italiana) e, giunti a Borgo a Mozzano, distante una trentina di chilometri dal capoluogo, eccolo lì il ponte, che si staglia in tutta la sua magnificenza.
    Fermatevi nel piccolo piazzale situato sulla riva sinistra del fiume Serchio e ammirate, ora, il gioco dei suoi archi che, riflettendosi nell’acqua, formano dei cerchi perfetti.
    Fu fatto costruire dalla contessa Matilde di Canossa (1046 – 1115), “veramente virtuosa e donna bellissima”; “nata di Bonifazio lucchese e di Beatrice, discesa dagli imperatori”, come narra lo scrittore lucchese del XV secolo Nicolao Tegrimi, che fu anche il primo autore a scrivere una biografia sul condottiero più famoso della città: Castruccio Castracani. “Il suo corpo è attualmente sepolto in San Pietro a Roma nella tomba scolpita dal Bernini, unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia” (da: Matilde di Canossa - Wikipedia) .
    Il ponte fu edificato per consentire l’attraversamento del fiume Serchio ai viaggiatori che desideravano recarsi a Bagni di Lucca, nota ancora oggi per le sue Terme. Castruccio Castracani provvide al suo restauro agli inizi del Trecento. Subì altri maneggiamenti, tra i quali l’apertura di un nuovo arco per il passaggio della linea ferroviaria. Si chiamò dapprima, al tempo del novelliere Giovanni Sercambi (1347 – 1424), “Ponte di Chifenti”, poi, non più tardi del 1526, fu chiamato “Ponte della Maddalena”, in relazione ad un oratorio che si trovava ai piedi del ponte nel territorio di Corsagna. Tutti, però, lo conoscono come “Ponte del Diavolo”, perché la sua leggenda è più forte della storia.
    In quel tempo, siamo agli albori dell’anno Mille, famoso e rispettato era il nome della contessa Matilde di Canossa, padrona di molte terre della Toscana e dell’Emilia Romagna, la quale era riuscita ad imporre una tregua, peraltro di breve durata, tra l’imperatore Enrico IV e il severo ed irriducibile pontefice Gregorio VII, scontratisi nella travagliata guerra delle investiture. Come è noto, l’imperatore dovette fare, nel 1077, atto di sottomissione al papa nel castello di Canossa, vestendo un umile saio e inplorando il perdono.
    Il padre di Matilde, Bonifacio, era di origine lucchese (pensate, anche il nonno di San Francesco, Bernardone, padre di Pietro Bernardo da cui nacque San Francesco, era quasi certamente lucchese, della famiglia Moriconi, una delle più conosciute e affermate nel medioevo, secondo uno studio condotto su testi dell’800 da don Remo Baroni)[1] e la città di Lucca fece costruire nel 1872 dal lucchese Vincenzo Consani (1818 – 1887) il monumento neogotico che la ricorda e che si può ammirare nella antica chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, che fu, fino a tutto il secolo VII, sede arcivescovile, finché agli inizi del secolo VIII tale sede non passò alla piccola chiesa di San Martino. La quale venne ampliata intorno alla metà del secolo XI dal vescovo Anselmo da Baggio, poi divenuto papa Alessandro II, che la consacrò nel 1070 “alla presenza della contessa Matilde, di sua madre Beatrice e di ventitré vescovi.” (Isa Belli Barsali: “Lucca – Guida alla città”, Maria Pacini Fazzi Editore, 1988).
    Come è già noto, una leggenda racconta che l’architetto a cui furono affidati i lavori, ad un certo punto, quando si trattava di completare l’opera, non riuscisse ad andare avanti e le difficoltà di voltare l’arco gli parvero insuperabili. Così, si rivolse al Diavolo, invocandone l’aiuto. Questi comparve subito, e promise di condurre a termine il ponte alla condizione che gli venisse offerta l’anima di chi vi fosse passato per primo. Poiché il patto fu concluso, il ponte venne completato in un istante e apparve così bello e originale che l’architetto dimenticò per un attimo l’accordo che aveva appena stipulato col Diavolo. Quando ritornò in sé, si rese conto che non era possibile sottrarvisi e che Belzebù si era già nascosto sotto il ponte, pronto a prendersi la prima anima che lo avesse attraversato. Ebbe così l’idea di spingervi, con un sotterfugio, un cane randagio che passava sulla strada, e tanto fece e brigò che quel cane fu costretto a prendere la via del ponte, cosicché quando il Diavolo gli fu addosso e si rese conto che non era un essere umano, ma un semplice cane, andò su tutte le furie, afferrò la povera bestiola e la sbatté sulle pietre del ponte con tanta mai di quella forza che si spalancò, proprio sulla cima, una buca, attraverso la quale la bestiola precipitò direttamente all’inferno.
    Questa leggenda è la più nota, poiché ci narra di come il ponte fu costruito e del perché è chiamato con quel nome terribile, ma ce n’è un’altra che ci fa sapere che Belzebù, in realtà, non si è mai dimenticato dell’inganno patito ad opera di quell’astuto architetto e nemmeno delle burle che dovette sopportare al suo ritorno all’inferno, dove gli altri diavoli non riuscirono a nascondere il loro divertimento e il loro sommo piacere, visto che Belzebù, da che mondo è mondo, si dà sempre tante arie e si considera bello, astuto ed irresistibile.
    Belzebù, ci narra questa leggenda, è sempre lì, in agguato, nascosto, invisibile, ai piedi del ponte, in attesa di riscuotere la sua anima!
    Una volta ci andò assai vicino. Una ricca signora, che aveva sentito parlare del ponte, era venuta da molto lontano, e se ne stava appoggiata al parapetto, proprio lassù in cima, e ammirava il panorama, insieme con il marito. Nel momento in cui si sporse per osservare l’acqua del fiume, ecco che la preziosa collana di smeraldi, rubini e brillanti, che aveva intorno al collo, si slacciò e cadde nelle cupe e profonde acque, scomparendo alla vista.
    Lo sgomento suo e del marito fu enorme. Il valore di quel gioiello era immenso, e nonostante fossero talmente ricchi da potersene acquistare un altro simile, l’affetto che nutrivano per la sua incomparabile bellezza era tale che non ne sarebbero mai stati consolati.
    Belzebù capì, così, che l’occasione attesa lungo tanti secoli forse era giunta al suo compimento. S’immerse nelle gelide acque e ripescò la collana, ritornando in superficie con le sembianze di un bel giovane che stringeva nella mano il gioiello. Potete immaginare la sorpresa e la felicità della signora quando vide che il giovane aveva preso a salire il ponte e correva verso di lei. Si strinse intorno al marito, entrambi al colmo della felicità. Il giovane si fermò davanti a loro e mostrò la collana, ma proprio nel momento in cui la donna stava per afferrarla e aveva cominciato a ringraziare lo sconosciuto, questi ritirò la mano e la poggiò al petto. Il gioiello vi brillava con tutto il suo splendore.
    - Io sono Belzebù – disse sorridendo – e voglio la tua anima.
    - Non ti credo – rispose subito la donna – e diede uno sguardo al marito perché facesse qualcosa per recuperare la collana. Ma questi si era talmente spaventato nell’udire la voce del diavolo, che non riusciva non solo a muoversi di un passo, bensì neppure a balbettare una sola parola. La moglie si rese conto, così, che non avrebbe potuto fare assegnamento sull’aiuto del marito e che avrebbe dovuto sbrigarsela da sola e, siccome era bella quanto e forse più del diavolo, tentò la via della seduzione. Ma il diavolo fu irremovibile. Solo conquistando l’anima di quella donna, infatti, avrebbe posto fine allo scacco subìto in quel lontano giorno.
    - Voglio la tua anima – disse ancora una volta -, oppure quella di tuo marito, aggiunse dopo un istante, voltandosi verso l’uomo, che allora sì che si spaventò di più e cominciò a tremare fin nel midollo delle ossa, ficcando i suoi occhi atterriti in quelli della moglie.
    - Non mi venderai mica al diavolo, tesoruccio mio!
    - Perché no? – rispose lei, che aveva già intuito l’occasione d’oro che le si presentava.
    - Posso ricomprartela la collana, una proprio uguale a quella, appena saremo a casa.
    - Ma non sarà mai bella come questa – rispose la moglie, e allungò il braccio nel tentativo di recuperarla dalle grinfie del diavolo, il quale aveva previsto la mossa e si era nascosta la mano dietro la schiena.
    - Non solo te ne comprerò una come quella, ma vi aggiungerò altri gioielli che tu potrai scegliere a tuo piacimento. Gioielli ancora più belli della collana.
    Il marito sapeva bene, ahimè, che se la moglie si fosse messa in testa di vendere la sua anima al diavolo, ci sarebbe riuscita, eccome, anche contro la sua volontà! Così preferiva sacrificare molto denaro – ne aveva a bizzeffe, al punto che nemmeno lui ne sapeva calcolare la quantità – piuttosto che precipitare dannato per sempre all’inferno.
    Il messaggio giunse alle orecchie della moglie con i suoni e le dolcezze che la donna si aspettava, e così rispose al diavolo che quella collana se la poteva tenere e portarsela lui all’inferno, e mettersela al collo per suo ricordo.
    Non vi potete immaginare la faccia che fece Belzebù, quando udì quelle parole. Infatti, quando mai una donna aveva rinunciato a qualcosa? Ad un gioiello, poi!
    Si convinse, tuttavia, che non sarebbe mai riuscito a mutarne la decisione presa con tanta risolutezza. Fece qualche altro tentativo, moltiplicò e raffinò la sua avvenenza, radunò tutte le sue arti di grande seduttore, ma quando fu certo che nulla sarebbe cambiato, prese la collana e la scagliò di nuovo nel fiume. Poi, lanciandosi incontro alle acque, scomparve.
    Si dice che la favolosa collana sia ancora laggiù, nel fondo del fiume, e che ogni tanto Belzebù si immerga a prelevarla e la mostri a qualche cristiano titubante, nel tentativo di accaparrarsi quell’anima sfuggitagli tanti secoli prima.

    [1] Dal settimanale “Metropoli” del 9 novembre 2001, a firma Monica Mori.

    http://www.bartolomeodimonaco.it/ - Bartolomeo Di Monaco » LEGGENDE: Il Ponte del Diavolo
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-06-13 alle 02:41
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Re: I "Ponti del Diavolo"

    Un'altra costruzione che la tradizione popolare attribuisce al Diavolo è l'antico ponte Roc di Lanzo, sul torrente Stura. Il ponte, a un'unica, arditissima campata (trentasette metri), si eleva di quindici metri sul livello del fiume e fu costruito nel 1378. All'epoca, le evidenti difficoltà tecniche legate a tali costruzioni trovavano immediata spiegazione se affidate alle capacità soprannaturali del demonio. Sotto all'arco posto a circa metà ponte, in epoca medievale c'era una porta custodita da una sentinella, che veniva chiusa in caso di guerra o pestilenza per impedire l'accesso alla città.
    Il nome che ancora oggi gli viene attribuito, "Ponte del Diavolo", deriva dalla leggenda che sorse intorno alla sua costruzione.









    Un tempo gli abitanti dei casolari e delle baite del Monte Basso, di fronte all'abitato di Lanzo, per raggiungere il borgo erano costretti ad un largo giro, superando la Stura più a monte, in prossimità di Germagnano. Anche i collegamenti tra Lanzo e la sponda destra del fiume avvenivano su precari ponti in legno. Naturale dunque che di tanto in tanto si ridestasse il desiderio di un nuovo ponte proprio là dove il fiume era più impetuoso, ma anche più stretto, tra le pendici del Monte Basso e del Monte Buriasco.

    Più volte la comunità intraprese l'opera, ma ogni volta avversità naturali e crolli improvvisi resero vane le umane fatiche. Anzi, di fronte a questi inspiegabili eventi, qualcuno cominciava a dubitare che il Diavolo in persona non volesse quel ponte, per scoraggiare i contadini dall'andare in paese alla Messa domenicale. Il parroco tentò inutilmente di allontanare la presenza demoniaca con novene e processioni, che si spingevano fino alle rive della Stura. Per voce di un pastore, le dicerie e le reali difficoltà dell'opera intrapresa giunsero ad un vecchio santo eremita che viveva in una grotta, poco lontano da Lanzo. Fu proprio lui che, con la semplicità e la confidenza derivategli dalle tante tentazioni da cui era uscito vittorioso, propose di mettersi d'accordo con il Diavolo per avere il nuovo ponte. Stupefatto dalle parole del vecchio, il pastore lo supplicò di parlare lui con il Diavolo, se i suoi concittadini avessero accettato la proposta.

    I paesani intanto, di fronte all' ennesima rovina del cantiere, erano quasi rassegnati ad abbandonare l'idea tanto a lungo accarezzata di avere un nuovo, grandioso ponte che desse lustro all'intero paese. Accettarono dunque volentieri la proposta del santo, quale ultimo tentativo. Rimasto solo nella sua grotta, il santo ricevette ben presto la visita del Diavolo, il quale pur non negando di essere lui il responsabile di tutti gli eventi che avevano colpito il ponte, accettò la proposta di costruirlo. Come compenso chiese però di poter portare all'inferno il primo essere che avesse attraversato il ponte, e volle che il vecchio si impegnasse affinché il patto venisse rispettato. Un essere vivente, dunque un'arcata: questo fu il patto tra il santo ed il Diavolo. Il santo si ritirò in preghiera nella sua grotta, mentre il Diavolo, calata la sera, diede iniziò alla costruzione.

    Per non avere occhi curiosi ad osservarlo, scatenò un terribile temporale, come mai si era visto in paese, che costrinse anche i più coraggiosi a rimanere in casa al sicuro. In mezzo al vento, tra tuoni e lampi, sotto una pioggia scrosciante, per tutta la notte uno stuolo di demoni lavorò tra la Stura ed il nuovo ponte. Nella sua grotta intanto, il santo abbracciava per l' ultima volta il suo cane, unico compagno da molti anni, ormai vecchio e cieco. All'invito del santo di compiere insieme un'ultima buona azione il cane si volse a lui scodinzolando. Proprio l'animale era infatti destinato ad essere il beffardo compenso per il diabolico costruttore. Il vecchio avvolse il cane in un sacco e, disceso fino al ponte, lo lasciò con la raccomandazione di non abbaiare e di rimanere in silenzio. Tornò poi alla grotta, triste per non avere più con sé il fedele compagno, ma sapendo di aver così salvato un'anima. Al mattino la tempesta era finita ed il nuovo bellissimo ponte riluceva come d' argento ai raggi del sole.

    Nessuno vide la rabbia del Diavolo quando, aperto il sacco e trovato il cane, capì di essere stato beffato dal sant'uomo. Rabbioso picchiò lo zoccolo a terra, colpì il sacco con il tridente e sprofondò all' inferno. Il sacco si trasformò in una pietra, ancor oggi visibile presso la cappella di S. Rocco, insieme all'impronta lasciata dallo zoccolo all'ingresso del ponte.


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    Predefinito Re: I "Ponti del Diavolo"

    Il Ponte del Diavolo di Torcello (Venezia)
    Sec. XV (ma su fondamenta più antiche)


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    Lungo la strada dal porticciolo alla piazza principale di Torcello (è anche l'unica strada che c'è!), si trova il Ponte del Diavolo, in cui vive una leggenda.
    Durante l’occupazione austriaca, una ragazza veneziana si innamorò proprio di un ufficiale di quell’esercito. La famiglia di lei non era d'accordo, a tal punto che il suo innsamorato fu trovato addirittura assassinato. La fanciulla era a tal punto disperata, da rivolgersi ad una maga che fece un patto con il diavolo, il quale promise di ridare vita al ragazzo se in cambio gli avessero offerto l'anima di 7 bambini. Si stipulò il contratto, si decise il luogo dell’incontro, proprio il ponte di Torcello. La ragazza e la maga si presentarono all’appuntamento vedendo dall'altra parte del ponte, il diavolo e il ragazzo. La ragazza attraversò il ponte, raggiunse l’amato e fuggirono insieme. E dora era la volta del pagamento di cui se ne doveva occupare la maga. Stipulò un nuovo appuntamento nei successivi 7 giorni, ma morì per cause naturali prima di far fronte alla propria promessa.
    Da quel giorno ogni notte, il diavolo appare sul ponte ad aspettare le anime pattuite.

    http://www.luoghimisteriosi.it/ - TORCELLO (VE) - IL PONTE DEL DIAVOLO E IL TRONO DI ATTILA
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-10-13 alle 04:03
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Re: I "Ponti del Diavolo"

    IL PONTE GOBBO DI BOBBIO

    Il ponte Gobbo di Bobbio, detto anche ponte Vecchio o ponte del Diavolo, risale al VII secolo e si caratterizza per l'andamento ondulato e l'irregolarità delle arcate. Lungo 280 metri, unisce le due sponde del fiume Trebbia attraverso una complicata successione di undici campate diseguali, che si differenziano per luce e per altezza, creando un particolare percorso a saliscendi. Il ponte di Bobbio, oggi adibito a solo passaggio pedonale, è il simbolo stesso della città, nonché una delle strutture architettoniche più strane e originali in Italia.




    Nel medioevo, la costruzione di un ponte era un'opera di grande ingegno, considerata quasi prodigiosa. Per questo la realizzazione dei ponti ha dato origine a molte leggende, che spesso avevano come protagonista il diavolo, in quanto il congiungere due luoghi che la natura e Dio avevano voluto separati era visto da molti come opera "diabolica".
    Anche il ponte Gobbo non si sottrae a questa tradizione. Secondo un'antica leggenda, il maligno contattò san Colombano, patrono di Bobbio, promettendogli di costruire il ponte in una notte, in cambio della prima anima mortale che lo avrebbe attraversato e il santo accettò. Nella notte, il diavolo convocò vari diavoletti che lo aiutarono nell'opera muratoria, reggendo le volte del ponte. I demoni erano di statura diversa e così le varie arcate del ponte risultarono di dimensioni variabili. Al mattino, il diavolo si appostò all'estremità del ponte per esigere il suo compenso. San Colombano gli mandò un cagnolino e Il diavolo, turlupinato, se ne tornò all'inferno, non prima di avere sferrato un calcio al suo manufatto, che da allora è anche sghembo.

    In un'altra versione della leggenda il diavolo comprò l'anima dell'oste che risiedeva al di là del fiume Trebbia (dove ancora oggi vi è un pubblico esercizio). L'oste, vedendo in lui non il diavolo, ma semplicemente un vecchio gobbo con il bastone, auspicò il collegamento della trattoria con la città per poter aumentare le sue entrate. Il vecchio gli chiese se fosse disposto a vendersi l'anima… lui rise, ma poi annuì e gli strinse la mano. La mattina seguente tra la nebbia e lo stupore generale apparve il ponte, ma successivamente la moglie dell'oste notò una stranezza: la gente che vi passava, nel superare faticosamente le gobbe del ponte, si esprimeva con turpiloqui e bestemmie e dopo si abbandonava all'alcoo,l dimenticando i doveri familiari. Un giorno la moglie si alzò all'alba e, guardando il ponte, vide che dalla nebbia mattutina usciva un alito di vento che si trasformava in demone e poi in uomo, e vi riconobbe il vecchio gobbo. La mattina andò a messa e raccontò tutto al vescovo che comprese perché la gente andava sempre meno a messa. La sera essa invitò il vecchio a cena e lo fece abbuffare e ubriacare fino a quando si addormentò, mentre il vescovo iniziò a benedire il ponte e a costruire zone votive con croci e statue religiose (parti di esse sono ancora visibili). Quando il diavolo si svegliò e vide il Vescovo che innalzava il bastone pastorale al cielo, incominciò a imprecare e, prima di sparire, maledisse il ponte promettendo future e disastrose piene.


    Fonti: Piacenza - Bobbio: il Ponte Gobbo o Ponte del Diavolo - Storia e cultura della Regione - E-R Emiliano-Romagnoli nel mondo
    Ponte Gobbo - Wikipedia
    Il Ponte Gobbo tra i ponti "mistici" più belli del mondo: caccia al voto online : Liberta.it



    Aggiungo che il ponte Gobbo è considerato tra i ponti "mistici" più belli del mondo ed è l'unico ponte italiano citato nelle prime posizioni di un curioso concorso, insieme al ponte di Mostar in Bosnia o al Huangshan cinese e al Moon Bridge di Taiwan. Sul sito Mystical Bridges That Will Take You To Another World | Bored Panda si può votare il ponte bobbiese, già ripreso da numerosi siti internazionali per le sue particolari caratteristiche e le sue innumerevoli leggende.

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    Predefinito Re: I "Ponti del Diavolo"

    e la val Boreca????
    Avviso ai naviganti: evitate Chichi Cribbio! e Schemik molesti e pronti ad andare dalla maestrina a dire ..mi ha fatto la bua quel animalone!!!ah ah ah ah

  6. #6
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    Predefinito Re: I "Ponti del Diavolo"

    Galleria di ponti insoliti... compresi quelli diabolici...

    Il ponte è una leggenda, ecco i più misteriosi del mondo - Repubblica.it
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  7. #7
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    Predefinito Re: I "Ponti del Diavolo"

    Isidoro Sparnanzoni

    I PONTI DEL DIAVOLO


    E' ben noto a tutti che la dottrina dei demoni possessori ebbe un ruolo centrale nella teologia del Medioevo. I teologi ritenevano che il diavolo si annidasse ovunque: nel cielo che genera i temporali, nelle acque che flagellano i campi, nelle pulci moleste, negli insetti che infestano i vigneti, nelle streghe guaritrici, negli ossessi, nei peccatori. I trattati di demonologia argomentavano su rapporti di causalità stravaganti. Le autorità ecclesiastiche praticavano gli esorcismi e diffondevano gli insegnamenti con pagine devote e coi Catechismi per gli idioti - nell'accezione latina di illitterati, incompetenti, e non di stupidi - che hanno influenzato la morale ed eccitato la fantasia popolare. Così la storia del folklore ci ha consegnato l'inquietante denominazione “Ponti del Diavolo” per quelle costruzioni vertiginose con archi che sfidano i cerchi o in agguato come falchi nelle gole dei monti: opere sovrumane, demoniache. Un cenno ad alcuni tra i più suggestivi.



    Il Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano



    Il Ponte della Maddalena, vicino a Lucca, fatto costruire dalla bellissima contessa Matilde di Canossa, sfida da oltre otto secoli la furia del Serchio. Fra i tanti Ponti del Diavolo che esistono in Italia "solo il Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano, quando si specchia nelle acque, forma un cerchio luminoso entro cui si confondono terra e cielo". [1]
    "S'erge una massiccia costruzione di pietra, che è verosimile abbiano costruito i Giganti quando tentarono di assalire perfino Giove. Col suo arco prodigioso riunisce i due monti opposti. Con la sommità sfiora il cielo e il timoroso viandante pensa di camminare sospeso nell'aria". [2]
    La scienza delle costruzioni non aiutò l'architetto quando dovette voltare l'arco maggiore. Le leggende narrano che l'ideatore fu costretto a chiedere aiuto al Diavolo. L'infernale potenza, dagli occhi di fuoco, accettò di voltare l'arco, a condizione di essere retribuito con l'anima del primo passante. Concluso l'accordo, in una notte il fiume Serchio fu cinto dall'arco. La promessa fu onorata, con furbizia. L'architetto fece attraversare per primo un cane e non una persona. Un tuono spaventoso, in quel momento, scosse la terra e il Diavolo precipitò nell'Inferno.



    II Ponte del Diavolo a Lanzo Torinese



    II Ponte del Roch o del Diavolo unisce il monte Basso e il monte Buriasco, in una stretta gola con le pareti a precipizio scavate nei tempi preistorici dalle acque della Stura. Il ponte si estende a schiena d'asino con un solo arco gotico. Nei tempi passati, i valligiani più volte costruirono un ponte. Ma l'impeto delle acque travolse inesorabilmente i manufatti. La leggenda popolare attribuisce l'opera superstite alla mano del Diavolo, che avrebbe costruito quella magia in una sola notte, pattuendo come mercede con un santo eremita la prima anima che fosse passata. L'opera fu costruita, ma il patto fu infranto. Come compenso l'eremita non consegnò l'anima del primo passante, ma un sacco con un cane (o con una forma di toma secondo altra diceria). La rabbia di vendetta del Diavolo fu incontenibile: trasformò la bestia in pietra e fuggì lasciando l'impronta del suo zoccolo davanti alla Cappella di San Rocco.



    Il Ponte del Diavolo ad Ascoli Piceno



    La leggenda attribuisce il Ponte di Cecco sul fiume Castellano al medico e astrologo Cecco d'Ascoli, che l'avrebbe costruito, in una notte di tempesta, con l'aiuto del Diavolo. Alcuni storici identificano l'origine del nome col restauratore medievale Cecco Aprutino; l'archeologo fermano Giovan Battista Carducci vi riconobbe una costruzione romana per la tipologia comune ad altri ponti lungo l'antica via Salaria. Un canto di quella terra, con intonazione dialettale, conferma l'attribuzione dell'opera magica al poeta occultista del XIII secolo, che avrebbe donato la sua stessa anima al Diavolo: "Per l'anima di Cecco negromante / Che in una notte fabbricò lu ponte... ". [3] Il mago fu arso vivo per eresia nel 1327. [4]



    Il Ponte del Diavolo di Trasquera



    Tra boschi di castagni e di abeti, acquerellati da venti centenari, a un passo dal confine svizzero s'adagia il Comune di Trasquera, in Piemonte. Gente alpestre d'ardimento e di fatica che sa sfidare le difficoltà della vita. E così, nell'Ottocento, gli avi hanno osato affrontare l'urlo delle gole e gli strapiombi assuefatti ai ginepri e ai cespugli ingialliti. Fu la sfida di un arco, non di balestra ma di pietre, arditissimo. Solo le nuvole sanno fare altrettanto quando s'avvicinano a volto di Dio. Ma la leggenda popolare fu impietosa e attribuì l'opera ammaliante alla mano del Diavolo. Quel ponte nulla aveva d'azzurro, ma stava a capofitto nelle tenebre della forra. Fu chiamato Ponte del Diavolo.



    Il Ponte del Diavolo di Cividale del Friuli



    Le leggende sul Ponte del Diavolo in Friuli e Venezia Giulia si innervano nelle credenze tradizionali, in cui le superstizioni hanno uno fondo magico, animistico e religioso. Come in altre regioni d'Italia, nelle campagne si fanno scongiuri con l'acqua benedetta contro le tempeste, i dèmoni, le fatture, le malattie, i sorci. La mania dei miracoli fa invocare Dio per ogni frottola o delirio che voglia infrangere l'ordine della natura e le leggi del cosmo. Vi sono cose materiali come "i monti e le rocce che per avere forme curiose sono guardate come prodigiose: massi di pietre trasportati da angeli o da geni e orme di esseri venerati o temuti. Presso il santuario di Mezzo-monte in Cividale havvi (vi è) una certa impressione in una rupe che somiglia all'orma di un piede e la fantasia popolare dice che è quello della Madonna". [5]
    Non sorprende, dunque, che un ponte ardimentoso sia attribuito e dedicato al Genio malefico. A Cividale il fiume Natisone era attraversato da un antico ponte in legno; ormai fatiscente, bisognava sostituirlo con una costruzione in pietra. Ma le difficoltà erano insuperabili. Con l'intervento del popolo in assemblea fu decretato di chiedere aiuto al negrissimo mostro con corna, coda e ali di pipistrello, come era rappresentato nell'iconografia religiosa. Avvenne il prodigio. In una sola notte il ponte fu costruito; perfino la madre del Demonio trasportò col suo grembiule il grande masso che regge il pilastro centrale. Ma la comunità non corrispose, a titolo di compenso, l'anima del primo cividalese che attraversò il ponte. Fu fatto passare un gatto (altra voce popolare parla di un cane). Per tale inganno il Diavolo andò su tutte le furie e già si accingeva a distruggere quell'opera magica, quando una Croce, issata da una folla pregante, lo fece dileguare.



    NOTE

    1. Lera Guglielmo, II Ponte del Diavolo - Illustrazioni e leggende, Maria Pacini Fazzi editore, Lucca 2003, quarta di copertina.
    2. Traduzione libera dell'autore del distico di Bartolomeo Beverini: "Saxea stat moles, qualem struxisse Gigantes \ Credibile est ipsum cum petiere Jovem.\ Orbe suo geminos complectitur arduo montes. \ Contingit dorso Coelum, timidusque viator \ Aeria pendens se putat ire via".
    3. Partini Anna Maria e Nestler Vincenzo, Cecco d'Ascoli, Edizioni Mediterranee, Roma 1979, p. 19.
    4. Cecco d'Ascoli, pseudonimo di Francesco Stabili, sembra sia stato il medico personale di Giovanni XXII e astrologo del duca Carlo d'Angiò, signore di Firenze. L'Inquisizione lo processò e condannò al rogo per eresia il 15 settembre 13275
    5. Ellero Pietro, Le superstizioni volgari in Friuli, Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese 1987, ristampa anastatica del testo del 1859, pp. 25-27 (adattamento); cfr. Elena Merlino, Dèmoni e streghe. Cultura e tradizioni popolari in Friuli e Venezia Giulia, Società Editrice per l'Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, Udine 1994.

    Da Il Giornale dei Misteri - n° 504 (aprile 2014)

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    Predefinito Re: I "Ponti del Diavolo"

    Bel thread, i misteri mi affascinano da sempre.

    Anche questo ponte (Mostar in Bosnia) potrebbe essere uno dei ponti del diavolo?

    La storia di ogni società esistita fino ad oggi è storia di lotte di classi(Marx Engels-Manifesto del Partito Comunista)

 

 

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