Un siluro lanciato dal sommergibile tedesco U-20 colpì una turbonave statunitense e in soli 18 minuti alle 14.10 di venerdì 7 maggio 1915 causò l’inabissamento della più moderna e veloce nave dell’epoca, provocando la morte di circa 1.200 persone, salpate pochi giorni dagli Usa e dirette in Europa, dalla città di New York a quella di Liverpool. Il siluro tedesco non fu la causa principale dell’inabissamento della nave, ma bensì un’altra esplosione pochi secondi dopo la prima esplosione e molto più grande di quella causata dal siluro fu la vera responsabile dell’affondamento così rapido della turbonave.
Il Lusitania, questo il vero nome dell’imbarcazione, venne colpita a quindici miglia a sud dell’Old Head di Kinsale, un promontorio dell’Irlanda meridionale e colò a picco in men che non si dica.
Complessivamente misurava 231 metri al galleggiamento, per una larghezza massima di 26,5 metri e grazie alle quattro eliche mosse dalle turbine di eccezionale potenza, la velocità sviluppata era elevatissima, oltre i 24 nodi. La nave strappò prontamente “il nastro azzurro” ai tedeschi e anche le sue forme slanciate (il rapporto larghezza-lunghezza era di 1 a 8,7 circa) contribuirono alla nascita dell’appellativo che entrò prontamente a far parte della sua leggenda: il “levriero dei mari”.
Lusitania e Mauritania erano due delle navi commissionate dalla Cunard Line, per rispondere alla crescente competizione delle compagnie passeggeri transatlantiche rivali, in particolare tedesche: Norddeutscher Lloyd (NDL) e Hamburg America Line (HAPAG).
Le turbonavi statunitensi erano più grandi, più veloci, più moderne e lussuose che possedute dalla compagnia Cunard Line ed erano inviate dove maggiore era il trasporto di uomini e merci, ovvero nei porti tedeschi da dove partivano dopo aver attirato gli emigranti decisi ad abbandonare l’Europa per l’America.
Il Lusitania rappresentava la più grande nave al mondo, eguagliata soltanto dal Mauritania, ma nascondeva un terribile segreto, per il quale i tedeschi avevano deciso di affondarla, in realtà cadendo in un tranello preparato a perfezione dai governi di Londra e Washington, coadiuvati in questo da banchieri come J.P. Morgan, che avevano grandi interessi nell’intervento americano e nella continuazione della guerra. Il bastimento infatti non affondò per caso, i siluri erano stati lanciati da un sommergibile tedesco consapevole che la nave non trasportasse soltanto ignari passeggeri per un viaggio di piacere ma che celasse nella stiva un vasto carico di armi destinato ai nemici della Germania durante la Prima guerra mondiale. Tutto questo è ora narrato in un volume che costituisce una ristampa di un libro ormai introvabile e appena pubblicato dall’Editore Mursia, che come è noto dimostra molta attenzione e cura ai suoi volumi dedicati in particolare – ma non solo – alle vicende del primo e del secondo conflitto mondiale, e alle circostanze umane e politiche dell’epoca con un vastissimo catalogo su questi argomenti.
L’opera di due studiosi C.L. Droste e R. Prinzhofer: Il caso “Lusitania”. La tragedia del mare che decise la Prima guerra mondiale, è unica nel suo genere per le modalità con cui viene ricostruita la vicenda, dimostrando quali interessi si mossero per ottenere l’affondamento dello scafo e come l’attacco tedesco servisse alle strategie di Washington – col placet di Londra – di entrare in guerra a fianco degli Alleati contro la Germania, ovvero un pretesto ben studiato per coinvolgere emotivamente l’opinione pubblica statunitense che in precedenza non voleva saperne di entrare in conflitto contro l’Intesa, nonostante la propaganda ostile decisa ad arte dagli Usa lungo tutto il territorio nazionale utilizzando in particolare la stampa: soprattutto giornali e riviste. Da parte loro i tedeschi avevano tentato di riempire di annunci i quotidiani di tutti gli Usa per dare l’allarme agli americani affinché evitassero di viaggiare a bordo del Lusitania, che trasportava munizioni mascherato da transatlantico per il trasporto di persone. L’ambasciata tedesca a Washington aveva emesso questo avvertimento il 22 aprile 1915. Un avviso che venne stampato accanto ad una pubblicità per il viaggio del Lusitania in cui si metteva in guardia i passeggeri dei pericoli che correvano salpando su una nave battente bandiera britannica o quella dei suoi alleati in una zona di guerra che comprendeva anche le acque adiacenti alle isole britanniche, ragion per cui erano passibili di distruzione per la diffida del governo imperiale tedesca di essere passibili di distruzione in quelle acque e chi decideva di viaggiare in quelle acque lo faceva a proprio rischio e pericolo.
Uno degli autori del libro, Droste, ha riportato le menzogne della stampa americana e britannica pubblicando le pagine di decine di giornali dati alle stampe poco prima o subito dopo l’inabissamento della turbonave, in cui l’autore attraverso le parole dei giornalisti mostra la malafede contenuta negli articoli nettamente contrari al governo imperiale della Germania. L’autore non manca di ricordare che pochi giorni prima della tragedia del mare lo stesso comando tedesco aveva fatto pubblicare a sue spese il suddetto avviso, ma solo un giornale ebbe l’ardire di pubblicare il pezzo, accanto alla pubblicità della già celebre e veloce imbarcazione.
Informazioni eloquenti su un progetto mirato a sconfiggere l’Intesa e a metter fine alla Germania imperale con l’intervento militare degli Usa. Per questo il volume realizzato da Droste e Prinzhofer è pregevole, perché rappresenta uno dei pochi studi in italiano sull’argomento che tenta di scoprire quale verità si cela dietro la distruzione del Lusitania, corredato anche di alcune interessanti fotografie – al centro del volume – sulla propaganda antitedesca dell’epoca e sulla struttura dello scafo. L’unico studio in italiano che tratta il tema in modo analogo e con altrettanta perizia è il volume di Colin Simpson: Il caso Lusitania, edito da Rizzoli nel 1974 e quindi esaurito da tempo. Il volume di Droste e Prinzhofer contempla anche il lavoro di Simpson, visto che i due autori menzionano il volume nella bibliografia del loro libro. Lo storico Simpson definì a ragione l’affondamento del Lusitania con una frase che si attaglia a perfezione al più “ripugnante atto di omicidio volontario mai commesso sui mari”.
È da alcuni anni comunque che il “mistero” del Lusitania ha ripreso a destare l’interesse di studiosi ed esperti per capire le vere cause che provocarono l’inabissamento. Cause che sono state per anni tenute nascoste, distrutte o completamente rimosse. Sull’argomento era tornato qualche tempo fa, esattamente il 20 dicembre 2008, anche il quotidiano britannico Daily Mail con un articolo realizzato da Sam Greenhill dal titolo Secret of the Lusitania: Arms find challenges Allied claims it was solely a passenger ship, in cui denunciava come il suo affondamento avesse provocato la perdita di quasi 1.200 vite umane e che produsse un tale sdegno da spingere gli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale. Greenhill ha però denunciato che meno di cinque anni fa i sommozzatori avevano rivelato il terribile segreto sul carico trasportato dal Lusitania nel suo viaggio conclusivo del maggio 1915, ovvero che le armi da essi trovate nella stiva indicano che i tedeschi avevano sempre avuto ragione nel sostenere che la nave stava trasportando materiale bellico, trasformandosi in un obiettivo militare legittimo. La nave della Cunard Line, diretta da New York a Liverpool, venne affondata otto miglia a largo della costa irlandese proprio da un sottomarino tedesco. Affermando che il Lusitania era solo una nave passeggeri, gli inglesi accusarono subito i “pirati unni” di aver massacrato dei civili. Il disastro venne usato per sobillare ancora di più il forte odio nutrito contro i tedeschi, soprattutto negli Stati Uniti, da dove provenivano 128 delle 1.198 vittime. Un centinaio di morti erano bambini, molti dei quali sotto i due anni. Del resto era tutto programmato e la condanna doveva essere netta e veniva ad aggiungersi alle altre accuse mosse contro i teutonici - le violenze carnali, le mani tagliate ai bambini durante l’invasione del Belgio, crimine questo dopo la guerra rivelatosi falso e artefatto, come tutta la propaganda antitedesca creata ad arte dalle élites anglo-statunitensi nel corso del conflitto.
Robert Lansing, l’allora segretario di Stato degli Stati Uniti, aveva subito colto l’occasione per scrivere in seguito che l’affondamento gli diede “la convinzione che alla fine saremmo diventati l’alleato dell’Inghilterra”. In realtà già lo erano segretamente poiché rifornivano i britannici di armamento per contrastare l’Intesa. Agli americani venne persino raccontato, falsamente, che ai bambini tedeschi era stato concesso un giorno di vacanza per celebrare l’affondamento del Lusitania. Ma il processo era soltanto una farese creta ad arte per dimostrare la ferocia degli “unni”. Naturalmente, nonostante si levassero le voci di condanna, negli Stati Uniti come in Gran Bretagna questa rappresentava soltanto una messinscena per entrare nel conflitto contro Berlino.
Oggi il Lusitania non sarebbe più utilizzato per il trasporto di uomini ma avrebbe ancora la capacità di solcare le onde se non fosse per l’aperta dichiarazione di guerra alla popolazione civile tedesca, uomini, donne e bambini, fatta dal governo britannico con l’aperta connivenza del governo americano in questa violazione delle leggi dell’umanità. La responsabilità per l’affondamento della turbonave vanno equamente divise
Il disastro ispirò una moltitudine di manifesti di arruolamento che chiedevano vendetta per le vittime. Uno di questi, che mostrava come tutti sanno una madre che scivolava sotto le onde con il proprio bambino, recava il semplice slogan: “Arruolati”.
Due anni dopo, gli americani si unirono agli Alleati come potenza associata – una decisione che diede una svolta decisiva alla guerra contro la Germania e cambiò persino le sorti d’Europa.
Due studiosi statunitensi Scott Nearing e Joseph Freeman in un libro pubblicato pochi anni dopo l’affondamento del Lusitania dal titolo La diplomazia del dollaro. Studio sull’imperialismo americano e pubblicato anni fa in italiano – ormai introvabile – per i tipi della Dedalo Libri, ricordano perfettamente come grazie al primo conflitto mondiale e all’entrata in guerra degli Stati Uniti, gli Usa divennero già prima della fine della belligeranza non più debitori dell’Europa ma creditori per l’enorme messe di armamento inviata agli Alleati per sostenerli contro l’Intesa, facendo in modo così di arricchirsi oltremisura ai danni del Vecchio Continente.
Una sottolineatura questa ribadita anche da Droste e Prinzhofer nel loro volume in cui apertamente affermano: “La condizione di indebitamento degli Alleati verso gli Stati Uniti avrebbe fatto di questi ultimi i veri vincitori di una guerra combattuta con la carne e col sangue di milioni di europei … Gli alleati perciò nel 1916, non avevano nessuna intenzione di arrivare a una pace – la pax americana vagheggiata da Wilson – che avrebbe reso vincente l’America senza colpo ferire. Se gli Stati Uniti volevano, dovevano entrare in guerra alla pari, almeno relativamente, con gli altri”.
La squadra di sommozzatori che è intervenuta grazie al finanziamento dell’imprenditore Grims ritiene che giacciano nella stiva del Lusitania circa quattro milioni di proiettili Remington 303 fabbricati negli Stati Uniti, a una profondità di circa 100 metri. I tedeschi avevano insistito che il Lusitania – la più veloce nave di linea dell’Atlantico del Nord – venisse usata come nave militare per spezzare il blocco che Berlino stava cercando di imporre intorno all’Inghilterra dallo scoppio delle ostilità, a partire dalle ostilità dell’agosto del 1914. Lo stesso blocco navale imposto dalla Germania di Guglielmo II fu applicato con rigidità tale da portare spesso la Gran Bretagna a violare i diritti del commercio neutrale, e all’inizio produsse frizioni con gli Stati Uniti. Ma la guerra sottomarina di Berlino ebbe un forte impatto e con la morte di 128 americani provocata dall’affondamento del Lusitania, la “neutralità” divenne sempre più squilibrata. La protesta di Wilson ufficializzò l’avversione pubblica verso la Germania. E così i sostenitori di una rigorosa imparzialità persero influenza e gli “screzi diplomatici” con i britannici vennero accantonati per cui l’opinione pubblica americana grazie ad una propaganda ben orchestrata appoggiò rapidamente l’ostilità antitedesca esaltata anche da una campagna pubblicitaria assolutamente negativa che condannava i tedeschi e il loro governo imperiale. Del resto la campagna antiteutonica era iniziata molto prima, evitando addirittura di far trapelare gli avvisi del comando tedesco che avvertivano dei pericoli per i civili di imbarcarsi su navi e imbarcazioni dirette verso il Regno Unito poiché il blocco navale imposto dalla Germania non avrebbe evitato di colpire qualsiasi imbarcazione proveniente dalle acque internazionali e soprattutto dagli Stati Uniti, con cui la Gran Bretagna sin dall’inizio del conflitto riceveva armi e vettovagliamento per sostenere la guerra contro gli “unni”, come venivano definiti in modo sprezzante i tedeschi.
Winston Churchill, che fu dapprima Lord dell’Ammiragliato e che a lungo è stato sospettato di conoscere le circostanze dell’attacco più di quanto avesse lasciato credere in pubblico, scrisse in una lettera confidenziale poco dopo l’affondamento che alcuni attacchi dei sottomarini tedeschi andavano auspicati, affermando esplicitamente: “E’ della massima importanza attrarre le navi neutrali sulle nostre rive, soprattutto nella speranza di coinvolgere gli Stati Uniti contro la Germania. Da parte nostra vogliamo il traffico – più ce n’è meglio è, e se qualcuno finisce nei guai, ancora meglio”.
Non è del resto possibile stupirci del comportamento di Churchill nel primo conflitto mondiale visto che il cinismo di quest’uomo non ebbe eguali neanche durante il secondo conflitto quando da premier britannico consigliava ai piloti della RAF di bombardare soprattutto i quartieri operai e popolari della Germania poiché essendo gli edifici vicini l’uno all’altro e con un maggiore densità di popolazione i morti sarebbero stati numericamente maggiori e avrebbero fiaccato l’umore del popolo tedesco. E così trent’anni prima il politico britannico fece lo stesso con i tedeschi dell’allora impero germanico, approfittando del varo del Lusitania e del blocco navale imposto dai teutonici.
Nonostante i vuoti creati nei documenti – affermano nel libro gli autori Droste e Prinzhofer – nonostante l’ostinato velo del segreto di Stato, è chiaro, oggi, come sono andate le cose. Da un lato le preoccupazioni personali e pubbliche di Churchill producevano sui mari una situazione paradossale, la cui unica giustificazione era il presunto scopo di coinvolgere un potente paese (gli Stati Uniti) nella guerra. L’affondamento clamoroso di una nave passeggeri – proseguono i due studiosi – la più grande nave passeggeri del mondo, con a bordo dei passeggeri americani, era l’ideale. Le ambizioni di Lansing e l’acquiescenza iniziale e successiva del presidente Woodroff Wilson posavano sugli interessi industriali e finanziari americani: sono questi – sottolineano Droste e Prinzhofer – l’altro elemento determinante di uno stato di cose di cui il Lusitania rimase vittima. In nome dello stesso elemento, e in definitiva, a suo modo, nell’interesse del paese, il Dipartimento di Stato e la presidenza degli Stati Uniti seguirono una logica apparentemente abnorme ed assurda. Il vero segreto del Lusitania, quello al quale si monta la guardia,è nel divario fra azione di governo e morale ufficiale. Il popolo viene condotto in nome di principi e di verità, che, a sua insaputa vengono offese. È, questa, una condizione che appare non eliminabile dalla natura stessa dell’atto del governare. È importante sottolineare che gli interessi in gioco erano molti, tra cui quelli del magnate J.P. Morgan che anche lui ebbe un ruolo di primo piano in tutta la vicenda rifornendo di armi il Lusitania e sperando che finisse affondato sotto i colpi dei siluri tedeschi. Il celebre finanziere americano era interessato allo scoppio del conflitto perché era uno dei finanziatori di armi e munizioni del governo britannico. Era soprattutto la sua compagnia la J.P. Morgan & Co. a servire come agente finanziario dei britannici durante la Prima guerra mondiale.
Il giornalista e scrittore americano Hamton Sides ha assistito alla scoperta della turbonave da parte dei sommozzatori nelle acque inglesi e a tale proposito ha dichiarato: “Si tratta di proiettili che erano stati espressamente fabbricati per uccidere i tedeschi nella prima guerra mondiale – quei proiettili che i funzionari inglesi a Whitehall e i funzionari americani a Washington avevano a lungo negato che si trovassero a bordo del Lusitania”. La scoperta può aiutare a spiegare per quale motivo una nave lunga 241 metri come il Lusitania sia affondata in 18 minuti a causa di un solo siluro tedesco che colpì lo scafo. Alcuni dei 764 sopravvissuti riferirono di una seconda esplosione che doveva quasi sicuramente essere stata provocata dalle munizioni nascoste nella stiva.
Gregg Bemis, un uomo d’affari americano che possiede i diritti sul relitto e che sta finanziando le ricerche, ha osservato: “Questi quattro milioni di proiettili non erano solo la scorta di qualche cacciatore privato. Ora che li abbiamo trovati gli inglesi non possono più negare che c’erano munizioni a bordo. C’erano letteralmente tonnellate e tonnellate di roba immagazzinata nelle stive non refrigerate del carico, ambiguamente etichettate come formaggio, burro e ostriche. Ho sempre avuto la sensazione che ci fossero esplosivi importanti nelle stive – granate, polvere da sparo, cotone per fucili – che vennero fatti saltare dal siluro e dall’afflusso dell’acqua. E’ questo che ha affondato la nave”. Sottolineando le vere cause dell’inabissamento, un piano perfetto per incolpare i tedeschi della strage.
Bemis ha progetto di realizzare altre immersioni per effettuare un esame forense completo del relitto a largo di County Cork. La sede di Dublino del tecnico e subacqueo Des Quigley, che si tuffò sul relitto nel 1990 con il permesso Bemis, ha riferito che “il relitto è come il formaggio svizzero” e il fondo marino attorno ai resti della nave “è disseminato di mine inesplose a forma di riccio”.
Per alcuni quello che si è semplicemente “praticato” sul relitto, ma per altri ciò che la Marina Militare britannica ha tentato deliberatamente di compiere, ovvero distruggere irrimediabilmente le prove.
Il Professore William Kingston del Trinity College di Dublino, ha osservato che non c’è alcun dubbio in proposito, ovvero che la Royal Navy e il governo britannico hanno fatto di tutto nel corso degli anni per cercare di evitare che possa essere scoperta la verità sul Lusitania, in particolare sulle cause reali del suo inabissamento e le motivazioni che si celavano dietro il plateale gesto di cui i tedeschi erano assolutamente ignari.
7 maggio 1915. Il pretesto per l?entrata in guerra degli Usa | Storia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale




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