
Originariamente Scritto da
Mitchell
IVA, PEGGIO DELLE 3 CARTE- LAVORO: NON CI SIAMO
La decisione assunta dal governo di far slittare l'umento IVA di qualche mese, coprendo il fabbisogno con aumento al 100% dell'acconto Irpef, al 101% dell'acconto IRES, e al 110% di quello IRAP, più una stellare imposta al 58,5% del rpezzo d'acquisto delle e-cigs, è qualcosa di cui classi dirigenti serie dovrebbero provare solo vergogna. Un infimo gioco delle tre carte, e che Pdl Pd e categorie economiche salutino la cosa con entusiasmo rende solo più amaro il retrogusto palatale di un'Italia che decide ogni giorno di trovare nuove modalità, per prendere pei fondelli noi contribuenti.
Per avere idea della differenza con un Paese serio, andate sul sito Telegraph o Times e leggete i resoconti della spending review 2013 annunciata stamane dal premier Cameron a Londra: 144 mila dipendenti pubblici in meno, sottolineatura che per ogni dipendente pubblico in meno l'anno scorso ci sono stati 3 occupati in più nel privato, tagli non lineari ma mirati tra i diversi ministeri in una forbice tra il 6 e il 10%, aumento invece del budget per istruzione e sanità, aumento fino a 9,5 bn£ annue per 5 anni destinato alle infrastrutture. Scelte sulle priorità meno spesa corrente e più per investimenti e servizi: questo è un paese serio e una politica che se la gioca, visto che deficit pubblico resta al 7% del Pil a Londra (ma loro hanno la sterlina, noi no), comunque del 5% in meno quando il governo conservator-Libdem vinse le elezioni.
Quanto alle misure sul lavoro, anche qui non comprendo i brindisi a calice levato che si leggono in agenzia, perché si sarebbe giunti a 1,5 bn di stanziamento invece dell'atteso 1,2. Anche in questo caso NON c'è un solo taglio di spesa a copertura delle misure, si tratta solo di fondi europei e italiani sinora colpevolmente non utilizzati. Ma il difetto maggiore non è solo questo, visto che la scala delle risorse renderà l'impatto comunque esiguo sull'economia reale. E' la scelta di fondo, che non persuade.
Il più delle risorse - cioè i quasi 800 milioni riservati a decontribuzione per 18 mesi entro 650 euro mensili per contratti a tempo indeterminato dei giovani sotto i 29 anni, non diplomati, che vivano soli e con persone a carico; nonché la decontribuzione per assunzione e tempo indeterrminato e pieno dei disoccupati in ASPI, non oltre il 50% del trattamento mensile dovuto e non superiore in durata ai due terzi dell'ASPI ancora non fruito (per la conferma di questi particolari occorrono i testi, ma così è sembrato da conferenza stamopa post decreto) - viene concentrato su misure che hanno un difetto di fondo, già molte volte confermato da tutte le analoghe misure assunte in passato.
Sono misure a tempo, non generali ed effimere. Tutte le altre volte, in passato, dopo mesi in cui i governi le annunciavano, accadeva sempre la stessa cosa. Che le imprese che stavano per assumere rinviavano la decisione al varo effettivo degli incentivi. Di conseguenza, anche questa volta la decontribuzione andrà a favore di aziende che avevano già in animo di assumere e prendevano tempo, cioè non vi sarà un plafond aggiuntivo di occupati oltre a quello dettato dalla congiuntura: la differenza dell'incentivo sarà solo quella di discriminare per tipologie di assunti, invece di lasciare l'impresa libera di valòutare di che cosa abbia bisognio al meglio.
Direte voi: meglio di niente, comunque. Ma non è così. Interventi di questo tipo non fanno che rinviare al troppo tardi e al mai l'aggressione alle cause vere della maggior perdita di prodotto, ergo di occupazione, che colpiscono il nostro Paese. Se non ci si decide a una struttura della spesa pubblica - e un diverso equilibrio di quella previdenziale! - che renda stabilmente possibile far scendere, per tutti e per sempre, i contributi obbligatori dal 32,5% del salario lordo italiano al 19% tedesco, resteremo zavorrati da un cuneo fiscale assassino. Se il giro di vite generale impresso dalla riforma Fornero a tutti i contratti d'ingresso diversi dal tempo indeterminato, con la conseguente disoccupazione aggiuntiva che ha generato, non sfocia in una moratoria generale della legge ma solo nei piccoli ritocchi odierni, allora vale la stessa considerazione di cui sopra.
Resto poi in attesa di vedere se sarà davvero confermato anche l'annunciato aggravio dei contribuiti per i contratti a tempo determinato in vista dell'Expo 2015: un vero capolavoro d'intelligenza, tassare di più il lavoro a tempo quando a tempo è l'evento che lo genera!