Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Ghibellino
    Data Registrazione
    22 May 2009
    Messaggi
    48,885
     Likes dati
    2,423
     Like avuti
    14,810
    Mentioned
    95 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Il saggio consigliere di Putin

    DI ISRAEL SHAMIR
    Thetruthseeker



    Difficilmente le idee vanno verso ovest. Normalmente sono le idee Occidentali a diffondersi ad Est, non il contrario. La Russia, l'erede di Bisanzio, è l'"Est", fra altri grandi "Est" quali Dar ul-Islam, Cina, India; tra questi, la Russia è la più vicina all'Ovest ma le differenze sono molte. Questa è probabilmente la ragione per cui Dugin, importante intellettuale contemporaneo russo, solo ora prova a fare un passo verso la consapevolezza occidentale.

    Alexander Dugin, giovane, elegante, sottile e ordinato, il professore con la barba dell'Università di Mosca, è un idolo nella sua patria; le sue conferenze sono affollate; i suoi numerosi libri parlano dei più svariati argomenti che vanno dalla cultura pop alla metafisica, dalla filosofia alla teologia, dagli affari esteri alla politica interna.

    Parla molte lingue, è un lettore vorace e ha reso popolari in Russia molti filosofi occidentali meno noti. È pronto a sondare le acque ancor più profonde del pensiero mistico ed eterodosso con coraggio sconcertante. E' un personaggio controverso; adorato ed odiato allo stesso tempo, ma mai noioso.

    E' uno studente praticante del misticismo, che ricorda Mircea Eliade e Guenon, praticante ortodosso tradizionalista, studente ardito delle teorie della cospirazione a partire dai Templari e dal Santo Graal, passando per l'Arctogaia di Herman Wirth; è un maestro teorico nell'utilizzo delle teorie di Jean Baudrillard e Guy Debord; ma soprattutto è un instancabile lottatore per la libertà dell'uomo dalla tirannia liberale americana e persino da Maya, realtà virtuale postmoderna, con mezzi politici.

    Come Alain Soral e Alain de Benoist, considera obsoleta la dicotomia tra Sinistra e Destra. Ciò che conta è la scelta tra Conformità o Resistenza al Nuovo Ordine Mondiale. Dugin è per la Resistenza. A questo scopo, egli si muove come un cane feroce tra le diverse teorie politiche. Fede, tradizionalismo, rivoluzione, nazionalismo e comunismo sono gli ingredienti di cui si serve. Se Chavez fosse stato un predicatore della liberazione con armi nucleari alla Heidegger, la cosa avrebbe poca importanza.

    Dugin ha tentato di inserirsi nelle politiche radicali con Eduard Limonov, poeta nazionale bolscevico e Jamal Hyder, riformista islamico; è stato ideologo dei rosso-marroni, il nome dell'intransigente alleanza russa tra comunisti e nazionalisti degli anni '90, ora accompagna un piccolo movimento euroasiatico.

    Ma la sua non è una natura politica: come Confucio, avrebbe preferito essere il saggio consigliere del governatore. In questo ha avuto gli stessi scarsi risultati di Confucio. Ha delineato un'ideologia per Putin, il quale ha usato le sue parole, liberandosi dei pensieri che stavano alla base. Dugin è stato molto critico nei confronti di Putin e della sua condotta poco consona, ma ha sostenuto il presidente quando a Mosca è scoppiato il movimento liberale. Nei suoi libri offre una visione sul futuro sviluppo della sua patria. L'influenza che ha dev'essere chiara, per poter imparare qualcosa; un tempo la Russia, se ricordiamo, ha mostrato all'umanità la strada da seguire, ma poi l'ha abbandonata.
    Sempre intellettualmente curioso, Dugin ha esaminato ogni concetto o idea dell'est e dell'ovest, anche quelli proibiti e dimenticati, a patto che potessero favorire la Resistenza. Ha usato il comunismo, ma anche le idee derivanti dalle frange più tradizionaliste e radicali, per cui nemmeno Hitler e Mussolini erano sufficientemente estremi. Ha unito teologia, politica e metafisica in un'unica meta-narrazione. Con uno stile lucido e piacevole.

    La quarta teoria politica, pubblicata da Arktosh, ha il medesimo titolo di uno dei più recenti ed importanti libri di Dugin, sebbene sia piuttosto diverso nella sostanza; il titolo più adatto sarebbe Dugin Reader, o Essential Dugin. E' stato particolarmente pensato per un lettore occidentale di lingua inglese. Elemento importante: posso io stesso testimoniare, scrivendo sia in russo che in inglese, che, essendo le culture politiche così diverse non è affatto semplice rendere facilmente comprensibile in inglese un testo di filosofia politica russa. Così il libro fornisce un buon punto di partenza per la scoperta di Dugin come filosofo politico.

    Il titolo La Quarta Teoria Politica va contro tre dei più importanti paradigmi (teorie politiche) del secolo scorso, ovvero Liberalismo, Marxismo (inclusi Comunismo e Socialismo) e Fascismo (incluso il Nazionalsocialismo). In una lotta lunga un secolo, il liberalismo ha vinto e sconfitto le altre due teorie ("Fine della Storia"). La Quarta Teoria (o meglio, il paradigma) si propone di superarlo e sotterrarlo. L'obiettivo di Dugin non è presentare una teoria che rimpiazzi le altre tre, ma piuttosto di gettare le basi per la creazione e lo sviluppo di una nuova visione. Questa nuova teoria non si propone di spiegare come funziona il mondo, ma vuole cambiarlo. Vuole ispirare una crociata contro il liberalismo occidentale, quello che la seconda guerra mondiale fece nei confronti del nazismo. In altre parole, non è tanto una teoria ma piuttosto una dottrina di lotta, una chiamata alla ricostruzione del nostro mondo.

    E' più importante il nemico che l’amico, sceglilo con cura perché tale scelta influenzerà le tue decisioni, ha detto Carl Schmitt, mentore di Dugin. Il nemico numero uno di Dugin è il liberalismo, che egli definisce una forma di darwinismo sociale in cui i più ricchi sopravvivono e si sviluppano, mentre il resto dell'umanità soffre e muore fisicamente e spiritualmente.

    Il liberalismo è il male più grosso dei nostri tempi, perché è inevitabile, a partire dagli anni '90 esso è un'imposizione che non abbiamo scelto secondo Dugin. Il liberalismo, e la libertà che esso sostiene di promuovere, portano ad una distruzione sociale; liberano l'uomo dalla famiglia, dallo stato, dalla sua identità sessuale e persino dalla sua umanità. Il liberalismo finirà per portare alla sostituzione dell'uomo da parte di cyborg geneticamente modificati.

    Il Quarto Paradigma dovrebbe incorporare le migliori caratteristiche dei suoi tre predecessori e tralasciarne i difetti. Così, dovremmo rifiutare il principio marxista del materialismo storico e dell'ineluttabilità del progresso, l'economicismo o la credenza nella supremazia delle scienze economiche, l' anti-spiritualità ed anti-etnicità, mentre la sua critica al capitalismo dovrebbe essere considerata, come pure il mito del ritorno al Paradiso Perduto del lavoro creativo.

    Dugin è pronto a prendere in considerazione i punti migliori di fascismo e nazionalsocialismo e per questo viene a volte impropriamente chiamato nazista dai critici ingiusti, un errore, poiché è assolutamente non razzista. Nel suo libro predica contro il razzismo, non solo contro il razzismo biologico e volgare del Terzo Reich, ma contro il razzismo di questa depressa civiltà, quello della moda e del glamour, l'esclusione razzista politicamente corretta. Togliendo al Nazionalsocialismo la sua componente razzista, questa teoria politica è "salva" e si potrebbero riconsiderare i suoi aspetti positivi. Un aspetto positivo è l'amore per la gente, per il popolo, l'amore erotico per gli uomini e le donne che lo costituiscono, l'etnocentrismo, l'accettazione delle etnie nel loro ambiente come un fatto storico.

    Sebbene la Quarta Teoria sia stata etichettata come un'arma anti-liberalismo si potrebbero trovare anche qui aspetti positivi. Dugin approva la libertà, ma rifiuta l'individualismo. La libertà dell'uomo -sì, dice proprio, la libertà dell'uomo - non ha invece la sua approvazione. I diritti individuali sono concettualmente sottoposti ad un'aspra critica: il liberalismo è a favore dei deboli diritti dell'uomo, che sono solo i diritti di un piccolo uomo. La libertà dell'uomo è libertà per un uomo solo, sostiene.

    Dugin vorrebbe riuscire a trovare un rimedio per i difetti del Comunismo e del Nazionalsocialismo, incrocia queste teorie, mettendosi a metà tra i fratelli anti-hitleriani Strasse e i nazional comunisti. Questo punto d'incontro tra la sinistra e la destra estreme dovrebbe essere concimato con mitologia e tradizione, de-secolarizzato e impregnato di Dasein.

    Tuttavia, alcune caratteristiche di tutte e tre le teorie precedenti non sono accettabili per Dugin, a partire dalla teoria del progresso e dello sviluppo lineare. L'umanità avrebbe bisogno di un sistema per prevenire un'esplosione tagliando innanzitutto la benzina ogni volta che il motore si surriscalda. Invece di un processo monotono, ci dovrebbero essere moti concentrici e ciclici, il cosiddetto sviluppo sostenibile.

    Dugin si propone di risolvere il problema ontologico profondo dell'alienazione e diniego dell' Essere con le parole di Martin Heidegger, secondo cui gli antichi greci confondevano l'Essere-in-sé (Sein) con l'esperienza umana di Essere-nel-mondo (Dasein), e questa piccola confusione, nel tempo, ci ha portato al progresso tecnologico e ha introdotto il Nulla. Questo è ciò che vorrebbe superare introducendo l'Essere-nel-mondo come il più fantastico attore della storia. Per i liberali l'individuo è la cosa più importante, per i comunisti è la classe sociale, per i nazisti la razza, per i fascisti lo stato, e per Dugin e il suo Quarto Paradigma è l'Essere-nel-mondo. Così il buio profondo dell' alienazione può diventare luce dell' Essere, dice Dugin.

    Le filosofie comuniste e nazionalsocialiste si basavano su Hegel, la filosofia di Dugin e quella dei nemici di Dugin, i neoconservatori liberali di Leo Strauss, si basa su Heidegger. Uno spirito contemporaneo ha descritto la battaglia di Stalingrado così: "Hegeliani di destra combattono gli Hegeliani di sinistra". Forse vedremo lottare Heideggeriani del popolo contro Heideggeriani elitari? …

    Nel libro si trovano anche opinioni geopolitiche di Dugin. È nemico della globalizzazione, in favore della vita indipendente e dello sviluppo di macro regioni: Europa, America del Nord, Russia, Cina ecc. Pensa che sia importante per liberare l'Europa dal gioco americano. Lasciamo l'America libera di vivere nel modo che preferisce al di là dell'oceano, ma l'America dovrebbe smettere d'interferire oltreoceano, forzando il suo stile di vita sugli altri.

    Per quanto riguarda la Russia, egli vede la sua terra come possibile base per la resistenza al Nuovo Ordine Mondiale, insieme ad altri stati che sfidano l'imposizione americana. Non crede che la Russia sia pronta per la grande sfida, è troppo evasiva e divisa, ma è ciò che abbiamo per ora. Il suo vantaggio nucleare potrebbe difendere i primi germogli di idee nuove dalla giustizia sommaria dello sceriffo del mondo. La Quarta Teoria Politica è un buon inizio per far conoscere le idee di Dugin ai lettori occidentali. Dopo tutto, anche il rifiuto del nichilismo occidentale fatto da Heidegger è un'idea dell'occidente.

    Israel Shamir
    Fonte: The Truthseeker: Behind the headlines ? conspiracies, cover-ups, ancient mysteries and more. Real news and perspectives that you won't find in the mainstream media.
    Link: Putin?s Wise Counsellor
    23.06.2013

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA REYMONDET FOCHIRA

    ComeDonChisciotte - IL SAGGIO CONSIGLIERE DI PUTIN
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  2. #2
    Ghibellino
    Data Registrazione
    22 May 2009
    Messaggi
    48,885
     Likes dati
    2,423
     Like avuti
    14,810
    Mentioned
    95 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Il saggio consigliere di Putin

    In febbraio, il professore Alexander Dugin si è recato a Nuova Dehli in India per partecipare al 40esimo Congresso Mondiale dell’Istituto Internazionale di Sociologia, il cui tema è stato “Dopo l’egemonia occidentale: la scienza sociale e il suo pubblico”. Il Professor Dugin è stato così gentile da prendersi un momento lontano dalla conferenza per rispondere a qualche domanda dai rappresentanti di Arktos che partecipavano all’evento. In questa intervista, abbiamo tentato di far chiarire al Professor Dugin alcune sue idee base nell’ottica di dissipare la confusione e l’errata rappresentazione che esiste su di lui e sul suo movimento, il movimento Eurasiatico, e la sua ramificazione, l’Alleanza Rivoluzionaria Globale, nel mondo anglofono. L’intervista è stata condotta da Daniel Friberg, CEO of Arktos and John B. Morgan, Editor-in-Chief. Questa intervista è stata rilasciata in concomitanza con la pubblicazione del libro del professor Dugin “La Quarta Teoria Politica” di Arktos. Il primo libro del professore ad apparire in lingua inglese.

    Nel mondo occidentale c’è la percezione che lei sia un nazionalista russo. Si identifica conquesta descrizione?

    Il concetto di nazione è capitalista ed occidentale. Invece, il concetto di Euroasianismo si richiama a differenze culturali ed etniche, e non all’unificazione sulla base dell’individuo come contempla il nazionalismo. La nostra idea differisce dal nazionalismo perché noi difendiamo un pluralismo di valori. Noi stiamo difendendo idee, non la nostra comunità; idee, non la nostra società. Noi stiamo sfidando la postmodernità, ma non per conto della nazione russa da sola. La postmodernità è un abisso spalancato. La Russia è solo una parte di questo conflitto globale. È certamente una parte importante, ma non l’ultima meta. Per quelli di noi in Russia, noi non possiamo salvarla senza salvare il mondo allo stesso tempo. E parimenti, non possiamo salvare il mondo senza salvare la Russia. Non è solo un conflitto contro l’universalismo occidentale. È un conflitto contro tutti gli universalismi, anche quello islamico. Noi non possiamo accettare nessun desiderio di imporre alcun universalismo sopra gli altri – né occidentale, islamico, socialista, liberale o Russo. Non difendiamo né l’imperialismo russo né il revanscismo, ma piuttosto una visione globale e multipolare basata sulla dialettica delle civiltà. Quelli a cui ci opponiamo dicono che la molteplicità delle civiltà necessariamente implica uno scontro. Questa è un’affermazione falsa. La globalizzazione e l’egemonia americana causano un’intrusione sanguinosa e un innesco della violenza tra civiltà dove ci potrebbe essere pace, dialogo, o conflitto, a seconda delle circostanze storiche. Ma imporre un’egemonia nascosta implica conflitto e, inevitabilmente, peggiore nel futuro. Così loro dicono pace ma fanno la guerra. Noi difendiamo la giustizia – non pace o guerra, ma giustizia e dialogo e il diritto naturale di qualsiasi cultura a mantenere la sua identità e a perseguire ciò che vuole essere. Non solo storicamente, come nel multiculturalismo, ma anche nel futuro. Dobbiamo liberarci da questi pretendenti universalismi.


    Cosa pensa del ruolo che la Russia potrà avere nell’organizzazione delle forze antimoderniste?

    Ci sono differenti livelli implicati nella creazione di movimenti e correnti antiglobaliste, o piuttosto antioccidentali in giro per il mondo. L’idea di base è unire le persone che stanno combattendo contro lo status quo. Ebbene, qual è lo status quo? E’ una serie di fenomeni connessi che causano un importante passaggio dalla modernità alla postmodernità. Si è sviluppato da un passaggio dal mondo unipolare, rappresentato in primo luogo dall’influenza degli USA e dell’Europa occidentale, alla cosiddetta “non polarità” come esemplificato dalla odierna egemonia implicita e quelle rivoluzioni che sono state da esse orchestrate tramite mandato, come per esempio le varie rivoluzioni arancioni. L’intento fondamentale dietro questa strategia è infine per l’Occidente il controllo del pianeta, non solo tramite intervento diretto, ma anche tramite l’universalizzazione del suo insieme di valori, norme ed etiche. Lo status quo dell’egemonia liberale dell’Occidente è diventata globale. Si tratta di un’occidentalizzazione di tutta l’umanità. Questo significa che le sue norme, come il libero mercato, il libero commercio, il liberalismo, la democrazia parlamentare, i diritti umani, e l’assoluto individualismo sono diventati universali. Questo insieme di norme è interpretato differentemente nelle varie regioni del mondo, ma l’Occidente reputa la sua specifica interpretazione come assiomatica e la sua universalizzazione come inevitabile. Questa non è niente meno che una colonizzazione dello spirito e della mente. È un nuovo tipo di colonizzazione, un nuovo tipo di potere, e un nuovo tipo di controllo che è messo in moto tramite un network. Chiunque sia collegato al network globale diventa soggetto al suo codice. È parte dell’Occidente postmoderno, e sta rapidamente diventando globale. Il prezzo che la nazione o una popolazione deve pagare per diventare connesso al network della globalizzazione occidentale è l’accettazione di queste norme. È la nuova egemonia dell’Occidente. È una migrazione dall’aperta egemonia dell’Occidente, come rappresentata dal colonialismo e dall’aperto imperialismo del passato, ad un’implicita, più subdola versione.
    Per combattere questa minaccia globale all’umanità, è importante unire tutte le carie forze che, nei tempi addietro, sarebbero state chiamte anti imperialiste. In quest’epoca, dovremmo meglio comprendere il nostro nemico. Il nemico di oggi è nascosto. Agisce con lo sfruttamento delle norme e dei valori della via di sviluppo occidentale e ignora la pluralità rappresentata da altre culture ed altre civiltà. Oggi, invitiamo tutti colore che insistono sulla dignità dei valori specifici di una civiltà non occidentale, e dove ci sono altre forme di valori esistenti, a sfidare questo tentativo di universalizzazione globale e egemonia nascosta. Questa è una lotta culturale, filosofica, ontologica ed escatologica, perché nello status quo noi identifichiamo l’essenza dell’Età oscura, o il grande paradigma. Ma dovremmo pure muoverci da un piano puramente teorico ad un livello pratico, geopolitico.
    E al livello geopolitico, la Russia preserva il potenziale, le risorse e l’inclinazione per confrontarsi con questa sfida, perché la storia russa è stata a lungo orientata in modo intuitivo contro lo stesso orizzonte. La Russia è una grande potenza dove c’è un’acuta coscienza di come sta girando il mondo, storicamente parlando, e una profonda consapevolezza della sua missione escatologica. Inoltre è solo naturale che la Russia dovrebbe giocare una parte centrale in questa coalizione contro lo status quo. La Russia difese la sua identità contro il Cattolicesimo, il Protestantesimo e l’Occidente moderno durante l’epoca zarista, e in seguito contro il capitalismo liberale durante l’epoca sovietica. Ora c’è una terza onda di questa lotta – la lotta contro la postmodernità. L’ultra-liberalismo, e la globalizzazione . Ma di questi tempi, la Russia non è più in grado di fare affidamento sulle sue risorse. Non può combattere esclusivamente sotto la bandiera della Cristianità Ortodossa. Nemmeno reintroducendo o confidando nella dottrina marxista come un’opzione perseguibile, giacché il Marxismo è in se stesso la maggiore radice delle idee distruttive che costituiscono la postmodernità.
    La Russia è ora uno dei tanti soggetti in questo conflitto globale, e non può combattere questo conflitto da sola. È necessario unire tutte le forze che si oppongono alle norme occidentale e al suo sistema economico. È necessario fare alleanze con tutte le sinistre sociali e i movimenti politici che sfidano lo status quo del capitalismo liberale. Dovremmo parimenti allearci con tutte le forze identitarie in ogni cultura che rifiuta il globalismo per ragioni culturali. Da questa prospettiva, i movimenti islamici, i movimenti indù, o i movimenti nazionalisti da tutto il mondo dovrebbero anch’essi essere considerati come alleati. Indù, buddisti, cristiani, e pagani identitari in Europa, America o America Latina o altri tipi di culture, dovrebbero tutte formare un fronte comune. L’idea è di unirle tutte, contro il singolo nemico e unico male per molteplicità di concezioni di ciò che è buono.
    Ciò contro cui combattiamo ci unirà. Mentre ciò per cui siamo ci divide. Inoltre, dovremmo enfatizzare quello contro cui ci opponiamo. Il comune nemico ci unisce, mentre I valori positivi che ciascuno di noi sta difendendo in realtà ci dividono. Ancora, dobbiamo creare alleanze strategiche per rovesciare il presente ordine di cose, di cui il fondamento potrebbe essere descritto come diritti umani, anti-gerarchia e politicamente corretto – tutto quello che è la faccia della Bestia, l’Anti-Cristo o, in altri termini, il Kali-Yuga.

    Dove si situa la spiritualità tradizionale nell’ agenda Euroasiatica?

    Ci sono culture secolarizzate ma nel principio di tutte loro lo spirito della Tradizione rimane, religioso o altrimenti. Difendendo la molteplicità, la pluralità, e il policentrismo delle culture, stiamo facendo un richiamo ai principi delle loro essenze, che possiamo trovare solo nelle tradizioni spirituali. Ma noi cerchiamo di collegare questa attitudine alla necessità di giustizia sociale e alla libertà di differenti società nella speranza di regimi politici migliori. L’idea è di aderire allo spirito della Tradizione con il desiderio di giustizia sociale. E noi non vogliamo opporci ad essi, perché questa è la strategia principale del potere egemonico: dividere destra e sinistra, per dividere culture, gruppi etnici, Oriente ed Occidente, Musulmani e Cristiani. Invitiamo destra e sinistra ad unirsi, e a non opporsi a tradizionalismo e spiritualità, giustizia sociale e dinamismo sociale. Quindi noi non siamo a destra o a sinistra. Noi siamo contro la postmodernità liberale. La nostra idea è di unire tutti i fronti e non lasciare loro dividerci. Quando stiamo divisi, loro possono governarci tranquillamente. Se noi siamo uniti, il loro governo terminerà immediatamente. Quella è la nostro strategia globale. E quando noi cerchiamo di coniugare la tradizione spirituale con la giustizia sociale, c’è un immediato panico tra i liberali. Loro temono questo veramente tanto.

    Quale tradizione spirituale dovrebbe adottare qualcuno che desideri partecipare alla lotta Euroasianista, ed è questa una componente necessaria?

    Uno dovrebbe cercare di diventare una parte concreta della società in cui vive, e seguire la tradizione che là prevale. Per esempio, io sono russo ortodosso. Questa è la mia tradizione. Sotto differenti condizioni, comunque, alcuni individui potrebbero scegliere un diverso cammino spirituale. Ciò che importa è avere radici. Non c’è una risposta universale. Se qualcuno trascura questa base spirituale, ma è disponibile a prender parte alla nostra lotta, durante il combattimento può ben trovare qualche profondo significato spirituale. La nostra idea è che il nostro nemico è più profondo di un mero umano. Il male è più profondo dell’umanità, della cupidigia o dello sfruttamento. Quelli che combattono per conto del male sono coloro che non hanno fede spirituale. Quelli che si oppongono ad esso possono con esso scontrarsi. O, forse no. È una domanda aperta – non è obbligatoria. È opportuno ma non necessario.

    Cosa pensa della nuova destra europea e di Julius Evola? E in particolare, della loro rispettiva opposizione al Cristianesimo?

    Dipende dagli europei decidere che tipo di spiritualità vivificare. Per noi russi, è quella cristiana ortodossa. Crediamo che la nostra tradizione sia autentica. Vediamo la nostra tradizione come fosse una continuazione della precedente,pre cristiane tradizioni della Russia, come si riflette nella nostra venerazione dei santi e delle icone, sopra tutti gli altri aspetti. Inoltre, non c’è opposizione tra le nostre precedenti tradizioni e le successive. Evola si oppose alla tradizione cristiana dell’Occidente. Ciò che è interessante è la sua critica della desacralizzazione della cristianità occidentale.
    Questo si inserisce bene con la critica ortodossa della cristianità occidentale. È facile vedere che la secolarizzazione della cristianità occidentale ci dà il liberalismo. La secolarizzazione della religione ortodossa ci dà il comunismo. È individualismo contro collettivismo. Per noi, il problema non è con la cristianità in sé, com’è nell’occidente. Evola fede un tentativo di ripristinare la Tradizione. La nuova destra prova anch’essa a ripristinare la tradizione occidentale, questo è molto buono. Ma essendo russo ortodosso, non posso decidere qual è il cammino giusto da intraprendere per l’Europa, giacché abbiamo un insieme diverso di valori. Non vogliamo dire agli europei cosa devono fare, nemmeno vogliamo che gli europei lo dicano a noi. Come Euroasianisti, accetteremo qualsiasi soluzione. Visto che Evola era europeo, lui poteva discutere e proporre la propria soluzione per l’Europa. Ognuno di noi può dare la sua personale opinione. Ma io ho trovato che noi abbiamo più cose in comune con la nuova destra piuttosto che con i cattolici. Io condivido molte delle stesse visioni di Alain de Benoist. Lo considero il principale intellettuale in Europa oggi. Questo non è il caso dei cattolici moderni. Loro vogliono convertire la Russia, e questo non è compatibile coi nostri piani. La nuova destra non vuole imporre il paganesimo europeo sopra gli altri. Considero Evola anche come un maestro e una figura simbolica della rivolta finale e del grande risorgimento, così come Guènon. Per me, questi due individui sono l’essenza della tradizione occidentale nell’epoca oscura.


    In nostro precedenti conversazioni, lei ha detto che gli euroasianisti potrebbero lavorare con alcunig ruppi jihadisti. Comunque, loro tendono ad essere universalisti, e il loro obiettivo prefissato è l’imposizione del governo islamico su tutto il globo. Quali sono le prospettive di fare tale coalizione di lavoro?

    Gli jihadisti sono universalisti, così come lo sono gli occidentali secolarizzati. Ma loro non sono identici, perché il progetto occidentale cerca di dominare tutti gli altri ed imporre la sua egemonia ovunque. Ci attacca direttamente ogni giorno tramite i media globali, la moda, impostando esempi per la gioventù, e così via. Siamo sommersi in questa egemonia culturale globale. L’universalismo salafita è una specie di alternativa marginale. Loro non dovrebbero essere pensati nella stessa maniero di quelli che cercano la globalizzazione. Anche loro combattono contro il nostro nemico. A noi non piace nessun universalista, ma ci sono universalisti che ci attaccano oggi e che vincono, e chi sono anche universalisti non conformisti che stanno combattendo contro l’egemonia dell’Occidente, i liberali universalisti, e dunque loro sono amici tattici nei tempi in essere. Prima che i loro progetti di uno stato islamico globale possa essere realizzato, noi avremmo molte battaglie e conflitti. E la dominazione liberale è un fatto. Invitiamo inoltre tutti a combattere parallelamente a noi contro questa egemonia, questo status quo. Preferisco discutere di ciò che è realtà oggi, piuttosto che di ciò che potrebbe esistere nel futuro. Tutti quelli che si oppongono al capitalismo liberale sono nostri amici in questo momento. Questa non è morale, è strategia. Carl Schmitt disse che la politica inizia con il distinguere gli amici dai nemici. Non ci sono amici eterni ed eterni nemici. Noi stiamo combattendo contro l’egemonia universale esistente. Tutti combattono contro di essa per il proprio particolare insieme di valori. Per amor di coerenza dovremmo prolungare, ampliare e creare una vasta alleanza. A me non piacciono i Salafiti. Sarebbe molto meglio schierarsi con I tradizionalisti sufi, per esempio. Ma preferisco lavorare con i salafiti contro il comune nemico piuttosto che perdere energie combattendo contro di loro mentre si ignora la minaccia più grande. Se tu parteggi per l’egemonia liberale globale, tu sei un nemico. Se la opponi, sei un amico. Il primo è disposto ad accettare questa egemonia; l’altro è in rivolta.

    Alla luce dei recenti eventi in Libia, quali sono le tue idee su Gheddafi?

    Il presidente Medvedev ha commesso un reale crimine contro Gheddafi e ha aiutato ad iniziare una catena di interventi nel mondo arabo. E’ stato un vero crimine da parte del nostro presidente. Le sue mani sono insanguinate. Lui è un collaboratore dell’Occidente. Il crimine di assassinare Gheddafi è stato in parte sua responsabilità. Noi euroasianisti difendemmo Gheddafi, non perché eravamo fans di Gheddafi o sui tifosi o del suo Libro Verde, ma per una questione di principi. Dietro l’insorgenza in Libia c’era l’egemonia occidentale, ed essa ha imposto un caos sanguinoso. Quando Gheddafi cadde, l’egemonia occidentale divenne più forte. È stata la nostra sconfitta. Ma non quella finale. Questa guerra ha molti episodi. Noi abbiamo perso la battaglia, ma non la guerra. E forse qualcosa di differente emergerà in Libia, perché la situazione è abbastanza instabile. Per esempio, la guerra irachena in realtà ha rafforzato l’influenza iraniana sulla regione, contrariamente ai disegni degli egemoni occidentali. Data la situazione in ad oggi, lo scenario si sta ripetendo. Comunque, la situazione, con Putin ritornato al potere, è molto migliorata. Almeno lui è consistente nel suo appoggio al Presidente al-Assad. Forse questo non sarà necessario a fermare un intervento occidentale in Siria. Suggerisco che la Russia assista i nostri alleati in maniera più efficace fornendo armi, finanziando eccetera. La caduta della Libia è stata una sconfitta per la Russia. La caduta della Siria sarà ancora un altro fallimento.

    Qual è la sua opinione di Vladimir Putin e le sue relazioni con lui?

    E’ stato molto meglio di Eltsin. Ha salvato la Russia da un completo crollo negli anni ’90. La Russia era sull’orlo del disastro. Prima di Putin, i liberali stile occidentale era nella posizione di dettare la politica in Russia. Putin ha restaurato la sovranità dello stato russo. Questa è la ragione per cui divenni suo sostenitore. Comunque, dopo il 2003, Putin ha bloccato le sue patriottiche, euroasianiste riforme, mettendo da parte lo sviluppo di una genuione strategia nazionale, e ha cominciato ad ospitare i liberisti che volevano la Russia parte del progetto di globalizzazione. Come risultato, cominciò a perdere legittimità, e così io divenni via via più critico verso di lui. In alcune circostanza ho lavorato con persone intorno a lui per supportarlo in alcune delle sue politiche, mentre mi opponevo a lui in altre. Quando Medvedev è stato scelto come suo erede, è stata una catastrofe, giacché le persone posizione intornio a lui erano tutte liberali. Io era contro Medvedev. Mi opposi a lui, in parte, da un punto di vista euroasiatico. Adesso Putin tornerà. Tutti i liberali sono contro di lui, come tutte le forze filo-occidentali. Ma lui non ha fatto ancora chiarezza sulla sua posizione riguardo a ciò. Comunque, è obbligato a vincere il sostegno dei russi nuovamente. È impossibile continuare diversamente. Lui è in una situazione critica, sebbene sembri non comprenderlo. Sta esitando nello scegliere la parte patriottica. Pensa di trovare sostegno da qualche liberale, il che è completamente falso. Ad oggi, non sono così critico verso di lui come lo sono stato prima, ma penso veramente che sia in una situazione critica. Se continua ad esitare, fallirà. Ho recentemente pubblicato un libro, Putin verso Putin, perché il suo più grande nemico è lui stesso. Perché lui sta esitando, sta perdendo via via più sostegno popolare. La popolazione russa è delusa da lui. Può essere una specie di leader autoritario senza un carisma autoritario. Ho cooperato con lui in alcuni casi, e mi sono opposto in altri. Sono in contatto con lui. Ma ci sono molte forze intorno a lui. I liberali e i patrioti russi vicini a lui non sono così brillanti, intellettualmente parlando. Inoltre, lui è obbligato a fare affidamento solo su se stesso e la sua intuizione. Ma l’intuizione non può essere l’unica risorsa di presa di decisione politica e strategia. Quando ritorna al potere, sarà spinto a tornare alle sue politiche anti-occidentali, perché la nostra società è anti occidentale per natura. La Russia ha una lunga tradizione di ribellione contro gli invasori stranieri, e di aiuto ad altri che resistono all’ingiustizia, e la gente russa vede il mondo tramite queste lenti. Loro non saranno soddisfatti da un governante che non governa tenendo fede a questa tradizione.

    Mia libera traduzione (no google translate) da: Alexander Dugin on Global Revolution | Open Revolt!
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 

Discussioni Simili

  1. Saggio su Pan
    Di Carlos Wieder nel forum Paganesimo e Politeismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-01-13, 17:01
  2. Russia/Putin silura il consigliere anticorruzione
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 02-06-06, 15:14
  3. Un interessante saggio
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 16-09-05, 19:33
  4. [Marx] Saggio di plusvalore e Saggio di Sfruttamento
    Di Elendil nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 08-03-05, 10:33
  5. Cheney: Berlusconi saggio consigliere di Bush
    Di Oasis nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 01-03-04, 02:22

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito