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Discussione: L'Odissea

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    Ghibellino
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    Predefinito L'Odissea

    L’ODISSEA I° PARTELE AVVENTURE DI ULISSE IL RITORNO A ITACADopo che Omero, nella sua Iliade ci diede la descrizione della guerra che scosse tutta la Grecia nei tempi mitici, ci narrò anche la storia di Ulisse, nella sua Odissea. Molti esperti considerano questo lavoro di Omero più maturo, e ci descrive le avventure di Ulisse, il conquistatore di Troia, dal momento in cui lascia le rive dell’Ellesponto, fino al suo ritorno a casa, a Itaca. Ai giorni nostri, la parola “Odissea” sta a significare precisamente che: una serie di incredibili vicissitudini, accadute a qualcuno nella propria vita, presa dal lavoro di Omero che ci descrive le vicissitudini e l’abilità del grande eroe. Ulisse, era dotato di notevole abilità, sia intellettuale che fisica, ed impregnato dello spirito immortale della razza Greca, partì con l’intera flotta e ritornò, alla fine, solo sulla sua isola, esausto e pieno di esperienze. Il desiderio per Itaca, tenne accesa la fiamma del desiderio di ritornare, fino al punto che la parola “Itaca” ha preso il significato di “grande passione”, la meta da raggiungere, il sogno che si vorrebbe si avverasse. Durante il suo peregrinaggio, Ulisse si è ritrovato, a volte in terre inospitali, popolate da barbari e strane creature, ed altre volte in luoghi ove venne bene accolto ed assistito. Conobbe tutte le difficoltà che poteva incontrare una nave a quei tempi: turbolenze, correnti e passaggi pericolosi, porti insicuri e popoli violenti. Superò tutto, con la forza della persistenza e del suo coraggio, compiendo il suo fato ed il suo destino. Andò persino nell’oltretomba, cosa riuscita in vita solo a pochi mortali. I popoli e gli dèi che lo accolsero, lo amarono fino al punto da volere che restasse con loro per sempre, ma lo avrebbero tenuto lontano dalla sua amata Itaca. Ulisse, con la sua intelligenza e la sua astuzia, riesce a configgere la punta di un palo nell’occhio del Ciclope Polifemo. (Cratere Proto Attico, 670 a.C. ca., Eleusi, Museo Archeologico).

    Il suo strano fato fece in modo che giungesse a casa da solo e con una nave straniera, dopo che aveva cominciato con un’intera flotta. Ma seguiamolo nel suo lungo viaggio di ritorno.
    IL PEREGRINAGGIO DI ULISSEI Ciconi e i LotofagiDopo la distruzione di Troia, Ulisse si accinse a tornare a casa, con la flotta di Agamennone, ma le navi furono divise da una tempesta e le navi di Ulisse si ritrovarono a navigare lungo le coste della Tracia, dove vivevano i Ciconi. Erano alleati di troia e Ulisse andò a saccheggiare Ismara, una delle loro città, risparmiando solo Marone, sacerdote di Apollo che, per ricompensarlo gli fece dono di dodici giare di dolce vino inebriante. L’attacco alla città dei Ciconi, costò ad Ulisse la vita di sei uomini per ogni nave. Ora salparono di nuovo verso sud, navigando nel Mare di Citerà, vicino a Capo Melea. La successiva sosta avvenne su un’isola vicina alle coste Africane. Gli abitanti diedero il benvenuto ad Ulisse ed i suoi compagni, offrendo loro dei loti che mangiarono insieme. Ma quando i compagni di Ulisse mangiarono quel frutto, dimenticarono la loro terra e la loro voglia di tornare a casa. Alla fine, Ulisse dovette usare la forza per riportarli a bordo. Pezzo di un vaso di terracotta con raffigurazione dell’accecamento del Ciclope Polifemo da Ulisse ed i suoi compagni. Museo Archeologico, Argos.

    I Ciclopi della Sicilia erano un popolo di giganti dai poteri soprannaturali. Avevano un solo occhio e badavano alle loro greggi senza fare vita comune. Vivevano in caverne, erano cannibali e non conoscevano il vino. La loro unica occupazione, era l’allevare le loro pecore.Nella terra dei CiclopiUlisse, navigò poi verso nord ed approdò sull’isola conosciuta come la Terra dei Ciclopi, che da molti è stata identificata come la Sicilia. Ulisse portò a terra con lui dodici dei suoi compagni e delle otri di vino da donare ad eventuali abitanti dell’isola che avrebbero incontrato. Durante il loro cammino nell’interno dell’isola, giunsero in prossimità di una caverna, nel cui interno vi era una gran quantità di latte fresco e formaggio. Ulisse s’incuriosì per la grandezza degli oggetti che si trovavano nella caverna e non prestò ascolto alle suppliche dei compagni che volevano tornare a bordo al più presto, volendo vedere di persona, quanto grande fosse l’essere che vi viveva. Quando il Ciclope Polifemo tornò a casa, e vide gli stranieri, li imprigionò chiudendo l’entrata della caverna con un masso tanto enorme che cinquanta uomini non avrebbero potuto smuoverlo, si sedette e divorò subito due compagni di Ulisse, continuando poi a mangiarne a coppia. Ulisse gli offrì del vino, e Polifemo ne bevve con piacere parecchio e quando si sentì un po’ più euforico, chiese ad Ulisse quale fosse il suo nome: “Il mio nome è Nessuno” gli rispose l’eroe, e Polifemo, di rimando, gli promise che l’avrebbe ingoiato per ultimo per avergli offerto quella buona bevanda.Ulisse si lambricava il cervello per trovare il modo di scappare da quella prigione e dal suo abitante. La sua prima ¡dea fu quella di uccidere il Ciclope, ma chi avrebbe spostato la roccia dall’entrata? E quindi decise di accecarlo. Ubriacatosi, Polifemo cadde in un sonno profondo ed Ulisse, trovato un palo appuntito, dopo averne fatta bruciare ancora la punta per renderla più efficace, insieme ai compagni sopravvissuti, lo spinse nell’unico occhio del Ciclope, accecandolo. Le grida d Polifemo nella notte, fecero vibrare l’intera isola, gli altri Ciclopi risposero chiamando Polifemo e chiedendogli chi lo avesse accecato, Polifemo rispose “Nessuno” e, poiché nessuno aveva accecato il loro fratello, gli altri Ciclopi lasciarono la caverna di Polifemo. Il mattino dopo, il cieco Polifemo cercò , invano di mettere le mani su coloro che lo avevano accecato, ma Ulisse ed i suoi compagni scapparono dalla caverna aggrappati alla folta lana delle capre del gregge di Polifemo. Quando giunsero alle loro navi e furono pronti a partire, Ulisse gridò al Ciclope che se ancora qualcuno gli chiedeva chi lo avesse accecato, doveva rispondere “Ulisse, ¡I saccheggiatore di città”. Nella rabbia, il cieco gigante lanciava dall’alto della costa enormi rocce verso le navi, ma senza poterle colpire, Ulisse e le sue navi erano già lontani, quindi Polifemo chiamò in aiuto suo padre, Poseidone, chiedendogli di vendicarlo. Ora Ulisse, avrebbe dovuto fare i conti anche con la collera del potente dio del mare. Ulisse fugge dalla grotta del Ciclope, aggrappato alla pancia di un montone.

    Polifemo era il più selvaggio dei Ciclopi. Un oracolo gli aveva predetto che sarebbe stato accecato da Ulisse, ma il fatto che era stato ingannato, lo rese ancora più furioso. Il mito ci racconta anche il suo amore per la Ninfa Galatea, che lo respinse, preferendogli Aci. Ma Polifemo lo uccise schiacciandolo sotto un enorme masso.

    L?ODISSEA ? prima parte | Thule Italia
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

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  2. #2
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    Predefinito Re: L'Odissea

    SECONDA PARTE

    Sull’isola di Eolo
    Eolo, re dei venti, conduce la danza delle nuvole e delle brezze. (460-440 a.C, vaso Ateniese).

    Le navi si fermarono poi sull’isola di Eolo, il Signore dei Venti. Eolo accolse Ulisse ed i suoi compagni con benevolenza, dando loro ospitalità per un mese. AI momento della partenza, Eolo fece dono ad Ulisse di un otre, fatto di pelle di bue, contenente tutti i venti più forti, dicendogli che, se ne avesse avuto bisogno, avrebbe dovuto liberare solo Zefiro, la dolce brezza che lo avrebbe accompagnato fino ad Itaca. Ulisse diede le stesse istruzioni ai suoi compagni aggiungendo che, se avessero aperto l’otre, i venti che ne sarebbero usciti avrebbero messo in grande pericolo il loro viaggio.Ma l’equipaggio non obbedì e, credendo che Eolo avesse donato ad Ulisse un otre contenente del vino raro, approfittarono del momento in cui Ulisse dormiva, e l’aprirono. Ne uscirono tutti i venti e la piccola nave venne sballottata da onda a onda in una tempesta senza pari. La burrasca riportò la nave sull’isola di Eolo che, indignato dall’uso fatto del suo dono, si rifiutò di dargli ulteriore assistenza; Eolo si convinse che gli dèi non volevano aiutare Ulisse, e lo lasciò al suo fato.L’isola di CirceRipresero il loro viaggio e giunsero sulla terra dei Lestrigoni, che erano dei selvaggi mangiatori di carne umana. Riuscirono a scappare quasi miracolosamente, ma i cannibali, che l’inseguivano lanciando pietre, affondarono tutte le navi tranne una. Quest’ultima ed il suo equipaggio era tutto ciò che rimaneva ad Ulisse quando lasciarono questa terra e si diressero verso l’isola di Circe. L’isola dove viveva la Maga, era chiamata Eea, ed oggi è il promontorio di Monte Circeo, a sud di Latina. Circe era la sorella di Eeto, il re della Colcide che abbiamo già incontrato nei miti relativi agli Argonauti ed a Pasife, moglie di Minosse.All’inizio, Circe accolse con gioia il gruppo che Ulisse aveva inviato in ricognizione, al comando di Euriloco. Ma dopo aver offerto loro da mangiare, cominciò ad usare la sua magia trasformandoli in maiali ed altri animali. Euriloco riuscì a fuggire e riferì ad Ulisse quanto era accaduto. Ulisse decise quindi di andare dalla maga e convincerla a restituire ai suoi uomini le loro forme primitive. La maga trattò Ulisse allo stesso modo, ma si accorse che l’eroe era invulnerabile alla sua bellezza; ciò grazie ad una pozione che Ulisse aveva ricevuto da Ermes prima di inoltrarsi verso il palazzo. Ulisse minacciò Circe con la sua spada e le strappò la promessa, sotto giuramento, che non avrebbe fatto del male a nessuno dei suoi uomini. Durante il periodo in cui si trattenere sull’isola, dietro consiglio di Circe, Ulisse discese nell’Ade, per chiedere all’indovino Tiresia sul suo ritorno a casa. Tiresia gli disse che sarebbe tornato a casa solo, dopo uno strano viaggio, e che si sarebbe vendicato dei pretendenti che volevano sposare sua moglie. Oltre a Tiresia, Ulisse incontrò le anime di molti suoi commilitoni, uccisi sotto le mura di Troia, ed una lunga lista di nomi di gente famosa che viveva nell’Ade. Cimero ci descrive le esemplari punizioni di questa gente, incluse quelle di Sisifo, Tantalo e delle Danaidi.

    L?ODISSEA ? seconda parte | Thule Italia
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  3. #3
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    Predefinito Re: L'Odissea

    TERZA PARTE

    L’isola delle Sirene – Scilla e Cariddi
    Rilievo Etrusco che raffigura Ulisse ed i suoi compagni mentre passano vicino all’isola delle Sirene. (Il sec. a.C, Parigi, Louvre).

    Le Sirene, che abbiamo già incontrato, nel mito relativo agli Argonauti, erano la prossima minaccia in serbo lungo il viaggio di Ulisse. Per evitare che i suoi compagni venissero sopraffatti dal canto di questi spiriti maligni, che avevano forma metà donna e metà uccello, Ulisse otturò le loro orecchie con della cera. Ma la curiosità di Ulisse era enorme e, volendo ascoltare ciò che diceva il canto, ordinò ai suoi uomini di legarlo saldamente all’albero maestro della nave, dando istruzioni che, qualunque cosa avesse detto o fatto, non avrebbero dovuto dargli ascolto e, per nessun motivo avrebbero dovuto liberarlo. “L’isola delle Sirene” Intaglio su legno del pittore ed intaglatore Greco K. Crammatopoulos.

    Oltrepassata l’isola delle Sirene, Ulisse doveva fare i conti con Scilla e Cariddi, a guardia del canale che separa l’Italia dalla Sicilia. Scilla era un mostro marino con dodici piedi e sei lunghi colli sormontati da altrettante teste con, in ognuna delle bocche, tre fili di denti accuminati, che abbaiava come un cane. Viveva in una caverna sul lato Italiano dello stretto di Messina e divorava i marinai di passaggio. Proprio di fronte, sull’altro lato dello stretto, c’era Cariddi. Il gigantesco mostro ingoiava, tre volte al giorno, una gran quantità d’acqua marina, mandando in fondo alla sua gola tutto ciò che galleggiava sull’acqua, incluso le navi; poi ributtava fuori l’acqua che aveva ingoiato. Questi mostri resero lo stretto di Messina il luogo più pericoloso per la navigazione poiché era impossibile evitare l’uno o l’altro. Così, per evitare che la nave venisse ingoiata da Cariddi, Ulisse decise di navigare vicino a Scilla, che ingoiò solo alcuni marinai. Scilla. (Rilievo del V sec. a.C, trovato a Milo, Londra, British Museum).

    Le sirene erano creature marine. Il loro corpo, dalla vita in su era da donna, mentre la parte inferiore da uccello. Le ritroviamo anche nell’avventura degli Argonauti. Suonavano la lira, il flauto e cantavano. Il loro canto era così accattivante da far impazzire i marinai che lo ascoltavano, facendoli avvicinare alla costa ove, le taglienti rocce provocavano l’affondamento della nave, cosi che gli ignari marinai potevano essere tranquillamente divorati dalle Sirene.

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    Predefinito Re: L'Odissea

    QUARTA PARTE

    I buoi di Elio – L’isola di Calipso
    Ulisse approdò poi sull’isola di Trinacria ove vi erano greggi di buoi bianchi, sacri al dio Elio. I venti non erano favorevoli e la nave non potette lasciare l’isola e l’equipaggio fu presto a corto di viveri. Nonostante che Ulisse avesse proibito l’uccisione dei buoi sacri al dio Elio, l’equipaggio, preso dai morsi della fame, disobbedì e ne uccise alcuni. Elio, dio del Sole, chiese a Zeus di punire Ulisse per l’insulto subito e, non appena la nave lasciò l’isola, si trovò nel mezzo di una terribile tempesta e, colpita da uno dei fulmini di Zeus, s’inabbissò . Si salvò solo Ulisse che si era rifiutato di mangiare un solo pezzo di carne dei sacri buoi, aggrappandosi ad un relitto della nave. La corrente lo sospinse verso Cariddi, dalla quale si salvò proprio all’ultimo momento; non appena ella aprì la bocca per ingoiare l’acqua, Ulisse riuscì ad aggrapparsi ad un albero di fico le cui radici erano profondamente incuneate nella roccia. Fu sbattuto dalle onde per nove giorni fino a quando non giunse sulle rive di Ogigia, l’isola di Calipso, la Ninfa figlia di Atlante che viveva in una profonda caverna da lei trasformata in foresta con un meraviglioso giardino. Ulisse trascorse dei bellissimi momenti con la Ninfa che fece tutto quanto in suo potere per trattenerlo con lei, arrivando persino a promettergli l’immortalità. Ma il desiderio di ritornare a casa, non abbandonava il cuore di Ulisse, ed un giorno, Zeus, su richiesta di Atena, inviò Ermes a pregare Calipso di lasciar andar via Ulisse senza interferire sul suo cammino. Calipso aiutò l’eroe a trovare il legno per fabbricare una zattera e gli diede le provviste necessarie per il viaggio.Sull’isola dei FeaciTristemente Calipso salutò Ulisse, che prese la rotta verso est, ma l’ira di Poseidone non si ,„ era ancora placata. Una nuova tempesta, con ondate che sembravano montagne, lo fecero naufragare ancora una volta ed Ulisse si ritrovò , esausto, sulla spiaggia dell’isola dei Feaci, Scheria, oggi chiamata Corfù. Esausto, Ulisse cadde in un sonno profondo e fu risveglato dalle grida gioiose di alcune giovani fanciulle, erano quelle di Nausicaa, figlia del re dell’isola Alcinoo e della regina Arete, e delle sue ancelle. Le giovani si erano recate ad una vicina sorgente per lavare i loro indumenti. Quando Nausicaa vide lo straniero, lo aiutò ad alzarsi, gli diede degli abiti da indossare e, gli indicò la strada per raggiungere il palazzo, poi lei e le sue ancelle ritornarono per strade differenti.Alcinoo ed Arete diedero ad Ulisse un caldo benvenuto, ed un banchetto in suo onore. Lui raccontò delle sue avventure e i reali gli espressero la loro simpatia e la loro ammirazione per le imprese compiute che lo avevano reso famoso, esprimendo il desiderio che restasse con loro e sposasse la loro figlia Nausicaa. Ma Ulisse, molto gentilmente, fece capire a tutti che il suo cuore era rimasto ad Itaca e che si sarebbe placato solo quando avrebbe rivisto il fumo uscire dal camino di casa sua. Allora il re e la regina, mossi dall’ardore delle parole di Ulisse, gli diedero una nave con la quale avrebbe potuto raggiungere la sua isola. Ulisse dormì per tutto il viaggio ed i Feaci lo lasciarono su una delle spiagge di Itaca, circondandolo dei doni fatti da Alcinoo. Era finalmente giunto il momento decretato dagli dèi affinchè Ulisse rimettesse piede sulla sua isola; dopo un’assenza durata venti lunghissimi anni.“Ed ora Ulisse s’immerge nel fiume,……..“….Ei dalle membra il sozzo Nettunio sai, che gl’incrostò le larghe Spalle ed il tergo, si togliea col fiume. E la bruttura del feroce mare Dal capo s’astergea. Ma come tutto Si fu lavato ed unto, e di que’ panni Vestito, ch’ebbe da Nausica in dono, Lui Minerva, la prole alma di Giove, Maggior d’aspetto, e più ricolmo in faccia Rese e di più fresco, e de’ capei lucenti, Che di giacinto a fior parean sembianti, Sugli omeri cader gli feo le anella. E qual se dotto mastro, a cui dell’arte Nulla celaro Pallade e Vulcano, Sparge all’argento il liquid’oro intorno, Si che all’ultimo suo giunge con l’opra: Tale ad Ulisse l’Atena Minerva Gli omeri ed il capo di decoro asperse; Ad Ulisse, che poscia, ito in disparte, sulla riva sedea del mar canuto, di grazia irradiato e di beltade”.(Omero, Odissea Libro VI, 224-235)

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