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“Senato? Serve una buona riforma, altrimenti è meglio chiuderlo”. Questo il giudizio netto di Silvio Berlusconi, intervenuto telefonicamente alla presentazione delle liste per le Europee in corso a Milano.
Secca l’opinione dell’ex premier: il disegno di riforma proposto da Renzi è semplicemente “inaccettabile”. Perciò Berlusconi non avallerà un tale disegno “per consentire alla maggioranza di governo di mettersi una stelletta in vista delle Europee”. E, a proposito di riforme, rilancia con un vecchio pallino: “serve l’elezione diretta del Presidente della Repubblica”.
Il leader di Forza Italia interviene a stretto giro di posta, dopo le dichiarazioni del suo consigliere Giovanni Toti, che – minimizzando il fuorionda che lo ha visto protagonista con l’ex ministro Gelmini – ha ribadito la necessità di sfuggire all’abbraccio mortale di Renzi: “non ho detto nulla di sconvolgente in quel fuori onda: sono cose che tutti sanno”. Concorde anche la Gelmini, che sgombra il campo da interpretazioni capziose del fuorionda: “la leadership e il consenso di Berlusconi non si possono eliminare per sentenza”. Il tutto mentre il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, sottolinea che “il filoberlusconismo ripetuto in maniera ossessiva da Renzi sta facendo più danni del vecchio antiberlusconismo degli anni passati”.
Tornando alle riforme, Toti chiarisce il concetto: “il Senato non elettivo è fatto male e le riforme fatte male non servono“. Sottolineando quindi la necessità di “riaprire la discussione ai massimi livelli”.
Il messaggio di Toti è chiaro: “stiamo dando sangue e ci stiamo caricando di responsabilità per riforme che non sono nostre“. Ribadendo che “noi sul testo del Senato non ci stiamo”. Per ricucire sono necessari “una serie di incontri tecnici e poi la sigla politica finale”. I dubbi di Toti si estendono anche alla legge elettorale, ritenuta molto diversa dalla proposta iniziale.
Il punto nevralgico per Forza Italia è la necessità di fermare la probabile emorragia di voti. Per far ciò, Toti sottolinea l’importanza di essere “meno timidi in quanto opposizione”, intervenendo sugli sgravi IRPEF (“perchè 80 euro per i lavori dipendenti e non per gli autonomi e le partite Iva?”) e su altri argomenti chiave. Ben attenti però a non far saltare platealmente il banco delle riforme, che farebbe apparire Forza Italia come “dei conservatori che vogliono difendere il Senato e lo status quo, come Grasso e Rodotà”.
Emanuele Vena
Scritto da: Emanuele Vena
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