Da Technology Review, rivista del MIT
Olio di scisto e gas: la mappa delle potenze del futuro
Kevin Bullis*
Il boom di gas naturale e olio di scisto che ha dato slancio agli Usa può verificarsi anche altrove
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Uno slancio nella produzione di petrolio e gas dai depositi di scisto ha trasformato l’energia negli Stati Uniti, contribuendo all’inversione del declino nella produzione di petrolio e stimolando un massiccio passaggio dalla produzione di elettricità dal carbone al gas naturale.La cosa ha portato a una notevole riduzione delle emissioni di anidride carbonica (la combustione di carbone comporta il rilascio di maggiori quantità di anidride carbonica). Un nuovo rapporto da parte della Energy Information Administration degli Stati Uniti avvalora l’ipotesi che una simile trasformazione potrebbe avvenire anche al di fuori degli Stati Uniti.
La mappa di un nuovo rapporto della Energy Information Administration mostra le risorse di gas naturale e olio di scisto
La mappa sopra riportata dà un’idea di quanto le risorse di petrolio e gas siano diffuse. Il rapporto della Eia termina con l’osservazione che la Russia dispone di risorse di olio di scisto tecnicamente recuperabile persino superiore a quelle degli Stati Uniti. Tre paesi, Cina, Argentina e Algeria, dispongono invece di più shale gas. I geologi sapevano da molto tempo che alcuni depositi di scisto contengono grandi quantità di olio e gas, ma solo recentemente le tecnologie per fratturazione idraulica e le perforazioni orizzontali hanno permesso di sfruttare queste risorse.
Sebbene certi paesi dispongano di maggiori quantità di queste risorse rispetto agli Stati Uniti, l’impatto in alcuni di essi potrebbe non essere altrettanto grande, o avvenire tanto rapidamente. Potrebbero volerci diversi anni prima che le risorse in questi paesi vengano sfruttate, perché la geologia è in qualche modo differente – le tecniche che funzionano negli Stati Uniti potrebbero non funzionare altrove. Oltretutto, diversi di questi paesi non dispongono dell’esperienza tecnologica necessaria. Alcuni paesi ostacolano lo sviluppo di aziende e la scoperta di sistemi per sfruttare le risorse (vedi “China Has Plenty of Shale Gas, But It Will Be Hard to Mine”).
Peraltro, gli Stati Uniti disponevano già di una abbondante capacità produttiva di gas, la quale ha agevolato notevolmente il passaggio dal carbone al gas naturale. In un paese come la Cina, dove la domanda di energia sta crescendo rapidamente, vi è ancora poca capacità di riserva. La produzione di gas naturale potrebbe al massimo rallentare marginalmente la crescita nella produzione di elettricità da centrali a carbone, non invertirla.
Finora, l’impatto dovuto all’incremento nella produzione di shale gas è stato limitato al di fuori degli Stati Uniti. Siccome il gas naturale è relativamente caro da esportare e richiede la costruzione di infrastrutture specializzate, il costo del gas naturale è calato sensibilmente all’interno degli Stati Uniti, ma non al di fuori del paese.
Ha avuto però delle conseguenze: l’incremento nella produzione di gas naturale negli Stati Uniti ha portato a un incremento nel consumo di carbone altrove. A differenza del gas naturale, il carbone è piuttosto facile da esportare. Quando la domanda è precipitata negli Stati Uniti, il carbone è stato esportato all’estero, facendo così calare il prezzo del combustibile, facilitandone l’acquisto altrove e, conseguentemente, l’incremento di emissioni di anidride carbonica.
*tratto da Mit Technology Review, rivista MIT per l’innovazione
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