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Discussione: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

  1. #2011
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Bancarotta Cognitiva (Il Grande Casino Italico) - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato


    (genereazioni)
    Dunque, la vicenda del Ministro Guidi e del suo fidanzato con tutto il codazzo di allusione a Maria Etruria Boschi (degno successore di Denis Verdini) è esemplare.
    I due elementi sono:

    1. Una rivelazione di intercettazioni a orologeria da parte di un potere marcio dello Stato, ovvero la magistratura (sull’argomento prego leggere qui)
    2. La rivelazione dell’ennesimo marciume (anche culturale, ma si può essere più coglioni, fare telefonate del genere in Italia da ministri?) nelle stanze del potere politico.

    E dunque a seconda di come si voglia girare la frittata hanno ragione tutti:

    • E’ colpa dei poteri forti della magistratura
    • E’ colpa dei politici corrotti e dei petrolieri

    Eh no belli miei.
    Guardate un attimo il quadro generale.




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    Si tratta di uno scontro di potere fra consorterie per rosicchiare l’osso, e l’osso siete voi ordinari cittadini contribuenti (per ordinari intendo non destinatari di trattamenti pubblici senza corrispettivo adeguato)
    Il governo Renzi sta profondamente sulle palle alle magistrature, più che altro per la questione del dimezzamento delle ferie e poi per il tentativo del premier di mettere le mani anche su quel potere.
    Ma lo stesso governo Renzi (Renzi compreso?) non è niente di diverso nella sostanza di un normale governo italiano, ovvero corrotto e frutto di un preciso gruppo di potere.
    Dunque fossi in voi eviterei di prendere particolari posizioni, quello più sano ha la Rogna.
    Avanti così miei prodi, Verso la Bancarotta. Si salvi chi può.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

    •   Alt 

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  2. #2012
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Bancarotta Cognitiva (Il Grande Casino Italico) - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato


    (genereazioni)
    Dunque, la vicenda del Ministro Guidi e del suo fidanzato con tutto il codazzo di allusione a Maria Etruria Boschi (degno successore di Denis Verdini) è esemplare.
    I due elementi sono:

    1. Una rivelazione di intercettazioni a orologeria da parte di un potere marcio dello Stato, ovvero la magistratura (sull’argomento prego leggere qui)
    2. La rivelazione dell’ennesimo marciume (anche culturale, ma si può essere più coglioni, fare telefonate del genere in Italia da ministri?) nelle stanze del potere politico.

    E dunque a seconda di come si voglia girare la frittata hanno ragione tutti:

    • E’ colpa dei poteri forti della magistratura
    • E’ colpa dei politici corrotti e dei petrolieri

    Eh no belli miei.
    Guardate un attimo il quadro generale.




    <a href="http://adx.4strokemedia.com/www/delivery/ck.php?n=afd6a981&cb=INSERT_RANDOM_NUMBER_ HERE" rel="external nofollow" title="" class="ext-link"><img src='http://adx.4strokemedia.com/www/delivery/avw.php?zoneid=1920&cb=INSERT_RANDOM_NUMBE R_HERE&n=afd6a981' border='0' alt='' /></a>
    Si tratta di uno scontro di potere fra consorterie per rosicchiare l’osso, e l’osso siete voi ordinari cittadini contribuenti (per ordinari intendo non destinatari di trattamenti pubblici senza corrispettivo adeguato)
    Il governo Renzi sta profondamente sulle palle alle magistrature, più che altro per la questione del dimezzamento delle ferie e poi per il tentativo del premier di mettere le mani anche su quel potere.
    Ma lo stesso governo Renzi (Renzi compreso?) non è niente di diverso nella sostanza di un normale governo italiano, ovvero corrotto e frutto di un preciso gruppo di potere.
    Dunque fossi in voi eviterei di prendere particolari posizioni, quello più sano ha la Rogna.
    Avanti così miei prodi, Verso la Bancarotta. Si salvi chi può.
    Questa situazione è il risultato di dare potere al popolo , nessun dittatore europeo ha disastrato così il suo paese in tempo di pace .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #2013
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Questa situazione è il risultato di dare potere al popolo , nessun dittatore europeo ha disastrato così il suo paese in tempo di pace .
    Il popolo non ha potere; la democrazia è un inganno, una maschera che il tiranno indossa per non farsi riconoscere.
    ventunsettembre likes this.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #2014
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Super anagrafe tributaria: il suddito è nudo
    L’effetto reale della super anagrafe tributaria sarà quello di renderci, oltre che sudditi, sudditi nudi davanti a sua Maestà l’erario
    Fino a ieri, al fisco bastava digitare il codice fiscale di ciascuno di noi per avere accesso a una mole di dati lavorativi, personali e familiari. Dal primo aprile, in virtù di una norma del 2011 divenuta ora efficace, a questi dati si aggiungono tutte le movimentazioni e ogni informazioni di qualsiasi natura finanziaria, compresi i movimenti di conto corrente e gli accessi alle cassette di sicurezza.
    In tal modo, secondo il linguaggio del legislatore, saranno possibili verifiche sui contribuenti a rischio di evasione. Poiché però il nostro sistema tributario è congegnato in maniera tale che, tra presunzioni e inversioni dell’onere della prova e strumenti sintetici di accertamento, siamo tutti essenzialmente potenziali evasori, l’effetto reale della super anagrafe tributaria sarà quello di renderci, oltre che sudditi, sudditi nudi davanti a sua Maestà l’erario.
    E’ un assunto auto-evidente che l’evasione sia una pratica illecita. E’ molto meno evidente, invece, che l’evasione sia la causa dell’eccessiva pressione fiscale. Quanto dobbiamo versare alle casse dello Stato non è un debito collettivo. Non c’è nessuna correlazione, se non nella ingannevole retorica politica, tra la somma di quanto lo Stato pretende e quella che riesce a riscuotere, semplicemente perché le tasse non sono un debito indiviso della collettività, ma una scelta libera dell’autorità politica.
    Ne sia una prima, banale dimostrazione che, nonostante ogni anno si esulti per i migliori risultati conseguiti dalla lotta all’evasione, le tasse non diminuiscono e il recupero dell’evasione, a dispetto dell’apposito fondo costituito nel 2011, non riesce ad essere usato per una riduzione della pressione fiscale. Né potrebbe, a ben vedere, esserlo: come si possono abbassare le tasse strutturalmente dal momento che l’evasione e quanto di essa viene recuperato non possono essere variabili fisse?
    Ciò che sembra sfuggire nella cantilena del «paghiamo tutti per pagare meno» è che l’amministrazione pubblica è al tempo stesso controllore e beneficiario del pagamento delle imposte. Essa non ha alcun interesse se non a massimizzare la raccolta delle risorse le quali, prima di costituire la fonte di finanziamento dei servizi pubblici, rappresentano la condizione di esistenza della burocrazia.
    Ciò che, invece, sembra sfuggire nella cantilena del «chi non ha da nascondere non tema» è che non sempre il fisco ha ragione di intromettersi nelle nostre vite. Secondo l’ultimo rapporto annuale disponibile sulla giustizia tributaria (anno 2014), 3 volte su 10 in primo grado e 4 in secondo il contribuente si vede riconoscere pienamente le proprie ragioni. Con la super anagrafe tributaria, vuol dire che quasi nella metà dei casi il fisco non ha motivo di sapere che il mese scorso abbiamo regalato dei soldi a nostro nipote o abbiamo depositato in cassetta di sicurezza un gioiello di famiglia.
    Super anagrafe tributaria: il suddito è nudo


    IL BUONSENSO IN LETARGO
    DARIO MAZZOCCHI
    Dunque l’Agenzia delle entrate potrà controllare direttamente il nostro conto corrente: oltre 500 milioni di dati saranno trasmessi dalle banche, di modo che siano facilmente rintracciabili tutti i movimenti, sia in contante che con bancomat e carte di credito.
    Dicono sia una mossa per combattere l’evasione fiscale o, peggio ancora, per stilare una lista di persone a rischio evasione: pare piuttosto un’operazione di polizia, dove le prove cedono il posto alla presunzione di colpevolezza. I controllori, affidandosi ai loro conteggi, potranno supporre chi muove denaro in nero e ammonirlo, lasciandoli a questo punto l’onere di discolparsi – un ben noto vizio italico.
    Il teorema per cui se non si ha nulla da nascondere, allora non si ha nulla da temere è una boiata: le cronache giudiziarie hanno raccontato molte volte le sorti di innocenti condannati per errore.
    E ancora. Vicende diverse, ma con tratti in comune – d’altronde il destino degli utenti si gioca su internet, dove le regole sono molto labili, specialmente quando si intromettono lo stato e i censori, mossi da uno spirito acritico che genera un metro di giudizio politicamente corretto e sproporzionato -: il comico Luca Bizzarri pubblica su Facebook una foto con un salame in mano come gesto di sostegno a Giuseppe Cruciani, il giornalista di Radio 24 preso di mira (anche fisicamente) dai vegani nei giorni scorsi. Lo scatto è stato censurato dal social network su richiesta della lobby vegana che oramai impazza ovunque: possono permetterselo, sia di far chiasso perché c’è chi presta il fianco, sia di seguire la loro dieta perché non vivono in regioni del mondo dove si muore di fame.
    Per un salame si sono mobilitate le politiche del quieto vivere di Facebook e a questo punto sorge una considerazione: chi è il più demente tra un vegano che chiede di censurare Bizzarri e un amministratore del sito che applica la richiesta senza batter ciglio?
    La presunzione si diffonde a macchia d’olio, il buon senso è confinato in un lungo letargo e non reagisce agli stimoli della primavera alle porte.
    Buonsenso in letargo | RightNation

  5. #2015
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Roma 2024: Montezemolo, facciamo squadra - Ultima Ora - ANSA.it

    E poi tutti in Nevada! (visto che Panama non tira più manco col suo viagra).
    Questo è proprio scemo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2016
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Perché Boeri nasconde le pensioni pubbliche - Blondet & Friends


    Maurizio Blondet 4 aprile 2016 6
    Il fotogenico presidente dell’Inps è tornato a suonare il suo ritornello: chiedere un contributo di solidarietà alle pensioni più alte. Quelle private, s’intende. Quelle pubbliche, mai. Boeri ci ha rivelato l’ultimo scandaloso privilegio che i conti Inps alimentano: 475 mila italiani percepiscono la pensione da 36 anni. A questi – che hanno il torto di essere ancora vivi – Boeri pensa di chiedere “un contributo di solidarietà” – però, leggo dalla stampa, “escluse le baby pensioni degli statali”.
    Boeri esenta dal contributo di solidarietà gli statali che prendono la pensione non da 36, bensì da 43 anni. Sono statali quasi tutti: 425 mila. A loro la legge Rumor del ’73 consentì di andare in pensione dopo 14 anni 6 mesi un giorno se donne sposate, 20 anni, dopo 25 i dipendenti degli enti locali. Vent’anni di ”lavoro”, e quarantatré di ozio pagato, senza contare il secondo lavoro (magari nero) che probabilmente hanno fatto per ammazzare il tempo, sottraendolo ad altri. “Ci sono 16.953 fortunatissimi baby pensionati che si sono ritirati a 35 anni e che restano in pensione quasi 54 anni”.
    Quanto è la loro pensione?
    Prendono, in media, 1500 euro mensili. Un regalo totale in confronto ai contributi versati (o non versati affatto, da parte dello Stato loro datore di lavoro): in pratica, ricevono soldi senza copertura, pagati da noi. Quanti? noi contribuenti versiamo a questi ex pubblici 7,43 miliardi ogni anno.
    Tanto ci costano: una mezza finanziaria annua. Oltre il 5% della spesa Inps per pensioni serve a coprire l’esborso per i baby pensionati.
    Secondo Confartigianato, i baby-pensionati pubblici (8 su 10) e privati (2 su 10) costano allo Stato “ circa 163,5 miliardi, una «tassa» di 6630 euro a carico di ogni lavoratore” pagante. Il conto è presto fatto: siccome baby-pensionati ricevono la pensione per quasi 16 anni in più del pensionato medio Inps, la maggior spesa pubblica cumulata per gli anni di pensione eccedenti la media arriva già a 148,6 miliardi; poi si devono aggiungere i mancati introiti per contributi non versati dai baby-pnsionati del privato, e fanno altri 14,8 miliardi di euro. Così si arriva a 163,5 miliardi. Si tenga presente – per avere un dato di confronto – che la spesa complessiva annua per le pensioni è di 195 miliardi.
    E non ci sono fra gli statali i pensionati minimi a meno di 500 euro mensili
    Eppure Boeri ha preso cura di precisare che dai suoi progetti di tagli (contributi di solidarietà) “sono esclusi i baby-pensionati statali”. Perché? Potete immaginare il motivo: quelli sono una categoria potente, pericolosa e privilegiata. Appartengono all’Oligarchia Parassitaria e Inadempiente, intoccabile. Quella i cui stipendi aumentano anche quando quelli privati sono tagliati; che noi contribuenti dobbiamo pagare sempre più anche in questi anni di recessione, in cui un numero sempre maggiore di noi resta disoccupato. Insomma quelli che – come corpo – hanno in mano il Potere. Il potere che usano come una forza occupante nemica. Un corpo separato numerosissimo, con le loro famiglie, che forma un temibile blocco elettorale, che i politici compiacciono in tutti i modi che la loro demagogia escogita; e che come occupante di “posti”, se irritato o sfidato, può bloccare il funzionamento della società e dell’economia.
    Sto esagerando? Fateci caso: L’Inps – che è governata di fatto dalla Triplice sindacale, ramo fondamentale del Parassita – pubblica e diffonde, in genere, solo le pensioni che ‘eroga’ ai privati; sulle pensioni pubbliche mantiene un delicato silenzio. Soprattutto, non dà mai ai media i dati pubblici e privati “insieme”, uno a fianco all’altro.
    Chissà perché? Grazie ai nostri potenti mezzi investigativi e intellettuali, siamo in grado di avanzare l’ipotesi: per impedivi di fare confronti. Fra il vostro stipendio privato – se lo avete ancora – e il loro. Fra le loro pensioni e le vostre: quelle soprattutto rivelano la loro situazione di dominio su di voi e di privilegio scandaloso e indebito.
    Perché? Perché un tempo la cassa di previdenza degli statali era una cosa a parte. Ma “è stata fusa nell’Inps a inizio del 2012 per evitarne la bancarotta”; scrive 24 Ore, “e ha portato un virus dentro le casse dell’istituto. Il virus è il deficit permanente della ex cassa pensione pubblica che perde a rotta di collo da anni”. Un buco “strutturale”, che è la causa prima della “voragine dei conti Inps”. Perché “ con la fusione nell’Inps le perdite e i disavanzi patrimoniali sono stati trasferiti e provocano le maxiperdite dell’Inps”.
    Sono “trasferite” a chi, le maxi-perdite? A voi del settore privato, le hanno accollate: a voi pensionati del privato. Che avete pagato i contributi (notoriamente troppo alti) non solo per voi, ma anche per loro. Infatti, i contributi dei pubblici “ non sono mai stati sufficienti a coprire le spese per pensioni, che tra l’altro rispetto al comparto privato sono assai più elevate come importo – Prestazioni che salgono a una velocità ben maggiore della crescita dei contributi”.
    Di per sé, la vostra previdenza sociale, di voi privati, sarebbe in pareggio. Se l’Inps è in perdita di 9 miliardi l’anno, sapete chi ringraziare.
    Vediamo: di quanto le pensioni pubbliche sono superiori a quelle dei privati?
    Pensioni dipendenti pubblici: 1.772 euro, +72% su privati.

    “Le pensioni vigenti dei dipendenti pubblici nel 2015 valgono in media 1.772 euro al mese, circa il 72% in più rispetto a quelle medie dei lavoratori dipendenti del settore privato (1.026 euro)”.
    Capito?Voi pensionati privati prendete in media 1000 euro, e loro 1770. Anzi, la differenza a loro favore non fa’ che aumentare: “ Sulle nuove pensioni liquidate nel 2015 la differenza è tra 1.872 euro per i pensionati pubblici e 1.012 euro per i privati”. Notate che i pubblici dipendenti maschi superano i 2.200 euro mensili. Non male, vero? Tutto a spese vostre, perché loro non hanno pagato i contributi per meritare un simile premio.
    La sua pensione supera la vostraCome si spiega la grande differenza? Dice 24 Ore: “con le carriere meno discontinue e più lunghe dei lavoratori pubblici”: ovvio, sono inamovibili e illicenziabili, se ci si prova il Tar del Lazio e la Corte Costituzionale li reintegrano nei loro privilegi, “e con le retribuzioni medie più alte rispetto al settore privato”.
    Ci sono casi-limite come questo:
    “96% pensioni tranvieri superiori a contributi”
    Dai dati Inps pubblicati emerge anche che il 96% delle pensioni degli autoferrotranvieri è superiore a quanto si avrebbe avuto sulla base del calcolo contributivo. Nel 2015 il fondo trasporti, soppresso nel 1996, avrà un deficit di 918 milioni di euro e un debito di 19,8 miliardi”.
    Ma quante sono, insomma, le pensioni dei privilegiati del pubblico impiego? “Le pensioni erogate dall’Inps Gestione Dipendenti Pubblici al 1 gennaio 2015 sono 2.818.300. La spesa complessiva ammonta a quasi 65 miliardi di euro, in aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente”.
    Sora Ilva adesso è in pensioneUna spesa in bancarotta strutturale, che viene accollata a tutti noi: “Se si mettono in fila i bilanci dell’ex Inpdap si scopre che le perdita sono state di ben 110 miliardi negli ultimi 10 anni. Un colabrodo. Con lo Stato che ogni anno interviene a ripianare il buco miliardario”, ma solo in parte.
    Capito o no? Se il”costo del lavoro” privato in Italia è troppo alto, se rimanete “meno competitivi” mentre voi siete pagati meno degli altri europei – la famosa forbice tra quel che ricevete netto in busta paga e quel che paga il datore i lavoro, quasi il doppio –, è essenzialmente perché pagate i contributi anche per gli statali. I quali occupano il tempo, quando sono in ufficio e quando non timbrano il cartellino per i colleghi assenti (uno su tre), a intralciare la vostra attività produttiva in tutti i modi che riescono ad immaginare. Ossessionati dal controllo su di voi, evasore fiscale potenziale – vi controllano perché sospettano che non li pagate mai abbastanza, che nascondiate qualcosa per voi dei vostri guadagni invece che versarli al Fisco, la greppia da cui si servono a man bassa.
    Non ci sono statali né regionali o comunali, fra i 2,6 milioni d “minimi” a meno di 500 euro mensili. Queste gioie spettano solo ai privati. Ora, ricapitoliamo: i 425 mila baby-pensionati statali hanno una pensione media di 1500 euro da 40 anni. I pensionati pubblici, di oltre 1700 – che è il 72% in più di quel che prendono i pensionati privati in media. Non sarebbe giusto chiedere a loro un “contributo di solidarietà”? Un atto elementare di giustizia sociale?

    Invece non si osa. Questa categoria s’è conquistata il privilegio di inamovibilità, illicenziabilità, ed aumento automatico degli stipendi,qualunque cosa succeda al paese. Il paese è da otto anni in recessione, poi in depressione grave, ma loro ogni tanto scioperano perché vogliono l’aumento. E nessuno cerchi di appurare quanto lavorano, quanto sono produttivi o improduttivi: hanno vintoo’concuorzo, e tanto basta.
    Certe volte, nei miei sogni più folli, mi immagino di essere un riformatore, e avanzo la mia riforma più audace: una legge di un articolo, che dice: “Gli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici dipendono dall’aumento per Prodotto Nazionale Lordo. Sono passibili di diminuzione nella percentuale in cui il PIL, eventualmente, decresca”. Siccome il Pil, dal 2008, è sceso del 25%, gli statali si vedrebbero decurtare gli stipendi di altrettanto. Con questa “riforma”, spererei di rendere i dipendenti pubblici co-interessati al miglioramento dell’economia generale, ansiosi per i disoccupati del settore privato, per le fabbriche che chiudono; insomma di renderli solidali al comune destino, interessati al bene comune – dal quale oggi si sentono estranei. Come, appunto, una forza d’occupazione nemica.
    Ma ve lo dico prima io: quella riforma è follemente impossibile. Non si troverebbe mai in Parlamento una maggioranza per attuarla e sfidare così il potere della Casta. Pensate che siccome il 62 per cento dei baby-pensionati pubblici sono nel Nord Italia, la Lega Nord si è sempre opposta a risanare quel bubbone di parassitismo. Del resto la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, gode del privilegio in persona. Come insegnante è andata in pensione a 39 anni, nel 1992.
    Così, come sempre, il “contributo di solidarietà” lo faranno pagare a voi. Pensionati o contribuenti Inps privati. Ha cominciato con questa storia dei 475 mila che prendono la pensione da 36 anni, dimenticando che ci sono 425 mila ex statali che la prendono da oltre 40; e adesso dicono che taglieranno un po’ “le pensioni più alte”. Ora, sulle pensioni alte, il prelievo aggiuntivo l’hanno già messo: del 6 per cento su quelle tra 91.300-150 mila euro annui lordi, del 18% su quelle superiori a 200 mila annui lordi. Escluse sempre le pensioni pubbliche, perché loro hanno vinto o’concuorzo.
    Ma sapete quanto rende a questa sovrattassa? 12 milioni di euro l’anno. Una miseria, una briciola per quelle fauci insaziabili. Basta pensare che solo le due Camere – ossia la testa del Behemot, con i barbieri a 120 mila euro, e il noto bar ristorante di cui i deputati non pagano nemmeno i caffè – costano 1,5 miliardi annui. Non milioni, miliardi. Ossia mille volte di più della sovrattassa sui pensionati ricchi privati. Abbiamo ancora molto da “contribuire”. Siate solidali, con lorsignori.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2017
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Due Italie. Il Nord più fedele nel pagare le tasse. Ma è una novità?

    6 Apr 2016 · 0 Commenti
    Il grado di fedeltà fiscale premia le regioni del Nord e in particolar modo quelle del Nordest, dove la correttezza dei contribuenti nei confronti del fisco si attesta, secondo uno studio della CGIA, su livelli molto più elevati che nel resto del Paese. La palma dei cittadini più ligi con il fisco spetta ai residenti del Trentino Alto Adige, dove il grado di valutazione della fedeltà fiscale è il più elevato (indice pari a 166,4). Seguono gli abitanti del Veneto e del Piemonte (entrambi con indice 133,5), quelli del Friuli Venezia Giulia (127,9), dell’Emilia Romagna (125,7), della Valle d’Aosta (123) e della Lombardia (121,5). Nella terza fascia, quella medio alta, troviamo gran parte delle regioni del Centro, capeggiate dall’Umbria (117,2), mentre l’Abruzzo (101,3) è pressoché in linea con il dato medio Italia (100). La rischiosità fiscale più elevata, invece, la riscontriamo in particolar modo al Sud. Nella classe di fedeltà medio-bassa si inseriscono la Puglia (95,6), la Basilicata (94,5) e il Lazio (92,1). Infine, nella zona ad alta pericolosità fiscale troviamo il Molise (80,4), la Campania (79,7), la Sicilia (78) e, all’ultimo posto, la Calabria (73,8).
    A questo esito è giunta la CGIA che ha messo a confronto i risultati emersi dall’analisi di 5 indicatori relativi a ciascuna delle 20 regioni d’Italia: ovvero, l’incidenza dei redditi dichiarati sui consumi; la quota dei redditi dichiarati su quelli disponibili; il tasso di irregolarità degli occupati; la litigiosità fiscale e la stima della compliance degli studi di settore. Per ciascun indicatore è stato posto a 100 il dato nazionale e sono stati ricalcolati i valori delle 20 regioni italiane attraverso una proporzione. Il risultato finale è stato ottenuto come media dei valori ricalcolati per i 5 indicatori che compongono l’indice. A valori più elevati dell’indice corrisponde un grado di fedeltà fiscale presunta più elevato.
    “Secondo le stime del Governo – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’evasione di imposta presente in Italia si aggira attorno ai 90 miliardi di euro all’anno. Essendo pressoché impossibile ripartire in maniera puntuale a livello territoriale questo mancato gettito, sappiamo, dai dati del ministero dell’Economia, che al Sud il rapporto tra le imposte evase e il gettito potenziale è più elevato che nel resto del paese. E in alcuni casi sfiora il 60 per cento, ovvero 60 centesimi di gettito evaso per ogni euro regolarmente versato. In linea teorica, comunque, possiamo affermare che 20,9 milioni di cittadini residenti nel Mezzogiorno (Sardegna esclusa) presentano una rischiosità fiscale molto elevata, mentre il livello di pericolosità dei 39,9 milioni di abitanti del centronord è relativamente molto basso (Lazio escluso)”.
    La CGIA segnala che in questo studio non sono state tenute in considerazione le situazioni di criminalità, di disagio economico, di degrado ambientale, di disoccupazione etc., presenti nel Paese che solitamente alimentano l’evasione fiscale. Nonostante ciò, i dati del Sud presentano livelli di pericolosità fiscale molto preoccupanti che tuttavia negli ultimi anni hanno assunto delle dimensioni più contenute: “Anche al Sud – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason – ci sono dei segnali che ci consentono di affermare che è in atto una importante inversione di tendenza. Cosa che non succedeva da moltissimi anni. Sul fronte della diffusione del lavoro nero, ad esempio, tra il 2000 e il 2013 questa ripartizione territoriale ha segnato la contrazione del tasso di irregolarità degli occupati più elevata di tutte le altre. A dimostrazione che anche nel Mezzogiorno ci sono dei segnali di legalità che vanno rafforzati, attraverso la crescita e l’occupazione per mezzo degli investimenti”.
    Ecco come vanno “letti” i 5 indicatori: Indicatore 1 – Inc. % Redditi dichiarati su Consumi: esprime la relazione esistente tra l’ammontare dei redditi dichiarati e i consumi delle famiglie dai dati di contabilità nazionale. Il risultato è una percentuale. Quando più si avvicina a 100% indica una maggiore fedeltà fiscale presunta; Indicatore 2 – Inc. % Redditi dichiarati su Reddito disponibile: esprime la relazione esistente tra l’ammontare dei redditi dichiarati e il reddito a disposizione delle famiglie italiane (contabilità nazionale) utilizzato per consumare o per risparmiare. Il risultato è un’incidenza al crescere della quale si può ipotizzare una più elevata fedeltà fiscale; Indicatore 3 – Tasso di irregolarità degli occupati: rappresenta la stima del lavoro irregolare nel paese in termini percentuali sull’occupazione complessiva; ad un minore tasso di irregolarità corrisponde una più elevata fedeltà fiscale; Indicatore 4 – Ricorsi ogni 100 mila abitanti: rappresenta un grado di litigiosità con il fisco; ad un numero minore di ricorsi per abitante corrisponde un grado di fedeltà fiscale più elevato; Indicatore 5 – Stima inc. % studi di settore compilati/soggetti obbligati: esprime il grado di compliance delle imprese più piccole che hanno partita IVA e sono soggette agli studi di settore. Maggiore è l’incidenza del numero di studi di settore sul numero delle partite IVA, migliore è la presunta fedeltà fiscale.



    Note (*) Redditi dichiarati: sono stati determinati a partire dai dati statistici relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2013. A tal fine il reddito complessivo al lordo della cedolare secca è stato opportunamente corretto al fine di avvicinarlo il più possibile a quanto effettivamente disponibile per le famiglie. Pertanto è stato ridotto della deduzione per l’abitazione principale e incrementato di una serie di voci non comprese in quanto o soggette a tassazione separata o che non concorrono a tassazione. In particolare, si è proceduto a considerare: i premi di produttività, il reddito dei lavoratori autonomi e imprenditori in “regime fiscale di vantaggio”, una stima della deduzione forfetaria per gli affitti e l’ammontare degli assegni familiari. Questi accorgimenti hanno ridotto la distanza tra il reddito complessivo fiscale e il reddito disponibile delle famiglie, anche se rimane comunque un differenziale.Nel nostro Paese, non tutti i redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo, essendo previste determinazioni forfetarie o specifici esoneri. Si pensi ai dividendi da partecipazioni non qualificate, ai proventi e interessi da capitale soggetti a ritenute di imposta ed esclusi dal reddito complessivo, ovvero da una serie di redditi totalmente esenti (pensioni di guerra, alcune borse di studio, proventi a titolo di rimborso, compensi elettorali ecc.) o ancora a redditi soggetti a tassazione separata. L’importo ottenuto rappresenta quindi, considerato i dati attualmente disponibili, una approssimazione, di qui la necessità di rapportarlo con diversi parametri di contabilità nazionale, e il suo utilizzo, non tanto per arrivare a una stima dell’evasione, quanto piuttosto per tentare di individuare un indicatore della fedeltà fiscale del contribuente verso l’erario. (**) Reddito disponibile: si tratta del reddito disponibile delle famiglie consumatrici al netto degli ammortamenti e del risultato lordo di gestione che è stato sottratto in quanto rappresenta i proventi netti delle attività legate alla produzione per autoconsumo (ossia gli affitti figurativi relativi alle abitazioni di proprietà e le manutenzioni ordinarie e straordinarie di dette abitazioni svolte in proprio dai proprietari), servizi domestici e di portierato e la produzione agricola per autoconsumo. (***) La stima è stata costruita a partire dai dati relativi alle Dichiarazioni dei redditi dell’anno 2013 rapportando la platea potenziale soggetta agli studi di settore con i contribuenti che hanno presentato il relativo modello per la comunicazione dei dati.

    Metodologia di calcolo dell’indice Per ciascun indicatore è stato posto a 100 il dato per l’Italia e sono stati ricalcolati i valori delle 20 regioni italiane attraverso una proporzione. L’indice finale è stato ottenuto come media dei valori ricalcolati per i 5 indicatori che compongono l’indice. A valori più elevati dell’indice corrisponde un grado di fedeltà fiscale più elevato e viceversa; pertanto per due indicatori (tasso di irregolarità degli occupati e ricorsi tributari che, in questo caso, hanno una accezione negativa) è stato necessario considerare il segno opposto.





    Due Italie. Il Nord più fedele nel pagare le tasse. Ma è una novità? | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #2018
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Riprendo il titolo.
    Se si parla di minor fedeltà, si, è una novità.
    Perchè fino ad oggi per il Sud non esisteva manco il problema.
    Che stia cambiando qualcosa?
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2019
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Il problema dello Statale con il pensiero logico - Blondet & Friends


    Maurizio Blondet 8 aprile 2016 1
    Appena si prova toccare l’argomento dei privilegi dei dipendenti pubblici – descrivendoli per quel che sono: una casta parassitaria, inadempiente e che si sente estranea al destino nazionale – subito mi scrivono degli statali raccontando il loro caso personale. Esibiscono le loro piaghe: gli anni di precariato, la fatica del concorso (“erano chiusi da dieci anni”), i trasferimenti ad altra sede, il misero stipendio; mi giurano che loro lavorano onestamente, anzi si esauriscono a sgobbare senza riscuotere la minima soddisfazione dal pubblico, e poi chiedono: “Le sembro un privilegiato, io?”.
    Ora, con tutta la carità possibile, un simile argomento non dimostra, in chi lo usa, se non una cosa: una vera e propria falla dell’intelligenza, una incapacità al pensiero logico ed una allarmante inettitudine a cogliere le idee generali. Un caso personale non inficia un’asserzione generale. Il fatto che “io, statale, andrò in pensione con1330 euro mensili” non smentisce il fatto che la pensione media dei pubblici dipendenti è di 1770 euro, che è il 72% superiore a quella media dei privati, e che questa è “indebitamente eccessiva”, un regalo esecrabile a danno dei poveri, rispetto alla condizione di bancarotta dell’ente previdenziale , il quale è stato messo a carico dei dipendenti privati – e contribuisce a diminuire le loro pensioni e a rendere “meno competitivo” il costo del lavoro italiano.
    Chiaro? E’come se quel signore che prende la nota mega-pensione Inps pretendesse di smentire che tre milioni di pensionai Inps prendono le “minima, e la prova che la mia ammonta a 90 mila euro mensili!”. Che cosa c’entra? Come esempio di deficienza intellettuale, il caso personale equivale all’altro “argomento” che altrettanto regolarmente mi viene opposto quando parlo delle pensioni grasse degli statali: “Chissà quanto prende lei di pensione, Blondet; perché non ce lo dice?”. Perché ci sono anche questi. Forse qui il basso livello mentale è aggravato dalla bassezza morale: insinuano che “è un privilegiato anche lei, quindi non stia ad accusare i nostri privilegi; perché chissà che altarini possiamo scoprire su di lei, se ci mettiamo a scavare …”. Questa losca e furbesca chiamata di correità, è tipica, temo, di una categoria. La strizzata d’occhio fra privilegiati pubblici, non ci colpiamo tra noi…
    Ed è la causa per cui essa come corpo sociale è non-riformabile: l’insegnante che mi scrive protestando “io sgobbo da mane a sera”, l’impiegato che protesta “sono onesto, io”, “non rubo, e sono competente” sono almeno colpevoli di questo: non hanno mai preso le distanze dai colleghi inadempienti per incapacità, fancazzismo o disonestà; quelli che hanno barato al concuorzo; né dai dirigenti che danno a tutti i loro sottoposti la valutazione di “massima produttività” onde tutti, inadempienti e no, possano avere il truffaldino “aumento di merito” o “di produttività”.
    Anzi: voi capaci, meritevoli, onesti anzi eroici sgobboni, collettivamente avere sempre preso le difese dai colleghi inadempienti, li avete sindacalmente protetti, siete scesi regolarmente in sciopero – in massa come un sol uomo – perché non fossero licenziabili, con un corporativismo ottuso e scandaloso. Fino al caso estremo di Sanremo, dove ciascuno era pronto a timbrare i cartellini dell’altro perché si assentasse rubando lo stipendio – che vi è pagato da gente più povera di voi, come sono la maggioranza di italiani.
    Il fatto che io, personalmente, appartenga ad una categoria (relativamente) privilegiata, i giornalisti, non mi impedisce di vedere, misurare – e denunciare – i privilegi abusivi della casta pubblica a spese dei privati, lavoratori e contribuenti, che li pagano: i loro veri datori di lavoro, che essi trattano come un bestiame da sfruttare senza scrupoli e senza limiti. Ormai siete un problema di oppressione, anche perché siete 3 milioni (i giornalisti sono ottomila) e il vostro costo è una gigantesca palla al piede per la società intera.
    Siete vincitori di una lotta di classe non dichiarata – quelli che i soldi pubblici li prendono contro quelli che i soldi li danno – che sta soffocando la società produttiva. Ed oggi che la società produttiva sta rendendo meno per voi in imposte (pensate che il Comune di Milano ha visto ridurre il gettito dovuto alle miriadi di tasse sull’edilizia da 126 a 44 milioni, perché il settore immobiliare è in agonia), la state letteralmente uccidendo perché vi paghi gli aumenti”, e continui a darvi le vostre pensioni superiori del 72% alle sue. E peggio, perché i peggiori fra voi possano continuare ad estrarre le tangenti e i lucri delle loro malversazioni.

    Che divorano le finanze pubbliche in una percentuale enorme, inaudita. Ho già parlato di come le Fiamme Gialle abbiano denunciato alla Corte dei Conti 4835 funzionari pubblici disonesti-incapaci che, nell’insieme, hanno “bruciato” in sei mesi più di 3 miliardi di euro in malversazioni. C’è di tutto: dalla mala gestione del patrimonio pubblico alle creste sulla Sanità, dagli appalti raddoppiati all’appropriazione dei fondi europei, fino alla mancata percezione di affitti.
    Costo, 3 miliardi in sei mesi. Sono 6 miliardi in un anno. Denaro pubblico fregato e sprecato da un campioncino minimo, meno di 5 mila statali. Poniamo che i disonesti non scoperti siano solo 50 mila – percentuale realistica, su 3 milioni – il vostro costo già è sui 60 miliardi l’anno. Solo il costo degli sprechi e malversazioni. Oltre al vostro mantenimento, ai vostri stipendi superiori a quelli privati, alle vostre pensioni, ai vostri benefit, al costo della vostra sindacalizzazione.
    Per voi sono tre milioni di “casi personali” e di qualche migliaio di “mele marce” (che vi guardate bene dal denunciare, in genere). Per la società italiana, impoverita, arretrata e aggravata, siete il problema sociale primario. Proprio voi, proprio voi in quanto “pubblici”, dovreste rendervene conto e unirvi a chi vuol riformare il sistema, le istituzioni che proprio voi (così vicini ai politici) avete contribuito a deformare a vostro preteso vantaggio.

    Invece negate il problema generale, ne fate un caso personale. Pronti a difendere i vostri privilegi – e quelli di voi che sono meno privilegiati,di fatto proteggono i privilegiati grossi, da cui non prendete le distanze. E’ per questo che qualunque ministro in carica che si proponga di riformare lo spreco pubblico, non può far altro che “tagli lineari”: perché se prova a fare i tagli a ragion veduta, dopo un’analisi minuta degli sprechi e del personale in eccesso, degli enti inutili e della municipalizzate truffaldine, vi ha contro “tutti”, tutte le categorie e sotto-categorie, e gli insegnanti da 1600 euro mensili sono o scudo di massa che difende, in fondo i pretoriani del Parlamento, 100 mila euro di stipendio medio annuo, 350 mila di paga massima: aumentati da ricche aggiunte che vengono denominate “indennità”: l’«indennità meccanografica», l’«indennità recapito corrispondenza», l’«indennità immissione dati» – cioè prendono un’indennità per svolgere ciascuna delle mansioni che questi ricconi sono tenuti a svolgere per stretto dovere e ragguardevolissimo stipendio. E non c’è da stupire: le poche decine di impiegati parlamentari sono divisi (e potetti) da 11 sigle sindacali. Per questo sono intoccabili, e non tagliabili i loro stipendi – del resto la Corte Costituzionale, ossia la decina di marpioni da 450 mila euro annui, ha sancito che “tagli decisi unilateralmente” dal governo sono incostituzionali: e con questa motivazione ha bocciato il contributo di solidarietà sulle paghe pubbliche superiori a 90 mila euro annui. Perché hanno vinto o’concuorzo, e non siete stati assunti come noi nel privato: ma è logica, questa? E’ la logica del potere e degli sfruttatori.
    Cosa ha da dividere, con questi scandalosi “Ricchi di Stato” lei insegnante di latino e greco di 52 anni che lavora da 3 anni per lo stipendio (non del tutto disprezzabile) di 1600 euro mensili? A parte che lei stesso non riconosce quanti privilegi ammette di godere nella sua lettera: dopo 5 anni d sofferenza “ a 200 chilometri da casa in una città dove il costo della vita è superiore del 15-20 per cento”, ha ottenuto il trasferimento “nella città natale”: già, perché succede questo, che gli insegnanti non sono laddove ci sono più studenti, ma dove conviene stare a voi. Ed avete la forza sindacale di strappare “i trasferimenti” al Sud spopolato dopo pochi anni al Nord dove il costo della vita è alto perché paga 50 miliardi annui alle Regioni meridionali. Che dite? Forse sono gli scolari che devono trasferirsi nel Sud in massa, dove voi potete vivere in famiglia, col costo della vita piacevole e vicino al parentado. Per le sue stesse parole, caro insegnate di greco e latino, lei rivela la mentalità tipica della categoria: che le istituzioni pubbliche non sono fatte per dare servizi al popolo, ma il popolo per servire voi.
    Qualche maligno potrebbe malignare su questa incapacità mentale di distinguere il generale dal particolare, questa inettitudine ad usare il pensiero logico, al fatto che troppi i cervelli, una volta vinto o’ concuorzo, non hanno avuto più bisogno di funzionare e pensare.
    Nogarin, sindaco di LivornoPurtroppo, la verità è ancora peggiore, Fosse solo insufficienza mentale. Avete visto il caso della AAMPS, la municipalizzata di Livorno per la raccolta dei rifiuti? Una azienda in bancarotta. Il nuovo sindaco del Movimento 5 Stelle, Filippo Nogarin, ha fatto quello che dovrebbero fare tutti i sindaci, a cominciare da quello di Roma: portare i libri in Tribunale. L’azienda municipale messa in procedura di fallimento, soluzione legale e geniale: non solo il debito viene praticamente ridotto, e i creditori (che hanno avuto il torto di prestare a dei buchi neri, convinti che comunque l’Erario avrebbe provveduto) sono messi in fila a recuperare il 20 per cento , se possono; il meglio è che i dipendenti “pubblici” sono tutti finalmente nelle condizioni di un’azienda privata che fallisce – sulla strada – poi fra loro una nuova azienda può scegliere i migliori. Per l’ATAC di Roma, sarebbe quella essenziale, il risanamento radicale e perfettamente legale. Le municipalizzate sono infatti “privatizzate”, hanno lo status di società per azioni, anche se il solo azionista è il Comune. Una furberia, che per anni è servita solo a una cosa: a politici a fare assunzioni di amici e clientes senza bando pubblico, acquisti senza pubbliche aste, a sottrarre la contabilità alla Corte dei Conti….
    Contro questo provvedimento, gli spazzini di Livorno ( tutti ex imbucati dal PCI, che governa la città dal dopoguerra), coi loro sindacati, hanno fatto di tutto: riempito la città di spazzatura con giorni e giorni di sciopero, per poi accusare il sindaco Nogarin di minacciare la salute pubblica dei cittadini; quando questi ha assunto 33 avventizi per ripulire la rumenta, l’hanno denunciato di comportamento antisindacale, sfruttamento di precari, di essere “contro i lavoratori”.
    Infine, sorprendentemente, il Tribunale ne fallimentare di Livorno ha deciso, in modo sorprendente: sì, la AAMPS è fallita. Avrà un commissario liquidatore ( “Potrà finalmente aprire quella scatola in cui sospettiamotroverà molte sorprese”, gongola il sindaco, che evidentemente non ci poteva entrare, pur essendone l’unico azionista). E ancor di più, i giudici civili hanno respinto le opposizioni dei “Lavoratori” e dei loro sindacati con questa motivazione: “Non solo non sussiste alcun obbligo da parte dell’ente pubblico di finanziare la società partecipata in perdita – scrive il tribunale – ma anzi l’intervento pubblico teso a ricapitalizzare la società in caso di perdite non è ammesso se non in casi eccezionali, dovendo le società pubbliche essere gestite sulla base di principi di economicità, efficienza e legalità finanziaria”.
    Subito dopo, cosa è successo al sindaco Nogarin? Prima, ha avuto le gomme dalla Passat tagliate; poi, ha subito un furto in casa, con effrazione; infine, la a Passat è stata distrutta da ignoti vandali che l’hanno resa inutilizzabile, rubando, già che c’erano, il pc portatile, il navigatore satellitare e vari documenti.
    Non potete dimostrare che sono stati gli onesti lavoratori e compagni della municipalizzata a farlo. Solo, mi conferma in un vecchio dubbio. Anni fa, da giornalista, provai a fare delle inchieste sul “sistema Emilia”, le coop rosse, le commistioni fra pubblico e privato dove il capo partito passava da una coop al comune, dalla Regione a una coop..e dove non potevi aprire una bancarella senza aver pagato il pedaggio al Partito. “Il sistema è esattamente uguale alla Mafia in Sicilia”, mi confidò sotto anonimato un piccolo albergatore di Rimini (naturalmente iscritto al PCI, o PD che fosse). “Almeno però non sparano”, dissi io, credendo di dire una cosa spiritosa. “Non sparano perché non sono contrastati. Se magistrati, se carabinieri cominciassero il contrasto, vedrà…”.
    A Livorno forse stiamo cominciando a vederlo: “La Violenza Rossa”, titola Rebuffo su Rischio Calcolato.

    Un urrà al sindaco Nogarin e al suo coraggio. Se i 5 Stelle riescono a fare lo stesso a Roma, li seguirà la nostra eterna gratitudine, e il nostro voto.

    Il mio no di certo.
    Anche perchè è controproducente dare l'illusione che qualcosa possa cambiare.
    Servirebbe solo a prolungare l'agonia.
    Questo paese di merda è irriformabile, proprio per la mentalità della maggioranza della gente che lo popola.
    Quella che ci ha invaso.
    Solo un bel taglio ci salverà!


    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #2020
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    Predefinito Re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta.

    Oltre Panama, cercasi indignazione per la pressione fiscale
    di L'Intraprendente
    Caso Panama. Ecco il popolo degli indignati, tutti contro questi dannati, sporchi evasori. Ma al di là della voglia folle di frugare nell’intimo (bancario) di Carlo Verdone, Valentino (lo stilista, stavolta) & Co. rimane la domanda: l’evasore è sempre nel torto? Certo, chi porta i soldi a Panama non è esattamente un barista h24 stremato dal residuo fiscale, tendenzialmente è uno che non ha esattamente difficoltà a sbarcare il lunario e sì, a volte banalmente un furbo. Resta il fatto che la tassazione al 70%, si parla di casa nostra, è barbara.
    Ma d’accordo, facciamo che evadere non sia anche e soprattutto una questione di sopravvivenza. Facciamo che in Italia non si tratti pressoché sempre di evasione legittima e diciamo pure che tutti gli evasori sono egualmente cattivi. Nel dettaglio, per il caso Panama, sentiamoci legittimati all’indignazione pura, quella di pancia, fin alla rabbia. Eccoci. Fatto questo resta quell’irrisolto, quel sospeso, il dubbio: ma perché è facile indignarsi quando un privato evade e non quando lo Stato saccheggia senza pietà? Cosa rende ricevibile la rapina statale, le tasse sempre più alte, i balzelli continui, l’Imu, la tassa sull’ombra per le attività commerciali (sì, si pagano i millimetri di ombra che ombrelloni e insegne “occupano”), il canone Rai? Cosa rende ricevibile il residuo fiscale lombardo-veneto? Nulla, a nostro avviso.
    Eppure per i capannoni veneti che chiudono lo sdegno è di poche manciate di persone, per il dipendente che in busta paga ha circa la metà di quel che costa al datore di lavoro si chiedono sussidi, non riforme. Ecco, forse servirebbe, a voler vedere, un filo di indignazione generale anche per il residuo fiscale, per i suicidi di Stato, per l’esattore permanente che promessa dopo promessa non ha ancora saldato i debiti della pubblica amministrazione, e che neppure scala le tasse, non paga ma esige di essere pagato dal suo creditore, che spesso intanto fallisce. Follie italiche rese lecite da una nazione dormiente, ancora castrata dall’invidia sociale, quella che l’importante è che stia male pure quell’altro. Mica che si potrebbe star meglio tutti. No, noi ci indigniamo per gli evasori, che lo Stato rubi è praticamente lecito.
    Oltre Panama, cercasi indignazione per la pressione fiscale - L'intraprendente | L'intraprendente

    Magari fossimo a Panama
    Mentre monta lo scandalo delle società offshore centroamericane, si scopre che in Italia la tassazione media ha toccato il 43,5%. Molto meglio i paradisi fiscali che l'inferno fiscale in cui viviamo...
    di Gianluca Veneziani
    Ma ditemi la verità: voi preferireste vivere in Paradiso o all’Inferno? No, perché a leggere i commenti degli indignati di professione oggi sui giornali, sembrano tutti scandalizzati per la storia dei Panama Papers, cioè per quei ricconi, big del mondo, vip, campioni, attori e capi di Stato, che avrebbero occultato i loro soldi, destinandoli a società offshore panamensi ed eludendo così il fisco per decine o centinaia di milioni. “Ladri”, “evasori”, “ricchi” (ché la ricchezza, per alcuni, è già di per sé motivo di insulto), è il grido unanime, rivolto a tutti i grandi che figurerebbero nella lista nera.
    Ebbene poi capita che lo stesso giorno vengano fuori gli ultimi dati Istat sulla pressione fiscale media in Italia e si scopra che nel 2015 ha toccato la quota quasi record del 43,5%, superando i livelli del 2014 e del 2013 (quando si era attestata rispettivamente al 43,1 e al 43,4), oltre le più rosee stime del governo, che come sempre non ci ha azzeccato. E questo senza considerare il carico fiscale sulle sole imprese, il cosiddetto total tax rate che nel nostro Paese raggiunge la cifra folle del 64,8%, numeri enormi se paragonati a quelli di altri Stati europei, dalla Spagna dove tocca il 58, alla Germania dove sfiora il 50 alla Gran Bretagna, in cui è appena del 34%. In sostanza, nel nostro Paese, due terzi dei guadagni le imprese devono versarli allo Stato. E le aziende, fino ad agosto, lavorano solo per foraggiare la Bestia dell’apparato pubblico, riservandosi di poter pensare al proprio utile (quando e se ci riescono) solo gli ultimi quattro mesi. Be’, in un Paese così, è impossibile non solo vivere ma anche lavorare e pagare le tasse. E da un Paese così viene tanta voglia di fuggire, non solo per cercare lavoro ma soprattutto per cercare un po’ di ossigeno rispetto all’oppressione fiscale. Altro che rientro dei cervelli (e dei portafogli) in fuga…
    E così ti imbatti nel caso-Panama. Che è uno Stato molto ambito per i depositi finanziari di oligarchi, campioni e capi di Stato non solo per le spiagge e il clima, e non solo perché, in un lembo di terra, unisce due sub-continenti e mette in collegamento due oceani. Ma soprattutto perché al suo interno quel mostro chiamato Fisco non ha pressoché alcun peso, perché nel caso peggiore – di grandissimi guadagni – le tasse sul reddito raggiungono il 26%, quelle sulle rendite sono nulle, si può detrarre tutto, dalle tasse universitarie alle spese auto fino alle spese mediche e di farmacia, l’Iva è ferma al 7%, c’è un’esenzione fiscale totale sugli immobili per 20 anni nel caso di nuovo acquisto (altro che abolizione della Tasi sulla prima casa) e non ci sono mai prelievi forzosi sui conti in banca né tanto meno controlli occhiuti da Grande Fratello fiscale…
    Be’, in un posto del genere, viene forte la tentazione di viverci, trasferendo oltre che se stessi anche i propri soldi. Ed è una tentazione che viene a tutti, mica solo ai grandi del mondo; viene anche ai comuni mortali i quali, costretti a vivere tra i dannati tartassati, sperano di godere un giorno della luce dei beati senza fisco.
    E già, se l’Inferno sono le tasse, il girone degli evasori si trova in Paradiso.
    Magari fossimo a Panama - L'intraprendente | L'intraprendente

    Fisco e incentivi pubblici per i funzionari: due facce della stessa medaglia raccontate attraverso la storia di Mauro Furlan, il primo imprenditore che in Italia ha trascinato in tribunale i funzionari dell'Agenzia delle Entrate chiedendo loro oltre 1 milione di euro di danni per un presunto errato accertato fiscale

    Il fisco premia i dirigenti che ci massacrano | LA7 - Video e notizie su programmi TV, sport, politica e spettacolo

 

 

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